Riferimento: Corriere della Sera 29.10.08 "Boom di Piscologi - Crisi della psiconalis
Grazie davvero, mi pare molto interessante, anche perchè sto scrivendo anch'io qualcosa su questo argomento, quindi se avete articoli interessanti postateli!!
A presto,
ikaro
Riferimento: Corriere della Sera 29.10.08 "Boom di Psicologi - Crisi della psicoanali
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Sigmund1977
- Nadia Fina (segretaria del CIPA):
"La domanda ora nasce da esigenze di mercato più che da inclinazioni personali: è diminuita la possibilità di investire soldi sulla propria vita. Oggi servono psicologi del lavoro, invece si sfornano terapeuti-coach. L'ultima moda è la cura dell'anima da parte del filosofo".
Un quadro confortante, direi.
Più che crisi della psicanalisi direi crisi dell'uomo. L'idea è quella di negare ogni espressione umana che non sia funzionale al processo produttivo di mercato. Di uno strumento all'interno di un processo produttivo, devono esserne misurate le qualità tecniche, cosi dell'uomo devono esserne misurate le abilità cognitive o tecniche, il resto è solo filosofia, che se ne occupino i filosofi, servono psicologi del lavoro infatti si dice nell'articolo.
Ora se fosse possibile rimuovere tutto ciò che differenzia l'uomo dalla macchina si potrebbe anche vedere l'utilità di una certa impostazione: l'uomo senza quegli intralci produrrebbe di più e producendo di più sarebbe maggiormente felice.
Questa cultura che si va diffondendo inevitabilmente viene e verrà interiorizzata nel super-io contribuendo alla formazione di nevrosi, secondo me il lavoro per gli psicanlisti potrà solo che aumentare nell'immediato futuro.
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Inviterei gli psicoanalisti duri e puri a spiegare cosa possono farne dell'equazione terapia lunga=profonda=migliori risultati quando sei uno psicologo nell'ASL e il paziente ti arriva con il ticket per 10 sedute.
Si parla tanto di flessibilità nel venire incontro al paziente, la terapia giusta per lui eccetera ma poi quando è ora di iniziare: eh no, o ti stanno bene il lettino, 2 anni e 3 volte a settimana o per te non ho NIENTE.
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Inviterei gli psicoanalisti duri e puri a spiegare cosa possono farne dell'equazione terapia lunga=profonda=migliori risultati quando sei uno psicologo nell'ASL e il paziente ti arriva con il ticket per 10 sedute.
Si parla tanto di flessibilità nel venire incontro al paziente, la terapia giusta per lui eccetera ma poi quando è ora di iniziare: eh no, o ti stanno bene il lettino, 2 anni e 3 volte a settimana o per te non ho NIENTE.
Dovresti studiare un po' di più, quello che scrivi è davvero imbarazzante...
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Non conosco il perchè, ma a volte ho la sensazione (personalissima) che si tenda sempre a criticare chiunque ed ogni cosa. Sembra che tutti conoscano tutto, tutti abbiano provato ogni cosa. Perchè invece non chiedersi il perchè della nascita di queste nuove figure? Perchè non chiedersi come cercare di collaborare con chi (chiaramente dopo averne valutata la preparazione) riesce ad ottenre risultati in modo diverso da quello di qualcun'altro?
Vi scagliate contro il counselor filosofico, ma avete mai conosciuto un counselor filosofico sapete com'è il suo approccio, cosa fa e cosa non fa, lo stesso dicasi per un counselor generico chi vi ha detto che il counselor ha la pretesa di risolvere un problema in 5 sedute, e soprattutto di risolvere un problema? Sapete che spesso il counselor prepara ad un psicoterapia chiaramente condotta da un psicoterapeuta?
P.S. Il tutto chiaramente derivato da una riflessione personale.
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Originalmente inviato da
.Martina.
Inviterei gli psicoanalisti duri e puri a spiegare cosa possono farne dell'equazione terapia lunga=profonda=migliori risultati quando sei uno psicologo nell'ASL e il paziente ti arriva con il ticket per 10 sedute.
Si parla tanto di flessibilità nel venire incontro al paziente, la terapia giusta per lui eccetera ma poi quando è ora di iniziare: eh no, o ti stanno bene il lettino, 2 anni e 3 volte a settimana o per te non ho NIENTE.
Inizierei col dirti che la psicoanalisi è soprattutto una questione di metodo, e che, di conseguenza, è un'impostazione del problema e del lavoro da svolgere. Quindi è una metodologia che esula da fattori esterni, facendo riferimento all'assetto mentale del terapeuta.
Per venire alla tua domanda più che legittima, a mio parere con 10 sedute si può fare poco, ma qualcosa si può fare. Si può appunto iniziare a mettere in evidenza la domanda, a lavorare su un ambito limitato ma comunque con una metodica psicoanalitica. Spesso queste consultazioni brevi aprono spazi che il paziente può utilizzare...
Personalmente però mi interrogo di più su un mondo, quello dell'assistenza pubblica, che ha così poche risorse da dover imporre limiti di tempo, di frequenza e così via. Altri stati, organizzati in modo da avere risorse sufficienti a disposizione, possono garantire a chi fa una richiesta di aiuto nel pubblico un appoggio molto più ampio (in Germania, che piaccia o no, la Sanità copre fino a 500 sedute di psicoterapia, pari ad un'analisi a 3 sedute settimanali per circa 4 anni...). Da noi ci si può tutt'al più affidare a servizi privati che garantiscono prezzi calmierati.
Un saluto
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ilmegliodite
Non conosco il perchè, ma a volte ho la sensazione (personalissima) che si tenda sempre a criticare chiunque ed ogni cosa. Sembra che tutti conoscano tutto, tutti abbiano provato ogni cosa. Perchè invece non chiedersi il perchè della nascita di queste nuove figure? Perchè non chiedersi come cercare di collaborare con chi (chiaramente dopo averne valutata la preparazione) riesce ad ottenre risultati in modo diverso da quello di qualcun'altro?
Ma siamo sicuro che si parli degli stessi risultati?
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Originalmente inviato da
ilmegliodite
Vi scagliate contro il counselor filosofico, ma avete mai conosciuto un counselor filosofico sapete com'è il suo approccio, cosa fa e cosa non fa, lo stesso dicasi per un counselor generico chi vi ha detto che il counselor ha la pretesa di risolvere un problema in 5 sedute, e soprattutto di risolvere un problema? Sapete che spesso il counselor prepara ad un psicoterapia chiaramente condotta da un psicoterapeuta?
P.S. Il tutto chiaramente derivato da una riflessione personale.
Per carità, viva la riflessione personale. Però ci sono anche dei dati di fatto che portano a legittime contestazioni. D'altronde se da una parte si ha esperienza della opportunità di cambiamenti strutturali e della necessità di diverso tempo per attuarli, credo sia più che legittimo interrogarsi su cosa fa chi nega o l'una o l'altra o entrambe le cose. Il cambiamento strutturale non serve? Bene, iniziamo a ragionare in base a quale criterio, all'epistemologia che sorregge questa visione... Idem per chi sostiene che si possono avere cambiamenti significativi con 10-15 sedute.
Sul counseling poi, mi limito a riportare ciò che ha dichiarato il presidente del Coordinamento nazionale counsellor professionisti nell'articolo che dà il titolo a l thread.
"Il presidente del Cncp: «I nostri non sono pazienti, ma clienti e bastano dieci sedute per venire a capo del problema»"
Saluti
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Per venire alla tua domanda più che legittima
Io non conosco nessun analista, tantomeno che lavori nel pubblico, che abbia la faccia tosta di dire "eh no, o ti stanno bene il lettino, 2 anni e 3 volte a settimana o per te non ho NIENTE", gli psicoanalisti lavorano nel pubblico da quando questo esiste (e ben prima delle varie psicoterapie brevi, strategiche ecc...) e nessuno si è mai sognato di proporre 1 setting classico in quel contesto (se lo fa è un impostore), quindi non capisco come si possa definire "più che legittima" una domanda che nasconde in realtà una pericolosa ignoranza sull'argomento...
Saluti,
ikaro
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Più che crisi della psicanalisi direi crisi dell'uomo. L'idea è quella di negare ogni espressione umana che non sia funzionale al processo produttivo di mercato. Di uno strumento all'interno di un processo produttivo, devono esserne misurate le qualità tecniche, cosi dell'uomo devono esserne misurate le abilità cognitive o tecniche, il resto è solo filosofia, che se ne occupino i filosofi, servono psicologi del lavoro infatti si dice nell'articolo.
Ora se fosse possibile rimuovere tutto ciò che differenzia l'uomo dalla macchina si potrebbe anche vedere l'utilità di una certa impostazione: l'uomo senza quegli intralci produrrebbe di più e producendo di più sarebbe maggiormente felice.
Questa cultura che si va diffondendo inevitabilmente viene e verrà interiorizzata nel super-io contribuendo alla formazione di nevrosi, secondo me il lavoro per gli psicanlisti potrà solo che aumentare nell'immediato futuro.
:approved:
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ikaro78
quindi non capisco come si possa definire "più che legittima" una domanda che nasconde in realtà una pericolosa ignoranza sull'argomento...
Beh, prima di tutto perchè mi riferivo alla domanda (la prima parte del post) e non all'affermazione. E poi perchè l'ignoranza, per quanto pericolosa, è legittima. Il perseverare è un'altra cosa.
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Beh, prima di tutto perchè mi riferivo alla domanda (la prima parte del post) e non all'affermazione. E poi perchè l'ignoranza, per quanto pericolosa, è legittima. Il perseverare è un'altra cosa.
Questo è anche vero, staremo a vedere... :approved:
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Originalmente inviato da
gieko
Ma siamo sicuro che si parli degli stessi risultati?
Per carità, viva la riflessione personale. Però ci sono anche dei dati di fatto che portano a legittime contestazioni. D'altronde se da una parte si ha esperienza della opportunità di cambiamenti strutturali e della necessità di diverso tempo per attuarli, credo sia più che legittimo interrogarsi su cosa fa chi nega o l'una o l'altra o entrambe le cose. Il cambiamento strutturale non serve? Bene, iniziamo a ragionare in base a quale criterio, all'epistemologia che sorregge questa visione... Idem per chi sostiene che si possono avere cambiamenti significativi con 10-15 sedute.
Sul counseling poi, mi limito a riportare ciò che ha dichiarato il presidente del Coordinamento nazionale counsellor professionisti nell'articolo che dà il titolo a l thread.
"Il presidente del Cncp: «I nostri non sono pazienti, ma clienti e bastano dieci sedute per venire a capo del problema»"
Saluti
Ciao gieko :)
personalmente non ho mai pensato che il cambiamento strutturale non serva e penso anche che il fine della psicoterapia sia proprio il cambiamento personale.
Anche io sono scettica sul fatto che si possano avere dei cambiamenti significativi in 10-15 sedute, poi però non conoscendo tutti i metodi e tutti gli orientamenti non ne posso essere sicurissima.
E' anche vero che per ognuno di noi penso ci sia un approccio più funzionale rispetto ad un'altro (mi riferisco alla terapia da utente).
Quando parliamo di counseling, il cambiamento e la destrutturazione della personalità non sono contemplati tra i suoi "compiti", fare counseling non equivale a dire fare terapia. Forse e dico forse il presidente del Cncp intendeva dire che in dieci giorni si può arrivare a comprendere cos'è che causa malessere nel cliente, proprio per indirizzarlo in seguito ad una psicoterapia.
Il counseling dovrebbe portare ad una autoconoscenza, stimola la presa di consapevolezza dei propri schemi comportamentali, ma oltre a questo non può e non deve andare. Poi è normale che come in tutte le professioni c'è gente che l'etica professionale non sa cosa sia, ma questo è un altro discorso....
Ecco perchè parlo di collaborazione tra le due figure :approved:
Ti saluto.
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Originalmente inviato da
ilmegliodite
E' anche vero che per ognuno di noi penso ci sia un approccio più funzionale rispetto ad un'altro (mi riferisco alla terapia da utente).
Sinceramente questa storia dei "diversi approcci per diverse persone" (che, intendiamoci, non è di certo solo tua) non mi convince per nulla. Come si può giustificare dal punto di vista epistemico una simile visione? A me sa di un eclettismo legato proprio alla mancanza di salde fondamenta teorico-cliniche... La specificità dei modelli deve necessariamente incontrarsi con una sufficientemente valida copertura della psicopatologia (un modello che funziona solo per una patologia, cioè, è parziale e limitato).
Citazione:
Originalmente inviato da
ilmegliodite
Quando parliamo di counseling, il cambiamento e la destrutturazione della personalità non sono contemplati tra i suoi "compiti", fare counseling non equivale a dire fare terapia. Forse e dico forse il presidente del Cncp intendeva dire che in dieci giorni si può arrivare a comprendere cos'è che causa malessere nel cliente, proprio per indirizzarlo in seguito ad una psicoterapia.
Il counseling dovrebbe portare ad una autoconoscenza, stimola la presa di consapevolezza dei propri schemi comportamentali, ma oltre a questo non può e non deve andare.
Non so cosa intendesse dire realmente il presidente Cncp, ho l'impressione che, dietro la solita frase "i nostri non sono pazienti ma clienti", cioè con la giustificazione che i counselor non si occupano di patologia (e mi chiedo, allora di cosa? se il "cliente" sta bene, che bisogno di intervenire c'è?), afferma proprio quello che abbiamo letto: "in 10 sedute veniamo a capo del problema..." Ammesso che le prese di coscienza siano l'obbiettivo del counseling (a me risulta che invece lo scopo sia la mobilitazione delle risorse personali, ma non mi addentro...), secondo il mio parere queste si perseguono in sede di terapia (e inizialmente sono spesso solo razionalizzazioni), anche se personalmente non credo siano legate al cambiamento strutturale.
Un saluto anche a te
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Originalmente inviato da
ilmegliodite
Non conosco il perchè, ma a volte ho la sensazione (personalissima) che si tenda sempre a criticare chiunque ed ogni cosa. Sembra che tutti conoscano tutto, tutti abbiano provato ogni cosa. Perchè invece non chiedersi il perchè della nascita di queste nuove figure? Perchè non chiedersi come cercare di collaborare con chi (chiaramente dopo averne valutata la preparazione) riesce ad ottenre risultati in modo diverso da quello di qualcun'altro?
Vi scagliate contro il counselor filosofico, ma avete mai conosciuto un counselor filosofico sapete com'è il suo approccio, cosa fa e cosa non fa, lo stesso dicasi per un counselor generico chi vi ha detto che il counselor ha la pretesa di risolvere un problema in 5 sedute, e soprattutto di risolvere un problema? Sapete che spesso il counselor prepara ad un psicoterapia chiaramente condotta da un psicoterapeuta?
P.S. Il tutto chiaramente derivato da una riflessione personale.
Finalmente una risposta valida ai fini della discussione, senza nulla togliere agli ultras freudiani che ci sono qui dentro.
Proprio in quanto senza pregiudizi, anche io mi trovo a riflettere sulla banalizzazione costante di questi metodi terapeutici e sulla chiusura a riccio della psicoanalisi nei confronti delle esigenze del contemporaneo (che non è il moderno, questo va bene inteso).
E' estremamente difficile trovare qualcuno che possa e voglia sborsare un sacco di euro (ed abbia il tempo) per 3 sedute settimanali ad libitum o quasi.
Negarlo vuol dire negare la realtà dei fatti.
E il diniego è una difesa pessima!
:P
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Originalmente inviato da
gieko
"i nostri non sono pazienti ma clienti", cioè con la giustificazione che i counselor non si occupano di patologia (e mi chiedo, allora di cosa? se il "cliente" sta bene, che bisogno di intervenire c'è?)
Gieko non è che ogni disequilibrio (funzionale peraltro) che è proprio di un tipo di esistenza che chiamiamo umana sia da intendere come 'patologia'...così si rischia di creare uno spazio angusto di visualizzazione che vedrebbe ogni manifestazione umana, che è sempre accompagnata da un tono umorale, una tensione più o meno palpabile, un contrasto più o meno vivibile col mondo, una modalità patologica di essere...Penso che a volte una persona abbia veramente solo bisogno di una proverbiale pacca sulla spalla, un consiglio,il parere di un estraneo insomma ed è questa la funzione del counseling che,come ho sostenuto altrove, con la patologia centra veramente poco in quanto la stessa pregiudicherebbe questa cosiddetta 'relazione di aiuto'...
Saluti,
Luigi