Riferimento: L'avvenire del lettino
Non avevo letto quella parte del regolamento, va bene è uno spazio comune ed è giusto rispettare le regole. Adesso lo cambio, comunque non volevo usarlo in senso politico. Ho deciso di eliminarlo proprio l'avatar, non lo userò più; desidero avere uno spazio libero di espressione, se non posso disporne non lo voglio proprio.
Gieko e Ikaro ho trovato un compromesso, mi sono inventato (forse, ma probabilmente no) un simbolo che graficamente mi piace anche di più della svastica usata dai nazisti, adesso però questo lo tengo e non voglio più essere scocciato!
Riferimento: L'avvenire del lettino
Con tutto il rispetto per gli psicoanalisti, considerata la lunghezza e i costi della psicoanalisi...non vedo un avvenire felice.
Certo la psicoanalisi potrebbe essere un valido strumento di conoscenza di sè...ma come terapia...la concorrenza delle terapie cognitivo-comportamentali (che sono state validate scientificamente) penso darà il colpo di grazia.
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Non avevo letto quella parte del regolamento, va bene è uno spazio comune ed è giusto rispettare le regole. Adesso lo cambio, comunque non volevo usarlo in senso politico. Ho deciso di eliminarlo proprio l'avatar, non lo userò più; desidero avere uno spazio libero di espressione, se non posso disporne non lo voglio proprio.
Gieko e Ikaro ho trovato un compromesso, mi sono inventato (forse, ma probabilmente no) un simbolo che graficamente mi piace anche di più della svastica usata dai nazisti, adesso però questo lo tengo e non voglio più essere scocciato!
Io lo trovo ugualmente di cattivo gusto, soprattutto se riferito alla firma che adotti da un po' di tempo a questa parte. In ogni caso, per me puoi pure tenerlo, non sono mica un moderatore, ti dico come la penso e finisce qui... :asd:
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Con tutto il rispetto per gli psicoanalisti, considerata la lunghezza e i costi della psicoanalisi...non vedo un avvenire felice.
Certo la psicoanalisi potrebbe essere un valido strumento di conoscenza di sè...ma come terapia...la concorrenza delle terapie cognitivo-comportamentali (che sono state validate scientificamente) penso darà il colpo di grazia.
Beh, anche se la tua è un'opinione parecchio diffusa, io non ne sono così convinto, molto dipende da come la psicoanalisi riuscirà a rispondere a questi affondi e, soprattutto, alla clinica contemporanea.
Saluti,
ikaro
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Non penso che la psicoanalisi sia destinata all'oblio, esisterà sempre fino a che esisterà la soggettività umana.
Riferimento: L'avvenire del lettino
Da quello che ho letto qui sulla psicoanalisi e da un confronto con un mio collega che lavora come educatore ma si sta specializzando in psicoterapia psicoanalitica, oltre a sottoporsi a delle sedute, non vi è un contratto tra paziente e specialista.
In altre terapie come l'approccio transazionale, essi stabiliscono sempre un contratto con degli obiettivi da raggiungere.
E' il cliente (non paziente) che concorda questo con l'analista e entambi dicono cosa sono disposti a a fare x raggiungerli.
La responsabilità è congiunta e condivisa al 50%.
Il terapeuta non dirige il cliente verso qualcosa che egli non è pronto ad affrontare ossia se il cliente è andato li per un problema e cerca soluzioni a quello sarà su quello che ci si focalizzerà e il contratto sarà concluso quando il paziente stesso riconoscerà di aver raggiunto gli obiettivi.
Per quanto riguarda la differenza tra desideri consci e inconsci non la condivido...a questo punto infatti non si da fiducia al cliente e non lo si ritiene capace di individuare le soluzioni al problema seppure con l'aiuto dello psicoterapeuta.
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Ciao Rosablu
Non sono d'accordo. Il contratto c'è, eccome. E' quello che viene chiamato "la regola fondamentale": "Dica tutto quel che le passa per la mente".
Uno dei contratti più difficili da rispettare. Da entrambe le parti :) (almeno, la mia esperienza è questa).
Buona vita
Guglielmo
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bella primavera
Non penso che la psicoanalisi sia destinata all'oblio, esisterà sempre fino a che esisterà la soggettività umana.
beh...sul fatto che la ''soggettività'' possa continuare a esistere ho grossi dubbi: anzi credo sia stata già abbondantemente oltrepassata e stemperata (come tutto il resto...) nei vari apparati tecnici che si preoccupano di gestirne le evanescenze e ogni tratto 'eversivo'. Quindi, dal mio punto di vista, la psicoanalisi ''è destinata al tramonto'' se si vuole farla poggiare su basi ormai inesistenti come quelle della 'cosiddetta' soggettività: funzionalità ed efficienza ''fondano'' la soggettività contemporanea ma la psicoanalisi non può poggiare su un tale terreno...non sarebbe scienza dell'anima. Mi pare d'altro canto di poter dire: la psicoanalisi ''non è destinata all'oblio'' fin quando esisterà l'Inconscio...ed essendo l'inconscio l'unico luogo inattaccabile dalla follia del nostro tempo ed anche il luogo presso cui ogni 'rimosso' riposerà fino ad un nuovo ordine, mi pare che per la psicoanalisi si prospetti un radioso futuro...:asd:
Saluti,
Luigi
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willy61
Ciao Rosablu
Non sono d'accordo. Il contratto c'è, eccome. E' quello che viene chiamato "la regola fondamentale": "Dica tutto quel che le passa per la mente".
Uno dei contratti più difficili da rispettare. Da entrambe le parti :) (almeno, la mia esperienza è questa).
Buona vita
Guglielmo
Certo ogni volta che ti rechi alla seduta il terapeuta ti chiede su cosa vuoi stare ma al di la di quello entrambi hanno fissato un obiettivo precedentemente condiviso da entrambi.
Per me questo è fondamentale, il cliente è responsabile di quello che vuole raggiungere e lo esplicita; il terapeuta aiuta il cliente nel suo percorso.
Mi pare che non succeda così con altre psicoterapie e me ne dai conferma...
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rosablu77
Certo ogni volta che ti rechi alla seduta il terapeuta ti chiede su cosa vuoi stare ma al di la di quello entrambi hanno fissato un obiettivo precedentemente condiviso da entrambi.
Per me questo è fondamentale, il cliente è responsabile di quello che vuole raggiungere e lo esplicita; il terapeuta aiuta il cliente nel suo percorso.
Mi pare che non succeda così con altre psicoterapie e me ne dai conferma...
E dove mai la vedi la "conferma"?
Il paziente è responsabile del suo venire alla seduta, e del tentativo di osservare la regola fondamentale. Che, espressa in altri termini, suona più o meno: "Io sono responsabile di quel che dico, faccio e penso". Cosa che ogni paziente tenta disperatamente di non fare ("Io non c'entro. E' la moglie, l'amante, il lavoro, l'ambiente, la politica, l'ansia, l'alcool... non io, no!).
In psicoanalisi il paziente è responsabile di se stesso. Anche di quella parte di se stesso che non conosce e non sa.
E a te pare una conferma della tua opinione? Liberissima...
Buona vita
Guglielmo
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Originalmente inviato da
willy61
E dove mai la vedi la "conferma"?
Il paziente è responsabile del suo venire alla seduta, e del tentativo di osservare la regola fondamentale. Che, espressa in altri termini, suona più o meno: "Io sono responsabile di quel che dico, faccio e penso". Cosa che ogni paziente tenta disperatamente di non fare ("Io non c'entro. E' la moglie, l'amante, il lavoro, l'ambiente, la politica, l'ansia, l'alcool... non io, no!).
In psicoanalisi il paziente è responsabile di se stesso. Anche di quella parte di se stesso che non conosce e non sa.
E a te pare una conferma della tua opinione? Liberissima...
Buona vita
Guglielmo
La conferma sta nel fatto che altre scuole di psicoterapia non fissano un obiettivo con il paziente (che ad es. l'A.T chiama cliente).
Al di la del fatto che un cliente dovrebbe dire la verità, ma di questo non possiamo esser certi, c'è un obiettivo, una direzione che cliente e terapeuta si danno.
Si stabilisce insieme che cosa si vuole raggiungere.
Vengo alle sedute per raggiungere questo.....
In genere è fissato già dalla prima seduta.
E' quello che in A.T è definito contratto.
Ha degli obiettivi precisi, identificati e raggiungibili.
Il cliente è in grado ogni volta di valutare a che punto del percorso, rispetto all'obiettivo prefissato, si trova.
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rosablu77
La conferma sta nel fatto che altre scuole di psicoterapia non fissano un obiettivo con il paziente (che ad es. l'A.T chiama cliente).
Al di la del fatto che un cliente dovrebbe dire la verità, ma di questo non possiamo esser certi, c'è un obiettivo, una direzione che cliente e terapeuta si danno.
Si stabilisce insieme che cosa si vuole raggiungere.
Vengo alle sedute per raggiungere questo.....
In genere è fissato già dalla prima seduta.
E' quello che in A.T è definito contratto.
Ha degli obiettivi precisi, identificati e raggiungibili.
Il cliente è in grado ogni volta di valutare a che punto del percorso, rispetto all'obiettivo prefissato, si trova.
Capisco che abbiamo punti di riferimento teorici differenti. E questa è una difficoltà nel capirci.
Il problema, nel metodo che esponi, è che facendo in quel modo dai per scontato che le richieste espresse a livello cosciente siano tutto quello che il paziente esprime.
Per me, che faccio riferimento ad un altro modello, il desiderio del paziente, la domanda, è tutta da scoprire. Da parte sua, come da parte mia.
Con tutto il rispetto per l'AT (che mi interessa, che mi ha portato anche benefici sul piano personale quando ho seguito una psicoterapia transazionale), non esiste solamente il livello cosciente. E non tenerne conto mi pare un modo per dimezzare una persona.
Buona vita
Guglielmo
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Originalmente inviato da
rosablu77
Il cliente è in grado ogni volta di valutare a che punto del percorso, rispetto all'obiettivo prefissato, si trova.
Ma non è che in psicoanalisi (per esempio...) si 'vieti' al paziente di parlare ed esprimere pareri su obiettivi e percorso...solo che l'interpretazione deve tener conto di un'altra scena che si drammatizza sullo sfondo...è lo sfondo inconscio che ospita tutte quelle dinamiche che per buona parte hanno il controllo dell'emotività e della cognizione...nella fattispecie: non è che l'analista 'non si fidi' del paziente e delle sue richieste 'coscienti' piuttosto 'non si fida' della nevrosi che, piaccia o no, esercita un potere pressochè totale sull'io e le sue configurazioni.
Perchè chiamare un nevrotico ''cliente''? Non è mica dal barbiere di fiducia ad aspettare che gli venga 'venduto' un servizio? 'Paziente' esprime molto meglio,a mio modesto parere, la condizione esistenziale propria dell'attesa e della speranza, di chi si ritrae, 'pazientemente', in uno spazio 'a sua misura' in cui può, tra vertigini e punti d'appoggio, 'prendersi veramente sul serio'...
Saluti,
Luigi
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Concordo con willy e luigi. Peraltro il rischio di "dimezzare una persona" è tutt'altro che remoto, con la conseguenza di ignorare proprio "ciò che fa problema" al soggetto.
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rosablu77
Per quanto riguarda la differenza tra desideri consci e inconsci non la condivido...a questo punto infatti non si da fiducia al cliente e non lo si ritiene capace di individuare le soluzioni al problema seppure con l'aiuto dello psicoterapeuta.
il concetto di desiderio inconscio non è una "mancanza di fiducia", ma affonda le proprie radici nell'assunto (freudiano) che i nostri atti e pensieri coscienti sono determinati da spinte inconsce.