Riferimento: Approccio psicologico per pazienti colpiti da malattie croniche
ciao a tutti avrei bisogno di un consiglio.
mi sto laureando in psicologia clinica, indirizzo neuropsicologia, laurea magistrale o specialistica.
devo fare il tirocinio, mi hanno proposto di svolgerlo in un ospedale privato che si occupa di malati di tumore.
allora io diciamo che so di cosa si tratta per mie esperienze , da paziente o parente di paziente, ma come psicologa? (futura)
Qualcuno ha mai lavorato in questo settore?
ho un pò di dubbi...ho paura...non so..forse non ci riesco è un'esperienza troppo forte, ma del resto devo pur cominciare e questo aspetto della psicologia da un lato mi interessa.
sarei contenta di ricevere qualsiasi tipo di consiglio
Riferimento: Approccio psicologico per pazienti colpiti da malattie croniche
E' molto diverso affrontare malattie di questo tipo come psicologa rispetto all'essere paziente o parente di. E questo nel bene e nel male.
Nel senso che da paziente devi affrontare moltissimi problemi pratici (es. scelta terapia, possibilità o meno di intervento, prognosi reale, effetti collaterali, menomazioni fisiche, paura della morte, sofferenza fisica, ecc) e non sempre hai la possibilità di trovare un esperto che possa sostenerti e aiutarti in questo percorso, a volte molto lungo e sempre doloroso e faticoso. Come psicologa devi imparare ad accogliere il dolore dell'altro, a volte senza avere un tuo sostegno (valuta bene se avresti la possibilità di momenti di "sfogo" emotivo con il tuo supervisor o in gruppo con altri operatori), dovendo reggere tanta ma tanta angoscia e senso di impotenza.
Metti in conto la tua paura di morire e il tuo rapporto con la morte, cosa conosci dei tumori e di quello che possono significare, sia dal punto di vista medico che soprattutto emotivo (es. cosa succede ad una famiglia quando c'è un paziente neoplastico).
L'esperienza è forte, ci saranno momenti in cui piangerai tutto il tempo e ti chiederai "ma chi me l'ha fatto fare", ma nello stesso tempo ti dà moltissimo e ti fa vedere tutto nella giusta prospettiva, ridimensionando quelle che possono essere le tue ansie o i tuoi problemi quotidiani. Io lo rifarei immediatamente, anzi ci metterei la firma :)
Riferimento: Approccio psicologico per pazienti colpiti da malattie croniche
E' molto soggettivo come tu possa vivere un tirocinio del genere. E ricordati che è anche lecito e umano, non essere pronti a farlo e/o non volerlo fare (non tutti gli psicologi lavorano con la stessa tipologia di pazienti, e questo anche per come si è fatti).
Il fatto che tu abbia vissuto questa esperienza con persone a te care da un lato può aiutarti (sai cosa potrebbe provare il paziente), dall'altro ti rende più "debole" se non hai superato l'esperienza.
(personalmente è un po' che non lavoro più con questa tipologia di pazienti, proporio perché ne ho uno in famiglia....l'importante è riconoscere i propri limiti e non sentirsi per forza superman o wonder woman).
Ti consiglierei di parlare di questi tuoi dubbi con il tuo tutor (che è lì apposta)...
Il fatto di essere a contatto con la morte tutti i giorni (con quel tipo di morte, perché ti assicuro che ogni tipologia di morte è a sé), potrebbe mandarti in bornout...oppure farti toccare con mano alcune tue zone d'ombra.
Personalmente un percorso personale di terapia non è male come idea...anche perché ti aiuterà a capirti meglio, per poter capire meglio i pazienti che hai di fronte.
Come dice Paola è sicuramente un'esperienza forte, ma che se interessa, vale la pena provare...
Io aggiungo: se ti accorgi che non ce la fai, non disperare, è umano, e gli psicologi sono umani.
In bocca al lupo e facci sapere!
Eli
Riferimento: Approccio psicologico per pazienti colpiti da malattie croniche
grazie Paola ed Eli..seguirò i vostri consigli, il primo che parlerò dei miei dubbi con il mio tutor...voi mi avete dato la spinta...garzie