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Riferimento: Psicoterapia in pratica
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Esistono delle terapie che sono delle esperienze esistenziali, dei percorsi di autoconoscenza, che si strutturano come dei processi dinamici non tesi ad eliminare il sintomo (o meglio, la sofferenza, perché il sintomo quando trova ascolto non ha più ragione di esistere e si trasforma in relazione analitica o in transfert), ma a comprenderlo nella sua funzione, nel cuore del suo senso, come grido di dolore, come organizzazione peculiare del proprio mondo e come equilibrio e riorganizzazione piuttosto che come fastidio o come problema.
Condivido molto il tuo discorso, però mi sento di aggiungere qualcosa. Non tutti desiderano intraprendere questo tipo di percorso, relazionarsi in questo modo al sintomo e alla persona che si aspetti che lo curi. Parlo da studente, ma ogni tanto mi chiedo come l'analista dovrebbe rispondere ad un contesto e a delle aspettative da parte del mondo sociale in cui viene richiesta la sola eliminazione del disagio e la possibilità di continuare a tirare avanti così come si è senza intraprendere le peripezie che per certi versi impone un'analisi.
Certe volte penso che certi tipi di trattamento, come anche la ricerca di validare e confrontare diverse terapie rispondano più all'esigenza di ottenere un prodotto che il paziente possa consumare e il terapeuta vendere. Una sorta di garanzia sull'uso. Se come studente di psicologia, questa necessità di avere un sostegno empirico, come garanzia del fatto di proceder bene, penso sia solo da comprendere e metabolizzare, mi chiedo come rivolgersi al paziente che ha la necessità di avere un prodotto disponibile per l'uso, con effetti garantiti in poco tempo e senza la volontà di entrare in quel tipo di relazione che certe psicoterapie impongono.
Buona Serata :)
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Originalmente inviato da
Amedeo!!??
mi chiedo come rivolgersi al paziente che ha la necessità di avere un prodotto disponibile per l'uso, con effetti garantiti in poco tempo e senza la volontà di entrare in quel tipo di relazione che certe psicoterapie impongono.
Penso che l'analista debba dialogare con la richiesta del paziente, di qualsiasi tipo essa sia e proporre un metodo. Se quest'ultimo non viene "scelto" dal paziente, non ci può essere analisi. E può capitare che chi pensava solo a tempo e sicurezze si riesca a mettere in gioco ad altro livello...
Saluti
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Char_Lie
Per tornare alla metafora proposta riguardo ai calcolatori, secondo me conviene oscillare tra diverse teorie della mente a seconda di quale sia il problema da risolvere praticamente così come farebbe un buon programmatore che non trova così problematico passare da un linguaggio di programmazione all’altro.
Più una teoria si sposta verso il generale più la complessità di certe descrizioni di determinate cose concrete diviene complicata in questa teoria. Per questo secondo me si crea una frattura tra il senso pratico ed il senso teorico.
In pratica conviene usare approssimazioni e veri e propri errori concettuali. Considerare ad esempio una palla di cuoio come se fosse una sfera geometrica per risolvere certi problemi introduce un oggetto di natura teorica (la sfera) che non esiste affatto e non corrisponde alla palla se non vagamente, ma se volessimo descrivere la palla così com’è fino a spingerci alla teoria delle stringhe non ne usciremmo più. Considerarla una sfera per calcolare occhio e croce quanto percorre rotolando in linea retta ad una certa velocità angolare ci permette di poterci avvicinare ad una qualche soluzione del problema.
A seconda del problema da risolvere perciò conviene orientarsi verso le teorie, le concettualizzazioni e i modelli più promettenti, quando si passa dalla teoria alla pratica le cose secondo me cambiano. E' quel che dobbiamo fare praticamente che dovrebbe guidarci nello scegliere il modello più adatto per impostare e descrivere un problema e non muoverci al contrario.
In ambito psicoterapeutico a mio avviso le cose non dovrebbero risultare così diverse. Degli approcci potrebbero realmente risultare più promettenti per risolvere certi problemi specifici (certi tipi di psicopatologia) anche se non sono capaci di costruire teorie generali capaci di affrontare ogni sorta di problema (però solo in teoria :D). Spiegare tutto con poche leggi non significa poter risolvere agevolmente ogni sorta di problema usando solo rigorosamente queste leggi. Il titolo della discussione è azzeccato... "psicoterapia in pratica" :asd:.
Ma questa Etica (con la "E" maiuscola) che si cerca ci serve poi per far cosa? :mumble:
Saluti
Un articolo interessante, tra aspetti teorici e pratici, ho trovato questo!
© PSYCHOMEDIA - Paolo Migone, "Quale psicoterapia per i tossicodipendenti?"
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Originalmente inviato da
bella primavera
Negli stessi testi che vengono consigliati per l'esame di stato per la prova del caso clinico,(Gabbard, Dsm),viene sottolineato, l'approcio terapeutico più indicato per una determinata patologia, per farti un es: "nei disturbi alimentari vengono consigliate le terapie sistemiche, o anche di gruppo, metti caso che nel compito, l'aspirante psicologo in un caso di anoressia scrivesse che la terapia consigliata sarebbe una terapia psicodinamica o una terapia comportamentale, rischierebbe una sonora bocciatura".
Mi trovo più o meno in linea con quel che sostieni e ho la sensazione che ci abbiano fornito insegnamenti molto simili rispetto all'argomento, tuttavia mi è sorta una perplessità, e sono andata a controllare. Non so nel Gabbard, perché non lo possiedo, ma nel DSM IV-TR, alla voce "disturbi dell'alimentazione - anoressia nervosa" non c'è una sola parola che rimandi al tipo di Psicoterapia più o meno idoneo, né al tipo di orientamento per affrontare la patologia, e credo sia giusto. Dico questo perché sostanzialmente un laureato che si appresta a sostenere un esame di stato non si sta preparando a fare Psicoterapia, e molto spesso nulla ne sa a riguardo, se non generiche informazioni. Dunque, secondo il mio punto di vista, lo Psicologo, non dovrebbe avere particolari Orientamenti salvo quelli forniti dal proprio corso di laurea, che al massimo possono oscillare tra Clinico, Cognitivo e del Lavoro. Sicché lui, proprio in sede d'esame, non ha l'obbligo di essere informato sulla Psicoterapia Adeguata per ogni singolo disturbo, in primis perché c'è una confusione a riguardo che è davvero sconcertante persino tra i professionisti, e secondariamente perché non è la Psicoterapia che lo Psicologo andrà ad applicare subito dopo l'esame (oltretutto, lo Psicologo, non è obbligato a diventare Psicoterapeuta). O almeno, questo è quel che penso io.
Saluti,
mf
P.s. La cosa buffa, è che proprio di recente, alcuni esperti del settore, suggerivano una cognitivo-comportamentale per la cura dell'anoressia. Ora, vai a capire qual'è la verità.
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Originalmente inviato da lalangue
A volte mi viene da dubitare anche della "scienza", o meglio di un metodo, quello sperimentale, che è diventato garanzia di qualità per tutto. Siamo nell'Età della Tecnica, ma quella che serve è un'Etica, non solo della psicoanalisi.
Beh, non credo che il metodo sperimentale garantisca la qualità, ossia il valore di qualcosa, il metodo sperimentale serve solo per misurare la verità di certi asserti o, in ambito medico, l'efficacia di certe tecniche e cure.
Ora una tecnica per essere usata in modo utile da qualcuno deve risultare efficace, ma l'efficacia è una condizione necessaria ma non sufficiente per sapere se quella tecnica risulta di un qualche valore per un individuo.
Se qualcuno inventasse uno strumento per contare quanti peli ha un ratto e funzionasse, a me a cosa potrebbe mai servire una cosa del genere? Che valore potrei dare ad uno strumento del genere che funziona perfettamente? Mi interessa sapere quanti peli ha qualche ratto? A me no, comunque tutto questo rappresenta un qualcosa di soggettivo.
Non siamo a mio avviso in alcuna era della tecnica, a me personalmente soltanto certe tecniche risulterebbero utili (se esistessero :asd:), nessun essere umano ha mai elogiato la tecnica in sé.
L'era che viviamo non è un'era del trionfo della tecnica (questa in fin dei conti c'è sempre stata da quando gli esseri umani hanno iniziato ad usare certi utensili), è solo un'era in cui c'è una crisi dei valori oggettivi, ma non credo che qualcuno possa realmente portarci fuori da questa crisi rifondando una qualche Etica con la E maiuscola. Tornare indietro e cercare di rifondare una qualche etica oggettiva è una falsa soluzione, insomma poi secondo me non c'è alcun problema da risolvere, sono gli interessi dei singoli individui che ormai sembra proprio che siano andati fortemente in conflitto, tanto vale prenderne almeno atto.
Se a certe persone interessa intervenire sui sintomi, certe tecniche risulteranno utili a questo tipo di persone, non è che c'è un'etica del benessere assoluta: cosa sia il proprio benessere non è un qualcosa che possa essere deciso una volta per tutte a tavolino dagli esperti. Si potrebbe misurare oggettivamente l'efficacia di una certa tecnica ma a monte non si può di certo misurare oggettivamente la sua utilità e qualità, l'utilità di una tecnica varia a seconda di quali siano gli interessi individuali e questi possono variare da persona a persona.
Qualcuno potrebbe sostenere che proprio tutte le psicoterapie per lui sono inutili valutando gli scopi che conseguono come un qualcosa che non ha un gran valore per lui anche se potrebbero risultare tutte efficaci nei confronti degli scopi che ognuna di queste dovrebbe teoricamente poter conseguire.
Però d'altra parte una tecnica che non è efficace a chi potrebbe mai servire? Per questo secondo me si dà una certa enfasi nei confronti della verifica dell'efficacia. L'efficacia è una condizione necessaria ma non sufficiente affinché una qualche tecnica risulti utile a qualcuno, abbia un qualche valore, sia in un ultima analisi un prodotto di qualità per quella persona.
Saluti
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Originalmente inviato da
Amedeo!!??
Certe volte penso che certi tipi di trattamento, come anche la ricerca di validare e confrontare diverse terapie rispondano più all'esigenza di ottenere un prodotto che il paziente possa consumare e il terapeuta vendere. Una sorta di garanzia sull'uso. Se come studente di psicologia, questa necessità di avere un sostegno empirico, come garanzia del fatto di proceder bene, penso sia solo da comprendere e metabolizzare, mi chiedo come rivolgersi al paziente che ha la necessità di avere un prodotto disponibile per l'uso, con effetti garantiti in poco tempo e senza la volontà di entrare in quel tipo di relazione che certe psicoterapie impongono.
Se si considera la cura più efficace quella che tende all’eliminazione del sintomo e che si presenta come un prodotto disponibile per l'uso, con effetti garantiti in poco tempo e senza la volontà da parte del paziente/cliente di entrare in quel tipo di relazione che certe psicoterapie impongono, mi domando quale terapia psicologica possa essere considerata migliore della cura farmacologica.
E’ mia opinione personale che se la psicologia pone i propri obiettivi di efficacia più sull’estinzione del sintomo che sulla conoscenza del soggetto ci sarà sempre minori possibilità di far clinica, perché la richiesta di cura si concentrerà su tempi sempre più rapidi e metodi più pratici e scientifici (e sfido io a pensare a qualcosa di più scientifico di una pasticca o di qualche goccia).
Secondo me questa parcellizzazione e settorialità delle psicoterapie non porterà ad altro che a considerare gli interventi psicologici utili quanto un buon libro di poesia o di filosofia.
Non capisco perché tutta questa enfasi sull’efficacia e sulla scientificità quando la psicologia si propone come ben distinta dalla medicina che adotta proprio questi criteri di valutazione.
Saluti
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Originalmente inviato da
benedetta14
Se si considera la cura più efficace quella che tende all’eliminazione del sintomo e che si presenta come un prodotto disponibile per l'uso, con effetti garantiti in poco tempo e senza la volontà da parte del paziente/cliente di entrare in quel tipo di relazione che certe psicoterapie impongono, mi domando quale terapia psicologica possa essere considerata migliore della cura farmacologica.
E’ mia opinione personale che se la psicologia pone i propri obiettivi di efficacia più sull’estinzione del sintomo che sulla conoscenza del soggetto ci sarà sempre minori possibilità di far clinica, perché la richiesta di cura si concentrerà su tempi sempre più rapidi e metodi più pratici e scientifici (e sfido io a pensare a qualcosa di più scientifico di una pasticca o di qualche goccia).
Secondo me questa parcellizzazione e settorialità delle psicoterapie non porterà ad altro che a considerare gli interventi psicologici utili quanto un buon libro di poesia o di filosofia.
Non capisco perché tutta questa enfasi sull’efficacia e sulla scientificità quando la psicologia si propone come ben distinta dalla medicina che adotta proprio questi criteri di valutazione.
Saluti
Non mi trovi d'accordo, perchè c'è un non considerazione dell'impianto teorico delle altre psicoterapie, le altre psicoterapie non vanno sul sintomo, ma hanno una visione dell'essere umano diversa dalla psicanalisi.
Per esempio, la tbs, più che sul sintomo, va sulla costruzione della realtà che è sorregge la sintomatologia, la tcc, pensa che i problemi nascano da false credenze e schemi mentali erronei; ed allora si fa un lavoro molto complesso sulla visione del mondo e della vita della persona per riportarlo ad una visione più consona degli eventi, e ciò io lo considero un grosso lavoro sulla persona...che nel tempo può portare ad cambiamento generale, la terapia sistemica pensa che la patologia nasca nella comunicazione disfunzionale tra i membri familiari..
Quindi non è che l'analisi va nel profondo e le altre sono solo sintomatiche, è l'epistemologia alla base che è diversa, e non esiste nessuna prova scientifica che ci dice chi ha ragione!!!!!
Se un analistà in un caso di fobia dell'ascensore, parlerà di conflitto inconscio, un comportamentista, parlerà di apprendimento sbagliato.
Diverso è l'approccio con gli psicofarmaci, ma posso dirti che oltre allo psichiatra che ti prescrive la pillolina magica....esistono tanti altri che pensano che senza un supporto psicologico, la pillolina magica avvrà un effetto limitato.
La ricerca psicologica sull 'efficacia serve, perchè se parliamo della salute personale con evidenti ricadute anche in ambito sociale, consigliare approcci più indicati serve al soggetto ed alla comunità!
Ciao
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Originalmente inviato da
bella primavera
Non mi trovi d'accordo, perchè c'è un non considerazione dell'impianto teorico delle altre psicoterapie, le altre psicoterapie non vanno sul sintomo, ma hanno una visione dell'essere umano diversa dalla psicanalisi.
Per esempio, la tbs, più che sul sintomo, va sulla costruzione della realtà che è sorregge la sintomatologia, la tcc, pensa che i problemi nascano da false credenze e schemi mentali erronei; ed allora si fa un lavoro molto complesso sulla visione del mondo e della vita della persona per riportarlo ad una visione più consona degli eventi, e ciò io lo considero un grosso lavoro sulla persona...che nel tempo può portare ad cambiamento generale, la terapia sistemica pensa che la patologia nasca nella comunicazione disfunzionale tra i membri familiari.
Capisco. Senza niente togliere al valore delle psicoterapie che citi, però potremmo dire che anche un prete o un counselling filosofico o Osho possono fare un lavoro sulle credenze; un amico col quale ci si confida sui propri guai familiari può assolvere ad una funzione di comprensione delle disfunzioni con i propri cari. Si, d'accordo, non hanno basi psicologiche, ma la persona potrebbe trovare giovamento comunque.
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Originalmente inviato da
bella primavera
Quindi non è che l'analisi va nel profondo e le altre sono solo sintomatiche, è l'epistemologia alla base che è diversa, e non esiste nessuna prova scientifica che ci dice chi ha ragione!!!!!
Se un analistà in un caso di fobia dell'ascensore, parlerà di conflitto inconscio, un comportamentista, parlerà di apprendimento sbagliato.
Diverso è l'approccio con gli psicofarmaci, ma posso dirti che oltre allo psichiatra che ti prescrive la pillolina magica....esistono tanti altri che pensano che senza un supporto psicologico, la pillolina magica avvrà un effetto limitato.
Ma guarda, sono più che d'accordo che la pillolina avrà un effetto limitato, ma anche gli interventi psicologici avranno efficacia temporale in funzione della durata della terapia. Più breve sarà l'intervento e più velocemente scompariranno i vantaggi ottenuti. A meno che non si pensi all'essere umano come qualcosa di programmabile ed immutabile nel tempo.
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Originalmente inviato da
bella primavera
La ricerca psicologica sull 'efficacia serve, perchè se parliamo della salute personale con evidenti ricadute anche in ambito sociale, consigliare approcci più indicati serve al soggetto ed alla comunità!
Ciao
Su questo proprio non sono d'accordo. Quando si parla di salute mentale le ripercussioni sono soltanto personali. Un discorso diverso consegnerebbe troppo potere alla "programmabilità psicologica".
Saluti.
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Originalmente inviato da
benedetta14
Capisco. Senza niente togliere al valore delle psicoterapie che citi, però potremmo dire che anche un prete o un counselling filosofico o Osho possono fare un lavoro sulle credenze; un amico col quale ci si confida sui propri guai familiari può assolvere ad una funzione di comprensione delle disfunzioni con i propri cari. Si, d'accordo, non hanno basi psicologiche, ma la persona potrebbe trovare giovamento comunque.
Ma guarda, sono più che d'accordo che la pillolina avrà un effetto limitato, ma anche gli interventi psicologici avranno efficacia temporale in funzione della durata della terapia. Più breve sarà l'intervento e più velocemente scompariranno i vantaggi ottenuti. A meno che non si pensi all'essere umano come qualcosa di programmabile ed immutabile nel tempo.
Su questo proprio non sono d'accordo. Quando si parla di salute mentale le ripercussioni sono soltanto personali. Un discorso diverso consegnerebbe troppo potere alla "programmabilità psicologica".
Saluti.
Ci sono ben poche prove cliniche che dimostrano, che terapia di anni uguale grande beneficio, terapia breve, effetto limitato nel tempo.
Anzi molti studi ci dicono il contrario, d'altronde esistono molte persone che si rivolgono a psicoterapie perchè affermano che dopo 10 anni o più di analisi non hanno risolto nulla.
L'errore è pensare che l'analisi ti rimette in moto completamente e le altre terpaie, ti diano solamente una messa in regola del carburatore..
Il transfert, l'inconscio, sono aspetti tecnici di un approccio rispettabilismo, ma con basi epistemiche diverse da altri approcci,non è nè meglio nè peggio, almeno a livello epistemico, poi c'è la ricerca clinica che ci dice certe cose.
L'affermazione del prete, è una cosa diversa, la terapia di cui ti parlavo ha una sua impostazione ripresa dalla cibernetica, con una strutturazione ben specifica, è ben diversa da 4 chiacchiere al bar.
Sul discorso personale/sociale, basta leggere la cronaca.... purtroppo stragi familiari da depressioni o altro sono al'ordine del giorno!
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Originalmente inviato da
bella primavera
Sul discorso personale/sociale, basta leggere la cronaca.... purtroppo stragi familiari da depressioni o altro sono al'ordine del giorno!
Già...diamo una risistematina alle credenze delle persone ed avremo un mondo felice!
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Ecco, sembrano due punti di vista:
c'è chi parte dalle persone, chi dalla società.
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Originalmente inviato da
benedetta14
Ma guarda, sono più che d'accordo che la pillolina avrà un effetto limitato, ma anche gli interventi psicologici avranno efficacia temporale in funzione della durata della terapia.
Saluti.
Questo chi l'ha stabilito con tale certezza? Quando alcuni trattamenti psicoterapeutici durano molto a lungo proprio perché al contrario, non ottengono risultati? Cosa si deve pensare di essi in termini di "efficacia temporale"?
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Originalmente inviato da
RosadiMaggio
Questo chi l'ha stabilito con tale certezza? Quando alcuni trattamenti psicoterapeutici durano molto a lungo proprio perché al contrario, non ottengono risultati? Cosa si deve pensare di essi in termini di "efficacia temporale"?
No no, tranquilla...non l'ha stabilita nessuno.
Era una mia idea personale e continua ad esserlo.
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Comunque, se le persone sono tutte uniche e speciali, si rivolgeranno alle terapie che sentono più adatte a loro, certo gli studi "scientifici" sull'efficacia influenzeranno poco le loro scelte.
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Originalmente inviato da
complicata
Comunque, se le persone sono tutte uniche e speciali, si rivolgeranno alle terapie che sentono più adatte a loro, certo gli studi "scientifici" sull'efficacia influenzeranno poco le loro scelte.
Facendo chiacchiera da bar (a scanso di equivoci), penso che dipenda da come si vogliono sentire: se qualcosa da programmare o qualcuno da cercarsi.
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Originalmente inviato da
complicata
Comunque, se le persone sono tutte uniche e speciali, si rivolgeranno alle terapie che sentono più adatte a loro, certo gli studi "scientifici" sull'efficacia influenzeranno poco le loro scelte.
Molto saggia.
ciaz.
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Originalmente inviato da
complicata
Comunque, se le persone sono tutte uniche e speciali, si rivolgeranno alle terapie che sentono più adatte a loro, certo gli studi "scientifici" sull'efficacia influenzeranno poco le loro scelte.
Ma influenzano le scelte delle istituzioni.
Non ho seguito molto la vicenda, ma se non sbaglio in Francia da qualche anno è in corso una lotta per far sì che le TCC siano l'unica opzione possibile nel servizio pubblico... da qui i vari "libri neri" e "anti-libri-neri"...
Sulla questione delle terapie "evidence-based" e della psicoanalisi consiglio il testo "I risultati della psicoanalisi" di Mary Target, dove la questione dell'efficacia è ben problematizzata e sono illustrate diverse generazioni di ricerche sui risultati dell'analisi.
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Originalmente inviato da
marco_84
Ma influenzano le scelte delle istituzioni.
Non ho seguito molto la vicenda, ma se non sbaglio in Francia da qualche anno è in corso una lotta per far sì che le TCC siano l'unica opzione possibile nel servizio pubblico... da qui i vari "libri neri" e "anti-libri-neri"...
Sulla questione delle terapie "evidence-based" e della psicoanalisi consiglio il testo "I risultati della psicoanalisi" di Mary Target, dove la questione dell'efficacia è ben problematizzata e sono illustrate diverse generazioni di ricerche sui risultati dell'analisi.
Già, ci pensavo anch'io, ci sarà chi non può scegliere per cui gli viene appioppato d'ufficio il terapeuta di turno in ospedale?
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Megiston Matema
Il problema è piuttosto dato dai suoi stessi strumenti terapeutici: il rapporto, il transfert ... se questo non dovesse instaurarsi l’analisi stessa non decolla e il viaggio non inizia. E’ un po’ il tuo: “Io ad esempio ho avuto modo di parlare con un cognitivo comportamentale e ho capito che non era quello che cercavo”, la stessa identica frase avresti potuto dirla incontrando un particolare psicoanalista che non ti ispira.
Un saluto.
Credo che tu abbia ragione, in effetti forse non era l'approccio che non andava bene, ma era la persona a non ispirarmi.
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Originalmente inviato da
bella primavera
Ci sono ben poche prove cliniche che dimostrano, che terapia di anni uguale grande beneficio, terapia breve, effetto limitato nel tempo.
Anzi molti studi ci dicono il contrario, d'altronde esistono molte persone che si rivolgono a psicoterapie perchè affermano che dopo 10 anni o più di analisi non hanno risolto nulla.
Potresti fare qualche esempio di questi studi?
Poi anche le analisi possono andare male, mica solo altri trattamenti. Dall'altra parte c'è sempre una persona, e si spera che abbia una formazione adeguata... Infine, se non si ottengono risultati perchè 10 anni di frequenza? Qualcosa si sarà pur fatto, a meno che non si ipotizzi l'esistenza di sole coppie terapeutiche sado-masochistiche...
Saluti
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Originalmente inviato da
gieko
Potresti fare qualche esempio di questi studi?
Poi anche le analisi possono andare male, mica solo altri trattamenti. Dall'altra parte c'è sempre una persona, e si spera che abbia una formazione adeguata... Infine, se non si ottengono risultati perchè 10 anni di frequenza? Qualcosa si sarà pur fatto, a meno che non si ipotizzi l'esistenza di sole coppie terapeutiche sado-masochistiche...
Saluti
Caro Gieko, la mia non voleva essere una critica all'analisi, volevo solo confutare l'idea che lungo tempo uguale beneficio, poco tempo risultati parziali...
non mi pare che ciò sia molto provato, livello clinico...
Visto che il mondo clinico è molto vasto esistono pazienti che si lamentano dei risultati e dei soldi spesi in analisi, così come esisterà chi non ha risolto un tubo con le terapie brevi.
comunque uno studio interessante è questo fatto in francia
Google Traduttore
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Riferimento: Psicoterapia in pratica
Mi ricordo poco del Gabbard ("Psichiatria psicodinamica"), ma mi sembra che i risultati delle ricerche rispetto all'efficacia delle terapie psicodinamicamente orientate fossero un po' più alti se confrontati con quelli dello studio francese.
Ritorno al punto e vado più a fondo: gli studiosi che spendono il loro tempo nello spaccarsi la testa per confrontare questa enorme mole di numeri e per far quadrare gli esperimenti con le procedure statistiche più rigorose si sono mai chiesti quante variabili siano in gioco? Perché loro restringono il campo a "andata bene/andata male" (ovviamente su una scala da 1 a 10) e "presenza del sintomo/remissione sintomatica".
Credo che un'analisi di un paziente richieda un'attenzione ben maggiore (non me ne vogliano coloro che ci si spaccano la testa, anche perché me la spacco anch'io, ma da un altro vertice). L'insieme Universo, per quanto mi riguarda, è lo psichismo del paziente. Si possono presentare delle costanti, delle invarianze, degli schemi, degli archétipi, ma le formalizzazioni appaiono sempre come delle riduzioni da ravvivare con la presenza feconda del clinico (penso a Bion, a Lacan e alle loro "matematizzazioni" dei momenti analitici o delle funzioni analitiche). Freud, non a caso, faceva un largo uso dei miti, come pattern fondamentali. Dei pattern, tuttavia, da incrociare con la singola storia (e la singolare dotazione pulsionale) di ciascun paziente.
LA Terapia per LO Schizofrenico, ad esempio, presuppone l'esistenza di una terapia codificata, ma anche di uno "schizofrenico tipo". Invito qualsiasi psichiatra, di sicuro esperto del tema, a definire questo soggetto archetipico in maniera scientifica, lasciando perdere cose futili e poco misurabili statisticamente come il senso di estraneità, l'angoscia di fronte alla frattura scomposta della comunicazione, l'alienità/alterità che atterrisce, il dolore condiviso su due piani diversi.
Cosa ci troverete di così simile in un vostro "simile", a parte quello che di vostro ci mettete, sarà per me un eterno mistero.
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Originalmente inviato da lalangue
Ritorno al punto e vado più a fondo: gli studiosi che spendono il loro tempo nello spaccarsi la testa per confrontare questa enorme mole di numeri e per far quadrare gli esperimenti con le procedure statistiche più rigorose si sono mai chiesti quante variabili siano in gioco? Perché loro restringono il campo a "andata bene/andata male" (ovviamente su una scala da 1 a 10)
Lalangue secondo me il campo si restringe a “andata bene/andata male” perché sono gli psicoterapeuti stessi che sostengono spesso che le psicoterapie permettono di far qualcosa: beh se qualcuno si mette a fare affermazioni del genere, sarà pur lecito andare poi a controllare cosa sta dicendo, se quel che afferma ha davvero senso e poi se quel che dice è vero o abbastanza verosimile? O no?
Hai mai visto qualcuno sottoporre al vaglio di una qualche sperimentazione un film di Fellini? Questo non accade semplicemente perché i cineasti non sostengono che guardare un film serva per far qualcosa di specifico.
Nel momento in cui si inizia ad affermare che quel che si fa serve per far questo e quest’altro si è implicitamente affermato che quel che si fa rappresenta una tecnica, perciò bisogna pur decidersi, se non si desidera essere sottoposti al vaglio di questo tipo di ispezioni, basta non affermare nulla riguardo ad una presunta efficacia nel raggiungere qualcosa o nel raggiungere un qualche stato specifico che è causato proprio da un certo tipo di intervento.
Da un lato si afferma che a causare qualcosa è stato proprio un certo tipo di intervento, dall'altro poi quando qualcuno vuol cercare di sottoporre ad una qualche forma di verifica tutto questo, se la verifica ha un'esito positivo va tutto bene ma nel caso in cui la verifica abbia un esito negativo ci si appella alla complessità, all'impossibilità di verificare le cose, al fatto che in realtà le variabili in gioco non si sa mai quali siano, ma il terapeuta come diavolo ha fatto a verificare quel che afferma nei casi specifici che ha trattato? :mumble:
Mi sembra che questo tipo di discorsi si ripetono sempre uguali, ma chi afferma qualcosa dovrebbe assumersi la responsabilità di quel che afferma. Se lui stesso non sa quali sono le variabili in gioco in fin dei conti non ne sa nulla lui stesso riguardo alla presunta efficacia di quel che fa, quindi sarebbe meglio che dicesse "Non so quel che faccio ed a cosa serve" piuttosto che tirar fuori dati ed affermazioni a iosa. Se lo psicoterapeuta stesso non sa cosa bisognerebbe in linea di principio osservare per dire che un paziente si trova in un certo stato, lui stesso come ha fatto alla fine a stabilire che il paziente è cambiato in un certo modo grazie ad un certo tipo di intervento?
Saluti
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Originalmente inviato da
Char_Lie
Lalangue secondo me il campo si restringe a “andata bene/andata male” perché sono gli psicoterapeuti stessi che sostengono spesso che le psicoterapie permettono di far qualcosa: beh se qualcuno si mette a fare affermazioni del genere, sarà pur lecito andare poi a controllare cosa sta dicendo, se quel che afferma ha davvero senso e poi se quel che dice è vero o abbastanza verosimile? O no?
Hai mai visto qualcuno sottoporre al vaglio di una qualche sperimentazione un film di Fellini? Questo non accade semplicemente perché i cineasti non sostengono che guardare un film serva per far qualcosa di specifico.
Nel momento in cui si inizia ad affermare che quel che si fa serve per far questo e quest’altro si è implicitamente affermato che quel che si fa rappresenta una tecnica, perciò bisogna pur decidersi, se non si desidera essere sottoposti al vaglio di questo tipo di ispezioni, basta non affermare nulla riguardo ad una presunta efficacia nel raggiungere qualcosa o nel raggiungere un qualche stato specifico che è causato proprio da un certo tipo di intervento.
Da un lato si afferma che a causare qualcosa è stato proprio un certo tipo di intervento, dall'altro poi quando qualcuno vuol cercare di sottoporre ad una qualche forma di verifica tutto questo, se la verifica ha un'esito positivo va tutto bene ma nel caso in cui la verifica abbia un esito negativo ci si appella alla complessità, all'impossibilità di verificare le cose, al fatto che in realtà le variabili in gioco non si sa mai quali siano, ma il terapeuta come diavolo ha fatto a verificare quel che afferma nei casi specifici che ha trattato? :mumble:
Mi sembra che questo tipo di discorsi si ripetono sempre uguali, ma chi afferma qualcosa dovrebbe assumersi la responsabilità di quel che afferma. Se lui stesso non sa quali sono le variabili in gioco in fin dei conti non ne sa nulla lui stesso riguardo alla presunta efficacia di quel che fa, quindi sarebbe meglio che dicesse "Non so quel che faccio ed a cosa serve" piuttosto che tirar fuori dati ed affermazioni a iosa. Se lo psicoterapeuta stesso non sa cosa bisognerebbe in linea di principio osservare per dire che un paziente si trova in un certo stato, lui stesso come ha fatto alla fine a stabilire che il paziente è cambiato in un certo modo grazie ad un certo tipo di intervento?
Saluti
Concordo con il tuo pensiero, per certi versi alquanto Popperiano!:ez:
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Lalangue secondo me il campo si restringe a “andata bene/andata male” perché sono gli psicoterapeuti stessi che sostengono spesso che le psicoterapie permettono di far qualcosa: beh se qualcuno si mette a fare affermazioni del genere, sarà pur lecito andare poi a controllare cosa sta dicendo, se quel che afferma ha davvero senso e poi se quel che dice è vero o abbastanza verosimile? O no?
Hai mai visto qualcuno sottoporre al vaglio di una qualche sperimentazione un film di Fellini? Questo non accade semplicemente perché i cineasti non sostengono che guardare un film serva per far qualcosa di specifico.
Nel momento in cui si inizia ad affermare che quel che si fa serve per far questo e quest’altro si è implicitamente affermato che quel che si fa rappresenta una tecnica, perciò bisogna pur decidersi, se non si desidera essere sottoposti al vaglio di questo tipo di ispezioni, basta non affermare nulla riguardo ad una presunta efficacia nel raggiungere qualcosa o nel raggiungere un qualche stato specifico che è causato proprio da un certo tipo di intervento.
Da un lato si afferma che a causare qualcosa è stato proprio un certo tipo di intervento, dall'altro poi quando qualcuno vuol cercare di sottoporre ad una qualche forma di verifica tutto questo, se la verifica ha un'esito positivo va tutto bene ma nel caso in cui la verifica abbia un esito negativo ci si appella alla complessità, all'impossibilità di verificare le cose, al fatto che in realtà le variabili in gioco non si sa mai quali siano, ma il terapeuta come diavolo ha fatto a verificare quel che afferma nei casi specifici che ha trattato? :mumble:
Mi sembra che questo tipo di discorsi si ripetono sempre uguali, ma chi afferma qualcosa dovrebbe assumersi la responsabilità di quel che afferma. Se lui stesso non sa quali sono le variabili in gioco in fin dei conti non ne sa nulla lui stesso riguardo alla presunta efficacia di quel che fa, quindi sarebbe meglio che dicesse "Non so quel che faccio ed a cosa serve" piuttosto che tirar fuori dati ed affermazioni a iosa. Se lo psicoterapeuta stesso non sa cosa bisognerebbe in linea di principio osservare per dire che un paziente si trova in un certo stato, lui stesso come ha fatto alla fine a stabilire che il paziente è cambiato in un certo modo grazie ad un certo tipo di intervento?
L'analisi porta con sé, oltre agli effetti terapeutici, anche un guadagno epistemico (di sapere), per cui sarà il paziente a poter dire come è cambiato e perchè, e questo non ha molto a che fare con quello che i ricercatori cercano e misurano in termini di efficacia dell'intervento.
Saluti,
ikaro
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Riferimento: Psicoterapia in pratica
Tuttavia i film di Fellini vengono passati al vaglio del pubblico, della critica e del mercato più in generale.
La psicoanalisi asserisce che la formazione del sintomo sostiene un gioco libidico che fissa l'energia psichica del soggetto/paziente a determinate rappresentazioni. L'interpretazione servirebbe per svincolare questo nodo e le costruzioni andrebbero nella direzione di fornire al paziente delle rappresentazioni un po' più plastiche della faccenda, così da poter utilizzare/legare la propria libido in maniera più "creativa". Inoltre l'energia così svincolata potrebbe creare dei surplus, non essendo più completamente assorbita dal sintomo. Da ciò l'importanza della sublimazione, cioè della capacità di allargare i reseaux rappresentativi/associativi fino ad ottenere quello che si chiama desessualizzazione.
Cosa ve ne frega?
Se sono veri i postulati della psicoanalisi, almeno per quanto riguarda i pazienti nevrotici, allora, dopo un trattamento sufficientemente lungo, sarà evidente una migliore capacità del paziente di rappresentare il trauma, se stesso e tutto il racconto di quanto accaduto a questi due elementi; sarà inoltre in grado di dare rappresentazioni differenziate della propria soggettività (a dire: "non sono solo il sintomo, non sono solo la mia fobia, ma sono anche... contemporaneamente"); in ultimo, avrà allargato i suoi interessi e le sue capacità di creare qualcosa, sia pure a livello di fantasia.
Queste cose, in teoria, migliorano la soddisfazione per la propria vita. Tuttavia non dobbiamo cadere nella distorsione buonistica che "un giorno la vita diventerà bella e facile": la psicoanalisi non cura le difficoltà della vita, ma restituisce al paziente la possibilità di affrontarle direttamente, con una più vasta gamma di soluzioni/chiavi di lettura.
Secondo me alcune di queste cose sono misurabili.
P.S.: di nuovo, visto che mentre postavo è apparso l'intervento di Ikaro, andatevi a vedere cos'è il "divertente" (solo ora, non prima) procedimento della passe lacaniana.
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Originalmente inviato da
lalangue
Tuttavia i film di Fellini vengono passati al vaglio del pubblico, della critica e del mercato più in generale.
La psicoanalisi asserisce che la formazione del sintomo sostiene un gioco libidico che fissa l'energia psichica del soggetto/paziente a determinate rappresentazioni. L'interpretazione servirebbe per svincolare questo nodo e le costruzioni andrebbero nella direzione di fornire al paziente delle rappresentazioni un po' più plastiche della faccenda, così da poter utilizzare/legare la propria libido in maniera più "creativa". Inoltre l'energia così svincolata potrebbe creare dei surplus, non essendo più completamente assorbita dal sintomo. Da ciò l'importanza della sublimazione, cioè della capacità di allargare i reseaux rappresentativi/associativi fino ad ottenere quello che si chiama desessualizzazione.
Cosa ve ne frega?
Se sono veri i postulati della psicoanalisi, almeno per quanto riguarda i pazienti nevrotici, allora, dopo un trattamento sufficientemente lungo, sarà evidente una migliore capacità del paziente di rappresentare il trauma, se stesso e tutto il racconto di quanto accaduto a questi due elementi; sarà inoltre in grado di dare rappresentazioni differenziate della propria soggettività (a dire: "non sono solo il sintomo, non sono solo la mia fobia, ma sono anche... contemporaneamente"); in ultimo, avrà allargato i suoi interessi e le sue capacità di creare qualcosa, sia pure a livello di fantasia.
Queste cose, in teoria, migliorano la soddisfazione per la propria vita. Tuttavia non dobbiamo cadere nella distorsione buonistica che "un giorno la vita diventerà bella e facile": la psicoanalisi non cura le difficoltà della vita, ma restituisce al paziente la possibilità di affrontarle direttamente, con una più vasta gamma di soluzioni/chiavi di lettura.
Secondo me alcune di queste cose sono misurabili.
Come, secondo te, in chiave psicoanalitica?
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Originalmente inviato da
lalangue
L'insieme Universo, per quanto mi riguarda, è lo psichismo del paziente. Si possono presentare delle costanti, delle invarianze, degli schemi, degli archétipi, ma le formalizzazioni appaiono sempre come delle riduzioni da ravvivare con la presenza feconda del clinico (penso a Bion, a Lacan e alle loro "matematizzazioni" dei momenti analitici o delle funzioni analitiche). Freud, non a caso, faceva un largo uso dei miti, come pattern fondamentali. Dei pattern, tuttavia, da incrociare con la singola storia (e la singolare dotazione pulsionale) di ciascun paziente.
Ottimo...d'altro canto, struttura e funzione, invarianza e contingenza, pre-storia e storia...siamo sempre lì, nel ''mezzo'', nel ''fra'' del paziente, nel suo snodo personale...ecco perchè l'ascolto analitico è sempre qualcosa di diverso, di eccedente rispetto alle regole del sociale (discorso medico, terapeutico ecc)...perchè si pone ad un crocevia...e pone il paziente stesso di fronte alla responsabilità della propria questione, di fronte alla propria ''soluzione'', di fronte al suo personalissimo bivio: alla fine c'è sempre qualche scelta da fare, un atto al di là della coazione, qualcosa di letteralmente delinquenziale e quindi di più o meno libero...qui è anche il ''nuovo'', l'assolutamente nuovo partorito da quel particolare snodo presso cui il paziente si era attestato...
Saluti,
Luigi
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Riferimento: Psicoterapia in pratica
In chiave psicoanalitica si ottiene una maggiore capacità associativa del paziente e una rappresentazione di sé più ampia, per quanto magari anche frammentata (l'illusione di UNA soggettività crolla, senza più spaventare). Inoltre c'è una maggiore produttività e una minore tensione ad affrontare il "nuovo".
Da un punto di vista un po' più lontano (da un vertice osservativo differente) si può osservare la nascita di nuovi interessi, di nuove capacità, della voglia di sperimentarsi e di confrontarsi con situazioni in cui il sintomo non la fa più da padrone (o da comoda Carta d'Identità).
Da "sono una persona che ha problemi in quel campo" a "è una prova difficile, ma se provo ad affrontarla in questa maniera ce la posso fare" (con una vera mentalizzazione del conflitto, funzionale a modificare la realtà esterna, che va a sostituirsi alla comoda ed autoreferenziale gestione sintomatica, tutta intrapsichica).
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Originalmente inviato da lalangue
Queste cose, in teoria, migliorano la soddisfazione per la propria vita.
Diciamo che la psicoanalisi serve per modificare certi aspetti, ora riguardo a cosa dia soddisfazione o più soddisfazione... Come lo si fa a stabilire in generale? :mumble:
Non pensi che questo possa variare?
Se una persona ritiene soddisfacenti questo tipo di cambiamenti, preferirà accedere a questo tipo di cambiamenti che ritiene migliori ora. Io pesonalmente non credo in teorie generali del benessere ossia che ci sia realmente accordo riguardo a cosa sia un'esistenza soddisfacente e quale gerarchia usare per stabilire quale sia un'esistenza più soddisfacente in generale. Quell'"in teoria, migliorano la soddisfazione per la propria vita" ad esempio non ho capito se fa parte della teoria psicoanalitica stessa o di una tua opinione personale.
Se la psicoanalisi al livello teorico contiene giudizi riguardo a cosa sia un'esistenza migliore o peggiore, rappresenta un punto di vista etico (un punto di attacco) e non più una tecnica per far qualcosa.
Saluti
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Riferimento: Psicoterapia in pratica
Sì, comunque è anche vero che le "cure" psicologiche spesso hanno dei risultati disastrosi o nulli.
Leggete le cronache, la maggior parte delle persone che hanno sterminato famiglie e fidanzate, erano in cura dai servizi pubblici.
E tutte le volte c'è qualcuno che dichiara che era imprevedibile, che il paziente era migliorato, che negli ultimi tempi era normale, ecc.
Come mai?
Vorrà dire qualcosa?
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Originalmente inviato da
complicata
Sì, comunque è anche vero che le "cure" psicologiche spesso hanno dei risultati disastrosi o nulli.
Leggete le cronache, la maggior parte delle persone che hanno sterminato famiglie e fidanzate, erano in cura dai servizi pubblici.
E tutte le volte c'è qualcuno che dichiara che era imprevedibile, che il paziente era migliorato, che negli ultimi tempi era normale, ecc.
Come mai?
Vorrà dire qualcosa?
bisognerebbe vedere caso per caso! tendenzialmente mi verrebbe da pensare che fossero solmente sotto trattamento farmacologico, con supporto psicologico. Senza una vera psicoterapia strutturata correttamente!
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Originalmente inviato da
complicata
Sì, comunque è anche vero che le "cure" psicologiche spesso hanno dei risultati disastrosi o nulli.
Leggete le cronache, la maggior parte delle persone che hanno sterminato famiglie e fidanzate, erano in cura dai servizi pubblici.
E tutte le volte c'è qualcuno che dichiara che era imprevedibile, che il paziente era migliorato, che negli ultimi tempi era normale, ecc.
Come mai?
Vorrà dire qualcosa?
Non è che hanno esiti disastrosi o nulli, piuttosto non sapiamo cosa hanno fatto nelle loro terapie nè tanto meno possiamo sapere che correlazione possa mai esservi tra atti criminali e trattamenti psichiatrici/psicoterapeutici. Converrai che si allargherebbe troppo l'azione di mille variabili.
Poi, perchè pensi che chi commette un omicidio o una strage sia passato da uno psichiatra o affini...? Lo dicono forse i giornali? ahiahiahiahiahiahi.....:asd:
E non trascurare il fatto che qui si concettualizza parecchio, in questo forum, poi ciò che avviene in clinica è decisamente un'altra storia psicoterapeutica...
ciaz.
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Riferimento: Psicoterapia in pratica
Non può darsi invece che ci sia una sottovalutazione delle reazioni di un individuo, da parte di chi lo ha in cura?
Faccio le chiacchiere da bar, d'accordo, ma uno psichiatra secondo voi ci può prevenire se decidessimo sul momento?
Esistono i raptus, no?
Anche una persona sanissima perde la testa in un secondo.
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Citazione:
Originalmente inviato da
complicata
Sì, comunque è anche vero che le "cure" psicologiche spesso hanno dei risultati disastrosi o nulli.
Leggete le cronache, la maggior parte delle persone che hanno sterminato famiglie e fidanzate, erano in cura dai servizi pubblici.
E tutte le volte c'è qualcuno che dichiara che era imprevedibile, che il paziente era migliorato, che negli ultimi tempi era normale, ecc.
Come mai?
Vorrà dire qualcosa?
Ce ne sono altrettante che non sono in cura, se non di più: ocio! :rolleyes:
Probabilmente erano in cura per la loro instabilità, e altrettanto probabilmente, per degli errori nella gestione, per delle ricadute dovute a fattori interni o esterni, o, semplicemente, per un atto volontario del paziente, le cose hanno preso una brutta piega. Se non fossero stati in cura... cioè, secondo te sarebbe stato meglio che non fossero stati in cura? O preferisci una cura più purificante?
Citazione:
Originalmente inviato da
neuromancer
Non è che hanno esiti disastrosi o nulli, piuttosto non sapiamo cosa hanno fatto nelle loro terapie nè tanto meno possiamo sapere che correlazione possa mai esservi tra atti criminali e trattamenti psichiatrici/psicoterapeutici. Converrai che si allargherebbe troppo l'azione di mille variabili.
Poi, perchè pensi che chi commette un omicidio o una strage sia passato da uno psichiatra o affini...? Lo dicono forse i giornali? ahiahiahiahiahiahi.....:asd:
E non trascurare il fatto che qui si concettualizza parecchio, in questo forum, poi ciò che avviene in clinica è decisamente un'altra storia psicoterapeutica...
ciaz.
Sì, si concettualizza parecchio. Spesso la cura, per continuare ad utilizzare questo lessico, è composta dalla costruzione meticolosa di una rete di sostegno che possa arginare il paziente e contenerlo nel migliore dei modi (soprattutto quando la sua patologia è parecchio grave). Ovviamente i Servizi non sono onnipotenti, e, per inciso, non sono nemmeno ricchi: gli strumenti che mettono in campo sono spesso insufficienti a sostenere tutto quanto.
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Originalmente inviato da
Char_Lie
Diciamo che la psicoanalisi serve per modificare certi aspetti, ora riguardo a cosa dia soddisfazione o più soddisfazione... Come lo si fa a stabilire in generale? :mumble:
Non pensi che questo possa variare?
Se una persona ritiene soddisfacenti questo tipo di cambiamenti, preferirà accedere a questo tipo di cambiamenti che ritiene migliori ora. Io pesonalmente non credo in teorie generali del benessere ossia che ci sia realmente accordo riguardo a cosa sia un'esistenza soddisfacente e quale gerarchia usare per stabilire quale sia un'esistenza più soddisfacente in generale. Quell'"in teoria, migliorano la soddisfazione per la propria vita" ad esempio non ho capito se fa parte della teoria psicoanalitica stessa o di una tua opinione personale.
Se la psicoanalisi al livello teorico contiene giudizi riguardo a cosa sia un'esistenza migliore o peggiore, rappresenta un punto di vista etico (un punto di attacco) e non più una tecnica per far qualcosa.
Saluti
Diciamo che Freud aveva dato la sua opinione in questo modo, circa: "riesce a lavorare? Fa l'amore? Allora è OK".
Come indicatori non sono affatto male, ma forse alcune persone possono avere anche altri desideri (o sublimare in altre maniere).
P.S.: quell'"in teoria" è più un "nella mia teoria", o meglio nella mia statistica personale. Ovviamente ci sono sempre delle eccezioni, ma sono da passare al vaglio di un'analisi approfondita ;)
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Riferimento: Psicoterapia in pratica
Citazione:
Originalmente inviato da
complicata
Non può darsi invece che ci sia una sottovalutazione delle reazioni di un individuo, da parte di chi lo ha in cura?
Faccio le chiacchiere da bar, d'accordo, ma uno psichiatra secondo voi ci può prevenire se decidessimo sul momento?
Esistono i raptus, no?
Anche una persona sanissima perde la testa in un secondo.
No sottovalutazione, non credo, anzi. Ma certo è che lo psicoterapeuta non può diventare un detective o un poliziotto, nè tanto meno può farsi carico di paranoie o previsioni paranoiche (lo fa già abbastanza in studio seduto su una scomoda sedia del CSM...).
Sugli aspetti appunto da raptus (giornalistico, fai attenzione), per definizione non puoi far nulla. Vengono e li subisci. Il punto è che magari il tessuto sociale che aveva intorno era piuttosto sordo a certe richieste. Ma insomma è un discorso troppo lungo e che trasformerebbe la discussione in una complicata analisi sociologica e dintorni. Da starci lontani in questo tipo di speculazioni.
Lo psicologo è un professionista che opera sul mercato, non un missionario/scienziato.
ciaz.
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Riferimento: Psicoterapia in pratica
Per rispondere in maniera più approfondita a Char_lie, la psicoanalisi ha svariati punti di vista etici, a seconda dell'orientamento (postfreudiani, postkleiniani, lacaniani e -ani di varia fattura).
Quello in cui mi sento più a mio agio è quello della responsabilità: il paziente deve arrivare a farsi carico del proprio desiderio inconscio. Il mio modo di vedere la relazione analitica è quello del rispetto del desiderio inconscio e di una sua esplorazione senza giudizi di sorta. Alla fine del trattamento il paziente sarà in grado di decidere se, come e in che misura farsi carico del suo desiderio inconscio, ovvero della parte di sé che è sempre un po' "fuori fase".
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Riferimento: Psicoterapia in pratica
Esistono filoni di ricerca sull'efficacia della psicoanalisi che tengono conto della soggettività del paziente, valutando i risultati attraverso interviste all'ex paziente e all'analista con vari follow up. Nessuno meglio di un paziente può dirci se ha ottenuto benefici o meno (ed è interessante confrontare le sue impressioni con quelle dell'analista).
Ovviamente i pazienti in questione non sono scelti accuratamente cercando rarissimi individui con un singolo disturbo da DSM, ma sono generici pazienti la cui specificità non è assimilabile a nessuna etichetta.
Queste ricerche dimostrano che una buona frequenza (2 o 3 sedute) sia più predittiva del "successo" rispetto alla durata complessiva della terapia.
Credo che una ricerca qualitativa di questo tipo non confligga con la natura della psicoanalisi, come invece sostengono inspiegabilmente alcuni anziani analisti come Green, per i quali immagino sia preferibile l'eclisse della psicoanalisi piuttosto che qualunque pericolosa innovazione.
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Riferimento: Psicoterapia in pratica
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Originalmente inviato da
marco_84
Esistono filoni di ricerca sull'efficacia della psicoanalisi che tengono conto della soggettività del paziente, valutando i risultati attraverso interviste all'ex paziente e all'analista con vari follow up. Nessuno meglio di un paziente può dirci se ha ottenuto benefici o meno (ed è interessante confrontare le sue impressioni con quelle dell'analista).
Ovviamente i pazienti in questione non sono scelti accuratamente cercando rarissimi individui con un singolo disturbo da DSM, ma sono generici pazienti la cui specificità non è assimilabile a nessuna etichetta.
Queste ricerche dimostrano che una buona frequenza (2 o 3 sedute) sia più predittiva del "successo" rispetto alla durata complessiva della terapia.
Credo che una ricerca qualitativa di questo tipo non confligga con la natura della psicoanalisi, come invece sostengono inspiegabilmente alcuni anziani analisti come Green, per i quali immagino sia preferibile l'eclisse della psicoanalisi piuttosto che qualunque pericolosa innovazione.
Temo che sia azzardato parlare di innovazione qualora si adotti un approccio "qualitativo! (che sarebbe una intervista autoreferenziale su pazienti che presumibilmente non posssono che essere leggermente influenzati dal loro personale investimento in risorse sia emotive che economiche). Prima di Galileo, la maggiorparte delle ricerche era in formato qualitativo. Cioè fuori da ogni controllo sperimentale.
ciaz.