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Riferimento: Lo psicologo (non psicoterapeuta) e la CONSULENZA PSICOLOGICA
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gieko
Personalmente constato che il numero di psicologi/psicoterapeuti che fa un percorso terapeutico o un'analisi personale è scarso. Mettersi in gioco profondamente non è più così comune, tanto è vero che questa indicazione pratica non è stata fornita a chi ha indicato il thread.
O magari potrebbe essere scarso il numero di psicologi che si aprono così "profondamente" con dei colleghi da comunicarlo...
Il tipo di indicazioni richieste da chi ha aperto il thread era diverso. Sull'eventuale esigenza di fare una scelta così particolare, tendo a pensare che ogni collega arrivi a riflettere già da solo.
Comunque ti ringrazio per aver chiarito questo punto.
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gieko
E perchè, la psicoanalisi sarebbe lontano dai dati? Forse è molto più vicina a certi dati che non altri orientamenti.
Nasce per il bisogno di avvicinarsi a certi dati (per lo meno, per come apparivano questi "dati" al pensiero scientifico un centinaio di anni fa) ma è molto discutibile che riesca nel suo intento...
Non è però mia intenzione "sferrare attacchi" alla psicoanalisi (lo fanno già in troppi). Esprimo un parere "transitorio" (anche se forse non ti sembra tale), e il mio pensiero resta piuttosto aperto, al riguardo. Se avrò motivo di cambiare opinione in merito, lo farò con piacere.
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Originalmente inviato da
gieko
Se non ammetti la centralità dei processi inconsci (e, se intendiamo in senso comune il termine, equivalente al livello procedurale, siete ormai in pochi...) allora lascia perdere e dedicati ad altro. Trovo più chiara la posizione di un comportamentista vecchio stampo che sostiene di non volerne sapere nulla, sfidando lo stato dell'arte della psicoterapia contemporanea, che non il tenere questo atteggiamento ambiguo.
Lasciar perdere cosa, questo discorso? E' come se ti dicessi "se non sei d'accordo con me è inutile che mi rispondi", il che potrebbe essere piuttosto indicativo rispetto ad un certo atteggiamento di fondo.
Comunque, tra qualche giorno vado in vacanza, e starò via fino a metà settembre, quindi sarai accontentato. Spero che intanto qualcun altro porti contributi interessanti al thread, possibilmente non OT come stiamo facendo noi da circa 2 pagine...
E si, il termine "inconscio" lo uso con accezione "descrittiva" (stati, gradi e momenti diversi di consapevolezza), oppure "procedurale" (processi elaborativi o mnemonici impliciti). Non ho mai riscontrato definizioni abbastanza vicini ai dati, quando si parla di "inconscio dinamico" (e, a dire il vero, non rilevo una reale esigenza di aggiungere quest'ulteriore costrutto).
Non so se siamo davvero rimasti in "pochi" ad agire così, ma anche se fosse (consentimi la battuta!), allora direi "meglio pochi ma buoni"!
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gieko
Quanto alla fumosità, credo che sia derivata dal non avere fatto esperienza della psicoanalisi, orientamento in cui è centrale un livello organizzativo del soggetto che ha a che vedere con il "sentire" più che con il "raccontare".
A volte può dipendere da mancanza di esperienza diretta... a volte no.
In ogni caso, nel dibattito scientifico, è necessario descrivere con un linguaggio comune anche ciò che attiene al livello del "sentire", altrimenti la comunicazione e il confronto divengono impossibili.
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gieko
Ancora non ho capito affidabile rispetto a che cosa... Forse rispetto alle insicurezze della teoria e del metodo, oltre che personali? Eppure dovresti sapere che la ripetitività è caratteristica del laboratorio che riduce necessariamente. Qualcuno ha scritto: "Il laboratorio è il luogo dove si creano queste messe in scena artificiali. Ma le risposte che crea non sono quelle che gli uomini cercano da sempre: sono in primo luogo e soprattutto le risposte alle domande che il laboratorio è capace di porre, quelle che corrispondono alle messe in scena che è capace di produrre" (Stengers, 1998).
Non parlavo, infatti, di un approccio da laboratorio, che pur ritengo utile in certi casi.
Per "affidabili" mi riferisco sempre a costrutti e metodi più vicini ai dati, che non creino, insomma, incertezze inutili, oltre a quelle già inevitabili.
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gieko
Senza abbanonarsi alla "fumosità" dell'irripetibile relazione con un altro soggetto, si rischia di essere autoreferenziali, di dimostrare ciò che - più o meno esplicitamente - si vuole dimostrare.
No beh, non è l'irripetibilità della relazione ad essere fumosa, semmai il modo in cui si guarda e si pensa ad essa...
E' curioso, comunque, il fatto che una delle più frequenti accuse mosse alla psicoanalisi sia proprio quella di autoreferenzialità, se poi, a quanto sembra dalle tue parole, uno dei rischi che più si sforza di evitare è proprio questo...
E' curioso ed interessante.
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gieko
In altre parole, l'ascolto del paziente necessita della capacità di tollerare la frustrazione di non capire per lungo tempo (Bion).
Non c'è dubbio che la frustrazione (quella propria e quella altrui) va tollerata. Ciò che va evitato, è il protrarla o il crearne ulteriormente laddove non è necessario.
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gieko
A me è servito a pormi qualche dubbio sul mio approccio. Se a te no, mi spiace.
Mi fa piacere sapere che sia servito a qualcosa. A me ha evocato per lo più echi di precedenti riflessioni, di confronti con posizioni e punti di vista già incontrati in passato. Per questo mi interrogavo (fin dall'inizio) sulla sua utilità.
Anche per il fatto che nessun altro interviene...
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Riferimento: Lo psicologo (non psicoterapeuta) e la CONSULENZA PSICOLOGICA
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Lithium
O magari potrebbe essere scarso il numero di psicologi che si aprono così "profondamente" con dei colleghi da comunicarlo...
Il tipo di indicazioni richieste da chi ha aperto il thread era diverso. Sull'eventuale esigenza di fare una scelta così particolare, tendo a pensare che ogni collega arrivi a riflettere già da solo.
Non mi sembra proprio che sia una questione di riservatezza, suvvia... Basta leggere su questo forum per farsi un'idea del fatto che spesso se si può evitare di "spendere soldi e tempo" nella terapia personale, è meglio. E se proprio è necessario, allora si cerca la soluzione più semplice ed economica.
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Lithium
Nasce per il bisogno di avvicinarsi a certi dati (per lo meno, per come apparivano questi "dati" al pensiero scientifico un centinaio di anni fa) ma è molto discutibile che riesca nel suo intento...
Ma senti senti... Quindi saremmo ancora fermi a Freud. Ma per favore... Quanto al fatto che non sia riuscita negli intenti, mi chiedo da quale punto di vista stia parlando ed in base a quale esperienza o argomento. Se dopo 110 anni la psicoanalisi costituisce ancora un vertice di osservazione scientifica importante su certi fenomeni, tanto da suscitare interesse (in senso positivo o negativo, poco cambia) evidentemente le cose non stanno nello stesso modo.
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Lithium
Lasciar perdere cosa, questo discorso? E' come se ti dicessi "se non sei d'accordo con me è inutile che mi rispondi", il che potrebbe essere piuttosto indicativo rispetto ad un certo atteggiamento di fondo.
No, lasciar perdere tentativi di conciliare un'epistemologia positivista con altro, ovvero occuparsi nella clinica di fenomeni (come la collusione) che non pertengono al dominio epistemico scelto. E' un semplice invito alla coerenza, non ad essere d'accordo con me.
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Lithium
E si, il termine "inconscio" lo uso con accezione "descrittiva" (stati, gradi e momenti diversi di consapevolezza), oppure "procedurale" (processi elaborativi o mnemonici impliciti). Non ho mai riscontrato definizioni abbastanza vicini ai dati, quando si parla di "inconscio dinamico" (e, a dire il vero, non rilevo una reale esigenza di aggiungere quest'ulteriore costrutto).
Non so se siamo davvero rimasti in "pochi" ad agire così, ma anche se fosse (consentimi la battuta!), allora direi "meglio pochi ma buoni"!
Ma allora non usare il termine inconscio, no? E' tutt'altra roba... Ci credo poi che non riscontrerai definizioni vicine ai dati, perchè osserverai dati diversi, data la tua posizione. Nulla di male, se ritieni che non si debba aggiungere altro alle tue esigenze teorico-cliniche significherà che hai un'ottima comprensione dei fenomeni che osservi, almeno dal tuo punto di vista.
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Lithium
A volte può dipendere da mancanza di esperienza diretta... a volte no.
In ogni caso, nel dibattito scientifico, è necessario descrivere con un linguaggio comune anche ciò che attiene al livello del "sentire", altrimenti la comunicazione e il confronto divengono impossibili.
No, se questo significa svilire la pregnanza emotiva. Per questo alcuni autori nell'ambito della psicoanalisi utilizzano linguaggio "allegorico" (penso alla terminologia kleiniana per descrivere la clinica), ed astratto per la teoria e la comunicazione (e penso alle applicazioni della matematica fatte da Lacan e Bion). Confrontarsi significa prima di tutto affrontare ciò che è oscuro.
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Originalmente inviato da
Lithium
Non parlavo, infatti, di un approccio da laboratorio, che pur ritengo utile in certi casi.
Per "affidabili" mi riferisco sempre a costrutti e metodi più vicini ai dati, che non creino, insomma, incertezze inutili, oltre a quelle già inevitabili.
E sei così certa che il modello che descrivi non sia una sorta di laboratorio, dove si cerca di isolare le variabili, come tu stessa hai scritto?
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Originalmente inviato da
Lithium
E' curioso, comunque, il fatto che una delle più frequenti accuse mosse alla psicoanalisi sia proprio quella di autoreferenzialità, se poi, a quanto sembra dalle tue parole, uno dei rischi che più si sforza di evitare è proprio questo...
E' curioso ed interessante.
Chissà che non ti spinga ad aggiornarti un po' sulla psicoanalisi. Così, tanto per sapere...
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Originalmente inviato da
Lithium
Non c'è dubbio che la frustrazione (quella propria e quella altrui) va tollerata. Ciò che va evitato, è il protrarla o il crearne ulteriormente laddove non è necessario.
L'autopoiesi del soggetto si rimette in moto nel vuoto lasciato dall'intervento clinico. La sofferenza è necessaria per il cambiamento, deve essere sentita per poi essere tollerabile.
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Lithium
Mi fa piacere sapere che sia servito a qualcosa. A me ha evocato per lo più echi di precedenti riflessioni, di confronti con posizioni e punti di vista già incontrati in passato. Per questo mi interrogavo (fin dall'inizio) sulla sua utilità.
Eh, magari utilizzi gli stessi occhi di prima per qualcosa che si svolge ora...
Saluti
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Riferimento: Lo psicologo (non psicoterapeuta) e la CONSULENZA PSICOLOGICA
Ho letto con interesse questa discussione (anche se ad un certo punto mi sono un pò persa nel dibattito fra Litium e Gieko...) anche perchè riconosco in chi l'ha iniziata i miei stessi dubbi... Infatti sono laureata da poco, indirizzo clinico e di comunità, prossima (si spera!) all'abilitazione e tanto tanto confusa sulle possibilità di applicare quanto studiato all'università, ma anche sulla reale opportunità di ulteriori corsi di formazione... Mi spiego: ho l'impressione che la maggior parte di noi esca dall'università non con la voglia di lavorare e mettersi in gioco ma spesso con il bisogno di...ritornare a studiare...sia una scuola di psicoterapia o un master o quant'altro! Non mi fraintendete: non penso affatto che non sia opportuno continuare a formarsi dopo la laurea, ma ritengo che sia una cosa utile se fatta a fronte di una reale necessità riscontrata "sul campo" e non a priori tanto per evitare di mettersi in gioco... Mettersi in gioco per me può voler dire anche definire le proprie aree di maggior interesse, reperire materiali bibliografici per approfondirle, informarsi circa le possibili declinazioni lavorative...questo 5 anni di università dovrebbero averci messo in grado di farlo! E se ci può sembrare di no (mi ci metto io per prima) penso che sia un nostro problema...quello di non sentirsi mai abbastanza pronti! Se affrontate così, ulteriori opportunità formative ho paura che non farebbero altro che procrastinare ancora di più il momento in cui cominceremo a sperimentarci nella pratica!
Altra cosa che rilevo è che in questo clima "difattista" e "vittimistico" c'è un forte individualismo...non riscontro di frequente colleghi/e che si associno insieme per confrontarsi e cominciare a muoversi per lavorare...io stessa sto avendo grosse difficoltà in questo senso... Eppure secondo me sarebbe preziosissimo, sia che si tratti di condurre insieme progetti nelle scuole, seminari esperienziali o di confrontarsi in intervisione sullo svolgimento di sedute di consulenze! Questo perchè ritengo che la collaborazione e il confornto con chi è alle prese con i nostri stessi dubbi sia un metodo immediato (gratuito!) e insostiuibile per osservare le capacità altrui e riconoscerle finalmente anche a se stessi....rilevando finalmente anche le aree da implementare con ulteriori letture, formazione e quant'altro!
Non credo poi che la consulenza psicologica possa essere assimilata alla psicoterapia, c'è un sempre crescente numero di persone che manifestano problematiche che non rientrano nella psicopatologia ma che hanno a che fare con il benessere, la qualità della vita, le relazioni e che sempre più spesso si rivolgono a professioni che psicologiche non sono (pensate al counseling filosofico...per dire!!)... Allora mi chiedo, ma noi psicolgi quando spetteremo di fare gli studenti ultraspecializzati e ci sveglieremo?
Forse "buttarsi" e vedere cosa si sa relamente fare paradossalmente può essere un atto di grande responsabilità verso i nostri clienti...non saremo infatti mai psicolgi se non impareremo a gestire l'incertezza in noi e fuori di noi.
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Riferimento: Lo psicologo (non psicoterapeuta) e la CONSULENZA PSICOLOGICA
Sadharma, grazie per il tuo contributo!!
so che ci sono tante persone che la pensano come me e te, è che è più probabile incontrare discorsi che spingono alla ormai indispensabile formazione post-lauream, costosissima (scusate se insisto, ma il problema è anche questo. Cred che chiunque abbia sete di nuove esperienze formative, ma come diavolo ci si mantiene pagando la scuola e destreggiandosi tra tirocinio, supervisioni e lavoretti conciliabili con la scuola?? )
Cambio idea mille volte... però, in certi momenti, prevale la sensazione di potermi sperimentare in consulenze inquadrabili esattamente nella tipologia che hai spiegato tu.
il dubbio è, come si può rendere chiaro alle persone che potrebbero rivolgersi a me (o chi per me) che il servizio offerto è di questo tipo - consulenza psicologica, prpomozione del benessere individuale, sostegno nel ciclo di vita etc. - e non va assolutamente ad intrecciarsi con la psicoterapia, pur trattandosi di un intervento psicologico?
Credo che nemmeno i medici del centro dove potrebbe collocarsi questo servizio lo abbiano capito. Nella loro testa, da quello che ho intuito, c'è l'idea di...."mettiamo un psicologo cosi parla con quelli che hanno un pò d'ansia, attacchi di panico eccetera eccetera".
formalmente, come può essere chiarita la proposta di un intervento psicologico? si scrive nel sito del centro? sui biglietti da visita? Si specificano le aree di sostegno o si resta sul vago ? ( io direi specificare, chiarire, altrimenti si fa come quei counselor poco definiti che si presentano come tutto e niente, no?? )
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Riferimento: Lo psicologo (non psicoterapeuta) e la CONSULENZA PSICOLOGICA
Cara lovingpsico,
se ci rifletti è nella natura delle cose che i medici non sappiano fare la distinzione tra psicologo e psicoterapeutta, nè tra intervento sui cosìdetti "disagi emotivi comuni" o sulle psicopatologie... La dicotomia normale/patologico di stampo medico fa parte integrante degli stereotipi con cui la gente si accosta alla nostra professione...per definizione il cliente dello psicologo è sempre uno che non ne conosce le reali competenze, ma che gli si rivolge per "delegare" un problema come farebbe con qualunque altro professionista (dal meccanico al dentista per intenderci...)...sta allo psicologo stesso chiarire con il cliente (anche i medici dell'ambulatorio sono tuoi "clinenti" se ci pensi) in che cosa consiste il suo intervento.
Per quanto riguarda la comunicazione al pubblico penso che sia appropriato scrivere esattamente quello che hai detto tu: un servizio di consulenza psicologica, poi magari specifichi che è di promozione del benessere, sostegno nel ciclo di vita perchè no! In ogni caso ti arriveranno anche persone convinte di star andando da uno "strizzacervelli", così come altri convinti di star andando dall' "amica del cuore2 e chi più ne ha più ne metta!...tu potrai secondo me esplicitare meglio che condurrai alcuni colloqui di consultazione per definire la problematica che la persona porta, le risorse a disposizione e gli eventuali percorsi disponibili per risolverla compreso l'eventuale invio per un psicoterapia se ce ne fosse la necessità. Guarda che anche fare da "filtro" e inviare non è una cosa affatto banale, tante persone magari senza di questo non arriverebbero affatto a prendere in considerazione l'idea di una psicoterapia.
Spero che si capisca quello che voglio dire...sennò dimmelo che provo a scriverlo meglio..
Ah guarda questo link: Studio Associato di Consulenza Psicologica Nuova Mente (Vicenza) - Pagina Principale secondo me è geniale...e se leggi bene non c'è scritto che facciano psicoterapia! :approved:
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Riferimento: Lo psicologo (non psicoterapeuta) e la CONSULENZA PSICOLOGICA
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Originalmente inviato da
Sadharma
Forse "buttarsi" e vedere cosa si sa relamente fare paradossalmente può essere un atto di grande responsabilità verso i nostri clienti...non saremo infatti mai psicolgi se non impareremo a gestire l'incertezza in noi e fuori di noi.
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Originalmente inviato da
lovingpsico
Cambio idea mille volte... però, in certi momenti, prevale la sensazione di potermi sperimentare in consulenze inquadrabili esattamente nella tipologia che hai spiegato tu.
La questione è delicata: "buttarsi", "sperimentarsi" implica una scelta etica di non poco conto, se si pensa che dall'altra parte c'è una persona che porta una sofferenza. Fare pratica deve tenere conto della delicatezza della situazione di consultazione che state considerando. Non trattare la patologia non significa non essere in stretto contatto con essa. Un'alternativa può essere proprio il "mettersi in gioco" in prima persona, attraverso un percorso terapeutico (o analitico) personale.
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Originalmente inviato da
Sadharma
La dicotomia normale/patologico di stampo medico fa parte integrante degli stereotipi con cui la gente si accosta alla nostra professione...
Non dovrebbe far parte degli stereotipi dello psicologo/psicoterapeuta allora, dal momento che la distinzione tra normalità e patologia è assolutamente arbitraria e che il sintomo assume le forme più diverse perchè ha a che fare con i processi interni del soggetto. Può essere quindi segno di maggiore sofferenza (quindi di più marcata disfunzionalità) la richiesta di sostegno in seguito alla perdita di lavoro, che non una richiesta di terapia legata a sintomatologia depressiva.
Saluti
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Riferimento: Lo psicologo (non psicoterapeuta) e la CONSULENZA PSICOLOGICA
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Originalmente inviato da
Sadharma
Cara lovingpsico,
se ci rifletti è nella natura delle cose che i medici non sappiano fare la distinzione tra psicologo e psicoterapeutta, nè tra intervento sui cosìdetti "disagi emotivi comuni" o sulle psicopatologie... La dicotomia normale/patologico di stampo medico fa parte integrante degli stereotipi con cui la gente si accosta alla nostra professione...per definizione il cliente dello psicologo è sempre uno che non ne conosce le reali competenze, ma che gli si rivolge per "delegare" un problema come farebbe con qualunque altro professionista (dal meccanico al dentista per intenderci...)...sta allo psicologo stesso chiarire con il cliente (anche i medici dell'ambulatorio sono tuoi "clinenti" se ci pensi) in che cosa consiste il suo intervento.
Per quanto riguarda la comunicazione al pubblico penso che sia appropriato scrivere esattamente quello che hai detto tu: un servizio di consulenza psicologica, poi magari specifichi che è di promozione del benessere, sostegno nel ciclo di vita perchè no! In ogni caso ti arriveranno anche persone convinte di star andando da uno "strizzacervelli", così come altri convinti di star andando dall' "amica del cuore2 e chi più ne ha più ne metta!...tu potrai secondo me esplicitare meglio che condurrai alcuni colloqui di consultazione per definire la problematica che la persona porta, le risorse a disposizione e gli eventuali percorsi disponibili per risolverla compreso l'eventuale invio per un psicoterapia se ce ne fosse la necessità. Guarda che anche fare da "filtro" e inviare non è una cosa affatto banale, tante persone magari senza di questo non arriverebbero affatto a prendere in considerazione l'idea di una psicoterapia.
Spero che si capisca quello che voglio dire...sennò dimmelo che provo a scriverlo meglio..
Ah guarda questo link:
Studio Associato di Consulenza Psicologica Nuova Mente (Vicenza) - Pagina Principale secondo me è geniale...e se leggi bene non c'è scritto che facciano psicoterapia! :approved:
Grazie di cuore !! :Ops:
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Riferimento: Lo psicologo (non psicoterapeuta) e la CONSULENZA PSICOLOGICA
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Originalmente inviato da
gieko
Un'alternativa può essere proprio il "mettersi in gioco" in prima persona, attraverso un percorso terapeutico (o analitico) personale.
Saluti
Gieko, il mio problema è sempre quello, accidenti...sarà banale per voi, ma se avessi i soldi per fare un'analisi personale, l'avrei già iniziata da tempo, e ora non avrei alcun dubbio sull'iscrizione alla scuola di psicoterapia!!!!
Ho tentato un percorso nel pubblico, dove però, giuro...mi sono trovata terribilmente male. Un'esperienza pessima, interrotta quasi immediatamente, per l'imbarazzante non professionalità della psicologa cui mi sono rivolta, riscontrata sia nei colloqui, che nella somministrazione dei test (ahime forse nn sapeva neanche cosa significava somministrare un test).
E quindi? E' un problema senza soluzione :mumble:
O meglio, la soluzione c'è, ma non sarebbe quella di fare la psicologa, restando dentro al filo del tuo discorso!
:medito:
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Riferimento: Lo psicologo (non psicoterapeuta) e la CONSULENZA PSICOLOGICA
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Originalmente inviato da
Sadharma
Sadharma, ma secondo te, le psicologhe di questo studio, che qualifica hanno? cioè come possono definirsi "psicologa clinica di comunità" o "psicologa clinica dinamica" ?
Da dove arriva questo titolo? Dall'università?
Io sapevo che usciti dall univ e abilitati, si potessi solo definirsi psicologi. TUtto il resto deriva da eventuale scuola di specialità, correggimi se sbaglio!
Io ad esempio mi sono laureata in bicocca, laurea specialistica "psicologia clinica e neuropsicologia", ma non credo proprio di potermi definire psicologa clinica o neuropsicologa....
p.s. non per mettere dubbi su quel centro eh...è solo per capire! :mumble:
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Riferimento: Lo psicologo (non psicoterapeuta) e la CONSULENZA PSICOLOGICA
ciao!interessante il link dello studio associato!comumnque noi psicologhe abilitate ci possiamo definire a seconda della specializzazione che abbiamo conseguito ad esempio io sono laureata in psicologia clinico dinamica e tale titolo risulta sull attestato di laurea originale quindi posso presentarmi come tale!
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Riferimento: Lo psicologo (non psicoterapeuta) e la CONSULENZA PSICOLOGICA
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Originalmente inviato da
klaudia82
ciao!interessante il link dello studio associato!comumnque noi psicologhe abilitate ci possiamo definire a seconda della specializzazione che abbiamo conseguito ad esempio io sono laureata in psicologia clinico dinamica e tale titolo risulta sull attestato di laurea originale quindi posso presentarmi come tale!
Claudia, davvero?!
Io sapevo che il titolo di psicologo clinico si poteva avere solo con la scuola di specialità in psicologia clinica...accidenti ma quante informazioni discordanti!!!
Cmq se tu mi dici così provo ad informarmi di nuovo! :yahoo:
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Riferimento: Lo psicologo (non psicoterapeuta) e la CONSULENZA PSICOLOGICA
boh guarda allora non so, senti il tuo ordine e la tua università.io diffido un pochetto perchè ognuno ha la sua realtà quindi non posso aggiungere altro!cribbio però sull attestato c'è scitto bello bello DOTT.SSA IN PSICOLOGIA CLINICO-DINAMICA....mah...
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Riferimento: Lo psicologo (non psicoterapeuta) e la CONSULENZA PSICOLOGICA
Mi auguro che per fare il vostro lavoro non guardiate cosa c'è scritto sul vostro diploma..:asd:
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Originalmente inviato da
complicata
Mi auguro che per fare il vostro lavoro non guardiate cosa c'è scritto sul vostro diploma..:asd:
Dato che per fare il nostro lavoro è necessario presentarsi con qualifiche precise e soprattutto nei casi in cui queste qualifiche siano ancora poche...mi pare evidente la necessità di ben sapere come definire il proprio titolo professionale, senza fuoriuscire dai vincoli stabiliti dall'ordine professionale, ma senza nemmeno evitare di proporsi con un titolo più specifico nel momento in cui questo fosse concesso.
Ti pare strano? :asd:
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Riferimento: Lo psicologo (non psicoterapeuta) e la CONSULENZA PSICOLOGICA
Anche sul diploma di laurea in medicina c'è sempre stato scritto "Medico chirurgo":asd:
Comunque se vi serve per accedere...
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Riferimento: Lo psicologo (non psicoterapeuta) e la CONSULENZA PSICOLOGICA
Citazione:
Originalmente inviato da
complicata
Anche sul diploma di laurea in medicina c'è sempre stato scritto "Medico chirurgo":asd:
Comunque se vi serve per accedere...
Bene, grazie per l'aiuto! :asd:
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Di niente, per te questo e altro..:asd:
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Allora, che io sappia un conto è psicologo laureato in psicologia dinamica e clinica ecc.... un conto è psicologo clinico, che io sappia tale titolo è a rigora dato dall'aver conseguito una specializzazione universitaria post lauream in psicologia clinica. Comunque il punto non è questo, il punto è che associarsi per fornire un servizio di consulenza psicologica aperto a tutti e con molta visibilità per i potenziali utenti secondo me è un'ottima iniziativa a fronte dell'attuale domanda sempre più di psicologia e meno di psicoterapia (non vi cito Carli e le ricerche condotte in Toscana che scriverei un pappone ma è interessante leggere "La psicologia e il mercato del lavoro" della FrancoAngeli curato dall'Ordine del Lazio). E ribadisco: secondo me attivare delle intervisioni fra colleghi che fanno consulenze e magari provengono da diverse esperienze formative potrebbe essere una grande gradissima cosa!!
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Riferimento: Lo psicologo (non psicoterapeuta) e la CONSULENZA PSICOLOGICA
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Originalmente inviato da
gieko
Non mi sembra proprio che sia una questione di riservatezza, suvvia... Basta leggere su questo forum per farsi un'idea del fatto che spesso se si può evitare di "spendere soldi e tempo" nella terapia personale, è meglio. E se proprio è necessario, allora si cerca la soluzione più semplice ed economica.
Per quel che ho potuto notare, le remore riguardano per lo più la specializzazione (e i soldi, più che il tempo). La riservatezza in merito a percorsi molto personali (in chi li fa), in assenza di confidenza, è abbastanza plausibile.
Quanto poi a cercare (anche su quel fronte) soluzioni economiche, non vedo il problema, a meno che non si dia per scontato che costo e qualità siano sinonimi.
Citazione:
Originalmente inviato da
gieko
Ma senti senti... Quindi saremmo ancora fermi a Freud. Ma per favore...
E chi avrebbe detto che siete fermi a Freud? Stai facendo tutto da solo...
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Originalmente inviato da
gieko
Quanto al fatto che non sia riuscita negli intenti, mi chiedo da quale punto di vista stia parlando ed in base a quale esperienza o argomento. Se dopo 110 anni la psicoanalisi costituisce ancora un vertice di osservazione scientifica importante su certi fenomeni, tanto da suscitare interesse (in senso positivo o negativo, poco cambia) evidentemente le cose non stanno nello stesso modo.
Per me non c'è nessun problema, ma non è che deve convincermi per forza.
Trovo invece interessante il suo aprirsi al dialogo con altri approcci e altre discipline, che a mio avviso la stanno arricchendo di elementi chiarificatori.
Citazione:
Originalmente inviato da
gieko
(...) lasciar perdere tentativi di conciliare un'epistemologia positivista con altro, ovvero occuparsi nella clinica di fenomeni (come la collusione) che non pertengono al dominio epistemico scelto. E' un semplice invito alla coerenza, non ad essere d'accordo con me.
Probabilmente, ciò che a te appare come coerenza, a me appare come rigidità forzata, con il rischio di costringere i fatti in schemi concettuali per esigenze di congruità teorica. Nessun paradigma epistemologico - e nessun orientamento psicologico, anche quelli a mio avviso più convincenti - mi sembra soddisfacente ed esaustivo in assoluto. Adottare rigidamente un unico punto di vista è limitante.
Per quanto mi riguarda, cerco di integrare ciò che ritengo più valido e interessante, con gli adattamenti del caso; diversamente, farei torto alla mia onestà intellettuale.
Citazione:
Originalmente inviato da
gieko
Ma allora non usare il termine inconscio, no? E' tutt'altra roba... Ci credo poi che non riscontrerai definizioni vicine ai dati, perchè osserverai dati diversi, data la tua posizione. Nulla di male, se ritieni che non si debba aggiungere altro alle tue esigenze teorico-cliniche significherà che hai un'ottima comprensione dei fenomeni che osservi, almeno dal tuo punto di vista.
L'hai usato tu per primo, il termine inconscio.... io ti ho chiarito in che modo potrei usare questo termine, ma di fatto non lo uso - preferendone altri più specifici - se non con colleghi che ne fanno uso, cercando di chiarire le rispettive posizioni se avverto che non ci si intende (come appunto succede tra noi).
Citazione:
Originalmente inviato da
gieko
Per questo alcuni autori nell'ambito della psicoanalisi utilizzano linguaggio "allegorico" (penso alla terminologia kleiniana per descrivere la clinica), ed astratto per la teoria e la comunicazione (e penso alle applicazioni della matematica fatte da Lacan e Bion). Confrontarsi significa prima di tutto affrontare ciò che è oscuro.
Comprendo le vostre preoccupazioni, però in questo modo il problema della comunicazione e del confronto in ambito scientifico si fa di difficile soluzione. Forse effettivamente c'è prima da chiarire meglio "ciò che è oscuro"....
Citazione:
Originalmente inviato da
gieko
E sei così certa che il modello che descrivi non sia una sorta di laboratorio, dove si cerca di isolare le variabili, come tu stessa hai scritto?
L'approccio di "laboratorio" è utile in determinati casi, ma gran parte dei modelli sperimentali, più che "isolare" tutte le variabili, cerca di distinguere gli effetti di determinati fattori. In clinica, questo significa cercare di capire cosa sia legato al nostro intervento (e, in particolare, a quale tipo di intervento), e cosa ad altri fattori.
Citazione:
Originalmente inviato da
gieko
Chissà che non ti spinga ad aggiornarti un po' sulla psicoanalisi. Così, tanto per sapere...
Chissà che, di tanto in tanto, non lo faccia già...
Malgrado il mio scetticismo, la psicoanalisi non ha mai cessato di incuriosirmi.
Citazione:
Originalmente inviato da
gieko
L'autopoiesi del soggetto si rimette in moto nel vuoto lasciato dall'intervento clinico. La sofferenza è necessaria per il cambiamento, deve essere sentita per poi essere tollerabile.
Vero, ma se le persone non avvertono già un certo tipo di sofferenza, difficilmente si rivolgono allo psicologo. Per cui non credo abbia senso, se non forse in determinati casi, contribuire a protrarre quella sofferenza.
Citazione:
Originalmente inviato da
gieko
Eh, magari utilizzi gli stessi occhi di prima per qualcosa che si svolge ora...
O magari, non rilevo in questa sede informazioni diverse da quelle già note...
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Riferimento: Lo psicologo (non psicoterapeuta) e la CONSULENZA PSICOLOGICA
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Originalmente inviato da
Sadharma
Cara lovingpsico,
se ci rifletti è nella natura delle cose che i medici non sappiano fare la distinzione tra psicologo e psicoterapeutta, nè tra intervento sui cosìdetti "disagi emotivi comuni" o sulle psicopatologie...
E c'è di peggio: i medici tendono non di rado a prendere in carico in prima persona il disagio psicologico, assegnando qualche psicofarmaco o dei rimedi "naturali" (magari pensando che al paziente basti un placebo..)
Mi sembra che in Lombardia ci sia persino una direttiva che invita i medici di base a gestire il più possibile da soli queste situazioni, per lo meno finché ritengono di poterlo fare.
Non sto poi a raccontarvi che considerazione hanno alcuni medici degli psicologi; appartengo ad una community online molto interessante dove operano sia medici che psicologi, e vi assicuro che ne ho sentire di tutti i colori (le discussioni però non sono visibili dall'esterno, altrimenti ne linkavo qualcuna..)
Citazione:
Originalmente inviato da
lovingpsico
formalmente, come può essere chiarita la proposta di un intervento psicologico? si scrive nel sito del centro? sui biglietti da visita? Si specificano le aree di sostegno o si resta sul vago ? ( io direi specificare, chiarire, altrimenti si fa come quei counselor poco definiti che si presentano come tutto e niente, no?? )
Se hai in mente delle aree e degli interventi ben definiti, specificarlo sul sito del centro non è una cattiva idea. Se non è possibile, puoi sempre fare delle brochure esplicative, dove spieghi chi sei, che servizi offri, in quali giorni/ore e come contattarti, e se c'è spazio aggiungi anche qualche informazione sulla figura professionale dello psicologo. Completa il tutto con una mappa dello studio e i suoi i recapiti, che possono essere utili se la brochure passa di mano in mano. Le brochure puoi lasciarle in sala d'aspetto, potrebbero servire anche ai pazienti degli altri medici per avere le idee più chiare sulla figura dello psicologo. E chissà che magari non servano anche ai medici stessi...
Altra operazione informativa potrebbe essere quella di stampare una locandina A3, in caratteri belli grandi, dove spiegare in poche righe la differenza fra psicologo, psicoterapeuta, psicoanalista, psichiatra e neurologo. Locandina da appendere sempre in sala d'aspetto. Ovviamente va studiata bene, e accompagnata da una bella grafica per evitare che si perda tra le tante che ci sono già...
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Riferimento: Lo psicologo (non psicoterapeuta) e la CONSULENZA PSICOLOGICA
è vero Sadharma:è proprio utile istituire una associazione di consulenza anzichè di terapia, hanno avuto una buona iniziativa!
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Riferimento: Lo psicologo (non psicoterapeuta) e la CONSULENZA PSICOLOGICA
@ Lithium Sadharma e a tutti voi --> a prescindere dalla scelta che farò, tutte le info che state dando sono preziosissime.
Grazie per i vostri contributi! :-)
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Originalmente inviato da
lovingpsico
E quindi? E' un problema senza soluzione :mumble:
O meglio, la soluzione c'è, ma non sarebbe quella di fare la psicologa, restando dentro al filo del tuo discorso!
Potrebbe essere una soluzione non fare la psicologa per il momento, oppure concentrare i propri sforzi anche in altri campi. Chi ti dice che poi non ti permetta di affrontare successivamente in maniera completamente differente la professione di psicologa?
Saluti
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Riferimento: Lo psicologo (non psicoterapeuta) e la CONSULENZA PSICOLO
gieko ti prego basta continuare a ripetere "il percorso personale"... qui si tratta di consigli concreti. Io sono stata in psicoterapia, ma questo non mi impedisce di avere dei timori su come condurre i primi colloqui (oltretutto di consultazione, quindi in campo diverso) con i primi pazienti.
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Riferimento: Lo psicologo (non psicoterapeuta) e la CONSULENZA PSICOLO
A mio parere il percorso personale è un consiglio molto concreto, altrimenti non ne scriverei. Attenzione poi a sovrapporre i diversi livelli di ansia relativi ad una qualsiasi situazione, specialmente se densa di significati come l'inizio dell'attività clinica.
Saluti
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Riferimento: Lo psicologo (non psicoterapeuta) e la CONSULENZA PSICOLO
mettiamo che sia l'ansia di qualunque persona che stia iniziando a lavorare per la prima volta,come avviene in qualunque campo
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Riferimento: Lo psicologo (non psicoterapeuta) e la CONSULENZA PSICOLO
Pittosto consideriamo che l'ansia è relativa a diversi livelli, tra cui alcuni piuttosto profondi attinenti ai propri nuclei di funzionamento. Non è così "astratto" pensare allora di occuparsene attraverso un lavoro che possa contemplarli, considerarli, trasformarli.
Saluti
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qui ti volevo... al di là della considerazione , permettimi, abbastanza banale sui vari livelli d'ansia posso dirti che pur avendo affrontato e risolto un disturbo d'ansia piuttosto grave, non lanciarmi stile kamikaze sui primi pazienti, venuti anche per la più banale delle consultazioni, mi sembra uno scrupolo quanto meno necessario. ti prevengo, la supervisione che comunque ci sarà, non "farà" il colloquio al posto di chi inizia a fare lo psicologo quindi una certa apprensione (non parliamo di ansia, più contento?) ci sarà e la risposta non può essere "cambia lavoro che è meglio".
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Riferimento: Lo psicologo (non psicoterapeuta) e la CONSULENZA PSICOLO
Perdonami, ma chi ha mai sostenuto che non debba esserci ansia o che se c'è si debba cambiare lavoro. Certo se l'ansia di fronte alla clinica, nonostante terapie e supervisioni, diventa tale da far sentire la necessità di evacuarla con una certa violenza, forse è il caso i porsi qualche domanda e operare qualche considerazione. Almeno si può decidere come proseguire con qualche dato in più perchè potrebbe esserci qualcosa che è stato ignorato. Sarà banale da dire, ma è tutt'altro che banale da affrontare.
Saluti
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Riferimento: Lo psicologo (non psicoterapeuta) e la CONSULENZA PSICOLO
la "violenza" non è dovuta all'inizio del lavoro ma alla tua capacità di non rispondere mai a una domanda (non stiamo facendo terapia ma è un forum di discussione tra colleghi), ma comunque se ti sei sentito urtato mi spiace .
"Potrebbe essere una soluzione non fare la psicologa per il momento, oppure concentrare i propri sforzi anche in altri campi. Chi ti dice che poi non ti permetta di affrontare successivamente in maniera completamente differente la professione di psicologa?" è vero che non dici di cambiare lavoro ma quanto meno di rimandare e non mi sembra corretto.
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p.s. a titolo di esempio, anche prima di fare i primi test uno può avere una certa apprensione
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Originalmente inviato da
ciuciu83
è vero che non dici di cambiare lavoro ma quanto meno di rimandare e non mi sembra corretto.
Ecco, appunto. Ma da quando in qua fornire un personale punto di vista, magari da un'angolatura non pensata non sarebbe corretto? E perchè?
Saluti
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Riferimento: Lo psicologo (non psicoterapeuta) e la CONSULENZA PSICOLO
ti rigiro la domanda come piace a te: prova a riguardare i tuoi post. Sei sicuro che i tuoi "pareri" non assomigliano a domande retoriche?
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Riferimento: Lo psicologo (non psicoterapeuta) e la CONSULENZA PSICOLO
scusa ma la figura dello psicodiagnosta non la consideri?
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Originalmente inviato da
ciuciu83
ti rigiro la domanda come piace a te: prova a riguardare i tuoi post. Sei sicuro che i tuoi "pareri" non assomigliano a domande retoriche?
Il solo fatto che siamo qui a scriverne e discuterne significa che c'è poco di retorico.
Saluti
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Riferimento: Lo psicologo (non psicoterapeuta) e la CONSULENZA PSICOLO
questo vecchio articolo del nostro Grande amministratore Nico, è molto chiaro
http://www.opsonline.it/forum/psicol...uta-32264.html
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Riferimento: Lo psicologo (non psicoterapeuta) e la CONSULENZA PSICOLO
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Originalmente inviato da
lovingpsico
Claudia, davvero?!
Io sapevo che il titolo di psicologo clinico si poteva avere solo con la scuola di specialità in psicologia clinica...accidenti ma quante informazioni discordanti!!!
Cmq se tu mi dici così provo ad informarmi di nuovo! :yahoo:
Nel Ordine degli Psicologi di Emilia Romagna e' specificato. Su biglietto da visita posso scrivere PSICOLOGO o PSICOLOGO (INDIRIZZO CLINICO).
Per chiamarsi PSICOLOGO CLINICO devi finire Master in Psicologia Clinica. In Emilia Romagna e' cosi'.
Sempre consiglio di leggere il Regolamento di ogni regione su PUBBLICITA'.
Ciao
Agata