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Riferimento: Studenti di psicologia, questo è il mercato del lavoro
Comunque, il mercato per certe nicchie, al momento è saturo. E' vero che di clienti ce ne sarebbero a bizzeffe, ma è culturalmente presto in italia per un'utilizzo di massa, stile Usa.
Ciononostante, numeri chiusi piuttosto aperti per il primo anno di facoltà :asd:
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Specifico: so benissimo dopo anni (laureato nel 2001, nel 2011 sono ancora qua a farmi sfruttare da cooperative sociali varie che chiuderei tutte per legge!!! Le odio!!!) di sfruttamento che lavorare da operatori ti "intossica" ma....che alternative hai se non sei ricco di famiglia, magari stai nel frattempo vivendo la tua di vita (affitti, rc auto, spese sanitarie, esigenze pratiche....!) e ti servono almeno 800 euro al mese per campare? Che fai se il cellulare non squilla mai e per mesi e mesi o anni non vedi l'ombra di un cliente, da neo iscritto ad un albo che sembra inutile?? Che fai se le fetide coop sono le prime a sottolineare che "non sei nemmeno specializzato" dunque "cosa pretenderesti di fare? QUesta esaltazione della specializzazione e questa falsa idea secondo la quale senza quel diplomino privato maledetto non siamo nessuno ci ha rovinati. Peccato (e assurdo) che gli ordini abbiano una bella responsabilità!!!
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Dadedidò
Specifico: so benissimo dopo anni (laureato nel 2001, nel 2011 sono ancora qua a farmi sfruttare da cooperative sociali varie che chiuderei tutte per legge!!! Le odio!!!) di sfruttamento che lavorare da operatori ti "intossica" ma....che alternative hai se non sei ricco di famiglia, magari stai nel frattempo vivendo la tua di vita (affitti, rc auto, spese sanitarie, esigenze pratiche....!) e ti servono almeno 800 euro al mese per campare? Che fai se il cellulare non squilla mai e per mesi e mesi o anni non vedi l'ombra di un cliente, da neo iscritto ad un albo che sembra inutile?? Che fai se le fetide coop sono le prime a sottolineare che "non sei nemmeno specializzato" dunque "cosa pretenderesti di fare? QUesta esaltazione della specializzazione e questa falsa idea secondo la quale senza quel diplomino privato maledetto non siamo nessuno ci ha rovinati. Peccato (e assurdo) che gli ordini abbiano una bella responsabilità!!!
non concordo: sono laureato dal 2002 e non sono assolutamente ricco di famiglia, faccio per metà l'educatore(uno stipendio fisso aiuta) e per metà la libera professione. Il lavoro c'è ma bisogna crearlo....trovare spazi..sono un pò stanco di sentire dopo anni ancora questi discorsi su questo forum....sia io che altri abbiamo dato tantissimi consigli su cosa fare...per esempio avete un sito professionale?20 euro all'anno di dominio e il gioco è fatto poi ci voglio notti in bianco e week and per aggiornalo e rendendolo appetibile........e i clienti arrivano perchè chi sta male cerca anche aiuto in internet ovviamente se quello che avete scritto è interessante ed è da stimolo per farvi contattare, ma questo è solo un esempio. Io non voglio alimentare false speranze, anzi.....basta sogni...non c'è il posto fisso e non è portando curriculum che ci si fa il giro......basta lamentarsi, queste cose non funzionano.......si sa che non funzionano. Bisogna essere competenti ed imprenditori....lo so che l'università non prepara all'imprenditoria, ma oramai ci siamo laureati e oltre a scrivere i una lettera alla facoltà per far presente questa mancanza....basta......impieghiamo il tempo nell'inventare invece che a criticare.
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Da parte mia, sono uno studente che ha accettato già di partenza la situazione di altissimo rischio, quasi certezza, di disoccupazione, salvo miracoli o sapersi vendere maledettamente bene.
Dico anche che quando ho visto tutti le colleghe, la mia reazione è stata questa: " Cinicamente, ma realisticamente, qui dovremmo comportarci come delle iene, se fossimo animali."
Perchè ogni collega è un potenziale e concreto avversario in un mercato molto difficile e complesso da gestire.
Ed eravamo una marea, una marea davvero.
E non stavo nemmeno pensando a quelli già laureati, agli spacializzandi e quelli che già erano in cerca di lavoro o l'avevano già, e quale...
La prima grande motivazione, è stata quella di avere almeno una laurea, avendo fallito altri studi, in secondo luogo studiare qualcosa che veramente mi piacesse e ritenessi utile e degno per la vita.
LA MIA, vita.
Quindi, mi preparo psicologicamente , anzi mi sono preparato già da tempo, e continuo a prepararmi non per essere pessimista: ma per essere preparato a cosa NON mi aspetterà fuori, ovvero una fortunaccia sfacciata.
Mi viene da dire anzi, e spero non mi prenderete per polemico : anzi, lo dico con la più sincera empatia e dispiacere per la vostra situazione...
Ma perchè volete continuare questo lavoro in queste condizioni?
MI spiego subito meglio: sapendo che la situazione è cosi tragica, sapendo tutte le difficoltà e avendole provate per prima mano... non è più saggio, dopo essersi dato tot tempo, proprio per quello che si è imparato, a reinventarsi o in modo diverso, come hanno detto sopra all'interno della categoria, o accettare che la situazione era molto diversa da quella sperata, e che sia davvero meglio fare e tentare un altro lavoro.
C'è chi su questa situazione ha costruito una famiglia...è riuscito a trovare un lavoro e riesce a stare a galla, chi bene, chi con forti frustrazioni.
E hanno il mio incondizionato rispetto per esserci riusciti!
Ma ricordiamoci anche il meccanismo di selezione naturale: o ci uniamo e siamo abbastanza forti da cambiare l'ambiente, oppure ci dobbiamo adattare.
Se non ci riusciamo e non vogliamo farlo, allora è veramente colpa nostra.
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N_is_Near
Da parte mia, sono uno studente che ha accettato già di partenza la situazione di altissimo rischio, quasi certezza, di disoccupazione, salvo miracoli o sapersi vendere maledettamente bene.
Dico anche che quando ho visto tutti le colleghe, la mia reazione è stata questa: " Cinicamente, ma realisticamente, qui dovremmo comportarci come delle iene, se fossimo animali."
Perchè ogni collega è un potenziale e concreto avversario in un mercato molto difficile e complesso da gestire.
Ed eravamo una marea, una marea davvero.
E non stavo nemmeno pensando a quelli già laureati, agli spacializzandi e quelli che già erano in cerca di lavoro o l'avevano già, e quale...
La prima grande motivazione, è stata quella di avere almeno una laurea, avendo fallito altri studi, in secondo luogo studiare qualcosa che veramente mi piacesse e ritenessi utile e degno per la vita.
LA MIA, vita.
Quindi, mi preparo psicologicamente , anzi mi sono preparato già da tempo, e continuo a prepararmi non per essere pessimista: ma per essere preparato a cosa NON mi aspetterà fuori, ovvero una fortunaccia sfacciata.
Mi viene da dire anzi, e spero non mi prenderete per polemico : anzi, lo dico con la più sincera empatia e dispiacere per la vostra situazione...
Ma perchè volete continuare questo lavoro in queste condizioni?
MI spiego subito meglio: sapendo che la situazione è cosi tragica, sapendo tutte le difficoltà e avendole provate per prima mano... non è più saggio, dopo essersi dato tot tempo, proprio per quello che si è imparato, a reinventarsi o in modo diverso, come hanno detto sopra all'interno della categoria, o accettare che la situazione era molto diversa da quella sperata, e che sia davvero meglio fare e tentare un altro lavoro.
C'è chi su questa situazione ha costruito una famiglia...è riuscito a trovare un lavoro e riesce a stare a galla, chi bene, chi con forti frustrazioni.
E hanno il mio incondizionato rispetto per esserci riusciti!
Ma ricordiamoci anche il meccanismo di selezione naturale: o ci uniamo e siamo abbastanza forti da cambiare l'ambiente, oppure ci dobbiamo adattare.
Se non ci riusciamo e non vogliamo farlo, allora è veramente colpa nostra.
Perdonami ma il tuo atteggiamento è esattamente quello che ci stà frantumando.
La colleganza è un punto fondamentale (oltre che presnte nel nostro codice deontologico).
I nostri colleghi sono nostri alleati, più collaboriamo e più la professione diventa forte a livello polito e d'immagine con la clientela
Ogni collega è un potenziale collaboratore con cui creare qualcosa di nuovo.
Io sono in due gruppi di psicologi, uno di psicologia clinica e uno di psicologia del lavoro.
Capisco il timore di non trovare lavoro ma non facciamo cavolate. Bisogna guardare a medio e lungo termine non solo a breve.
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Percarità, è più che lecito essere in disaccordo ed esprimerlo chiaramente: l'educazione è intonsa, quindi ne prendo atto e ok.
Ho espresso la mia visione, e mi fa piacere sentire anzi che c'è chi la ritiene troppo cinica.
Pur tuttavia, non credo che manchino "i colleghi" in tutta franchezza...sbaglierò.
Però non capisco quale sarebbe la cavolata che mi adduci: non è che non ho mai fatto amicizie o non ho rispetto e stima di alcuni miei colleghi, o che non mi piacerebbe lavorare anche con loro.
Ho solo riportato una mia sensazione a caldo di anni fa, che non ho del tutto cambiato sinceramente.
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N_is_Near
Percarità, è più che lecito essere in disaccordo ed esprimerlo chiaramente: l'educazione è intonsa, quindi ne prendo atto e ok.
Ho espresso la mia visione, e mi fa piacere sentire anzi che c'è chi la ritiene troppo cinica.
Pur tuttavia, non credo che manchino "i colleghi" in tutta franchezza...sbaglierò.
Però non capisco quale sarebbe la cavolata che mi adduci: non è che non ho mai fatto amicizie o non ho rispetto e stima di alcuni miei colleghi, o che non mi piacerebbe lavorare anche con loro.
Ho solo riportato una mia sensazione a caldo di anni fa, che non ho del tutto cambiato sinceramente.
mi riferisco unicamente a consigliare l'atteggiamento da "iene": estremamente poco produttivo per il professionista e atteggiamento rischioso a livello di segnale professionale che si rischia di dare
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Mi dispiace che ho fatto trasparire un messaggio simile allora: il senso che voleva trasmettere era quello di tenere conto di una certa competitività con cui bisognerà per forza fare i conti, ma , e credo sia palese, non mi sentirei mai di suggerire di "eliminare" , fisicamente o meno, i propri colleghi.
Ma è un dato di fatto che una certa "rivalità" ci sarà comunque: non si può essere assunti tutti insieme, non c'è materialmente il posto per tutti quanti.
E penso che ignorare questo aspetto sia un errore, che se si vuole continuare questa strada sia bene tenerlo a mente...ma non per scoraggiare altri, ma per farsi forti di cosa si troverà nel mondo del lavoro e non venirne schiacciati dalla delusione.
Per il resto, io sono una persona che se fosse un nativo africano, e non potessi emigrare in un altro posto, eviterei con cura di fare prole: per gli stessi identici motivi.
Già starei male io per scarsità di risorse, e riterrei un crimine aumentare le bocche da sfamare in una situazione cosi scarsa.
Oltre a sentirmi in colpa per mettere al mondo creature in una situazione cosi spiacevole.
Ovviamente si può essere daccordo come no, chiarito questo punto se ritieni ancora che sia sbagliato il mio punto di vista, tanto di cappello: viva le diversità e il rispetto, e stima dovuta per chi sa non essere ipocrita ed esprimere appropriatamente il dissenso verso un altra lettura della realtà! :)
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Dadedidò
che alternative hai se non sei ricco di famiglia, magari stai nel frattempo vivendo la tua di vita (affitti, rc auto, spese sanitarie, esigenze pratiche....!) e ti servono almeno 800 euro al mese per campare? Che fai se il cellulare non squilla mai e per mesi e mesi o anni non vedi l'ombra di un cliente, da neo iscritto ad un albo che sembra inutile?? Che fai se le fetide coop sono le prime a sottolineare che "non sei nemmeno specializzato" dunque "cosa pretenderesti di fare? Peccato (e assurdo) che gli ordini abbiano una bella responsabilità!!!
Non so,caro collega, mi sembra che intorno a te, tutti abbiano delle grosse responsabilità per la tua frustrazione e le tue difficoltà lavorative. La famiglia che non è ricca, le cooperative, le specializzazioni, l'albo degli psicologi, l'Ordine di categoria..addirittura i clienti che non chiamano!!
Sono un pò perplessa.
Accetto il tuo sfogo, comprensibile e in parte realistico, ma mi chiedo dove sei tu in tutto questo.
E comunque, se il telefono non squilla, io non starei ad aspettare, ma continuerei a muovermi, magari in modo differente.
Non sono polemica, ma solo sinceramente dispiaciuta per la situazione che riporti.
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N_is_Near
mi sono preparato già da tempo, e continuo a prepararmi non per essere pessimista: ma per essere preparato a cosa NON mi aspetterà fuori, ovvero una fortunaccia sfacciata.
Caro futuro collega, sono davvero colpita dal fatto che qualcuno possa credere che la fortuna c'entri con la possibilità di realizzarsi professionalmente. Mi piacerebbe capire, dal tuo punto di vista, per quale motivo ci vorrebbe una "fortuna sfacciata" nel mondo del lavoro?
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Bisognerebbe vedere e sapere anche nel dettaglio quanti e quali sforzi ha già fatto: solo perchè non li comunica per esteso, non significa che non li abbia fatti.
E se anche fosse, a tutti capita giustamente di essere abbattuti e voler sfogare un affetto negativo: non c'è niente di male.
Onestamente un po di polemica nel tuo tono ce lo vedo io Fiona.
Lo si può leggere anche come dire " ma che ti lamenti, datti da fare, addirittura te la prendi con i clienti ".
Nulla vieta che possa pure essere il tuo pensiero, ma occhio che un po di vetriolo una persona la può leggere eccome.
Non essendo la parte chiamata in causa, il fatto che mi salti all'occhio mi ha colpito e volevo confrontarmi con te su questo, se vorrai rispondermi.
edito.
Fiona, la fortuna non guasta mai: credo che a nessuno spiaccia vincere alla lotteria, o godere di situazioni esterne favorevoli.
Ma non era nemmeno quello il senso: parlavo del fatto che la situazione è appunto complicata, e che pensare di trovare sicuramente e facilmente lavoro è utopistica e irreale, sarebbe quella una fortuna sfacciata.
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N_is_Near
Lo si può leggere anche come dire " ma che ti lamenti, datti da fare, addirittura te la prendi con i clienti ".
Ma è proprio quello che ho scritto. Non volevo intendere altro.
Con il collega Dadedidò avevo già espresso la mia solidarietà qualche post fa (se hai letto tutto il thread), e non credo che se ne avrà a male se lo "pungolo un pò":D.
D'altronde non credo si partecipi ad un forum solo per dire ognuno la sua, senza uno scambio costruttivo. Io credo che il nostro pessimismo di categoria non ci porta da nessuna parte. Ma credo anche che non sia più sufficiente consolarci a vicenda. Il primo cambiamento dobbiamo farlo noi, perchè le cose se cambiano da sè..sì beh, quella sarebbe "fortuna sfacciata"!
E' d'obbligo, soprattutto per chi vuole fare lo psicologo o lo psicoterapeuta, mettersi in discussione ed assumersi la responsabilità della sua felicità o infelicità.
E comunque io porto il mio esempio e quello di altri colleghi, proprio come incoraggiamento, con la speranza di trascinare i colleghi che ancora hanno dubbi e frustrazioni, verso un nuovo modo di approcciarsi al mondo del lavoro.
Ovviamente questo richiede: rischio, frustrazione, impegno, sacrifici, competenza, motivazione ferrea e..vabbè.. dai, ti posso concedere anche un pizzico di fortuna ;) ..anche se forse siamo sempre noi a crearcela ....
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Fiona, ma lo sai che mi ha fatto proprio piacere leggerlo questo tuo post? E tanto anche.
Veramente.
Sono pure io, puoi credermi, un vivace sostenitore della forza della volontà e dell'autorealizzazione, di più: credo veramente che il pensiero positivo ...voglio esagerare? Diciamo che mi sento di dire che "sfiora" quasi il pensiero magico dei bambini, in senso buono: non che porta ad ingannarsi e a illudersi, ma che dia invece la spinta e l'attenzione per afferrare ogni spiraglio possibile.
C'è anche un piccolo off topic temo, ma ci tengo ad esprimerlo per evitare malintesi: noto spesso, e non solo io, per cui ne ho altra conferma, che serpeggia un atteggiamento per cui, se non sei uno psicologoco laureato ed abilitato, non hai diritto nemmeno a pensare e proporre un idea.
E che poi, se non sei psicoterapeuta, non vali granchè nemmeno come psicologo in sè.
Io stò cercando di essere consapevole e onesto delle mie emozioni, e mi rendo conto da qualche tempo quanto questo sia un lavoro a tempo pieno ma estremamente proficuo e indispensabile sotto ogni fattore.
E se sento qualcosa che mi stona, con educazione e il dovuto rispetto per un altra persona, dico che è meglio confrontarla e chiarirsi, mandarsi anche a quel paese se è il caso, ma farlo nell'ottica dello scambio come qualcosa di sempre costruttivo, se fatto bene.
Te lo dico come se fossimo davanti ad un caffè, che ti offro io per primo, quel caro collega da te scritto, mi ha fatto alzare gli occhi al cielo :P
Poi magari potevo anche sbagliarmi, e non ho la presunzione di non sbagliare mai, cosa che alcuni "dottori" invece non avendo risolto dei problemini di autostima si crogiolano in questo atteggiamento.
Ma la libertà di poter esprimere e chiarirsi, e accettare di poter sbagliare e di potersi "scontrare civilmente" con il prossimo, non ha prezzo.
E sono fermamente convinto che queste esperienze costruiscono fondamenta della nostra autostima.
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N_is_Near
Te lo dico come se fossimo davanti ad un caffè, che ti offro io per primo, quel caro collega da te scritto, mi ha fatto alzare gli occhi al cielo :P
Scusa..forse sarà il calo glicemico ore pasti..ma io non ho capito il tuo post.
Cioè, ti ringrazio per l'apprezzamento, ma non non ho capito cosa c'entra tutto il resto: il nonlaureato, lo psicologo nonpsicoterapeuta, i dottori, la presunzione, il caffè, il "caro collega"..
Ti prego, chiarisci un pò meglio cosa vuoi dire! Oggi sono un pò rallentata evidentemente..
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Riferimento: Studenti di psicologia, questo è il mercato del lavoro
Mi spiego meglio: era una specie di riflessione su più temi assieme che evidentemente erano "lampanti" solo per me e per il filone di pensieri che seguivo.
Volevo dire che il fatto che tu abbia detto apertamente che pungolavi l'utente, e la tua spiegazione su come la vedi, l'ho trovata chiara, molto vicina e ispirante da una parte.
Dall'altra ha anche sconfermato un disagio che ho provato e visto da più parti quando si fanno confronti del tipo " ma tu provi questi sentimenti, ma non dovresti, ah ma tu che fai, osi diagnosticarmi qualcosa, a che titolo, ect"
Ovvero una parata in cui nessuno si prende più il coraggio di esprimere i propri pensieri ed emozioni perchè non è "qualificato per farlo", cosa che a mio avviso manda in frantumi qualsiasi tentativo di discutere seriamente e costruttivamente.
Io mi sono sentito punzecchiato a mia volta quando hai usato il "caro collega", per dirne una: e ho avuto paura di ritrovarmi in quella situazione con te.
Il tuo post successivo ha sconfermato completamente quella mia ipotesi, e anzi mi ha restituito il tuo vero pensiero, che già lo apprezzo di mio, ma in quel contesto ha risaltato ancora di più.
Ho voluto esprimerlo apertamente, proprio per spiegare come mai avevo postato chiedendo a te un tentativo di confrontarti sul perchè "pungolavi" l'altro utente.
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N_is_Near
Dall'altra ha anche sconfermato un disagio che ho provato e visto da più parti quando si fanno confronti del tipo " ma tu provi questi sentimenti, ma non dovresti, ah ma tu che fai, osi diagnosticarmi qualcosa, a che titolo, ect"
Ovvero una parata in cui nessuno si prende più il coraggio di esprimere i propri pensieri ed emozioni perchè non è "qualificato per farlo", cosa che a mio avviso manda in frantumi qualsiasi tentativo di discutere seriamente e costruttivamente.
Io mi sono sentito punzecchiato a mia volta quando hai usato il "caro collega", per dirne una: e ho avuto paura di ritrovarmi in quella situazione con te.
Ok. Ci sono. Ora ho capito cosa intendevi.
Mi spiace se sono stata inizialmente fraintesa. Ci mancherebbe che facciamo interventi su un forum a colpi di interpretazioni e diagnosi fastfood!! :D Sai che risate!!
Qui TUTTI abbiamo competenza e risorse per intervenire e portare nuove idee e nuovi stimoli: lo studente fuoricorso come lo psicoterapeuta affermato.
Il "caro collega" usato da me in questa sede, come in altre, sta a sottolineare proprio questo: siamo tutti colleghi e ci DOBBIAMO sostenere. E' detto con tono affettuoso e solidale, ma sta anche a ricordare che siamo tutti nella stessa barca e quindi condividiamo il disagio lavorativo comune, ma possiamo anche prestare ascolto a ciò che un'altro collega, e quindi che è vicino ai nostri problemi, porta come altro pensiero.
Magari l'esperienza di uno ha funzionato nel suo territorio, ma non funziona in quello di un altro, allora chissà che un terzo collega non ci dia un'altra impressione e che diventi la soluzione.
Sebbene gli Ordini sono continuamente messi sotto processo, e a volte a ragione, rappresentano pur sempre il luogo e lo spazio che potremmo sfruttare per accrescere la nostra identità professionale comune. Se consideriamo che 2/3 degli psicologi italiani sono giovani, tutta questa forza di idee e competenza potrebbe, anche un pò di più, impegnarsi attivamente per la categoria e quindi anche nel proprio interesse. Per questo non comprendo il discorso di altri colleghi visti come concorrenti o "iene". Un cittadino medio che non è mai andato dallo psicologo, va per la prima volta da un collega che noi riteniamo concorrente. Magari per inesperienza o incompetenza, fa scappare il cittadino a gambe levate dopo qualche colloquio. Risultato: il cittadino che non ha altre esperienze con gli psicologi, comincerà a pensare che gli psicologi sono incapaci e non servono a niente, e il nostro"concorrente" ha indirettamente danneggiato e noi e tutti gli altri colleghi. (n.b. ho preso ispirazione da un esempio di Stefano Sirri, guru dell'autoimprenditorialità per lo psicologo)
Non sarebbe meglio collaborare tutti per sostenerci e migliorare?
Ok. Mi fermo..sennò finisco O.T.
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E' vero, la cosa migliore sarebbe mettere in piedi una vera coscienza di classe e farsi valere.
Un eccesso di pessimismo potrebbe anche suonare "adattivo", ma se non facciamo niente per coltivare il nostro ambiente...è comunque una perdita.
Hai ragione, avete ragione.
Ci rifletterò di più, questo pensiero mi ha accompagnato per anni ma ora penso che lo metterò più in discussione.
Non importa se poi non si farà concretamente , questa presa di coscienza globale, ma iniziare uno per volta e "fare rumore" è meglio che non pensarci e non farci niente.
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Avevo perso di vista il topic... ma leggendo le ultime evoluzioni ho notato il sorgere di un atteggiamento propositivo generalizzato, anche se inevitabilmente di scontro a volte, e mi piace:approved:
Mi piacerebbe infatti che grazie a questo spazio si comunicassero esperienze positive per stimolare chi usa il pessimismo come alibi, chi non investe più in questo lavoro, per necessità o concretezza, insomma che si facessero esempi da seguire (senza pretendere di farsi "regalare" le strategie vincenti o spazi di lavoro creati faticosamente), ma esempi e consigli utili per creare degli atteggiamenti condivisi che diano maggior prestigio, credibilità e rispettabilità alla nostra professione. Ad esempio, l'idea del sito non è per niente sbagliata: si diffonde la cultura della psicologia e ci si fa pubblicità, stiamo attenti però ad un nuovo fenomeno: ormai i clienti si "autoaiutano" cercando nozioni e risposte su internet !! (questo è deleterio per noi e pericoloso per loro). Quindi piuttosto che scrivere trattati o consulenze online dovremmo chiarire esattamente quale è l'utilità di andare da un esperto e cosa fa uno psicologo (secondo me, eh).
Però c'è, a mio avviso, anche da fare attenzione a non liquidare le esperienze di chi ha difficoltà concrete a vivere di questo lavoro e di chi nutre perplessità, come me (che comunque investo), circa la possibilità di vivere di questo lavoro, affinchè ognuno possa valutare per tempo se se lo può permettere e affinchè si possa chiarire insieme come superare tali scogli, quali atteggiamenti adottare.
Certo, non basta lamentarsi, sarebbe troppo facile dire "è così, quindi non ci posso fare niente". Ci vuole talento, impegno, tenacia, soldi...
ma nella mia esperienza, (quasi?) tutti i colleghi che ho conosciuto nel tempo:
- più hanno investito nel loro lavoro e più hanno fiducia nella possibilità di vedere la svolta dietro l'angolo anche perchè più vai avanti e più sarebbe un fallimento abbandonare. Come a dire, "do a questo lavoro un valore molto maggiore perchè ci ho investito troppo per accettare l'idea che ho fatto male". Questi a volte non sopportano chi si pone la domanda "vale la pena o no?", perchè gli smonta tutto il loro castello di illusioni e speranze. Non parliamo di chi gli dice: "io ad un certo punto ho capito che non era un lavoro". é vero pure che più strumenti hai più hai fiducia in te stesso e sei efficace nel tuo lavoro.
- la maggior parte guadagna una media di 6-8 mila euro l'anno lordi, che a conti fatti equivalgono a zero, se ci togli la ritenuta d'acconto, l'enpap, l'iscrizione all'albo e tutte le spese che vanno sostenute per lavorare (ad esempio comprare un test :wall:)
- la maggior parte sono ragazzi che vivono con i genitori o coniugi di un partner che fa un lavoro "vero", ovvero pagato dignitosamente. Tanti abbandonano quando gli eventi della vita gli impongono esigenze materiali, tanti altri per far fronte a queste esigenze sono costretti a spendere 8 ore al giorno in lavoro sottopagatissimo, in un circolo vizioso che li squalifica, li demotiva e non gli lascia alternative.
Quindi, secondo me, dobbiamo stare molto attenti alle illusioni come alla rassegnazione e essere onesti con noi stessi e con i nostri colleghi! Altrimenti continuiamo ad alimentare un sistema in cui gli unici che si arricchiscono sono le scuole di specializzazione e di formazione in generale. Facciamo molta attenzione a non proiettare le nostre paure su chi espone un pensiero non congruente con le nostre scelte e con i nostri schemi e soprattutto evitiamo di analizzarci a vicenda, (cosa che sto facendo anche io in questo momento, provocatoriamente) perchè il rischio di metterci del nostro in questi casi è altissimo (ad esempio credo che Dadeidò non abbia mai attribuito la colpa della situazione ai clienti che nn vanno, ma intendesse evidenziare che non è concretamente possibile invvestire soldi, tempo ed energie su una ulteriore qualificazione professionale se questo significa nella realtà che intanto non entrano soldi per vivere).
Con questo non faccio riferimento a nessuno di voi nello specifico perchè non vi conosco abbastanza ma ad un idea che mi sono fatto in generale e lo dico solo per capire personalmente se è corretta o meno, ma anche per dare informazioni oneste a chi altri intenda capire per regolarsi, tra un intricato labirinto di illusioni, delusioni e analisi di realtà.
Ovviamente nessuno dirà pubblicamente "io guadagno 30 mila euro" o più, però vorrei davvero capire se qualcuno esiste, perchè a conti fatti questa sarebbe la soglia per chiamarlo un lavoro da libero professionista (a conti fatti, puliti, equivalgono a poco più di mille euro netti per un dipendente).
Scusate la mancanza di emoticon ma ho scritto di getto. Ciao.
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crazy'njoy
Avevo perso di vista il topic... ma leggendo le ultime evoluzioni ho notato il sorgere di un atteggiamento propositivo generalizzato, anche se inevitabilmente di scontro a volte, e mi piace:approved:
Mi piacerebbe infatti che grazie a questo spazio si comunicassero esperienze positive per stimolare chi usa il pessimismo come alibi, chi non investe più in questo lavoro, per necessità o concretezza, insomma che si facessero esempi da seguire (senza pretendere di farsi "regalare" le strategie vincenti o spazi di lavoro creati faticosamente), ma esempi e consigli utili per creare degli atteggiamenti condivisi che diano maggior prestigio, credibilità e rispettabilità alla nostra professione. Ad esempio, l'idea del sito non è per niente sbagliata: si diffonde la cultura della psicologia e ci si fa pubblicità, stiamo attenti però ad un nuovo fenomeno: ormai i clienti si "autoaiutano" cercando nozioni e risposte su internet !! (questo è deleterio per noi e pericoloso per loro). Quindi piuttosto che scrivere trattati o consulenze online dovremmo chiarire esattamente quale è l'utilità di andare da un esperto e cosa fa uno psicologo (secondo me, eh).
Però c'è, a mio avviso, anche da fare attenzione a non liquidare le esperienze di chi ha difficoltà concrete a vivere di questo lavoro e di chi nutre perplessità, come me (che comunque investo), circa la possibilità di vivere di questo lavoro, affinchè ognuno possa valutare per tempo se se lo può permettere e affinchè si possa chiarire insieme come superare tali scogli, quali atteggiamenti adottare.
Certo, non basta lamentarsi, sarebbe troppo facile dire "è così, quindi non ci posso fare niente". Ci vuole talento, impegno, tenacia, soldi...
ma nella mia esperienza, (quasi?) tutti i colleghi che ho conosciuto nel tempo:
- più hanno investito nel loro lavoro e più hanno fiducia nella possibilità di vedere la svolta dietro l'angolo anche perchè più vai avanti e più sarebbe un fallimento abbandonare. Come a dire, "do a questo lavoro un valore molto maggiore perchè ci ho investito troppo per accettare l'idea che ho fatto male". Questi a volte non sopportano chi si pone la domanda "vale la pena o no?", perchè gli smonta tutto il loro castello di illusioni e speranze. Non parliamo di chi gli dice: "io ad un certo punto ho capito che non era un lavoro". é vero pure che più strumenti hai più hai fiducia in te stesso e sei efficace nel tuo lavoro.
- la maggior parte guadagna una media di 6-8 mila euro l'anno lordi, che a conti fatti equivalgono a zero, se ci togli la ritenuta d'acconto, l'enpap, l'iscrizione all'albo e tutte le spese che vanno sostenute per lavorare (ad esempio comprare un test :wall:)
- la maggior parte sono ragazzi che vivono con i genitori o coniugi di un partner che fa un lavoro "vero", ovvero pagato dignitosamente. Tanti abbandonano quando gli eventi della vita gli impongono esigenze materiali, tanti altri per far fronte a queste esigenze sono costretti a spendere 8 ore al giorno in lavoro sottopagatissimo, in un circolo vizioso che li squalifica, li demotiva e non gli lascia alternative.
Quindi, secondo me, dobbiamo stare molto attenti alle illusioni come alla rassegnazione e essere onesti con noi stessi e con i nostri colleghi! Altrimenti continuiamo ad alimentare un sistema in cui gli unici che si arricchiscono sono le scuole di specializzazione e di formazione in generale. Facciamo molta attenzione a non proiettare le nostre paure su chi espone un pensiero non congruente con le nostre scelte e con i nostri schemi e soprattutto evitiamo di analizzarci a vicenda, (cosa che sto facendo anche io in questo momento, provocatoriamente) perchè il rischio di metterci del nostro in questi casi è altissimo (ad esempio credo che Dadeidò non abbia mai attribuito la colpa della situazione ai clienti che nn vanno, ma intendesse evidenziare che non è concretamente possibile invvestire soldi, tempo ed energie su una ulteriore qualificazione professionale se questo significa nella realtà che intanto non entrano soldi per vivere).
Con questo non faccio riferimento a nessuno di voi nello specifico perchè non vi conosco abbastanza ma ad un idea che mi sono fatto in generale e lo dico solo per capire personalmente se è corretta o meno, ma anche per dare informazioni oneste a chi altri intenda capire per regolarsi, tra un intricato labirinto di illusioni, delusioni e analisi di realtà.
Ovviamente nessuno dirà pubblicamente "io guadagno 30 mila euro" o più, però vorrei davvero capire se qualcuno esiste, perchè a conti fatti questa sarebbe la soglia per chiamarlo un lavoro da libero professionista (a conti fatti, puliti, equivalgono a poco più di mille euro netti per un dipendente).
Scusate la mancanza di emoticon ma ho scritto di getto. Ciao.
Sei un tipo tosto te, eh ?? ;)
Ok! Accetto la sfida!! :D
Sinceramente mi sento un po’ come chi fa le televendite nelle reti locali, per vendere la combinazione vincente della Lotteria: tutti pensano “ma se è vincente, perché non se la gioca da sé e vuole venderla ad altri, rischiando poi di ridurre le sue vincite??”. Insomma mi sembra di essere finita a tentare di convincere qualcuno che è possibile lavorare!
Vabbè, ma partiamo dal principio.
Innanzitutto questa cosa sui “clienti” che non chiamano il povero Didadedò, è diventato un tormentone.
Personalmente io non credo proprio che lui pensi che i clienti (almeno per ora..) siano fonte delle sue frustrazioni, ma volevo sottolineare l’atteggiamento di abbattimento e rabbia, verso tutto e tutti. Che io comunque comprendo e siamo tutti qui anche per sostenerci tra colleghi, nelle avversità. Sennò che scriviamo a fare?? Questo però non deve farci crogiolare nel senso di impotenza. Perché non è così orribile la nostra realtà lavorativa.
Ho pensato ad una storia in questi giorni.
Nei primi anni del dopoguerra, mio nonno, con tutta la sua famiglia, si trasferì in un piccolo centro. Mio nonno era giovane ed era notaio.
Aprì il suo studio nuovo di zecca, ma rimase vuoto. Nessun cliente si rivolgeva a lui.
Mia nonna ogni giorno, a metà mattinata, lo andava a trovare in ufficio e lo trovava sempre sconsolato e preoccupato.
Mia nonna gli diceva: “domani andrà meglio, vedrai”.
Erano altri tempi. Se eri l’unico notaio della zona, nel giro di qualche mese la tua attività partiva. E i clienti arrivarono.
Eppure dopo 50 anni mia nonna cercava di tranquillizzarmi, quando avevo iniziato la mia attività privata, allo stesso modo. Certo mio nonno aveva potuto permettersi di gironzolare nel suo studio vuoto,in attesa, perché sapeva che il mercato di quei tempi funzionava in un certo modo, io invece non ho aspettato. Oggi le cose sono cambiate.
Se un cliente/paziente non viene da me, sono io che devo trovare nuove strade. Dirò di più: se oggi ha funzionato un certo tipo di strategia, non vuol dire che domani non dovrò pensare ad altre strategie, perché il mercato è in movimento e cambiamento costante.
Faccio un piccolo elenco di cose da ricordare a chi si vuole lanciare nell'attività privata:
punto 1. cercare strategie adatte al mercato; ma adatte anche al mio stile ed alla mia filosofia lavorativa e di vita
punto 2. tutto cambia. Noi. I clienti. Il contesto. Il mercato. Bisogna essere elastici.
punto 3. quali strategie?
Ok. Su questo punto credo di essere stata generosa di link e titoli di libri, qualche pagina fa. Se non avete studiato a menadito gli e-book di Piccini e Sirri, non lamentatevi con me ;)
Vi consiglio un altro titolo: Marketing, comunicazione e relazioni pubbliche per gli studi professionali, di G.Vecchiato, ed.Franco Angeli.
Punto 4. Collaborate con i colleghi. Personalmente non “regalo” idee o “strategie”, ma volentieri chiacchiero con colleghi via mail, telefono o vis a vis, con amici e colleghi o semplici conoscenti, che mi chiedono un’ idea, un parere e sempre, per mio senso di dovere nei confronti di un ideale e obsoleto concetto di colleganza, rispondo con qualche mio pensiero o suggerimento, laddove non do aiuti più concreti. Inoltre, chiacchierando, chiacchierando partorisco i miei progetti o collaborazioni migliori.
Punto 5. Per gestire un buon sito web per la nostra professione bisogna: Studiare!! Leggere!! Tutto. Non solo psicologia o psicoterapia, filosofia, ecc. Ma anche come si scrive un buon articolo. Come si crea un sito, o un blog, che ottiene visite e consensi. Un link interessante http://www.mestierediscrivere.com
Inoltre va detto che di solito, ai “clienti”, non è sufficiente scoprire, da un sito di psicologia, i sintomi dell’ansia o perchè è utile andare dallo psicologo: la gente contatta uno psicologo che si pubblicizza scrivendo articoli sul suo sito perché, tra le righe, appare l’immagine di un professionista che “ci mette” di suo. La persona che ci legge, vuole poter immaginare chi è il dottore che potrebbe contattare. E se comunichiamo attraverso un sito web, dovremmo poter portare anche il nostro modo di essere. In ciò che si scrive, bisogna mettere se stessi. E qui rispondo alla cosa più importante su cui mi ha fatto riflettere Crazy n’joy: “ma vale davvero la pena fare questo lavoro?”
Bella domanda. A cui ovviamente non sono in grado di dare una risposta esaustiva.
Però posso portare il mio pensiero e la mia esperienza.
Io lavoro nel campo della psicologia clinica e quindi parlo per il contesto in cui io lavoro. Io ho scoperto che per fare il mio lavoro non è sufficiente la formazione, l’entusiasmo, la motivazione, la fortuna, il marketing di se stessi, ecc. La cosa più importante per lavorare con i pazienti è mettersi in gioco.
Quindi punto 6. Mettersi in gioco. E vale la pena studiare tanto, rischiare e sacrificarsi e guadagnare poco all’inizio della propria carriera? Sì, ma bisogna essere pronti a mettersi in gioco e mettere se stessi in relazione con il paziente con tutto ciò che potrà conseguire.
Non so se mi sono spiegata: con gli anni si può guadagnare dignitosamente, tanto da poter affrontare le spese normali che affrontano tutti, potendo contare, a volte, in un partner che è anche magari un collega, e che quindi vive dei tuoi stessi rischi e difficoltà , quindi fa un lavoro “vero”, come il nostro ;) .
Ma nessun guadagno, nessuna ricompensa, sarà mai sufficiente se non si entra nell’ottica che questo lavoro è difficile, non perché c’è poco lavoro, ma perché è molto faticoso.
Non si sceglie di fare questo mestiere per “guadagnare” come si sceglie di fare un lavoro come un altro. Perché non si verrà mai ricompensati abbastanza economicamente di tutte le frustrazioni e le preoccupazioni che bisogna essere pronti a sopportare e gestire costruttivamente con il paziente.
Il problema più complesso da risolvere non è trovare clienti, ma riuscire a lavorarci, comprendendo di doversi mettere in gioco.
E si comincia già dal principio. Investendo su di sé e su nuovi progetti. Facendosi conoscere. Facendo pubblic relation. Possibilmente iniziando anche un percorso di terapia individuale, ancor prima di qualsiasi scuola vorreste fare. Studiando l'inglese: sì, perchè gli aggiornamenti arrivano dall'estero e la scienza e la psicologia o psicoterapia, parlano in inglese.
Chiudo con una domanda a cui non riesco mai a dare una risposta: ogni mese ricevo almeno una richiesta da qualche neo laureato che mi chiede di poter fare volontariato nel mio studio. Io non ho spazi né modi per accettare un volontario, ma rispondo sempre con entusiasmo che se però hanno un'idea o un progetto, potremmo parlarne e pensare a una collaborazione. O comunque potrei dare qualche idea su come realizzarla. Non ho mai ricevuto a tutt'oggi nessuna risposta :(
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Riferimento: Studenti di psicologia, questo è il mercato del lavoro
Grazie Fiona.
Grazie dei consigli pratici e della ventata di ottimismo, che ci voleva. Lo dico senza "però" e senza "ma".
Ci sono molti punti in cui siamo d'accordo. Primo fra tutti il fatto che un professionista per essere tale deve rappresentare l'eccellenza nel suo settore. Non può non aggiornarsi e integrare le sue conoscenze con altre nuove e più ampie. So e condivido, non solo a parole ma anche nei fatti, che un professionista deve badare oltre che alla propria formazione, al modo in cui renderla fruibile: deve occuparsi di marketing, di pubblic relations, di inglese, deve fare ricerche, letture, farsi dei volantini, scrivere mail, partecipare a convegni, fare terapia, collaborare con i propri colleghi e altri professionisti, costruire un sito, fare mille progetti per vederne concretizzato uno... insomma deve fare tutto quello che abbiamo detto.
Secondo me questo è un punto su cui bisogna riflettere perchè fare tutto ciò significa lavorare 10 ore al giorno per fatturarne 1. Questo è il motivo per cui lo psicologo, come professionista, deve rispettare dei tariffari quanto meno simili a quelli di tutti gli altri professionisti. Molti nostri colleghi, pur meritandolo , non riconoscono a se stessi il loro valore e quindi se è vero che un nostro collega non preparato ci rovina la piazza (ed è verissimo), è altrettanto vero che un collega che chiede la metà (pur meritando il giusto) ci crea un problema in più, in quanto rende invisibile l'impegno che c'è dietro il nostro lavoro.
Il problema non è solo quello di di far capire ai non addetti ai lavori, quanto impegno ci sia dietro il nostro lavoro. La prima cosa, sempre secondo me, da cambiare, è il nostro modo di riconoscere il nostro stesso valore come professionisti. Lo psicologo medio si rende conto della delicatezza del suo lavoro ed è per questo che vuole sempre accrescere la propria esperienza, però poi accetta delle condizioni di lavoro non proporzionali. Insomma, dovremmo essere noi i primi a credere nel nostro valore. (questo meccanismo è spiegato molto bene nell'e-book di Nico).
Quando sento parlare di imprenditoria i nostri colleghi rabbrividisco, perchè gli psicologi non sono imprenditori. Molto spesso non sanno fare i conti: non contano che se io lavoro 10 ore per guadagnare 20 euro, avendone spese 30, non sono stato un buon imprenditore. Preferiscono vedere solo i 20 euro in entrata. Nessun imprenditore investirebbe in un affare simile. Nessun imprenditore manterrebbe in piedi una azienda in passivo per decenni con una probabilità di arricchirsi così bassa.
Diciamo che siamo psicologi, che facciamo un lavoro difficile ma appagante, se ben fatto, e che siamo professionisti.
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fiona774
Chiudo con una domanda a cui non riesco mai a dare una risposta: ogni mese ricevo almeno una richiesta da qualche neo laureato che mi chiede di poter fare volontariato nel mio studio. Io non ho spazi né modi per accettare un volontario, ma rispondo sempre con entusiasmo che se però hanno un'idea o un progetto, potremmo parlarne e pensare a una collaborazione. O comunque potrei dare qualche idea su come realizzarla. Non ho mai ricevuto a tutt'oggi nessuna risposta :(
Anche questo è emblematico. Un altro punto su cui riflettere. Siamo troppo passivi. Qui però un però lasciamelo mettere, :P . Io di progetti ne ho fatti centinaia e, quando non se li sono rubati (non sarebbe certo il tuo caso, parlo di altri che so io (!!)), è stata una perdita di tempo (forse tranne un paio di casi). Comunque non si sa mai, magari con un'idea nuova e vincente... Ma per il resto sono d'accordo con il concetto chiave: più creatività e propositività ! Collaborazione! E aggiungerei più sicurezza! Ciao.
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Direi che di carne al fuoco in questa discussione ne è stata messa veramente tanta. Provo a fare anche io qualche considerazione:
1. Quando mi sono iscritto alla facoltà di psicologia nel 1993, si diceva che di lavoro per gli psicologi ce n'era parecchio, si parlava di un tasso di occupazione dell'80% a due anni dalla laurea, per cui veniva presentato come uno dei corsi di laurea maggiormente capaci di garantire un futuro radioso. Queste affermazioni erano puramente illusorie.
2. Lo psicologo libero professionista in genere è un pessimo imprenditore, come evidenzaia giustamente crazy'njoy. Anche io sento parlare colleghi che vanno in perdita: guadagnano 25 euro a seduta e ne spendono 75 in supervisioni... Chi non è in grado di fare questi semplici conti penso proprio che non dovrebbe nemmeno buttarsi nella libera professione. Non dico che si debba essere degli esperti di finanza, però almeno un bilancio con entrate e uscite bisogna saperlo fare.
3. Lo psicologo professionista inoltre ha molto spesso pessime capacità di marketing e una visione troppo ottimistica del mercato. Ero stato coinvolto in un progetto interessante, di consulenza a genitori in difficoltà su piccole problematiche educative quotidiane. Avevamo fatto un paio di conferenze all'interno delle scuole materne (ottima forma di pubblicità). Poi quando i genitori chiamavano per chiedere la consulenza per il bambino al quale non riuscivano a togliere il pannolino e si vedevano una proposta del tipo: seduta di discussione del problema, 2 osservazioni del bambino nel contesto famigliare, seduta con i genitori per proporre una strategia atta a risolvere il problema, due sedute a casa per verificare sul campo la corretta applicazione dei consigli dati, seduta finale in cui fare il punto della situazione e decidere se proseguire con altri incontri. Totale 7 sedute a 50 Euro l'una, fanno 350 Euro. Ovviamente tutti si tiravano indietro. Un servizio del genere funziona e la richiesta c'è, ma nessuno spenderebbe più di 50 Euro, quando può avere ottimi consigli gratis dalla vicina di casa che ha cresciuto 5 figli. E poi parlate di arrotondare lo stipendio prendendo 5 Euro l'ora in un call-center. Piuttosto che 5 Euro in un call-center onestamente credo sia meglio prenderne 6 come psicologo, guadagno di più e faccio il mio lavoro.
4. Tariffe minime. Personalmente penso che, nella maggior parte dei casi, siano troppo elevate per il servizio offerto. Poi lo psicologo fa il ragionamento: ma io ho speso una barca di soldi per studiare, e adesso devo guadagnare proporzionalmente. Forse il problema è proprio nei troppi soldi spesi per la formazione. Siamo sicuri che sia così necessario spendere tanto in formazione? E' indispensabile la scuola di psicoterapia? E' indispensabile il master da 10.000 Euro? E' indispensabile la supervisione? Non dico di non aggiornarsi, ma a posteriori dico che i 10.000 Euro che ho speso per il master, avrebbero fruttato molto di più in termini di formazione personale se li avessi investiti in libri e riviste, magari poi discutendone on-line su questo forum. Mi sembra che quello della formazione e della supervisione sia un mercato che si auto-alimenta: non trovo lavoro come psicologo, allora me lo creo facendo un corso ai neo-laureati illudendoli che grazie al mio corso troveranno lavoro.
5. Concorrenza da settori limitrofi. Tornando all'esempio di prima della consulenza ai genitori a 50 Euro all'ora, miseramente fallita. Lo stesso servizio lo potrebbe proporre agevolmente qualunque comunità educativa a 5 Euro l'ora, senza per questo dover scendere a compromessi. Come è scritto in altri post gli educatori devono essere presenti nelle comunità anche quando i bambini sono tutti a scuola. E in quel caso vengono usati per fare le pulizie, poi quando hanno finito si siedono a leggere il giornale e guardare la tv. Questi momenti buchi potrebbero essere sfruttati per proporre un servizio come quello di cui vi parlavo a prezzi bassissimi. L'educatore prenderebbe 10 Euro l'ora per la sua prestazione di educatore + 5 Euro per la consulenza ai genitori. Guadagnerebbe di più e vedrebbe valorizzata la sua professionalità.
6. Supervisione: anche qui si può aprire un dibattito infinito. Mi chiedo, ma è mai possibile che dopo una laurea e una specializzazione si debba avere bisogno di una supervisione? E' vero che due occhi vedono meglio di uno, ma quali altre professioni ricorrono a questa pratica? Non metto fuori discussione l'importanza del confronto fra colleghi, ma quando vedo psicologi che spendono in supervisioni più di quanto guadagnano mi viene da mettermi le mani nei capelli.
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crazy'njoy
Grazie Fiona.
Grazie dei consigli pratici e della ventata di ottimismo, che ci voleva. Lo dico senza "però" e senza "ma".
Ci sono molti punti in cui siamo d'accordo. Primo fra tutti il fatto che un professionista per essere tale deve rappresentare l'eccellenza nel suo settore. Non può non aggiornarsi e integrare le sue conoscenze con altre nuove e più ampie. So e condivido, non solo a parole ma anche nei fatti, che un professionista deve badare oltre che alla propria formazione, al modo in cui renderla fruibile: deve occuparsi di marketing, di pubblic relations, di inglese, deve fare ricerche, letture, farsi dei volantini, scrivere mail, partecipare a convegni, fare terapia, collaborare con i propri colleghi e altri professionisti, costruire un sito, fare mille progetti per vederne concretizzato uno... insomma deve fare tutto quello che abbiamo detto.
Secondo me questo è un punto su cui bisogna riflettere perchè fare tutto ciò significa lavorare 10 ore al giorno per fatturarne 1. Questo è il motivo per cui lo psicologo, come professionista, deve rispettare dei tariffari quanto meno simili a quelli di tutti gli altri professionisti. Molti nostri colleghi, pur meritandolo , non riconoscono a se stessi il loro valore e quindi se è vero che un nostro collega non preparato ci rovina la piazza (ed è verissimo), è altrettanto vero che un collega che chiede la metà (pur meritando il giusto) ci crea un problema in più, in quanto rende invisibile l'impegno che c'è dietro il nostro lavoro.
Il problema non è solo quello di di far capire ai non addetti ai lavori, quanto impegno ci sia dietro il nostro lavoro. La prima cosa, sempre secondo me, da cambiare, è il nostro modo di riconoscere il nostro stesso valore come professionisti. Lo psicologo medio si rende conto della delicatezza del suo lavoro ed è per questo che vuole sempre accrescere la propria esperienza, però poi accetta delle condizioni di lavoro non proporzionali. Insomma, dovremmo essere noi i primi a credere nel nostro valore. (questo meccanismo è spiegato molto bene nell'e-book di Nico).
Quando sento parlare di imprenditoria i nostri colleghi rabbrividisco, perchè gli psicologi non sono imprenditori. Molto spesso non sanno fare i conti: non contano che se io lavoro 10 ore per guadagnare 20 euro, avendone spese 30, non sono stato un buon imprenditore. Preferiscono vedere solo i 20 euro in entrata. Nessun imprenditore investirebbe in un affare simile. Nessun imprenditore manterrebbe in piedi una azienda in passivo per decenni con una probabilità di arricchirsi così bassa.
Diciamo che siamo psicologi, che facciamo un lavoro difficile ma appagante, se ben fatto, e che siamo professionisti.
Caro Crazy, hai proprio ragione.
Quale imprenditore investirebbe in un'attività dove è più la spesa (in soldi, energie e tempo) che la resa?
Sono contraria al volontariato, ai contratti "co.co.co. e poi vediamo", alle 1000 collaborazioni senza l'entrata di profitti, al vergognarsi di chiedere ai pazienti il "giusto" compenso e quindi chiedere poco e rischiare di dare altrettanto (perchè in fondo non si riesce a dare il giusto ad un paziente a cui si chiede un'onorario ridotto). Certo esistono le eccezioni..ma sono eccezioni: un lavoro poco pagato ma in cui vorremmo sperimentarci per qualche mese, la collaborazione "puramente speculativa" con dei colleghi stimolanti, il paziente che davvero è povero e di denaro e di risorse emotive, a cui non possiamo chiedere di più. Ma tutta queste situazioni sono lussi, che uno psicologo può concedersi serenamente nel momento in cui la propria attività è avviata.
Il mio primo anno di attività privata ho avuto poche entrate: facevo un altro lavoro e quindi ritagliavo spazi durante la giornata per gli appuntamenti di p.r. o altro e la sera restavo a casa a lavorare fino a mezzanotte tutti i giorni.
Oggi non è più necessario, ma è chiaro che bisogna proprio appassionarsi a questo lavoro, riuscendo comunque a mantenere dei sani spazi per sè e la propria vita privata.
Un altro aspetto da ricordare, purtroppo, è che oggi in Italia siamo migliaia di psicologi ed altrettanti studenti. Ciò vuol dire che nel futuro non tutti potranno andare a fare questo mestiere, e toccherà reinventarsi un nuovo profilo professionale e nuovi ruoli. Non so cosa ci aspetta.
In merito ai progetti "rubati": cosa possiamo dire?
Il mio vecchio terapeuta e maestro diceva che l'importante è che "le idee circolino", quando qualche scaltro collega scopiazzava i suoi articoli o le sue teorizzazioni. Non so. Forse non sono abbastanza "zen" :tajo:
Mi sembra davvero vergognoso. Soprattutto quando a farlo sono degli Enti pubblici ( succede, succede :zott:) e non aggiungo altro.
In realtà a molti io ho dato proprio suggerimenti concreti su progettini o servizi che anche con le nozioni da neo-laureato era possibile realizzare.
Mah, vabbè. Magari è normale ormai diffidare di chi ci vuole aiutare o essere accogliente, senza ottenere vantaggi economici:dunno:
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Originalmente inviato da
fiona774
Soprattutto quando a farlo sono degli Enti pubblici ( succede, succede :zott:) e non aggiungo altro.
:
Già ! succede!:swear: intendevo proprio questo.
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crazy'njoy
Stasera prendo un dizionario di inglese e poi rispondo:asd: . Scherzi a parte a grandi linee sono d'accordo sul fatto che come dice Giulio sia una semplicissima regola di mercato, quella basata sulla domanda/offerta a rendere poco preziosa e vendibile la nostra laurea, però dico che se ponessimo delle regole, tipo che uno psicologo non prende meno di 40 euro l'ora nel casi di contratti a progetto, quei tanti che lavorano a titolo quasi gratuito avrebbero condizioni dignitose. Anche se non ho idea di cosa sia una" short tail" la risposta individuale al problema della domanda offerta potrebbe essere quella che ho intrapreso io, per ora senza grandi esiti e che credo sia quella che suggerisci tu: la strada di ultraspecializzarmi su nicchie in cui più che altro la domanda va creata. Il punto contratto non è da sottovalutare, perchè le leggi ci sono ma in Italia si fa tutto per amicizia, e solitamente chi ti propone un lavoro o l'ente/organizzazione/amministrazione/privato a cui proponi un lavoro "in amicizia" (vale a dire sulla fiducia, per conoscenza...) ti chiede massima professionalità fino al momento di pagarti. A quel punto arrotonda e si aggiusta il compenso a suo favore, e tu non puoi fare niente, perchè non hai un contratto. Di 10 ore lavorate te ne danno 2 se hai stabilito una tariffa oraria, se hai stabilito un compenso a prestazione di mille euro ad esempio ti rispondono che non te le danno, ad esempio ti dicono che "non hanno i soldi" (esperienza vissuta) e questo, credimi, non è professionale, anzi è molto squalificante e vi assicuro che a quel punto non basta fare un lavoro legato alla materia studiata negli anni per sentirsi gratificato.
Le parole possono essere molto belle e sfruttamento può essere chiamato nuova forma di lavoro, ma se non mi permette di vivere un lavoro non può essere chiamato tale.
Con il cliente privato è una storia diversa: inizialmente stabilisci una tariffa e poi sei sicuro che ti paga, ma si aspetta di pagare sempre meno della metà di quanto pagherebbe il dentista o l'avvocato. Perchè?
Sono completamente d'accordo con te e chiedo anche io: "PERCHE'!!!!????"
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Riferimento: Studenti di psicologia, questo è il mercato del lavoro
Direi perché quelle del dentista e dell'avvocato sono parcelle ritenute troppo alte, ma comunque indispensabili, mentre quella dello psicologo è troppo alta ma evitabile.
Se ho un credito di 10.000 Euro da recuperare e l'unica via per farlo è passare tramite avvocato, trovo quasi truffaldina la sua richiesta di 1.000 Euro per i suoi 10 minuti di lavoro (di fatto si limita a mandare una lettera di sollecito), però alla fin fine mi ritrovo con 9.000 Euro in tasca.
Stesso discorso per un dentista: vai a vedere sui vari forum su internet, oppure fai un sondaggio fra amici e conoscenti, e ti renderati conto che sono percepite come tutt'altro che eque le tariffe dei dentisti. Ma il mal di denti è veramente insopportabile, per cui la gente tira fuori quanto richiesto e si fa fare il lavoro (io onestamente preferisco salire in macchina e farmi 1.000 Km per andare in Ungheria dove spendo la metà), poi va al bar a riempire di insulti il dentista che gira in Porsche e ha la villa con piscina.
Stesso discorso per lo psicologo, le cui tariffe sono percepite come ecessive, esattamente come per l'avvocato e il dentista. Solo che quelle dello psicologo sono prestazioni non strettamente necessarie, perché spesso ci sono altre soluzioni più buon mercato, magari meno efficaci, ma comunque accettabili (e fra queste il semplie scorrere del tempo). Se una depressione da sola mi passa in un anno, mentre con l'intervento dello psicologo passa in 9 mesi, durante i quali devo andare nel suo studio una volta a settimana dandogli 100 Euro e perdendo mezza giornata di lavoro, allora preferisco aspettare tre mesi in più e usare i giorni di ferie e i 3600 Euro che ho risparmiato per farmi una vacanza in crociera, dove potrò raccontare mentre sono sul lettino a prendere il sole, come sono riuscito ad uscire con le mie sole forze da una brutta depressione.
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edobianchi
Direi perché quelle del dentista e dell'avvocato sono parcelle ritenute troppo alte, ma comunque indispensabili, mentre quella dello psicologo è troppo alta ma evitabile.
Se ho un credito di 10.000 Euro da recuperare e l'unica via per farlo è passare tramite avvocato, trovo quasi truffaldina la sua richiesta di 1.000 Euro per i suoi 10 minuti di lavoro (di fatto si limita a mandare una lettera di sollecito), però alla fin fine mi ritrovo con 9.000 Euro in tasca.
Stesso discorso per un dentista: vai a vedere sui vari forum su internet, oppure fai un sondaggio fra amici e conoscenti, e ti renderati conto che sono percepite come tutt'altro che eque le tariffe dei dentisti. Ma il mal di denti è veramente insopportabile, per cui la gente tira fuori quanto richiesto e si fa fare il lavoro (io onestamente preferisco salire in macchina e farmi 1.000 Km per andare in Ungheria dove spendo la metà), poi va al bar a riempire di insulti il dentista che gira in Porsche e ha la villa con piscina.
Stesso discorso per lo psicologo, le cui tariffe sono percepite come ecessive, esattamente come per l'avvocato e il dentista. Solo che quelle dello psicologo sono prestazioni non strettamente necessarie, perché spesso ci sono altre soluzioni più buon mercato, magari meno efficaci, ma comunque accettabili (e fra queste il semplie scorrere del tempo). Se una depressione da sola mi passa in un anno, mentre con l'intervento dello psicologo passa in 9 mesi, durante i quali devo andare nel suo studio una volta a settimana dandogli 100 Euro e perdendo mezza giornata di lavoro, allora preferisco aspettare tre mesi in più e usare i giorni di ferie e i 3600 Euro che ho risparmiato per farmi una vacanza in crociera, dove potrò raccontare mentre sono sul lettino a prendere il sole, come sono riuscito ad uscire con le mie sole forze da una brutta depressione.
Quindi sei d'accordo sul fatto che bisognerebbe lavorare anche sull'ignoranza da parte del pubblico, di una serie di cose. E questo è colpa nostra. Dovremmo sapere, e far sapere che
- una depressione non passa da sola
- il disagio psichico può essere insostenibile quanto il mal di denti
- a volte un piccolo problema non gestito può crescere con te e impedirti di vivere una vita felice e serena, altre volte può comportare dei problemi ancora maggiori (sviluppi psicotici o tossicodipendenze, ad esempio), al pari di una carie non curata.
- per gestire un "piccolo problema" non è necessario fare un'analisi di anni due volte a settimana. Bastano 4-5 sedute. A volte solo una.
- una consulenza dura massimo un'ora (come un pò di fitness in palestra)
- tra 100 euro e quanto chiesto da alcuni nostri colleghi c'è un abbisso, motivo per il quale, vanno ripristinati i minimi tariffari
finchè ci saranno nostri colleghi disposti a lavorare per prezzi irrisori (ho sentito gente disposta a prendersi 10 euro, pur di "giocare a psicologo") il pubblico non capirà perchè dovrebbero dare ad un professionista un prezzo equo (che so? 60-80 euro) e non saprà tutto quello che c'è dietro a quell'ora di consulenza (pagare uno studio, la corrente, il telefono, le specializzazioni, prendersi delle pause tra una consulenza e l'altra, riguardare gli appunti, cercare materiali, archiviare... oltre a tutto quello che abbiamo precedentemente detto, che equivale a fornire un servizio di qualità (io preferisco dare 100 auro ad un dentista di cui mi sento sicuro che ad uno che mi chiede 80 ma non mi garantisce il massimo della qualità.)
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Riferimento: Studenti di psicologia, questo è il mercato del lavoro
Sul perchè, dal punto di vista individuale,
direi che perchè molti nostri colleghi eccedono di umiltà, sviluppano una sorta di "deformazione professionale", per cui ascoltano solo i problemi degli altri, provano empatia e cercano di aiutarli in ogni modo, anche al momento di stabilire le condizioni di remunerazione, per cui gli altri si approfittano. Dovremmo avere meno fiducia nell'essere umano, perchè quando si parla di soldi ritornano gli istinti più arcaici e bestiali, anche se sublimati nelle forme moderne. Doremmo imparare a metterci sullo stesso piano e non, sempre, in secondo piano.
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Riferimento: Studenti di psicologia, questo è il mercato del lavoro
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crazy'njoy
Sul perchè, dal punto di vista individuale,
direi che perchè molti nostri colleghi eccedono di umiltà, sviluppano una sorta di "deformazione professionale", per cui ascoltano solo i problemi degli altri, provano empatia e cercano di aiutarli in ogni modo, anche al momento di stabilire le condizioni di remunerazione, per cui gli altri si approfittano. Dovremmo avere meno fiducia nell'essere umano, perchè quando si parla di soldi ritornano gli istinti più arcaici e bestiali, anche se sublimati nelle forme moderne. Doremmo imparare a metterci sullo stesso piano e non, sempre, in secondo piano.
Hai ragione su questo problema che hanno molti colleghi a chiedere un compenso equo. Ma io non credo si tratti solo di deformazione professionale o ingenuità. Forse a monte bisognerebbe che un pò tutti gli psicologi si chiedessero (intendo sempre chi lavora in ambito clinico) perchè hanno scelto di lavorare con il disagio e la sofferenza degli altri. Altrimenti c'è il rischio di non rispettare i confini tra il ruolo professionale e altri bisogni personali che andrebbero risolti prima di iniziare a vedere pazienti. Quindi alcuni colleghi meno esperti sentono già di essere stati ripagati: sentendosi importanti per qualcuno, sentendo che loro sono i dottori e gli altri sono i malati, ecc. Un pò di lavoro su se stessi potrebbe aiutare senza troppe difficoltà.
Comunque se alcune persone pensano che sia meglio investire del denaro in una crociera piuttosto che venire a capo di una depressione che si trascineranno per anni, credo non sia da criticare.
Ognuno trova il suo modo per sopravvivere alle proprie angoscie e i propri limiti.
E non possiamo neanche pretendere che tutti quelli che vivono un disagio psicologico, siano in grado di fare un lavoro su di sè o mettersi nella posizione di un paziente che va dallo psicologo e lo paga pure, a conferma, cioè,che ne aveva davvero bisogno.
Certo altra cosa è il discorso della prevenzione della salute psichica e la promozione di una cultura del benessere. Questo dipende da noi. Anche se non è facile.
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Riferimento: Studenti di psicologia, questo è il mercato del lavoro
Fiona,
i tuoi post sono sempre illuminanti. Si sente l'empatia e la competenza. Anche se a volte non sono pienamente d'accordo su tutto, comunque sei sempre di stimolo e riflessione.
Hai espresso, nell'ultima riga il concetto chiave: "la promozione della cultura del benessere": bisogna far capire al pubblico cosa fa lo psicolgo, quali benefici si possono trarre... per esempio bisogna rompere una serie di stereotipi sbagliati:ad esempio
- non si va dallo psicologo solo quando si hanno problemi gravi, tipo depressione (anche perchè si andrebbe dallo psicoterapeuta, per chiarezza)
- si può fare un investimento in "benessere" come dici giustamente: ad esempio si possono potenziare una serie di abilità per essere più efficienti nel lavoro ed avere relazioni interpersonali più appaganti, per evitare di compiere sempre gli stessi errori... e tutto questo non è "essere pazzi"
- lo psicologo è supportato da ricerche scientifiche, da una deontologia, da tecniche efficaci.... che lo distinguono da altre figure improvvisate (e questo lo spiego nel prossimo post) .
Invece questo concetto non poteva essere espresso meglio. Fa riflettere... :
... "alcuni colleghi meno esperti sentono già di essere stati ripagati: sentendosi importanti per qualcuno, sentendo che loro sono i dottori e gli altri sono i malati, ecc. Un pò di lavoro su se stessi potrebbe aiutare senza troppe difficoltà".
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Riferimento: Studenti di psicologia, questo è il mercato del lavoro
Citazione:
Originalmente inviato da
crazy'njoy
Fiona,
i tuoi post sono sempre illuminanti. Si sente l'empatia e la competenza. Anche se a volte non sono pienamente d'accordo su tutto
Per fortuna!!:yahoo: Sennò sai che noia a parlare con chi da sempre ragione!!:D
E' con la discussione che nascono le mie riflessioni più utili!!
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Riferimento: Studenti di psicologia, questo è il mercato del lavoro
Citazione:
Originalmente inviato da
edobianchi
Direi che di carne al fuoco in questa discussione ne è stata messa veramente tanta. Provo a fare anche io qualche considerazione:
1. Quando mi sono iscritto alla facoltà di psicologia nel 1993, si diceva che di lavoro per gli psicologi ce n'era parecchio, si parlava di un tasso di occupazione dell'80% a due anni dalla laurea, per cui veniva presentato come uno dei corsi di laurea maggiormente capaci di garantire un futuro radioso. Queste affermazioni erano puramente illusorie.
2. Lo psicologo libero professionista in genere è un pessimo imprenditore, come evidenzaia giustamente crazy'njoy. Anche io sento parlare colleghi che vanno in perdita: guadagnano 25 euro a seduta e ne spendono 75 in supervisioni... Chi non è in grado di fare questi semplici conti penso proprio che non dovrebbe nemmeno buttarsi nella libera professione. Non dico che si debba essere degli esperti di finanza, però almeno un bilancio con entrate e uscite bisogna saperlo fare.
3. Lo psicologo professionista inoltre ha molto spesso pessime capacità di marketing e una visione troppo ottimistica del mercato. Ero stato coinvolto in un progetto interessante, di consulenza a genitori in difficoltà su piccole problematiche educative quotidiane. Avevamo fatto un paio di conferenze all'interno delle scuole materne (ottima forma di pubblicità). Poi quando i genitori chiamavano per chiedere la consulenza per il bambino al quale non riuscivano a togliere il pannolino e si vedevano una proposta del tipo: seduta di discussione del problema, 2 osservazioni del bambino nel contesto famigliare, seduta con i genitori per proporre una strategia atta a risolvere il problema, due sedute a casa per verificare sul campo la corretta applicazione dei consigli dati, seduta finale in cui fare il punto della situazione e decidere se proseguire con altri incontri. Totale 7 sedute a 50 Euro l'una, fanno 350 Euro. Ovviamente tutti si tiravano indietro. Un servizio del genere funziona e la richiesta c'è, ma nessuno spenderebbe più di 50 Euro, quando può avere ottimi consigli gratis dalla vicina di casa che ha cresciuto 5 figli. E poi parlate di arrotondare lo stipendio prendendo 5 Euro l'ora in un call-center. Piuttosto che 5 Euro in un call-center onestamente credo sia meglio prenderne 6 come psicologo, guadagno di più e faccio il mio lavoro.
4. Tariffe minime. Personalmente penso che, nella maggior parte dei casi, siano troppo elevate per il servizio offerto. Poi lo psicologo fa il ragionamento: ma io ho speso una barca di soldi per studiare, e adesso devo guadagnare proporzionalmente. Forse il problema è proprio nei troppi soldi spesi per la formazione. Siamo sicuri che sia così necessario spendere tanto in formazione? E' indispensabile la scuola di psicoterapia? E' indispensabile il master da 10.000 Euro? E' indispensabile la supervisione? Non dico di non aggiornarsi, ma a posteriori dico che i 10.000 Euro che ho speso per il master, avrebbero fruttato molto di più in termini di formazione personale se li avessi investiti in libri e riviste, magari poi discutendone on-line su questo forum. Mi sembra che quello della formazione e della supervisione sia un mercato che si auto-alimenta: non trovo lavoro come psicologo, allora me lo creo facendo un corso ai neo-laureati illudendoli che grazie al mio corso troveranno lavoro.
5. Concorrenza da settori limitrofi. Tornando all'esempio di prima della consulenza ai genitori a 50 Euro all'ora, miseramente fallita. Lo stesso servizio lo potrebbe proporre agevolmente qualunque comunità educativa a 5 Euro l'ora, senza per questo dover scendere a compromessi. Come è scritto in altri post gli educatori devono essere presenti nelle comunità anche quando i bambini sono tutti a scuola. E in quel caso vengono usati per fare le pulizie, poi quando hanno finito si siedono a leggere il giornale e guardare la tv. Questi momenti buchi potrebbero essere sfruttati per proporre un servizio come quello di cui vi parlavo a prezzi bassissimi. L'educatore prenderebbe 10 Euro l'ora per la sua prestazione di educatore + 5 Euro per la consulenza ai genitori. Guadagnerebbe di più e vedrebbe valorizzata la sua professionalità.
6. Supervisione: anche qui si può aprire un dibattito infinito. Mi chiedo, ma è mai possibile che dopo una laurea e una specializzazione si debba avere bisogno di una supervisione? E' vero che due occhi vedono meglio di uno, ma quali altre professioni ricorrono a questa pratica? Non metto fuori discussione l'importanza del confronto fra colleghi, ma quando vedo psicologi che spendono in supervisioni più di quanto guadagnano mi viene da mettermi le mani nei capelli.
Edo, inizialmente avevo ignorato questo post, in quanto non mi sembravano le parole di uno psicologo, credevo si trattasse di una provocazione da parte di qualche figura limitrofa tipo counselor, contrariato per qualcosa che si era detto o che si trattasse solo di un elenco dei luoghi comuni che concorrono creare questa frustrante situazione. Poi invece, mettendo insieme gli ultimi tuoi post, anche negli altri tread, ho capito che non era così. Hai una comunità minorile e hai studiato psicologia?
Beh, allora ti ringrazio per aver palesato un atteggiamento molto diffuso e assolutamente da combattere:
Cari studenti di psicologia, ripeto, il mercato su cui vi volete affacciare, va modificato, perchè al momento le due alternative più gettonate sono:
- lavorare per una cooperativa/associazione/comunità che è pronta ad annullarvi e squalificarvi pur di giustificare il fatto che vi paga menno di una donna che pulisce le scale (con tutto il rispetto, ma ha meno responsabilità, deve aggiornarsi di meno e non ha dovuto studiare una vita per farlo), dicendo:
"nessuno spenderebbe più di 50 Euro, quando può avere ottimi consigli gratis dalla vicina di casa che ha cresciuto 5 figli... Piuttosto che 5 Euro in un call-center onestamente credo sia meglio prenderne 6 come psicologo, guadagno di più e faccio il mio lavoro". Ma non vi viene mal di stomaco? Che schifo!:zott:
Io personalmente, preferisco andare al mare, piuttosto che lasciarmi umiliare in questo modo. Tanto con 6 euro non ci pago nemmeno la benzina per andare al lavoro. Anzi, risparmio.
- seconda opzione: aprirsi uno studio, molto più gratificante ma molto più difficile, anche a causa dell'ignoranza circa la psicologia e anche perchè come ogni professionista, ti trovi ad affrontare una serie di spese e dedicare gran parte del tempo a molte attività complementari. E ti trovi a dover competere con altri servizi accessibili a prezzi molto ridotti, senza che la gente abbia la possibilità di paragonare le differenze in termini di qualità, anzi, sono quegli stessi Servizi che concorrono ad alimentare l'idea di pressapochismo verso degli psicologi, in quanto chi è costretto a lavorarci non ha la possibilità di investire nella propria formazione, nell'acquisto di strumenti efficaci e di svolgere il proprio lavoro con l'autonomia e la perizia che la propria deontologia gli imporrebbero.
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Riferimento: Studenti di psicologia, questo è il mercato del lavoro
Forse mi sono espresso male: quello sui consigli della vicina di casa non era un mio parere, ma è quello che ritengo sia il ragionamento di molti potenziali clienti di quel particolare tipo di servizio che pensavamo di offrire a genitori di bambini di 4-5 anni. Voleva essere una proposta di consulenza educativa su piccoli problemi quotidiani (tipo le difficoltà nel mangiare oppure ad andare a letto). Finchè facevamo la conferenza gratuita nelle scuole materne l'interesse era elevato, e sono convinto che con queste conferenze abbiamo dato una buona immagine della figura di psicologo professionista e abbiamo fatto capire ai genitori che uno psicologo può fornire indicazioni utilissime anche per bambini assolutamente normali, che non presentano particolari problematiche, ma devono semplicemente affrontare un normalissimo percorso di crescita. E infatti c'è stata grandissima richiesta di svolgere altre conferenze e alcuni hanno anche richiesto la consulenza individuale. Però di fronte a una richiesta di 350 Euro per il bambino che fa i capricci a tavola si tiravano indietro. Sono assolutamente convinto che se il prezzo fosse stato più ragionevole, diciamo fra i 50 e i 100 Euro, i clienti sarebbero arrivati e poi il passaparola avrebbe fatto il resto.
Quello dei 6 Euro come psicologo rispetto ai 5 da telefonista è ovviamente provocatorio. Però onestamente per una ragazza che di professione vuole fare la psicologa, trovo che sia più formativo ed economicamente più remunerativo fare consulenza a dei genitori a 20 Euro a seduta, piuttosto che andare a fare le ADM a 7 Euro l'ora.
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Riferimento: Studenti di psicologia, questo è il mercato del lavoro
Entro un po' più nel dettaglio del progetto a cui mi riferivo:
si presenta nella mia comunità per un colloquio di lavoro come educatrice una laureata in psicologia, che sta frequentando la scuola di specializzazione e non riesce a trovare lavoro come psicologa, per cui pur di avere qualche entrata e farsi nel contempo un po' di esperienza vorrebbe laavorare come educatrice.
Parlando con lei mi rendo conto che è molto preparata e che ha dei progetti veramente interessanti, fra cui appunto quello della consulenza ai genitori, ma non riesce a metterli in atto perché le mancano un po' le capacità di marketing. Le dico che al momento non sono alla ricerca di educatrici, ma il suo progetto mi interessa perché da tempo pensavo a qualche cosa di simile, ma non ho il tempo materiale per buttarmi in un progetto del genere. Coinvolgiamo un terzo psicologo e il progetto parte.
Pensiamo di farci pubblicità organizzando serate nelle scuole materne su tematiche educative. La ragazza, sebbene molto preparata, ha un blocco a parlare in pubblico, per cui si occupa lei della preparazione delle slide mentre io e l'altro psicologo teniamo le conferenze. Ne facciamo due (scegliamo un tema gettonatissimo: le regole), la partecipazione è buona e il successo delle due serate grandissimo. Qualche potenziale cliente chiama, sente i prezzi (50 Euro all'ora per un minimo di 7 ore) e scappa via. La ragazza si scoraggia e va a fare ADM a 7 Euro, io e l'altro psicologo abbiamo già fin troppo lavoro e il progetto si chiude lì. Purtroppo. Spero in futuro di poter rilanciare l'idea con maggior convinzione.
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Riferimento: Studenti di psicologia, questo è il mercato del lavoro
Quali conclusioni posso trarre da questa breve esperienza:
1. I potenziali clienti esistono, basta andarli a cercare nei posti giusti e proporsi nel modo giusto. Con una semplicissima conferenza in una scuola materna riusciamo a far conoscere e apprezzare il nostro lavoro. La conferenza iniziale però deve essere gratuita, ha uno scopo essenzialmente pubblicitario e deve attirare un numero adeguato di potenziali clienti;
2. La conferenza stessa, se apprezzata, può trasformarsi in occasione di guadagno. Vi è piaciuta la serata a tema, allora potrei proporvene altre 5, una al mese, su altri temi di vostro interesse al costo di 20 Euro, a patto che ci siano almeno 15 genitori interessati. In questo modo mi faccio 5 serate a 60 Euro l'una, non è molto considerando il lavoro che c'è dietro a ogni serata, però se non lo propongo in un solo asilo, ma in 5 asili, allora inizia a diventare molto più interessante. Faccio in tutto 30 serate, guadagno 1500 Euro e mi faccio conoscere molto bene da 75 genitori.
3. Questi genitori iniziano a chiedere consigli specifici sui loro figli. Nelle serate collettive non do consigli individualizzati, ma tratto solo tematiche di interesse generale. Per le consulenze individuali li posso ricevere nel mio studio ad un prezzo vantaggiosissimo: solo 20 Euro a incontro. Offerta riservata a chi ha partecipato alle serate. Qualcuno si fa avanti, viene nello studio e trova utili i miei consigli. Siccome mi hanno già accennato alla problematica che vogliono affrontare sono in grado di dare una risposta immediata, per cui se la cava con un solo incontro o al massimo due. Sparge la voce fra gli altri genitori e così si rompe il ghiaccio.
4. La clientela si allarga e ai nuovi arrivati propongo il prezzo normale, di 30 Euro a incontro. A questo punto il progetto è avviato e, se lavoro bene, si auto-alimenterà grazie al passa-parola e ai clienti che ritornano per altri consigli.
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Riferimento: Studenti di psicologia, questo è il mercato del lavoro
Venendo invece all'altra questione, quella relativa alla concorrenza di professioni contigue, il problema esiste e non si può evitare di tenerne conto: il progetto che ho appena esposto può essere portato avanti tanto da uno psicologo quanto da un educatore professionale (che notoriamente lavora con tariffe ridotte rispetto a quelle dello psicologo). E non credo proprio che un laureato in scienze dell'educazione sia meno qualificato rispetto ad uno psicologo nel dare consigli educativi ai genitori. E per di più l'educatore non si porta sulle spalle quel fardello di stereotipi che invece purtroppo si devono trascinare gli psicologi. Se ti proponi come esperto nell'educazione i genitori vengono, se usi il termine psicologo stanno alla larga perché "mio figlio è normale".
E allora in questo specifico campo non dico che devi chiedere i 10 Euro tipici degli educatori, ma penso che non puoi nemmeno sparare una cifra di 50 Euro o più.
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Riferimento: Studenti di psicologia, questo è il mercato del lavoro
E' vero che l'educatore può proporre spazi in cui offrire consulenza educativa. E proprio per questo, come sottolinea Edo, bisogna diversificare un po' l'offerta e adeguarla alla richiesta.
Nello specifico (caso delle consulenze ai genitori) è normale che sentendosi proporre un percorso del genere ( 7 incontri a 50 euro) si siano spaventati. Magari avrebbero tranquillamente affrontato una sola consulenza a 50 euro. Non c'è bisogno di proporre consulenze a 10 euro (ti prendono anche poco sul serio) a meno che non si tratti di seminari, dove guadagni sul numero fai divulgazione, non consulenza; più che altro bisogna adeguarsi alla domanda. Cosa il cliente mi chiede? si può esaurire in una consulenza? Si? Bene. Lo faccio. Lavorando ho imparato che è proprio inutile cercare di trattenere o di coinvolgere persone in percorsi che non sono intenzionate a fare. Piuttosto se sono in grado di offrire una buona consulenza la persona sarà soddisfatta e magari si rivolgerà di nuovo a me in futuro o farà il mio nome ad altri.
Concordo sul fatto che l'educatore possa fare assolutamente una buona consulenza educativa. E' il suo lavoro; non lo sta togliendo a noi. Non credo che tutti gli psicologi possano offrire una buona consulenza di questo tipo, soprattutto quelli che non sanno nemmeno lontanamente che cosa sia un bambino (ve lo dice una che fa libera professione, nel contempo continua a lavorare nell'ambiente delle scuole e che gli invii spesso li riceve da lì). Voglio solo dire che purtroppo a volte ci poniamo in maniera non adeguata alla richiesta.
esempio: se faccio questi seminari con genitori nelle scuole dell'infanzia non ci andrò vestita in tailleur, valigetta e aria da super professionista perchè nei genitori potrebbero attivarsi pensieri del tipo :" Oh mio Dio! Mi psicanalizzano il bambino a 3 anni! "( credetemi! Cosa provata sulla mia pelle...). Adotterò un'abbigliamento più easy. Viceversa, se vado a fare formazione magari e meglio che io adotti un abbigliamento più formale ( considerando sempre anche a chi si fa formazione).
Quindi adeguare l'offerta alla domanda, e sponsorizzarsi di conseguenza nella direzione più giusta. Certo è più faticoso, che stare ad aspettare il pazientino nello studio, ma alla fine paga di più.
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AAH volevo aggiungere...
Bello questo thread!
Discussione stimolante!
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Riferimento: Studenti di psicologia, questo è il mercato del lavoro
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Originalmente inviato da
edobianchi
Quali conclusioni posso trarre da questa breve esperienza:
1. I potenziali clienti esistono, basta andarli a cercare nei posti giusti e proporsi nel modo giusto. Con una semplicissima conferenza in una scuola materna riusciamo a far conoscere e apprezzare il nostro lavoro. La conferenza iniziale però deve essere gratuita, ha uno scopo essenzialmente pubblicitario e deve attirare un numero adeguato di potenziali clienti;
2. La conferenza stessa, se apprezzata, può trasformarsi in occasione di guadagno. Vi è piaciuta la serata a tema, allora potrei proporvene altre 5, una al mese, su altri temi di vostro interesse al costo di 20 Euro, a patto che ci siano almeno 15 genitori interessati. In questo modo mi faccio 5 serate a 60 Euro l'una, non è molto considerando il lavoro che c'è dietro a ogni serata, però se non lo propongo in un solo asilo, ma in 5 asili, allora inizia a diventare molto più interessante. Faccio in tutto 30 serate, guadagno 1500 Euro e mi faccio conoscere molto bene da 75 genitori.
3. Questi genitori iniziano a chiedere consigli specifici sui loro figli. Nelle serate collettive non do consigli individualizzati, ma tratto solo tematiche di interesse generale. Per le consulenze individuali li posso ricevere nel mio studio ad un prezzo vantaggiosissimo: solo 20 Euro a incontro. Offerta riservata a chi ha partecipato alle serate. Qualcuno si fa avanti, viene nello studio e trova utili i miei consigli. Siccome mi hanno già accennato alla problematica che vogliono affrontare sono in grado di dare una risposta immediata, per cui se la cava con un solo incontro o al massimo due. Sparge la voce fra gli altri genitori e così si rompe il ghiaccio.
4. La clientela si allarga e ai nuovi arrivati propongo il prezzo normale, di 30 Euro a incontro. A questo punto il progetto è avviato e, se lavoro bene, si auto-alimenterà grazie al passa-parola e ai clienti che ritornano per altri consigli.
Ok Edo, sono contento di aver chiarito. Inizialmente avevo interpretato i tuoi messaggi in questo modo: "il tuo lavoro può essere sostituito da un pò di buon senso, e quindi non puoi pretendere 50 euro l'ora, non li vale. L'unica alternativa è il call center". Proprio alla luce di quanto abbiamo detto fino ad ora, cioè che dietro a quell'ora di consulenza ce ne sono altre nove di lavoro, per non parlare degli anni di preparazione, questa cosa non la accettavo. Vedi, io sono dell'idea che chi sta in alto fa quello che vuole finchè chi sta in basso glielo permette. Se tutti gli psicologi che operano nel sociale per associazioni e cooperative varie si imponessero e si rifiutassero di lavorare sotto una certa remunerazione, chiuderebbero tutti bottega. Allora vedrai che a quel punto avremmo una forza contrattuale maggiore.
Sono contento che invece il tuo intervento non era per tagliare le gambe a chi sentiva la spinta a chiedere condizioni migliori, ma una analisi degli ostacoli culturali e materiali che rendono difficile farsi strada, e questi li dobbiamo conoscere perchè solo noi li possiamo rimuovere. D'altra parte se un genitore non vuole spendere 350 euro per amministrare una situazione normalissima, se non vuole patologizzarla, se non vuole sentirsi osservato e giudicato... e chi lo biasima?
La tua esperienza e le tue conclusioni invece potrebbero essere da stimolo per molti, almeno per me. Un intervento di questo tipo è realistico, mi sembra efficace e porta verso la rimozione di quegli ostacoli culturali che tutti noi conosciamo. Grazie.