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Re: Riferimento: Re: Riferimento: Re: Riferimento: Re: Riferimento: Ec
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Originalmente inviato da
Lucio Regazzo
Scusami lalangue,
spero di non apparirti impertinente se ti consiglio di andarti a vedere cos'é realmente l'eclettismo tecnico.
Ciao. Lucio
No, non mi sembri per nulla impertinente: sono io che sto volutamente utilizzando un significato improprio :approved:
Credo che sia il caso di aprire un thread apposito nel quale io possa condividere alcuni pensieri ed alcune riflessioni cliniche su Bion.
Detto ciò... come suggerisce Benedetta, penso che occorra un gran tatto, un'ottima preparazione di base e un'attenzione meticolosa per non splittare il paziente o per non frantumarlo sotto il peso di un insieme di tecniche che, passando dal sintomo alla struttura, rischiano di perdere di vista il soggetto. Approfondirò.
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Riferimento: Eclettismo tecnico
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Originalmente inviato da
benedetta14
Mi sembra una cosa schizofrenica. Gli interventi tecnici descritti hanno fondamenti epistemologici e visioni dell'essere umano in profondo contrasto tra di esse che per agirle occorrerebbe splittarsi dalle proprie convinzioni.
Mi perplime 'sta cosa.
Quali interventi descritti?
Ciao. Lucio
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Riferimento: Re: Riferimento: Re: Riferimento: Re: Riferimento: Re: Ri
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Originalmente inviato da
lalangue
Detto ciò... come suggerisce Benedetta, penso che occorra un gran tatto, un'ottima preparazione di base e un'attenzione meticolosa per non splittare il paziente o per non frantumarlo sotto il peso di un insieme di tecniche che, passando dal sintomo alla struttura, rischiano di perdere di vista il soggetto. Approfondirò.
Si, credo che il maggior problema dell'eclettismo sia la preparazione in più modelli e in più tecniche e saperle poi incorniciare in una epistemologia di base.
Ciao. Lucio
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Riferimento: Eclettismo tecnico
Ciao Lucio, ho letto con interesse gli spunti a questa discussione. Credo che l'eclettismo sia una grande risorsa che può essere sviluppata se a sua volta la personalità del terapeuta è anch'essa un po' eclettica e prona a questo genere di elaborazione, lavoro mentale e integrazione sicuramente non così incasellabile e definibile in una nuova corrente terapeutica, che produrrebbe a mio parere confusione anzichè chiarezza. Questo lavoro di integrazione infatti a mio parere non può essere decretato a priori o stabilito su un manuale, bensì modellato a partire dalla sensibilità e dalle intuizioni circa il rapporto terapeutico in corso. Ho sempre pensato che un terapeuta in gamba ha la sua teoria e il suo modello di riferimento che non deriva però da una limitazione autoimposta o da scarsa considerazione di altri approcci (tutti hanno la loro intelligenza e dignità), bensì dalla convinzione che quel modello sia per lui un punto di partenza più solido per lavorare, in base all'affinità con gli schemi logici e operativi che propone, una base sicura o a volte solo illusoriamente sicura quando l'esplorazione di altro destabilizza e induce delle difficoltà.
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Riferimento: Eclettismo tecnico
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Originalmente inviato da
benedetta14
Mi sembra una cosa schizofrenica. Gli interventi tecnici descritti hanno fondamenti epistemologici e visioni dell'essere umano in profondo contrasto tra di esse che per agirle occorrerebbe splittarsi dalle proprie convinzioni.
Mi perplime 'sta cosa.
Secondo me si genererebbero dei contrasti nel caso in cui si sia proprio in disaccordo su quali siano gli obiettivi da conseguire. In questo caso non si può parlare di efficacia o efficienza perché si parte da idee di salute mentale diverse, non è vero che si ha uno stesso obiettivo (osservabile in qualche modo) e si cerca di valutare quale possa essere la tecnica e il modello astratto più adatti per raggiungere un "miglioramento", c'è proprio un disaccordo a monte rispetto a quale debba ritenersi un "miglioramento", esistenza migliore ed esistenza peggiore rappresentano giudizi di valore che variano da persona a persona.
In questo caso davvero poi ogni persona, in base a quel che cerca, dovrà scegliersi la terapia (più che altro forse direttamente il terapeuta) che condivide i suoi valori di salute, così come ognuno sceglie un candidato che lo rappresenti meglio.
Questa cosa però non mi sembra abbia a che fare con la scienza, non so, mi sembra più una battaglia politica, la scienza cerca di descrivere solo se, e talvolta, come funziona qualcosa.
Da quel che ho afferrato è una disciplina descrittiva, non contiene obiettivi precisi, che sia preferibile o meno sviluppare tecniche per costruire bombe o fare altro (costruire centrali nucleari per esempio), be' questo rappresenta un problema politico, ma il fatto che una bomba esploda davvero lo possono osservare tutti poi, la tecnica si può valutare al livello scientifico se risulta abbastanza corretta per far certe cose perché in fin dei conti funziona, non è che si può dire che non sia così, sono gli effetti di certe tecniche per far certe cose che poi per certe persone non sono auspicabili :D, ma magari funzionano e come.
Le tecniche per far qualcosa di specifico in modo più efficace si possono integrare, le visioni di cosa debba essere un essere umano guidata da certi universi di valori in contrasto no.
Saluti
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Riferimento: Eclettismo tecnico
(..)Le tecniche per far qualcosa di specifico si possono integrare, gli universi di valori no(...)
concordo, le tecniche possono funzionare indipendentemente dal loro supporto teorico. Nessuna schizofrenia se uno psiconalista si avvale della tecnica di esposizione graduale (di stampo comportamentale) per aiutare un paziente a vincere una paura. L'abituazione ad uno stimolo ritenuto ansiogeno non va necessariamente in contrasto con la ricerca del significato emotivo che (secondo il modello psicodinamico) crea la situazione fobica nel paziente. Il vero problema sta nella preparazione e nella capacità del terapeuta di saper districarsi con le tecnica.
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Riferimento: Eclettismo tecnico
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Originalmente inviato da
Psichedelic
Ciao Lucio, ho letto con interesse gli spunti a questa discussione. Credo che l'eclettismo sia una grande risorsa che può essere sviluppata se a sua volta la personalità del terapeuta è anch'essa un po' eclettica e prona a questo genere di elaborazione, lavoro mentale e integrazione sicuramente non così incasellabile e definibile in una nuova corrente terapeutica, che produrrebbe a mio parere confusione anzichè chiarezza. Questo lavoro di integrazione infatti a mio parere non può essere decretato a priori o stabilito su un manuale, bensì modellato a partire dalla sensibilità e dalle intuizioni circa il rapporto terapeutico in corso. Ho sempre pensato che un terapeuta in gamba ha la sua teoria e il suo modello di riferimento che non deriva però da una limitazione autoimposta o da scarsa considerazione di altri approcci (tutti hanno la loro intelligenza e dignità), bensì dalla convinzione che quel modello sia per lui un punto di partenza più solido per lavorare, in base all'affinità con gli schemi logici e operativi che propone, una base sicura o a volte solo illusoriamente sicura quando l'esplorazione di altro destabilizza e induce delle difficoltà.
Sono pienamente d'accordo con i contenuti del tuo post; in particolare sottolineo : "...dalla convinzione che quel modello sia per lui un punto di partenza più solido per lavorare, in base all'affinità con gli schemi logici e operativi che propone, una base sicura o a volte solo illusoriamente sicura quando l'esplorazione di altro destabilizza e induce delle difficoltà....". (Psichedelic).
Ciao . Lucio
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Riferimento: Eclettismo tecnico
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Originalmente inviato da
Char_Lie
Secondo me si genererebbero dei contrasti nel caso in cui si sia proprio in disaccordo su quali siano gli obiettivi da conseguire. In questo caso non si può parlare di efficacia o efficienza perché si parte da idee di salute mentale diverse, non è vero che si ha uno stesso obiettivo (osservabile in qualche modo) e si cerca di valutare quale possa essere la tecnica e il modello astratto più adatti per raggiungere un "miglioramento", c'è proprio un disaccordo a monte rispetto a quale debba ritenersi un "miglioramento", esistenza migliore ed esistenza peggiore rappresentano giudizi di valore che variano da persona a persona.
In questo caso davvero poi ogni persona, in base a quel che cerca, dovrà scegliersi la terapia (più che altro forse direttamente il terapeuta) che condivide i suoi valori di salute, così come ognuno sceglie un candidato che lo rappresenti meglio.
Questa cosa però non mi sembra abbia a che fare con la scienza, non so, mi sembra più una battaglia politica, la scienza cerca di descrivere solo se, e talvolta, come funziona qualcosa.
Da quel che ho afferrato è una disciplina descrittiva, non contiene obiettivi precisi, che sia preferibile o meno sviluppare tecniche per costruire bombe o fare altro (costruire centrali nucleari per esempio), be' questo rappresenta un problema politico, ma il fatto che una bomba esploda davvero lo possono osservare tutti poi, la tecnica si può valutare al livello scientifico se risulta abbastanza corretta per far certe cose perché in fin dei conti funziona, non è che si può dire che non sia così, sono gli effetti di certe tecniche per far certe cose che poi per certe persone non sono auspicabili :D, ma magari funzionano e come.
Le tecniche per far qualcosa di specifico in modo più efficace si possono integrare, le visioni di cosa debba essere un essere umano guidata da certi universi di valori in contrasto no.
Saluti
sono del parere, mi torna, che noi pazienti non dobbiamo scegliere il terapeuta in base all'orientamento, non ci compete proprio,sarebbe un gran peso, lo scegliamo in base alla sua persona, le qualità che ci ispirano di più a istinto.
Il terapeuta va guardato in faccia nei primi cinque minuti, si gioca tutto lì.
Non è vero che se ho l'attacco di panico, vado dal cognitivo-comportamentale, come tanti vogliono farci credere.
Così evitiamo anche l'influenza della pubblicità internettiana:"psicoterapia individuale, di coppia, di gruppo, approccio tal dei tali, risolvo tutto, umanista, tuttologo, soluzionista"
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Riferimento: Eclettismo tecnico
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Originalmente inviato da
complicata
sono del parere, mi torna, che noi pazienti non dobbiamo scegliere il terapeuta in base all'orientamento, non ci compete proprio,sarebbe un gran peso, lo scegliamo in base alla sua persona, le qualità che ci ispirano di più a istinto.
Il terapeuta va guardato in faccia nei primi cinque minuti, si gioca tutto lì.
Non è vero che se ho l'attacco di panico, vado dal cognitivo-comportamentale, come tanti vogliono farci credere.
Così evitiamo anche l'influenza della pubblicità internettiana:"psicoterapia individuale, di coppia, di gruppo, approccio tal dei tali, risolvo tutto, umanista, tuttologo, soluzionista"
Si questo è vero, ma personalmente mi indirizzerei anche da un terapeuta che ha un certo orientamento (ed è competente), in quanto il percorso è fondamentale e le tecniche scelte fanno anche la sua personalità e il suo modo di pensare che può essere vicino al mio. E' importante sapere ciò che si cerca e il modo con il quale arrivarci.
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Originalmente inviato da
ludovicamaria
Si questo è vero, ma personalmente mi indirizzerei anche da un terapeuta che ha un certo orientamento (ed è competente), in quanto il percorso è fondamentale e le tecniche scelte fanno anche la sua personalità e il suo modo di pensare che può essere vicino al mio. E' importante sapere ciò che si cerca e il modo con il quale arrivarci.
E se é eclettico, quiindi non rigidamente legato ad un orientamento?
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Riferimento: Eclettismo tecnico
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Originalmente inviato da
Lucio Regazzo
E se é eclettico, quiindi non rigidamente legato ad un orientamento?
Lucio, scusami, ma che vuol dire? Esistono scuole cosiddette eclettiche dal punto di vista formale che sono riconosciute? Per te ha senso presentarsi ai pazienti come terapeuta eclettico? Io sapevo che ci sono approcci integrati ma comunque alla fine sono sempre fortemente orientati e presentano un'accozzaglia di teorie e tecniche, è normale fare un percorso caratterizzante e dedicarsi all'approfondimento di un metodo particolare, per quanto poi si possa essere del tutto autonomi nella pratica clinica o prendersi altre dieci specializzazioni, ma comunque un'identità professionale va preservata. Poi secondo me l'eclettismo non va sbandierato nella pubblicità così come sono fortemente contraria alle descrizioni degli approcci nei siti di tanti psicologi (a quanto pare anche loro si fregiano dell'approccio) e psicoterapeuti. Secondo me va riportato il percorso accademico e formativo e una presentazione del proprio modo di lavorare senza scendere troppo nel dettaglio della tecnica o dell'impostazione, che francamente credo interessi più a noi che non ai pazienti.
I pazienti vogliono essere in primis accolti nel loro disagio e questa capacità dipende da una serie di fattori, non secondariamente dalla nostra persona e dal percorso che abbiamo intrapreso, non solo dalle tecniche che bene o male chiunque dotato di buona volontà può imparare. In pratica conta come si vive quel orientamento sulla nostra pelle, come si è assimilato, vissuto, scelto, metabolizzato ed interiorizzato, anche attraverso un percorso da pazienti. Essere eclettici rischia di tradursi nel non essere nulla di consistente se non si è vissuto davvero, fino in fondo, quel modo di lavorare che speriamo di integrare.
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Riferimento: Eclettismo tecnico
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Originalmente inviato da
Psichedelic
Lucio, scusami, ma che vuol dire? Esistono scuole cosiddette eclettiche dal punto di vista formale che sono riconosciute? Per te ha senso presentarsi ai pazienti come terapeuta eclettico?
Ciao Psichedelic.
esistono scuole con modelli integrati riconosciute ( a presciendere che il riconoscimento del ministero, basato sulle evidenze scientifiche del modello, non attesta l'efficienza e l'efficacia dello stesso).
Si, dopo un primo incontro, dove é fondamentale quanto indicato da complicata, certo che ,secondo me, un eclettico si deve presentare come tale.
Infine, anch'io sostengo che un modello base sia importante, purché non diventi una rigida armatura che impedisce allo psicoterapeuta di utilizzare strategie provenienti da altri modelli.
Ciao. Lucio
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Riferimento: Eclettismo tecnico
Citazione:
Originalmente inviato da
Lucio Regazzo
E se é eclettico, quiindi non rigidamente legato ad un orientamento?
Non saprei.... c'è il rischio di troppa improvvisazione? Non è particolarmente difficile (utopistico?) da applicare l'eclettismo tecnico, già che alcune volte si passa una vita ad approfondire un solo metodo.
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Riferimento: Eclettismo tecnico
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Originalmente inviato da
Lucio Regazzo
Quali interventi descritti?
Ciao. Lucio
Quelle descritte dall'intervento prima del mio che riportava l'esempio del sistemico che ad un certo punto sente insufficienti le sole tecniche sistemiche e passa a quelle più specifiche comportamentali per poi buttarsi su quelle psicodinamiche e per finire su quelle strategiche. Parla di tecniche, non me le sono inventate io.
Comunque io mi riferivo principalmente alla "schizofrenia" del terapeuta che si splitta in strategico, psicodinamico, cognitivista e chi più ne ha più ne metta. Anzi a dire il vero può esserci anche un certo grado di perversione nel negare le differenze dei fondamenti dei vari interventi. Per inseguire l'utenza si è disposti anche a rinnegare le proprie convinzioni e a cercare di aggirare gli ostacoli autoconvincendosi/convincendo che siano più efficaci mentre in realtà sono solo più spendibili (si accontenta tutti in questo modo).
Vabbè non voglio alimentare polemiche, personalmente non mi interessa l'eclettismo e preferisco invece la coerenza epistemica (e non solo).
Ultimo O.T.: lalangue apri il thread su Bion!
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Riferimento: Eclettismo tecnico
Citazione:
Originalmente inviato da
ludovicamaria
Non saprei.... c'è il rischio di troppa improvvisazione? Non è particolarmente difficile (utopistico?) da applicare l'eclettismo tecnico, già che alcune volte si passa una vita ad approfondire un solo metodo.
Non ludovicamaria, non é utopistico, solo difficile e con un percorso di apprendimento molto,molto lungo,
No vi é improvvisazione casuale nell'eclettismo, c'é capacità di adattarsi al paziente, sindrome e setting.
Ciao. Lucio
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Riferimento: Eclettismo tecnico
Citazione:
Originalmente inviato da
benedetta14
Quelle descritte dall'intervento prima del mio che riportava l'esempio del sistemico che ad un certo punto sente insufficienti le sole tecniche sistemiche e passa a quelle più specifiche comportamentali per poi buttarsi su quelle psicodinamiche e per finire su quelle strategiche. Parla di tecniche, non me le sono inventate io.
Comunque io mi riferivo principalmente alla "schizofrenia" del terapeuta che si splitta in strategico, psicodinamico, cognitivista e chi più ne ha più ne metta. Anzi a dire il vero può esserci anche un certo grado di perversione nel negare le differenze dei fondamenti dei vari interventi. Per inseguire l'utenza si è disposti anche a rinnegare le proprie convinzioni e a cercare di aggirare gli ostacoli autoconvincendosi/convincendo che siano più efficaci mentre in realtà sono solo più spendibili (si accontenta tutti in questo modo).
Vabbè non voglio alimentare polemiche, personalmente non mi interessa l'eclettismo e preferisco invece la coerenza epistemica (e non solo).
Ultimo O.T.: lalangue apri il thread su Bion!
Mah, secondo me si può solo provare a sperimentare, immagina che ci siano due terapie che utilizzano certe tecniche e funzionano entrambe nel 50% dei casi di un certo disturbo (e magari sono pure quelle che raggiungono le percentuali maggiori di successo). Cercare di integrarle in qualche modo potrebbe portare all'inefficacia, ma potrebbe anche migliorarle, rispetto allo scopo aumentando la percentuale dei successi. Non è detto che siano più spendibili, l'integrazione è rischiosa, potrebbe peggiorare le cose, però d'altra parte potrebbe migliorare le cure se il motivo dell'insuccesso nei casi restanti è legato proprio al fatto che si tengono ben separate le tecniche in due blocchi unici.
Certi alimenti possono non piacere separati a certe persone, ma messi insieme in un certo modo in un'unica ricetta potrebbero risultare gradevoli al palato ad entrambe, comunque è rischioso fare queste cose si potrebbe anche produrre una schifezza immangiabile. Ogni possibile integrazione, certo, non è detto che le "migliori", però arrivati ad un certo punto sembra l'unica strada aperta per migliorare certi approcci.
Ci sono diversi tipi di integrazione, si può provare ad integrare delle tecniche psicoterapeutiche derivate da certi modelli, o si può cercare di integrare direttamente i modelli a monte (usando un qualche sistema di traduzione plausibile), costruendo un nuovo modello che non contiene certi principi incompatibili nelle due precedenti e derivare poi da questo nuovo modello unificato un trattamento (certo di possibili unificazioni ce ne possono essere diverse, però bisogna provare, non è che ci siano proprio tante strade aperte).
L'unico caso per me in cui risulta davvero impossibile pensare che sia possibile integrare due approcci è quello in cui questi partono da concetti di salute mentale diversi. Gli obiettivi sono diversi i valori che dovrebbe seguire la mente di un individuo sano anche, non possiamo metterli insieme di sicuro.
Citazione:
Per esempio, possiamo considerare un buon risultato se una persona giunge ad accettare la sua timidezza e a darle un senso, o invece sarebbe necessario ottenere una sostanziale riduzione della timidezza stessa per considerare positivo l'esito della cura? Gandhi (1957) sosteneva che la timidezza era diventata una delle sue più grandi risorse, dato che lo obbligava a pensare prima di parlare.
Dovrebbe essere considerato un buon risultato se una persona si libera dei suoi sintomi fobici attraverso una pratica religiosa? Rilke, uno dei grandi poeti del ventesimo secolo, scelse di coltivare il suo dolore e la sua solitudine per approfondire la sua arte. La vita di Wittgenstein sarebbe stata "migliore" se egli fosse stato felice nel senso convenzionale del termine? Naturalmente ci sono alcuni risultati su cui la maggior parte dei clinici, se non tutti, si troveranno d'accordo. Per esempio, pochi clinici sosterrebbero che limitare i comportamenti suicidari non sia un risultato desiderabile nel trattamento del paziente gravemente depresso. Si evidenzieranno comunque delle differenze quando si prendano in considerazione altri tipi di risultati con lo stesso paziente. Per esempio è più probabile che un terapeuta ad orientamento esistenziale riservi più attenzione all' "autenticità" dell'esistenza del paziente rispetto al terapeuta ad orientamento cognitivista.
Questa riflessione (secondo me interessante) è tratta da questo articolo http://www.psychomedia.it/pm/modther...pst/safran.htm in cui si parla proprio dell'argomento trattato in questa discussione.
Dei modelli, in ambito psicoterapeutico, secondo me contengono internamente innestati certi valori, perché contengono un po' camuffate all'interno certe definizioni di cosa dovrebbe essere un individuo normale ed in salute, e su questo (soprattutto al livello mentale) ci si può scontrare a monte.
Questo non lo si può conoscere di sicuro tramite nessuna osservazione (a meno che non si definiscano come normali le caratteristiche più diffuse nella popolazione), possiamo conoscere scientificamente quando una tecnica trasforma, con buone probabilità, il comportamento e certe idee di una persona in certi sensi, ma non possiamo sapere oggettivamente se la trasformazione sia preferibile o meno da conseguire, questo rappresenta un giudizio su come dovrebbe essere qualcosa, e dipende dai valori che un individuo ritiene prioritari rispetto ad altri, uno stesso "individuo" potrebbe essere trasformabile in vari modi, ma non esiste scientificamente il modo giusto di modificare certi assetti, giusto rispetto a cosa? :mumble:
Secondo il mio universo di valori non risulta preferibile un certo tipo di cambiamento, secondo l'universo di valori di un'altra persona sì, ma questo disaccordo non ha niente a che vedere con la scienza direttamente. Questo tipo di conflitti non si possono sanare con la comprensione, perché non c'è proprio niente da comprendere, non c'è nessun mondo da conoscere meglio rispetto al quale poter osservare quale dei due atteggiamenti risulti più corretto. Per valutare quale funzioni meglio bisognerebbe avere un obiettivo condiviso, se non c'è a monte questo obiettivo e quel che si vuol ottenere risulta in conflitto reciproco, non c'è e basta un senso di salute comune da conseguire, così come non c'è un senso di giustizia comune, e un senso etico comune, ci sono conflitti insanabili.
Gli psicoterapeuti dovrebbero porsi pure queste domande qua, dovrebbero chiedersi a monte come desiderano che una persona cambi affinché si possa dire che è in salute. In questo modo verrebbero allo scoperto anche i valori che segue una certa scuola, e se segue certi valori, la differenza con un'altra non è certo una differenza descrittiva, scientifica o conoscitiva, ma di scopo. Dire genericamente che una psicoterapia cura, è come non dire nulla, cosa fa? A cosa serve? Cosa modifica? Quali sono i suoi obiettivi? Io personalmente li condivido?
Soprattutto queste cose qua dovrebbe conoscere un paziente secondo me.
Saluti
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Riferimento: Eclettismo tecnico
Citazione:
Originalmente inviato da
benedetta14
Quelle descritte dall'intervento prima del mio che riportava l'esempio del sistemico che ad un certo punto sente insufficienti le sole tecniche sistemiche e passa a quelle più specifiche comportamentali per poi buttarsi su quelle psicodinamiche e per finire su quelle strategiche. Parla di tecniche, non me le sono inventate io.
Comunque io mi riferivo principalmente alla "schizofrenia" del terapeuta che si splitta in strategico, psicodinamico, cognitivista e chi più ne ha più ne metta. Anzi a dire il vero può esserci anche un certo grado di perversione nel negare le differenze dei fondamenti dei vari interventi. Per inseguire l'utenza si è disposti anche a rinnegare le proprie convinzioni e a cercare di aggirare gli ostacoli autoconvincendosi/convincendo che siano più efficaci mentre in realtà sono solo più spendibili (si accontenta tutti in questo modo).
Vabbè non voglio alimentare polemiche, personalmente non mi interessa l'eclettismo e preferisco invece la coerenza epistemica (e non solo).
Ultimo O.T.: lalangue apri il thread su Bion!
Non ti sembra eccessivo e po' troppo emotivo?
Forse si, meglio un thread su Bion!
Lucio
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Riferimento: Eclettismo tecnico
se ci si rende conto, di fronte ad un problema,che il modello di riferimento non sta dando risultati (esempio rincorrere l'insight negli attacchi di panico) allora ricorrere a qualcos'altro come le tecniche di stampo comportamentaei, non è schizofrenico ma significa mettersi intelligentemente dalla parte del paziente. Meglio il benessere del paziente che il sostegno della mia teoria. non vi pare?
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Riferimento: Eclettismo tecnico
Citazione:
Originalmente inviato da
Lucio Regazzo
Non ti sembra eccessivo e po' troppo emotivo?
Forse si, meglio un thread su Bion!
Lucio
"Meccanismi schizofrenici, scissione e diniego" sono termini interessanti utilizzati in questo contesto, dagli stessi operatori della salute mentale per proteggersi da un rischio di frammentazione. E' molto interessante comprendere le paure che ci portano a sostenere una nostra visione della realtà, che in questo caso si traduce in un approccio terapeutico con cui custodiamo e manifestiamo anche uno schema di riferimento, teorizzazioni, modelli, credenze, convinzioni e rassicurazioni, e per l'appunto negare una realtà multisfaccettata, estremamente ricca e complessa, che può destabilizzare e addirittura portare a meccanismi ritenuti minacciosi, primitivi e invalidanti. Ogni crescita implica una destabilizzazione e un animo sgombro da precetti e dottrine limitanti, decisamente tutto ciò spaventa.
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Riferimento: Eclettismo tecnico
di fronte ad una malattia , ritengo, si debba avere un atteggiamento pragmatico. Questo sta funzionando? bene, approfondiamo, questo non sta funzionando? bene, mettiamolo in discussione, Continua a non funzionare?si cambia!
immaginate in medicina: se un farmaco non funziona non insisti con lo stesso. La tecnica terapeutica deve innanzitutto curare, togliere il problema al paziente. questo è lo scopo della psicoterapia.
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Riferimento: Eclettismo tecnico
Ah, il mio analista se Dio vuole, sa fare tutto, ha studiato tutto lo scibile, e cambia in continuazione:asd:
Sarò autoreferenziale, ma leggendovi non ne posso fare a meno:))
Del resto ha ben cinquantadue anni, ha avuto tutto il tempo per imparare:asd:
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Riferimento: Eclettismo tecnico
A parte gli scherzi, lui fa proprio l'approccio integrato, se volete gli faccio l'intervista e gli chiedo come fa:P, poi ve lo racconto, lui ha un mucchio di pazienti e manco un buco libero, se vuoi cambiare orario, vuol dire che ha avuto successo!
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Riferimento: Eclettismo tecnico
questo è proprio transfert positivo eh!? :asd:
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Riferimento: Eclettismo tecnico
Citazione:
Originalmente inviato da
simone11
se ci si rende conto, di fronte ad un problema,che il modello di riferimento non sta dando risultati (esempio rincorrere l'insight negli attacchi di panico) allora ricorrere a qualcos'altro come le tecniche di stampo comportamentaei, non è schizofrenico ma significa mettersi intelligentemente dalla parte del paziente. Meglio il benessere del paziente che il sostegno della mia teoria. non vi pare?
Certo; spesso dipende dalla preparazione dello psicoterapeuta.
Basta aver studiato a fondo due modelli per comprendere che "il modello" per tutti gli usi non esiste e che é meglio il benessere del paziente che il sostegno cieco di una teoria e della sua prassi.
Lucio
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Riferimento: Eclettismo tecnico
eh, ma il mio è il migliore, si picchiano per andare da lui, è un mito!:yahoo:
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Riferimento: Eclettismo tecnico
Citazione:
Originalmente inviato da
complicata
Ah, il mio analista se Dio vuole, sa fare tutto, ha studiato tutto lo scibile, e cambia in continuazione:asd:
Sarò autoreferenziale, ma leggendovi non ne posso fare a meno:))
Del resto ha ben cinquantadue anni, ha avuto tutto il tempo per imparare:asd:
Ciao complicata; io ho qualche anno in più del tuo analista ed esercito da 35 anni.
Lucio
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Riferimento: Eclettismo tecnico
io qualche anno in meno, però sono un genio lo stesso :D
scherzo dai! :-) forse ;-)
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Riferimento: Eclettismo tecnico
Citazione:
Originalmente inviato da
simone11
io qualche anno in meno, però sono un genio lo stesso :D
scherzo dai! :-) forse ;-)
Accetto ben volentieri la tua genialità e il tuo scherzo; ora possiamo rientrare nel tema della discussione.
Lucio
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Riferimento: Eclettismo tecnico
io ho detto la mia, e, sembra, che ci sia sintonia. O curi e quindi usi tutto ciò che hai a disposizione o fai filosofia. da quel che sembra noi curiamo.
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Riferimento: Eclettismo tecnico
Citazione:
Originalmente inviato da
Lucio Regazzo
Ciao complicata; io ho qualche anno in più del tuo analista ed esercito da 35 anni.
Lucio
davvero?!
Cavolo, credevo fossi un "regazzo"!:zott:
Comunque te scrivi libri, un punto notevole a tuo favore, sei simpatico già solo per questo!
anche Simone diventerà un grande ricercatore e leggeremo i libri di Simone11:approved:
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Riferimento: Eclettismo tecnico
Citazione:
Originalmente inviato da
simone11
io ho detto la mia, e, sembra, che ci sia sintonia. O curi e quindi usi tutto ciò che hai a disposizione o fai filosofia. da quel che sembra noi curiamo.
Si, certo.
Lucio
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Riferimento: Eclettismo tecnico
Citazione:
Originalmente inviato da
complicata
davvero?!
Cavolo, credevo fossi un "regazzo"!:zott:
Comunque te scrivi libri, un punto notevole a tuo favore, sei simpatico già solo per questo!
anche Simone diventerà un grande ricercatore e leggeremo i libri di Simone11:approved:
ahahaahaaha
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Riferimento: Eclettismo tecnico
Mi devo automoderare, sarà meglio gli dia del Lei, a Lucio Regazzo, che ha il suo vero nome, sapete, Internet fa di questi scherzi, non sai con chi parli e sono tutti uguali, capace insegna all'Università e io lo tratto da amicone, gulp.
fine ot, mi devo scusare.:sbonk:
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Riferimento: Eclettismo tecnico
Citazione:
Originalmente inviato da
benedetta14
Quelle descritte dall'intervento prima del mio che riportava l'esempio del sistemico che ad un certo punto sente insufficienti le sole tecniche sistemiche e passa a quelle più specifiche comportamentali per poi buttarsi su quelle psicodinamiche e per finire su quelle strategiche. Parla di tecniche, non me le sono inventate io.
Comunque io mi riferivo principalmente alla "schizofrenia" del terapeuta che si splitta in strategico, psicodinamico, cognitivista e chi più ne ha più ne metta. Anzi a dire il vero può esserci anche un certo grado di perversione nel negare le differenze dei fondamenti dei vari interventi. Per inseguire l'utenza si è disposti anche a rinnegare le proprie convinzioni e a cercare di aggirare gli ostacoli autoconvincendosi/convincendo che siano più efficaci mentre in realtà sono solo più spendibili (si accontenta tutti in questo modo).
Vabbè non voglio alimentare polemiche, personalmente non mi interessa l'eclettismo e preferisco invece la coerenza epistemica (e non solo).
Ultimo O.T.: lalangue apri il thread su Bion!
Cosa pensi della coerenza epistemologica se pensi a quanto segue:
Harper, nel 1959 forniva un elenco di 36 sistemi diversi e venti anni dopo Herink ne contava 250; in Italia nel 2008 si stimano circa 600 Scuole o Agenzie di formazione, di cui 229 riconosciute dal Ministero dell’Università e della ricerca Scientifica come Scuole di Specializzazione in Psicoterapia.
Del 2011/ non ho i dati ma mi sembrano sufficienti quelli riportati.
Secondo te è un bene per la credibilità della psicoterapia come cura e per i pazienti che rimangono confusi da questa proliferazione.
Non è meglio cercare una forma d’integrazione?
Oltre che a Benedetta, pongo la questione anche ad altri utenti.
Ciao. Lucio
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Riferimento: Eclettismo tecnico
in tema di "commistione" fra approcci diversi:
ci sono punti di sovrapposizione tra l'approccio sistemico e quello cognitivista?
Lo chiedo perché mi è capitato di leggere alcuni appunti di una scuola di psicoterapia sistemico-relazionale e mi sembrava di rileggere pari pari alcuni principi di psicologia cognitiva interazionista.
E' vero che negli anni 80 nell'approccio sistemico sono confluiti principi derivati dal costruttivismo radicale ("seconda cibernetica"), però mi chiedevo se la scuola sistemica avesse adottato anche alcuni principi e tecniche di stampo cognitivista.
Cosa ne pensate a riguardo?
ciao
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Riferimento: Eclettismo tecnico
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Originalmente inviato da
Johnny
in tema di "commistione" fra approcci diversi:
ci sono punti di sovrapposizione tra l'approccio sistemico e quello cognitivista?
Lo chiedo perché mi è capitato di leggere alcuni appunti di una scuola di psicoterapia sistemico-relazionale e mi sembrava di rileggere pari pari alcuni principi di psicologia cognitiva interazionista. Allora mi chiedevo se la scuola sistemica avesse adottato alcuni principi e tecniche di stampo cognitivista o se, in barba alle differenze nell'approccio teorico, dicano a volte le stesse cose ma con nomi diversi (meno probabil secondo me).
Cosa ne pensate a riguardo?
ciao
Ciao Johnny,
ti riferisci al modello di A. Salvini? te lo chiedo perché su un articolo di un suo collaboratore ha fatto cambiare il nome dell'approccio tre volte in 4/6 mesi.
Ad ogni modo, tecniche cognitiviste sono utilizzate da molti modelli terapeutici e non escludo ( pur non avendone la sicurezza) che anche i sistemici le usino.
Lucio
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Riferimento: Eclettismo tecnico
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Lucio Regazzo
che ne pensate dell'eclettismo tecnico come modello a cui ispirarsi nella pratica psicoterapeutica?
Grazie.
Lucio
l'esigenza di uscire dai confini del proprio modello teorico ha iniziato a menifestarsi negli anni 80.
Questa esigenza si manifesta in 3 tendenze:
1) integrazione teorica: vengono integrati fra loro 2 o più modelli, operando una fusione di elementi concettuali e una interpretazione degli uni nel linguaggio degli altri. Capostipite di questa tendenza sono Dollard e Miller che fanno una "traduzione" di vari concetti psicoanalitici nel linguaggio del comportamentismo.
2) ricerca di fattori comuni: sottolinea le affinità tra le varie scuole di psicoterapia, sia a livello teorico che pratico. L'efficacia della psicoterapia deriva dai cosiddetti "fattori aspecifici", cioè comuni a tutti gli approcci di psicoterapia. Scopo di questo modello è trovare questi fattori e quindi porre le basi per il superamento dei diversi modelli e la costruzione di un modello integrativo.
3) eclettismo tecnico: a differenza delle altre, dà un' importanza molto piccola agli aspetti teorici e ha un atteggiamento pragmatico. Il clinico adotta tecniche di vari approccisenza per questo accettare i fondamenti teorici da cui queste tecniche derivano. Il termine ECLETTISMO TECNICO è stato coniato da Lazarus il quale sostiene che in campo clinico deve prevalere un'istanza pragmatica. Lo scopo è individuare il trattamento che risulta più efficace per la specifica persona e per lo specifico problema, senza porsi troppe domande su aspetti teorici.
secondo me una teoria di riferimento è impossibile non averla, le tecniche derivano sempre da una teoria di riferimento: io sono per l'integrazione teorica. Pur non accettando tutto l'impianto teorico da cui la specifica tecnica deriva, se questa si dimostra efficace per un determinato tipo di problema, o di paziente, sarebbe bene adottarla.
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Riferimento: Eclettismo tecnico
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Originalmente inviato da
Johnny
secondo me una teoria di riferimento è impossibile non averla, le tecniche derivano sempre da una teoria di riferimento: io sono per l'integrazione teorica. Pur non accettando tutto l'impianto teorico da cui la specifica tecnica deriva, se questa si dimostra efficace per un determinato tipo di problema, o di paziente, sarebbe bene adottarla.
Pur aderendo all'Eclettismo tecnico, sono d'accordo con te che una teoria di riferimento sia necessaria: le tecniche, a mio parere, andrebbero acordate con il proprio modello.
Io sono esistenzialista, ma con alcuni accorgimento, uso tecniche comportamentali o derivanti da altri approcci; certo non ritengo integrabile nel modello a cui mi riferisco, ad esempio, le libere associazioni, Poi dipende anche da psicoterapeuta a psicoterapeuta: personalmentele con le libere associazioni mi addormenterei.
Lucio
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Riferimento: Eclettismo tecnico
:asd: Mi ha fatto ridere che con le libere associazioni ti addormenteresti. Diciamo che sei eclettico fino ad un certo punto...
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Riferimento: Eclettismo tecnico
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Psichedelic
:asd: Mi ha fatto ridere che con le libere associazioni ti addormenteresti. Diciamo che sei eclettico fino ad un certo punto...
L'Eclettismo non é una ribollita. Farebbe fare grasse risate anche a me vedermi addormentato mentre il paziente naviga da solo nelle sue associazioni.
L'Eclettismo ha le sue regole; alcune fondamentali:
1- tecniche che si accordano con il proprio modello;
2- """""""""" che siano compatibili con la struttura dello psicoterapeuta.
Lucio