Riferimento: neutralità in psicoterapia
ma no, io ne sono convinta, abbozzavo per non mettermi tra color che sanno, in quanto anche io sperimento magari non proprio la depressione che non ti alza mai, quella vera, ma una forma di malinconia esistenziale, che qualche volta mi riduce ripiegata su me stessa, senza energie, senza forze, anche fisiche.
Allora scusa, ma l'analista dovrebbe pensarla allo stesso modo tuo, chi glielo fa fare di mettersi lì ogni santo giorno ad ascoltare i fatti altrui, se pensasse che nell'universo siamo tutti soli e nessuno ci può comprendere e ognuno fa quel che gli conviene?
Non penserai che ha scelto un mestieraccio brutto così per i soldi e basta.
Impossibile:))
Vuol dire che a un tipo del genere gli avanzano delle energie per gli altri, cioè pur essendo a contatto con il malessere non si spenge.E' un esempio di come ci sono molte persone che sono rivolte al prossimo, è la dimostrazione pratica che cercavi.
ma questa la puoi vedere ogni giorno, non ci sono solo gli psicologi, ci sono pure i volontari della croce rossa o i medici senza frontiere e tutti gli altri che non vivono rinchiusi nelle depressioni.
Riferimento: neutralità in psicoterapia
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complicata
ma no, io ne sono convinta, abbozzavo per non mettermi tra color che sanno, in quanto anche io sperimento magari non proprio la depressione che non ti alza mai, quella vera, ma una forma di malinconia esistenziale, che qualche volta mi riduce ripiegata su me stessa, senza energie, senza forze, anche fisiche.
Allora scusa, ma l'analista dovrebbe pensarla allo stesso modo tuo, chi glielo fa fare di mettersi lì ogni santo giorno ad ascoltare i fatti altrui, se pensasse che nell'universo siamo tutti soli e nessuno ci può comprendere e ognuno fa quel che gli conviene?
Non penserai che ha scelto un mestieraccio brutto così per i soldi e basta.
Impossibile:))
Vuol dire che a un tipo del genere gli avanzano delle energie per gli altri, cioè pur essendo a contatto con il malessere non si spenge.E' un esempio di come ci sono molte persone che sono rivolte al prossimo, è la dimostrazione pratica che cercavi.
ma questa la puoi vedere ogni giorno, non ci sono solo gli psicologi, ci sono pure i volontari della croce rossa o i medici senza frontiere e tutti gli altri che non vivono rinchiusi nelle depressioni.
Non è mica poi così brutto, è bello e liberatorio poter scaricare sui pazienti ogni responsabilità negativa rispetto allo star meglio. La parte brutta è imparare tutte quelle cose per far contenti i professori e i vecchi psicoanalisti o psicoterapeuti ed avere i pezzi di carta adatti per operare nel settore.
"Se stanno meglio i miei pazienti" si dice lo psicoterapeuta "il merito è mio, se invece stanno male e continuano a star male è perché questi non si impegnano abbastanza, il motivo per cui non stanno bene consiste nel fatto che non vogliono star bene" :asd:. Caspita 'sti discorsi qua sono inattaccabili.
Lo psicoterapeuta fa quel che gli conviene, è motivato a far qualcosa come gli altri, non sono persone votate al sacrificio in sé più di un operaio o di un chirurgo, più di me o di te. Non vorrei tornare al solito discorso, ma quando ho chiesto dei soldi non mi sembra che abbia trovato qualcuno che si sia offerto volentieri, se s'è rinnegato questo benedetto ego, resistenze non dovrebbero essercene più rispetto al sacrificio, ma ci sono, perciò vuol dire che è falsa l'affermazione rispetto al fatto che si è ben disposti al sacrificio e che si è neutri, che s'è sospesa ogni valutazione di convenienza personale ecc. ecc.
Io lo dico d'essere egoista, non mi nascondo, sono quel che sono, niente di speciale, non faccio la parte del salvatore perché non ho bisogno di far credere a nessuno che lo sia davvero. Certo potrei sfruttare il bisogno della gente di credere in un salvatore, visto che stanno tutti piuttosto male, ma non me la sento di prendere gli altri, che stanno alla frutta come me, per i fondelli, nonostante non sia uno stinco di santo. Pure se li rincuoro non lo faccio per soldi o per campare, ma solo per un po' di dispiacere, che comunque non è tanto da farmi arrivare concretamente a fare per questi grossi sacrifici, visto che non li faccio nemmeno per me. D'altra parte nemmeno gli psicoterapeuti fanno grossi sacrifici per il loro pazienti.
Chi non crede in qualche religione con qualche divinità che la protegge dall'alto ha bisogno di una stampella che la sostituisca, la psicoanalisi, così come viene intesa adesso, è questa stampella (per questo Freud nutriva una certa avversione per la religione, la psicoanalisi è una religione senza divinità e le altre religioni rappresentano dei concorrenti).
Vorrei far notare solo una cosa: se io volessi davvero sacrificarmi spontaneamente non pretenderei d'esser pagato per far questo, non pretenderei nulla in cambio, nemmeno che chi viene aiutato come desidera guarisca come desidero io, altrimenti a ben vedere il sacrificio non è più mio (di chi si sacrifica insomma), ma è di chi m'accontenta, ed in fin dei conti anche questa è una transazione, io dò una cosa a te, tu ne dai una a me.
L'idea è questa "Se tu ti comporti così, io mi sacrifico per te", ma ammessa questa condizione, il sacrificio non è più un vero sacrificio, il vero sacrificio è quello che non dovrebbe chiedere davvero nulla in cambio, compreso il "buon comportamento" dell'altro.
Così se lo sono dovuto inventare "l'agnello di Dio che toglie i peccati del mondo", st'agnello qua per me non sta da nessuna parte, io almeno ancora non l'ho visto, e non è certo Freud, qualche psicoanalista o qualche psicoterapeuta.
Molti esseri umani somigliano a dei lupi, ed anche se qualcuno di questi fosse un agnello non si lascerebbe mica sbranare così per spirito di sacrificio nei confronti del lupo perché questo qua c'ha fame, il lupo deve comunque rincorrerlo l'agnello, esser più veloce di lui e prenderlo per mangiarselo, l'agnello come lo psicoterapeuta e lo psicoanalista non si offre mica spontaneamente?!
Alla fine devi sempre guadagnarti tutto con costrizione (pure questo tipo qua di sacrificio dell'altro devi guadagnartelo con un sistema autocostrittivo), là dove sei spontaneo può darsi che non guadagnerai mai nulla di importante.
In questi punti ti accorgi di essere solo, che nessuno è con te davvero, che l'altro sarà con te solo se tu ti comporterai in buona misura come desidera, che non sarai amato in quanto tale ma perché dovrai dare e costringerti a dare qualcosa che l'altro ritiene utile per essere corrisposto.
Si torna al punto di partenza si condivide qualcosa con l'altro se si soddisfano certe condizioni che preferisce quest'altro rispetto a cosa condividere e come, e certe volte può esserci un conflitto di fondo che non si può aggiustare perché l'altro non è veramente disposto a sacrificarsi volentieri come sostieni.
Saluti
Riferimento: neutralità in psicoterapia
no, Char-Lie, nessuno ti ricatterà mai dicendo comportati così per avere qualcosa in cambio da me, tanto meno l'analista.
abbiamo TUTTI il libero arbitrio, la possibilità di scegliere se essere integrati in ciò che ci richiedono le relazioni, oppure essere "diversi", in tutto o in qualcosa.
c'è chi sceglie di dare qualcosa gratis, ma non lo puoi mettere come conditio sine qua non, in quanto, se sei capace di infilarti nei panni altrui, comprenderai che l'altro ha le sue esigenze, e non vedo di che sgomentarsi o deprimersi in questo.
Poi in fondo,il sacrificio estremo è roba da profeti tipo gesù cristo, e io proprio sono contro certe ideologie.
Guarda, un letterato che credeva nell'estrema solitudine delle scelte era Conrad, pessimista al massimo, poi in fondo concluse che l'uomo migliore era quello "mediocre", non nel senso negativo del termine, ma nel senso che l'Idealista, colui che richiede a se stesso e agli altri qualità che non possono avere, cade sempre!
Vedi lord jim, Kurtz, ecc.
L'uomo mediocre è colui che non si fa illusioni, ma neanche si perde.
Non crede di avere verità in mano, porta la barca nelle tempeste e via.
non è che dobbiamo guadagnarci qualcosa a questo mondo, niente medaglie, facciamo delle scelte e navighiamo a vista,punto.
Ah, ho visto una cosa interessante!
Se vai di là, nell'altro thread di neuromancer, ti dice che l'analista non è sempre inteso come neutro, vaso bianco, ma è "immerso", cioè empatico scientificamente.
Cioè si pone in ascolto e osserva provando empatia, tentando di entrare in contatto con i sentimenti dell'altro.
quello che avevo osservato io del mio analista, che secondo me era concentrato e immerso!:)
Bello!:)
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complicata
no, Char-Lie, nessuno ti ricatterà mai dicendo comportati così per avere qualcosa in cambio da me, tanto meno l'analista.
abbiamo TUTTI il libero arbitrio, la possibilità di scegliere se essere integrati in ciò che ci richiedono le relazioni, oppure essere "diversi", in tutto o in qualcosa.
c'è chi sceglie di dare qualcosa gratis, ma non lo puoi mettere come conditio sine qua non, in quanto, se sei capace di infilarti nei panni altrui, comprenderai che l'altro ha le sue esigenze, e non vedo di che sgomentarsi o deprimersi in questo.
Ma qualsiasi cosa faccia un'altra persona la fa sempre per le sue esigenze, però quando c'è interferenza tra le mie esigenze e quelle dell'altro che si fa? Come si risolvono queste cose?
Se un marito tradito si infila nei panni della donna che lo cornifica col migliore amico cosa dovrebbe capire? Questa donna avrà avuto le sue ragioni ed i suoi motivi per far questo, ma il marito non si deprimerebbe più? Si mettono a posto le cose? Queste fratture si sanano? Per me no.
Noi non siamo gli altri e gli altri non sono noi, se muoiono loro, noi continuiamo ad esistere e viceversa.
Non mi convince tanto questo modo di intendere la questione. Non posso scegliere di essere integrato in qualcosa se l'integrazione in questo qualcosa non dipende solo da una mia scelta, da un mio sì o un mio no. Non si ha un potere di scelta vero e proprio in questi casi, il vincolo non cade, o fai qualcosa come dicono in buona parte gli altri o non fai nulla, questo alla fine so che posso sceglierlo, ma questo spesso non basta, perché se vuoi far qualcosa che agli altri non interessa fare con te, spesso non puoi fare nulla; per esempio far l'amore con una bella donna che non ricambia 'sto desiderio qua :D.
Spesso capita che se ti pieghi alle richieste sociali dell'altro stai male, viceversa se non ti pieghi alle richieste sociali stai male lo stesso perché non vieni fuori tanto soddisfatto, dato che poi ti mancano certe parti di certe relazioni; dico certe parti perché interamente così come sono nella realtà lo vedi che non le sopporti, vorresti qualcosa di diverso da quello che offre il mercato reale ed è per questo che ti deprimi perché le tue possibilità e tutti i vincoli reali sono questi ed a questi devi sottostare.
Se il mercato ti fosse stato bene così com'è insomma non ci sarebbe stato alcun problema a monte.
Ho compreso più o meno tutto, ma tanto bene non sto lo stesso, ho compreso come funziona il mondo, ma a me sembra proprio che non mi basta 'sto mondo qua. Il desiderare qualcosa di meglio ed esser tristi per questo, per me non è una malattia, il male per me consiste solo nel fatto che questo mondo ha certi limiti che mi limitano e che non sopporto, solo se ho un'idea scorretta di questo ed il mondo è molto meglio (rispetto al mio metro) di quel che credo, ecco solo in questo caso si può sanare la situazione, se ho visto tutto bene, non si aggiusta più niente per me, tenendo presente cosa vado cercando io l'insopportazione c'è e ci sarà.
Saluti
Riferimento: neutralità in psicoterapia
sì, il mondo è molto meglio di quel che tu credi, zì, hai un'idea scorretta.
Cambiare pianeta non è tecnicamente compatibile:D
Sei proprio egoista, scherzoooooo:P
Te che ti piacciono i film, guarda "Melancholia", di lars von trier, alla fine la depressa portava tutti con sè nella grotta magica, e la vita sulla terra era cattiva ed era bene che finisse.
Sarai tu quella?:approved:
Riferimento: neutralità in psicoterapia
Riferimento: neutralità in psicoterapia
Comunque anche io certe volte ho pensato che se il mondo è davvero così distante da quello che immagino, anche se finisse distrutto non si perderebbe molto (giudizio mio, ad altri vedo che piace tanto così com'è).
L'unica cosa che mi dispiacerebbe è che insieme a questo mondo qua finirebbe anche l'immagine diversa che certi esseri umani riescono ancora con forza ad opporgli, anche l'immagine sadica di questa apocalisse, dettata dal sentimento di impotenza, di insopportazione e di imperfezione di quel che abbiamo attorno (che rende addirittura piacevole questa distruzione) non potrebbe ripetersi.
Magia dell'immaginario, al cinema vediamo questo mondo cattivo finire, dissolversi in vari modi, in polvere, sotto le acque, esplodere... E noi siamo, nonostante tutto, ancora qui a parlare perché questa distruzione non è mai realmente avvenuta.
In fin dei conti si vorrebbe distruggere quel che c'è di brutto in questo mondo, ecco tutto... I malinconici non amano la distruzione in sé, odiano solo certe cose che si trovano qui e vorrebbero poterle cancellare con un colpo di gomma, come se fossero tracciate su di un foglio da disegno. E' una malattia questa? Non esser felici di quel che c'è? Per me forse è più malato chi si dice di star bene, che dovrebbe star bene senza capire che il dissidio è molto più fondamentale e radicato nell'esistenza di quel che crede qualche psicoterapeuta: quattro chiacchiere con qualcuno per autoristrutturarsi, identificando il problema dentro di sé, non bastano più, togliere questo male potrebbe richiedere un cambiamento radicale del mondo che conosciamo. Se certe leggi (sociali, fisiche o di altro tipo) per l'individuo sono opprimenti e non possono cambiare, si sarà sempre succubi di queste leggi, non c'è soluzione e cura se restano identiche.
La tristezza per questi vuoti rimane e non si cura più se il mondo è così e basta, non c'è nulla più da capire, anzi si capisce che quel che si desiderava tanto non c'è, e quel di cui ci si lamentava non si può togliere davvero, ci sono svariati buchi neri nella trama del reale per il soggetto e questi buchi qua può darsi che non li si chiude più.
Saluti