In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio.
LA BIBBIA
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In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio.
LA BIBBIA
Lila non sapeva che lui era lì. Stava dormendo profondamente, forse sognando; qualche sogno pauroso. Nel buio la sentì arrotare i denti e rigirarsi di scatto, in lotta contro una minaccia che lei solo vedeva.
Lila - Robert Pirsig
"Dalla mia finestra vedo la strada fonda, solenne, massiccia. Botteghe seminterrate dove tuto il giorno ardono i lumi, all'ombra di facciate cariche di pesanti balconi, di sporchi frontoni di stucco ornati di scudi, nastri svolazzanti e altri simboli araldici. Tutto il quartiere è così: strade e strade di case che fanno pensare a vecchie monumentali casseforti, colme dei beni disprezzati e dei brutti mobili di una classe media fallita.
Io sono una macchina fotografica con l'obiettivo aperto; non penso, accumulo passivamente impressioni."
Addio a Berlino - Cristopher Isherwood
Nel mezzo delle sregolatezze che accompagnano l'inverno londinese, avvenne che comparisse a vari ricevimenti degli esponenti del bel mondo un nobiluomo, degno di attenzione più per le sue stranezze che per il rango. Osservava con sguardo fisso l'allegria che lo circondava, come se non potesse prendervi parte. Quando la gaia risata di una bella fanciulla attirava la sua attenzione, la gelava con uno sguardo, e incuteva paura in quegli animi in cui regnava la superficialità.
Il vampiro - Polidori
"So che mi accusano di superbia, e forse di misantropia, o di pazzia. Tali accuse (che punirò al momento giusto) sono ridicole. E vero che non esco di casa, ma è anche vero che le porte (il cui numero è infinito) restano aperte giorno e notte agli uomini e agli animali. Entri chi vuole. Non troverà qui lussi donneschi ne' la splendida pompa dei palazzi, ma la quiete e la solitudine. E troverà una casa come non ce n'è altre sulla faccia della terra. (Mente chi afferma che in Egitto ce n'è una simile.) Perfino i miei calunniatori ammettono che nella casa non c'è un solo mobile. Un'altra menzogna ridicola è che io, Asterione, sia un prigioniero. Dovrò ripetere che non c'è una porta chiusa, e aggiungere che non c'è una sola serratura? D'altronde, una volta al calare del sole percorsi le strade; e se prima di notte tornai, fu per il timore che m'infondevano i volti della folla, volti scoloriti e spianati, come una mano aperta. Il sole era già tramontato, ma il pianto accorato d'un bambino e le rozze preghiere del gregge dissero che mi avevano riconosciuto. La gente pregava, fuggiva, si prosternava; alcuni si arrampicavano sullo stilobate del tempio delle Fiaccole, altri ammucchiavano pietre. Qualcuno, credo, cercò rifugio nel mare. Non per nulla mia madre fu una regina; non posso confondermi col volgo, anche se la mia modestia lo vuole."
La casa di Asterione (J.L.Borges)
Suonava la messa dell'alba a San Giovanni; ma il paesetto dormiva ancora della grossa, perchè era piovuto da tre giorni, e nei seminati ci si affondava fino a mezza gamba. Tutt'a un tratto, nel silenzio, si udì un rovinio, la campanella squillante di Sant'Agata che chiamava aiuto, usci e finestre che sbattevano, la gente che scappava fuori in camicia gridando: "Terremoto! San Gregorio Magno!"
Mastro-Don Gesualdo - G. Verga
Arrivai a Torino sotto l'ultima neve di Gennaio, come succede ai saltimbanchi e ai venditori di torrone. Mi ricordai ch'era carnevale vedendo sotto i portici le bancarelle e i becchi incandescenti dell'acetilene, ma non era ancor buio e camminai dalla stazione all'albergo sbirciando sopra le teste della gente. L'aria cruda mi mordeva alle gambe e, stanca com'ero, indugiavo davanti alle vetrine, lasciavo che la gente mi urtasse, e mi guardavo intorno stringendomi nella pelliccia.
Pensavo che ormai le giornate s'allungavano, e che presto un pò di sole avrebbe sciolto quella fanghiglia e aperto la primavera.
Rividi così Torino, nella penombra dei portici.Quando entrai nell'albergo non sognavo che il bagno scottante e distendermi e una notte lunga. Tanto, a Torino ci dovevo stare un pezzo.
Tra donne sole - Cesare Pavese -
"L'arpista era appena caduto dal palco, sbattendo la testa contro il bicchiere di birra di un turista italiano. Ci fu un'esplosione di risate e Con, il barista, si mise a scampanellare dal bancone.
Era il giorno di San Patrizio e il McCarthy's Bar era in subbuglio.
L'Ottava Regola di un Viaggio afferma: Mai oltrepassare un bar che porta il vostro nome...
Pete McCarthy - La scoperta dell'Irlanda di bar in bar
Yoel sollevò l'oggetto dallo scaffale, e lo osservò da vicino. Gli dolevano gli occhi. L'agente immobiliare pensò che non avesse sentito la domanda e quindi la ripetè "Vogliamo dare un'occhiata sul retro?". Anche se aveva già deciso, Yoel non si affrettò a rispondere. Era abituato a prendere tempo prima di dare una risposta, anche se si trattava di domande semplici del tipo "come stai?" oppure "cosa hanno detto al telegiornale?". Come se le parole fossero oggetti personali dai quali non era bene separarsi.
Amos Oz - Conoscere una donna
"Viveva nella Terra Muntena un voevoda, cristiano di fede greca, il suo nome in lingua valacca era Drakula e nella nostra è Diavolo. Tanto crudele era di nome, quanto lo era la sua vita"
Il racconto su Drakula voevoda
"History is everywhere. It seeps into the soil, the sub-soil. Like rain, or snow, or blood. A house remembers. an outhouse remembers. A people ruminate. The tale differs from the teller."
Edna O'Brien. The house of splendid isolation.
Ignoro se sia mai stato tradotto in italiano
Dovrebbe esistere:
Uno splendido isolamento
Editore : Feltrinelli
Anno di pubblicazione : 1999
Numero pagine : 184 Pagine
"Era inverno la prima volta che vidi Praga, ammantata di neve e luccicante sotto un sole stranamente luminoso per quel gennaio inoltrato. Forse è proprio la neve a intensificare il silenzio della città in questi miei primi ricordi. Il silenzio di Praga è più una presenza che un'assenza"
John Banville - Ritratti di Praga
Non c'è posto al mondo che io ami più della cucina.
Non importa dove si trova, com'è fatta: purché sia una cucina, un posto dove si fa da mangiare, io sto bene. Se possibile le preferisco funzionali e vissute. Magari con tantissimi strofinacci asciutti e puliti e le piastrelle bianche che scintillano.
Anche le cucine incredibilmente sporche mi piacciono da morire.
Mi piacciono col pavimento disseminato di pezzettini di verdura, così sporche che la suola delle pantofole diventa subito nera, e grandi, di una grandezza esagerata. Con un frigo enorme pieno di provviste che basterebbero tranquillamente per un intero inverno, un frigo imponente, al cui grande sportello metallico potermi appoggiare. E se per caso alzo gli occhi dal fornello schizzato di grasso o dai coltelli un po' arrugginiti, fuori le stelle che splendono tristi.
Siamo rimaste solo io e la cucina. Mi sembra un po' meglio che pensare che sono rimasta proprio sola.
Banana Yoshimoto - Kitchen
In una giornata estremamente calda del principio di luglio, verso sera, un giovane scese in strada dallo stanzetta che aveva in subaffitto nel vicolo S., e a passi lenti, come indeciso, s'avviò verso il ponte K.
Sulle scale riuscì a evitare l'incontro con la padrona di casa. Il suo bugigattolo era situato proprio sotto il tetto di un alto edificio a cinque piani, e ricordava più un armadio che un alloggio vero e proprio. La padrona dell'appartamento, invece, dalla quale egli aveva preso in affitto quello stambugio, vitto e servizi compresi, viveva al piano inferiore, in un appartamento separato, e ogni volta che egli scendeva in strada gli toccava immancabilmente di passare accanto alla cucina della padrona, che quasi sempre teneva la porta spalancata sulle scale. E ogni volta, passandole accanto, il giovane provava una sensazione dolorosa e vile, della quale si vergognava e che gli faceva aggrottare il il viso. Era indebitato fino al collo con la padrona, e temeva d'incontrarla.
Delitto e Castigo - Fedor Dostoevskij
la prima volta che incontrai Dean fu poco tempo dopo che mia moglie ed io ci separammo. Avevo appena superato una seria malattia della quale non mi prenderò la briga di parlare, sennonchè ebbe qualcosa a che fare con la triste e penosa rottura e con la sensazione da parte mia che tutto fosse morto.
Sulla Strada - J. Kerouac
"Caro Bosie, dopo lunga e sterile attesa ho deciso di scriverti io, per il tuo bene come per il mio, poichè non vorrei proprio ammettere d'essere passato attraverso due lunghi anni di prigionia senza mai ricevere un solo rigo da te, una qualsiasi notizia, un semplice messaggio, tranne quelli che m'arrecarono dolore"
De profundis - Wilde
Era in prigione da tre anni, Shadow. E siccome era abbastanza grande e grosso e aveva suffucientemente l'aria di uno da cui è meglio stare alla larga, il suo problema era più che altro come ammazzare il tempo. Perciò faceva ginnastica per tenersi in forma, imparava i giochi di prestigio con le monete e pensava un sacco a sua moglie e a quanto la amava.
American Gods - Neil Gaiman
Nell'ora di un caldo tramonto di primavera agli stagni Patriarsie fecero la loro comparsa due cittadini. Il primo, sui quarant'anni, indossava un completo estivo tendente al grigio, era basso di statura, scuro di capelli, ben pasciuto, stempiato, teneva in mano una dignitosa lobbietta e aveva il volto accuratamente rasato e sormontato da un paio di occhiali dalle dimensioni addirittura sovrannaturali, con una montatura di corno nero. Il secondo, un giovinotto dalle spalle larghe, fulvastro, tutto arruffato e con un berretto a quadretti spinto al'indietro sulla nuca, indossava una camicia da cowboy, pantaloni bianchi tutti spiegazzati e un paio di scarpette leggere, nere.
Il Maestro e Margherita - M. Bulgakov
Non lo nego: sono ricoverato in un manicomio; il mio infermiere mi osserva di continuo, quasi non mi toglie gli occhi di dosso perchè nella porta c'è uno spioncino, e lo sguardo del mio infermiere non può penetrarmi perchè lui ha gli occhi bruni, mentre i miei sono celesti.
Il tamburo di latta - Gunter Grass
"Su un foglio allegato al racconto che segue, il dottor Hesselius ha scritto una nota piuttosto complessa, accompagnata da un riferimento al suo saggio sullo strano argomento illustrato dal manoscritto".
Carmilla - Le Fanu
"-Trova i servizi di Pubblica Utilità
legenda dei simboli utilizzati negli spazi di Pubblica Utilità.....2
-Operatori di telefonia- Numeri dei servizi di "Assistenza Clienti"....3
-Condizioni di abbonamento degli Operatori di telefonia
le regole- la Carta dei servizi e condizioni generali di abbonamento a Telecom Italia....4"
salute
Decisi che sarei diventata una scrittrice quando avevo sei anni.
Non era una passione momentanea; era un'ossessione. A quell'età ero già un'avida lettrice; leggere, per me, era come vivere un mondo di fantasia: era diventato il mio modo di fuggire. Ero convinta che, scrivendo, avrei potuto regalare quella stessa sensazione ad altre persone, che avrebbero potuto aprire uno dei miei ibri e scomparire per un pò. Persino allora, per me era importante non rimanere incatenata alla realtà.
Ho vissuto in un mondo di plastica con fiocchi color cocco - Evelyn Lau
Diario di Jonathan Harker
(Stenografato)
3 Maggio, Bistrita. Lasciata Monaco alle 20,35 del 1° Maggio. giunto a Vienna il mattino dopo presto; saremmo dovuti arrivare alle 6,46, ma il treno aveva un'ora di ritardo. Stando al poco che ho potuto vederne dal treno e percorrendone brevemente le strade, Budapest mi sembra una bellissima città. Non ho osato allontanarmi troppo dalla stazione, poichè, giunti in ritardo, saremmo però ripartiti quanto più possibile in orario. Ne ho ricavato l'impressione che, abbandonato l'Occidente, stessimo entrando nell'Oriente, e infatti anche il più occidentale degli splendidi ponti sul Danubio, che qui è maestosamente ampio e profondo, ci richiamava alle tradizioni della dominazione turca.
Dracula - Bram Stoker
Nelle Città invisibili non si trovano città riconoscibili. Sono tutte città inventate; le ho chiamate ognuna con un nome di donna; il libro è fatto di brevi capitoli, ognuno dei quali dovrebbe offrire uno spunto di riflessione che vale per ogni città o per la città in generale...penso d'aver scritto qualcosa come un ultimo poema d'amore alle città, nel momento in cui diventa sempre più dificile viverle come città.
Italo Calvino - Le città invisibili
Dovevano passare più di due mesi prima che Des Esseintes potesse immergersi nel silenzio e nella quiete della sua casa di Fontenay; più di due mesi che consumò ad andare su e giù per Parigi, a battere da un capo all'altro la città, in acquisti di ogni genere.
Eppure non si poteva dire che non avesse preso le sue misure; a quante elucubrazioni non s'era abbandonato prima di affidare l'alloggio ai tappezzieri che glielo arredassero!
Egli conosceva per lunga esperienza i colori che non mentiscono all'attesa e quelli che la eludono. Un tempo, quando riceveva donne in casa, s'era fatto fare un'alcova dove, tra mobiletti intagliati nel pallido legno del laurocanfora del Giappone, sotto una specie di padiglione rosa di raso indiano, le carni si coloravano dolcemente alla luce ammaestrata che setacciava la stoffa.
A rebours - Joris Karl Huysmans
Una folla di uomini barbuti, vestiti di scuro e con alti cappelli a cono, e di donne, alcune con la cuffia, altre a capo scoperto, era riunita davanti ad un edificio di legno, munito di una porta a pesanti travature di quercia, in cui eran conficcati grossi chiodi di ferro.
La lettera scarlatta - Hawthorne
LASCIATE OGNI SPERANZA VOI CH'ENTRATE sta scribacchiato a grandi lettere rosso sangue sul muro della Chemical Bank vicino all'angolo tra l'Undicesima e la Prima e la scritta è tanto grossa da saltare agli occhi dal sedile posteriore del taxi che strattona nel traffico proveniente da wall Street e proprio mentre Timothy Price nota quelle parole sopraggiunge un autobus e la pubblicità di Les Misèrables sulla fiancata va a coprirgli la visuale, ma Price che è alla Pierce & Pierce e ha ventisei anni, non sembra farci caso e dice al tassista che gli darà cinque dollari se alza il volume della radio, c'è Be MY Baby sulla WYNN, e il conducente, un non americano, esegue.
American Psycho - B.E.Ellis
LETTERA I. Cécile Volanges a Sophie Carnay
Al Collegio delle Orsoline di...
Cara amica, come vedi mantengo la parola; le cuffie e i pompons non occupano tutto il mio tempo: per te ne rimarrà sempre. Eppure ho veduto più abiti nella sola giornata di oggi che nei quattro anni che abbiamo trascorso insieme; e credo che la superbiosa Tanville - che manderò a chiamare la prima volta che verrò in visita - proverà alla mia vista ancor più rabbia di quella che ha creduto di farne a noi tutte le volte che è venuta a trovarci in fiocchi.
Le relazioni pericolose - Laclos
:love:Citazione:
A rebours - Joris Karl Huysmans
In questa rete non sono soltanto i fili
che contano
ma anche l'aria che sfugge tra le maglie
[Pablo Neruda]
Nella pioggia sono nata e nella pioggia morirò. Che mi conoscano come fiume, come porto. Di me diranno che ero una sgualdrina sboccata come un marinaio. Non ricorderanno l'eleganza e il riserbo. Diranno che guardandomi negli occhi hanno contato centoquarantasei pellicani in volo lungo una linea tremolante su un lungomare al tramonto.
[Kate Braverman - L'incantesimo di Frida K.
Abito a Villa Borghese. Non un granello di polvere, non una sedia fuori posto. Siamo soli, e siamo morti.
Tropico del cancro - Henry Miller
Per molti anni continuai a sostenere ch'ero capace di ricordare cose viste all'epoca della mia nascita. Da principio, ogni volta che lo dicevo, i grandi si mettevano a ridere, ma poi, sospettando la velleità di raggirarli, guardavano con astio la faccia pallida di quel fanciullino senza fanciullezza. Di quando in quando mi capitava di dirlo in presenza di visitatori che non erano intimi amici di famiglia; allora la mia nonna, per paura che mi giudicassero un idiota, mi dava seccamente sulla voce ordinandomi di andar a giocare altrove.
Confessioni di una maschera - Yukio Mishima
La vita è un uccello. Alle quattro la temperatura era di dodici gradi. Già un'ora prima del sorgere del sole, tra le foglie degli alberi che costeggiavano i campi, gli uccelli cominciarono a intonare, dapprima sommessamente, poi a squarciagola, i primi gorgheggi simili a minuscole gocce di suono nell'aria. Insieme ai suoni impalpabili della vita la luce crebbe d'intensità, una pellicola luminosa si posò sulla superficie delle cose. le foglie e l'erba luccicavano.
Attimi di segretezza - Erik Fosnes Hansen
Stai per cominciare a leggere il nuovo romanzo "Se una notte d'inverno un viaggiatore" di Italo Calvino. Rilassati. Raccogliti. Allontana da te ogni altro pensiero. Lascia che il mondo che ti circonda sfumi nell'indistinto. La porta è meglio chiuderla; di là c'è sempre la televisione accesa. Dillo subito, agli altri: "No, non voglio vedere la televisione!" Alza la voce, se no non ti sentono: "Sto leggendo! Non voglio essere disturbato!" Forse non ti hanno sentito, con tutto quel chiasso; dillo più forte, grida: "Sto cominciando a leggere il nuovo romanzo di Italo Calvino!" O se non vuoi non dirlo; speriamo che ti lascino in pace.
Se una notte d'inverno un viaggiatore - Italo Calvino
Mi accade spesso di sognare l'Albergo del Delfino.
Dal sogno si direbbe che ne faccio parte in modo stabile. La forma dell'albergo appare distorta. E' molto lungo e stretto. Tanto lungo e stretto da sembrare, più che un albergo, un lungo ponte coperto da un tetto. Un ponte che si estende, in tutta la sua lunghezza, dall'antichità alla fine del mondo. Io ne faccio parte. Lì dentro c'è qualcuno che piange. E io so che piange per me.
L'albergo mi comprende dentro di sè. Riesco a percepire le sue pulsazioni e il suo calore. Nel sogno, sono una parte dell'albergo.
Murakami Haruki - Dance Dance Dance
C'è un paesaggio interiore, una geografia dell'anima; ne cerchiamo gli elementi per tutta la vita.
Chi è tanto fortunato da incontrarlo, scivola come l'acqua sopra un sasso, fino ai suoi fluidi contorni, ed è a casa.
Alcuni lo trovano nel luogo di nascita; altri possono andarsene, bruciati, da una città di mare, e scoprirsi ristorati nel deserto.
Ci sono quelli nati in campagne collinose che si sentono veramente a loro agio solo nell'intensa e indaffarata solitudine della città.
Per qualcuno è la ricerca dell'impronta di un altro; un figlio o una madre, un nonno o un fratello, un innamorato, un marito, una moglie o un nemico.
Possiamo vivere la nostra vita nella gioia o nell'infelicità, baciati dal successo o insoddisfatti, amati o no, senza mai sentirci raggelare dalla sorpresa di un riconoscimento, senza patire mai lo strazio del ferro ritorto che si sfila dalla nostra anima, e trovare finalmente il nostro posto.
[J. Hart - Il danno]
:love::love::love::love::love::love::love::love::l ove::love::love:Citazione:
Originariamente postato da Mia_Wallace
C'è un paesaggio interiore, una geografia dell'anima; ne cerchiamo gli elementi per tutta la vita.
Chi è tanto fortunato da incontrarlo, scivola come l'acqua sopra un sasso, fino ai suoi fluidi contorni, ed è a casa.
Alcuni lo trovano nel luogo di nascita; altri possono andarsene, bruciati, da una città di mare, e scoprirsi ristorati nel deserto.
Ci sono quelli nati in campagne collinose che si sentono veramente a loro agio solo nell'intensa e indaffarata solitudine della città.
Per qualcuno è la ricerca dell'impronta di un altro; un figlio o una madre, un nonno o un fratello, un innamorato, un marito, una moglie o un nemico.
Possiamo vivere la nostra vita nella gioia o nell'infelicità, baciati dal successo o insoddisfatti, amati o no, senza mai sentirci raggelare dalla sorpresa di un riconoscimento, senza patire mai lo strazio del ferro ritorto che si sfila dalla nostra anima, e trovare finalmente il nostro posto.
[J. Hart - Il danno]
Stanotte ho saputo che c'eri: una goccia di vita scappata dal nulla. Me ne stavo al buio con gli occhi spalancati e d'un tratto, in quel buio, s'è acceso un lampo di certezza: sì, c'eri. Esistevi. Ed è stato come sentirsi colpire in petto da una fucilata. Mi si è fermato il cuore. E quando a ripreso a battere con tonfi sordi, cannonate di sbalordimento, mi sono accorta di precipitare in pozzo dove tutto era incerto e terrorizzante. Ora eccomi qui, chiusa a chiave dentro una paura che mi bagna il volto, i capelli, i pensieri. E in essa mi perdo. Cerca di capire: non è paura degli altri. Io non mi curo degli altri. Non è paura di Dio. Io non credo in Dio. Non è paura del dolore. Io non temo il dolore. È paura di te, del caso che ti ha strappato dal nulla, per aggianciarti al mio ventre. Non sono mai stata pronta ad accoglierti, anche se ti ho molto aspettato. Mi son sempre posta l'atroce domanda: e se nascere non ti piacesse?
Lettera a un bambino mai nato -Oriana Fallaci
Continuerò a dipingere il secondo quadro, ma so che non lo finirò mai. Il tentativo è fallito e non c'è miglior prova di questa sconfitta, o fallimento, o impossibilità, del foglio di carta su cui mi accingo a scrivere: un giorno, prima o poi, mi volgerò dal primo quadro al secondo e infine a questo testo, o salterò la tappa intermedia, o troncherò la frase per correre a dare una pennellata sulla tela del ritratto che S. mi ha ordinato, o forse su quell'altro, parallelo, che S. non vedrà. Quel giorno non saprò niente di più di quanto non sappia oggi (che i ritratti sono entrambi inutili), ma potrò decidere se sia valsa la pena di farmi tentare da una forma d'espressione che non mi appartiene , anche se proprio questa tentazione significa, in fin dei conti che non era mia, in fondo, neppure la forma di espressione che ho finito per usare, per impiegare così meticolosamente, quasi obbedissi alle regole di un manuale
Manuale di pittura e calligrafia - José Saramago