"non condivido gran chè di quello che scrivi, ma darò la mia vita affinchè tu possa esprimerlo. (voltaire)"
è una delle mie citazioni preferite!
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"non condivido gran chè di quello che scrivi, ma darò la mia vita affinchè tu possa esprimerlo. (voltaire)"
è una delle mie citazioni preferite!
fai bene ad attaccarti alle "S".
Comunque.
Su Freud avresti dovuto leggerti il mio primo intervento,avresti evitato di rimproverarmi?
Anche sull'importanza delle neuroscienze avresti potuto attingere a quanto già detto sopra.Persino per la psicologia.
Mi sembra che il tuo intento sia oltremodo polemico e se hai nozioni di filosofia morale è solo un bene, per te e tutti noi, che possiamo apprendere dai tuoi scritti.
Rimango abbastanza sconcertato da certi tuoi "ritorni" nel cercare di distinguere in maniera netta l'antropologo dal filosofo e dallo psicologo.Ognuno a casa sua?Ma così non finiamo più?
Certo, ho già ribadito che ruoloi e competenze vanno rispettati.Se tuttavia imparassimo a parlarne?
Cordialmente
PS:dopo il punto si usa la maiuscola ma non avermene,riconosco le tue capacità dialettiche...
Citazione:
Originariamente postato da educatore
Il tuo intervento è assolutamente in linea con il mio pensiero.Del resto è chiaro che poi ognuno esercita competenze specifiche in funzione del suo sapere e del ruolo che ricopre.
Tuttavia, riconoscerai che se entrambi avessimo conoscenze più ampie il nostro discorso si arricchirebbe e probabilmente ne coglierebbero i frutti anche i nostri "pazienti".
A mio giudizio,lo ripeto, dovremmo ragionare "oltre" il nostro statuto professionale.
Per quello che concerne Freud e le distinzioni interne che tu porti ad esempio ribadisco che quella teorizzazione, a mio avviso, ha permesso alla psicologia e alla psicanalisi di rendersi autonome dalla psichiatria che oggi vive momenti terribili di subordinazione a quel paradigma imperante di cui abbiamo parlato.
NOn ho mai conosciuto docente o intellettuale,nemmeno tra quelli da te citati, che abbia mai detto che le scienze dell'uomo e la filosofia sono inutili alla professione dello psicologo,nemmeno alla ricerca o alle neuroscienze.
Alcuni giorni addietro un ricercatore del gruppo di Parma,famosi per la loro opera innovativa nel campo delle neuroscienze,in un intervista sosteneva che bisognasse andare proprio nella direzione di approcci multidiscilinari. Perchè quindi non chiedere alle università di ampliare, e non ridurre, il corpo di conoscenze in teorie e saperi affini?
Cordialmente
Se leggi i miei messaggi (ma anche quelli di crmlcrml) non penso che ci sia l'idea di un rifiuto della filosofia, dell'antropologia, e delle scienze dell'uomo! L'impresa scientifica della 'scienza cognitiva' è nata proprio in senso multidisciplinare (psicologia, intelligenza artificiale, neuroscienze ma anche filosofia, linguistica, antropologia!). Non volevo dire che gli autori da me citati sostenessero "che le scienze dell'uomo e la filosofia sono inutili alla professione dello psicologo", ma volevo attirare la tua attenzione sull'esistenza di psicologi che applicano il metodo sperimentale alle funzioni cognitive in ambito non clinico e in modo totalmente indipendente dalle neuroscienze!
Ripeto solo che, indipendentemente dalla disciplina, gli ambiti in cui viene usato il metodo sperimentale producono affermazioni scientifiche, gli ambiti in cui non è possibile usarlo, producono affermazioni idiografiche (cioè che interpretano il vissuto del soggetto nella sua individualità, per cui sono di per se stesse non replicabili, soggettive etc).
Sull'interdisciplinarietà: Credo che molti corsi di laurea psicologici del nuovo ordinamento (sia triennali che specialistiche) puntano all'interdisciplinarietà coinvolgendo corsi di filosofia, linguistica, ingegneria etc....ben venga! Le relazioni tra mente, cervello, comportamento è talmente complessa che più cose si sanno dell'uomo più è utile per il professionista e lo scienziato!
Concludo ribadendo la distinzione tra la nascita della psicologia scientifica (Wundt, 1879, ma anche Fechner etc) e quella della psicologia dinamica (Freud).
allora siamo d'accordo?
Io non credo che la scienza possa interpretare tutto,anzi.
Quando la scienza che "misura" prende il largo e diventa l'unico criterio attendibile e assoluto i guai si moltiplicano.
Mi domando come mai,magari puoi aiutarmi,di fronte a tanta sapienza e scienza abbiamo una società sempre più sofferente di disagi psichici?
Cordialità
cionondimeno non capisco cosa significhi sapere polisemico....:-)
ma a parte questo non voglio essere polemico. i miei "ritorni" sono dovuti al fatto che ho carcato di esprimere semplicemente le mie perplessità su un rammarico che psicologia fosse uscita dalla facoltà di filosofia. tutto qui. ribadisco che sia un bene.
la scienza non ha mai preteso di avere certezze specie se confrontati alle immancabili certezze di tanta filosofia.
un incontro multidisciplinare ben venga. incredibilmente fecondo. forse è la maggiore proprietà che contraddistingue la rivoluzione scientifica di questi tempi.
ma non confondiamola con la cura specifica e "ideografica" di un paziente con problematiche psichiche.
perchè ci sia tanta sofferenza nel mondo con tale scienza e sapienza? non lo so. se questo è il ragionamento allora non capisco come siamo finiti a sopravvivere all'ignoranza dei tempi passati.... maggiore è la conoscenza minore è la sofferenza? lo credi davvero?
mi piacerebbe leggere un tuo approfondimento.
ops. la prossima volta prima di rispondere leggerò tutti i tuoi messaggi. ma sii indulgente con me se mi perdo qualche pezzo. come vedi io mi aiuto con i "ritorni".
ciaz
Neanch'io penso che la scienza possa interpretare tutto, il concetto attuale di scienza non è certo più quello positivistico (e qui non voglio polemizzare, ma Freud è figlio di quella cultura). E' proprio questa la forza della scienza: produrre delle conoscenze replicabili da tutti, oggettive, continuamente rivedibili ma sopratutto utili! Nel momento in cui si applica il metodo sperimentale in psicologia, ci si accorge che le difficoltà sono molte: l'oggetto di studio è complesso ed è stato possibile ottenere conoscenze scientifiche per problemi semplici (es. la percezione) ma non per problemi complessi (la coscienza, che solo ora, con le tecniche di imaging, con gli studi di neuropsicologia sta diventando meno oscura...è un po' l'attuale frontiera delle scienze cognitive) . E' dal 1879 che si fanno ricerche sulla percezione, ed oggi abbiamo un corpus di conoscenze di tutto rispetto. Speriamo di riuscire a fare lo stesso su un processo come la coscienza. Nel momento in cui si accede alla complessa interiorità dell'uomo, ai significati, il metodo sperimentale non può essere applicato (per lo meno attualmente).Citazione:
Originariamente postato da educatore
allora siamo d'accordo?
Io non credo che la scienza possa interpretare tutto,anzi.
Quando la scienza che "misura" prende il largo e diventa l'unico criterio attendibile e assoluto i guai si moltiplicano.
Mi domando come mai,magari puoi aiutarmi,di fronte a tanta sapienza e scienza abbiamo una società sempre più sofferente di disagi psichici?
Cordialità
Quindi non sono certo per uno scientismo 'cieco e assoluto' ma semplicemente per un uso consapevole dei limiti e dei pregi del metodo scientifico sullo studio della mente.
Sarebbe bello ottenere conoscenze scientifiche sul disagio interiore, sui vissuti interiori dell'uomo così poi da applicarli in clinica..ma chissà se ci arriveremo mai?
Non so risponderti sul perchè la nostra società è sempre più sofferente di disagi psichici (tra l'altro, come ho più volte scritto, non mi occupo di clinica e quindi non ho competenze in questo ambito), ma la 'tanta sapienza e scienza' fa quello che può, ma per lo meno il poco che fa lo fa producendo conoscenze scientifiche. Prima crmlcrml citava le nuove tecniche di imaging cerebrale e l'impatto che avranno...in futuro vedremo i frutti di questo notevole progresso: prima l'indagine del cervello 'on line' era impensabile, mentre ora lo si può vedere mentre lavora.
Concludo dicendoti che ' la scienza che "misura" ' a mio parere è la speranza della psicologia, proprio perchè la misurazione è il fondamento del metodo sperimentale. Voglio però sottolineare ancora una volta che questi 'numeri' vanno usati con consapevolezza: è ovvio che un uso cieco di questi strumenti, senza essere coscienti dei loro limiti, è altrettanto nocivo del far passare delle affermazioni psicodinamiche come scientifiche.
ma non confondiamola con la cura specifica e "ideografica" di un paziente con problematiche psichiche... supportate dagli dagli strumenti delle scienze cognitive, oltre che in misura prudente da "quelle" filosofiche.
Probabilmente sono stato superficiale su questo punto ma parlo solo a livello teorico, non ho alcuna esperienza clinica.Citazione:
Originariamente postato da crmlcrml
ma non confondiamola con la cura specifica e "ideografica" di un paziente con problematiche psichiche... supportate dagli dagli strumenti delle scienze cognitive, oltre che in misura prudente da "quelle" filosofiche.
credo che maggiore sia la conoscenza minore sia la sofferenza?
Inoltre credo che nella maniera in cui noi siamo tagliati fuori dalle esperienza e dalle pratiche di cura,pensa alla tecnica e alle sue pratiche scotomizzanti,vi debba essere un riequilibrio tendente alla riappropriazione da parte delle persone delle loro dimensioni più intime:il valore del sacro, il significato della propria vita attraverso un indagine e una riflessione sul sè per fare solo due esempi.
E' importante che coloro che soffrono possano dire la loro?
E' importante che noi si apprenda anche dai soggetti e dalle loro esperienze concrete?
Io credo importante e fondamentale.Anzi, credo che la "cura" debba essere anche in maniera essenziale,agita in queste dimensioni.
Sul resto mi sembra che stiamo andando verso una sostanziale convergenza.
Io credo che un ritorno alla filosofia e alle pratiche filosofiche non nuocerebbe alla scienza.
Polisemico=bastrado=oltre "uno"=contaminato=plurimo...dai che ci capiamo.
"Inoltre credo che nella maniera in cui noi siamo tagliati fuori dalle esperienza e dalle pratiche di cura,pensa alla tecnica e alle sue pratiche scotomizzanti,vi debba essere un riequilibrio tendente alla riappropriazione da parte delle persone delle loro dimensioni più intime:il valore del sacro, il significato della propria vita attraverso un indagine e una riflessione sul sè per fare solo due esempi.
E' importante che coloro che soffrono possano dire la loro?
E' importante che noi si apprenda anche dai soggetti e dalle loro esperienze concrete?
Io credo importante e fondamentale."
è quello che io ho chiamato in questa discussione 'approccio narrativo'; sicuramente è un aspetto importante della pratica clinica, ribadisco che affermazioni basate su questo approccio devono essere fatte con la consapevolezza del fatto che non sono scientifiche: lo so che l'ho detto ormai tantissime volte, ma osservare psicologi in televisione che dicono cose basate su interpretazioni facendole passare come verità scientifiche mi irrita notevolmente.
"Io credo importante e fondamentale.Anzi, credo che la "cura" debba essere anche in maniera essenziale,agita in queste dimensioni"
non so cosa risponderti. Lascio a crmlcrml l'arduo compito!
"Io credo che un ritorno alla filosofia e alle pratiche filosofiche non nuocerebbe alla scienza"
Come ho già scritto, nei settori della psicologia che conosco meglio ho sempre osservato un'interazione psicologia-filosofia davvero fruttuosa: Fodor è il primo, ma Austin, Searle, Grice, Quine, Davidson, Kripke, Putnam, solo per citarne alcuni, sono autori che sono stati influenzati dalla psicologia e la hanno influenzata. Sinceramente non so com'è la situazione in clinica.
mi ritrovo altri interventi non molto rassicuranti... fortunatamente! è anche tardi così rinvio a domani una risposta alle vostre risposte.
una cosa mi viene in mente. ho letto "del valore del sacro e una riflesisone sul sè".
non mi sembra che ci sia una convergenza... caspita! :-)
si fa bene a ribadire cosa significhi un approccio scientifico.
l'interazione filosofia-psicologia mi lascia molti dubbi.
presto magari mi illuminerete.
ciaz
Interazione filosofia-psicologia:
Prendiamo Fodor, filosofo allievo di Chomsky. Sulla base dei risultati della psicologia cognitiva e delle neuroscienze, riflette nel suo libro 'la mente modulare' sul problema dell'architettura della mente, proponendo un modello di mente basato su dei moduli (che hanno tutta una serie di caratteristiche: veloci, automatici, funzionamento obbligato, etc). In estrema sintesi questi moduli poi forniscono il loro output ai sistemi centrali. Questo modello è plausibile neuropsicologicamente (la perdita di un modulo corrisponde alla perdita di una data funzione cognitiva), e Fodor non dice 'l'architettura della mente è questa!', ma, invece, esorta gli psicologi cognitivi in primis (ma anche i neuroscienziati, gli studiosi di intelligenza artificiale, etc) di testare, sperimentalmente, la modularità dell'architettura della mente umana. Ha fornito quindi un paradigma di lavoro che ha influenzato la psicologia cognitiva degli ultimi vent'anni.
Questo mi sembra una bella interazione filosofia-psicologia; se poi ci limitiamo agli interventi di certi filosofi che dicono 'la coscienza non può essere studiata scientificamente per questo e quel motivo filosofico' è chiaro che l'unica cosa positiva che ci vedo è l'effetto di esortare e di sfidare i neuroscienziati e gli psicologi a trovare soluzioni al problema con maggiore entusiasmo per dimostrare che non è così.
Un altro esempio sull'interazione psicologia-antropologia: studio di 2 antropologi, Berlin e Kay, sui colori. Studiando 98 lingue, vedono che c'è una sorta di progressione nei nomi dei colori che possiede una lingua (ad es. se c'era il verde, per forza c'è anche rosso bianco e nero). Senza farla troppo lunga, questi risultati sono stati poi approfonditi e studiati con i metodi della psicologia sperimentale e della neurofisiologia per portare un contributo alla percezione dei colori.
"del valore del sacro e una riflesisone sul sè"
nel momento in cui siamo all'interno di un'interpretazione, di un approccio narrativo, i contenuti sono totalmente soggettivi. Non li condivido, ma per me la cosa fondamentale è che non vengano venduti tali valori come 'necessità scientifiche', o verità assolute.
Volevo precisare meglio la mia opinione su l'organizzazione dei corsi di laurea e la multidisciplinarietà: ritengo che l'autonomia dei corsi di laurea in psicologia (senza più la subordinazione a lettere, magistero e scienze della formazione) sia stata una grandissima conquista della nostra disciplina in Italia degli ultimi vent'anni.
Fermo restando quanto postato da crmlcrml:
"il mondo delle scienze dell'uomo? vuoi intendere le scienze sociali? ripeto la mia perplessità. ma perchè se si è interessati di filosofia non ci si iscrive a filosofia? perchè se ci piace antropologia non si compila la domanda di iscrizione ad antropologia? beninteso questo non equivale al fatto che uno psicologo non possa interessarsi di filosofia o di botanica o oftalmologia....
nè tanto meno voglio dire che vi sia soltanto lo psicologo sperimentale. ma una delimitazione al proprio campo di competenza e conoscenza è indispensabile. perchè chi tende ad un sapere poliedrico (Una scienziata della formazione, proprio in virtù del suo sapere polissemico,sapeva dove mirare. polissemico? perchè hai usato questo termine? forse volevi dire polisemico, sebbene non capisco a che pro. è un mistero....) molto probabilmente ne ricaverà ottimi vantaggi nella sua vita quotidiana, nelle sue relazioni con gli altri. potrebbe essere anche un acuto divulgatore.
ma nel suo campo di competenza e verso i suoi obiettivi è utile non perdere di vista di cosa sia il suo lavoro."
apprezzo la distinzione nel nuovo ordinamento (una delle poche cose che mi piace del N.O., ben inteso) di attività formative di base, caratterizzanti e affini/integrative. Quest'ultime (nella laurea in psicologia) sono il 10% della didattica, e in pratica sono corsi scientifici (informatica, matematica, statistica), biologico-mediche, umanistiche ed economico-sociologiche. Credo che sia un buon compromesso tra conoscenze multidisciplinari e conoscenze specifiche della propria materia.
Un ultima cosa per educatore:
ieri sera non ti ho detto niente per rispetto e per evitare di polemizzare su un territorio delicato, ma forse sarebbe meglio tenere distinto il 'senso del sacro' dalle relazioni piscologo clinico (o psicoterapeuta)-paziente. Non vorrei che la discussione si spostasse su argomenti religiosi, e c'è già un thread in 'attualità e cronaca' se non sbaglio.
ovviamente io mio riferimento al sacro era da esempio?
Ritengo sia importante per centinaia di milioni di individui e stia alla base dei comportamenti e dei loro significati per milioni di persone.NOn è scientifico?Ma dai?Che scoperta?
Certo che non lo è.Questa è la differenza tra i nostri due punti di vista,per voi tutto quello che non ha necessità di un "righello" deve essere portato fuori dalla esperienza dell'uomo o considerato alla stregua di una sciocchezza...
Vabbè...
Adesso comunque vorrei chiudere questa discussione tra voi e me,almeno per quanto mi riguarda.Mi sto annoiando(non per voi e le vostre interessantissime risposte) e tutto quello che pensiamo mi sembra sia abbastanza evidente.Non vorrei continuassimo a parlarci addosso come delle beghine. Auguri.
Cordialità
Credo anch'io che ormai le nostre differenze sono ben evidenti. Ribadisco tuttavia che non penso che "tutto quello che non ha necessità di un "righello" deve essere portato fuori dalla esperienza dell'uomo o considerato alla stregua di una sciocchezza." Assolutamente no. Solo che deve essere affrontato e utilizzato con consapevolezza epistemologica.Citazione:
Originariamente postato da educatore
ovviamente io mio riferimento al sacro era da esempio?
Ritengo sia importante per centinaia di milioni di individui e stia alla base dei comportamenti e dei loro significati per milioni di persone.NOn è scientifico?Ma dai?Che scoperta?
Certo che non lo è.Questa è la differenza tra i nostri due punti di vista,per voi tutto quello che non ha necessità di un "righello" deve essere portato fuori dalla esperienza dell'uomo o considerato alla stregua di una sciocchezza...
Vabbè...
Adesso comunque vorrei chiudere questa discussione tra voi e me,almeno per quanto mi riguarda.Mi sto annoiando(non per voi e le vostre interessantissime risposte) e tutto quello che pensiamo mi sembra sia abbastanza evidente.Non vorrei continuassimo a parlarci addosso come delle beghine. Auguri.
Cordialità
P.S. comunque ti ringrazio per gli interventi, è sempre utile confrontarsi con colleghi che hanno opinioni diverse
Un'ultima precisazione:
"[il senso del sacro] Ritengo sia importante per centinaia di milioni di individui e stia alla base dei comportamenti e dei loro significati per milioni di persone.NOn è scientifico?Ma dai?Che scoperta?
Certo che non lo è."
Mi fa piacere che tu pensi questo. Ma non è così scontato per molti psicologi o presunti tali, che spacciano certi effetti di questi significati per affermazioni scientifiche. L'opinione della gente comune è stracolma di questo tipo di idee. E' per questo che ho insistito tanto, perchè ritengo che sia uno dei principali mali che affliggono la nostra disciplina
ringrazio voi per la discussione,interessante, sulla quale ci siamo trattenuti.
Indubbiamente su alcune questioni abbiamo sensibilità che definirei differenti anche se non distanti come all'inizio del confronto si poteva presumere. Forse il dialogo serve anche a questo ?
Magari potrebbe essere di ulteriore interesse indagare su alcune questioni concrete che ci rivelano la diffusione di un disagio sempre più netto nella nostra società:pensiamo solo alla diffusione ormai larghissima del consumo di sostanze stupefacenti o psicofarmaci.
Credo che le categorie che spesso emergono per ragionare su queste pandemie siano ereditate dall'esperienza degli anni 70 e non siano oggi riproponibili.
Le droghe leggere sono ancora tali?
La comorbilità psichiatrica che i nuovi consumi inducono (in merito all'uso di sostanze)possono farci pensare allo stesso modo di decenni addietro?
Il clima culturale e sociali entro le quali queste sostanze assumono i loro significati è quello precedente?
Insomma, sotto questa patina conformista(l'uso di sostanze)cosa si agita?
Io credo che oggi abbiamo il dovere di guadare in ogni angolo dell'esperienza dell'uomo.
Cosa è stato tolto?
Forse assieme alle spiegazioni delle scienze esatte possono interagire quelle di cui sopra accennavo?
Mi piacerebbe leggere le vostre opinioni in proposito partendo dalla comune passione per le questioni che ci riguardano, nella speranza che questo mio auspicio sia anche vostro.
Cordialmente
Mi dispiace, ma devo confessarti la mia ignoranza su questo argomento, e così su due piedi non saprei cosa risponderti: ho bisogno di un po' di tempo per documentarmi e rifletterci, e poi ti saprò dire meglio. Molto probabilmente però crmlcrml, che ha esperienza clinica, potrà darti un contrbuto 'scientifico', puntuale e immediato, a questa questione
A presto
P.S. forse Educatore sarebbe meglio aprire un nuovo thread che riguardi questo nuovo argomento. Già con questo della seconda laurea siamo andati abbastanza OT, non vorrei cambiare nuovamente argomento sfruttando sempre questo thread!
accipicchia ragazzi quanta strada che avete fatta.... in effetti non so più su cosa rispondere o quale argomento sviluppare!
in effetti sarebbe meglio definire un nuovo argomento su cui lavorare insieme. aspetto una vostra proposta.
per korianor. la mia esperienza clinica ancora è molto acerba. mi sono laureato in psicologia sperimentale come te e sono iscritto da ottobre scorso alla scuola di specializzazione. sebbene ho praticato un anno di tirocinio post laurea in una struttura onlus per la cura delle dipendenze e i disturbi compulsivi e adesso pratico il tirocinio previsto dalla scuola non posso dire di avere una matura esperienza da ricavarne una buona "teoria della clinica". work in progress. :-)
vi aspetto allora.
ciaz
Dimmi solo una cosa, cosa ne pensi della risposta che ti ho dato sull'interazione psicologia-filosofia?
Non so se la domanda la poni a me o al collega.Nel caso la ponessi a me credo che un lavoro che potrebbe aiutarmi a spiegarti il senso delle mie affermazioni in proposito sia in un testo molto interessante,a mio avviso, del professor Madera:La filosofia come stile di vita. Madera è psicanalista della corrente Junghiana ma anche un filosofo di chiara fama,inoltre Hillman e lo stesso Jung che,con mia sorpresa, non viene più citato nei manuali di storia della psicanalisi.
A questo proposito mi riferisco ad un manuale di recente edizione pubblicato da Cortina(mi sembra...sarò più preciso nel caso).
Con la tua affermazione sull'interazione sono in parziale disaccordo, fermo restando le necessità di certezze scientifiche non credo vadano epurate quelle dimensioni,come credo sia tua opinione(spero di non aver compreso male, nel caso scusami già adesso), relegandole a ruoli marginali nella ricerca scientifica e di senso.
Sono disposto ad aprire un altro T di discussione.Tra l'altro CRM ha fatto esperienza in un ambito che mi interessa molto,quello delle dipendenze,mi piacerebbe discuterne partendo dal racconto di quella esperienza se è
d'accordo?
Cordialità
No, come avevi intuito la domanda era per crmlcrml, perchè mi sembrava che questo fosse il punto in riferimento al quale non eravamo in sintonia, e mi interessava sapere che cosa ne pensasse.
Non conosco l'opera di Madera, ma mi interessa approfondire che cosa ha detto in relazione a Jung. Come vedi, malgrado io sia uno sperimentalista convinto, mi piace tenermi aggiornato sugli sviluppi della filosofia italiana (credo di aver capito che Madera è italiano, giusto?).
"Con la tua affermazione sull'interazione sono in parziale disaccordo, fermo restando le necessità di certezze scientifiche non credo vadano epurate quelle dimensioni,come credo sia tua opinione(spero di non aver compreso male, nel caso scusami già adesso), relegandole a ruoli marginali nella ricerca scientifica e di senso"
In realtà i filosofi che ho citato si ricoleggano tutti a quel particolare settore che è la 'filosofia della mente' (in italia posso citarti Sergio Moravia) che interagisce molto con la psicologia, ma in generale con tutta la scienza cognitiva. E' chiaro che la filosofia della mente si ricollega alla filosofia analitica nord americana, che è un modo di far filosofia diverso da quello europeo. Comunque mi sto addentrando in una disciplina che non conosco a fondo (a parte quegli autori che ho citato e che hanno un impatto diretto sui temi di mio interesse), mi premeva solamente sottolineare l'esistenza di un interazione tra filosofia e psicologia sperimentale, non volevo dare giudizi sul ruolo, in generale, della filosofia sulle scienze.
Attendo nuovi thread dove discutere
Ma in quanti siete...?! Comunque la lettura è stata incoraggiante, io otterrò la laurea in scienze del turismo (iulm) a novembre, scelta fatta ai tempi (2000) con il fine di lavorare all'estero, in un ambito così ludico e leggero, la laurea quadriennale non è stata malaccio, però guarda caso nel mio piano di studi ho inserito opzionali di psico e filo, perchè da sempre sento questa vocazione, molto più interiore della prima...Così ho preso la decisione di iscrivermi ad un secondo corso di laurea... consapevole degli anni di studio che ancora mi aspettano...e fortunatamente mi è stato riferito che potrò sostenere il test di ammissione in Bicocca a settembre, sperando di laureami in tempo potrò comunque iscrivermi - se supererò il test - a Scienze e tecniche psicologiche, e questo vi giuro mi rende felicissima! ! ! Passerò l'estate sui libri (ma non mi interessa) per far si che tutto vada come previsto. Comunque di psicologia in Bicocca me ne han parlato bene, e sarà che sono particolarmente interessata alla neuropsicologia, ma a me ispira di più un percorso più scientifico, forse perchè satura di insegnamente un pò astratti o troppo teorici come quelli seguiti fin'ora...In bocca al lupo a tutti allora! Sylvia
per il tuo percorso di studi...
In bocca al lupo anche da parte mia, Jahnise!
...è ovvio che non posso che apprezzare il tuo interesse per la neuropsicologia; inoltre, da quello che so (non ho studiato lì, però!), in Bicocca ci dovrebbe essere degli ottimi docenti di generale e sperimentale!
ragazzi un saluto a tutti
scusate la mia pausa ma ovviamente lavoro e studio mi tengono lontano da queste squisite conversazioni.
vedo che un'altra collega è subentrata mostrando un vivo interesse a quella parte di psicologia un po' osteggiata di frequente e di recente...
per korianor. beh l'interazione che mi preoccupa tra filosofia e psicologia riguarda sempre il medesimo discorso che è quello puramente professionale. penso che sia molto importante che o dal basso o dall'alto si provveda affinchè chi si iscriva a psicologia tenga presente che non si tratta di un percorso formativo subfilosofico.
per il resto nutritevi di tutta la filosofia che desiderate (io al momento sono in una fase "anoressica"...:-))
ebbene. vorrei che stabilissimo su cosa convergere i nostri provvisori resoconti.
aspetto una vostra proposta. anzi ne propongo una io.
psicologia all'interno delle nuove prospettive delle scienze della complessità.
un campo notevole e complicato ma entusiasmante.
fatemi sapere.
oppure magari potreste propormi il rapporto della psicologia con un autore filosofico.
vi aspetto.
ciaz
"per korianor. beh l'interazione che mi preoccupa tra filosofia e psicologia riguarda sempre il medesimo discorso che è quello puramente professionale. penso che sia molto importante che o dal basso o dall'alto si provveda affinchè chi si iscriva a psicologia tenga presente che non si tratta di un percorso formativo subfilosofico."
Perfettamente d'accordo....
Fra l'altro, negli esempi che ti ho riportato, è la filosofia che fa un po' da ancella alla psicologia (trova nei risultati della psicologia cognitiva degli input da commentare) e non viceversa.
"psicologia all'interno delle nuove prospettive delle scienze della complessità. un campo notevole e complicato ma entusiasmante."
è un invito a nozze, non ho un minuto di tempo, ma pian piano sto leggendo su questo argomento, oltre a studiare gli strumenti matematici necessari (tipo le equazioni differenziali!). Quali autori e/o ricerche in questo campo ti interessano?
P.S. apriamo un altro thread con questo argomento, perchè se no si fa veramente troppo casino!
maturana o varela AUTOPOIESI E COGNIZIONE
mark buchanann UBIQUITà
gleick CHAOS
prigogine LA NUOVA ALLEANZA
stuart kauffman A CASA NELL'UNIVERSO e ancora più interessante PERCORSI EVOLUTIVI
fritjor capra LA RETE DELLA VITA
solo per accennartene alcuni. i primi tre li ho letti. gli altri sono in corso di lettura...
mi interessano soprattuto le ricerche sulle teorie delle reti e quelle riguardanti gli studi sul caos applicati alla malattia mentale.
a dopo
ciaz
a me interessano molto...
sono laureata in filosofia e sto prendendo la seconda laurea in psicologia. Attualmente ho due lavori, uno come docente di ruolo di filosofia, l'altro come counsellor (ho una specializzazione triennale in counselling); in più ho famiglia e un figlio ma sto viaggiando ad un ritmo di 6 esami l'anno e media del 29. Occorre tanta determinazione e un bel po' di fatica ma si può fare!!
Ipazia62
Non ho letto (purtroppo) nessuno di questi libri (sebbene conosca questi autori e la loro cornice teoria di riferimento). Io invece ho letto Kelso (ha scritto il libro 'Dynamic Patterns'), che applica i concetti della teoria della complessità alla ricerca in psicologia e neuroscienze. Ho anche qualche libro di Haken sulla sinergetica.Citazione:
Originariamente postato da crmlcrml
maturana o varela AUTOPOIESI E COGNIZIONE
mark buchanann UBIQUITà
gleick CHAOS
prigogine LA NUOVA ALLEANZA
stuart kauffman A CASA NELL'UNIVERSO e ancora più interessante PERCORSI EVOLUTIVI
fritjor capra LA RETE DELLA VITA
solo per accennartene alcuni. i primi tre li ho letti. gli altri sono in corso di lettura...
mi interessano soprattuto le ricerche sulle teorie delle reti e quelle riguardanti gli studi sul caos applicati alla malattia mentale.
a dopo
ciaz
Personalmente ritengo che questo approccio sia il futuro della ricerca in psicologia, ma conosco applicazioni solo alla ricerca di base. Sarebbe interessante se tu ci dicessi quali sono i contributi che danno queste teorie a livello più applicativo (come hai scritto, la malattia mentale).
Per teoria delle reti cosa intendi?
X ipazia62
Davvero complimenti! Mi rendo conto che conciliare tutto sia molto difficile, ma se c'è la motivazione niente è impossibile!
Avrei, anzi, ho una domanda che potrebbe suscitare qualche perplessità circa una possibile iscrizione ad una seconda laurea.
Pare... che chi si iscrive adu una seconda laurea debba pagare il massimo delle tasse. Che non è poco, vi assicuro. Il totale delle due rate andrebbe superare i 1500euro.
Avete notizie più precise in merito?
credo si versino le tasse sempre in base al reddito
No, lo escludo.
Io sto prendendo la seconda laurea e pago le tasse in base al reddito, quindi non c'è problema. Di recente ho avuto il piacere di conoscere anche una donna che sta prendendo la quinta laurea.
stefano
Stefanocid, sei sicuro?
perchè anche io so come Lineetta, almeno così mi dissero sia l'Università di Roma tre che Università di Cassino, considerato che la prima laurea mi serve per accedere ai crediti formativi, non vedo soluzioni....
il conto delle due rate non l'ho fatto :wall: meglio!!! :argh:
certo che sono sicuro. Per l'esattezza, mi sono iscritto due anni fa ed ero in seconda fascia di reddito, poi l'anno seguente, con la riforma delle fasce reddituali, sono stato inserito nella quarta fascia di reddito. All'università risulterà sicuramente la mia prima laurea in economia. Tutto qui. Mi verrebbe da pensare che forse le singole università possano stabilire dei criteri in base ai quali pagare le tasse universitarie, ma non ne sono sicuro. Ammesso che sia così, per le informazioni che ho dato, escluderei che La Sapienza faccia pagare il massimo per la seconda laurea.
si, credo che in parte le università, con l'autonomia,possano decidere alcuni criteri per la tassazione.
IO credo,comunque, che le tasse vadano sempre pagate in base al redditto e al patrimonio.
CIAO, io ho la laurea in psicologia-vecchio ordinamento, mi piacerebbe prendere la seconda laurea in scienze della formazione primaria, ma non sò cosa mi verrebbe riconosciuto, qualcuno di voi saprebbe aiutarmi?GRAZIE!!!!
io sono iscritta al secondo anno di psicologia a bergamo...consiglierei a tutti di fare la mia stessa scelta...ci sono esami veramente interessantie poi a differenza della bicocca si tratta di un ambiente molto tranquillo dove studiare è un piacere
ciao! io sono laureata triennale in psicologia a padova e ora sono nella confusione totale perchè trovo la psicologia una non scienza e quindi mi preoccupa moltissimo l'idea di lavorare senza avere un piano preciso da seguire e senza avere dei riscontri oggettivi.. quindi ho pensato di fare scienze della formazione primaria, ma sono ancora molto in confusione! posso chiederti come mai vorresti fare scienze della formazione primaria? per i miei stessi motivi? o altro?