questione di atteggiamento
Citazione:
Originariamente postato da letyzzetta
Gli studi sull'efficacia di una terapia non possono che partire dalla verifica di quegli obbiettivi che una terapia si è posta al momento della presa in carico del paziente.
Rubens pensa che l'obbiettivo di un'analisi sia la soluzione della aracnofobia, è probabile che non mi sappia spiegare ma questo non è l'obbiettivo di una psicoanalisi ma, invece, l'obbiettivo delle terapie a cui vi riferite e l'obbiettivo della farmacoterapia.
Una psicoanalisi si pone l'obbiettivo di ampliare il campo di coscienza dell'individuo. Fai un disegno sperimentale attraverso il quale questo è verificabile e poi torna a discuterne.
Mi piacerebbe parlare con persone formate almeno quanto me.
Non so quanto lei sia formata ma posso assicurare che all' interno di questo forum ed in particolare dentro questa stanza si possono trovare anche persone molto competenti in grado di esprimere un' opinione seria.
Seria nel senso che a parte ciò che potrebbero essere gusti personali si legittima una presa di posizione con riferimenti tecnici importanti....e si continuerà su questa strada…
Per ciò che mi concerne, senza entrare nel dettaglio della mia formazione (sarebbe piuttosto volgare fare un rilancio di titoli) posso dire che ancora la sua presenza non mi ha provvocato quella sensazione di imbarazzo come quando ci si sente degli 'sprovveduti' nei confronti dei 'dotti' tipo questo...:blush:
Letizzetta scrive: 'Una psicoanalisi si pone l'obbiettivo di ampliare il campo di coscienza dell'individuo. Fai un disegno sperimentale attraverso il quale questo è verificabile e poi torna a discuterne.'
Rubens: Allora è proprio un vizio!. Già Parsifal ha ricordato che abbiamo dovuto rispondere alle accuse non comprovate di 'spostamento del sintomo' attraverso una serie di sperimentazioni...ora dovrei essere io a proporre uno studio sperimentale per verificare l' efficacia della psicoanalisi...mah...
:confused:
Il problema non è solo della psicoanalisi ma è anche all’ interno di altri orientamenti. Sono anni che si discute sulla possibilità di testare l’ efficacia delle diverse psicoterapie presenti sul territorio.
Non mi risulta che si sia arrivati ad una soluzione che metta d’ accordo un po’ tutti quindi ancora non se né fatto nulla. Il problema, come ricordava, è che necessariamente si debba produrre una riduzione di quelli che potrebbero essere gli effetti di una psicoterapia a discapito della psicoterapia stessa.
Considerare il sintomo è riduttivo, considerare i risultati di ogni singolo individuo non fa statistica.
Credo sia una questione di atteggiamento. Quanto interessa arrivare ad un comune denominatore che possa permettere alla comunità scientifica di valutare le diverse psicoterapie?. E’ necessario porsi prima questa domanda, ciò che chiede lei è necessariamente il passo successivo.
Ho l’ impressione che in realtà non vi sia neanche questo gran interesse a risolvere questo ‘empasse operativo’, e l’ intero settore ne sta pagando pesanti conseguenze.
Ogni giorno mi arrivano a casa una serie di brochure informative con i più svariati corsi di psicoterapia, accreditati e non…le scuole di formazione crescono come funghi…è addirittura difficile per noi, tecnici del settore, orientarsi verso una scelta formativa che assicuri competenza…
E figurarsi per il malato!!!...e per il medico che intuisce la necessità di un intervento psicologico su un caso?.
L’ argomento è delicato e drammatico. Se non si trova una soluzione velocemente si rischiano seri danni…ed i primi a rimetterci saranno gli utenti.
Forse sarebbe sufficiente sedersi attorno ad un tavolo e parlarne umilmente…ma fino a quando vi saranno atteggiamenti spocchiosi si perde solo del gran tempo.
Rubens