C'è un articolo, a mio parere, molto bello su Repubblica. Vi metto subito il link, ma prima vorrei riportare qualche riflessione autoprodotta ( :asd: ) a riguardo.
Mi sono semrpe tirata fuori dal tentativo, molto comodo che fa pure un po’ anateeemaa!, di condannare la categoria delle modelle: il loro sguardo sicuro ed il loro incedere sinuoso sulle passerelle di mezzo mondo spesso evoca sentimenti di invidia, ma in fondo sono delle vittime come lo sono tutte le altre donne normali (!) che si ritrovano a sfogliare riviste patinate.
In generale, non è libera una donna che deve rispondere ad un canone estetico, quindi anche una modella, nonostante la passerella e i riflettori. Se si risponde perfettamente ad uno stereotipo questo non significa che si è padrone del proprio corpo. Ma questo è un concetto che non sempre affiora alla coscienza e parlo sia della coscienza della quindicenne che compra Glamour, sia a quella della modella appena quindicenne.
A questo punto non si fa fatica a pensare alla modella come al capro espiatorio: lo sforzo di immaginazione dovrebbe condurci alle manovre commerciali paurose che stanno dietro tutto questo. Ed ecco che entra in scena Kate Moss, ingaggiata per anni per interpretare la parte della tossica (e affascinare e ad ammiccare, sempre con lo sguardo tossico) e poi quando, si scopre, o mio dio, e chi l’avrebbe mai immaginato, questa tossica di merda! che è tutto vero *puf*, la Moss è finita.
L’articolo è qui.
Poi, volevo dire una cosa, se pure andasse di moda la donna in carne…il risultato non cambia. Inutile tirarsi fuori dal discorso affermando che “invece a me piacciono formose”, sempre di canone estetico si parla, deciso e voluto dall’uomo.
