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Riferimento: lavoro neuropsicologo...facciamoci un'idea
Salve a tutti! stavo leggendo il 3d per la prima volta e spero che sia ancora attivo.
sono uno studente al III anno in scienze psicologiche a milano e la mia uni mi offre due curricula: uno clinico e uno cognitivo-psicometrico (ho scelto quest'ultimo). Mi sono interessato alla neuropsicologia, ho fatto qualche domanda mi è stato consigliato più di un anno fa di prendere una specialistica in neuroscienze cognitive (che sarebbe un indirizzo di ricerca) e poi frequentare una scuola di specializzazione in Neuropsicologia che sta per partire sempre nel mio ateneo, a detta dei docenti che pare siano dei nomi grossi in Lombardia.
Voi che ne dite? ha senso come cosa? faccio un po' di domande in giro perché è un periodo in cui i corsi "clinici" che sto seguendo mi stanno davvero frustrando e ho sempre una vocina in testa che mi consiglia di fare il tentativo per medicina l'anno prossimo, data la situazione incerta della psicologia...
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Riferimento: lavoro neuropsicologo...facciamoci un'idea
Innanzitutto benvenuto.
La cosa sì ha senso, se davvero sei interessato alla neuropsicologia e non lo fai solo per lavoro (è frustrante poi fare un lavoro che non appaga). Ti direi di informarti bene nel tuo ateneo se davvero partirà questa scuola, giusto perché a volte ci sono mille promesse e poi poco di concreto.
Sul dubbio di medicina non so cosa dirti... non è che i medici della mia classe del liceo siano poi così contenti della loro condizione (anche economica) quindi vedi tu...se vuoi fare il medico ok, se cambieresti solo per una questione economico/lavorativa pensaci su qulache volta e parla con qualche giovane medico, non con quelli "stagionati"...
Buona giornata
Eli
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Riferimento: lavoro neuropsicologo...facciamoci un'idea
Grazie mille per la risposta! Tra noi giovani c'è bisogno di sentire qualche feedback autentico e anche qualche buon consiglio! :)
a breve spero di poter parlare con chi di questo progetto parla da tempo e che mi ha parlato di questa scuola e magari scriverò le info in questo forum così da fare un po' di aggiornamenti sulla situazione a milano.
per la decisione di medicina ti dico, ho sentito in passato opinioni sia da una parte che dall'altra e credo che la mia sia un po' un'idea dettata dalla mia particolare situazione anche familiare (ho un medico molto stimato in casa). sai, mi sono fidato di chi mi diceva di fare quello che sentivo essere il meglio per me e tuttora lo credo, però quando vedo il camice bianco... :D non so, mi da senso di sicurezza e fiducia!
spero un giorno di poter avere anche io un'immagine così!
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bene bene....il thread che volevo....stavo accarezzando l'idea di fare la tesi in neuropsicologia.....però da quanto ho letto in questo thread non ci sono molti concorsi per neuropsicologi.....nelle vostre città la situazione com'è nelle ausl ecc....parliamone.....qui ad esempio c'è un grosso centro di riabilitazione e non so....vorrei provarci....che ne dite???
.....i camici bianchi li portano anche gli psicologi se lavorano in ambito ospedaliero (non so in altri casi), case di cura ecc.
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Salve a tutti. Ieri ho chiesto ad un docente tra i più "sgamati", a mio parere, cosa ne pensasse della neuropsicologia e mi ha risposto che è un bel settore in espansione ma che dopo un po' non basta più al professionista, lo lascia insoddisfatto. Mi ha parlato brevemente di alcuni neuropsicologi che lavoravano presso la nostra università e sembrava che li vedesse di buon occhio (e parlo di un docente parecchio critico).
Poco fa, tanto per curiosità, ho dato un'occhiata ad alcuni appunti delle lezioni di medicina ed effettivamente a parte i nomi degli argomenti non è che mi ispirassero proprio molto! :tajo:
A proposito, l'anno scorso ho seguito un corso di un neuropsicologo alto atesino (mi pare) che lavora a Bressanone, formazione psicologica, uno parecchio in gamba devo dire. Sono rimasto affascinato dal suo modo di vedere le cose, dall'entusiasmo che metteva nelle lezioni (e anche dalla BMW serie 7 che aveva parcheggiato per caso di fianco a me nel parcheggio dell'uni! xD). Solo che se provo a paragonarmi a quel tizio, che ora è in America, mi pare, mi sento un po' un pischello!!
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Riferimento: lavoro neuropsicologo...facciamoci un'idea
ciao, anch'io sono appassionata di neuropsicologia, sono al secondo anno della triennale e pensavo per la magistrale di attraversare l'Italia per andare a Trieste, cosa sapete di questa facoltà? ne ho sentito parlare molto bene
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Eventi Formativi per DIfficoltà e Disturbi dell'Apprendimento
e Materiale Vario
SERVZIO DI NEUROPSICOLOGIA E PSICOPATOLOGIA DELL'APPREDIMENTO
CATANIA - MESSINA
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Ciao a tutti!!
Anch'io sono appassionata di neuropsicologia e mi piacerebbe fare un master.
QUello Pignatti a Milano era già pieno e per questo non ho potuto farlo, ma ho trovato un master interessante allo IESCUM di Parma che riguarda l'autismo, ho sentito molte persone che lo hannofatto e dicono che ti dà molte possibilità lavorative, voi ne sapete qualcosa?
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Già che mi trovo , vorrei chiedervi se conoscete delle buone strutture dove fare il tirocinio a Milano o dintorni in neuropsicologia dell'età evolutiva o adulto.
Ho sentito dire che il Trivulzio siaun ottimo posto, ma pare sia inaccessibile, c'è qualcuno che sa darmi info in più?:mumble:
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Citazione:
Originalmente inviato da
squirrel
Ciao andreaurbino,
perchè non provi a visitare il sito dell'Associazione Italiana di Neuropsicologia,
:: Associazione Italiana di Neuropsicologia - AINp :: - Home La presidentessa è la dott.ssa Claudia Iannotta ed è anche la direttrice dei corsi di formazione che l'ainp tiene a Roma ed a Torino, proprio in neuropsicologia. La dott.ssa Iannotta è anche il direttore scientifico di Neuropsicologia.it., che ti inviterei a visitare.
Il neuropsicologo studia le prestazioni cognitive negli individui che hanno subito una lesione cerebrale e/o affetti da malattie neurologiche e si occupa anche della riabilitazione neuropsicologica.
Le applicazioni della neuropsicologia riguardano anche l'ambito civile, penale, pensionistico ed assicurativo.
Io lavoro, in sostanza, come neuropsicologa ma non avevo una formazione specifica in materia solo dell'esperienza maturata in una cooperativa di assistenza a persone anziane e dementi.
Attualmente ho un contratto libero-professionale con la ASL della mia città dove lavoro presso il Centro Alzheimer.
Ciao io sono da poco laureta in neuropsicologia ( cesena) e sono tornata
da poco a Pescara...visto che tu ci sei da un pò volevo farti delle domande visto
che sei della zona!!! vorrei iniziare a lavorare in questo ramo perchè mi piace
ed ho già avuto esperienze di ricerca nelle marche...vorrei chiederti come fare???
a chi rivolgersi?? qui sono interessati?? è necessario proporre dei progetti??
grazie spero che mi risponderai al piu presto...visto che qui non conosco nessuno
che sia specializzato in questo campo... ed avere un confronto mi servirebbe proprio
grazie ciao
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Citazione:
Originalmente inviato da
squirrel
Ciao! Si, leggo ancora queste pagine e quello che ti posso dire è che, a mio giudizio, e non solo, la neuropsicologia è uno dei pochi campi che ancora può offrire degli sbocchi ad un giovane psicologo. Io ti consiglierei di fare domande soprattutto in Centri Diurni Alzheimer, Unità di Valutazione Alzheimer od in Residenze Sanitarie Anziani in quanto ne stanno aprendo molti e lavorare con gli anziani, visto l'invecchiamento demografico della popolazione (mondiale!), sarà il lavoro del futuro. Un'altra bella idea è iniziare a fare consulenze dominciliari ad anziani dementi ed ai loro familiari perchè ce n'è un gran bisogno. Io ti parlo di anziani perchè questo è il mio lavoro... :ciao:
Squirrel spero che leggi ancora queste pagine, io sono laurata alla specialistica in neuropsicologia e sono di Pescara...visto che sono tornata
da poco in Abruzzo volevo sapere da te come ci si muove in questa città??
se per noi c'è lavoro?? se bisogna presentare dei progetti?
anche perche non tutti sanno in cosa consiste il nostro lavoro...volevo sapere da te com'è la situazione ?? per poi riuscire a concretizzare qualcosa
spero che mi risponderai al più presto perche sono in crisi...:ciao grazie mille
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ciao, io vorrei sapere se dopo che mi sarò laureata alla magistrale per iniziare a lavorare nella valutazione e riab. neuropsicologica devo sostenere l'eds e iscrivermi all albo? anche quando si lavora nei centri privati?
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certo. E' un lavoro da psicologa.
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Ciao a tutti sono laurata nella specialistica in neuropsicologia sono Abruzzese.
Vorrei sapere se qualcuno è interessato a dei progetti o come si è inserito
qui in abruzzo in questo ramo ancora poco conoscuto...anche perche sono tornata
da pochi mesi qui!!!!!!! spero che qualcuno mi risponda e mi aiuti
ciao ciao
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Originalmente inviato da
pimo_eli
certo. E' un lavoro da psicologa.
Ciao,scusa se posto il tuo ultimo intervento ma era solo per "richiamarti";volevo mandarti un mes in privato ma non sono ancora molto pratica e non ho trovato come si fa..eh..eh.. :D
Volevo solo chiederti(se vuoi risp anche in pv) quale master hai frequentato,a milano?? Io sono di Brescia, sto finiendo la magistrale a padova e mi dovrei laureare ad ottobre, per il tirocinio pensavo di chiedere nei servizi di NPI qui in zona, che dici??hai dritte da darmi??
Grazie mille..e leggere la tua esperienza e percorso formativo mi ha davvero resserenato,grazie..grazie ..grazie!!!
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Originalmente inviato da
squirrel
Ciao andreaurbino,
perchè non provi a visitare il sito dell'Associazione Italiana di Neuropsicologia,
:: Associazione Italiana di Neuropsicologia - AINp :: - Home La presidentessa è la dott.ssa Claudia Iannotta ed è anche la direttrice dei corsi di formazione che l'ainp tiene a Roma ed a Torino, proprio in neuropsicologia. La dott.ssa Iannotta è anche il direttore scientifico di Neuropsicologia.it., che ti inviterei a visitare.
Il neuropsicologo studia le prestazioni cognitive negli individui che hanno subito una lesione cerebrale e/o affetti da malattie neurologiche e si occupa anche della riabilitazione neuropsicologica.
Le applicazioni della neuropsicologia riguardano anche l'ambito civile, penale, pensionistico ed assicurativo.
Io lavoro, in sostanza, come neuropsicologa ma non avevo una formazione specifica in materia solo dell'esperienza maturata in una cooperativa di assistenza a persone anziane e dementi.
Attualmente ho un contratto libero-professionale con la ASL della mia città dove lavoro presso il Centro Alzheimer.
ciao, mi chiamo ambra e sono laureata in Psicologia, indirizzo neuropsicologia ( laurea 5 anni), in attesa di abilitazione. Approfitto della tua esperienza per chiederti se è possibile che una struttura privata possa assumerti come tecnico oppure operatore della riabilitazione, nn essendo ancora iscritta all'albo.
Grazie
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No, perchè se non sei iscritta all'albo non puoi operare come psicologa. E come tecnico della riabilitazione non hai la laurea in quel settore (neuropsicomotricista o logopedista)
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grazie x la risposta!!!!!!
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Ciao a tutti!
io sto per iniziare la magistrale in neuro e avrei bisogno di qualche chiarimento da chi c'è passato prima di me!
posso fare una frequentazione scientifica solo con la laurea triennale in un ospedale?( se si che cosa mi metterebbero a fare?)
come si articola il lavoro di un neuropsicologo?
vi ringrazio in anticipo
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Ciao scusa il ritardo ma Faccio fatica in ferie col cel a rispondere.
Non so se puoi..
Ma la triennale in cosa l'hai fatta?
Il lavoro.nps è generalmente di diagnosi (usando colloqui,test e osservazioni) in collaborazione spesso con il neurologo e poi fa riabilitazione...e o ricerca
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Citazione:
Originalmente inviato da
alinanila
come si articola il lavoro di un neuropsicologo?
vi ringrazio in anticipo
Uh, credo che servirebbe un nuovo thread solo per rispondere a questa domanda.
E non sarebbe neanche una cattiva idea :)
Nel contempo, mi sento di dare questa risposta (ma tieni conto che anche se la mia formazione universtaria e' avvenuta in Italia, quella professionale e' avvenuta prevalentemente negli UK)
Il neuropsicologo e' innanzitutto uno psicologo. Come tale, ha (o dovrebbe avere , a seconda delle condizioni in cui lavora) come obiettivo ultimo quello di migliorare la qualita' di vita di un paziente tramite l'applicazione delle tecniche di cui e' a conoscenza, che nel caso specifico includono anche - in maniera significativa - la valutazione dei punti di forza e di debolezza relativa nel suo profilo cognitivo. Faccio un paio di esempio nel campo delle demenze/stroke/traumi cranici, di cui mi sono occupato negli ultimi 7/8 anni
a) Nella valutazione delle funzioni cognitive superiori a supporto dell'attivita' diagnostica differenziale delle demenze. Il medico in genere in Italia e' il neurologo (in Inghilterra neurologi e/o psichiatri). Qui vorrei sottolineare non tanto l'anamesi, somministrazione/intepretazione di test (ci arriveremo dopo), ma la presa a carico della persona nella sua interezza; che cosa ha comportato per questa persona sperimentare problemi di memori/anomie/altri disturbi cognitivi? In che modo ha avuto un impatto sulla relazione di coppia, con i figli, parenti, amici, in termini di relazioni sociali? Nella valutazione emerge uno stato d'ansia o di depressione che influisce significativamente nella loro vita? Se si, cosa si puo' fare? (si possono fornire 'leaflets' sulla gestione dell'ansia ad esempio, o brevi momenti di psicoeducazione sull'imparare a riconoscerne e bloccarne i sintomi durante la restituzione come ultimo appuntamento). Inoltre: ci sono rischi significativi a casa? Se ci sono, cosa e' stato fatto per gestirli? etc etc etc. Avendo prestate ai miei tempi tirocinio volontario so che tutte queste cose vanno in secondissimo piano e si da un focus quasi totale alla testistica neuropsicologica. Direi che il focus andrebbe ribaltato, in un mondo ideale.
La valutazione neuropsicologica di per se ovviamente deve essere di alto standard. Adatta alla richiesta del referente (si dice cosi'?), alle possibilita' del paziente e specifica al punto giusto. Non stiamo facendo ricerca e non e' necessario torturare i pazienti con test minuziosi ma di scarso valore clinico :-) Il neuropsicologo valuta tutte le funzioni cognitive superiori e si sofferma a testare meglio quelle che rappresentano un problema (a meno che non ci si voglia soffermare sui punti di forza relativi, ma questo in genere accade nel campo della riabilitazione). In Italia avevo un ora a disposizione per vedere pz (ospedale pubblico; il tutto doveva includere l'anamnesi con il familiare - in genere svolta da una seconda persona - e i test). Qui nella memory clinic in Inghilterra, i casi inviati al neuropsicologo vengono visti in media almeno 3 ore (3 sedute). Ambiente diversissimo per carita', realta' quasi incomparabili. Idealmente si dovrebbero poi dedicare 30 minuti/1 ora per la restituzione - probabilmente la parte piu' importante per il paziente. E' un momento di discussione e spesso di accoglimento di un bisogno emotivo. Fondamentale. La mia esperienza in Italia e' che non esisteva nulla del genere, ma mi aspetto che altri servizi offrano qualcosa, anche se in versione ridottissima
b) Il neuropsicologo e' una figura fondamentale in tutte le cliniche per la riabilitazione di traumatizzati cranici, persone con stroke, con alcune malattie neurodegenerative (Sclerosi Multipla, Parkison's Disease etc.). Si lavora con altri professionisti (in Inghilterra, Occupational Therapists, fisioterapisti, infermieri, support worker etc). Si valutano i punti di forza e di debolezza del pz, si cerca di capire come aiutare le altre discipline, si prendono in carico i disturbi emotivi che sono frequentissimi etc. Una prova che lo psicologo e' fondamentale? Queste cliniche sono spesso gestite e coordinate da psicologi.
c) ... chi e' piu' esperto di me potra' aggiungere dettagli sul ruolo del neuropsicologo dell'eta' evolutiva :)
...meglio che mi rimetto al lavoro va :)
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grazie mille!
adesso magari ho un'idea un pochino più chiara su quello che andrò a fare!
la triennale in generale e sperimentale a firenze
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Citazione:
Originalmente inviato da
Marco_va
Uh, credo che servirebbe un nuovo thread solo per rispondere a questa domanda.
E non sarebbe neanche una cattiva idea :)
Nel contempo, mi sento di dare questa risposta (ma tieni conto che anche se la mia formazione universtaria e' avvenuta in Italia, quella professionale e' avvenuta prevalentemente negli UK)
Il neuropsicologo e' innanzitutto uno psicologo. Come tale, ha (o dovrebbe avere , a seconda delle condizioni in cui lavora) come obiettivo ultimo quello di migliorare la qualita' di vita di un paziente tramite l'applicazione delle tecniche di cui e' a conoscenza, che nel caso specifico includono anche - in maniera significativa - la valutazione dei punti di forza e di debolezza relativa nel suo profilo cognitivo. Faccio un paio di esempio nel campo delle demenze/stroke/traumi cranici, di cui mi sono occupato negli ultimi 7/8 anni
a) Nella valutazione delle funzioni cognitive superiori a supporto dell'attivita' diagnostica differenziale delle demenze. Il medico in genere in Italia e' il neurologo (in Inghilterra neurologi e/o psichiatri). Qui vorrei sottolineare non tanto l'anamesi, somministrazione/intepretazione di test (ci arriveremo dopo), ma la presa a carico della persona nella sua interezza; che cosa ha comportato per questa persona sperimentare problemi di memori/anomie/altri disturbi cognitivi? In che modo ha avuto un impatto sulla relazione di coppia, con i figli, parenti, amici, in termini di relazioni sociali? Nella valutazione emerge uno stato d'ansia o di depressione che influisce significativamente nella loro vita? Se si, cosa si puo' fare? (si possono fornire 'leaflets' sulla gestione dell'ansia ad esempio, o brevi momenti di psicoeducazione sull'imparare a riconoscerne e bloccarne i sintomi durante la restituzione come ultimo appuntamento). Inoltre: ci sono rischi significativi a casa? Se ci sono, cosa e' stato fatto per gestirli? etc etc etc. Avendo prestate ai miei tempi tirocinio volontario so che tutte queste cose vanno in secondissimo piano e si da un focus quasi totale alla testistica neuropsicologica. Direi che il focus andrebbe ribaltato, in un mondo ideale.
La valutazione neuropsicologica di per se ovviamente deve essere di alto standard. Adatta alla richiesta del referente (si dice cosi'?), alle possibilita' del paziente e specifica al punto giusto. Non stiamo facendo ricerca e non e' necessario torturare i pazienti con test minuziosi ma di scarso valore clinico :-) Il neuropsicologo valuta tutte le funzioni cognitive superiori e si sofferma a testare meglio quelle che rappresentano un problema (a meno che non ci si voglia soffermare sui punti di forza relativi, ma questo in genere accade nel campo della riabilitazione). In Italia avevo un ora a disposizione per vedere pz (ospedale pubblico; il tutto doveva includere l'anamnesi con il familiare - in genere svolta da una seconda persona - e i test). Qui nella memory clinic in Inghilterra, i casi inviati al neuropsicologo vengono visti in media almeno 3 ore (3 sedute). Ambiente diversissimo per carita', realta' quasi incomparabili. Idealmente si dovrebbero poi dedicare 30 minuti/1 ora per la restituzione - probabilmente la parte piu' importante per il paziente. E' un momento di discussione e spesso di accoglimento di un bisogno emotivo. Fondamentale. La mia esperienza in Italia e' che non esisteva nulla del genere, ma mi aspetto che altri servizi offrano qualcosa, anche se in versione ridottissima
b) Il neuropsicologo e' una figura fondamentale in tutte le cliniche per la riabilitazione di traumatizzati cranici, persone con stroke, con alcune malattie neurodegenerative (Sclerosi Multipla, Parkison's Disease etc.). Si lavora con altri professionisti (in Inghilterra, Occupational Therapists, fisioterapisti, infermieri, support worker etc). Si valutano i punti di forza e di debolezza del pz, si cerca di capire come aiutare le altre discipline, si prendono in carico i disturbi emotivi che sono frequentissimi etc. Una prova che lo psicologo e' fondamentale? Queste cliniche sono spesso gestite e coordinate da psicologi.
c) ... chi e' piu' esperto di me potra' aggiungere dettagli sul ruolo del neuropsicologo dell'eta' evolutiva :)
...meglio che mi rimetto al lavoro va :)
ciao. L'idea di andare all'estero ultimamente si fa più forte ma non ho idea di come funzioni praticamente. potresti dirmi come hai fatto ad inserirti in un centro specializzato in Inghilterra? hai contattato direttamente la clinica e ti sei proposta come volontaria o per essere assunta, avevi già una buona conoscenza dell'inglese? hai fatto prima qualche master?
Grazie mille!
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Citazione:
Originalmente inviato da
francesca_pi
ciao. L'idea di andare all'estero ultimamente si fa più forte ma non ho idea di come funzioni praticamente. potresti dirmi come hai fatto ad inserirti in un centro specializzato in Inghilterra? hai contattato direttamente la clinica e ti sei proposta come volontaria o per essere assunta, avevi già una buona conoscenza dell'inglese? hai fatto prima qualche master?
Grazie mille!
Ciao Francesca,
Ti rimando al mio post sul thread lavorare all'estero per sapere il mio background e come sono arrivato qui...
se hai qualsiasi domanda feel free di contattarmi con un pm privato :)
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Riferimento: lavoro neuropsicologo...facciamoci un'idea
Secondo me il lavoro del neuropsicologo è molto bello ma non vedo molti sbocchi e possibilità lavorativa. All'estero è tutto diverso... da quelle realtà che conosco la figura del neuropsicologo non è percepita come essenziale qui in Italia; adesso sta iniziando un pochino a prendere piede ma ci vorranno anni e risorse perchè si possa inserire e stabilizzare la figura professionale del neuropsicologo. Secondo me c'è poca propensione in molte strutture, che preferiscono prendere altre figure non capendo che si può ottenere maggiore beneficio per l'utente finale dalla collaborazione di più figure diverse, ognuna con una sua peculiarità. Comunque conosco qualcuno che lavora come neuropsicologo ma con contratti a progetto spesso poi non rinnovati (ma è così ovunque ormai). Ricordo anche che in università dicevano che è anche compito dei neuropsicologi far comprendere il proprio valore per il benessere del paziente, solo così forse chi decide le assunzioni e le spese può rendersi conto dell'importanza di tale figura.
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Scusa ma tu hai fatto quindi un dottorato per lavorare in inghilterra co
E neuropsicologo? Mi piacerebbe un sacco!
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Ciao, mi rivolgo a chi già lavora come neuropsicologo per capire se nella pratica privata ci sia spazio. Mi spiego: sto svolgendo il tirocinio post-lauream in una UVA e le psicologhe che lavorano lì (rigorosamente con contratto di libera professione :( ) mi dicono che privatamente c'è molto poco da fare. In effetti vedo anch'io che la maggior parte dei pazienti sono esenti dal pagamento di qualsiasi somma di denaro (per età o reddito o patologie varie), quindi sorge spontaneo chiedersi perché dovrebbero pagare per avere la stessa prestazione al di fuori dell'ospedale. D'altra parte però vedo che ci sono dei centri privati. Qualcuno mi saprebbe consigliare?
Grazie e buon anno a tutti
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Mi "accodo" alla domanda di cariatide..
Io sto valutando diversi master e quello in neuropsiologia mi interesserebbe.. Ma mi chiedevo.. il master serve effettivamente per poter lavorare in questo campo visto che esiste una scuola di specializzazione?
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Citazione:
Originalmente inviato da
cariatide
Ciao, mi rivolgo a chi già lavora come neuropsicologo per capire se nella pratica privata ci sia spazio. Mi spiego: sto svolgendo il tirocinio post-lauream in una UVA e le psicologhe che lavorano lì (rigorosamente con contratto di libera professione :( ) mi dicono che privatamente c'è molto poco da fare. In effetti vedo anch'io che la maggior parte dei pazienti sono esenti dal pagamento di qualsiasi somma di denaro (per età o reddito o patologie varie), quindi sorge spontaneo chiedersi perché dovrebbero pagare per avere la stessa prestazione al di fuori dell'ospedale. D'altra parte però vedo che ci sono dei centri privati. Qualcuno mi saprebbe consigliare?
Grazie e buon anno a tutti
Ciao Cariatide :)
In effetti anche io quando mi sono occupato di neuropsicologia sono riuscito a farlo solamente all'interno di strutture o dell'asl. Privatamente è molto difficile, anche appunto per la questione dei costi. E' anche vero che l'ASL e gli Enti privati convenzionati rispondono a dei criteri relativi ai servizi da erogare (come i LEA, livelli essenziali di assistenza e come stabilito nei piani di zona) e che di sicuro nel servizio pubblico non c'è (o ce n'è davvero poco) spazio per la riabilitazione cognitiva in generale e neuropsicologica in particolare.
Per le valutazioni neuropsicologiche e la riabilitazione ci sono strutture come per esempio l'IRCCS Eugenio Medea "La Nostra Famiglia" dove ogni tanto vengono erogate delle borse di studio, tramite bando di concorso; il servizio pubblico ha in genere un ambulatorio di valutazione nei reparti, poi come hai detto tu ci sono le UVA; garantisce anche le valutazioni per le commissioni Legge 104. I punti deboli sono le liste d'attesa e quindi i tempi (talvolta biblici).
Ho scovato una Associazione nel milanese che attraverso la collaborazione dei medici di medicina generale fornisce un servizio di screening per l'individuazione di demenze e di valutazione completa citando un decreto che rende valevoli, di fronte a eventuali commissioni, il referto del privato. Insomma, credo che per provare a costruire qualcosa come privati sia necessario farsi una idea di cosa offre la struttura ospedaliera e il contesto sociale circostante e proporre qualcosa che non è presente o che ha dei punti deboli (quali per esempio i tempi troppo lunghi). Banale dirlo: la crisi esplosa negli ultimi anni, di cui c'erano tutte le avvisaglie da tempo, ha reso il tutto decisamente più complicato.
Vedo che sei di Verona, prova a prendere contatti con il Centro Don Calabria, quello di via San Marco, tanto per tastare un pochino il terreno non si sa mai....
Citazione:
Originalmente inviato da
Sanseviera
Mi "accodo" alla domanda di cariatide..
Io sto valutando diversi master e quello in neuropsiologia mi interesserebbe.. Ma mi chiedevo.. il master serve effettivamente per poter lavorare in questo campo visto che esiste una scuola di specializzazione?
Ciao Sanseviera, provo a rispondere anche a te. Io credo che un buon master ti dia delle discrete conoscenze teoriche e un buon tirocinio ti possa fornire una buona base di partenza dal punto di vista pratico e applicativo. La specializzazione, banalmente, dura di più, approfondisce di più e prepara anche alla gestione del paziente ad ampio raggio; alla fine della stessa sei uno specialista in neuropsicologia a tutti gli effetti. Io personalmente ho preferito un master di secondo livello in neuropsicologia e poi una scuola di psicoterapia.
Ma al di là delle differenze formali e formative e delle competenze che alla fine uno è riuscito a costruirsi (che ripeto, si possono acquisire anche con un master, un tirocinio ed esperienze/approfondimenti personali tramite convegni, letture, seminari), ciò che poi fa la differenza è essere in grado di cogliere ogni occasione e cercare di creare rete e contatti. Credo che la neuropsicologia, nei suoi diversi ambiti applicativi specie in taluni settori come ad esempio l'anziano, non sia ancora satura, però come in tutte le aree è difficile inserirsi. Come singoli privati, master o scuola che sia, la vedo molto molto dura oggi.
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Grazie Crissangel, sei stao illuminante.
La neuropsicologia mi appassiona molto e vorrei tentare la strada del master. So che non sarà affatto facile la vita nel mondo del lavoro ma tanto a noi psicologi non piacciono le cose facili, giusto? ;)
Ho trovato un master universitario di II livello e ho fatto la richiesta di ammissione, intanto incrocio le dita :D
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Citazione:
Originalmente inviato da
Sanseviera
Grazie Crissangel, sei stao illuminante.
La neuropsicologia mi appassiona molto e vorrei tentare la strada del master. So che non sarà affatto facile la vita nel mondo del lavoro ma tanto a noi psicologi non piacciono le cose facili, giusto? ;)
Ho trovato un master universitario di II livello e ho fatto la richiesta di ammissione, intanto incrocio le dita :D
ciao a tutti!:ciao:
sono una laureanda in Scienze e Tecniche psicologiche a Messina (L-24) un po' confusa..:)
vorrei un chiarimento da voi Neuropsicologi più esperti e sicuramente più informati di me, che sono ancora all'inizio. vorrei sapere se la Magistrale in Psicologia(LM-51) è "standard" per tutti gli studenti che devono completare i 5 anni per potersi iscrivere all'albo. mi spiego meglio: a messina la magistrale è in "Psicologia", e per esempio la Magistrale di Bologna è "neuroscienze e riabilitazione neuropsicologica" ma entrambe sono LM-51. è indicativo il titolo della magistrale per la figura che diventeremo? cioè, se concludo i miei studi a messina, divento psicologa, mentre se vado a Bologna divento neuropsicologa? oppure indipendentemente dalla magistrale che scelgo e dal titolo del corso di studi della LM-51, devo accedere a un master di II livello o a una scuola di specializzazione per diventare Neuropsicologa?
spero di essermi spiegata e attendo risposta..:)
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Citazione:
Originalmente inviato da
moonfede
ciao a tutti!:ciao:
sono una laureanda in Scienze e Tecniche psicologiche a Messina (L-24) un po' confusa..:)
vorrei un chiarimento da voi Neuropsicologi più esperti e sicuramente più informati di me, che sono ancora all'inizio. vorrei sapere se la Magistrale in Psicologia(LM-51) è "standard" per tutti gli studenti che devono completare i 5 anni per potersi iscrivere all'albo. mi spiego meglio: a messina la magistrale è in "Psicologia", e per esempio la Magistrale di Bologna è "neuroscienze e riabilitazione neuropsicologica" ma entrambe sono LM-51. è indicativo il titolo della magistrale per la figura che diventeremo? cioè, se concludo i miei studi a messina, divento psicologa, mentre se vado a Bologna divento neuropsicologa? oppure indipendentemente dalla magistrale che scelgo e dal titolo del corso di studi della LM-51, devo accedere a un master di II livello o a una scuola di specializzazione per diventare Neuropsicologa?
spero di essermi spiegata e attendo risposta..:)
Ciao e benvenuta nel forum di Opsonline! :)
Dopo la laurea specialistica si diventa Dottori in psicologia, indipendentemente da quale indirizzo si è scelto. In seguito a superamento dell'esame di stato e all'iscrizione all'albo si diventa Psicologi a tutti gli effetti (abilitazione e iscrizione all'albo). Ovviamente ogni indirizzo fornisce una preparazione maggiormente mirata all'ambito scelto, tuttavia legalmente il titolo non cambia anche se è possibile specificare l'indirizzo su cui il proprio corso di laurea verteva.
Detto questo, il titolo di neuropsicologo dovrebbe essere conferito unicamente dalla Scuola di Specializzazione in Neuropsicologia universitaria (quindi pubblica o una privata riconosciuta dal MIUR e quindi ritenuta equipollente ai fini formativi). Un master di secondo livello, come dicevo sopra, ti può dare una buona base teorica specie per gli aspetti diagnostici e riabilitativi, da integrare con un buon tirocinio e ti conferisce il titolo di "Diploma di Master in (segue lo specifico titolo del master)". Attenzione sempre a non usare, dopo la sola specialistica, il titolo relativo al corso di laurea senza specificare che si tratta di indirizzo, per capirci: se scegli di laurearti a Bologna non diventi "neuropsicologa", diventi "laureata in Psicologia indirizzo neuroscienze e riabilitazione neuropsicologica". Anche dopo la formazione post laurea c'è da capire come definirsi; i diversi albi regionali sembrano avere criteri a parametri differenti per l'utilizzo delle diciture. Per esempio il mio consiglia di utilizzare la formula "con titoli ed esperienza in..." dopo aver conseguito un master, mentre un master di secondo livello e un periodo di, se non ricordo male, 3 anni di attività nel settore permettono senza troppi problemi la dicitura di esperto (in questo caso in "neuropsicologia").
Comunque, per farla breve, il Cdl non conferisce un titolo specifico, tra le altre cose i titoli riconosciuti con relativi albi sono per il momento solo quelli di psicologo e di psicoterapeuta.
Comunque l'argomento qui è un pochino OT (esula un po' dall'argomento principale) e ci sono diverse discussioni a riguardo. Se vuoi maggiori informazioni ti consiglio di spulciare un pochino il forum. QUESTO THREAD per esempio potrebbe esserti utile :)
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Competenze isolate del Neuropsicologo rispetto ad altri orientamenti
La mia domanda è semplice e diretta. Lasciando da parte ipotetici ragionamenti di matrice epistemologica, di filosofia della scienza o troppo teorici, quali sono le principali differenze fra la pratica clinica del Neuropsicologo e quella del Neurologo. E sia chiaro, intendo solamente l'ambito Clinico.
Esistono cose che il Neuropsicologo conosce e che il Neurologo non conosce?
Ho trovato questo articolo che è molto esplicativo http://www.ordpsicologier.it/public/...iainitalia.pdf
Vorrei però sapere, da chi ha esperienza diretta, se la figura del Neuropsicologo è ben chiara agli occhi delle altre figure cliniche. So, per riscontro personale, che molti medici non conoscono nemmeno quali siano le psicologie; molti credono che la terapia psicologica sia quella relativa ad un immaginario collettivo certamente aberrante.
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Riferimento: lavoro neuropsicologo...facciamoci un'idea
Ciao Marco,
ecco il mio tentativo:
NEUROLOGO
- Medico che si occupa delle malattie neurologiche, cioè del sistema nervoso (centrale e periferico).
- Per la diagnosi si serve di: osservazione e intervista clinica, indagini strumentali (TAC, RM, EEG), test e scale di base
- Per il trattamento si serve di: farmaci
- Ha una conoscenza approfondita di: aspetti anatomo-fisiologici-patologici di tutto il sistema nervoso
- Ha una conoscenza di base di: aspetti cognitivi
NEUROPSICOLOGO
- Specialista dei disturbi cognitivi. I disturbi cognitivi nella maggioranza dei casi sono dati da malattie neurologiche (alzheimer, ictus, parkinson), ma posso avere anche altra origine: psichiatrica, metabolica, ecc.
- Per la diagnosi si serve di: osservazione e intervista clinica, test e scale
- Per il trattamento si serve di: riabilitazione cognitiva (o neuropsicologica)
- Ha una conoscenza approfondita di: aspetti cognitivi
- Ha una conoscenza di base di: aspetti anatomo-fisiologici-patologici del sistema nervoso centrale, in particolare della corteccia cerebrale
ESEMPIO (ULTRASEMPLIFICATO)
Un neurologo visita un paziente con storia di ictus, e con presenza di occlusioni di alcune arterie, rileva qualitativamente un disturbo di memoria.
Lo inviterà a sottoporsi ad una visita dal neuropsicologo, il quale tramite la somministrazione dei test, rileverà un grave deficit di memoria a lungo termine anterograda verbale e un lieve deficit di memoria a breve termine visuo-spaziale. Il neurologo, leggerà il referto del neuropsicologo, e confermerà la diagnosi di demenza vascolare.
CONSIDERAZIONI GENERALI
- Si tratta di due figure complementari, non si sovrappongono e "non si fanno concorrenza". Alcuni professionisti ricoprono entrambi i ruoli, sono i cosiddetti "neurologi specializzati in neuropsicologia".
- E' bene infatti precisare che il neuropsicologo può avere una laurea in psicologia (Psicologo-Neuropsicologo) oppure in medicina (es. Neurologo-Neuropsicologo)
- In Italia solo negli ultimi anni si è diffusa la figura dello Psicologo-Neuropsicologo, fino a qualche anno fa la neuropsicologia era un'area presidiata esclusivamente dai neurologi.
- La prova evidente è che il 95% dei libri o dei test italiani di neuropsicologia sono scritti da neurologi: Bisiach, De Renzi, Vallar, Papagno, Denes, Pizzamiglio, Caltagirone, Carlesimo, Berti, Della Sala, Spinnler, ecc., sono tutti medici! E gli psicologi? Pochini al confronto: Ladavas, Cubelli, Bartolo, Balconi, Inzaghi, Cotelli, Miniussi.
CONOSCENZA DELLA FIGURA DEL NEUROPSICOLOGO
Dalla mia esperienza, direi che l'attività del neuropsicologo (conosciuto anche come "quello che fa i test") è conosciuta dal:
- 99% dei neurologi
- 85% dei geriatri
- 85% dei fisiatri
- 70% degli psichiatri
- 45% dei medici di medicina generale
Ciaooo
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Riferimento: lavoro neuropsicologo...facciamoci un'idea
Ottima risposta. Grazie Psychocircus, mi hai chiarito un po' di cose. Anche se non mi è chiaro come possa il neurologo conseguire una specialistica in Neuropsicologia dal momento che per iscriverti in una di queste specialistiche si devono possedere alcuni crediti nelle aree PSI. Molto probabilmente sono crediti che si recuperano, ma questo potrebbe poter significare che di Neurologi specializzati in Neuropsicologia, oggi, nell'ambito clinico, ce ne siano molto pochi. Si spera sia così.
Dando una interpretazione un po' fantasiosa e pessimista della questione mi viene però quasi da pensare che il Neuropsicologo sia come un "manovale" della pratica clinica. Anche se è ovvio che la qualità della terapia e l'incidenza che la conoscenza degli aspetti cognitivi ha su di essa risentono molto di questa piccola parte di scienza di cui si occupa lo psicologo cognitivo.
La mia domanda sorgeva, in realtà, non per interesse diretto nei confronti della terapia, ma perché ero curioso di capire quali conoscenze possedesse uno e quali l'altro in media. Questo perché essendo più appassionato del versante della ricerca pura noto che spesso gli articoli, gli argomenti di studio, le teorie induttive, le ipotesi, i paradigmi di ricerca inventati e utilizzati, portati avanti da psicologi cognitivi o neuropsicologi sono molto più complessi e interessanti (spesso fantasiosi) rispetto a quelli perpetrati da medici. Mi vengono in mente Dehaene, Haggard, Sirigu, ecc.
In realtà mi risulta difficile credere che il neuropsicologo sia l'unico specialista dei sistemi cognitivi (teorici). Ho sempre pensato che questo campo di ricerca fosse comune alle varie cliniche che si occupano di problematiche cerebrali. Evidentemente mi sbagliavo.
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Riferimento: lavoro neuropsicologo...facciamoci un'idea
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IoSonoMarco
Ottima risposta. Grazie Psychocircus, mi hai chiarito un po' di cose. Anche se non mi è chiaro come possa il neurologo conseguire una specialistica in Neuropsicologia dal momento che per iscriverti in una di queste specialistiche si devono possedere alcuni crediti nelle aree PSI. Molto probabilmente sono crediti che si recuperano, ma questo potrebbe poter significare che di Neurologi specializzati in Neuropsicologia, oggi, nell'ambito clinico, ce ne siano molto pochi. Si spera sia così.
Oggigiorno per acquisire il titolo di “neuropsicologo” occorre fare una scuola quadriennale (ce ne sono 3 o 4 in Italia). Si tratta di scuole ad accesso limitatissimo (mi pare che alla Bicocca prendano 1 o 2 persone). Dunque di “neuropsicologi” ufficiali ce ne sono pochissimi. Nella realtà, il 95% dei neuropsicologi italiani non ha frequentato tali scuole, ma ha acquisito competenze sul campo o tramite master (io, ad esempio) eppure sono tutti “neuropsicologi”.
Dentro questa categoria ci sono anche i neurologi specializzati in neuropsicologia. Non hanno frequentato alcuna scuola di specializzazione in neuropsicologia, ma si sono formati sul campo, o in università.
Ad oggi direi che nell'area la maggior parte dei neuropsicologi ha una laurea in psicologia, invece nel campo della ricerca direi 50% psicologi e 50% neurologi.
In passato, invece, clinica e ricerca neuropsicologica erano territori presidiati esclusivamente da neurologi (almeno in Italia).
Negli ultimi anni, i diversi corsi di laurea, master, ecc. delle facoltà di Psicologia, hanno fatto in modo che molti più psicologi si avvicinino all’area neuropsicologica.
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IoSonoMarco
Dando una interpretazione un po' fantasiosa e pessimista della questione mi viene però quasi da pensare che il Neuropsicologo sia come un "manovale" della pratica clinica. Anche se è ovvio che la qualità della terapia e l'incidenza che la conoscenza degli aspetti cognitivi ha su di essa risentono molto di questa piccola parte di scienza di cui si occupa lo psicologo cognitivo.
“Manovale della pratica clinica” è terribile :asd:
Non vederla così nera, su…
Nel caso delle valutazioni, il neuropsicologo è un “importante consulente”, aiuta il medico ad avere elementi preziosi per una corretta diagnosi e trattamento.
Nel caso della riabilitazione, il neuropsicologo è un “importante protagonista”. Pensa ai casi di ictus, quando a livello farmacologico la lesione è curata, ma il paziente presenta una serie di sintomi cognitivi, e il medico non serve più a nulla. In questo caso, il neuropsicologo, tramite il programma riabilitativo fa in modo che il paziente recuperi e migliori la funzionalità cognitiva (così come il fisioterapista si occupa della funzionalità neuro-motoria e il logopedista della funzionalità linguistica-deglutitoria).
Se ci pensi, non è poco..
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IoSonoMarco
La mia domanda sorgeva, in realtà, non per interesse diretto nei confronti della terapia, ma perché ero curioso di capire quali conoscenze possedesse uno e quali l'altro in media. Questo perché essendo più appassionato del versante della ricerca pura noto che spesso gli articoli, gli argomenti di studio, le teorie induttive, le ipotesi, i paradigmi di ricerca inventati e utilizzati, portati avanti da psicologi cognitivi o neuropsicologi sono molto più complessi e interessanti (spesso fantasiosi) rispetto a quelli perpetrati da medici. Mi vengono in mente Dehaene, Haggard, Sirigu, ecc.
Beh, si tratta di angolature differenti da cui osservare la realtà.
In campo medico l’interesse è più di natura biologica, in campo psicologico l’interesse è sul comportamento.
Direi che la neuropsicologia e le neuroscienze cognitive sono affascinanti proprio perchè fanno da ponte tra queste due aree.
In ambito neuropsicologico, di fronte ad un disturbo (ad. esempio un disturbo del linguaggio orale: l’afasia) ci si muove sempre su questi tre livelli:
- Cervello, cioè la lesione (lesione ischemica sinistra in area post-rolandica)
- Comportamento, cioè i sintomi (difficoltà a produrre parole, numerose parafasie lessicali)
- Mente, cioè il modello cognitivo (compromissione del magazzino fonologico di output del modello a doppia via di Patterson)
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IoSonoMarco
In realtà mi risulta difficile credere che il neuropsicologo sia l'unico specialista dei sistemi cognitivi (teorici). Ho sempre pensato che questo campo di ricerca fosse comune alle varie cliniche che si occupano di problematiche cerebrali. Evidentemente mi sbagliavo.
Le teorie cognitive sono nozioni meramente psicologiche, quindi su base comportamentale. L’esame di psicologia cognitiva in certi corsi di laurea italiani di psicologia non è nemmeno previsto, figurati nei corsi di medicina. I medici sanno poco e niente del sistema cognitivo perché si basa tutto su teorie e modelli che non fanno certo parte dell’approccio medico e ai fini terapeutici non è utile; al contrario conoscere il sistema cognitivo è invece essenziale per realizzare una riabilitazione cognitiva adeguata.
Inoltre, oggi si sa tutto della biologia del cervello a livello motorio e sensoriale; a livello associativo-cognitivo invece la situazione è molto più confusa.
Ad ogni modo, è il medico che legge le valutazione neuropsicologiche, e questa sua carenza di conoscenze del sistema cognitivo va tenuta in considerazione dal neuropsicologo, soprattutto quando egli scrive il referto.
Esempio pratico. Sotto trovate due frasi, dicono esattamente la stessa cosa, ma con un linguaggio molto differente:
- Il paziente presenta un deficit di attenzione visiva, in cui l’orientamento esogeno è iperattivato a discapito di quello endogeno.
- Il paziente presenta forte distraibilità verso stimoli esterni e difficoltà nel mantenere la concentrazione nel compito.
La prima frase è troppo “cognitiva-teorica”, il medico non capirebbe nulla; la seconda invece è molto più “comportamentale”, sicuramente preferibile. Questo approccio vale quando l’obiettivo è la chiarezza espositiva per un interlocutore che non conosce in modo approfondito il sistema cognitivo.
Il discorso cambia quando l’obiettivo è stendere un programma di riabilitazione. In questo caso è essenziale sapere qual è il processo cognitivo compromesso, perché sarà la base su cui impostare il lavoro con il paziente.