Sul fatto che la teoria junghiana possa sembrare più isolata nell'ambito delle ricerche psicodinamiche posso essere d'accordo...ma il perchè di questo va rintracciato proprio nella fondamentale oscurità e conseguente complessità del pensiero junghiano che non è accessibile e 'domabile' da una esegesi omogenea e quindi poco fruibile anche a livello universitario. A mio parere sono necessarie solide basi filosofiche per potersi almeno 'accostare' criticamente alle immense implicazioni delle intuizioni junghiane...e non tutti hanno tempo per questo percorso. Bisogna sempre tener presente che Jung non fu 'solo' uno psichiatra...il suo pensiero è penetrato fortemente nel dibattito antropologico in generale,filosofico,teologico con risvolti importantissimi...anche per quanto riguarda le scienze esatte:nota è la collaborazione di Jung con il premio Nobel W.Pauli e la conseguente pubblicazione de 'L'interpretazione della natura e della psiche' dove si espone tra l'altro il famoso concetto di sincronicità. Importantissime sono inoltre le aperture fenomenologiche di Jung che lo avvicinano come nessun altro (Freud e freudiani)alla psichiatria fenomenologica di Binswanger e all'esistenzialismo di Heidegger.In questo senso grandi esegeti del pensiero junghiano come M.Trevi e U.Galimberti hanno fatto molto...è ovvio che tutto questo è indifferente a chi ha una concezione naturalistica della psicologia (d'altro canto l'aveva Freud che non trovando alternative nel suo contesto culturale decise di 'risolvere il mistero del mondo in una provetta' con il pansessualismo)...se la psicologia non si emancipa da una visione biologistica dei suoi fenomeni finirà per cadere sotto i colpi violenti delle neuroscienze che vorrebbero far credere che la soggettività,l'individualità essenziale sono meri epifenomeni del fisiologico. Mi sembra quasi assurda (ma non troppo a questo punto) l'aspettativa di Freud che, riflettendo sulla psicoanalisi, ebbe a dire che i suoi concetti (es,io,super-io,rimozione)avevano soltanto valore euristico e che ben presto sarebbero stati soppiantati da una tassonomia 'più adeguata' che in futuro avrebbe raggiunto la chimica.
Dunque la posizione di Jung è del tutto opposta e spesso mi viene da pensare se la sua teoria possa essere inscritta a ragione nell'insieme delle teorie psicoanalitiche dalle quali è tanto distante. Galimberti ebbe a scrivere ne 'la terra senza il male':
''Dopo Jung non si può fare psicologia se non accedendo alla nascita della psicologia che non si trova nei testi scientifici, dove le tautologie assicurano i generi e le tecniche, ognuno al suo posto, ma in quel pre-testo che è la religione, dove il dramma divino narra la vicenda umana che l’uomo non può raccontare, perché il suo racconto, il suo testo è venuto dopo. Per questo in Jung non parla il sapere, ma Dio e gli dèi. Con Jung torna l’enigma, torna l’Oscurità. La sua psicologia assume il modo del discorso per trasferirlo al limite del discorso. È questo limite che vogliamo indagare.''
La storia della psicoanalisi è attraversata da grandi pensieri e grandi pensatori e Jung è stato grande per i motivi di cui prima e per tante altre cose che richiederebbero molto tempo. L'importante (a mio modesto parere) è fare le giuste differenze e andare alla radice dei modelli concettuali per cercare di 'coglierne' la natura.
Scusate se mi sono un pò dilungato ma la discussione mi ha molto appassionato ed essendo molto 'legato' a Jung non potevo non contribuire buttando giù due parole.
Saluti a tutti..
Luigi

