Citazione:
Originariamente postato da alita
In tutta la discussione secondo me manca un elemento, un soggetto, un attore, anzi un attore protagonista. C'è una grande assente: la società, o comunque la comunità. Il detenuto è un prodotto della società, non è certo un individuo che arriva da un'altra galassia. E tutti siamo corresponsabili dei suoi errori e in qualche modo implicati nel suo destino: è in questa prospettiva che nascono e maturano questioni come l'indulto.
Quindi. Se noi intendiamo il reinserimento come qualcosa di paradossalmente indipendente (prima il recupero, poi la scarcerazione...ecc...ecc...) dalla società (dove dovrebbe reinserirsi il detenuto? in una para-società tipo limbo dei detenuti) ci tiriamo fuori dal problema in qualche modo.
Questo è un discorso possibile soltanto nel momento in cui il recupero del detenuto rientra davvero nei nostri interessi. Altrimenti sono parole al vento per coprire un'altro pensiero: "tu hai sbagliato e devi pagare. punto". Certo, mi auguro che chi la pensi così non si ritrovi mai a dover lavorare in un carcere: convinzioni del genere possono anche rendere impossibile un vero recupero...e qui cerco di sfatare anche il mito secondo cui il recupero è una cosa che interessa soltanto il detenuto e non anche tutto l'apparato che gli gira intorno...
Anch'io ho avuto problemi a riflettere sulla questione dell'indulto: per me i reati di corruzione et similia, dove il punto è la gestione del potere e altre viscide questioni, sono ben più gravi di una rapina occasionale...ma, dopotutto, anche i furbetti del quartierino sono prodotti della mia società ed è importante che io possa combatterli.
Infine. L'apparato giudiziario italiano non funziona come dovrebbe: i processi sono lunghissimi e spesso, per reati piccolissimi, si rischia di sbatterci la testa anni ed anni. Ritengo onesto da parte dello Stato e della società tutta riconoscere un errore di gestione del problema e provare a controllare l'esasperazione che oggi c'è nelle carceri.
Ultima cosa: lo Stato sta mettendo in pratica ANCHE uno degli ultimi desideri di Giovanni Paolo II, mi pare che non sia stato ancora ricordato.
Intravedo una luce! Sì hai ragione, più sopra avevo provato a provocare dicendo che questo sistema, questa società, non solo in Italia, produce più criminalità di quella che riesce a gestire. E' sicuramente vantaggioso per la società stessa il recupero dei detenuti, la prevenzione sociale del crimine, come lo è la prevenzione sanitaria in relazione ai costi che derivano dalle malattie. In questo momento in molte carceri e anche all'interno del ministero stanno nascendo iniziative sia a livello locale che su vasta scala, purtroppo mancano i mezzi per affrontare l'attuale situazione. Tieni presente che l'attuale dipartimento affari penitenziari del ministero è composto prevalentemente da funzionari nominati dal precedente Governo, i quali sono ben disponibili nei confronti di iniziative di recupero e sono abbstanza lontani dal "Tu devi pagare, punto", questo perché conoscono molto bene la realtà in cui devono operare, indipendentemente dalle loro convinzioni politiche, loro sanno di cosa stiamo parlando e con loro si può lavorare.