Benedetta saggezza...! Senza aggiungere altro.Citazione:
Originariamente postato da psicosarix
E' soprattutto una questione culturale
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Benedetta saggezza...! Senza aggiungere altro.Citazione:
Originariamente postato da psicosarix
E' soprattutto una questione culturale
Se è vero che il senso comune si nutre dell'intelligenza attiva delle persone e produce spesso buoni risultati, è anche vero che quello dello psicologo clinico, un pò confuso con quello dello psicoterapeuta, è il ruolo più chiaro tra quelli che lo psicologo può rivestire.
D'altra parte, se non riusciamo noi stessi a definire la pluralità dei nostri ruoli professionali, come possiamo pensare che ci riescano gli altri?
Inoltre, non dimentichiamo che gli interessi economici vengono sempre e cmq valutati, quindi, per quanto aberrante come logica da un punto di vista clinico, non dovremmo sorprenderci se, in un contesto socio-economico, con i tempi di magra che corrono, ci troviamo di fronte ad altrettanto aberranti scelte dettate dalla convenienza economica, scelte operate dagli amministratori delle strutture, cioè da chi deve far quadrare i conti come primo dovere professionale.
Forse aggiungere alla dicitura 'psicologo' un aggettivo che specifichi l'ambito di competenza sarebbe utile a diffondere la conoscenza dei vari ruoli professionali alla gente comune che, poi, potrebbe da sola arrivare ad individuare la situazione in cui farvi ricorso. Per es. psicologo clinico, del lavoro, sperimentalista, scolastico.. e via dicendo con le nuove specializzazioni del 3+2.
non credo si possa subordinare la qualità della prestazione (e quindi il benessere del soggetto) ad una questione economica
Quattrostracci, hai completamente travisato il mio post, io volevo solo dire che x me sarebbe un'ottima soluzione prevedere in azienda una figura che faccia da contenitore per le frustrazioni e lo stress dei lavoratori...poi uno quando chiude l'ufficio può fare quel che vuole. Continuo a credere che in questa maniera ci sarebbero più posti e meno disoccupati. Era solo una considerazione e sono consapevole che siamo ben lungi dall'accettazione di una idea simile, qualcuno diceva giustamente che è un probleme culturale.
TheDreamer23, non condivido affatto la posizione di chi privilegia l'aspetto economico a discapito dell'interesse del paziente, solo osservo la realtà e ne prendo atto ripromettendomi di agire coerentemente a quel che penso nel momento in cui mi venissi a trovare nella posizione di poterlo fare.
Per quanto riguarda le istituzioni pubbliche, per es. i consultori, la questione è politica ed è a monte, all'amministratore arrivano un tot di soldi all'anno e lui li deve far bastare... più soldi vengono destinati nella finanziaria dal governo a quella istituzione più l'amministratore può spendere.
Però, purtroppo, questo modo di fare è molto esteso, forse anche di più, nei centri privati ... nessun azionista/proprietario pensa minimamente di rimetterci dal proprio.
Io su questo sono pienamente daccordo. Il problema è quando la cosa è imposta. Hai ragione quando parli di questione culturale.Citazione:
Originariamente postato da psicofreud
Quattrostracci, hai completamente travisato il mio post, io volevo solo dire che x me sarebbe un'ottima soluzione prevedere in azienda una figura che faccia da contenitore per le frustrazioni e lo stress dei lavoratori...
All'estero i programmi di sostegno psicologico per i dipendenti delle aziende funzionano alla grande, ma non sono imposti da nessuno e hanno le seguenti caratteristiche:Comunque, ti ripeto, il cuore di tutto il mio ragionamento è il seguente: la tutela della professione deve nascere prima dalla categoria e interessare poi la società attraverso strumenti di sensibilizzazione culturale (non legislativa).
- sono gestiti da una società esterna all'azienda
- sono anonimi
- l'azienda assolutamente non può venire a conoscenza di chi ha fatto richiesta di sostegno
- all'azienda spetta solo un quadro statistico dettagliato
Altrimenti non si spiega perché nei paesi dove l'accesso ad una professione è libero il tasso di abuso è inferiore a quelli dove l'accesso è controllato dallo Stato.
Citazione:
Originariamente postato da quattrostracci
[...]Comunque, ti ripeto, il cuore di tutto il mio ragionamento è il seguente: la tutela della professione deve nascere prima dalla categoria e interessare poi la società attraverso strumenti di sensibilizzazione culturale (non legislativa).
Altrimenti non si spiega perché nei paesi dove l'accesso ad una professione è libero il tasso di abuso è inferiore a quelli dove l'accesso è controllato dallo Stato.
"la conoscenza vi renderà liberi" ... non mi ricordo dove l'ho sentito ...però lo trovo verissimo !!!
perdonatemi l'esempio ... ma quando vado al supermercato e chiedo 100gr di fontina nessuno si azzarda a rifilarmi il pecorino ... perchè io so quale sia la differenza tra i due formaggi ...
in Italia nemmeno alcuni psicologi sanno la differenza tra psicologo e psicoterapeuta :eek:!!!
figuriamoci le persone "qualunque" ...
il problema principale non sono le leggi è che molti dei nostri colleghi non sanno nemmeno loro cosa sia uno psicologo ... come fanno a tutelare la professione e a diffondere la cultura psicologica??? ... i più anziani perchè hanno formazioni anche diverse da quella psicologica sono quasi solo psicoterapeuti ... i giovani, non so, forse si sono aperti troppi corsi di laurea troppo in fretta ed improvvisandoli ... così non è stata garantita la qualità della formazione ... non lo so ... è un'ipotesi ...
so solo che siamo messi male e lo siamo soprattutto perchè fino ad ora non è stata fatta una politica professionale come si deve che promuovesse le professioni dello psicologo, tutte le aree nello stesso modo ... facendo davvero cultura psicologica e professionale ... ecco su questo ci dovremmo interrogare sempre più ...
... poi ... beh poi ... noi non siamo un paese "normale" ... forse il nostro problema principale è questo ... :(
:ciao: