Tanta carne al fuoco.
Inizierei dicendo che le spaccature non sono solo in seno alla teoria psicoanalitica.
La teoria sistemica e il cognitivismo clinico non ne sono esenti.
Ma io credo che mentre in queste ultime le diverse scissioni derivano dall'influenza del comportamentismo e dalla filosofia pragmatista americana, e quindi fortemente in declino, ciò non valga per la "madre delle psicoterapie" che ha un attaccamento/legame "invischiante" col padre fondatore.
Per quanto Gieko solleciti a volgere lo sguardo ai nuovi panorami esplorati dalla psicoanalisi relazionale (ma permettimi almeno di ricordare che la lente costruzionista, che mi dici sia considerata il suo retroterra epistemologico, nasce con il pensiero di Bateson, motore propulsore del pensiero sistemico e si sviluppa con Gergen, Shotter, Harrè, tutti colossi della psicologia sociale antipatizzanti cognitivisti e psicoanalisti) mi sembra chiaro, e non solo in questo piccolo thread, che è lungi dall'essere identificata con la psicoanalisi propriamente detta.
La posizione classica è viva e vegeta, e non solo nel C.P.S dove ho fatto il mio tirocinio, per fare un esempio. Colleghi con una formazione psicoanalitica classica che operano con in testa "la teoria idraulica" sono a bizzeffe, così come gli istituti di terapia ortodossi. Il relatore della mia tesi, psicoanalista SPI, si è inorridito tacciando di calunnia storica (oltre che di calunnia ermeneutica s'intende) i testi di Mitchell e Greenberg, antesignani dell'approccio relazionale in psicoanalisi.
Gieko, non credo proprio tu non ne sia consapevole.
Poche ultime righe devo dedicarle alla questione della psicoanalisi selvaggia.
E' una questione che puzza che siano gli elementi transferali a discernere ciò che sia selvaggio, da ciò che non lo sia se non altro perchè, riprendendo una vecchia questione popperiana, è sempre il terapeuta a definire, conoscere e utilizare il transfert dell'analizzando: eccoci all'inconfutabilità a cui forse si riferiva gianpiero parlando scientificità (?).
Quando un'interpretazione funziona, funziona anche fuori dal setting.
Si amalgama anche tra le rinegoziazioni di significati che avvengono al di fuori della stanza di terapia, tra quelle dei cosiddetti "altri significativi".
La coppia terapeuta-paziente non è una diade simbiotica isolata dal mondo.
E questo vi sarebbe immediatamente evidente dinnanzi ad una terapia familiare, dove il transfert manco a lucciole e lanterne lo si ritrova...
Ma al di là di questo setting "particolare", anche in quello "classico" è evidente a tutti che ciò che accade dentro rimbomba fuori (se siete stati analizzati e avete una vita intima comprenderete ciò che vi sto dicendo): un'interpretazione edipica, come quella elicitata dal caso, quando non viene derisa è tendenzialmente rifiutata.
Anche laddove contenesse elementi "significanti" permane inutile. Tanto più che ora è sempre più fruibile dal senso comune... e come si sa, è la discrepante novità che coerentizza ciò che è capace di creare dissonanza e cambiamento....
Cos'à la mente willy?
Bateson risponde a dov'è la mente, il che è un passo enorme per capire cosa sia. Non credi?
"Si consideri un individuo che stia abbattendo un albero con un'ascia; ogni colpo dell'ascia è modificato e corretto secondo la forma dell'attaccatura lsciata nell'albero del colpo precedente. Questo procedimento autocorrettivo (cioè mentale) è attivato dal sistema totale che ha le caratteristiche di mente immanente. Ma non è questo il modo con cui l'occidentale medio vede la sequenza degli eventi che caratterizzano l'abbattimento dell'albero: Egli dice "Io taglio l'abero" e addirittura crede che esista un agente delimitato, l'Io, che ha compiuto un'azione finalistica ben delimitata su un oggetto circoscritto."
G. Bateson
"Il mondo mentale, la mente, il mondo dell'elaborazione dell'informazione non è delimitato dall'epidermide".
G.Bateson
Sono le fondamenta ad essere anni luce, gieko, forse ti ho risposto anche alla domanda che mi ponevi...
Santiago
P.S. Non mi chiederete mica la bibliografia???!
