-
Riferimento: scuole di cousuelling triennali
Citazione:
Originalmente inviato da
RosadiMaggio
Vorrei un parere da voi; io ho letto che lo psicologo, laureato in psicologia ed abilitato, avendo superato regolarmente l'esame di stato, di fatto, per quel che sono le sue competenze e peculiarita' operative, è gia' un "counsoler"
All'estero i counselor hanno specificità proprie rispetto allo psicologo ed allo psicoterapeuta, mentre in Italia le scuole per counselor scimmiottano la psicologia e la svendono a chiunque
Quindi, almeno qui in Italia, uno psicologo abilitato (almeno sulla carta) può - per legge e competenza - fare tutto quello che fà il counselor ed ancora di più :approved:
Piuttosto sono i counselor che troppo spesso fanno counseling psicologico quando invece non potrebbero
Citazione:
Originalmente inviato da
elieli.g
ciao!
non saprei, anche a me interessava, ma allo stato dell'arte, gli psicologi, è meglio che se possono facciano la psicoterapia.
è più difficile e più costosa e più lunga la formazione ma è riconosciuta e fornisce molti strumenti e possibilità
le uniche cose certe sono che la psicoterapia è più costosa, è più lunga, è riconosciuta... sul fatto degli strumenti e dell'opportunità lavorativa invece non offre alcuna certezza, anzi... ed anche il suo essere riconosciuta non offre alcuna marcia in più nel mercato del lavoro...
ogg la gente cerca promozione e benessere, mentre la psicoterapia si focalizza su cura e patologia... lo psicologo potrebbe trovare molti spazi di lavoro, ma - invece di ascoltare la domanda - ci si infila nella psicoterapia :mumble:
è un caso che in europa nelle aule di psicoterapia ci siano persone con un'età media di 40/45 anni? lì dicono che per divenire psicoterapeuti bisogna avere un bagaglio umano e professionale pregresso significativo... ed ovviamente non sono di esclusiva di psicologi e medici come qui
noi di OPs abbiamo puntato forte sulla promozione dello psicologo e del counseling psicologico, invece che sulla psicoterapia (inutile valutando il rapporto investimento/ritorno) o sui counselor... non per farsi autopubblicità, ma la qualità e validità degli operatori presenti sul mercato è fatta anche dalla consapevolezza di chi scegli il percorso formativo...
:ciao:
-
Riferimento: scuole di cousuelling triennali
x nico
ma...e come si compensa il fatto che non ci sono posti per fare il tirocinio,
va bene il counseling, ma dove lo vado a imparare?
qualcuno conosce una buona scuola?
di una ho ricevuto i programmi e ci sono "elementi di psicologia generale"
"introduzione alla psicopatologia" ecc ecc.. ma che me ne faccio???
un'altra era più strutturata ma sul counseling vero e proprio c'erano tre week end, e poi potevano andarci cani e porci, e come se non bastasse
le stesse giornate seminariali potevano essere anche frequentate singolarmente da chiunque, e vi assicuro che, pur essendoci andata, se avessi letto un libro sull'argomento, era lo stesso.
io vivo in piemonte: se qualcuno conosce una scuola decente anche qui...perchè cmq non è gratis, e appunto il counselor non è psicologo,
certo che però se non ti insegnano niente!!
-
Riferimento: scuole di cousuelling triennali
personalmente mi sento di consigliarti questa Counseling Psicologico - Scuola biennale di Obiettivo Psicologia srl non tanto perché sono di parte, ma perché la conosco e so di non rischiare brutte figure ;)
è a roma, quindi non saprei... quello che posso dirti è di cercare una scuola:
- che non sia aperta a chiunque (inevitabilmente il livello scade), e preferibilmente solo a psicologi
- che punti molto sulla pratica e l'esperienzialità
- che sia conosciuta ed apprezzata, cerca di trovare colleghi che già la seguono, recati di persona per avere sensazioni a pelle
- che sia inserita in un network di relazioni che riesca a fornire poi opportunità anche lavorative
- che passi competenze e strumenti psy, ma anche per muoversi efficacemente sul mercato come professionista
:ciao:
-
Riferimento: scuole di cousuelling triennali
Citazione:
Originalmente inviato da
nico
ogg la gente cerca promozione e benessere, mentre la psicoterapia si focalizza su cura e patologia... lo psicologo potrebbe trovare molti spazi di lavoro, ma - invece di ascoltare la domanda - ci si infila nella psicoterapia
Sinceramente non sono d'accordo con questa differenziazione tra "benessere" e "patologia", e rinnovo la domanda su quale sia il fondamento epistemico nel distinguere questi due ambiti. Chi si occupa di clinica solitamente ha evidenze importanti del fatto che anche i cosiddetti "disagi esistenziali" (divorzi, lutti, licenziamenti...), quando portati ad un professionista sono indice di strutture di personalità "irrigidite" su alcuni temi fondamentali, esattamente come succede nelle forme "sintomatiche" del disagio.
Sarei curioso di sapere che specificità ha il counselor rispetto allo psicoterapeuta in questi ambiti.
Un saluto
-
Riferimento: scuole di cousuelling triennali
Citazione:
Originalmente inviato da
gieko
Sinceramente non sono d'accordo con questa differenziazione tra "benessere" e "patologia", e rinnovo la domanda su quale sia il fondamento epistemico nel distinguere questi due ambiti. Chi si occupa di clinica solitamente ha evidenze importanti del fatto che anche i cosiddetti "disagi esistenziali" (divorzi, lutti, licenziamenti...), quando portati ad un professionista sono indice di strutture di personalità "irrigidite" su alcuni temi fondamentali, esattamente come succede nelle forme "sintomatiche" del disagio.
Sarei curioso di sapere che specificità ha il counselor rispetto allo psicoterapeuta in questi ambiti.
Un saluto
Caro gieko, non esiste alcun fondamento epistemico che distingue i due ambiti. Esiste in realtà una cosa molto più... commercialmente devastante ovvero la percezione della gente.
La percezione media che la gente ha degli psicologi è relativa ad un ambito esclusivamente patologico e non di benessere. Non è un caso che tutte quelle figure professionali che in qualche modo tentano di scollarsi dal paradigma medico-paziente (proprio, ahimé, alla maggior parte delle psicoterapie) hanno maggior successo nel trattare casi di disagio non direttamente correlato ad una diagnosi psicopatologica.
Rogers docet: interpretare una certa forma di disagio non come malattia, ma come passaggio possibile tra più stadi della vita (svincolo dalla famiglia d'origine, lutto, etc.).
Sostanzialmente è questa visione dell'uomo che sta decretando il successo del counseling: là medico con il suo bagaglio di competenze (anamnesi, diagnosi, terapia) dove il paziente nulla può; qui il professionista che con le sue competenze aiuta il cliente a mobilitare le proprie risorse per promuovere il proprio benessere attraverso scelte consapevoli.
In tutto qusto il fatto che gli psicologi stiano sempre più pesantemente aderendo a questo paradigma (vedi non ultimo il passaggio della vigilanza dell'Ordine degli Psicologi dal Ministero della Giustizia a quello della Salute) non giova alla causa...
Il mondo che si ritiene sano non ama passare (a torto o a ragione) sotto la lente d'ingrandimento di colui che ti incornicia in una categoria nosologica... ed ecco che una parte economicamente rilevante della società civile (spettacolo, sport, azienda, etc.) fa uso di servizi ad alto contenuto psicologico, non acquistandoli però dagli psicologi.
Se cerchi nel forum troverai molti miei post dove esorto gli psicologi a darsi una regolata rispetto a questo improduttivo scimmiottamento della classe medica.
-
Riferimento: scuole di cousuelling triennali
Citazione:
Originalmente inviato da
RosadiMaggio
Vorrei un parere da voi; io ho letto che lo psicologo, laureato in psicologia ed abilitato, avendo superato regolarmente l'esame di stato, di fatto, per quel che sono le sue competenze e peculiarita' operative, è gia' un "counsoler" anche se è consigliabile cmq, fare dei corsi, almeno, per apprendere tecniche di conduzione dei colloqui e speciifci step, che permettono di integrare la propria preparazione clinica per fini di assessment, stabilire gli obiettivi, ecc, oltre alla globalita' della definizione come "relazione d'aiuto " e/o specifiche tecniche per la riabilitazione delle persone che ne hanno bisogno.
Questo, a prescindere da un percorso personale che lo psicologo puo' star facendo o intende fare per se' stesso e migliorare poi il proprio approccio.
Voi che ne pensate?
Grazie delle risposte
Ciao
Ciao, il counseling in Italia non è una professione regolamentata (non esiste né un albo né la richiesta di possedere requisiti minimi) per cui chiunque lo può esercitare.
Per la teoria degli insiemi :asd: nell'insieme "chiunque" c'è compreso anche l'insieme "psicologi".
Il punto è capire cosa è o che cosa si dovrebbe intendere per counseling. Come ti ha fatto notare Nico all'estero il counseling ha un suo profilo ben delineato, cosa che attualmente non ha in Italia.
Per cui se per "counseling" intendi consulenza (e dunque per gli psicologi consulenza psicologica) è evidente che uno psicologo la può fare.
Se invece per "counseling" ritieni un particolare tipo di intervento che si fonda su alcuni presupposti ben precisi la risposta è: benché chiunque lo possa fare (e dunque anche gli psicologi), bisognja tuttavia saperlo fare. E, a meno che uno non abbia la scienza infusa, dovrà impararlo da qualche parte...
Personalmente auspico che quanto prima avvenga una chiara distinzione (sia a livello di competenze professionali che di percorsi formativi) tra le varie possibili forme di aiuto in modo da sgombrare il campo da pesanti equivoci che, inevitabilemte, gettano discredito a largo raggio ora su una ora su un'altra attività a contenuto psicologico svolta da non psicologi.
Per me vale questo principio: una cosa è la psicologia come materia di studio, altra cosa è la psicologia come professione. La seconda è evidentemente riservata ad una categoria professionale (gli psicologi), la prima è invece di pubblico dominio ed utilità.
Non solo, bisogna anche stare attenti al setting in cui determinate competenze vengono utilizzate: una cosa è l'insegnante che utilizza informazioni e competenze nella gestione di un gruppo nel setting "classe"; altra cosa è il terapeuta che utilizza i medesimi strumenti nel setting "gruppo terapeutico".
Insomma, non sono da sottovalutare gli obiettivi finali a cui tende un intervento.
Gira che ti rigira i modelli teorici della psicologia si contano sulle dita di una mano, ed è inevitabile che le tecniche mutuate da tali modelli saranno analoghe sia che le usi uno psicologo, sia che le usi uno psicoterapeuta, sia che le usi un counselor, sia che le usi un assistente sociale, etc. Quel che conta è l'obiettivo a cui tende l'intervento che deve essere diverso a seconda delle specifiche competenze.
Fermo restando che esistono alcune particolari competenze che, per legge, sono riservate ad alcune categorie professionali ben definite.
Tornando all'esempio di prima: una cosa è utilizzare le abilità comunicative e la psicologia dei gruppi per gestire una classe di dodicenni scalmanati da parte di un insegnante... altra cosa è utilizzare le medesime abilità per gestire un gruppo terapeutico di pazienti affetti da GAP.
-
Riferimento: scuole di cousuelling triennali
Citazione:
Originalmente inviato da
quattrostracci
...
Rogers docet: interpretare una certa forma di disagio non come malattia, ma come passaggio possibile tra più stadi della vita (svincolo dalla famiglia d'origine, lutto, etc.).
Ma che, purtroppo, è possibile solo quando la flessibilità, la capacità di adattamento e la creatività di un soggetto siano tali da consentirglielo, questo passaggio. Se non sono tali, a mio parere, si ricade nel campo della patologia (intesa in senso non-diesseemmiano, ovviamente).
Citazione:
Originalmente inviato da
quattrostracci
... Sostanzialmente è questa visione dell'uomo che sta decretando il successo del counseling: là medico con il suo bagaglio di competenze (anamnesi, diagnosi, terapia) dove il paziente nulla può; qui il professionista che con le sue competenze aiuta il cliente a mobilitare le proprie risorse per promuovere il proprio benessere attraverso scelte consapevoli.
Che è quello che tutti gli psicoterapeuti fanno, da sempre.
Citazione:
Originalmente inviato da
quattrostracci
... Il mondo che si ritiene sano non ama passare (a torto o a ragione) sotto la lente d'ingrandimento di colui che ti incornicia in una categoria nosologica... ed ecco che una parte economicamente rilevante della società civile (spettacolo, sport, azienda, etc.) fa uso di servizi ad alto contenuto psicologico, non acquistandoli però dagli psicologi.
Questo è un punto importante. Soprattutto per l'uso di quel termine "che si ritiene". E qui c'è tutto il potenziale "di rottura" della psicoterapia. Potenziale, a mio parere, del tutto ignorato. Anche in questo forum dove non si tocca mai questo argomento, preferendo, mi pare, appiattirsi su di una visione "hartmanniana" della psicoanalisi e della psicoterapia. Di una pratica che sembrerebbe avere come funzione soprattutto l'adattamento e non la liberazione. E mi pare che il counselling vada esattamente in questa direzione d'omologazione all'esistente, piuttosto che promuovere la critica dell'esistente.
Citazione:
Originalmente inviato da
quattrostracci
... Se cerchi nel forum troverai molti miei post dove esorto gli psicologi a darsi una regolata rispetto a questo improduttivo scimmiottamento della classe medica.
E, però, qui mi pare si corra il rischio di passare da uno scimmiottamento all'altro. Dai medici all'advertising ed al marketing. Sinceramente, non saprei dire quale sia la soluzione peggiore.
Buona vita
Guglielmo
-
Riferimento: scuole di cousuelling triennali
Ciao,
Citazione:
Originalmente inviato da
willy61
Ma che, purtroppo, è possibile solo quando la flessibilità, la capacità di adattamento e la creatività di un soggetto siano tali da consentirglielo, questo passaggio. Se non sono tali, a mio parere, si ricade nel campo della patologia (intesa in senso non-diesseemmiano, ovviamente).
Mmmm, per me una carenza di risorse o la neessità di potenziare risorse pre-esistenti, non necessariamente è classificabile come patologia.
Citazione:
Originalmente inviato da
willy61
Che è quello che tutti gli psicoterapeuti fanno, da sempre.
Qui il problema non è quello che nella sostanza viene fatto, ma quello che il mondo esterno percepisce.
Citazione:
Originalmente inviato da
willy61
E, però, qui mi pare si corra il rischio di passare da uno scimmiottamento all'altro. Dai medici all'advertising ed al marketing. Sinceramente, non saprei dire quale sia la soluzione peggiore.
Il problema della promozione della professione è un problema molto delicato. Non ci vedo niente di male nel campare di psicologia. E ancor meno di far sapere ai propri potenziali clienti che uno psicologo si occupa non solo di patologia, ma anche di benessere, di promozione della salute, etc.
-
Riferimento: scuole di cousuelling triennali
Sono d'accordo con willy, aggiungo però qualcosa rispetto a quanto dice quattrostracci:
Citazione:
Originalmente inviato da
quattrostracci
Mmmm, per me una carenza di risorse o la neessità di potenziare risorse pre-esistenti, non necessariamente è classificabile come patologia.
E' qui che diventa secondo me importante la questione epistemologica. Come si giustifica questa affermazione? Evidentemente non si ricorre al concetto di struttura e ad una logica di funzionamento coerente per tutte le persone, che "sane" o "sintomatiche" possiedono le stesse capacità (auto ed eteropoiesi), salvo che in un caso risultano "irrigidite" e non permettono di compiere i passaggi che normalmente si affrontano in autonomia. Rimane quindi la domanda di fondo: come giustificare epistemicamente la differenza tra "disagio" e "psicopatologia" da cui conseguirebbero metodologie di intervento differenti? Personalmente non ho mai trovato risposte soddisfacenti a questo quesito.
Citazione:
Originalmente inviato da
quattrostracci
Qui il problema non è quello che nella sostanza viene fatto, ma quello che il mondo esterno percepisce.
Anche su questo punto sono in disaccordo: se vogliamo operare secondo logiche scientifiche e non di mercato, non possiamo come professionisti andare dietro a ciò che il mondo esterno percepisce e colludere.
Citazione:
Originalmente inviato da
quattrostracci
Il problema della promozione della professione è un problema molto delicato. Non ci vedo niente di male nel campare di psicologia. E ancor meno di far sapere ai propri potenziali clienti che uno psicologo si occupa non solo di patologia, ma anche di benessere, di promozione della salute, etc.
Prima parlavi di differenze rispetto al paradigma medico, e non posso che essere d'accordo sul fatto che debbano essere tenute presente. Ecco perchè in psicoanalisi non viene considerata primaria la risoluzione del sintomo, quanto il lavoro strutturale, il che implica una continua dialettica tra un benessere non inteso semplicisticamente come assenza di sintomi, ed una struttura che si frappone ad esso.
Aggiungo questo e concludo: non credo che chi, pur con domande di cura non esplicitamente relative al sintomo, si rivolga ad un professionista impiegando tempo, denaro, risorse, lo faccia perchè sta bene e vuole più benessere.
Saluti
-
Riferimento: scuole di cousuelling triennali
Citazione:
Originalmente inviato da
willy61
...Questo è un punto importante. Soprattutto per l'uso di quel termine "che si ritiene". E qui c'è tutto il potenziale "di rottura" della psicoterapia. Potenziale, a mio parere, del tutto ignorato. Anche in questo forum dove non si tocca mai questo argomento, preferendo, mi pare, appiattirsi su di una visione "hartmanniana" della psicoanalisi e della psicoterapia. Di una pratica che sembrerebbe avere come funzione soprattutto l'adattamento e non la liberazione. E mi pare che il counselling vada esattamente in questa direzione d'omologazione all'esistente, piuttosto che promuovere la critica dell'esistente....
Quattrostracci, non volermene. Ma lo ripropongo questo interrogativo.
Buona vita
Guglielmo
-
Riferimento: scuole di cousuelling triennali
Citazione:
Originalmente inviato da
gieko
Ecco perchè in psicoanalisi non viene considerata primaria la risoluzione del sintomo, quanto il lavoro strutturale
non credo che chi, pur con domande di cura non esplicitamente relative al sintomo, si rivolga ad un professionista impiegando tempo, denaro, risorse, lo faccia perchè sta bene e vuole più benessere.
riparto da queste due affermazioni ricordando che esistono psicoterapeuti, psicologi e counselor
fermo restando i counselor che abbiamo più o meno presente chi sono e cosa fanno, alcune volte ho l'impressione che - invece - lo psicologo venga appiattito sullo psicoterapeuta...
la promozione del benessere può essere certamente assolta dalla psicologia, senza psicoterapia... così anche diversi disagi e disturbi, tant'è che l'articolo 1 parla proprio di questo...
in questa società frullatore c'è tanto bisogno di psicologia e non necessariamente di psicoterapia... non c'è bisogno necessariamente di "interventi strutturali" (per l'appunto", ma solo di sostegno, orientamento, empowerment, ecc...
nel mio ultimo messaggio, ho avuto la sensazione di essere stato appiattito sul counselor... quando invece parlavo di psicologi esperti in counseling psicologico
ed allora dico: come psicologi si può lavorare benissimo ed avere competenze in counseling psicologico offre ancora più strumenti
che poi i counselor scimmiottino un pò qui e un pò là è un'altra storia, ma per favore non perdiamo per strada la psicologia in favore dell'onnivora psicoterapia
mi spiace essere incasinato e non seguire a dovere la discussione in quanto da tempo mi appassione... ma tant'è ;)
ciuz
nicola :ciao:
-
Riferimento: scuole di cousuelling triennali
Citazione:
Originalmente inviato da
nico
fermo restando i counselor che abbiamo più o meno presente chi sono e cosa fanno, alcune volte ho l'impressione che - invece - lo psicologo venga appiattito sullo psicoterapeuta...
Non sono convinto che sia così. Ci sono molte applicazioni della psicologia (lavoro, marketing, economia, scuola, prevenzione...) dove la psicoterapia non c'entra nulla. Ho la sensazione che ci sia un ambito, quello clinico, dove la faccenda è molto più confusa, anche grazie all'art. 1 del codice che citi. Se le attività di diagnosi e inquadramento sono senza dubbio possibili per lo psicologo, il sostegno diviene un'operazione epistemicamente poco fondata. Con tutto ciò che ne consegue.
Citazione:
Originalmente inviato da
nico
la promozione del benessere può essere certamente assolta dalla psicologia, senza psicoterapia... così anche diversi disagi e disturbi, tant'è che l'articolo 1 parla proprio di questo...
in questa società frullatore c'è tanto bisogno di psicologia e non necessariamente di psicoterapia... non c'è bisogno necessariamente di "interventi strutturali" (per l'appunto", ma solo di sostegno, orientamento, empowerment, ecc...
Appunto... in base a cosa si fa questa affermazione? La mia domanda era piuttosto chiara: è possibile affermare tutto ed il suo contrario, ma se lo si argomenta è meglio. E per la "non necessità della psicoterapia" non mi sembra ci siano argomentazioni che non facciano riferimento a fattori esterni alla psicologia. Come si giustifica il fatto che una persona si rivolga ad un professionista per dei problemi (magari banali per noi, ma non per l'altro) se non c'è una difficoltà di struttura nell'affrontarli? Lungi da me il voler patologizzare tutto: persone con strutture sufficientemente "sane" vivono felicemente la propria vita, difficoltà comprese...
Citazione:
Originalmente inviato da
nico
nel mio ultimo messaggio, ho avuto la sensazione di essere stato appiattito sul counselor... quando invece parlavo di psicologi esperti in counseling psicologico
Personalmente non ti ho appiattito sul couseling, anzi... Il problema è proprio della psicologia clinica e di chi si vuole occupare di questo.
Saluti
-
Riferimento: scuole di cousuelling triennali
Scusate se riporto la discussione a livelli molto terra terra... ma secondo me il problema è davvero semplice: la promozione e il benessere della salute psico-fisica non possono e non devono essere legati necessariamente alla patologia.
Allo stesso modo le risorse presenti in un individuo non possono essere identiche: la scolarizzazione, l'estrazione sociale, ciò che la vita ti mette di fronte, etc. fanno la differenza, da individuo ad individuo.
E qui intervengono le varie visioni dell'uomo che i molti paradigmi della psicologia portano con sé.
Reich riteneva che le varie patologie si esternassero attraverso un blocco energetico (corazza) a livello muscolare. E di conseguenza agiva attraverso esercizi (acting vegetoterapici) atti a riportare il giusto equilibrio.
La psicoanalisi, ci ricordava gieko, non ha come obiettivo primario la risoluzione del sintomo.
Differentemente un modello di intervento stretegico ha come obiettivo primario la rimozione del sintomo.
Il modello rogersiano non ha come obiettivo né indagare sulla eventuale presenza di una patologia né operare per "curare" alcunché. Partendo dall'esperienza del qui e ora del cliente lavora per mobilitare e potenziare risorse che nel cliente stesso sono già presenti.
Naturalmente si può essere daccordo o meno, ma se non si comprende che i vari paradigmi partono da una visione dell'uomo diversa... la discussione non arriverà mai da nessuna parte.
Rispetto all'operare secondo logiche scientifiche e non di mercato. Premesso che personalmente ritengo che l'ambito clinico in generale non sia inquadrabile con i canoni della scienza classicamente intesa, ritengo doveroso che sia una professione ad armonizzarsi con i suoi eventuali clienti e non viceversa. Qui non è un problema di collusione, ma di comprensione della domanda. La psicologia oggi non comprende la domanda e farebbe un errore fenomenale ad arrocarsi su posizioni di aristocratico snobismo rispetto all'utenza media. Il problema è tutto nostro, non è imputabile all'esterno.
Per willy61: non comprendo bene la tua domanda. Che intendi dire? Io sto semplicemente dicendo che la potenziale utenza dei servizi a carattere psicologico non si rivolge volentieri ad una categoria la cui maggioranza sembra andare nella direzione di una eccessiva medicalizzazione. E, di contro, tende a rivolgersi ad alcune professioni che hanno fatto della non medicalizzazione il loro cavallo di battaglia. La mi è una semplice constatazione.
-
Riferimento: scuole di cousuelling triennali
Citazione:
Originalmente inviato da
quattrostracci
...
Per willy61: non comprendo bene la tua domanda. Che intendi dire? Io sto semplicemente dicendo che la potenziale utenza dei servizi a carattere psicologico non si rivolge volentieri ad una categoria la cui maggioranza sembra andare nella direzione di una eccessiva medicalizzazione. E, di contro, tende a rivolgersi ad alcune professioni che hanno fatto della non medicalizzazione il loro cavallo di battaglia. La mi è una semplice constatazione.
Dopo provo a discutere anche gli altri punti. Per ora questo:
Intanto, io non vedo "medicalizzazione" tra gli psicoterapeuti che conosco. Il mio non è un campione rappresentativo, ma mi pare si confonda l'immagine che della psicoterapia viene data da alcuni soggetti e la psicoterapia per come è. Quando "L'Eco di Bergamo", per fare un esempio, scrive un articolo sulla depressione, il trattamento psicoterapeutico non viene mai nominato. Ma si comprende anche il perché: dato che l'articolo parla (invariabilmente) dei benefici del trattamento farmacologico e serve a sostenere la posizione di un primario all'interno di un ospedale. Quando professionisti appartenenti ad una scuola particolare sostengono a spada tratta l'inutilità della psicoanalisi o quando chi offre corsi di formazione in counselling dichiara inutile la psicoterapia, mi pare il minimo che si possa dubitare delle loro affermazioni. Non della loro onestà, ma della veridicità.
La potenziale utenza dei servizi di qualunque tipo tenderà a rivolgersi a coloro che non li mettono in alcun modo in difficoltà. Vale per le banche come per la psicologia. I risultati, temo, saranno per la psicologia quelli che abbiamo e vediamo essere per le banche.
Allora, un percorso di counselling perché, secondo te, non va a colludere con il "carattere sociale"? Il "mercato" chiede rapidità, superficialità, non impegno, e io gli dò quel che chiede. Senza nemmeno interrogarsi sul fatto se sia o meno corretto dare a tutti quello che chiedono. Senza nemmeno interrogarsi se sia o meno utile (da un punto di vista delle conoscenze scientifiche) rifiutare il confronto con l'esperienza del limite e del bisogno, dell'impotenza e del dolore?
Ma non si ottiene, in questo modo, esattamente il contrario di quel che ci si propone? Non si attua semplicemente un'operazione "cosmetica"? O, peggio, non si scambia per "aiuto" quel che è semplicemente un'adesione all'ideologia del presente?
Buona vita
Guglielmo
-
Riferimento: scuole di cousuelling triennali
Citazione:
Originalmente inviato da
quattrostracci
Scusate se riporto la discussione a livelli molto terra terra... ma secondo me il problema è davvero semplice: la promozione e il benessere della salute psico-fisica non possono e non devono essere legati necessariamente alla patologia.
Rilancio ancora una volta: posto che non si parla di patologia in senso medico, in base a che cosa la salute non c'entra, addirittura può e non deve averci nulla a che fare con la patologia? Faccio poi notare come l'utilizzo stesso della parola "salute" rimandi ad un contesto di tipo medico, alla dicotomia sanità-malattia. Mi sembra che si corra dietro ad un'idea di benessere che scotomizza ciò che impedisce ad una persona di stare veramente bene nella propria vita, ovvero le sue questioni strutturali.
Citazione:
Originalmente inviato da
quattrostracci
Allo stesso modo le risorse presenti in un individuo non possono essere identiche: la scolarizzazione, l'estrazione sociale, ciò che la vita ti mette di fronte, etc. fanno la differenza, da individuo ad individuo.
Secondo il mio parere ciò che elenchi è afferente alla tecnica, non alla teoria. Che facciamo, se una persona ha un livello di scolarizzazione inferiore adottiamo una teoria più semplice? Sarà il terapeuta a dover trovare le strade tecnicamente migliori per approcciarsi col paziente, femo restando la sua teoria.
Citazione:
Originalmente inviato da
quattrostracci
E qui intervengono le varie visioni dell'uomo che i molti paradigmi della psicologia portano con sé.
Ribadisco che questo mi sembra il punto centrale e l'errore epistemologico fondamentale in cui si incorre. Diverse visioni dell'essere umano non esimono rispetto alla creazione di teorie ampie e valide. Non si può reggere una logica parcellare per cui le diverse teorie si adattano ai differenti pazienti...
Citazione:
Originalmente inviato da
quattrostracci
Rispetto all'operare secondo logiche scientifiche e non di mercato. Premesso che personalmente ritengo che l'ambito clinico in generale non sia inquadrabile con i canoni della scienza classicamente intesa, ritengo doveroso che sia una professione ad armonizzarsi con i suoi eventuali clienti e non viceversa. Qui non è un problema di collusione, ma di comprensione della domanda. La psicologia oggi non comprende la domanda e farebbe un errore fenomenale ad arrocarsi su posizioni di aristocratico snobismo rispetto all'utenza media. Il problema è tutto nostro, non è imputabile all'esterno.
Non credo sia una questione di snobismo, quanto di coerenza e di etica. Non dimentichiamo poi che anche gli psicoanalisti, spesso identificati come i più snob, hanno ideato da diversi decenni dispositivi alternativi al setting classico, e che spesso lavorano nel settore pubblico... Ma si tratta di armonizzarsi con dati esterni (situazione economica, relative previsioni, andamento del mercato del lavoro, situazione degli stipendi), non di andare dietro al desiderio di rapidità e superficialità (risolvere magicamente i problemi, soddisfare le richieste collusive di abdicare alle responsabilità della propria vita).
-
Riferimento: scuole di cousuelling triennali
Citazione:
Originalmente inviato da
willy61
Dopo provo a discutere anche gli altri punti. Per ora questo:
Intanto, io non vedo "medicalizzazione" tra gli psicoterapeuti che conosco. Il mio non è un campione rappresentativo, ma mi pare si confonda l'immagine che della psicoterapia viene data da alcuni soggetti e la psicoterapia per come è. Quando "L'Eco di Bergamo", per fare un esempio, scrive un articolo sulla depressione, il trattamento psicoterapeutico non viene mai nominato. Ma si comprende anche il perché: dato che l'articolo parla (invariabilmente) dei benefici del trattamento farmacologico e serve a sostenere la posizione di un primario all'interno di un ospedale. Quando professionisti appartenenti ad una scuola particolare sostengono a spada tratta l'inutilità della psicoanalisi o quando chi offre corsi di formazione in counselling dichiara inutile la psicoterapia, mi pare il minimo che si possa dubitare delle loro affermazioni. Non della loro onestà, ma della veridicità.
La potenziale utenza dei servizi di qualunque tipo tenderà a rivolgersi a coloro che non li mettono in alcun modo in difficoltà. Vale per le banche come per la psicologia. I risultati, temo, saranno per la psicologia quelli che abbiamo e vediamo essere per le banche.
Allora, un percorso di counselling perché, secondo te, non va a colludere con il "carattere sociale"? Il "mercato" chiede rapidità, superficialità, non impegno, e io gli dò quel che chiede. Senza nemmeno interrogarsi sul fatto se sia o meno corretto dare a tutti quello che chiedono. Senza nemmeno interrogarsi se sia o meno utile (da un punto di vista delle conoscenze scientifiche) rifiutare il confronto con l'esperienza del limite e del bisogno, dell'impotenza e del dolore?
Ma non si ottiene, in questo modo, esattamente il contrario di quel che ci si propone? Non si attua semplicemente un'operazione "cosmetica"? O, peggio, non si scambia per "aiuto" quel che è semplicemente un'adesione all'ideologia del presente?
Buona vita
Guglielmo
Ciao Guglielmo, io vedo invece molta medicalizzazione della psicoterapia. Mi riferisco soprattutto alla forma, non alla sostanza. Ma, si sa, ad un certo livello la forma diventa anche sostanza.
Il percorso che sta vedendo implodere la psicologia e la psicoterapia a favore di "altre" forme di aiuto non dipende certo (se non in minima parte) dai singoli professionisti, quanto da un sistema più o meno sballato nonché -soprattutto- da chi ha governato la nostra professione.
Ti faccio degli esempi, tu prova a metterti nei panni di un utente medio, il signor Mario Qualunque:
- la vigilanza dell'Ordine degli Psicologi è passata al Ministero della Salute, Dicastero quest'ultimo dove la dirigenza è affidata completamente ai Medici;
- la Psicoterapia è materia condivisa tra Medici e Psicologi;
- le scuole di specializzazione in Psicologia Clinica sono accessibili anche da parte dei Medici;
- in molte scuole sono riservati più posti ai Medici che agli Psicologi;
- la Psicologia professionale ha adottato nel corso del tempo una terminologia che, nell'immaginario collettivo, appartiene alla categoria medica: anamnesi, diagnosi, terapia, lo stesso termine "paziente" è tipico delle professione sanitarie;
- l'Ordine degli Psicologi poco o nulla ha fatto per spiegare al grande pubblico le proprie specificità di intervento nei molti ambiti della Psicologia non clinici;
- fino all'altro ieri c'era pure il sostanziale divieto di pubblicità e dunque dello spiegare in maniera chiara chi sono e che cosa faccio;
- sostanziale confusione, da parte dell'utenza media, delle differenze intercorrenti tra il Medico, lo Psicologo, lo Psicoterapeuta, lo Psicoanalista, il Neurologo, il Neuropsichiatra, il Neuropsicologo, etc.
- tendenza generale a far sembrare (e il passo tra il sembrare e diventare poi diventa breve) la professione di Psicologo una professione satellite a quella di Medico (al pari dell'Infermiere e dell'Ostetrica), vedi ad esempio la polemica su chi dovesse fare la diagnosi nel disegno di legge sulla psicoterapia convenzionata;
- Psicologi che lavorano presso strutture pubbliche che ancora, nel 2008, portano il camice bianco con in bella vista il badge con su scritto "Dott. Pinco Pallino".
Da un punto di vista formale, tutto ciò detto, l'utente medio, il signor Mario Qualunque, cosa dovrebbe pensare?
L'esempio dell'Eco di Bergamo è calzante. Su La Nazione di alcuni mesi fa (avevo segnalato la cosa su un post qui sul forum) c'era il seguente articolo: "Finto Psicologo denunciato per esercizio abusivo della professione medica". Ed io avevo chiosato: ma i Medici ci fregano anche gli abusivi???????
Tutto questo mi porta a pensare che la platea alla quale ci rivolgiamo non abbia per niente chiaro chi siamo e che cosa facciamo.
Io non sostengo che la psicoterapia non serve a niente (e come potrei farlo?) né che il counseling non serve a niente. Sostengo semplicemente che sono due distinti interventi che si rivolgono ad un'utenza diversa con problematiche diverse.
L'orientamento scolastico è counseling allo stato puro. Idem come sopra per quello professionale. Che c'azzecca qui la psicoterapia? Non essere capace di gestire al meglio per una mamma il proprio figlio maschio che se ne va via di casa... non necessariamente deve sottendere la presenza, nella mamma, di una patologia né di una struttura di personalità legata indissolubilmente a tale episodio.
Tu dici che la potenziale utenza dei servizi di qualunque tipo tenderà a rivolgersi a coloro che non li mettono in alcun modo in difficoltà. Questo è vero, e mi ricordo che avveniva già molti anni fa con il training autogeno. La gente diceva: una cosa è fare T.A., altra cosa è andare in terapia. Chi va in terapia è matto. Gli stereotipi sono duri a morire...
Ma è anche vero che la potenziale utenza si rivolge a chi meglio si dimostra in grado di risolvere il problema che porta con sé. E questo non vuol dire, come diceva gieko, colludere con l'utenza. Ma semplicemente stare al passo con i tempi in una società che sta cambiando e si sta evolvendo.
Gli Psicologi, a mio parere, non sono in grado di fare questo: evolversi con l'evolversi del mondo. E di questo ce ne dobbiamo rendere conto, anche perché il rischio è quello dell'autoreferenzialità. Possiamo pure continuare a dire che non siamo noi sbagliati e che sono gli altri che non capiscono... ma non credo che questo ci porterà molto lontano.
Non vorrei, insomma, che venisse meno l'esame del dato di realtà.
-
Riferimento: scuole di cousuelling triennali
Neanch'io vorrei venisse meno l'attenzione al dato di realtà... Il problema sta nell'intendersi tra di noi di che realtà stiamo parlando, a quanto pare.
Se concordo sul fatto che il counselling nell'orientamento scolastico, lavorativo, nella scelta se sciare o fare pesi, se far vedere o no la tv ai bambini, ecc. non ha nulla a che fare con la psicopatologia e con la terapia, non posso proprio concordare con l'esempio che porti.
Citazione:
Non essere capace di gestire al meglio per una mamma il proprio figlio maschio che se ne va via di casa... non necessariamente deve sottendere la presenza, nella mamma, di una patologia né di una struttura di personalità legata indissolubilmente a tale episodio.
Ovvio che non posso chiederti di provare l'assenza di qualcosa. Ma, proprio per questo, l'esempio è del tutto fuorviante.
Comunque, quando affermi:
Citazione:
Ma è anche vero che la potenziale utenza si rivolge a chi meglio si dimostra in grado di risolvere il problema che porta con sé. E questo non vuol dire, come diceva gieko, colludere con l'utenza. Ma semplicemente stare al passo con i tempi in una società che sta cambiando e si sta evolvendo.
non mi trovi d'accordo. Nel senso che dalle mie parti si dice che se uno si butta dal ponte sul Serio, non è una buona ragione per fare altrettanto. In base a quali considerazioni (e parlo, ovviamente delle considerazioni teoriche ed pistemologiche cui fa riferimento anche Gieko, non delle considerazioni meramente "monetarie") occorre necessariamente "aeguire la corrente"?
Buona vita
Guglielmo
-
Riferimento: scuole di cousuelling triennali
Citazione:
Originalmente inviato da
quattrostracci
Tutto questo mi porta a pensare che la platea alla quale ci rivolgiamo non abbia per niente chiaro chi siamo e che cosa facciamo.
Personalmente sono dell'idea che la "platea" sia interessata solo ed unicamente ad un accoglimento quanto più approfondito e completo della propria problematica. Sono d'accordo con quello che hai detto dopo: "la potenziale utenza si rivolge a chi meglio si dimostra in grado di risolvere il problema che porta con sé". Solo bisogna vedere cosa significa risolvere veramente i problemi. E sono dell'idea che non inquadrarli entro un'ottica globale (la struttura soggettiva) non vada nella direzione di accogliere la domanda di intervento che viene fatta.
Citazione:
Originalmente inviato da
quattrostracci
Non essere capace di gestire al meglio per una mamma il proprio figlio maschio che se ne va via di casa... non necessariamente deve sottendere la presenza, nella mamma, di una patologia né di una struttura di personalità legata indissolubilmente a tale episodio.
Appunto... Credo non ci si ponga, a questo livello, la domanda "perchè un evento normale e, se vogliamo, banale come l'uscita di casa del figlio viene vissuto come una difficoltà da questa persona?". Mi sembra che qui si apra un discorso ben differente dal "sostegno" psicologico o dall'orientamento operato dal counselor. Non credo che il problema di questa madre si possa approcciare non considerando un livello - neanche tanto astruso, in realtà - ed iniziando ad identificare tematiche che si presentano regolarmente all'interno della sua struttura di funzionamento.
Citazione:
Originalmente inviato da
quattrostracci
E questo non vuol dire, come diceva gieko, colludere con l'utenza. Ma semplicemente stare al passo con i tempi in una società che sta cambiando e si sta evolvendo.
Mi sembra che non sia stato colto quanto dicevo. Non colludere non significa ignorare la realtà, ma piuttosto non soddisfare le richieste che confermano le strutture di chi si rivolge ad un professionista.
Un saluto
-
Riferimento: scuole di cousuelling triennali
Citazione:
che si presentano regolarmente all'interno della sua struttura di funzionamento.
Quoto Gieko: è la famosa "ripetizione" :approved:!
-
Riferimento: scuole di cousuelling triennali
Citazione:
Questo è un punto importante. Soprattutto per l'uso di quel termine "che si ritiene". E qui c'è tutto il potenziale "di rottura" della psicoterapia. Potenziale, a mio parere, del tutto ignorato. Anche in questo forum dove non si tocca mai questo argomento, preferendo, mi pare, appiattirsi su di una visione "hartmanniana" della psicoanalisi e della psicoterapia. Di una pratica che sembrerebbe avere come funzione soprattutto l'adattamento e non la liberazione. E mi pare che il counselling vada esattamente in questa direzione d'omologazione all'esistente, piuttosto che promuovere la critica dell'esistente.
Quoto pure Willy, questo andrebbe scritto a caratteri cubitali... :approved:
-
Riferimento: scuole di cousuelling triennali
Mi intrometto in questa interessante conversazione solo per esprimere "l'altro punto di vista" ossia quello di chi ha scelto una professione nella relazione d'aiuto pur non essendo uno psicologo. Mi sto formando come drammaterapista in un importante centro per le artiterapie e, come sapete, le artiterapie non sono regolamentate, anche se di fatto vengono utilizzate in ospedali, carceri, scuole e molto spesso i comuni e le regioni finanziano percorsi arteterapeutici in diversi ambiti. Chi lavora nella relazione d'aiuto non vuole sostituirsi agli psicologi e tanto meno agli psicoterapeuti. Il primo articolo dello statuto della società professionale italiana di drammaterapia cita:
"Il/la Drammaterapista deve aver conoscenza dei diritti e degli obblighi dei terapisti, dei medici, degli psicologi, degli psicoterapeuti e/o altre figure professionali riconosciute afferenti ai medesimi campi applicativi, così come dei requisiti e dei diritti legali per svolgere la pratica privata in relazione alle altre figure professionali regolamentate."
Ripeto è il PRIMO articolo, non il secondo, il terzo o il trentesimo.
I furbi "esperti di psicologia" ci sono sempre stati e ci saranno sempre a prescindere dal riconoscimento o meno della figura del counselor.
Così come ci sono gli psicoterapeuti che costringono i loro pazienzi a lunghe terapie per non perdere i loro 50 euro a seduta o gli psicologi che prendono in cura pazienti per anni, facendo di fatto psicoterapia, pur non essendo abilitati.
Per quanto mi riguarda io so cosa posso fare con gli strumenti che ho in mano e ne conosco le potenzialità ma anche i limiti, così ho deciso di frequentare anche la facoltà di psicologia, proprio perché sento la necessità di ampliare le mie conoscenze anche in altri settori.
Uno dei progetti a cui sto lavorando è un seminario dove, oltre ad esperti di artiterapie, saranno presenti uno o più psicologi poiché affronteremo argomenti legati al benessere psicologico, materia dello psicologo, anche se vi assicuro non è facile trovare uno psicologo esperto di benessere.
Come scrissi tempo fa in un post quì su OPS, la professionalità è legata al singolo individuo e non ci sarà mai titolo o abilitazione che garantirà la qualità di un servizio professionale.
-
Riferimento: scuole di cousuelling triennali
Citazione:
Uno dei progetti a cui sto lavorando è un seminario dove, oltre ad esperti di artiterapie, saranno presenti uno o più psicologi poiché affronteremo argomenti legati al benessere psicologico, materia dello psicologo, anche se vi assicuro non è facile trovare uno psicologo esperto di benessere.
Non sono molto d'accordo, credo che in realtà ci sia un'offerta talmente ridondante di "benessere" da indurre le persone a rivolgersi alle figure più disparate/disperate. Con tutto il rispetto per chi, come te e molti altri, svolge il proprio lavoro secondo coscienza e, non a caso, si iscrive a Psicologia. Io non credo che solo lo psicologo possa occuparsi di relazioni di aiuto (ci mancherebbe), ma là fuori c'è una giungla di maghi e ciarlatani e "professionisti" improvvisati che, di fatto, occupano la posizione di psicologo, questo non è più tollerabile. Così come non è tollerabile la solita storia delle terapie che durano anni "perchè anche il terapeuta deva campare", mi pare una lettura davvero superficiale e pericolosa. Lo psicoterapeuta, almeno per come lo intendo io, è come un artigiano e il lavoro artigianale richiede tempo, precisione, cura e dedizione, è un lavoro su misura. Così come il benessere è su misura, per questo rifuggo la psicologia del benessere come la peste, perchè - a mio modesto parere - è uno strumento di controllo o igiene sociale, con finalità di conformismo e omologazione, seppur non così evidente.. Ma gratta, gratta.. è tutto là.
Citazione:
Come scrissi tempo fa in un post quì su OPS, la professionalità è legata al singolo individuo e non ci sarà mai titolo o abilitazione che garantirà la qualità di un servizio professionale.
Su questo sono invece molto d'accordo, purchè non diventi il pretesto per fomentare la giungla più totale delle professioni di aiuto.
A presto,
ikaro
-
Riferimento: scuole di cousuelling triennali
Non so questa opposizione che si sta creando all'interno di questa discussione (così come nell'altra sempre sul counseling) tra consulenti filosofici e psicoterapeuti non mi convince, ho il sospetto che alcuni psicoterapeuti si preoccupino del fatto, senza dichiararlo apertamente, che una parte della clientela, trovando risposte più adeguate rispetto a certe domande di aiuto, finirebbe col rivolgersi ad altre figure professionali.
Io trovo ovvio il fatto che anche i consulenti potrebbero usare alcuni strumenti propri degli psicoterapeuti così come un informatico potrebbe usare strumenti matematici, ma questo non vuol dire che le due figure professionali (informatico e matematico) si occupano delle stesse cose o che hanno le stesse ed identiche competenze.
Ci saranno inevitabilmente strumenti comuni in certe aree, anche un buon insegnante farà uso di certe conoscenze psicologiche ed è inutile cercare di negare la cosa, là dove però quest'ultimo osservasse di non essere capace di intervenire in modo adeguato (nei confronti di qualche allievo che mostra particolari difficoltà) sarebbe bene che comunichi di non essere in grado di far fronte alla situazione.
Nessuno può risolvere ogni problema (anche soltanto in ambito psicologico), né lo psicoanalista, né il consulente, né lo psichiatra e così via. Se ognuna di queste figure professionali riuscisse a comprendere di non essere capace di aiutare una persona in ogni caso sarebbe meglio.
Uno psicoterapeuta generico non può certo aiutare tutte le persone affette da balbuzie ad esempio, ed allo stesso modo chi cerca di risolvere problemi di questo tipo (linguistici) non può certo aiutare tutti ad attenuare certi altri sintomi.
Il "funzionamento" di un individuo è complesso e non esiste alcuna figura professionale unica che possa aiutare un qualsiasi tipo di persona a vivere meglio.
I disagi psicologici spesso possono essere inquadrati in difficoltà emozionali, logiche, mnemoniche, linguistiche, relazionali, sociali, di disabilità fisiche, legate alla sfera sessuale e così via, ci sono svariati fattori che influiscono, ed è inutile cercare di ridurre tutto ad una sola area, spesso sono necessari più interventi contemporaneamente.
L'arteterapia (per esperienza personale) spesso può attivare e migliorare diverse capacità contemporaneamente che possono aiutare davvero le persone a vivere meglio (un disagio psicologico non è detto che non dipenda anche dal fatto che certe abilità sociali o di altro tipo non si sono sviluppate abbastanza) perciò io condivido l'intervento di Fredbells. Pensate che è stata la psicoanalista stessa alla quale mi sono rivolto che mi ha consigliato di ricorrere a questo tipo di intervento. I professionisti davvero intelligenti e competenti conoscono bene anche i loro limiti.
Cosa va cambiato (o andrebbe cambiato) per stare un po' meglio in ultima analisi è sempre il singolo individuo che deve sceglierlo. Per aiutare chi preferisce colludere con l'esistente bisognerà usare un certo tipo di intervento, per aiutare chi invece desidera vivere in modo meno conformista qualcos'altro. Ci sono delle linee guida che possono indicarci cosa possa essere dannoso per la maggior parte delle persone al livello psichico, ma non credo si possa definire una volta per tutte in cosa consista lo star bene (o abbastanza bene) psicologicamente per tutti.
Un saluto a tutti
-
Riferimento: scuole di cousuelling triennali
Citazione:
Originalmente inviato da
ikaro78
Non sono molto d'accordo, credo che in realtà ci sia un'offerta talmente ridondante di "benessere" da indurre le persone a rivolgersi alle figure più disparate/disperate.
Solo una piccola precisazione: io parlo di "benessere psicologico" così come definito dall'OMS e non di "benessere soggettivo". Sono 2 dimensione dello star bene che non sempre coincidono. Il benessere psicologico va lasciato a professionisti che hanno le competenze per lavorarci: psicologi e psicoterapeuti specializzati nel settore.
Sottolineo lo "specializzati nel settore" perché ritengo che la formazione di uno psicologo non si possa fermare ad uno studio quinquiennale su testi con teorie ferme alla fine degli anni '90, ad un tirocinio spesso passato a fare fotocopie e ad un discutibile esame di stato, per poi dichiararsi detentori assoluti di una materia vasta e complessa come la psicologia.
Non credo di essere una mosca bianca nel contesto e comprendo esattamente tutti i dubbi e le perplessità su queste nuove figure. Ma bisogna stare molto attenti a non fare di tutta un'erba un fascio. La maggior parte dei counselor che conosco io hanno comunque una formazione universitaria di tipo psico-sociale e molti sono anche psicologi iscritti all'albo.
Che poi ci sia la shampista che fa un corso di 3 mesi e poi apre uno studio di counseling, perché ha le possibilità economiche per farlo, è un grave problema ed è per questo che le associazioni di categoria cercano di dare degli standard da seguire ma non essendo figure riconosciute, anche la portiera del mio condominio può definirsi "counselor" senza fare alcun tipo di corso.
Per il resto sono d'accordo con tutti voi. Ad ognuno il proprio mestiere, se fatto bene, con professionalità e competenza.
-
Riferimento: scuole di cousuelling triennali
mi inserisco brevemente senza la lettura completa del forum. mi sembra che spesso ritorni una confusione dovuta alla mancata precisazione degli ambiti di intervento secondo criteri chiari. per cui spesso il rischio è che due figure differenti vadano ad operare in ambiti sovrapponibili. in questa mancanza di chiarezza diventa a mio parere difficile dire chi può e chi non può fare la tal cosa, per cui la discussione su "di cosa ci si occupa" mi sembra preminente rispetto alle altre considerazioni. provocatoriamente dico che anche la shampista che fa un corso di tre mesi può fare molte cose, se riesce a chiarire esattamene cosa, come e perchè lo fa (es: la shampoteapia).
-
Riferimento: scuole di cousuelling triennali
Non mi sono letta tutti i post, ma avrei una domanda? In definitiva è conveniente iscriversi a una scuole triennale di counseling o è+ consigliabile la strada della psicoterapia in quanto ha maggiori riconoscimenti??
-
Riferimento: scuole di cousuelling triennali
Citazione:
Originalmente inviato da
LUTHIEN
Non mi sono letta tutti i post, ma avrei una domanda? In definitiva è conveniente iscriversi a una scuole triennale di counseling o è+ consigliabile la strada della psicoterapia in quanto ha maggiori riconoscimenti??
forse e' meglio che ti cerchi un lavoro, qualunque esso sia. Se lo trovi.
Altrimenti non farai altro che fare la disoccupata frustrata.
-
Riferimento: scuole di cousuelling triennali
Citazione:
Originalmente inviato da
LUTHIEN
Non mi sono letta tutti i post, ma avrei una domanda? In definitiva è conveniente iscriversi a una scuole triennale di counseling o è+ consigliabile la strada della psicoterapia in quanto ha maggiori riconoscimenti??
Capisco le giuste e necessarie ansie per il proprio futuro (professionale e non solo). Tuttavia la certezza del lavoro non può e non deve essere l'unico parametro di valutazione di un percorso di studi.
Il counseling e la psicoterapia sono interventi diversi l'uno dall'altro, i percorsi sono diversi, le professionalità sono diverse, etc.
Il counseling è un intervento di sostegno, sviluppo e promozione del benessere e della salute dell'individuo (prendere decisioni, superare momenti difficili, ricollocarsi professionalmente, etc.). La psicoterapia è un intervento finalizzato alla risoluzione di un disturbo di carattere psicopatologico (ansia, depressione, ossessività, etc.).
Il counseling ha una visione dell'uomo un po' diversa da quella della psicoterapia (ad eccezione dell'orientamento umanistico la cui visione è analoga a quella del counseling essendo le basi le medesime) ed ha anche una visione diversa rispetto al ruolo del professionista.
Il counseling prevede un percorso di studi ed un training diverso da quello della psicoterapia.
Il counseling al momento non ha una regolamentazione in Italia, la psicoterapia sì.
Dovresti cercare di muoverti tra i vari parametri che differenziano i due interventi per capire cosa possa essere più adatto a te, al tuo modo di essere, al tuo modo di lavorare, al tuo modo di approcciarti agli altri e alla vita più in generale.
Il fatto che la psicoterapia sia riconosciuta non dà affatto garanzie di lavoro per il futuro... vai a dirlo a tutti quegli psicoterapeuti precari e senza un lavoro stabile che consenta loro di campare...
Infine: un dubbio come il tuo, ad esempio, rappresenta un caso tipico di chi richiede un intervento di counseling: cioé un intervento di chiarificazione.
Auguri