Benissimo,
vedo che la discussione è entrata nel vivo.
grazie a tutti per i vostri interventi,
veramente.
Grazie valevans per le delucidazioni, sicuramente hai tolto un po' l'alone di magicità in torno alla TBS
Ma un gestaltista non c'è?
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Benissimo,
vedo che la discussione è entrata nel vivo.
grazie a tutti per i vostri interventi,
veramente.
Grazie valevans per le delucidazioni, sicuramente hai tolto un po' l'alone di magicità in torno alla TBS
Ma un gestaltista non c'è?
No, macchè offeso, ci mancherebbe...
Ritenevo puntualizzare quello che penso perchè, in fin dei conti, la scuola che ho fatto mi ha dato molto, sul piano della sicurezza con il paziente, sulla possibilità di toccare con mano anche i miei limiti e vedere di correggerli senza prese di posizione o sensi di colpa.
Mi è sempre piaciuta l'idea che nulla è stabile, ma tutto evolve, anche i problemi umani che spesso agli occhi di chi soffre sembrano insormontabili, mi ha sempre trasmesso la visione ottimistica che muovendo le corde giuste è possibile creare altre percezioni migliori delle cose, assumendo punti di vista migliori e migliorando al tempo stesso la propria esistenza.
Con questo non voglio dire che la strategica sia la panacea per ogni male, nè che io dopo la scuola sono diventata bravissima, anzi...è solo che, come qualcuno ha detto in 2-3 discussioni precedenti, ogni scuola dà i suoi metodi che poi sta a noi sapere utilizzare.
Per riprendere la domanda di fondo di kluver_bucy, al di là di scontri tra correnti di pensiero, studi sull'efficacia e quant'altro, credo che bisogna partire dalla constatazione che lo stato dell'arte della psicologia, ed in particolare della psicoterapia, mostra come vi siano ancora molte modalità di funzionamento dell'essere umano, della psiche, del soma, delle interazioni tra essi, della psicopatologia che non sono state comprese. L'essere umano è complesso, forse molto più di quanto si sia pensato fino a tempi recenti, e gli strumenti che abbiamo a disposizione per capirlo sono insufficienti.
Ciò detto, ecco perchè penso che sia importante ricorrere ad un'epistemologia contemporanea che, tentando di avvicinarsi alla complessità, possa rendere più ragione anche dei fenomeni psicopatologici.
Non me ne abbia luigi '84 che vede "un tramonto epistemico", se non sono d'accordo con lui dal momento che ci sono diverse correnti, ad esempio in psicoanalisi, che hanno rafforzato la loro tenuta epistemica e non hanno certo perduto il discorso della soggettività. Così come spero che non se la prendano tatee e valevalens se trovo semplificatorio un metodo che vede nel solo trattamento sintomatologico la risoluzione dei problemi, quando ci sono patologie "asintomatiche" (penso ad esempio al narcisismo, ai disturbi dipendenti, etc) dove la tenuta epistemica del loro modello mi appare decisamente in difficoltà.
Empirisimo sì, ma con l'accortezza di considerare che spesso i risultati che si osservano sono ciò che più o meno implicitamente ci aspettiamo, e considerando che il sintomo si può estinguere anche per altre cause, anche non venendo trattato, anche dopo poche sedute, e che ciò non è sempre significativo.
Mi trova d'accordo l'indicazione di Parsifal sul fatto che ci siano comunità più ampie (cognitivisti, sistemici, psicoanalisti) che hanno avuto modo, proprio per la loro numerosità, di complessificare il loro sapere a tal punto da raggiungere maggiore validità rispetto ai costrutti teorici. Penso che questa possa essere una direzione da seguire per costruire teorie, metodi e tecniche fondate, ovvero coerenti e sufficientemente ampie da curare le differenti forme di psicopatologia. E questo per evitare un eclettismo ed un relativismo (tipo l'affermazione: "ad un certo tipo di paziente corrisponde un certo tipo di terapia"), questi sì pericolosi.
Saluti
certo..ne sono convinto.Ovviamente come hai potuto vedere io sono di altro orientamento e a questo ha contribuito la mia formazione filosofica ma soprattutto all'inizio della mia ricerca non mi sono mai precluso i diversi orientamenti e questa discussione sicuramente mi farà approfondire la questione...ti ringrazio quindi per gli spunti interessanti...
Saluti,
Luigi
la mia risp era per valevalens,scusate l'errore
ciao Gieko...non pretendo ovviamente che tu sia d'accordo con quello che dico che oltretutto non posso esprimere a dovere in questa sede e quindi motivare.Io sono di tradizione fenomenologica e uno dei miei presupposti è soffermarmi su quella che Husserl chiamava ''crisi delle scienze europee'' dove per crisi intendiamo non qualcosa di paradigmatico interno alle singole scienze che conoscono quel che conoscono con una certa coerenza.La crisi risiede nel fatto che la scienza ha abbandonato da tempo il 'mondo della vita' giacchè essa ha obnubilato proprio quegli aspetti che fanno di un uomo un 'uomo'...per cui la scienza non conosce l'uomo ma ogni volta un suo surrogato (biologico,bio-chimico,genetico) e questo io intendo quando dico 'tramonto epistemico'...il modo propriamente umano di essere al mondo richiede una ragione di altro tipo rispetto a quella scientifica:se l'esistenza è per definizione possibilità non si dà mai un sapere sull'uomo giacchè esso non è mai in un punto,in un tempo,in uno spazio di fissità che permetta una visione definitiva...si danno al contrario tanti saperi, perciò il relativismo di cui parli non è una possibilità fra le tante ma è qualcosa di 'fondante' ogni discorso sull'uomo.Partire da uno 'storicismo' di fondo permette di vedere come anche la psicopatologia non sia assolutamente qualcosa di stabile nelle epoche:ha sempre a che fare con una nostra presa sul mondo,col mutare dei moduli di lettura e di una coscienza universale ecc...per cui chi crede di aver trovato la soluzione finale alla malattia mentale non solo è incosciente ma sbaglia di grosso perchè commette degli errori che il suo metodo non gli permette di visualizzare:si fa un gran parlare di cervello negli ultimi anni in questo senso e i signori neurologi dimenticano che le leggi che individuano non sono affatto leggi 'fisse' ma di 'correlazione'...un cervello 'senza mondo' non è che una cosa morta e non ci dice nulla sulla comprensione del disagio che è un evento esistenziale dell'uomo immerso in una totalità complessa di rapporti (quest'errore l'ha fatto anche Freud per intenderci)...questo solo per chiarire un pò la mia posizione ma per il resto mi trovo d'accordo con te in quanto come ambito di discussione e di intervento anche io prediligo lo spazio psicoanalitico come avrai potuto vedere:forse uno spazio ri-fondato alla luce delle ricerche fenomenologiche ed esistenzialistiche ma che si pone sempre nel contesto di una psicologia del profondo...
Come al solito mi sono dilungato troppo e forse ho anche esulato dal tema della discussione ma ci tenevo a chiarirti alcune delle mie posizioni...
Saluti e grazie per gli spunti sempre vivaci.
Luigi
Sì, però bisogna anche considerare che le scienze della complessità e le epistemologie connesse permettono di uscire dal dualismo mente-corpo, di superare contrapposizioni tra psico e neuro, di considerare, appunto, la complessità del vivente. Il riduzionismo può riguardare, come giustamente sottolinei, sia gli aspetti chimico-biologici che quelli psichici (spesso completamente identificati con il soggetto stesso).
Ragazzi Visto Che Discutete Così Animatamente, Mi Direste Cosa Sapete O Dove Posso Trovare Qualcosa Di Specifico Sui Colloqui Coi Bambini??? Grazie!
Sinceramente dopo 4 pagine di discussione sento il bisogno di intervenire di nuovo, e lo faccio da paziente ( senza nascondere che spero nel 2020 di essere dall'altra parte della barricata :sbonk: :asd: ).
Francamente sono molto deluso da chi è "contrario" o "non convinto" della TBS. Il punto è che però NESSUNO dei contrari ha MAI VISTO come si svolge, e soprattutto "cos'è" la TBS.
Probabilmente il loro ragionamento è il seguente: dato che non so come sia possibile "togliere" un disturbo in 20 minuti, allora la terapia strategica breve non funziona, è una balla, è temporanea, è pura suggestione, ed è più un modo di prendere per i fondelli gli altri, che una vera terapia.
Non c'è bisogno di dire che loro ( ovvero la totalità dei contrari ) si sbagliano.
Prima di tutto, non sono mai dovuto ritornare 2 volte per lo stesso problema perché esso si fosse ripresentato a distanza di mesi, anche se spesso dopo una terapia il dottore mi consiglia di "vivere" qualche settimana e vedere se i disturbi sono scomparsi ( es: ho paura di prendere l'autobus. Faccio terapia, dopo la terapia per due settimane prendo l'autobus e vedo se i disturbi sono spariti, si sono affievoliti, o mutati. ). Aggiungo dicendo che solo una volta sono ritornato nello studio dopo questo "periodo di prova", ma la colpa fu mia, non del dottore.
Per quanto riguarda il "meccanismo" alla base della TBS, ovviamente posso dire ciò che ho provato io: e cioé la sensazione che il terapeuta fosse si presente e mi conducesse, ma soprattutto il sentire il problema che ti scivola addosso e scompare ( e non viene "spostato" come qualcuno ha qui asserito! ), un rapporto tra terapeuta e paziente quindi, che colloca quest'ultimo in una posizione piuttosto "importante", e non nel ruolo del cretino che sta lì mentre il dottore pronuncia 5 frasi ad effetto rincretinendolo.
Si prenda ad esempio Milton Erickson, padre dell'omonima ipnoterapia. Qualcuno dei presenti arriverebbe forse ad asserire che fosse solo un "cialtrone bravo con le parole, e nel modulare la voce"?
Purtroppo vedo che troppe persone sono ancora piuttosto "antiquate" nella concezione del superamento di disturbi psicologici... quasi come se la componente "tempo" fosse la cosa più importante, e la scomparsa del sintomo fosse secondario rispetto all'affrontare il problema nella sua manifestazione.
Mi chiedo come faranno ad aiutare pazienti vittime di abusi, stupri, rapine, percosse, sequestri e sevizie, dato che per loro "ricordare" e "rivivere" sono le cose più orribili tra tutte.
Se cerchi esempi di terapie, penso che non ne troverai. Purtroppo vedere una terapia vorrebbe dire apprenderla, e non penso sia tanto semplice mettere le mani su certo materiale. Oltre a tutto ciò che ho fatto io da paziente, ho assistito ad un paio di terapie su bambini, della durata di 5-10 minuti, essenzialmente simili a ciò che si fa anche sugli adulti, cambiavano solo le similitudini per renderle più accessibili alla mente del giovane paziente.
Il disturbo provocava mal di pancia nel momento post-scolastico alla bambina in questione, e durava da 2 anni. Dopo 10 minuti di terapia il problema è stato risolto, e per i successivi 7 anni non si è ripresentato ( poi ho perso i contatto con questa persona, e non so dirti, ma nulla mi fa pensare ad un ritorno del disturbo ).
In risposta a qs tua ultima domanda, ti posso dire che c'è un'ottima terapia, di nuova concezione, molto efficace, che fu sperimentata ad es., nei bambini bosniaci negli anni '80, seviziati da militari andati asalvari, oltre che da quelli del loro paese e traumatizzati dai bombardamenti: l'ERDM, con abbraccio. La conosci, per caso? E' utilizzata anche in persone con fortissimi traumi di cui parli, attualmente anche in Italia da terapeuti di vari orientamenti che si preoccupano anche di agire sull'emergenza ed urgenza, in cui il fattore tempo puo' essere importante all'incontrario per non indurre a gesti o patologie estreme o renderle poi piu' gestibili, con il tempo reale in sintonia con il tempo psichico.
Ciao
Ah beh, tu pensa ad abbracciarli, io spero un giorno di poterli aiutare in altro modo.
Se non è magia questa...Citazione:
Il disturbo provocava mal di pancia nel momento post-scolastico alla bambina in questione, e durava da 2 anni. Dopo 10 minuti di terapia il problema è stato risolto, e per i successivi 7 anni non si è ripresentato ( poi ho perso i contatto con questa persona, e non so dirti, ma nulla mi fa pensare ad un ritorno del disturbo ).
In ogni caso, beati voi!
Caro Cercatore, credo che siamo tutti contenti che tu abbia trovato nella terapia strategica un valido aiuto. Tuttavia permettimi di dire che se noi non abbiamo visto una seduta di terapia strategica, abbiamo conoscenza - anche diretta - di altri orientamenti. Che siano "antiquati" lo dici probabilmente senza conoscerli a sufficienza, dal momento che qui ci sono persone che si occupano di problemi epistemici e, credo, sappiano qualcosa circa l'attualità o meno dell'orientamento che seguono, circa il dibattito su cosa sia il cambiamento, circa la funzionalità/disfunzionalità del sintomo, etc. Evidentemente anche la TBS presenta dei problemi di efficacia clinica su alcune aree della psicopatologia (sarei ad esempio curioso di conoscere il metodo rispetto a pazienti schizoidi, borderline, narcisisti...), e, di conseguenza difficoltà nella validità di costrutto. Ritengo che, se così non fosse, si sarebbe affermata su altri paradigmi teorici.
Per uscire dall'ennesima discussione sulla validità o no della TBS, e tornare al quesito del thread forse è più utile concentrarsi proprio sulle conseguenze della teoria adottata nella clinica e sulla coerenza rispetto alla visione epistemica su cui è fondata.
Anche qui permettimi di farti notare come ci siano orientamenti che hanno diversi decenni di esperienza nella clinca dei traumi e che la questione del "ricordare" o "rivivere" è estremamente complessa, considerando che un modello catartico (ricordare=guarire) è stato superato da più di un secolo.
Un saluto
grazie a tutti per gli interventi
utili, garbati, preziosi, altamente esplicativi.
quando creai questo post dissi chiaramente che riguardo la TBS i pareri erano discordanti e che non avrei voluto che questo diventasse un post di guerra sulla TBS.
il mio intento era chiarire alcuni aspetti, e grazie a voi ciò è stato possibile, e non un dibattito sull'efficacia o meno di una terapia.
quindi, io il mio obiettivo l'ho raggiunto grazie a voi
e vi ringrazio,
anche se
manca un gestaltista
.......
a voi, assidui partecipanti di questo post chiedo:
anche sommariamente, per conoscenza indiretta,
potete fornirmi qualche informazione sulla terapia dell gestalt?
(l'orientamento, la scuola, già le conosco)
grazie ancora
Ci credo che sia sparito ("se non è magia questa" era infatti volutamente provocatoria), quello che vorrei chiederti è per quale motivo, secondo la TBS, questo si è verificato.Citazione:
Che ti devo dire se non ci credi? Non ti sto parlando di acqua che diventa vino o morti che resuscitano, ti sto parlando di cose che si fanno tutti i giorni, se non ci credi sai dove trovare prove.
Saluti,
ikaro
comprendo che il tuo personale livello attuale di conoscenza personale e culturale a livello psicologico non è tra i piu' spiccati in qs momento, qd, evito di tentare di spiegarti in cosa consiste l'EDMR; mi limito a dirti che il suo apprendimento, puo' avvenire solo dopo aver terminato un precedente percorso o training formativo personale in psicoanalisi, psicoterapia psicoanalitica con preferenza per orientamenti relazionali o psicoterapia cognitiva e che esso è altamente selettivo, sia come studio che come supervisione. F. Shapiro, personaggi tra i piu' importanti sulla scena internazionale della psicologia, nel 2002, ha vinto negli Usa, grazie ad esso, uno dei piu' prestigiosi premi di psicoterapia esistenti a livello mondiale, per chi esercita la psicoterapia, il Premio Sigmund Freud, assegnato contemporaneamente dall'Ass. Mondiale di Psicoterapia e dal Circolo di Vienna.
Ora, fermo restando che deve anche essere applicato con criteri selettivi e possibili controversie, poichè non sono io ad aver creato ed utilizzato per prima qs metodo che evidentemente tu non conosci, nè le sue applicazioni in urgenze che richiedono di rimandare a posteriori , integrandolo, un percorso terapeutico vero e proprio, come in gravissimi traumi, ti auguro di riuscire a far meglio di chi dopo aver gia' fatto precedenti e lunghi training personali, ne fa uno ulteriore di formazione e supervisione che non tutti riescono a superare.
Magari, la prossima volta, stai un pochino piu' attento alle risposte basate sull'ultima parola di una frase, e, soprattutto, per evitare di ritrovarti in certe posizioni, magari, prima prova a chiedere in che consiste qualcosa che non sai, tanto piu' che te ne era stata data l'opportunita' a portata di mano.
Ciao
Con l'augurio di fare meglio meglio di Shapiro e, soprattutto, di tutti noi.
Scusami la domanda, ma dato che dici di conoscerla gia' -non è una provocazione, non mi è realmente chiaro dalla tua richiesta- cosa vorresti realmente sapere sulla terapia della Gestalt? Le origini, i presupposti, il metodo? E' solo per comprendere meglio.
Ciao
scusa la mia carenza di precisazione...
La Gestalt, intesa come orientamento o corrente psicologica, la conosco bene (è uno dei pochi punti fermi della facoltà di psicologia di Trieste),
come conosco le biografie e vari aspetti dei suoi massimi autori (Koffka, Köhler e Wertheimer su tutti). Dunque, riguardo le origini e i presupposti non nutro grosse curiosità; quello in cui mi sento carente e,se vuoi, è proprio riconducibile alla natura "accademica" dell'Università, è il Metodo della Terapia della Gestalt.
Mi spiego, onde evitare incomprensioni come prima....
Pur essendo a conoscenza dei presupposti, sui paradigmi della teoria, non so come essi si applicano, si inseriscano, si pongano in un percorso di psicoterapia.
la mia curiosità era quindi rivolta agli aspetti più "tecnici" (passatemi il termine) della psicoterapia, come, ad esempio, i tempi (che so essere soggettivi, ma considerati generalmente) o, più che al percorso in sè, alle modalità con cui vine percorso....
le mie sono curiosità banali e in parte stupide, perchè so benissimo che la componente soggettiva è dominante; ciònonostante, cercavo di farvi fare un ulteriore sforzo e cercare di generalizzare, con le debite considerazioni, il soggettivo.
PS: questo nasce dalla domanda iniziale del post, che è un confronto tra la TBS e la Psicot della Gestalt.... è un po' come se ti dicessi (ESTREMIZZANDO, prendilo in senso lato, ti prego) che la TBS dura un paio di sedute, in cui lo psicoterapeuta cerca di entare, attraverso il linguaggio, nel mondo del paziente (estremizzo, prendilo in senso lato) ecc... MENTRE nella psicoterapia della Gestalt sono previste (e qui dovreste trasformare il soggettivo in generale) X sedute, ecc.....
è più difficile a dirsi che a farsi
credo
Grazie, penso di aver ben compreso ora la tua richiesta che è molto specifica e ben definita; cerco di risponderti sul tipo di metodo che utilizza un terapeuta della gestalt, in generale, appena ho un po' piu' di tempo, al fine di essere piu' chiara possibile, in proposito.
Dimmi se eventualmente, preferisci un pm.
Ciao:)
TBS e Gestalt sono assolutamente differenti, i fondamenti espistemologici sono differenti anche se il costruttivismo può inserirsi in una visione gestaltica. Comunque la strategica è orientata al sintomo, su questo non v'è dubbio. La concezione di malattia è limitata a come l'individuo costruisce la sua realtà e per quanto questo potrebbe avere dei grandi riscolti epistemici e filosofici in genere nella strategica si finalizza alla risoluzione del sintomo. é particolarmente efficace in tutto il quadro ansioso a livello sempre sintomatico. La struttura di personalità resta sostanzialmente invariata anche se possono verificarsi dei grossi cambiamenti tali da stupire. Il dibattito sulla sua "profondità" è a mio avviso poco stimolante. Non tanto per la mancanza di argomentazioni quanto per l'atteggiamento sperimentale che si focalizza sullo studio dei meccanismi patologici e l loro risoluzione lasciando poco spazio ad altro.
La gestalt invece usa il sintomo poichè è espressione di un conflitto interiore, niente di più freudiana ma il fondatore della gestalt era uno psicanalista ortodosso allievo tra gli altri della horney e di reich prima dei loro "viraggi". è una terapia molto focalizzata sul contatto emotivo, la ricerca della polisemia dell'essere umano finalizzata ad una maggiore compresione e contattazione emotiva di sé.
Non può essere rapida come la strategica poichè il sintomo non viene combattuto ma utilizzato. Ciò richiede un certo tempo e le sedute fatte in quest'ottica non possono durare 10 minuti, poichè le esperienze emotive fatte in gestalt sono estremamente intense e necessitano di un lavoro fatto bene per non rimandare in giro il paziente sbattuto come un uovo.
Mentre la gestalt si focalizza su una maggiore libertà personale del paziente soffermandosi spesso su aspetti anche dolori, la strategica percorre rapidamente le vie del sintomo alla ricerca di un metodo (strategia) per fare in modo che non si ripresenti più. Per cui oltre che nell'epistemologia vi è una differenza nell'agire clinico che non può essere sottovalutata. Altro aspetto importante è che mentre nella strategica tu apprendi nozioni ed un fare operativo (il training è con lo stesso nardone) nella gestalt tu sarai sottoposto ad esperienze di terapia estremamente coinvolgenti. aspetto che non sottovaluterei trattandosi di 4 lunghissimi anni.
La tua scelta ti mette di fronte a due percorsi "di vita" profondamente differenti.
un saluto
conosco personalmente la psicoterapia gestaltica e confermo quanto dici, massimomassimo, sul grado di esperienza emotiva e di contatto estremamente coinvolgente...
hai usato proprio le parole giuste..bravo!:clap2:
ciao.
Una volta una mia tutor del tirocinio mi disse "La gestalt è molto bella ma nn è un tipo di terapia adatta a tutti" nel senso presumo, che questo forte coinvolgimento e la messa in gioco fanno si che ci si sente partcolarmente coinvolti piu di altre forme terapeutiche. Ora, il mio dubbio è se io non l ho mai provata e mi iscrivessi alla scuola, potrei avere delle difficolta a rapportarmi a questo approccio?Dall esterno a me paice molto, e credo altresi al connubio tra terapia e creatività..ma se nn fosse adatta a me?Spero possaite rispondermi e portarmi le vs esperienze ciao e grazie
io credo che nessun tipo di terapia sia adatto a tutti. questo vale specialmente per quelle che hanno metodologie applicative piuttosto rigide. In ogni caso ritengo che vi siano modi di coinvolgersi differenti, non farei una distinzione in + o - coinvolgenti. in ogni caso varrebbe la pena di provare, come con qualunque altro tipo di terapia. è senz'altro un arricchimento sperimentare su di sé.
si sono d accordo...l unico problema che mi pongo è che nn avendo fatto un percorso di analisi mi troverò cmq a iniziare una scuola e l unico approccio di cui ho un idea piu chiara è quello psicodinamico..ma io sono orientata alla gestalt..ho letto, soltanto letto e il pensiero del post nasce nel dubbio che io nn sia pronta o preparata...ma forse nn lo saro mai se nn mi butto!!ciao :)
E' chiaro!
tra l'altro riconosco sempre molto veritiera la storiella dell' "alchimia" che deve "scattare" tra due personalità strutturate in modo profondamente diverso...
La psicoterapia è un incontro tra 2 mondi differenti e dentro il quale ne nascono altri e infiniti... è una relazione a tutti gli effetti.. con i suoi picchi massimi, discese e risalite, dove è concesso sperimentare tutto... appunto perchè è l'unico possibile "spazio protetto"!
soprattutto nel caso la psicoterapia nn sia strutturalmente troppo rigida (ma nn ne sn convinta!) e si facciano al suo interno esperienze psico-corporee in cui si lavora con l'immaginazione c'è proprio un'infinità di luoghi e spazi che emergono e da esplorare... un'infinità di orizzonti e di prospettive nuove..
Ciao Princesa76
allora se vuoi risovere alcuni dubbi sulla scuola di specializzazione in Gestalt
forse nn sai che sia a Roma che a Firenze l'IGF organizza degli incontri di sensibilizzazione a tema.. x lo + gratuiti...!
io ho partecipato ad uno di essi. quello sul teatro-fiaba! molto interessante e mi son anche molto divertita!!! :)
sbircia su questo link
IGF - Istituto Gestalt Firenze - Benvenuto!
baci.
Se sia adatta o meno si può scoprire solo provando...
Iscrivendosi alla scuola ci si trova ovviamenti immersi nella metodologia, partecipando attivamente ai gruppi gestalt principalmente, quindi diciamo che "si vede subito" se non fa per te...
Come ti hanno giustamente consigliato io prima di iscrivermi parteciperei agli incontri gratuiti organizzati durante l'anno, si risparmia tempo e soldi! Poi se non è la scuola per te, puoi comunque imparare qualcosa di nuovo e farti una bella esperienza!
Io ho fatto sei mesi di tirocinio all IGF e mi sono divertita un sacco, oltre ad aver imparato tantissimo. Non è la scuola per me ma ne è valsa la pena.
Un pò di discussioni fa qualcuno ha detto che la TBS non ha basi scientifiche....in realtà le ha e sono facilmente reperibili sul sito di pubmed meglio noto come motore di ricerca di articoli scientifici riconosciuti attendibili da tutto il mondo della ricerca medica e psicologica.
Leggete per esempio questo abstact che parla nello specifico della terapia breve strategica familiare:
Influence of family therapy on bullying behaviour,...[Can J Psychiatry. 2006] - PubMed Result
A parte ciò, io credo che ogni approccio può essere valido perchè alla fin fine conta quanto poi il terapeuta riesce a metterlo in pratica efficacemente. Avendo a che fare con problemi umani spesso molto complessi ed "intrecciati", l'efficacia di un metodo si misura alla fin fine sull'abilità del terapeuta di fare una corretta diagnosi "prevalente" e sulla gestione della terapia stessa che, inevitabilmente, ne influenza il decorso del problema stesso...
cito anche questa ricerca scientifica sull'utilizzo della terapia breve strategica con pazienti con disturbi gastrici svolta da ricercatori dell'università degli studi di padova, anch'essa pubblicata su pubmed. Ecco il link:
SpringerLink - Journal Article
e un articolo su due modelli di TBS a confronto:
Scusa, solo una precisazione per essere più corretti. Non mi sembra di intravedere le basi scientifiche della tbs negli articoli che citi. Per basi scientifiche di una teoria si intendono le fondamenta epistemiche, ovvero la tenuta delle teorie costitutive di un dato orientamento rispetto a criteri di validità interni, esterni, ambientali... Gli articoli che citi sono relativi a prove di efficacia della tbs con determinati disturbi. Articoli del genere li producono ricercatori di tutti gli orientamenti (anche gli psicoanalisti!). Il discorso della coerenza della teoria è un altra cosa ed è decisamente più complessa.
Con questo non dico assolutamente che la tbs non poggi su queste riflessioni, ma semplicemente che non sono questi articoli che ne parlano.
Saluti
Effettivamente, leggendo gli articoli, non viene citata alcuna fonte di tipo epistemologico in cui si evidenzi la coerenza dei suoi fondamenti interni, nè rispetto al contesto a cui qs approccio, tra l'altro, da' grande importanza, come in senso diverso, molti altri, posta in relazione con l'agire clinico. Sono studi che rilevano l'efficacia dell'approccio, in termini percentuali e di follow up, rispetto a certi problematiche. Qd, pur non escludedendo che essi ci siano, concordo pienamente con quanto affermato da gieko in proposito.
Io so soltanto che pubmed è l'unico motore di ricerca di articoli riconosciuti da tutta la comunità scientifica, se ce ne sono più di uno lì dentro sulla tbs vorrà dire qualcosa...ed è senz'altro qualcosa di più del semplice "tanto per parlare".
Infine, avevo citato tali articoli semplicemente in risposta a chi diceva che non ce ne erano neanche uno. Ma torno a ripetere come ho detto qualche post fa che, scientifico o non scientifico, l'efficacia nel nostro campo si misura unicamente sui risultati riportati dal paziente in termini di "sono guarito"-"non sono guarito".
Che me ne farei d'altra parte di basi epistemiche se dopo 15 anni di trattamento ancora il paziente non ha superato neanche uno dei suoi problemi. Misurerò i risultati (miei e del modello che applico) semplicemente in termini di frequenza di esiti positivi rispetto a situazioni che non si sono smosse neanche di un pò...al cts si fa più o meno questo, ricerca nel senso di valutazione dei risultati, di ciò che ha funzionato di più o di meno e con quali patologie.
Sì, se cerchi su pubmed troverai anche migliaia di articoli relativi all'efficacia dei trattamenti psicoanalitici. Evidentemente la comunità scientifica li ritiene degni di essere considerati, visto che dei risultati sono evidenziabili. Infatti trovo difficile che un paziente rimanga in analisi 15 anni senza superare neanche uno dei suoi problemi, non credi? O pensiamo che i pazienti oltre ad essere persone che soffrono, sono anche masochisti?
Per quanto riguarda quello che dici sulla misura dell'efficacia in psicoterapia sei davvero convinta che basti ciò che viene riportato dal paziente, "sono guarito"-"non sono guarito"? Credo che siano necessari criteri estriseci, basi epistemiche solidamente fondate in base al quale avere criteri di riferimento più complessi. E questi criteri possono essere d'aiuto proprio per evitare l'autoreferenzialità per cui ci si trova a misurare i risultati che si vogliono vedere.
Il rischio è di fare operazioni perfettamente riuscite ma di perdere il paziente, per usare la nota metafora medica, qualora non vi sia una teoria che tenga sufficientemente conto della complessita della psicologia sana e patologica (e, perchè no, del funzionamento di tutto il sistema umano sano e patologico, livelli corporei compresi).
Saluti
Inutile dire che sono pienamente d'accordo con gieko...il paziente è prima di tutto uomo-nel-mondo per cui quanto più lo si inquadra in una situazione esistenziale angusta più la sua elan vital tendera verso sbocchi regressivi e schemi nevrotici.Non dico che la 'terapia' debba essere infinita e incentrata su un continuo reiterare il passato (per citare una critica superficiale che spesso si rivolge alla psicoanalisi) ma un modello teorico di riferimento deve almeno possedere quella umiltà sempre opportuna di fronte alle infinite possibilità della psiche.Il rischio è,come dice gieko,quello di un atto di tracotanza che si risolve nella perdita dell'uomo vero,del paziente,del sofferente...
Saluti,
LUigi
mi piacerebbe che si parlasse anche di questo approccio
che ne pensate a riguardo?
Se ne è parlato, di recente, qui: http://www.opsonline.it/forum/psicol...alt-65707.html
Buona vita
Guglielmo
ho unito cosi è più semplice...
Domanda..
se, come mi sembra di aver capito, la psicologia della gestald utilizza il sintomo per poi andarne alle origini ed agire sulle strutture.. in teoria una terapia gestaldica non dovrebbe convivere con una terapia farmacologica.. o sbaglio?