la metafora del parrucchiere è la metafora del terapeuta come "persona che offre un servizio che dipende dalle abilità personali".
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la metafora del parrucchiere è la metafora del terapeuta come "persona che offre un servizio che dipende dalle abilità personali".
Scusa massimomassimo, ma io non so se tu ti renda conto di quanto sia fuori luogo paragonare un trattamento terapeutico, in qs caso, una psicoanalisi che ha provocato grandi sofferenze, protratte per un periodo piuttosto lungo, ad un servizio offerto da un parrucchiere, che cambi se ti ha "rasato il collo".
La differenza è incalcolabile, proprio perchè il parrucchiere che ti è stato indicato e non ti piace, lo puoi tranquillamente cambiare e mandare a quel paese, mentre se ti trovi in uno stato di bisogno e fai una domanda di aiuto che viene fraintesa, per un qualsiasi motivo e il paziente, non comprende subito la propria situazione ma crede che sentirsi "cosi'", sia del tutto lecito e normale a causa esclusiva del suo disagio, in un primo tempo, mentre nel frattempo, si è instaurata una dipendenza, non credo che sia cosi' semplice cambiare terapeuta come si cambia un parrucchiere (tra l'altro, strano che tu parli di parrucchiere, sai?), e, paradossalmente, puo' essere ancora piu' difficile se non si sente ascoltato, compreso e si arriva a "stridere" con il terapeuta.
Ti assicuro che per una persona con problematiche che inducono una notevole quota di sofferenza, cambiare terapeuta come si "cambia il parrucchiere", è piuttosto difficile, non solo; cambiare qd ci si trova male e non ci sente realmente capiti, è piu' che giusto ed è un diritto sacrosanto del cliente che non dovrebbe nè essere trattenuto nè esasperato per indurlo a lasciare da parte di certi analisti o terapeuti che cosi', purtroppo fanno, qd non reggono piu' il senso di irritabilita' che tali clienti gli suscitano, mentre sarebbe loro divere esporre chiaramente, in termini comprensibili per chi hanno davanti la situazione, ma paragonare un cambiamento del genere, che puo' provocare delle sofferenze inimagginabili, a volte, ad un cambio di parrucchiere, beh, è davvero poco rispettoso, credimi.
se non ti trovi bene con una persona, dato che paghi, la cambi. è una parte del lavoro anche questa, una parte materiale e pragmatica, direi più che utile quando ci si trova invischiati in dinamiche poco buone che ci hanno bloccato e causato sofferenza.
La metafora del parruchiere è la metafora del terapeuta visto anche nella sua veste oggettiva di "persona che offre un servizio dipendente dalle sue abilità".
Trovo fuorviante sostenere una critica alla psicoanalisi perchè uno si è trovato male con uno psicanalista. Lo puoi cambiare lo psicanalista. C'è anche questa fetta di torta, poco intellettuale ma totalmente reale.
Grazie, era necessaria qs tua spiegazione, che allora è giustamente condivisibile,:approved: soprattutto nella prima parte; pero' il fatto che riprendere un cammino psicoanalitico dopo che si è stati scottati da un'esperienza pluriennale, come aveva testimoniato Car_lie da un'altra parte, sia difficile per molti motivi, è altrettanto vero.
Lo psicoanalista lo puoi cambiare se tu come paziente, ti rendi conto subito che non va bene e non risponde alle tue riscieste o non possiede le abilita' necessarie, ma dopo un certo periodo, diventa piu' difficile, perchè possono crearai delle dinamiche un po' "perverse" a livello affettivo, da cui è difficile uscire, se non lo fai subito. Credo che qs tu lo sappia bene
Qs è un'altra fetta di torta altrettanto reale ed indigesta, per molti.
ciao
A pensarci bene il parrucchiere, come l'analista, sta dietro... :asd:
(Non è mia, me l'hanno suggerita et voilà... rivenduta!! :asd:)
Per ikaro:vero, ma il parrucchiere usa lo specchio come i sistemico relazionali.
Per rosa: vero, molto difficile. ma credo che le strade a quel punto siano due. o torni dal tuo terapeuta o te ne trovi un'altro col quale, prima o poi, esce fuori anche il motivo per cui hai cambiato terapeuta. poi c'è rischio di mettersi a cambiare cinquanta terapeuti, ma è anche vero che a volte tocca pure di giocare a flipper per risolvere qualcosa in noi stessi.
Per la cronaca: il parrucchiere che ha tagliato il collo al suo cliente, era il mio, e pure il collo era il mio. Dopo due anni, però, ci sono tornato. è migliorato tanto!
Non so se hai notato che dopo che ho sottolineato la tua "comparazione" tra analista e "parrucchiere", sono comparse delle notazioni:rolleyes:, come fossero originali.....che "stanno dietro" o lavorano con e sulla testa del cliente, va beh, creativita':sbonk::skunk:
Cmq, io ti ho capito, e so che dal tuo punto di vista, hai pienamente ragione, pero' a volte, possono esserci situazioni piu' delicate, in cui il paziente, aspetta purtroppo troppo prima di mollare e qd lo fa, è troppo arrabbiato per orientarsi poi adeguatamente e, magari, gli ci vuole un po' di tempo prima di capire bene cosa e come fare; e, magari, sente il bisogno di comunicare in modo diverso la sua delusione.
Forse, a volte, piuttosto che tornare dallo/a stesso/a terapeuta, o un altro di uguale orientamento, sarebbe meglio, in base ai propri problemi e necessita' piu' impellenti, cambiare proprio strada; poi, volendo per riprendere un cammino analitico, c'è sempre tempo, se ne divesse sentire il bisogno e fosse intervenuto un diverso bisogno di conoscenza.
Complimenti per il parrucchiere che non taglia piu' il collo ai suoi clienti, ha fatto un grande passo avanti; pero', ci sei tornato dopo due anni, ci hai pensato bene.....:medito:
Ho spesso visto persone diventare nevrotiche per essersi accontentate di risposte inadeguate o sbagliate ai problemi della vita, cercano la posizione, il matrimonio, la reputazione, il successo esteriore o il denaro e rimangono infelici e nevrotici anche quando hanno ottenuto ciò che cercavano. Persone del genere di solito sono confinate in un orizzonte mentale troppo angusto, la loro vita non ha sufficienti contenuti, non ha significato. Se riescono ad acquistare una personalità più ampia generalmente la loro nevrosi scompare. Tra i cosiddetti nevrotici del nostro tempo ve ne sono molti che in altre epoche non lo sarebbero stati, non sarebbero stati cioè in disaccordo con se stessi. E' fin troppo chiaro che se non si conoscono le vere cause di certi problemi difficilmente si potranno risolvere.
Ciao CarlGustavJung, non avevo visto la tua risposta, questa disccussione che avevo aperto (per una serie di motivi personali) è andata a finire "sotto" :D.Citazione:
Originalmente inviato da CarlGustavJung
Puoi spiegarmi meglio cosa vuoi dire più precisamente quando usi l'espressione "in disaccordo con se stessi"?
Puoi farmi qualche esempio di quando si è in disaccordo con se stessi?
Infine puoi farmi un esempio in particolare di un nevrotico moderno, indicarmi in cosa consiste questa sua "malattia" e spiegarmi perché in un'altra epoca non sarebbe stato "malato"?
Dovresti chiederlo a Jung stesso dato che sono le sue parole...la citazione è ovviamente foriera di riflessioni.
Saluti,
Luigi
Ciao Luigi, qs passo di Jung, ha a che fare, per cercare di essere semplici, con le influenze culturali, qd con i suoi studi antropologici e gli archetipi?
Te lo chiedo perchè anch'io ho riconosciuto che è un passo di Jung, ma ora, non mi ricordo da dove è preso, per contestualizzarlo ed in caso, dato che non è detto che tutti conoscano tutti gli autori e le loro riflessioni, per vedere se mi posso rendere un attimo utile anch'io per rispondere a Char_lie.
Ti ringrazio moltissimo per la risposta
Ciao
Ciao Gaia,
il passo è tratto dall'autobiografia e, più che toccare i temi che tu espliciti, riguarda direi una direzione di pensiero più generale. Per farla breve, come sai per Jung la modernità e la cosiddetta 'civilizzazione' si portano dietro inevitabili contraddizioni perchè quanto più la coscienza avanza più cresce l'Ombra. Il terreno comune inconscio non scompare ma la distanza fra questo nucleo originario e la coscienza è troppa: la nevrosi è il risultato di un equilibrio spezzato per sempre. Questa citazione esprime pressappoco ciò:
'' Quanto più si è sviluppata la conoscenza scientifica tanto più il mondo si è disumanizzato. L'uomo si sente isolato nel cosmo, poichè non è più inserito nella natura e ha perduto la sua identità inconscia emotiva con i fenomeni naturali. Questi a loro volta hanno perduto a poco a poco le loro implicazioni simboliche. Il tuono non è più la voce di una divinità irata, ne il fulmine il suo dardo vendicatore. I fiumi non sono più dimora di spiriti, ne gli alberi il principio vitale dell'uomo, ne il serpente l'incarnazione della saggezza o l'antro incavato di una montagna il ricetto di un grande demonio. Nessuna voce giunge più all'uomo da pietre, piante o animali ne l'uomo si rivolge ad essi sicuro di venire ascoltato.Il suo contatto con la natura è perduto e con esso è venuta meno quella profonda energia emotiva che questo contatto simbolico sprigionava ''.
da 'L'uomo e suoi simboli'.
Saluti,
Luigi
Ciao Luigi... ma io infatti l'ho chiesto a CarlGustavJung :D.Citazione:
Dovresti chiederlo a Jung stesso dato che sono le sue parole...la citazione è ovviamente foriera di riflessioni.
Beh, non sapevo fosse una citazione...
Grazie per la risposta :)
Grazie Luigi, sei stato chiaro, riferendoti all'Ombra, alla distanza tra l'Uomo e la natura, la sua stessa natura umana, nel bene e nel male, con il quale, man mano che la civilta' avanza, l'uomo perde il contatto e la capacita' di sentirlo e riconoscerlo come suo, se non in forme, purtroppo, che lo fanno soffrire per obiettivi "buoni" che non riesce a raggiungere e per la parte piu' oscura e legata alla natura di se', che non trova piu' espressione simbolica, se non attraverso malattie che lo sopraffanno e atti distruttivi; in altri tempi, qs due forze, probabilmente, sarebbero riuscite a mantenere tra loro una costante tensione, tendendo man mano a riequilibrarsi, credo. Senza "snaturarsi, pero'"
L'uomo, insomma, con l'avanzare della civilizzazione, perdendo il contatto con le sue parti piu' profonde, naturali, che sono anche quelle piu' vitali e da cui secondo Jung emergono le domande e le spinte verso l'autorealizzazione, il raggiungimento del proprio Se' piu' autentico, perde anche la possibilita', in grande parte, di allargare i propri orizzonti mentali ed emotivi, che cmq, continuano a premere per emergere, provocando, anche qd, mete apparentemente prioritari nella civilta' attuale, sono state raggiunte, suscitando ad es., insoddisfazione e malessere.
Sei d'accordo?
Grazie
Ciao
Sono daccordo. Le mete prioritarie oggi rappresentano l'opposto della realizzazione di istanze profonde. Nella foresta dei mezzi non c'è spazio per l'anima che diventa anzi un motivo di disturbo per gli apparati. La tecnica infatti funziona perchè esclude l'uomo. In questo senso la 'cura' per Jung è un vero e proprio 'disadattamento' e cioè tornare a pensare l'uomo come un fine da realizzare e non come 'mezzo nell'universo dei mezzi'. Niente di più lontano da impostazioni di tipo comportamentale: possiamo a ragione dire infatti che il comportamentismo e il cognitivismo siano psicologie dell'adattamento...
Saluti,
Luigi
D'accordissimo con Luigi, in fondo è il grande tema freudiano del "disagio della civiltà" e della politica della psicoanalisi come politica del desiderio soggettivo contro il conformismo imperante, mi permetto comunque di precisare anche una certa tradizione psicoanalitica (che va dalla psicologia dell'Io alla più "moderna psicologia del Sé) ha assunto, storicamente, questa deriva di "psicologia dell'adattamento", non per niente ha preso particolare peso negli Stati Uniti d'America.Citazione:
Sono daccordo. Le mete prioritarie oggi rappresentano l'opposto della realizzazione di istanze profonde. Nella foresta dei mezzi non c'è spazio per l'anima che diventa anzi un motivo di disturbo per gli apparati. La tecnica infatti funziona perchè esclude l'uomo. In questo senso la 'cura' per Jung è un vero e proprio 'disadattamento' e cioè tornare a pensare l'uomo come un fine da realizzare e non come 'mezzo nell'universo dei mezzi'. Niente di più lontano da impostazioni di tipo comportamentale: possiamo a ragione dire infatti che il comportamentismo e il cognitivismo siano psicologie dell'adattamento...
Luigi visto che è presente nella discussione puoi rivelare da che libro (o scritto) di Jung è tratto questo breve testo?
"Ho spesso visto persone diventare nevrotiche per essersi accontentate di risposte inadeguate o sbagliate ai problemi della vita, cercano la posizione, il matrimonio, la reputazione, il successo esteriore o il denaro e rimangono infelici e nevrotici anche quando hanno ottenuto ciò che cercavano. Persone del genere di solito sono confinate in un orizzonte mentale troppo angusto, la loro vita non ha sufficienti contenuti, non ha significato. Se riescono ad acquistare una personalità più ampia generalmente la loro nevrosi scompare. Tra i cosiddetti nevrotici del nostro tempo ve ne sono molti che in altre epoche non lo sarebbero stati, non sarebbero stati cioè in disaccordo con se stessi."
Ciao :ciao:
Grazie Luigi :approved:
L'edizione Bur, che cmq, è completa, costa solo 10 euro, almeno fino a pochissimo tempo fa, qd, è molto accessibile ed il libro, è molto bello, sia come lettura che per conoscere qs autore.
Qd, ottimo consiglio di Luigi.
IL passo citato, lo trovi nel cap IV, "Attivita' Psichiatrica", pag. 180, inizio.
Ciao
che ignoranza rispondere che la psicoanalisi serve a far spendere soldi alle 5o enni....
sono sconcertata all'idea che ci possa essere ancora tanto medievalismo!
chissà se davvero queste persone hanno letto qualcosa prima di parlare...
Oltre "ricordi , sogni e riflessioni" è molto agibile " l'uomo e i suoi simboli" sempre di Jung.
Scusami dadaismo, ma è una battuta che gira, anche tra gli psicoanilisti; è ironica, suppongo, non ignorante, è diverso. Del resto, è anche possibile, al limite non condividere l'approccio psicoanalitico, dopo magari, averne fatto lunga esperienza, magari e non solo aver letto qualcosa, non pensi a qs eventualita'?
Parlare dell'ignoranza e di medievalismo, è un po' eccessivo secondo me, per una semplice battuta, fatta girare dagli analisti stessi, tra l'altro, tra i quali è piuttosto nota ed utilizzata, scherzando.
Ciao
Luigi, da te sempre così 'serioso' e profondo, non mi aspettavo che approvavi questa battutaccia di pessimo gusto.
A me risulta che le signore di 50 anni anni che sentono l'esigenza di rivolgersi ad un analista, lo nascondono a tutti, sia perchè è un fatto estremamente personale. poi perchè non è un capriccio ma una estrema richiesta di aiuto.
Saluti
Ma per favore...il senso dell'umorismo e della comicità non andrebbe mai perso: ho paura di chi si prende troppo sul serio.
Saluti,
Luigi
Sottoscrivo, anche perchè la battuta iniziale per essere precisi, è stata tagliata e comprendeva all'inizio "chi ha un sacco di soldi da spendere" il concetto era qs, riferito in generis, poi c'era qs' altra parte; mamma mia ma che sara' mai?
Tra l'altro se andiamo a leggere tra le righe, le potremmo anche attribuire un significato diverso dall'immediato e letterale.
sappiamo tutti che ognuno di noi ha il massimo rispetto per la sofferenza (spesso viene detto ai quattro venti in realta' che si va dall'analista, e non tenuto cosi' nascosto, da molti/e..non personalizziamon troppo, se no, si fraintende anche un senso della comicita' che allegerisce un po' il clima opprimente della pesantezza che gia' non manca nel quotidiano di ognuno)ma è una battuta, offendersi personalizzando, perchè si è donne, in qs caso, per me, è eccessivo.
E qui, davvero, mica siano al "medioevo ". Ci vorrebbero i due antipodi, ikaro e bella primavera, (scusate entrambi ..:asd:) per farci un po' di cabaret su ops.
Ciao
Qui non si tratta nè di umorismo, nè di cabaret...è solo pessimo gusto horror:asd:
Niente scuse, io adoro il cabaret, altrimenti mica perderei tutto questo tempo su Ops! :asd: (Quanto alla battuta: credo che bellaprimavera fosse serio, che poi abbia involontari effetti comici è 1 altro discorso, ma da qui a parlare di pessimo gusto horror secondo me ce ne corre...)Citazione:
E qui, davvero, mica siano al "medioevo ". Ci vorrebbero i due antipodi, ikaro e bella primavera, (scusate entrambi ..:asd:) per farci un po' di cabaret su ops.
E dai, sorridi! :P:D:approved:Citazione:
:assurdo:...............................
per ritornare nel tema del thread, vi riporto le parole che lo stesso Freud aveva usato per descrivere la Psicoanalisi nel 1922:
Psicoanalisi è il nome: 1) di un procedimento per l'indagine di processi psichici cui altrimenti sarebbe impossibile accedere; 2) di un metodo terapeutico (basato su tali indagini) per il trattamento di disturbi nevrotici; 3) di una serie di conoscenze psicologiche acquisite per questa via che gradualmente si assommano e convergono in una nuova disciplina scientifica"
Ciao Char_Lie
trovo che tu abbia stimolato un'interessante interscambio. Il disaccordo con se stessi, secondo me, si genera all'interno di tre nostre dimensioni: pensare, sentire, agire. Spesso in relazione ad un "tema" pensiamo una cosa, ne sentiamo un'altra (sentire inteso in senso di clima emotivo collegato a quel tema, problema, situazione, desiderio ecc. ) e ne facciamo un'altra ancora. Come se fossimo divisi in tre, al contrario io credo che ci sentiamo bene, cioè siamo in accordo con noi stessi, quando il pensare, l'agire e il sentire vanno nella stessa direzione.
Purtroppo non so cosa intendeva Jung a proposito.
Ciao
B&B
Ciao bluandblu, volevo dirti che ho molto apprezzato il tuo intervento e chiederti se esso ha radici piu' nell'approccio basato sulla congruenza di Rogers, oppure in quello di Ellis ed eventualmente suoi successori, o, ancora in quello di Berne.
Grazie per la risposta ed anche il prezioso punto di vista che offri alla discussione.
Ciao
Ciao bluadblu.
Forse tu ti riferisci alla scissione o dissociazione, termini che fanno riferimerimento alla incongruenza dell'unità psichica che si scinde in elementi che restano separati o connessi arbitrariamente; c'è una limitazione dei normali nessi associativi con coseguente incongruenza tra idea e idea, tra idea e e risonanza emotiva, tra contenuto di pensiero e comportamento.
Jung stabilisce una continuità tra normalità, nevrosi, psicosi, scandita di volta in volta dal grado di controllo che il complesso dell'io è in grado di esercitare sugli altri complessi o personalità autonome: nei casi di totale perdita di nessi si parla di psicosi o schizofrenia.
Nel caso di nevrosi , credo sia il problema che tu ti poni, Jung sostiene:" è estemamente difficile decidere se si tratti di una debolezza primaria della coscienza e della corrispondente dissociabilità della coscienza, oppure della forza primaria dell'inconscio. Nel corso degli anni la distanza tra l'inconscio e il conscio aumenta, e suscita un conflitto prima latente. Ma quando è necessario un particolre sforzo di adattamento e la coscienza deve ricorrere alle sue forze istintive inconsce, il conflitto diviene manifesto e si manifesta con questi contenuti incomprensibili" .
Per Bleuer, maestro di Jung, la dissociazione non è solo un dato dell'osservazione, ma un'ipotesi del funzionamento mentale, il cui disturbo primario è costituito da un allentamento delle assaciazioni che "perdono la loro coesione". Il disturbo secondario è invece il raggruppamento delle idee, in mancanza di rappresentazioni finalizzate, sotto il dominio di complessi affettivi:"il complesso ideativo carico d'affetto,( di desiderio), si separa; le associazioni adeguate perdono la loro transitabilità e si giunge ad una indipendenza sempre più grande delle funzioni della psiche"(fino alla shizofrenia).
Il quesito che hai posto è molto interessante :approved:e merita una risposta più articolata rispetto a quella che posso fornirti io che non sono un'esperta, e che mi sono limitata a consultare :libro: le garzantine, di U. Galimberti.
Per restare in tema col thread è chiaro che un percorso terapeutico dovrebbe servire a sanare questi gap e dunque ridurre tali disturbi del comportamento.
Tanti ciao:ciao::ciao::ciao: