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Riferimento: counseling filosofico
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gieko
Concludo dicendo che un bisogno di "senso" di cui parli forse ha più a che fare con la struttura che il paziente porta, che non con contenuti - filosofici o non, poco importa - che vengono presupposti dal consulente.
Un saluto
Caro gieko...per cortesia!Capisco che è difficile nella vita non avere un credo o una fede che sostenga le nostre inferenze sul mondo e che ci piace molto sentirci 'scolastici' in qualche modo, ma non vorrai per caso dire che 'la ricerca di senso' e quindi tutta la tradizione filosofica continentale è 'una struttura da redimere'? Perchè se è così questo è veramente un buon esempio di riduzionismo (se ne parlava sopra) al quale la psicologia (e la psicoanalisi) tristemente si abbandona quando, proponendosi come unica risposta, non fa che aumentare l'esigenza di un 'domandare' diverso e di risposte propriamente umane che solo chi non ha paura di pensare può proporre...Il 'senso' non è un 'concetto' ma più che altro una 'cifra' non circoscrivibile in nessun discorso scientifico: ci sono cose che ogni uomo è tenuto a chiedersi perchè è la 'struttura dell'esistenza' e non 'della personalità' (che viene dopo) che pro-'voca' l'uomo e lo spinge verso quei baratri al limitare dei quali è reperibile, forse, un senso. In tal guisa io sostengo che la filosofia è un 'disancoraggio': capisco che le 'scogliere' e i 'porti' sono luoghi più sicuri ma a questo punto è nevrotico chi rimane a rimuginare su se stesso (la psicoanalisi) nella sicurezza che un posticino d'onore il quel porto famoso c'è o chi si avventura cercando, con umiltà, un altro punto d'appoggio nel mondo, per una visuale più ampia?
Saluti,
Luigi
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Riferimento: counseling filosofico
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ghost attack
oddio, lo psicologo non è uno psicodiagnosta che "appiccica etichette", che interviene sulle patologie, che vuole "raddrizzare" le persone e riportarle alla "normalità", dove avete appreso questa concezione?
L'ho appresa attraverso letture personali, studi universitari, esperienze personali.
E' aberrante. Anzi, lo psicologo non fa affatto interventi ortopedico-riparativi (cit. Carli), gli obiettivi dei suoi interventi sono più ampi,
Mah. Mi sembrano giri di parole.
includono anche la promozione del benesse
Qui iniziamo ad esserci. Che cos'è mai questo benessere? Lo psicologo crea un concetto di benessere "ad personam"? O è solamente una diminuzione della sofferenza, e allora torniamo al discorso terapeutico e (come tu lo hai chiamato) "ortopedico-riparativo", che mi sembra volessi rifiutare?
Cosa diamine è questo benessere di cui si parla così tanto agevolmente? La psicologia clinica mi fornisce una risposta? Sa cosa bisogna fare per ben-essere?
non si limitano alla cura del malessere. Ma perché in tutte le scuole di counseling, coaching e altre amenità, gira questa fandonia?
Io non ho MAI frequentato alcuna scuola nè corso che abbia a che fare con quanto tu abbia citato. La fandonia che gira la si cerchi dunque altrove.
Anche la psicologia si "muove su un piano non riduzionista",
Qualora lo facesse, e arrivasse ad abolire completamente ogni dualismo (terapeuta/paziente, salute/malattia ecc.), perderebbe completamente ogni statuto scientifico e non sarebbe più accademicamente credibile, almeno più di quanto lo siano le stregonerie dei popoli non occidentalizzati considerati ad esempio da Levi-Strauss. Con Lacan arriviamo pericolosamente vicini a questo, cosa di cui non posso che felicitarmi.
come dite voi. Lo psicologo non è come quello delle barzellette o dei film americani
Non so a chi fosse indirizzato il "voi". Comunque non saprei, in effetti qualche somiglianza comincio a trovarcela.
In ogni caso ciò che può fare la pratica filosofica è secondo me (ad esempio) il diffondere politicamente (cioè tra la gente) la rifelssione sul significato (o il non significato) della morte e della sofferenza in quanto eventi ineluttabili della vita. Provare a pensare alla morte e al dolore come eventi necessari e costitutivi della vita umana, davanti a cui non c'è via di fuga. Ci può essere solo una lucida accettazione. Non ci sono modelli da seguire, o mode da inventare. Qualcuno ha paragonato il ruolo della pratica filosofica alla rinascita civile del pensare tragico ( che si fonda sull'accettazione delle contraddizioni e del dolore senza scuse, idoli o posticipazioni) in contrasto con l'escatologia delle promesse e della salute (non oggi, forse domani, dopodomani sicuramente) della vita dopo la morte, della salvezza che caratterizzano il tronco giudaico della storia europea e sul cui piano metafisico si innesterebbe senza neanche troppi rivestimenti la psicoanalisi.
Io mi astengo dal giudizio, cerco solo di mettere alcuni puntini sulle "i".
ciao
Sottoscrivo in pieno!
Saluti,
Luigi
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luigi '84
Caro gieko...per cortesia!Capisco che è difficile nella vita non avere un credo o una fede che sostenga le nostre inferenze sul mondo e che ci piace molto sentirci 'scolastici' in qualche modo, ma non vorrai per caso dire che 'la ricerca di senso' e quindi tutta la tradizione filosofica continentale è 'una struttura da redimere'?
Ma quando mai avrei affermato questo... Dico solo che non credo che all'analista spetti la ricerca del senso filosofico. E' questione di pertinenza dei filosofi che hanno gli strumenti per occuparsene, mentre gli psicoanalisti si occupano di clinica, cercando peraltro di lasciare che sia il paziente a trovare il proprio "senso".
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Originalmente inviato da
luigi '84
Perchè se è così questo è veramente un buon esempio di riduzionismo (se ne parlava sopra) al quale la psicologia (e la psicoanalisi) tristemente si abbandona quando, proponendosi come unica risposta, non fa che aumentare l'esigenza di un 'domandare' diverso e di risposte propriamente umane che solo chi non ha paura di pensare può proporre...
Non credo che la psicoanalisi sia l'unica risposta, ma credo che, in quanto disciplina clinica, possieda gli strimenti teorici e tecnici per poter cogliere la domanda di cui si diceva e trattarla.
Sottolineavo che la richiesta di cura, il rivolgersi ad un professionista, sottende un disagio e che quindi sia necessario avere una preparazione in tal senso... Essendo che la discussione è relativa al counseling filosofico sembra legittimo porsi nell'ottica della domanda di cura, a meno che non si mantenga un modello medico che dicotomizza sanità e malattia. Di qui la questione della tenuta epistemica di cui sopra (a cui sarei comunque curioso di conoscere la tua risposta).
Per inciso: credo che chi non ha disagi ed è interessato alla filosofia si iscriverà alla suddetta facoltà, studierà i testi necessari, etc. Non vedo perchè dovrebbe rivolgersi ad un consulente filosofico.
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luigi '84
Il 'senso' non è un 'concetto' ma più che altro una 'cifra' non circoscrivibile in nessun discorso scientifico: ci sono cose che ogni uomo è tenuto a chiedersi perchè è la 'struttura dell'esistenza' e non 'della personalità' (che viene dopo) che pro-'voca' l'uomo e lo spinge verso quei baratri al limitare dei quali è reperibile, forse, un senso.
Sarei curioso di sapere come porti nella clinica l'indagine sul senso della "struttura dell'esistenza" senza rischiare di imporre ciò che ne è la tua visione...
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luigi '84
In tal guisa io sostengo che la filosofia è un 'disancoraggio': capisco che le 'scogliere' e i 'porti' sono luoghi più sicuri ma a questo punto è nevrotico chi rimane a rimuginare su se stesso (la psicoanalisi) nella sicurezza che un posticino d'onore il quel porto famoso c'è o chi si avventura cercando, con umiltà, un altro punto d'appoggio nel mondo, per una visuale più ampia?
Non insisto, ma mi sembra che i porti sicuri siano le concezioni generali, mentre la complessità della clinica, dell'incontro col paziente e la sua soggettività è l'immergersi in un mare sconosciuto. Ritengo più umile essere rispettosi dell'autonomia del paziente che ci chiede di lavorare con lui su ciò che è la propria struttura per far sì che possa crearsi la propria esistenza.
Un saluto
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gieko
Ma quando mai avrei affermato questo... Dico solo che non credo che all'analista spetti la ricerca del senso filosofico. E' questione di pertinenza dei filosofi che hanno gli strumenti per occuparsene, mentre gli psicoanalisti si occupano di clinica, cercando peraltro di lasciare che sia il paziente a trovare il proprio "senso".
Non credo che la psicoanalisi sia l'unica risposta, ma credo che, in quanto disciplina clinica, possieda gli strimenti teorici e tecnici per poter cogliere la domanda di cui si diceva e trattarla.
Sottolineavo che la richiesta di cura, il rivolgersi ad un professionista, sottende un disagio e che quindi sia necessario avere una preparazione in tal senso... Essendo che la discussione è relativa al counseling filosofico sembra legittimo porsi nell'ottica della domanda di cura, a meno che non si mantenga un modello medico che dicotomizza sanità e malattia. Di qui la questione della tenuta epistemica di cui sopra (a cui sarei comunque curioso di conoscere la tua risposta).
Per inciso: credo che chi non ha disagi ed è interessato alla filosofia si iscriverà alla suddetta facoltà, studierà i testi necessari, etc. Non vedo perchè dovrebbe rivolgersi ad un consulente filosofico.
Sarei curioso di sapere come porti nella clinica l'indagine sul senso della "struttura dell'esistenza" senza rischiare di imporre ciò che ne è la tua visione...
Non insisto, ma mi sembra che i porti sicuri siano le concezioni generali, mentre la complessità della clinica, dell'incontro col paziente e la sua soggettività è l'immergersi in un mare sconosciuto. Ritengo più umile essere rispettosi dell'autonomia del paziente che ci chiede di lavorare con lui su ciò che è la propria struttura per far sì che possa crearsi la propria esistenza.
Un saluto
Sembrerebbe strano visto che starei ribattendo ad una risposta...ma concordo con tutto ciò che dici senza stare lì a crogiolarsi sulle sfumature (pur importanti) del linguaggio. Ma forse è proprio questo il punto: ciò che hai delineato (al di là se può interessare o meno) è una 'ermeneutica dell'incontro' della quale (vedi Ricoer) la psicoanalisi può farsi portavoce se decide di non chiudersi nei costrutti teorici come fa l'Io nevrotico quando si arrocca in quella unilateralità che disegna i confini della sua malattia.
Saluti,
Luigi
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Riferimento: counseling filosofico
Caro luigi, dalla poca esperienza clinica che ho traggo la considerazione che è più funzionale all'arroccarsi sulla nevrosi o, preferirei dire, che è maggiormente collusivo, lavorare con grandi costruzioni teoriche (come, con tutto il rispetto, mi sembra essere una concettualizzazione tipo "struttura dell'esistenza"...). Molto più difficoltoso risulta invece incontrare il paziente per quello che è e ritiene di essere, al di fuori di tecnicismi o considerazioni teoriche, che, seppure necessarie, vanno sempre tenute sullo sfondo ed illuminate dal singolo caso. Bion, per fare un esempio, diceva che solo quando era stanco si scopriva a fare interpretazioni freudiane o kleiniane... Come dire che si appoggiava ad un sapere già scritto, e non a ciò che emergeva tra lui ed il paziente.
Per tornare al tema del thread, mi chiedo quindi che fondamento epistemico possano avere interventi di consulenza filosofica, quando, a mio parere, è questione di accogliere, ove possibile, la domanda di cura del paziente (il che necessita, come dicevo, di una preparazione clinica), e non di "condurre lo spaesato cittadino contemporaneo per il cimitero di valori che è il nostro mondo". E qui credo che non sia una questione di lana caprina sottolineare la valenza semantica di queste parole...
Un saluto
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Riferimento: counseling filosofico
Mi intrometto fornendo un punto di vista che presuppongo più terra terra.
Parto dall'idea che la filosofia sia parte integrante della storia psicologica e che una quantità impressionante di concetti e strmenti concettuali si sia evoluta proprio a partire da retroterra culturali molto influenzati dalla filosofia dell'epoca. Psicoanalisi, gestalt, più in generale l'idea per cui la "patologia" sia divenuta parte integrante dell'uomo e non più un disturbo da risolvere, estirpare o guarire, e mi fermo qui. Per cui una delle sfide proprie della psicologia è si quella di divenire una "scienza" secondo i canoni attuali ma anche quella di riscoprire la sua storia filosofica di cui è figlia legittima. Anche se spesso non proprio riconosciuto.
Penso però che bisogna chiedersi chi si dovrebbe sedere davanti ad una persona che va in uno studio da un "professionista" chiedendo una mano, neanche aiuto, per un problema con la figlia, oppure perchè si è separato dalla convivente, oppure perchè la mattina la sola idea di andare al lavoro lo fa star male (esscludendo di proposito le etichettature nosografiche). Il filosofo o lo psicologo?
Se poi si dice che la psicologia diversa da ciò che dovrebbe essere sono pienamente d'accordo, ma credo che anche il filosofo che mette su lo studio per ricevere "persone" o "pazienti" o "clienti" sia diverso da ciò che dovrebbe essere.
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Qualora lo facesse, e arrivasse ad abolire completamente ogni dualismo (terapeuta/paziente, salute/malattia ecc.), perderebbe completamente ogni statuto scientifico e non sarebbe più accademicamente credibile, almeno più di quanto lo siano le stregonerie dei popoli non occidentalizzati considerati ad esempio da Levi-Strauss. Con Lacan arriviamo pericolosamente vicini a questo, cosa di cui non posso che felicitarmi.
Su questo punto ho qualche perplessità, nel senso che non riesco a capire bene cosa intendi, se puoi dirci qualche parola in più...
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Trascrivo queste righe da M.Borch-Jacobsen, Lacan, il maestro assoluto, Einaudi:
"Il fatto è che, nel frattempo, l'analista è stato trasformato in uno sciamano consapevole di esserlo, ossia; per come vede le cose Lévi-Strauss, in un assai distinto matematico-linguista-topologo. L'analisi è una frode? Ma sicuro, risponde sereno Lacan - soltanto che essa mostra anche la verità di questa frode, che è per l'appunto la verità, puramente simbolica, del soggetto, e cioè la verità che possiede una "struttura di finzione" (...) "...E' solo con formule magiche di questo tipo che l'analista ha di continuo a che fare ed è solo l'analista che, credendo nella magia delle parole, può riconoscerne la verità, reintegrandole così in un super-sistema magico-simbolico, ricreato e finto a quest'unico fine. "
Non so se ho citato i passi in maniera chiara, magari posterò anche qualcos'altro.
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Riferimento: counseling filosofico
Tutto sommato, in una parola sola, questo stesso concetto, era stato gia' formulato dallo stesso Freud, che dall'inizio alla fine dei suoi giorni, si dibatte' nella silenziosa (si trova in biografie e bibliografie non ufficiali) convinzione che tutta la psicoanalisi, alla fin fine, non fosse che una forma di raffinata suggestione dietro tutti i concetti tecnici che la sostenevano ed epistemologici, da lui stesso formulati, una suggestione quindi con metodi e parole proprie.
Mi sembra che i due concetti, in qualche modo, rispetto alla psicoanalisi, siano avvicinabili, seppure Freud, uso' termine piu' semplice e sintetico rispetto alla magia ed allo sciamano di tradizione antropologica, strutturalista, come quella di Levi-Strauss, in questo caso ed al riferimento a Lacan ed ai suoi concetti di struttura linguistica dell'uomo.
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Originalmente inviato da
*-ras-*
Consulenza filosofica - Wikipedia
ieri sera durante una puntata di Tatami (pensa te cosa si scopre guardando la tv a mezzanotte) si parlava di depressione.
A parte un professionista (non so se psicologo o psichiatra) che diceva cose sensate, c'erano vari opinionisti e dicevano le solite cose: che ci si ammala perché ci si vuole ammalare, bisogna essere forti, bisogna voler guarire, bisogna "ascoltarsi dentro", è colpa del paziente se si ammala, ecc...
Poi verso la fine della discussione: c'era un tale che si definiva "
consulente filosofico".
Al che mi sono detto: sarà una nuova frontiera della filosofia, visto che loro fanno ancor più fatica di noi a trovare lavoro, si sono inventati sta cosa nuova. Elogio la creatività.
Ma oggi, cercando su google, ho scoperto che è proprio una
professione vera e propria e si chiama "counseling filosofico".
Mi chiedo: secondo voi è corretta sta cosa? se uno ha un problema, una psicopatologia (tipo una depressione, ma non solo) è giusto prenderlo in giro così?
Ho seguito la discussione e vorrei intervenire, riallacciandomi all’apertura di Ras.
- Il consulente filosofico utilizza, secondo le definizioni che sono riuscito a trovare- strumenti psicologici; entra quindi nel merito della psicopatologia comunque la si voglia vedere ( con metodi nosografici o con metodi che si riferiscono alle diverse teorie della personalità
- Il consulente filosofico, esercita sì una professione, ma è una professione non regolamentata e quindi non sottoposta ad alcun controllo (chiunque può fare il consulente filosofico).
Allora, non disconoscendo che la psicologia ha radici filosofiche – che, ritengo non si siano perse, vorrei dire che la psicoterapia, non è la psicologia ma una applicazione della stessa ( infatti esiste lo psicologo e lo psicoterapeuta) e che il trattamento di situazioni psicopatologiche è, per una legge della stato, delegata a precise figure professionali, fra le quali non risulta il consulente filosofico.
Mi trovo d’accordo con Ras, concludendo, che è una presa in giro e, andrei oltre una situazione che sta al limite dell’abuso di professione.
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Riferimento: counseling filosofico
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Riferimento: counseling filosofico
Citazione:
Originalmente inviato da
massimomassimo
Mi intrometto fornendo un punto di vista che presuppongo più terra terra.
Parto dall'idea che la filosofia sia parte integrante della storia psicologica e che una quantità impressionante di concetti e strmenti concettuali si sia evoluta proprio a partire da retroterra culturali molto influenzati dalla filosofia dell'epoca. Psicoanalisi, gestalt, più in generale l'idea per cui la "patologia" sia divenuta parte integrante dell'uomo e non più un disturbo da risolvere, estirpare o guarire, e mi fermo qui. Per cui una delle sfide proprie della psicologia è si quella di divenire una "scienza" secondo i canoni attuali ma anche quella di riscoprire la sua storia filosofica di cui è figlia legittima. Anche se spesso non proprio riconosciuto.
Penso però che bisogna chiedersi chi si dovrebbe sedere davanti ad una persona che va in uno studio da un "professionista" chiedendo una mano, neanche aiuto, per un problema con la figlia, oppure perchè si è separato dalla convivente, oppure perchè la mattina la sola idea di andare al lavoro lo fa star male (esscludendo di proposito le etichettature nosografiche). Il filosofo o lo psicologo? Se poi si dice che la psicologia diversa da ciò che dovrebbe essere sono pienamente d'accordo, ma credo che anche il filosofo che mette su lo studio per ricevere "persone" o "pazienti" o "clienti" sia diverso da ciò che dovrebbe essere.
Penso certamente un Psicologo, o meglio, uno Psicoterapeuta che dovrebbero avere gli strumenti per capire quale risonanza psicopatologica può avere avuto il problema per cui una persona chiede "una mano".
La psicologia ha indubbie radici filosofiche, ma non é filosofia. Ha dei debiti con ( certa) filosofia; indubbiamente é, però, una disciplina diversa.
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Riferimento: counseling filosofico
Citazione:
Originalmente inviato da
massimomassimo
Parto dall'idea che la filosofia sia parte integrante della storia psicologica e che una quantità impressionante di concetti e strmenti concettuali si sia evoluta proprio a partire da retroterra culturali molto influenzati dalla filosofia dell'epoca.
allora potemmo dire che la psicologia è influenzata (oltre che dalla filosofia dell'epoca) anche dalla chimica, dalla fisica, dalla matematica e dalla cibernetica dell'epoca: Jung paragonava la relazione a una reazione chimica, Einstein e la fisica hanno influenzato la psicologia con il concetto di campo, la cibernetica ha portato il concetto di HIP nel cognitivismo, la matematica (credo) il concetto di sistema.
Allora se uno vuole "una mano" per risolvere un problema può andare da un matematico, un fisico, un informatico, un chimico?Dire che un paziente va da un professionista "chiedendo una mano, neanche aiuto, per un problema", mi sembra inoltre una pericolosa minimizzazione.
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Riferimento: counseling filosofico
Originalmnente inviato da massimomassimo
[I]parto dall'idea che la filosofia sia parte integrante della storia psicologica e che una quantita' impressionante di concetti e strmenti concettuali si sia evoluta proprio a partire da retroterra culturali molto influenzati dalla filosofia dell'epoca.
ras:"allora potremmo dire che la psicologia è influenzata (oltre che dalla filosofia).........e dalla cibernetica dell'epoca:.."
Dato che hai fatto un bel quadro, ras, volevo aggiungere che la cibernetica,è stata utilizzata anche per la
comunicazione umana, inizialmente da Bowlby, anche se cio' viene spesso oscurato, per i sistemi di feedback che si costituiscono con la costruzione dei MOI tra madre-bambino, alla base di capacita' emozionali-cognitive e metacognitive, e poi, successivamente da altre correnti psicologiche come quella della Scuola di Palo Alto, che ha costruito sulla base della cibernetica, i 5 assiomi della comunicazione umana (vedi "Pragmatica della Comunicazione umana").
Oltre che dai settori da te citati.
Quindi se consideriamo la complessita' gia' di solo qs concetto, cui è debitrice la psicologia, ad es., evolutiva e la comprensione e costruzione di sistemi comunicativi ( MOI e poi, dopo, ASSIOMI) e cognitivi, credo che tu abbia ragione nel considerare riduttivo evidenziare il debito o almeno "solo" il debito che la psicologia, ha con la filosofia; soprattutto, nel sostenere che esiste una confusione tra chi puo' adeguatamente possedendo degli strumenti idonei, aiutare on dare una mano ad una persona in crisi "che chiede un aiuto".:approved:
Ciao:ciao:
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Originalmente inviato da
RosadiMaggio
Dato che hai fatto un bel quadro, ras, volevo aggiungere che la cibernetica,, è stata utilizzata anche per la comunicazione umana, inizialmente da Bowlby, anche se cio' viene spesso oscurato, per i sistemi di feedback che si costituiscono con la costruzione dei MOI tra madre-bambino, alla base di capacita' emozionali-cognitive e metacognitive, e poi, successivamente da altre correnti psicologiche come quella della Scuola di Palo Alto, che ha costruito sulla base della cibernetica, i 5 assiomi della comunicazione umana (vedi "Pragmatica della Comunicazione umana").
Oltre che dai settori da te citati.
Quindi se consideriamo la complessita' gia' di solo qs concetto, cui è debitrice la psicologia, ad es., evolutiva e la comprensione e costruzione di sistemi comunicativi ( MOI e poi, dopo, ASSIOMI) e cognitivi, credo che tu abbia ragione nel considerare riduttivo evidenziare il debito o almeno "solo" il debito che la psicologia, ha con la filosofia; soprattutto, nel sostenere che esiste una confusione tra chi puo' adeguatamente possedendo degli strumenti idonei, aiutare on dare una mano ad una persona in crisi "che chiede un aiuto".:approved:
Ciao:ciao:
Mi sembrava che la discussione vertesse su due precise figure professionali.
Non mi sono certo prreoccupato di matematica, cibernetica o altro.
Oltre a questo, credo che tutte le discipline abbiano alla base una filosofia della scienza.
Distinguere chiaramente lo psicoterapeuta dal consulente filosofico, pur riconoscendo che la Psicologia e la psicoterapia ne discendono, non mi sembra propriamente riduttivo.
Ciao
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Riferimento: counseling filosofico
In realta', il concetto sostenuto sia da ras che da me, era esattamente l'opposto, cioè che puo' risultare riduttivo non distinguere tra consulente filosofico e psicologo e psicoterapeuta, poichè diversi gli strumenti posseduti da appartenenti alle due differenti categorie professionali, per aiutare una persona che chiede aiuto o una mano; e che pur giusto riconoscendo il debito che la psicologia ha nei confronti della filosofia, sia ras che io, che ho commentato il suo post di risposta a massimomassimo, abbiamo ritenuto che esiste attualmente una "confusione" anche tra gli stessi psicologi a volte, oltre che tra le persone che tale aiuto, magari chiedono.
Da queste considerazioni di "debito verso..", sono partite quelle nei confronti di altre discipline "verso cui... ".
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Originalmente inviato da
RosadiMaggio
In realta', il concetto sostenuto sia da ras che da me, era esattamente l'opposto, cioè che puo' risultare riduttivo non distinguere tra consulente filosofico e psicologo e psicoterapeuta, poichè diversi gli strumenti posseduti da appartenenti alle due differenti categorie professionali, per aiutare una persona che chiede aiuto o una mano; e che pur giusto riconoscendo il debito che la psicologia ha nei confronti della filosofia, sia ras che io, che ho commentato il suo post di risposta a massimomassimo, abbiamo ritenuto che esiste attualmente una "confusione" anche tra gli stessi psicologi a volte, oltre che tra le persone che tale aiuto, magari chiedono.
Da queste considerazioni di "debito verso..", sono partite quelle nei confronti di altre discipline "verso cui... ".
Spero che gli psicologi non siano così sprovveduti.
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Molti, purtroppo, sembrerebbero ancora, anche con esperienza nel campo, piu' che sprovveduti; del resto vedo che non hai ben compreso nè il post precedente, nè quello da cui esprimi la tua speranza che era in delucidazione, alla tua precedente non comprensione del discorso fatto da ras e da me in linea generale; dal momento che poco sopra, avevi espresso un concetto in cui richiamavi all'attenzione su cosa ti sembrasse vertesse il discorso circa la distinzione tra le "due figure professionali, circa il consulente filosofico e lo psicologo-psicoterapeuta, cosa che nel discorso sia di ras che nel mio, era gia' ben evidente, (come nel mio di risposta a lui).
Cmq, speriamo come gia' in precedenza evidenziato soprattutto da ras, da me e poi, qui da te, che gli psicologi, non siano o almeno non siano tutti cosi' cosi' sprovveduti.
Una speranza in piu' in tal senso, quale quella espressa da te, non puo' che fare bene.
Ciao
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Originalmente inviato da
RosadiMaggio
Molti, purtroppo, sembrerebbero ancora, anche con esperienza nel campo, piu' che sprovveduti; del resto vedo che non hai ben compreso nè il post precedente, nè quello da cui esprimi la tua speranza che era in delucidazione, alla tua precedente non comprensione del discorso fatto da ras e da me in linea generale; dal momento che poco sopra, avevi espresso un concetto in cui richiamavi all'attenzione su cosa ti sembrasse vertesse il discorso circa la distinzione tra le "due figure professionali, circa il consulente filosofico e lo psicologo-psicoterapeuta, cosa che nel discorso sia di ras che nel mio, era gia' ben evidente, (come nel mio di risposta a lui).
Cmq, speriamo come gia' in precedenza evidenziato soprattutto da ras, da me e poi, qui da te, che gli psicologi, non siano o almeno non siano tutti cosi' cosi' sprovveduti.
Una speranza in piu' in tal senso, quale quella espressa da te, non puo' che fare bene.
Ciao
Forse sono rallentato dagli antipiretici, quindi mi scuso, ma non riesco proprio a comprendere il senso di questa frase.
Ciao.
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Forse.____________________________________________ _____________________________
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Originalmente inviato da
RosadiMaggio
Molti, purtroppo, sembrerebbero ancora, anche con esperienza nel campo, piu' che sprovveduti; del resto vedo che non hai ben compreso nè il post precedente, nè quello da cui esprimi la tua speranza che era in delucidazione, alla tua precedente non comprensione del discorso fatto da ras e da me in linea generale; dal momento che poco sopra, avevi espresso un concetto in cui richiamavi all'attenzione su cosa ti sembrasse vertesse il discorso circa la distinzione tra le "due figure professionali, circa il consulente filosofico e lo psicologo-psicoterapeuta, cosa che nel discorso sia di ras che nel mio, era gia' ben evidente, (come nel mio di risposta a lui).
Cmq, speriamo come gia' in precedenza evidenziato soprattutto da ras, da me e poi, qui da te, che gli psicologi, non siano o almeno non siano tutti cosi' cosi' sprovveduti.
Una speranza in piu' in tal senso, quale quella espressa da te, non puo' che fare bene.
Ciao
Nonostante gli sforzi, perdonami, ma continuo a non comprendere il significato di questa frase.
Visto che accetti ma mia lentezza di comprensione, saresti così gentile da spiegarti in modo che anche uno lentto possa capire?
Grazie.
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Originalmente inviato da
gianli86
Nonostante gli sforzi, perdonami, ma continuo a non comprendere il significato di questa frase.
Visto che accetti ma mia lentezza di comprensione, saresti così gentile da spiegarti in modo che anche uno lentto possa capire?
Grazie.
Viste le tue difficolta', scusami, non mi sembra davvero essenziale che tu capisca questo specifico post,o faccia ulteriori sforzi, nè che li faccia io, dato che a mia volta, non mi sembra davvero essenziale per te; ho il massimo rispetto per le tue difficolta' di comprensione, credimi, quindi non vorrei creartene di ulteriori, nel caso poi non dovessi capire neppure quello nè di fare io qs gioco. Auguri di pronta ripresa, soprattutto per i thread che ti interessano realmente.
Ciao
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Originalmente inviato da
RosadiMaggio
Viste le tue difficolta', scusami, non mi sembra davvero essenziale che tu capisca questo specifico post,o faccia ulteriori sforzi, nè che li faccia io, dato che a mia volta, non mi sembra davvero essenziale per te; ho il massimo rispetto per le tue difficolta' di comprensione, credimi, quindi non vorrei creartene di ulteriori, nel caso poi non dovessi capire neppure quello nè di fare io qs gioco. Auguri di pronta ripresa, soprattutto per i thread che ti interessano realmente.
Ciao
Speravo che a tutti fosse permesso di scrivere, anche se studenti un pò lenti.
Tu sei studente, professionista, amatore?
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Originalmente inviato da
gianli86
Forse sono rallentato dagli antipiretici, quindi mi scuso, ma non riesco proprio a comprendere il senso di questa frase.
Ciao.
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Originalmente inviato da
gianli86
Nonostante gli sforzi, perdonami, ma continuo a non comprendere il significato di questa frase.
Visto che accetti ma mia lentezza di comprensione, saresti così gentile da spiegarti in modo che anche uno lentto possa capire?
Grazie.
ciao Gianli86, non è essenziale che RosadiMaggio chiarisca ulteriormente idee che ha già espresso se non ne ha voglia, più che mai quando il suo intervento nasce in risposta alla questione di un altro utente.
Citazione:
Originalmente inviato da
gianli86
Speravo che a tutti fosse permesso di scrivere, anche se studenti un pò lenti.
Tu sei studente, professionista, amatore?
E' permesso a tutti scrivere, è permesso a nessuno perseverare con le medesime richieste. Inoltre, domandare della vita privata di un utente all'interno di una discussione sul counseling filosofico è decisamente O.T.
Buon cambio di continuazione :)
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Originalmente inviato da
Accadueo
ciao Gianli86, non è essenziale che RosadiMaggio chiarisca ulteriormente idee che ha già espresso se non ne ha voglia, più che mai quando il suo intervento nasce in risposta alla questione di un altro utente.
E' permesso a tutti scrivere, è permesso a nessuno perseverare con le medesime richieste. Inoltre, domandare della vita privata di un utente all'interno di una discussione sul counseling filosofico è decisamente O.T.
Buon cambio di continuazione :)
Mi permetto di esprimere la mia opinione, anche se assolutamente inesperto.
Non mi sembra sconveniente chiedere, anche più volte, qualcosa che non si comprende. Lo stesso non ravviso un’invasione della vita privata chiedere se uno è studente o altro (è una domanda).
Mi scuso con chi cito per la mia inesperienza.
Buongiorno.
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Riferimento: counseling filosofico
Citazione:
Originalmente inviato da
iacopi_papo
Mi permetto di esprimere la mia opinione, anche se assolutamente inesperto.
Non mi sembra sconveniente chiedere, anche più volte, qualcosa che non si comprende.
Ciao Iacopi_papo, è sconveniente nel momento in cui l'interlocutore risponde chiaramente che non è disposto a dire oltre.
Comportamenti di questo tipo generano: 1) blocco della discussione; 2) fastidi per i lettori e per chi ha intenzione di scrivere.
Citazione:
Lo stesso non ravviso un’invasione della vita privata chiedere se uno è studente o altro (è una domanda).
Mi scuso con chi cito per la mia inesperienza.
Buongiorno
ci sono altri contesti più adatti per domandare della vita privata delle persone. Per il resto se hai o avete altro da aggiungere in risposta a questo tema, mandatemi un pm (private message).
ciaociao :)
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Riferimento: counseling filosofico
All’Utente “ACCADUE”
Prendendo atto che ad un mio associato è stata attribuita una azione di disturbo alla prosecuzione della discussione e di barriera per altri utenti desiderosi di scrivere, mi permetto di citare il Post, a partire dal quale è stato creato il disturbo.
Nell’augurio che Lei non fraintenda questa mia e La accolga come intento di non creare ulteriori disagi, La saluto cordialmente.
Citazione:
Originalmente inviato da
RosadiMaggio
Molti, purtroppo, sembrerebbero ancora, anche con esperienza nel campo, piu' che sprovveduti; del resto vedo che non hai ben compreso nè il post precedente, nè quello da cui esprimi la tua speranza che era in delucidazione, alla tua precedente non comprensione del discorso fatto da ras e da me in linea generale; dal momento che poco sopra, avevi espresso un concetto in cui richiamavi all'attenzione su cosa ti sembrasse vertesse il discorso circa la distinzione tra le "due figure professionali, circa il consulente filosofico e lo psicologo-psicoterapeuta, cosa che nel discorso sia di ras che nel mio, era gia' ben evidente, (come nel mio di risposta a lui).
Cmq, speriamo come gia' in precedenza evidenziato soprattutto da ras, da me e poi, qui da te, che gli psicologi, non siano o almeno non siano tutti cosi' cosi' sprovveduti.
Una speranza in piu' in tal senso, quale quella espressa da te, non puo' che fare bene.
Ciao
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Riferimento: counseling filosofico
Ho letto le prime tre pagine di questo argomento...
Sono laureato in filosofia e' ho seguito alcune conferenze, incontri, dibattiti sull'argomento.
Ho letto i maggiori autori italiani e stranieri che hanno fondato e ora discutono su questa funzione filosofica e mi sono fatto un mio modesto parere che metto in pratica ogni giorno, nei miei ambiti d'influenza.
Partendo dalla premessa che ogni intervento umano e' finalizzato a contribuire al benessere o al malessere sociale con i mezzi che possiede, il consulente filosofico non fa altro che fare cio' che facevano tutti i grandi e piccoli filosofi del passato: aiutano, stimolano, e conducono una riflessione personale o di gruppo [ironia e maieutica].
Non si puo' dunque limitare l'intervento ad un settore, categoria o frazione della societa', perche' l'intervento del filosofo non e' espresso con lezioni magistrali, ma con spunti di riflessione .
Non puo' essere un prete, come suggerito da qualcuno, perche' non propone verita' dottrinali, e non puo' essere un medico, perche' non e' suo compito distribuire farmaci del prontuario terapeutico medico o operare tessuti viventi.
Non e' uno psicologo iscritto all'albo, e neppure uno psichiatra o un neurologo.
Il suo intevento verte sul pensiero, e come tale non puo' essere un pensiero fortemente disturbato, ma vigile e curioso, in attesa di trovare risposte alle sue domande.
Cosa che farebbe da solo se ne avesse le capacita', ma che a volte deve essere aiutato a defluire in modo logico e coerente, secondo un indirizzo il piu' personalizzato possibile.
Quindi il filosofo consultato non fornisce risposte, ma metodi interpretativi, e non fornisce soluzioni dottrinali, ma ipotesi di lavoro.
L'obiettivo di un intervento viene discusso insieme e ne viene contrattato il tempo, le modalita', gli obiettivi plausibili ed ipotetici.
A scadenze si rivedono gli accordi e si stabiliscono nuove priorita' in base ai bisogni espressi.
Attualmente non vedo una chiara collocazione istituzionale del filosofo, se non nell'insegnamento e nella politica.
Vedo invece bene la sua collocazione nella societa, sopratutto in quegli ambiti in cui la sofferenza sociale e' piu' evidente.
Nei centri sociali, nelle comunita' di recupero dei tossocodipendenti, nei gruppi alcolisti anonimi, nei dopolavoro e nei circoli sociali.
In tutti queli luoghi dove la strutturazione del tempo prevede una riflessione sui fini e sui mezzi adottati per affrontare la vita quotidiana.
L'intervento del filosofo e' percio un intervento clinico, cioe' al capezzale dell' essere, malato nell'anima, che chiede risposte alla sua sofferenza esistenziale.
Credo sia un ambito in cui si cimentano un po' tutti, ma con scarsi risultati[compresi quei filosofi che non hanno visto altro che l'universita'].
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Riferimento: counseling filosofico
ho letto con interesse il tuo post e credo di aver compreso le tue idee. non mi è chiaro però con quale ruolo un filosofo e la pratica filosofica si possono inserire in una comunità terapeutica per tossicodipendenti. se rivestendo un ruolo terapeutico (nelle varie forme in cui viene fornito nelle comunità) oppure come una sorta di supervisione. e se così fosse inche senso.
nella mia esperienza difficilmente in un luogo del genere si può fare a meno di considerazioni cliniche partendo dall'inquadramento iniziale delle persona, individuazione di un percorso riabilitativo, creazione di un progetto individualizzato, interventi terapeutici e via discorrendo fino alla fine del percorso. ti ringrazio
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Riferimento: counseling filosofico
Citazione:
Originalmente inviato da
oscarmoreno
Non puo' essere un prete, come suggerito da qualcuno, perche' non propone verita' dottrinali,
e non puo' essere un medico, perche' non e' suo compito distribuire farmaci del prontuario terapeutico medico o operare tessuti viventi.
Non e' uno psicologo iscritto all'albo,
e neppure uno psichiatra o un neurologo.
ok sui primi due punti. Però non ho capito (visto che non l'hai scritto) la differenza tra il consulente filosofico e le ultime 3 figure professionali.
Dopotutto "psichiatria" letteralmente significa "cura dell'anima". Perché dunque il consulente filosofico non è anche psichiatra?
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Riferimento: counseling filosofico
Citazione:
Originalmente inviato da
oscarmoreno
L'intervento del filosofo e' percio un intervento clinico, cioe' al capezzale dell' essere, malato nell'anima, che chiede risposte alla sua sofferenza esistenziale.
Scusa, ti volevo chiedere se secondo te, fare un intervento clinico richiede oppure no una specifica preparazione in psicopatologia?.
La sofferezenza esistenziale, a mio avviso, non si configura sempre con un disturbo e non richiede l'intervento clinico.
Mi viene questa domanda: il consulente filosofico, concretamente come interviene sulla persona?
Grazie.
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Riferimento: counseling filosofico
Citazione:
Originalmente inviato da
massimomassimo
ho letto con interesse il tuo post e credo di aver compreso le tue idee. non mi è chiaro però con quale ruolo un filosofo e la pratica filosofica si possono inserire in una comunità terapeutica per tossicodipendenti. se rivestendo un ruolo terapeutico (nelle varie forme in cui viene fornito nelle comunità) oppure come una sorta di supervisione. e se così fosse inche senso.
In un ruolo terapeutico. Se consideriamo che la parola possa essere un farmaco per chiarire nodi vitali e confusione esistenziale del soggetto.
Cosa che si puo' fare solo con il dialogo, e si rivolge a persone non im preda a crisi parossistiche o sotto l'effetto di droghe e farmaci, che ne annullano la capacita' ideativa e discorsiva.
qualcosa del genere la fanno gli psicologi stessi, gli educatori e qualche prete, nelle comunita' dove operano. Ma non hanno il bagaglio di possibilita' argomentative di un filosofo.
Citazione:
nella mia esperienza difficilmente in un luogo del genere si può fare a meno di considerazioni cliniche partendo dall'inquadramento iniziale delle persona, individuazione di un percorso riabilitativo, creazione di un progetto individualizzato, interventi terapeutici e via discorrendo fino alla fine del percorso. ti ringrazio
Sono d'accorso, se si parte dal presupposto che questa persona possa essere affetta da una serie di patologie organiche, come epatiti, SIDA, o altro.
Oppure di un disturbo della personalita' cosi disirganizzante, che si deve avvalere di mezzi contentivi chimici, o la somministrrazione di succedanei alle droghe usate.
Il progetto piu' importante di cui la maggiror parte di queste persone ha bisogno, e' un progetto di vita, che non puo' essere ridotto alla semplice casistica psicologica, dedotta dal Manuale Diagnostico Statistico.
Penso che la maggior parte dei tossicomani abbiano dei bisogni fondamentali:
L'individuazuine di una figura di riferimento affettiva e per certi versi carismatica [una funzione genitoriale], e un rapporto che sia caricato di affettivita' e non solo di tecnicismo.
Una figura di questo tipo la posso scorgere in un soggetto con preparazione filosofica, una struttura pchichica equilibrata, capacita' di interpretare le transazioni ed i messaggi ulteriori.
Ecco perche dico che non c'e' una figura tecnica precisa per questo genere di impegno, ma sopratutto una disposizione a soddisfare questo genere di richieste, che offra anche dei contenuti esistenziali, e non solo soluzioni tecniche o pacche sulle spalle.
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Riferimento: counseling filosofico
Citazione:
ras...
ok sui primi due punti. Però non ho capito (visto che non l'hai scritto) la differenza tra il consulente filosofico e le ultime 3 figure professionali.
Dopotutto "psichiatria" letteralmente significa "cura dell'anima". Perché dunque il consulente filosofico non è anche psichiatra?
La differenza fra queste tre figure professionali e il sonsulente filosofico...
Il neurologo e' un clinico sanitario organicista, che se non si impegna personalmente in un percorso di autopreparazione [come fece Freud a suo tempo], non ha gli strumenti per dedicarsi a temi esistenziali, di disagio non patologicamente rilevabile, ecc.
Lo psich-iatra e', nell'etimologia, un medico, cioe' una figura sanitaria, per cui privilegia l'intervento con mezzi strumentali, quali i farmaci neurotropici, ad altre soluzioni. Va da se che, senza una sua personale evoluzione in senso psicologico e umanistico, non e' una figura risolutiva per un malessere esistenziale.
Lo psicologo, almeno secondo il mio modesto parere, tende a soffrire di un complesso di inferiorita' nei confronti delle figure sanitarie, per cui cerca una compensazione alla sua frustrazione, nel tecnicismo scientifico e nella medicalizzazione del disagio psichico. Uno dei suoi crucci principali e' quello di non poter prescrivere nemmeno dieci goccie di valium.
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Riferimento: counseling filosofico
Citazione:
lucio...
Scusa, ti volevo chiedere se secondo te, fare un intervento clinico richiede oppure no una specifica preparazione in psicopatologia?.
La sofferezenza esistenziale, a mio avviso, non si configura sempre con un disturbo e non richiede l'intervento clinico.
Mi viene questa domanda: il consulente filosofico, concretamente come interviene sulla persona?
Grazie.
Dobbiamo stabilire cosa intendiamo per clinica.
Se la intediamo pedissequamente come la funzione di un medico laureato in medicina di fronte al capezzale del malato, allora anche lo psicologo non puo' intervenire, non essenda la sua una funzione sanitaria.
Infatti la clinica medica prevede una anamnesi, una diagnosi una prognosi e
una terapia per il malato.
Se invece intediamo come "clinica" la capacita' di osservare ed analizzare la sofferenza di una qualsiasi persona, nel momento che si manifesta alle nostre capacita' di analisi e sintesi, allora il ruolo puo' essere molto sfumato.
Tutto cio' che prevede una analisi, una riflessione, una discussione ed una risoluzione dei problemi che investono delle persone diventa un gesto clinico.
[ma esiste anche una clinica del libro antico o di manufatti archeologici].
Sarebbe percio' un paradosso dire che, la "sofferenza" esistenziale, non si configura come un disturbo che puo' avvalersi di un intervento clinico.
Se c'e' sofferenza ci serchera' un rimedio.
Pensiamo al tetrafarmaco di Epicuro per sconfiggere la paura, che forse in termini psicologici si chiama fobia, ansia, angoscia, panico, catatonia.
E ovvio che ognuno di queste sofferenze non e' interpretabile fuori dal malato, ma insieme a lui.
Ed e' in questo contesto che, laddove la funzioni cerebrali consentono un approccio comunicativo che fa leva su stati dell'io accessibili, si possono somministrare quei farmaci, in forma fisica di parole, che possono accedere al mondo interno di questa persona, guardando assieme la sua paura, analizzandola secondo una visione adulta e attenta, cercandone la radice e ipotizzando tante possibili interpretazioni e soluzioni, la dove il rimedio non sia peggiore del male.
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Riferimento: counseling filosofico
Citazione:
Originalmente inviato da
oscarmoreno
[...]Ed e' in questo contesto che, laddove la funzioni cerebrali consentono un approccio comunicativo che fa leva su stati dell'io accessibili, si possono somministrare quei farmaci, in forma fisica di parole, che possono accedere al mondo interno di questa persona, guardando assieme la sua paura, analizzandola secondo una visione adulta e attenta, cercandone la radice e ipotizzando tante possibili interpretazioni e soluzioni, la dove il rimedio non sia peggiore del male.
Ovvero grosso modo la modalità di intervento dello psicoanalista, che ha una specifica preparazione teorico-tecnica e personale, cosa che non mi risulta abbia il consulente filosofico.
Saluti
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Riferimento: counseling filosofico
io consiglio a tutti, a scanso di equivoci, questa lettura:
Ludwig Binswanger, Il caso di Ellen West
A me ha aperto nuove prospettive su ciò che prima pensavo essere poco più che aria fritta. Ha dato una certa sostanza a qualcosa che non comprendevo affatto.
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Riferimento: counseling filosofico
Citazione:
Originalmente inviato da
oscarmoreno
Se consideriamo che la parola possa essere un farmaco per chiarire nodi vitali e confusione esistenziale del soggetto.
Cosa che si puo' fare solo con il dialogo, e si rivolge a persone non im preda a crisi parossistiche o sotto l'effetto di droghe e farmaci, che ne annullano la capacita' ideativa e discorsiva.
qualcosa del genere la fanno gli psicologi stessi, gli educatori e qualche prete, nelle comunita' dove operano. Ma non hanno il bagaglio di possibilita' argomentative di un filosofo.
se è vero che la parola è un farmaco (forse è meglio dire un "mezzo", uno "strumento" non credi?) per chiarire i "nodi vitali e confusione esistenziale", come fai a dire che un filosofo possiede gli strumenti e le conoscenze tecniche per utilizzare questo strumento?
Se dici che la parola serve al dialogo per curare, è implicito che si parla di un dialogo con un paziente, che quindi ha una sofferenza che può essere classificata in un manuale diagnostico. Quindi un dialogo tra un professionista e un paziente. Altrimenti si tratterebbe di un dialogo tra 2 persone.
Citazione:
L'individuazuine di una figura di riferimento affettiva e per certi versi carismatica [una funzione genitoriale], e un rapporto che sia caricato di affettivita' e non solo di tecnicismo.
come fai a dire con certezza che il rapporto tra psicologo e paziente non è carico di affettività????? E' una panzana incredibile, tra psicologo e paziente circola una quantità enorme di affettività. Infatti è questo quantum di affetto in eccesso che deve essere colto e significato attraverso la parola!
E poi non sono assolutamente d'accordo sul fatto che la "figura di riferimento" debba essere genitoriale. Chi l'ha detto? Ti rendi conto che questo è già un imperativo che non rispetta i bisogni del paziente?
Citazione:
Ecco perche dico che non c'e' una figura tecnica precisa per questo genere di impegno, ma sopratutto una disposizione a soddisfare questo genere di richieste, che offra anche dei contenuti esistenziali, e non solo soluzioni tecniche o pacche sulle spalle.
a mio avviso con le disposizioni a soddisfare le richieste dei pazienti non si va molto lontano, e non capisco dove hai appreso che il "tecnico" dà soluzioni tecniche e pacche sulle spalle. Le soluzioni non le dà lo psicologo, se le costruisce il paziente con l'aiuto dello psicologo.
Ed è questo, secondo me, uno dei limiti della cosiddetta consulenza filosofica (come era già stato detto in questo thread): quello di imporre la propria visione del mondo al paziente, di indottrinarlo (che fra l'altro era uno degli errori fondamentali da evitare, secondo i primi psicoanalisti)
Citazione:
Originalmente inviato da
oscarmoreno
Lo psicologo, almeno secondo il mio modesto parere, tende a soffrire di un complesso di inferiorita' nei confronti delle figure sanitarie, per cui cerca una compensazione alla sua frustrazione, nel tecnicismo scientifico e nella medicalizzazione del disagio psichico. Uno dei suoi crucci principali e' quello di non poter prescrivere nemmeno dieci goccie di valium.
certo che sei coraggioso a scrivere queste cose in un forum di psicologi. Non credi che sia il filosofo a voler scimmiottare lo psicologo?
Inoltre ammiro la certezza con cui esponi le tue interpretazioni. Piene di tecnicismi, fra l'altro, che invece contemporaneamente continui a criticare.
Ti ricordo inoltre, a riagion di cronaca, che quando si parola di psicologia si intende la psicologia scientifica che è stata fondata nel 1879 a Lipsia per opera di Wundt. Così come il medico ha i suoi strumenti (i farmaci), lo psicologo ha i suoi strumenti (il colloquio, i test, gli inventari di personalità, l'intervista, il setting, la supervisione, ecc...). Per "curare" la psiche gli strumenti da usare sono questi ultimi e non i farmaci.
Però ammetto che nella tua costruzione della realtà, la visione dello psicologo come sottocategoria del medico sarebbe un alibi perfetto per la consulenza filosofica.
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Riferimento: counseling filosofico
grazie per la risposta oscar. vorrei adesso prendere in considerazione alcuni aspetti molti banali adesso.
in genere, in occidente, per fare un mestiere si deve avere una preparazione specifica. per molte professioni oggi si richiede una laurea, per cui se vuoi fare il medico fai medicina, se vuoi fare l'ingegnere ingegneria invece, per essere avvocati o magistrati si passa da giurisprudenza, più una ulteriore scuola per magistrati. Se vuoi fare lo psicologo dovresti fare psicologia, poichè tutto ciò che hai detto riguardo il ruolo del filosofo nelle comunità terapeutiche di fatti lo fa lo psicologo. riguardo la capacità dialettica e via discorrendo mi sembra che il tuo sia un parere più che opinabile, poichè come esistono tanti filosofi imbecilli esistono anche psicologi imbecilli(o shampisti imbecilli). il fatto che un giorno si scopre che una certa modalità operativa sia utile in un ambito, come per esempio il counseling filosofico in psicologia clinica, non vuol dire che il filosofo si appropria del lavoro di un'altro, in qesto caso lo psicologo, ma che le due discipline si incontrano formando un filone di una nuova metodologia tutto al più. per esempio un corso misto tra filosofia e psicologia clinica, per esempio, od una formazione specifica in un ambito a livello post universitario. queste ultime cose, credo che si possano discutere, il fatto che il filosofo si appropri del ruolo specifico di un'altra professione è decisamente assurdo e fuori luogo.
il fatto che in italia non esiste una definizione precisa dei ruoli della psicologia a causa di vicissitudini interessanti ma off topics per questo forum, non vuol dire che allora arriva un'altro e prende il tuo posto approfittando di un gap legislativo. non solo, ma aggiungo anche che questa confusione è stata creata dagli stessi psicologi, che per fare cassa hanno formato migliaia di persone all'uso di tecniche proprie della psicologia anziche rimandarli al percorso formativo appropriato. molte di queste proprio in questi giorni stanno lavorando per una definizione più chiara, tra le altre cose.
se non fosse necessario un percorso formativo appropriato per fare certi mestieri credo proprio che sarebbe l'anarchia, poichè il mondo è pieno di gente cui piace giocare a fare il medico ed il dentista, per menzionare due esempi illustri. o di paravvocati, o parainfermieri, o quant'altro.
per cui trovo la tua posizione decisamente debole, per quanto ben argomentata e chiara, e forse dovresti cominciare a pensare che per fare quel mestiere in cui magari sei anche portatissimo, dovrai farti 5 anni di psicologia almeno
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Riferimento: counseling filosofico
Citazione:
Originalmente inviato da massimomassimo
il fatto che un giorno si scopre che una certa modalità operativa sia utile in un ambito, come per esempio il counseling filosofico in psicologia clinica, non vuol dire che il filosofo si appropria del lavoro di un'altro
Ciao massimomassimo volevo farti una domanda.
Ma la psicologia clinica cerca di far fronte ad un qualsiasi tipo di disagio psicologico?
Mi chiedevo come si possa fare a disgiungere i disagi psicologici dai disagi di altro tipo. In fin dei conti tutto quel che si sente e si pensa, lo si si sente e si pensa tramite la mente. Si può star male psicologicamente anche a causa di una malattia organica e perciò si potrebbe star meglio dal punto di vista psicologico nel momento in cui si riesce a trovare una cura soddisfacente per questa malattia.
Ma chi è capace di elargire questo tipo di cure non è detto che abbia una particolare formazione in ambito psicopatologico.
Io non sono d'accordo con tutto quello che ha scritto oscarmoreno ma questo spunto di riflessione è interessante...
Citazione:
Originalmente inviato da oscarmoreno
Se invece intediamo come "clinica" la capacita' di osservare ed analizzare la sofferenza di una qualsiasi persona, nel momento che si manifesta alle nostre capacita' di analisi e sintesi, allora il ruolo puo' essere molto sfumato.
Tutto cio' che prevede una analisi, una riflessione, una discussione ed una risoluzione dei problemi che investono delle persone diventa un gesto clinico.
Ed infine anche quello che ha scritto Luigi mi sembra condivisibile
Citazione:
Originalmente inviato da luigi'84
La consulenza filosofica non ha finalità terapeutiche nel senso che quello non è il suo obiettivo: che poi una certa pratica può essere molto utile e avere contingenti risvolti terapeutici su vari livelli esistenziali (e non psicopatologici ribadisco) è un'altra cosa e sinceramente non capisco questa avversione verso una pratica fatta da professionisti, che si riduce ad un counseling che, se fatto bene, può realmente dare una mana 'alternativa'.
Immagino ad esempio che un consulente filosofico non abbia le competenze per far star meglio una persona che dice di ascoltare delle voci e desidera che questo tipo di sintomo si attenui, ma può aiutare questa persona a cercare di risolvere altri tipi di problemi qualora dovessero dipendere da una limitata capacità di riflessione razionale.
Secondo me una pratica non è detto che escluda l'altra.
Citazione:
Originalmente inviato da luigi'84
Qui non stiamo parlando delle deliranti escursioni metafisiche del melanconico ma di gente comune che ha bisogno di sapere se il suo ''domandare'' abbia un senso ancora oggi e se il ''pensare'' è ancora una possibile via...
Un saluto
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Riferimento: counseling filosofico
Citazione:
Originalmente inviato da
ghost attack
io consiglio a tutti, a scanso di equivoci, questa lettura:
Ludwig Binswanger, Il caso di Ellen West
A me ha aperto nuove prospettive su ciò che prima pensavo essere poco più che aria fritta. Ha dato una certa sostanza a qualcosa che non comprendevo affatto.
Sono d'accordo con te in quanto la fenomenologia Husserliana impiegata nella medicina, e sopratutto nella psicanalisi, ha aperto orizzonti che sono all'origine della demolizione della psichiatria contenitiva, e di iniziative come le associazioni di antipsichiatria.
Cio' che viene desritto, al di la del caso specifico, e' la comprensione di dover superare il binomio medico-paziente e di salute-malattia, prendendo coscienza che si ha di fronte non un malato, non un depresso o un maniaco, non un fobico o un border-line, ma una persona, con tutto cio' che questo comporta.
Con la nascita della clinica, di Foucault abbiamo una apertura verso una visione piu vasta del sapere nelle scienze umane, che partono proprio da una visione diretta [fenomenologica], senza un precedente pre-giudizio, mutuato da un sapere teorico ed ipotetico.
E' solo la conoscenza diretta dell'altro, senza nessuno schema precostituito, che permette lo svelarsi di forme della personalita' altrimenti invisibili ed inacessibili, perche' viziate dalla gabbia interpretativa che viene applicata attraverso acquisizioni mai esaustive, ma sempre in divenire, che pero' si considerano aquisizioni assodate e inoppugnabili.
Ricordiamoci che Jung, intervistato sul suo iter professionale, alla domanda: -Ripercorrerebbe il suo iter? - Lui rispose:- Mi darei alla filosofia-.
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Riferimento: counseling filosofico
Sinceramente capisco poco cosa c'entri il post precedente con l'argomento della discussione, ovvero il ruolo dei consulenti filosofici...
Mi sembra poi, sulla scorta del pensiero costruttivista, pensare che ci possa essere una visione fenomenologica "diretta", "senza precedente pre-giudizio", è difficilmente sostenibile, perchè le teorie (costituite o meno) l'osservatore le possiede sempre, così come sempre influisce sul dato osservato.
Ad ogni modo, per non andare ulteriormente OT, le considerazioni su una comprensione di tipo non medico ma psicologico, sul attenzione al soggetto e non al sintomo non mi sembrano appannaggio della filosofia. Non sono, cioè, specifiche del counseling filosofico che mi sembra si configuri sempre meno come un intervento che ha una motivazione specifica.