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Riferimento: sostegno psicologico
Scusate, intervengo in questa discussione forse in modo banale e con un linguaggio semplice.
Vi faccio un esempio: in un ospedale dove ci sono pazienti affetti da cancro si offre un sostegno psicologico sia all'ammalato che alla famiglia. Per poter dare aiuto bisogna conoscere per prima cosa le varie fasi che questo tipo di paziente, in genere, deve affrontare: il rifiuto, la disperazione, la paura della sofferenza, la separazione, l'idea della morte, per dirne alcune che mi vengono in mente, ma voi senz'altro ne saprete più di me. Certamente la storia personale del paziente incide sul modo di affrontare queste fasi e il supporto serve proprio ad aiutarlo a vivere nel modo migliore possibile questo evento della vita. Certamente il supporto non è una psicoterapia ma si avvale di conoscenze specifiche e di strategie già sperimentate in pazienti che hanno dovuto affrontare questo tipo di evento. La sua efficacia dipende oltre che dalla preparazione dello psicologo anche dalla sua sensibilità e dalla sua capacità di intuizione.
Vi faccio un'altro esempio: una bambina della mia classe ha cominciato in terza elementare ad avere attacchi di panico e noi maestre del team abbiamo avuto un supporto psicologico che ci ha aiutato a capire prima il tipo di problema della bambina e poi le nostre reazioni emotive in modo da facilitare sia il compito dello psicoterapeuta che l'aveva in cura sia la relazione tra noi e la bambina stessa. Inoltre è servito a darci indicazioni e strumenti per intervenire durante le lezioni non solo sulla bambina ma anche sui compagni, che si domandavano che stesse succedendo e quindi il perché di certi nostri comportamenti. Di certo non siamo state psicoanalizzate, ma abbiamo avuto tanti spunti per una riflessione sui nostri "problemi personali" e forse ha fatto capire a qualcuno di noi che aveva bisogno di aiuto attraverso una terapia. Ovviamente non con lo psicologo che ci ha fatto da supporto.
Vi porto le mie esperienze e non voglio affermare niente. :)
Mi sembra che le mie esperienze siano in linea con quello che ha scritto RosadiMaggio.
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Riferimento: sostegno psicologico
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Allport80
Poi non mi è chiaro perchè, come a me sembra ma posso aver frainteso, parli di cambiamento strutturale ed interpretazione come se altri tipi di intervento non fossero 'psicoterapeutici'. Un intervento volto al rafforzamento delle difese per una persona per cui non è possibile o auspicabile un cambiamento strutturale, come lo intendiamo?
Qui si entra nel problema delle differenze tra psicoanalisi e psicoterapie, o meglio sulla questione etica legata ad interventi adattativi ed interventi trasformativi.
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Originalmente inviato da
Allport80
Alle vlte i pazienti ci chiedono di non peggiorare e non di cambiare. In questi casi ha senso, ad esempio, parlare di tecniche supportive e di 'sostegno psicologico'.
Anche ammesso che sia così - e non sono per niente d'accordo che chi si rivolge ad uno psicoterapeuta chieda "di non peggiorare"... -, siamo d'accordo nel considerare che una terapia supportiva è comunque appannaggio dello psicoterapeuta, non dello psicologo.
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Riferimento: sostegno psicologico
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ulissasempre
Scusate, intervengo in questa discussione forse in modo banale e con un linguaggio semplice.
Vi faccio un esempio: in un ospedale dove ci sono pazienti affetti da cancro si offre un sostegno psicologico sia all'ammalato che alla famiglia. Per poter dare aiuto bisogna conoscere per prima cosa le varie fasi che questo tipo di paziente, in genere, deve affrontare: il rifiuto, la disperazione, la paura della sofferenza, la separazione, l'idea della morte, per dirne alcune che mi vengono in mente, ma voi senz'altro ne saprete più di me. Certamente la storia personale del paziente incide sul modo di affrontare queste fasi e il supporto serve proprio ad aiutarlo a vivere nel modo migliore possibile questo evento della vita. Certamente il supporto non è una psicoterapia ma si avvale di conoscenze specifiche e di strategie già sperimentate in pazienti che hanno dovuto affrontare questo tipo di evento. La sua efficacia dipende oltre che dalla preparazione dello psicologo anche dalla sua sensibilità e dalla sua capacità di intuizione.
Perchè non dovrebbe essere un intervento di natura psicoterapeutica? Stando alle tue parole si lavorerebbe addirittura su modalità strutturali legate alla storia ed ai vissuti del paziente (cosa su cui peraltro sono d'accordo).
Saluti
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Riferimento: sostegno psicologico
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Originalmente inviato da
ulissasempre
Scusate, intervengo in questa discussione forse in modo banale e con un linguaggio semplice.
Vi faccio un esempio: in un ospedale dove ci sono pazienti affetti da cancro si offre un sostegno psicologico sia all'ammalato che alla famiglia. Per poter dare aiuto bisogna conoscere per prima cosa le varie fasi che questo tipo di paziente, in genere, deve affrontare: il rifiuto, la disperazione, la paura della sofferenza, la separazione, l'idea della morte, per dirne alcune che mi vengono in mente, ma voi senz'altro ne saprete più di me. Certamente la storia personale del paziente incide sul modo di affrontare queste fasi e il supporto serve proprio ad aiutarlo a vivere nel modo migliore possibile questo evento della vita. Certamente il supporto non è una psicoterapia ma si avvale di conoscenze specifiche e di strategie già sperimentate in pazienti che hanno dovuto affrontare questo tipo di evento. La sua efficacia dipende oltre che dalla preparazione dello psicologo anche dalla sua sensibilità e dalla sua capacità di intuizione.
Vi faccio un'altro esempio: una bambina della mia classe ha cominciato in terza elementare ad avere attacchi di panico e noi maestre del team abbiamo avuto un supporto psicologico che ci ha aiutato a capire prima il tipo di problema della bambina e poi le nostre reazioni emotive in modo da facilitare sia il compito dello psicoterapeuta che l'aveva in cura sia la relazione tra noi e la bambina stessa. Inoltre è servito a darci indicazioni e strumenti per intervenire durante le lezioni non solo sulla bambina ma anche sui compagni, che si domandavano che stesse succedendo e quindi il perché di certi nostri comportamenti. Di certo non siamo state psicoanalizzate, ma abbiamo avuto tanti spunti per una riflessione sui nostri "problemi personali" e forse ha fatto capire a qualcuno di noi che aveva bisogno di aiuto attraverso una terapia. Ovviamente non con lo psicologo che ci ha fatto da supporto.
Vi porto le mie esperienze e non voglio affermare niente. :)
Mi sembra che le mie esperienze siano in linea con quello che ha scritto RosadiMaggio.
Personalmente, trovo che le tue, siano considerazioni molto profonde ed espresse con un linguaggio semplice e ben comprensibile, non banale; inoltre, credo che tu abbia compreso molto meglio di altri, alcuni degli ambiti in cui necessariamente, si deve intervenire con un sostegno psicologico al paziente che vive particolari momenti problematici della sua vita ed eventualmente sul contesto di riferimento, come il caso dell'elaborazione in vita di un lutto legato ad una grave malattia invalidante e che richiede di confrontarsi con l'idea della propria morte reale ed in essi sempre piu' presente, soprattutto in certe fasi, vissuta talvolta anche come colpa in qs casi, e separazione da molte cose. In qs casi, come in tutti, ed hai fatto giustamente notare, entra molto gioco oltre la capacita' "metodologica" di fornire sostegno emotivo, anche la sensibilita' personale dell'operatore, che è uno degli aspetti piu' delicati ed impegnativi di qs tipologia del lavoro di psicologo clinico con il quale, poichè ci si puo' trovare in situazioni molto dolorose ed anche spiazzanti ed improvvise, non tutti riescono a confrontarsi, giungendo talvolta alla negazione dell'esistenza dello stesso. Probabilmente, i due ambiti che hai citato tu, come l'ospedale, nei reparti oncologici, sia adulti che infantili, dove il sostegno, ad es., va fornito a bambini colpiti da leucemie o patologie gravi di altro tipo, in modi adeguati alla loro eta' ed ai loro genitori, oltre che al personale e le scuole infantili, sono quelle dove piu' si puo' comprendere, in modo diretto, contattandolo con "mano", l'utilita' di qs tipo di intervento ed il modo in cui si svolge in modo pratico. Portando anche altri operatori, possibilmente senza stressarli data gia' la problematicita' con cui si confrontano, (attenendomi alla tua di esperienza che è comune a mote altre, nel senso di problemi infantili vissuti in ambito scolastico) nel caso della scuola, gli insegnanti, che per ii bambini, sono figure di fondamentale importanza, a riflettere su problematiche proprie e capire se sentano ulteriori necessita' di approfondire qs conoscenza di se ed in che modo. Una volta superata quella crisi di quel contesto, per non creare possibili involontarie confusioni. Il fatto che siate riuscite ad intervenire sia sulla bambina che sui suoi compagni, facendo loro capire a cosa era dovuto in modo adeguato alla loro eta' il disagio manifestato dalla bambina stessa, mi sembra il racconto di una esperienza molto ben coordinata e dimostra come, oltre che agli psicologi, una grande sensibilita' è sempre necessaria e non tutti ce l'hanno, (in nessuno dei due campi purtroppo, anche se so che puo' sembrare brutto dirlo, ma sono cose reali) nel modo in cui trapela invece dal tuo racconto, anche alle/agli insegnanti. Credo che tu sia una persona molto sensibile e con molta esperienza con i bambini, dal modo in cui parli di qs esperienza ed anche rispetto al primo esempio esempio che hai portato.:approved:
Ciao:)
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Riferimento: sostegno psicologico
Citazione:
Originalmente inviato da
gieko
Perchè non dovrebbe essere un intervento di natura psicoterapeutica? Stando alle tue parole si lavorerebbe addirittura su modalità strutturali legate alla storia ed ai vissuti del paziente (cosa su cui peraltro sono d'accordo).
Saluti
Forse mi sono spiegata male. Non si lavora su modalità strutturali legate ad i vissuti e alla storia del paziente come in una classica psicoterapia, ma si tiene conto, nell'intervento, delle modalità con cui il paziente affronta queste fasi che non sono tutte perfettamente uguali, ma dello stesso genere, modalità che dipendono solo in parte dalla storia personale. Il fine ultimo dello psicologo che fa sostegno non è quello di risolvere i loro conflitti nati dall'esperienza pregressa, ma di far affrontare nel miglior modo possibile le problematiche relative all'evento. Chiarificatore è il fatto che il supporto viene dato anche alla famiglia, in quanto anche il loro mondo viene sconvolto dall'evento e a parte il dolore i familiari si ritrovano a doversi relazionare con il paziente e non sono più in grado di farlo "come prima". Credo però che le problematiche dei pazienti e dei familiari siano un po' diverse. E' difficile che un paziente affetto di cancro, il cui problema principale è sentire di non avere futuro e con la convinzione, indotta dal suo stato fisico, che se non fosse malato starebbe tanto bene, si rivolga poi ad uno psicoterapeuta, mentre succede spesso che uno dei familiari si senta pronto ad affrontare una terapia proprio perché lavorando sulle proprie emozioni e sulla comunicazione, possono venir alla coscienza problemi personali che lui stesso non aveva mai preso in considerazione.
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Riferimento: sostegno psicologico
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Originalmente inviato da
RosadiMaggio
Personalmente, trovo che le tue, siano considerazioni molto profonde ed espresse con un linguaggio semplice e ben comprensibile, non banale; inoltre, credo che tu abbia compreso molto meglio di altri, alcuni degli ambiti in cui necessariamente, si deve intervenire con un sostegno psicologico al paziente che vive particolari momenti problematici della sua vita ed eventualmente sul contesto di riferimento, come il caso dell'elaborazione in vita di un lutto legato ad una grave malattia invalidante e che richiede di confrontarsi con l'idea della propria morte reale ed in essi sempre piu' presente, soprattutto in certe fasi, vissuta talvolta anche come colpa in qs casi, e separazione da molte cose. In qs casi, come in tutti, ed hai fatto giustamente notare, entra molto gioco oltre la capacita' "metodologica" di fornire sostegno emotivo, anche la sensibilita' personale dell'operatore, che è uno degli aspetti piu' delicati ed impegnativi di qs tipologia del lavoro di psicologo clinico con il quale, poichè ci si puo' trovare in situazioni molto dolorose ed anche spiazzanti ed improvvise, non tutti riescono a confrontarsi, giungendo talvolta alla negazione dell'esistenza dello stesso. Probabilmente, i due ambiti che hai citato tu, come l'ospedale, nei reparti oncologici, sia adulti che infantili, dove il sostegno, ad es., va fornito a bambini colpiti da leucemie o patologie gravi di altro tipo, in modi adeguati alla loro eta' ed ai loro genitori, oltre che al personale e le scuole infantili, sono quelle dove piu' si puo' comprendere, in modo diretto, contattandolo con "mano", l'utilita' di qs tipo di intervento ed il modo in cui si svolge in modo pratico. Portando anche altri operatori, possibilmente senza stressarli data gia' la problematicita' con cui si confrontano, (attenendomi alla tua di esperienza che è comune a mote altre, nel senso di problemi infantili vissuti in ambito scolastico) nel caso della scuola, gli insegnanti, che per ii bambini, sono figure di fondamentale importanza, a riflettere su problematiche proprie e capire se sentano ulteriori necessita' di approfondire qs conoscenza di se ed in che modo. Una volta superata quella crisi di quel contesto, per non creare possibili involontarie confusioni. Il fatto che siate riuscite ad intervenire sia sulla bambina che sui suoi compagni, facendo loro capire a cosa era dovuto in modo adeguato alla loro eta' il disagio manifestato dalla bambina stessa, mi sembra il racconto di una esperienza molto ben coordinata e dimostra come, oltre che agli psicologi, una grande sensibilita' è sempre necessaria e non tutti ce l'hanno, (in nessuno dei due campi purtroppo, anche se so che puo' sembrare brutto dirlo, ma sono cose reali) nel modo in cui trapela invece dal tuo racconto, anche alle/agli insegnanti. Credo che tu sia una persona molto sensibile e con molta esperienza con i bambini, dal modo in cui parli di qs esperienza ed anche rispetto al primo esempio esempio che hai portato.:approved:
Ciao:)
Grazie RosadiMaggio, anche io penso, leggendo i tuoi post nelle varie discussioni, che tu sia una persona intelligente, sensibile e molto preparata. Devo essere d'accordo con te sul fatto che la sensibilità e la capacità d'ascolto, che non si limita al silenzio e alla comprensione razionale delle parole dette dall'altro, non si incontrano spesso, in tutti i campi. Il concetto che per dare qualcosa di positivo agli altri bisogna prima lavorare molto su noi stessi non piace alla maggior parte della gente, (parlo in generale) si tenta sempre, "furbescamente" di dare la responsabilità agli altri e quindi di cercare di cambiarli a nostro uso e consumo. Penso che questa sia una delle cause di relazioni problematiche e quindi di disagio psicologico. Altra causa principale e legata alla precedente sono i sensi di colpa generati da giudizi alla persona, "etichette", che purtroppo la maggior parte delle persone inizia a dare già nella prima infanzia: come "sei cattivo", "sei svogliato"... insomma sempre sei e sei, difficilmente senti i genitori o le maestre dire: "se fai così io mi sento così, tu come ti senti?". Forse sto andando OT :)
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Originalmente inviato da
ulissasempre
Forse mi sono spiegata male. Non si lavora su modalità strutturali legate ad i vissuti e alla storia del paziente come in una classica psicoterapia, ma si tiene conto, nell'intervento, delle modalità con cui il paziente affronta queste fasi che non sono tutte perfettamente uguali, ma dello stesso genere, modalità che dipendono solo in parte dalla storia personale. Il fine ultimo dello psicologo che fa sostegno non è quello di risolvere i loro conflitti nati dall'esperienza pregressa, ma di far affrontare nel miglior modo possibile le problematiche relative all'evento. Chiarificatore è il fatto che il supporto viene dato anche alla famiglia, in quanto anche il loro mondo viene sconvolto dall'evento e a parte il dolore i familiari si ritrovano a doversi relazionare con il paziente e non sono più in grado di farlo "come prima". Credo però che le problematiche dei pazienti e dei familiari siano un po' diverse. E' difficile che un paziente affetto di cancro, il cui problema principale è sentire di non avere futuro e con la convinzione, indotta dal suo stato fisico, che se non fosse malato starebbe tanto bene, si rivolga poi ad uno psicoterapeuta, mentre succede spesso che uno dei familiari si senta pronto ad affrontare una terapia proprio perché lavorando sulle proprie emozioni e sulla comunicazione, possono venir alla coscienza problemi personali che lui stesso non aveva mai preso in considerazione.
In questo caso forse è più giusto parlare di competenze proprie dello 'psicologo clinico'. Per inciso per essere specialista in psicologia clinica è necessaria una specializzazione post-lauream universitaria, attualmente di 5 anni. Lo psicologo clinico nei contesti ospedalieri a cui ti riferisci non solo fornisce sostegno psicologico, ma analizza l'interazione individuo-contesto per le varie fasi di malattia, individua le dinamiche collusive e fa in modo di cambiarle per adattarle a quel paziente, in quel momento e a seconda delle sue esigenze, storie di vita etc etc.
Sono d'accordo che non si tratta di psicoterapia in senso stretto ma di competenze psicologico-cliniche che possono avere una 'valenza di cambiamento'. Allo stesso modo possono avere incisività le sensibilità degli operatori di cui parli. La differenza è che il primo intervento è pensato sulla base di una teoria strutturata, il secondo sulla teoria del buon senso....:skunk:
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Citazione:
Originalmente inviato da
gieko
Qui si entra nel problema delle differenze tra psicoanalisi e psicoterapie, o meglio sulla questione etica legata ad interventi adattativi ed interventi trasformativi.
Anche ammesso che sia così - e non sono per niente d'accordo che chi si rivolge ad uno psicoterapeuta chieda "di non peggiorare"... -, siamo d'accordo nel considerare che una terapia supportiva è comunque appannaggio dello psicoterapeuta, non dello psicologo.
Vedi è la stessa questione di interventi supportivi o espressivi o della questione conflitto/deficit che tu dici superata.
Anche le differenze tra psicoanalisi e psicoterapie stanno per essere abbattute (vedi Gill, psicoanalisi in transizione; oppure ReniK, psicoanalisi pratica per pazienti e terapeuti), per cui molte volte ciò che vale per la prima vale anche per la seconda..
Inoltre, forse mi sono espresso male, non ho detto che i pazienti si rivolgono al terapeuta per non peggiorare, ma che il terapeuta in determinate occasioni e con determinati pazienti, considera il non peggioramento l'unico obiettivo terapeutico, non essendo possibile il 'cambiamento strutturale' di cui parli.
:medito:
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Riferimento: sostegno psicologico
Infatti per me è superata da posizioni contemporanee della psicoanalisi che, come ho detto, non contemplano più la dicotomia insight/empatia ma si muovono su altre coordinate teoriche e di conseguenza intervengono. Se mi citi Gill e Renik stiamo però attenti a non considerare ciò che dicono come un semplice tentativo di integrazione tra psicoanalisi e psicoterapia, quanto piuttosto come lo sforzo di descrivere un cambiamento di paradigma, che parte proprio dalla creazione di un nuovo contesto (che con Gill è agli albori e con Renik diviene più compiuto, ma la corrente relazionale ha molti altri autori...) in cui non si tratta più di mettere insieme psicoanalisi e psicoterapia psicoanalitica. Sarebbe interessante dilungarsi, ma risparmio agli altri lettori del thread una discussione OT.
Per il resto sei stato chiarissimo. Personalmente non sono per niente d'accordo con una posizione simile perchè, uscendo dalla dicotomia di cui sopra e posizionandosi in un nuovo contesto in cui il cambiamento strutturale non è legato nè alle capacità di insight nè all'empatia, non vedo perchè ci debbano essere pazienti con cui l'unico obbiettivo terapeutico sia "il non peggioramento". Ho l'impressione che ci si trascini dietro considerazioni (vedi tutte le concezioni sulla "forza dell'Io") che, cambiando paradigma teorico, vanno necessariamente riscritte e/o abbandonate.
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Riferimento: sostegno psicologico
Citazione:
Originalmente inviato da
ulissasempre
Forse mi sono spiegata male. Non si lavora su modalità strutturali legate ad i vissuti e alla storia del paziente come in una classica psicoterapia, ma si tiene conto, nell'intervento, delle modalità con cui il paziente affronta queste fasi che non sono tutte perfettamente uguali, ma dello stesso genere, modalità che dipendono solo in parte dalla storia personale. Il fine ultimo dello psicologo che fa sostegno non è quello di risolvere i loro conflitti nati dall'esperienza pregressa, ma di far affrontare nel miglior modo possibile le problematiche relative all'evento.[...]
E il modo di affrontare una malattia grave non è forse legato alla struttura? Il cancro fa parte della struttura del soggetto e del contesto che gli è attorno, si inserisce all'interno di questo sistema complesso. Le problematiche strutturali non sono solo conflitti con la mamma o il papà, ma punti di impasse che il soggetto può incontrare in determinate situazioni e che si possono esprime con un sintomo. Quindi lavorare su vissuti sintomatici legati alla malattia (ad esempio un'ansia ingestibile) significa - almeno per me - lavorare sulla struttura che ora si trova a dover inserire in sè il cancro e l'idea della morte.
Saluti
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Riferimento: sostegno psicologico
Gieko se vuoi spostiamoci nella stanza opportuna (io non ho molta dimestichezza), ma spiegami una cosa: secondo la tua posizione, che io voglio comprendere essendo interessato alle differenze, un cambiamento strutturale è possibile per tutti i pazienti? Per quelli per cui non è possibile, se per te ci sono, sostenere la struttura per non far si ad esempio che ci sia uno scivolamento psicotico, significa ugualmente cambiamento strutturale. Se no in questi casi come ti muovi (se la tua ipotesi di lavoro non è un non peggioramento? Forse il termine è infelice)
Non sono tanto d'accordo sui termini rispetto all'intervento per i malati terminali, ma questo è un'altro argomento....
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Riferimento: sostegno psicologico
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Originalmente inviato da
stella*stellina
Ciao ragazzi purtroppo tra pc rotto ed altri impegni sono stata assente.
Non capisco perché fai questa affermazione! non vedo nulla di male nell'aver aperto una discussione su questo argomento, dove oltretutto, non ho letto delle definizioni univoche! Siamo in un sito di psicologia e questa domanda è più che legittima! non ho chiesto mica l'andamento della borsa...e poi se tutti già sanno cos'è il sostegno psicologico, un ripasso non fa male a nessuno!:approved:
Che cosa intendi dire?
Quindi possiamo intendere il sostegno come un intervento supportivo? e di quali altre tecniche si avvale oltre all'interpretazione?
Grazie
:ciao:
ciao stellina, intendevo dire che il supporto è già di per sè una forma di cura, se per cura intendiamo il prendersi "carico" di una persona, secondo me.:mumble:
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Riferimento: sostegno psicologico
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Originalmente inviato da
giuliadisimone
ciao stellina, intendevo dire che il supporto è già di per sè una forma di cura, se per cura intendiamo il prendersi "carico" di una persona, secondo me.:mumble:
Sarebbe interessante capire che idea c'è dietro ad una concezione del genere. Quale sarebbe il legame tra la "presa in carico" e la "cura"? Sono molto dubbioso che esista...
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Riferimento: sostegno psicologico
Allport vedo che non è possibile inviarti pm. Al più presto si può aprire un topic o rinvendirne uno di qualche tempo fa.
Intanto ti chiedo: perchè dovrebbero esserci persone che non possono accedere al cambiamento strutturale? Può non essere semplice, ma dal mio punto di vista la psicoanalisi deve lavorare sul livello strutturale, se no diviene adattamento.
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Riferimento: sostegno psicologico
Non so cosa siano i PM, ma mi informo e cercherò di renderli possibili
Rispondo alla tua domanda citando il NOSTRO avatar (Freud): semplicemente credo, da non psicoanalista e quindi mi posso sbagliare, che l'analisi e quindi il cambiamento strutturale non sia per tutti...
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Riferimento: sostegno psicologico
Citazione:
Originalmente inviato da
Allport80
In questo caso forse è più giusto parlare di competenze proprie dello 'psicologo clinico'. Per inciso per essere specialista in psicologia clinica è necessaria una specializzazione post-lauream universitaria, attualmente di 5 anni. Lo psicologo clinico nei contesti ospedalieri a cui ti riferisci non solo fornisce sostegno psicologico, ma analizza l'interazione individuo-contesto per le varie fasi di malattia, individua le dinamiche collusive e fa in modo di cambiarle per adattarle a quel paziente, in quel momento e a seconda delle sue esigenze, storie di vita etc etc.
Sono d'accordo che non si tratta di psicoterapia in senso stretto ma di competenze psicologico-cliniche che possono avere una 'valenza di cambiamento'. Allo stesso modo possono avere incisività le sensibilità degli operatori di cui parli. La differenza è che il primo intervento è pensato sulla base di una teoria strutturata, il secondo sulla teoria del buon senso....:skunk:
Mi sembra pero' che qui nessuno abbia detto che l'intervento non debba essere fatto dallo psicologo clinico; è solo la tipologia di intervento diverso in qs casi, quello di cui si parla ed anche a molti psicologi clinici, parlando ovviamente in generale, una buona dose di buon senso, unita' ad una capacita' di utilizzare il/i propri riferimenti teorici e metodologici, e a sensibilita' personale, non farebbero che bene.
Anche il buon senso, non inteso in senso di non conoscenza di altro, è un sempre un buon alleato e, spesso, addirittura prezioso. Soprattutto in particolari situazioni problematiche; ad es, non so se hai sentito parlare di psicologia dell'emergenza, nella quale attuamente, si sta ampliando preparazione anche in Italia?:skunk:
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Riferimento: sostegno psicologico
Sono assolutamente d'accordo con te..
ma il mio intervento voleve chiarire che in quei casi si tratta comunque di interventi effettuati da uno specialista e non di sostegno psicologico ricavato dalla sensibilità di persone che stanno 'vicino' al paziente..
Ma probabilmente ho frainteo la questione..
:jd:
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Riferimento: sostegno psicologico
Citazione:
Originalmente inviato da
Allport80
Non so cosa siano i PM, ma mi informo e cercherò di renderli possibili
Rispondo alla tua domanda citando il NOSTRO avatar (Freud): semplicemente credo, da non psicoanalista e quindi mi posso sbagliare, che l'analisi e quindi il cambiamento strutturale non sia per tutti...
I pm sono i messaggi privati, probabilmente li hai disabilitati nel tuo profilo.
E perchè non è per tutti? Credo che l'intervento psicoanalitico sia chiamato al cambiamento strutturale, che - e forse qui non ci intendiamo - è un processo proprio del paziente, per come lo "potrà e vorrà" realizzare per effetto del processo analitico. Certo che si determina a priori che il cambiamento strutturale significa passare dalla simbiosi alla triangolazione edipica secondo quelli che sono standard teorici allora siamo a posto...
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Riferimento: sostegno psicologico
Adesso devo scappare ma la mia domanda è:
esistono pazienti per cui il processo analitico non è possibile, anche per come lo intendi tu?
Mi riferisco a pz con bassa capacità di mentalizzazione, nel senso inteso da Fonagy, per cui non resta che 'manipolare' il transfert....
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Riferimento: sostegno psicologico
Citazione:
Originalmente inviato da
Allport80
Adesso devo scappare ma la mia domanda è:
esistono pazienti per cui il processo analitico non è possibile, anche per come lo intendi tu?
Mi riferisco a pz con bassa capacità di mentalizzazione, nel senso inteso da Fonagy, per cui non resta che 'manipolare' il transfert....
Risposta altrettanto rapida: secondo me no. Provocatoriamente dico che si possa lavorare in senso analitico anche con chi ha gravi forme di ritardo, perchè i cambiamenti non sono causalmente determinati dal processo di mentalizzazione.
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Riferimento: sostegno psicologico
Allora da che cosa sono determinati i cambiamenti?
Se maggiormente dai fattori empatici non interpretativi (Jones, l'azione terapeutica) non credo si possa parlare di analisi ma di psicoterapia prevalentemente supportiva. Il cambiamento non presuppone l'interpretazione.
Se gli effetti mutativi sono dovuti all'interpretazione (collegata sempre con gli aspetti della relazione terapeutica), questo presuppone, a mio avviso, che il paziente abbia la capacità di mentalizzare e di integrare nella sua struttura l'intervento, ammesso che sia di qualche utilità per un determinato paziente..
Come si esce dallì'impasse? :mumble:
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Riferimento: sostegno psicologico
Attiva l'opzione per i messaggi privati, se no andiamo avanti fuori argomento ancora a lungo...
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Riferimento: sostegno psicologico
mi inserisco nella vs discussione per chiedervi se qualcuno sa quale procedura segue uno psicologo che fa sostegno psic agli studenti nelle uni? analisi della domanda? anamnesi? faccio questa domanda xché al eds la traccia riguardava l'argomento grazie
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Riferimento: sostegno psicologico
salve a tutti avrei piacere di conoscere il vs parere a proposito dell'argomento che vi sintetizzo:
caso posto nella traccia eds: studente uni che nn vuole proseguire il corso di laurea intrapreso...alcuni hanno ipotizzato un'intervento terapeutico supportivo...io invece, ipotizzando una stato che rientra nell'area depressiva, ho suggerito intervento terapeutico espressivo in quanto il sogg non presenta significative carenze dell'Io (almeno secondo il gabbard).
cosa ne pensate?
grazie x i vs interventi
laura
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Riferimento: sostegno psicologico
Salve a tutti, io avrei una domanda da porre a psicologi professionisti e non a studenti, perchè ho bisogno di una risposta "ufficializzata" e non di un semplice parere...
Mi sto laureando alla triennale, penso di proseguire con la magistrale e ho anche una discreta preparazione precedente all'iscrizione universitaria.
La domanda è: posso fare sostegno psicologico (gratuito) in caso mi fosse richiesto da qualcuno che sta attraversando un momento critico non patologico e sa che studio psicologia?
Grazie a chi vorrà o saprà rispondermi.
Lisa
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Riferimento: sostegno psicologico
Puoi fare sostegno (gratuito o a pagamento) solo con la laurea quinquennale in psicologia e l'esame di stato, ovvero con l'iscrizione all'Albo professionale cat. A
Saluti
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Riferimento: sostegno psicologico
Gieko ti ha gia' risposto. Assolutamente NO fino a che non sarai iscritta all'albo professionale, previo esame di stato!
:ciao:
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Riferimento: sostegno psicologico
OK. Grazie mille ad entrambi.
Volevo solo sapere come muovermi in caso di richieste simili fattemi in modo informale da conoscenti.
Ma leggendo le vostre risposte mi è venuta in mente un'altra domanda...ma, allora, la laurea triennale a coa abilita?????? A nulla....sembrerebbe!
Quindi anche iscrivendomi ad un'associazione di volontariato sarei un operatore senza qualifica...non potrei utilizzare le mie conoscenze psicologiche a contatto con i pazienti ospedalieri ed i loro parenti...
Vabbè...mi aspetta molta strada da fare, torno sui libri!!!!!!!!!!!!11
Grazie ancora.
Lisa
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Riferimento: sostegno psicologico
Esatto Lisa! Brutalmente quello che dici è vero! La sola triennale NON abilita a NULLA!!!
Hai la possibilità di fare l'esame di stato per i triennalisti che abiliterebbe all'albo B (se vai su google e cerchi qualche sito di ordine regionale o l'ordine nazionale, trovi elenco di quello che saresti abilitata a fare) oppure altra scelta, fai la specialistica (ora magistrale) e fai esame di stato per albo A.
Di fatto queste sono le uniche scelte se vogliamo fare le psicologhe. Altrimenti con la sola laurea e basta possiamo pulirci per terra :asd:
Altra via, potresti collaborare sì con associazioni o altro, ma in veste di EDUCATORE, (quindi non potresti utilizzare nulla del tuo bagaglio) - poi se sia giusto o meno fare gli educatori lo lascio decidere alla coscienza di ognuno.
:ciao:
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Riferimento: sostegno psicologico
ma esiste una bibliografia per approfondire il "sotegno psicologico" e il come lo si svogle dal punto di vista tecnico?
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Riferimento: sostegno psicologico
Ciao Dasavivi, non trovi che tuuto questo sia molto triste?????
Io ho tutte le intenzioni di proseguire fino all'esame di stato per l'albo A, poi non so se farò anche la specializzazione perchè la vedo così lontana...che poi ci penserò...ma è così brutto non poter far nulla nel frattempo!!!!!!!!!!!!
Sicuramente gli esami, la tesi, un corso privato una volta al mese, qualche consulenza, la casa e la famiglia mi assorbono tutto il tempo che ho, però sono anche stufa di stare sempre ad "osservare"! Sempre tutta teoria, libri su libri, anche al tirocinio mai un intervento personale, dovevo solo assistere!
Uffa...quando imparo così????????????? :bua:
Mi piacerebbe mettere in pratica qualcosa che ho imparato, attraverso articoletti su un giornale, un colloquietto informale, niente di pretenzioso...
Lo so che l'albo B abilita alla figura di educatore...praticamente è come prendersi una laurea in pedagogia o in scienze della formazione primaria...mah, io non ho parole...io studio per hobby e passione personale per questa disciplina, ma ci sono tanti studenti a cui pesa economicamente andare avanti e si ritrovano senza arte né parte...
Ma questo è un altro argomento...
Bye bye.:ciao:
Lisa
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Riferimento: sostegno psicologico
Perdonami lisa, solo per precisione per chi legge e non mastica l'argomento e per non aggiungere ulteriore confusione a quella che gia' c'è: l'albo B non abilita alla figura di educatore, assolutamente NO. Le competenze pertinenti a chi è iscritto all'albo B le riporto qui sotto. L'educatore non ha un albo professionale di riferimento. In quanto alla tristezza, beh sì è triste, ma questa è un'altra discussione!
In bocca al lupo per tutto :ciao:
Il Parlamento ha definito il quadro delle competenze dei laureati triennalisti, come richiesto dall’art. 53 del DPR 328/01, il quale rinviava, appunto, ad un
successivo provvedimento l’individuazione dei settori della “Sezione B”, nonché delle materie d’esame collegate al settore scelto da ciascun candidato.
L’11 giugno 2003, in sede di conversione di un decreto legge governativo (“Disposizioni urgenti per le università e gli enti di ricerca nonché in materia di
abilitazione all'esercizio di attività professionali”) l’Aula della Camera ha approvato a larga maggioranza una modifica al DPR 328/01: la modifica suddivide in
due settori la sezione B dell’Albo psicologi (quella precedentemente definita iunior), ne descrive gli ambiti professionali, e contemporaneamente in luogo del
titolo di “psicologo iunior” previsto dall'articolo 50.3 DPR 328/01 dispone che agli iscritti dei due settori Ba e Bb spettino rispettivamente i titoli
professionali di ‘dottore in tecniche psicologiche per i contesti sociali, organizzativi e del lavoro” e di “dottore in tecniche psicologiche per i
servizi alla persona e alla comunità’.
Il testo è stato approvato con la legge n. 170 dell'11/07/2003.
Il testo, approvato con la legge n. 170 dell'11/07/2003, si riporta di seguito:
1-ter. Al fine di consentire lo svolgimento degli esami di Stato per l'accesso ai settori previsti nella sezione B dell'albo professionale degli psicologi dall'articolo
53, comma 3, lettera b), del decreto del Presidente della Repubblica 5 giugno 2001, n. 328, nella predetta sezione B sono individuati i seguenti settori:
a) settore delle tecniche psicologiche per i contesti sociali, organizzativi e del lavoro;
b) settore delle tecniche psicologiche per i servizi alla persona e alla comunità.
1-quater. Agli iscritti nei settori di cui alle lettere a) e b) del comma 1-ter spettano rispettivamente i titoli professionali di “dottore in tecniche psicologiche per
i contesti sociali, organizzativi e del lavoro” e di “dottore in tecniche psicologiche per i servizi alla persona e alla comunità”, in luogo del titolo di “psicologo
iunior” previsto dall'articolo 50, comma 3, del decreto del Presidente della Repubblica 5 giugno 2001, n. 328.
1-quinquies. Le attività professionali che formano oggetto delle professioni di cui ai commi 1-ter e 1-quater sono così individuate:
a) per il settore delle tecniche psicologiche per i contesti sociali, organizzativi e del lavoro:
1) realizzazione di progetti formativi diretti a promuovere lo sviluppo delle potenzialità di crescita individuale e di integrazione sociale, a facilitare i processi di
comunicazione, a migliorare la gestione dello stress e la qualità della vita;
2) applicazione di protocolli per l'orientamento professionale, per l'analisi dei bisogni formativi, per la selezione e valorizzazione delle risorse umane;
3) applicazione di conoscenze ergonomiche alla progettazione di tecnologie e al miglioramento dell'interazione fra individui e specifici contesti di attività;
4) esecuzione di progetti di prevenzione e formazione sulle tematiche del rischio e della sicurezza;
5) utilizzo di test e di altri strumenti standardizzati per l'analisi del comportamento, dei processi cognitivi, delle opinioni e degli atteggiamenti, dei bisogni e
delle motivazioni, dell'interazione sociale, dell'idoneità psicologica a specifici compiti e condizioni;
6) elaborazione di dati per la sintesi psicodiagnostica prodotta dallo psicologo;
7) collaborazione con lo psicologo nella costruzione, adattamento e standardizzazione di strumenti di indagine psicologica;
8) attività didattica nell'ambito delle specifiche competenze caratterizzanti il settore;
b) per il settore delle tecniche psicologiche per i servizi alla persona e alla comunità:
1) partecipazione all'équipe multidisciplinare nella stesura del bilancio delle disabilità, delle risorse, dei bisogni e delle aspettative del soggetto, nonché delle
richieste e delle risorse dell'ambiente;
2) attuazione di interventi per la riabilitazione, rieducazione funzionale e integrazione sociale di soggetti con disabilità pratiche, con deficit neuropsicologici,
con disturbi psichiatrici o con dipendenza da sostanze;
3) collaborazione con lo psicologo nella realizzazione di interventi diretti a sostenere la relazione genitore-figlio, a ridurre il carico familiare, a sviluppare reti di
sostegno e di aiuto nelle situazioni di disabilità;
4) collaborazione con lo psicologo negli interventi psico-educativi e nelle attività di promozione della salute, di modifica dei comportamenti a rischio, di
inserimento e partecipazione sociale;
5) utilizzo di test e di altri strumenti standardizzati per l'analisi del comportamento, dei processi cognitivi, delle opinioni e degli atteggiamenti, dei bisogni e
delle motivazioni, dell'interazione sociale, dell'idoneità psicologica a specifici compiti e condizioni;
6) elaborazione di dati per la sintesi psicodiagnostica prodotta dallo psicologo;
7) collaborazione con lo psicologo nella costruzione, adattamento e standardizzazione di strumenti di indagine psicologica;
8) attività didattica nell'ambito delle specifiche competenze caratterizzanti il settore.
1-sexies. Il comma 2, dell'articolo 51, del decreto del Presidente della Repubblica 5 giugno 2001, n. 328, è abrogato.
E’ stato approvato anche il seguente comma:
“1-bis. I possessori dei titoli conseguiti secondo l'ordinamento previgente alla riforma di cui al decreto del Ministro dell'università e della ricerca scientifica e
tecnologica 3 novembre 1999, n. 509, e ai relativi decreti attuativi, fino alle sessioni d'esame di Stato di abilitazione professionale dell'anno 2006, svolgono le
prove degli esami di Stato per le professioni di dottore agronomo e dottore forestale, architetto, assistente sociale, attuario, biologo, chimico, geologo,
ingegnere e psicologo secondo l'ordinamento previgente al decreto del Presidente della Repubblica 5 giugno 2001, n. 328”.
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Riferimento: sostegno psicologico
Si, in effetti mi sono espressa male, io non so affatto a cosa abilita l'albo B, intendevo solo dire che tutti quelli che si sono fermati alla triennale non si occupano affatto di psicologia e finiscono a fare gli educatori!
In bocca al lupo anche a te per la carriera psicologica che intraprendi.
Ciao
Lisa