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Riferimento: seconda prova: il caso clinico
CIAO a tutte!
brava Maria! il caso mi sembra svolto bene!:approved:
l'unica cosa che mi lascia perplessa è il CBA. io credevo fosse un test di personalità cognitivo-comportamentale formato da 10 scale...e va benissimo per valutare le caratteristiche ansiose di pesonalità! ma non è la stay che misura ansia di tratto e di stato???
tu hai trovato da qualche parte questa informazione sule CBA?
condordo con la diagnosi di disturbo di attacco di panico! per la differenziale con DAP con agorafobia è utile sottolineare e indagare negli approndimenti diagnostici se gli attacchi si presentino esclusivamente in situazioni in cui è imbarrazzante o difficile allontanarsi o anche in altri circostanze (ad esempio a casa, quando è da solo).
per il resto va tutto benissimo!:D
a presto! e grazie per il ripasso!
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Riferimento: seconda prova: il caso clinico
Ciao ragazze a nessuno interessa il caso evolutivo? Io opterò per quello all'esame se qualcuno fosse interessato beh ci si potrebbe confrontare svolgendo i casi precedentemente usciti!
Buono studio mie care colleghe:)
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Riferimento: seconda prova: il caso clinico
Ciao Maria!!
Secondo me hai risolto il caso benissimo!!Complimenti!!
:ciao:
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Riferimento: seconda prova: il caso clinico
Citazione:
Originalmente inviato da
haidiPsy
ciao Balubina! tempo fa ero io a dire più o meno quanto dici tu ora, ma credo che ti sbagli se ti riferisci anche a me sulla 'bravura'! sapessi che indietro sono con il programma x la 2a prova! posso dire di aver studiato finora solo i disturbi d'ansia... mi manca tutto il resto! cerco di studiare anche nel weekend altrimenti non ce la faccio! .... x non parlare poi che ricordo a fatica molto del programma da sapere x la 1a prova!
spero solo non mi venga un attacco d'ansia il giorno dell'esame e prendo in considerazione anche il fatto di ritirarmi...non escludo niente.
tuttavia mi aiuta leggere questa sezione perchè intanto imparo e ripasso!
PS PER MARIA:
riguardo il caso da te proposto, pensavo... si potrebbe pensare anche ad una fobia sociale come diagnosi differenziale o comorbilità? mi puoi chiarire ? per favore? grazie!
a tutte:
:bacetto:
Ciao Haidipsy e grazie a tutti per le numerose risposte,
scusate se mi faccio sentire poco anche io ma purtroppo il poco tempo che ho a disposizione devo sfruttarlo più che posso, e dunque ritorno sul forum la sera....
Comunque adesso sto facendo la seconda prova ma nel frattempo devo iniziare a riveder la prima per la quale ho fatto gli appunti tempo fa e i ricordi sono molto sbiaditi. Comunque l'ansia di avere un casino in testa, e la paura di fare un sacco di confusione ce l'ho anche io, perchè con sotto gli appunti sono tutti bravi ma poi....
Allora veniamo al caso:
la fobia sociale è paura marcata e presistente di una o più situazioni sociali o prestazionali in cui la persona è esposta a persone "non familiari" o al possibile giudizio degli altri (l'esposizione alla situazione temuta provoca ansia che può assumere le caratteristiche di un attacco di panico causato dalla situazione). L'ansia suscitata da situazioni sociali che può determinare condotte di evitamento.
Allora le condotte di evitamento ci sono, anche il fatto l'esposizione alla situazione temuta può scatenare un attacco di panico ci sta, ma però non mi sembra che il soggetto tema quelle situazioni in cui è esposto al giudizio (tipico della fobia sociale), per cui non so è giusto proporre una differenziale con la fobia sociale e poi le crisi sembrano capitargli anche in famiglia per cui non sono situzioni "non familiari"...
Non so, cmq potresti eventualmente scrivere che ci sono alcuni criteri per la fobia sociale anche se non soddisfano pienamente la diagnosi....
per Francescap1981:
Ti incollo il pezzo dei miei appunti sulla batteria CBA (comprende diversi test):
la batteria CBA ha sia scale primarie che secondarie.
le scale Primarie sono composte da 10 schede ognuna delle quali comprende gli items omogenei che vanno a sondare uno specifico aspetto del soggetto:
- scheda 1: dati anagrafici;
- scheda 2: State-Trait Anxiety Inventory (STAI-X1) che misura l’ansia di stato (ansia del soggetto al momento della compilazione del questionario);
- scheda 3: State-Trait Anxiety Inventory (STAI-X2) che misura l’ansia come tratto (stato di ansia durevole, tendenza a rispondere con ansia a situazioni percepite come minacciose);
- scheda 4: cartella autobiografica/anamnesi psicologica che consente di approfondire i problemi emersi dal colloquio (59 domande : problemi familiari, esperienza traumatiche, disturbi del sonno e dell’alimentazione ecc..);
- scheda 5: Eysenck Personality Questionnaire-Forma ridotta (EPQ –R) che si compone di 3 scale che misurano Estroversione-introversione, instabilità emotiva, disadattamento sociale) e 1 scala di controllo;
- scheda 6: questionario psicofisiologico-Forma ridotta che misura quello che viene definito “lamento somatico”;
- scheda 7: inventario delle paure-Forma ridotta;
- scheda 8: questionario D (depressione – QD) che rileva le forme depressive anche lievi;
- scheda 9: Maudsley Obsessional- Compulsive questionnaire-Forma ridotta che indaga i problemi di tipo ossessivo-compulsivo;
- scheda 10: State-Trait Anxiety Inventory-Forma ridotta (STAI-X1-R) che rileva l’ansia esperita alla fine della prova e la confronta con quella rilevata all’inizio;
poi ci sono le Scale secondarie (es. BDI, Bulimia test ecc..) che indagano uno specifico costrutto o un aspetto specifico di un più ampio costrutto. Vengono selezionate sulla base di un prima elaborazione delle informazioni raccolte attraverso le Scale Primarie: sono dunque presentate solo ai soggetti che necessitano di determinati approfondimenti.
Dunque io spesso utilizzo la CBA perchè al suo interno ha anche lo STAY-X scheda 3, 4, e 10), poi un questionario sulla depressione (scheda 8), un test per i disturbio ossessivi compulsivi, e a un questionario psicofisiologico-Forma ridotta che misura quello che viene definito “lamento somatico” (per i disturbi somatoformi): dunque è un batteria di test che va davvero bene per diversi disturbi.
N.B.:grazie per la specifica sugli approfondimenti per la dignosi differenziale con agorafobia
Nei prossimi giorni se vi va vi propongo altri casi che sto svolgendo, così confrontiamo....
Un bacione a tutte e un incoraggianmento: facciamoci forza e teniamo duro!!!!!
Buona serata a tutte
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Riferimento: seconda prova: il caso clinico
grazia mille maria per gli approfondamenti sul cba!!! sei davvero gentile...io non avevo capito gran chè!:approved:
mi chiedevo: se il cba può essere considerato un test che valuta così tante diemensioni della personalià, perchè somministrare anche un mmpi? nel senso che i due test raccolgono informazioni simili, solo che uno è di stampo cognitivo-comportamentale, l'altro fa riferimento alla teoria dei tratti...va bene che sembra che se giustifichiamo le scelte non dovrebbero esserci problemi (cosa a cui creo poco!), ma l'eccletismo estremo è un rischio! non è una critica...è solo una domanda!:D
concordo con te sulla fobia sociale:mano: (come dici, il soggetto dovrebbe manifestare intensa paura ed ansia nello specifico in situazioni in cui è messo di fronte ad un giudizio o ad una presatazione sociale, ad esempio un esame all'università, un discorso in pubblico...comunque è sempre legata a temi dell'esibirsi!)
grazie ancora per il ripasso! e buona giornata!
-
Riferimento: seconda prova: il caso clinico
ciao care colleghe,
m'inserisco un attimo nella vostra discussione per dirvi che in un libro di preparazione all'eds che mi hanno prestato (autori: umiltà ed altri) sono svolti i casi clinici e sempre o quasi propongono sia cba che mmpi...inoltre me l'hanno detto anche persone che l'hanno già dato...quindi boh, suppongo vada bene no?
ciao! :ciao:
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Riferimento: seconda prova: il caso clinico
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Originalmente inviato da
francescap1981
Maria
concordo con te sulla fobia sociale:mano: (come dici, il soggetto dovrebbe manifestare intensa paura ed ansia nello specifico in situazioni in cui è messo di fronte ad un giudizio o ad una presatazione sociale, ad esempio un esame all'università, un discorso in pubblico...comunque è sempre legata a temi dell'esibirsi!)
!
Grazie Maria x il chiarimento, volevo solo approfondire non fare una diagnosi di fobia sociale, ma visto che nel protocollo di Baranello si consiglia di vagliare anche disturbi simili e citare qualche differenza, mi pareva interessante.
tutto qui!
CIAO anche a Balubina
:smile:
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Riferimento: seconda prova: il caso clinico
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Originalmente inviato da
francescap1981
grazia mille maria per gli approfondamenti sul cba!!! sei davvero gentile...io non avevo capito gran chè!:approved:
mi chiedevo: se il cba può essere considerato un test che valuta così tante diemensioni della personalià, perchè somministrare anche un mmpi? nel senso che i due test raccolgono informazioni simili, solo che uno è di stampo cognitivo-comportamentale, l'altro fa riferimento alla teoria dei tratti...va bene che sembra che se giustifichiamo le scelte non dovrebbero esserci problemi (cosa a cui creo poco!), ma l'eccletismo estremo è un rischio! non è una critica...è solo una domanda!:D
concordo con te sulla fobia sociale:mano: (come dici, il soggetto dovrebbe manifestare intensa paura ed ansia nello specifico in situazioni in cui è messo di fronte ad un giudizio o ad una presatazione sociale, ad esempio un esame all'università, un discorso in pubblico...comunque è sempre legata a temi dell'esibirsi!)
grazie ancora per il ripasso! e buona giornata!
Ciao Francesca, effettivamente non hai tutti i torti a chiedere che senso abbia somministrare l'MMPI oltre alla CBA. Io lo ho fatto perchè l'MMPI è un test che consente di elaborare diagnosi psichiatriche (e di questo sono sicura) mentre la CBA non credo produca vere e proprie diagnosi, ma di questo non sono proprio sicura.
Dunque secondo il mio ragionamento l'MMPI, basandosi su una valutazione più esaustiva della personalità, dovrebbe essere sempre affiancato ad altri test, quali per es. CBA (però se somministro Rorscach non somministrerei MMPI).
Tuttavia come dice gentilmente Balubina, anche io ho delle pagine di un libro in cui sono svolti i casi clinici recuperate alla logos (penso lo stesso di Balubina) e anche qui propongono spesso sdi affiancare CBA ed MMPI, per cui credo anche io che ci possa stare.
Inoltre in quei casi in cui si ipotizza sia un disturbo d'ansia ma anche sulla base di altri elementi un'altra diagnosi quale per es. disturbo evitante di personalità, proporrei anche qui sia CBA (per disturbo ansioso) e MMPI (perchè mi consentirebbe precisazioni sulla diagnosi). Non so a me viene da fare così poi non so...
Fatemi sapere cosa ne pensate...
Ora devo scappare.....
Un bacione a tutte!!!!
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Riferimento: seconda prova: il caso clinico
grazie ragazze! mi avete convinta!:approved: userò anch'io il CBA in parallelo al mmpi!
mi chiedevo: voi specificate sempre nell'elaborato che va esclusa una condizione medica generale e l'utilizzo di sostanze nel proporre la diagnosi?
altra cosa: io specifico sempre l'asse a cui appartengono i disturbi e per i disturbi di personalità, anche il gruppo...va bene? o è meglio evitare?
io onestamente più di imparare a memoria il falabella e dare un'occhiatina-ina-ina al dsm, non so più che fare...nel senso che già con la memorizzazione dei criteri, degli approfondimenti, delle terapie proposte nell'abc, sono in crisi: son tre mesi che ho iniziato a ripetere come un automa e ancora mi sfugge qualcosa...ora prendere in mano il dsm e aggiungere altri criteri mi terrorizza!:sbonk:
ultmissima cosa: io non ho capito un fico secco di cosa si intende ad esempio per disturbo d'ansia non altrimenti specificato...vuol dire che c'è qulache sintomo ansioso , ma non sufficiente per far rientrare il disturbo in una categoria certa?:mumble:
grazie a tutte! e buono studio!
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Riferimento: seconda prova: il caso clinico
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Originalmente inviato da
francescap1981
grazie ragazze! mi avete convinta!:approved: userò anch'io il CBA in parallelo al mmpi!
mi chiedevo: voi specificate sempre nell'elaborato che va esclusa una condizione medica generale e l'utilizzo di sostanze nel proporre la diagnosi?
altra cosa: io specifico sempre l'asse a cui appartengono i disturbi e per i disturbi di personalità, anche il gruppo...va bene? o è meglio evitare?
io onestamente più di imparare a memoria il falabella e dare un'occhiatina-ina-ina al dsm, non so più che fare...nel senso che già con la memorizzazione dei criteri, degli approfondimenti, delle terapie proposte nell'abc, sono in crisi: son tre mesi che ho iniziato a ripetere come un automa e ancora mi sfugge qualcosa...ora prendere in mano il dsm e aggiungere altri criteri mi terrorizza!:sbonk:
ultmissima cosa: io non ho capito un fico secco di cosa si intende ad esempio per disturbo d'ansia non altrimenti specificato...vuol dire che c'è qulache sintomo ansioso , ma non sufficiente per far rientrare il disturbo in una categoria certa?:mumble:
grazie a tutte! e buono studio!
Per Haidipsy:
scusa avevo capito che volevi fare una diagnosi differenziale con la fobia sociale. Comunque da quello che ho capito io, non sempre i temi di padova chiedono una diagnosi differenziale (anche se nel protocollo baranello consiglia sempre di farla): per cui quando non è richiesta esplicitamente, a meno che non sia proprio evidente una possibile diagnosi differenziale, non la farei (io in alcuni casi che sto svolgendo l'ho fatta, mentre in altri in cui era difficile farla, perchè un po' forzata, ho evitato).
Spero che sia più chiaro... A presto!
per Francesca1981
1) Io nei casi che sto facendo, non ho sempre specificato il fatto che va esclusa una condizione medica generale o assunzione di sostanze perchè secondo me in alcuni casi non ha senso, o almeno così credo (per i casi sto andando un po' a istinto non so....)
2) Per quanto riguarda il fatto di specificare il gruppo per i disturbi di personalità penso vada bene, è un 'informazione in più per cui è sempre meglio + che -.
3) Mi sa che sei bravissima, non sai che casini faccio io con i criteri, oltre al fatto che adesso sto cercando di studiare per la prima prova, e riprenderò in mano i criteri 2 giorni prima della seconda prova (non farmi pensare....). Cmq anche io only falabella con occhiatina DSM-IV, la mia memoria ha capacità limitata...per esempio una cosa che mi son rifiutata di studiare è il numero di criteri necessari per poter soddisfare una diagnosi, per cui mi sa che rimarrò sul vago....
- Per quanto riguarda disturbo d'ansia non altrimenti specificato anche io ho capito quello che dici tu, cioè che è un disturbo ansioso che però non soddisfa i criteri per nessun specifico disturbo d'ansia; ma non penso proprio che uscirà perchè io lo considero un disturbo "pattumiera" nel senso che non è carne nè pesce. L'unica cosa forse interessante è che contiene al suoi interno il disturbo ansioso depressivo misto che presenta sia sintomi depressivi che ansiosi, per cui potrebbe essere impiegato in extremis in quei casi dubbi in cui ci sono sia sintomi ansiosi che depressivi.
Vi propongo l'ultimo caso che è stato proposto (seconda sessione 2008) che chiedeva diverse cose (chiedo scusa ai psicodinamici, e a Francesca che so che è psicodinamica, se ho fatto interpretazioni allucinanti, ma non sono esperta in psicoanalisi, sebbena abbia deciso di affrontare questo caso in questa chiave, in quanto mi sono basata sul falabella, che è essenzialemnte psicodinamico):
I mie dubbi sono:
1) cosa si intende per modello teorico utilizzato per l’ipotesi diagnostica? tipo orientamento psicodinamico, sistemico....
2) Cosa si intende per le dinamiche e i meccanismi alla base del funzionamento sintomatologico del paziente? Io ho parlato delle possibili difese del ragazzo in chiave psicodinamico (tra l'altro voi sapete se la proiezione oltre ad essere una difesa dell'area psicotica è anche una difesa dell'area borderline?) non so se bisogna dire altro...
3) Nell'ultimo punto chiede anche di specificare il setting: io a questo proposito ho messo il numero di sedute, può essere sufficiente oppure bisogna scrivere altro?
PSICOLOGIA CLINICA (2° sessione 2008)
Giovanni ha 35 anni e lavora come magazziniere in un’azienda di modeste dimensioni. Da circa 4
mesi presenta una sintomatologia caratterizzata da caduta del tono dell’umore, disturbi del sonno,
apatia, calo del desiderio sessuale, chiusura sociale, difficoltà di concentrazione ed ansia. Si è già
rivolto al medico curante che gli ha prescritto una terapia antidepressiva (SSRI) ma, insoddisfatto
degli esiti del trattamento, ricerca ed individua in maniera autonoma uno psicologo a cui rivolgersi.
Giovanni si presenta al primo appuntamento presso lo studio privato in leggero anticipo e si
mostra da subito estremamente angosciato. Riferisce di essersi accorto che alcuni colleghi stanno
cercando di screditarlo con dispetti e pettegolezzi al fine di costruire di lui un’immagine deteriorata
dal punto di vista mentale. Ciò ha causato prolungate assenze dal lavoro.
Giovanni inoltre ha portato con sé, come dimostrazione, informazioni scaricate da internet dove
vengono descritte, in maniera dettagliata, alcune vicende professionali che egli denomina “azioni di
mobbing” che riferisce a sé.
Nell’ultimo mese esce di casa raramente e, in particolare, non frequenta più le attività commerciali
del paese in cui risiede perché preoccupato dagli sguardi che gli rivolgono gli avventori delle
medesime.
Giovanni è celibe e ha scelto da tempo di vivere da solo e in modo autonomo, seppure in un
appartamento nello stesso condominio in cui risiedono i genitori e le due sorelle maggiori.
Il candidato esponga:
a) la classificazione ed il modello teorico utilizzato per l’ipotesi diagnostica;
b) l’ipotesi diagnostica più rispondente ai comportamenti e alla sintomatologia espressa,
motivandola;
c) una ipotesi diagnostica differenziale, motivandola;
d) le dinamiche e i meccanismi alla base del funzionamento sintomatologico del paziente;
e) gli strumenti psicodiagnostici da utilizzare
f) un’indicazione di trattamento, specificandone l’orientamento, gli obiettivi ed il setting.
a) Per le finalità diagnostiche richieste si farà riferimento al Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, versione IV Text Revision., ovvero DSM-IV-TR e il modello teorico utilizzato per affrontare il caso sarà quello psicodinamico (INTENDE QUESTO????)
b) Alcuni sintomi lamentati da Giovanni orienterebbero la diagnosi nella direzione di un disturbo dell’umore e più in particolare di un disturbo depressivo maggiore: tali sintomi sono la caduta del tono dell’umore, i disturbi del sonno, l’apatia, il calo del desiderio sessuale, la chiusura sociale, difficoltà di concentrazione che sono presenti da circa 4 mesi (il disturbo depressivo maggiore richiede la presenza dei sintomi da almeno 2 settimane mentre il disturbo distimico da almeno 2 anni per cui, escludiamo il disturbo distimico in favore del disturbo depressivo maggiore). Tuttavia Giovanni presenta sintomi che sembrano aver a che fare con l’area psicotica: sembra infatti aver sviluppato un delirio di persecuzione dal momento che crede che alcuni colleghi stiano cercando di farlo licenziare dal lavoro costruendogli attorno l’immagine di una persona con gravi problemi psichici (a prova di ciò porta allo psicologo delle “prove scaricate da internet dove vengono descritte, in maniera dettagliata, alcune vicende professionali che egli denomina “azioni di mobbing” che riferisce a sé”). Oltre a ciò è anche preoccupato dagli sguardi che gli rivolgono gli avventori delle attività commerciali, cosa che lo ha portato nell’ultimo mese a uscire di casa raramente e a non frequentare più tali attività.
Dunque sarebbe possibile ipotizzare che il disturbo depressivo maggiore ipotizzato abbia la specifica “grave con manifestazioni psicotiche” in quanto presenta deliri a contenuto persecutorio.
c) Tuttavia sono possibili altre ipotesi diagnostiche differenziali: non sappiamo con precisione da quanto tempo sono presenti i sintomi di tipo psicotico, ma se fossero presenti da almeno 1 mese potrebbe anche trattarsi di un disturbo delirante (con delirio di tipo persecutorio) ovvero un disturbo in cui lo spunto del delirio è realistico (può essere che alcuni colleghi non lo trovino simpatico), a patto che però che il funzionamento e il comportamento del soggetto non risultino danneggiati al di fuori dell’episodio delirante (necessità di ulteriori approfondimenti).
Un’altra ipotesi è che si tratti di un disturbo di personalità, dunque di un disturbo maggiormente pervasivo e radicato nella personalità dell’individuo, che causa la compromissione di importanti aree del funzionamento globale e che risale all’adolescenza o prima età adulta: nel particolare un disturbo paranoide di personalità anche se in questo caso la sospettosità e sfiducia verso gli altri diventano delle modalità costanti di affrontare gli eventi della vita, e inoltre difficilmente le persone che presentano questo disturbo si rivolgono spontaneamente allo psicologo (come ha fatto Giovanni), in quanto non sono consapevoli del proprio disturbo, e sono dunque spinti in colloquio dai familiari (mostrano scarsa motivazione, sospettosità e sfiducia verso il clinico).
d) INTENDE QUESTO???: In un’ottica psicodinamica è possibile affermare che i disturbi che si situano nell’area psicotica comportano un importante ripiegamento all’interno, caduta del rapporto con la realtà mentre il funzionamento dell’io è disgregato e sono presenti importanti problemi relazionali; infine la persona non è consapevole del proprio disturbo. Giovanni presenta un alterato rapporto con la realtà ma per quanto riguarda l’episodio delirante, ha problemi relazionali ma è consapevole del proprio disturbo perché si rivolge spontaneamente a uno psicologo, per cui ipotizza che il problema potrebbe essere suo e non degli altri. Sulla base di ciò sarebbe forse opportuno collocare il disturbo di Giovanni nell’area borderline (ove sta il disturbo depressivo maggiore) in cui l’esame di realtà è conservato solo per certi aspetti ed dove solo alcune funzioni sono conservate.
La difesa principale utilizzata da Giovanni sembra essere quella della proiezione (difesa dell’area psicotica e anche borderline?) che consiste nell’esternare e dunque spostare dall’interno all’esterno i sentimenti e i pensieri negativi: per cui Giovanni sente dell’aggressività e ostilità da parte dei suoi colleghi quando in realtà potrebbe essere a lui a provare tali sentimenti verso di loro.
E’ possibile proporre a Giovanni altri due colloqui per approfondire alcune tematiche e per un’eventuale somministrazione di alcuni test psicodiagnostici.
L’analisi della domanda di Giovanni potrebbe essere indicativa di un buona prognosi: sembra infatti trattarsi di una motivazione intrinseca (insoddisfatto della terapia farmacologica prescrittagli “ricerca ed individua in maniera autonoma uno psicologo a cui rivolgersi”). Dunque Giovanni ipotizza di avere un problema psicologico da risolvere, e non il fatto che la realtà può modificarsi solo attraverso la modificazione del comportamento delle persone che gli stanno intorno.
Altre importanti aree da indagare sono:
- rapporto con i genitori: Giovanni sceglie di vivere nello stesso condominio dei genitori e delle sorelle maggiori. A questo proposito sarebbero necessari opportuni ulteriori approfondimenti dal momento che tutti i figli nonostante l’età avanzata hanno scelto la vicinanza fisica ai genitori (forse c’è un problema di separazione-individuazione?)
- rapporto con le sorelle per comprendere la connotazione di tale rapporto: rapporto di protezione? (le sorelle sono maggiori), rapporto di rivalità? Oppure rapporto di formalità?
- rapporto con l’altro sex: Giovanni è celibe. A questo proposito si potrebbe esplorare come vive il rapporto con l’altro sex, se abbia mai avuto esperienze affettive e il vissuto riguardo ad esso, dunque se la sua sospettosità abbia influito negativamente in questa area.
-rapporti sul lavoro: Giovanni sembra attribuire la comparsa del suo malessere ad un ambiente lavorativo ostile che lo ha portato a notevoli assenze sul lavoro. I rapporti sul lavoro non sono molto positivi dal momento che Giovani teme un complotto nei suoi confronti. Sarebbe interessante esplorare gli attuali rapporti di lavoro per capire come mai i sintomi compaiono proprio ora dal momento che Giovanni probabilmente lavora da diverso tempo (ha 35 anni); si potrebbe dunque esplorare eventuali altre precedenti esperienze lavorative di Giovanni, o nel caso abbia avuto sempre questo tipo di lavoro, quali strategie ha messo in atto nel passato per funzionare in quest’area lavorativa.
-rapporti sociali: Giovanni nell’ultimo mese afferma di uscire raramente e di evitare anche alcuni luoghi del paese perché pensa di essere osservato e spiato. Dunque resta in casa per la maggior parte del tempo probabilmente da solo: a questo proposito sarebbe importante esplorare lo stato premorboso di Giovanni per comprendere se l’isolamento sociale sia stato un tratto radicato della sua personalità (disturbo più grave) o se invece lui abbia in passato coltivato rapporti in ambito sociale.
e) Nel corso del secondo colloquio potrebbe essere utile somministrare a Giovanni un Rorscach (matrice psicodinamica), un importante test proiettivo che si basa sulla presentazione di stimoli ambigui/non strutturati, e che consente di ottenere informazioni utili nella fase diagnostica e di orientare la scelta del tipo di trattamento. Tale test consente di evidenziare le caratteristiche del pensiero nevrotico e del pensiero psicotico e dunque di collocare il disturbo nell’area più appropriata.
f) Qualora attraverso le indagini proposte (colloqui e risultati dei test psicodiagnostici) fosse confermata l’ipotesi diagnostica di disturbo disturbo depressivo maggiore “grave con manifestazioni psicotiche” si potrebbe suggerire una terapia supportiva e poi una terapia espressiva oltre la consulenza psichiatrica per farmaci ( ma Giovanni assume già dei farmaci prescrittagli dal medico di base, per cui lo psichiatra potrebbe valutare se modificare o mantenere la terapia farmacologia).
L’enfasi supportiva è necessaria per l’integrare e rafforzare l’io e per consentire un buon esame di realtà (per evitare un completo distacco dalla realtà), l’enfasi espressiva consente la rielaborazione delle tematiche sottostanti al disagio. E’ indicata una terapia a orientamento psicodinamico, con cadenza di 1 volta a settimana, con questi obiettivi:
- rileborazione delle tematiche della dipendenza, separazione, aggressività
- ripristinare le energie e convogliarle sull’esterno
Se possibile, il trattamento potrebbe essere integrato con alcune sedute di stampo sistemico-relazionale (ipotesi di una famiglia invischiata) con cadenza di 1 volte al mese, con questi obiettivi:
- identificazione delle regole disfunzionali e sostituzione con regole funzionali
- circolazione di una comunicazione chiara e priva di doppi messaggi
- favorire lo svincolo e l’individuazione dei membri del sistema
- favorire gli scambi all’esterno del sistema ( importante per le famiglie invischiate).
Grazie a tutti e un abbraccio a tutto il forum....
Maria
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Riferimento: seconda prova: il caso clinico
Grazie Maria! sinceramente non sono così preparata quanto voi (io non sto studiando da mesi e mesi x la 2a prova :clap2:; io ho perso mesi e mesi invece sui tomi x la 1 prova :sbonk:
ma cerco comunque di non perdermi d'animo :asd: !)
pertanto lascio a chi è più esperto di me i punti da chiarire e il caso da commentare, per ora intanto 'vi ' leggerò.
Grazie anche a Francesca per i quesiti che aveva esposto e x i quali hai risposto tu Maria.
Grazie x tutte le informazioni!
:Ops:
-
Riferimento: seconda prova: il caso clinico
ciao Maria!
mi trovo d'accordo con la diagnosi di disturbo depressivo maggiore.
La proiezione è una difesa tipica della paranoia, ma è presente anche nella patologia borderline (nel Gabbard e nel testo di psicopatologia dove ho approfondito) si parla precisamente di identificazione proiettiva, comunque siamo lì, x alcuni la proiezione sposta all'esterno solo sentimenti e impulsi, mentre l'identificazione proiettiva sposta all'esterno parti di Sè.
Riguardo al modello teorico, sì, anch'io interpreto come hai detto tu-
quello 'psicodinamico' va bene. Circa le sedute..va bene, certo che 'chiedere anche questo, cavoli...:jd: perfortuna il Gabbard scrive qualcosa sulla frequenza delle sedute.
Complimentissimi, sempre!
:approved:
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Riferimento: seconda prova: il caso clinico
Citazione:
Originalmente inviato da
haidiPsy
ciao Maria!
mi trovo d'accordo con la diagnosi di disturbo depressivo maggiore.
La proiezione è una difesa tipica della paranoia, ma è presente anche nella patologia borderline (nel Gabbard e nel testo di psicopatologia dove ho approfondito) si parla precisamente di identificazione proiettiva, comunque siamo lì, x alcuni la proiezione sposta all'esterno solo sentimenti e impulsi, mentre l'identificazione proiettiva sposta all'esterno parti di Sè.
Riguardo al modello teorico, sì, anch'io interpreto come hai detto tu-
quello 'psicodinamico' va bene. Circa le sedute..va bene, certo che 'chiedere anche questo, cavoli...:jd: perfortuna il Gabbard scrive qualcosa sulla frequenza delle sedute.
Complimentissimi, sempre!
:approved:
Grazie Haidipsy per aver risposto a entrambe le mie domande sui due forum (sei proprio preparata!!!), comunque in realtà i casi clinici li ho fatti così con sotto dsm-iv, mini-dsm-iv, Falabella per cui non sarò così brava quando dovrò utilizzare la farina del mio sacco....
Allora al prossimo caso e come dico sempre TENIAMO DURO in quest'ultimo mese e facciamoci forza l'un l'altra!!!!
A presto
Maria
-
Riferimento: seconda prova: il caso clinico
Cara maria secondo me il caso lo hai svolto proprio bene!:approved:
l'unica cosa io starei attenta a parlare di deliri...nel senso che nei deliri deve esserci una chiara distorsione della realtà e lo spunto non deve essere nel reale per la schizofrenia, lo spunto è dal reale per il disturbo delirante, ma è chiaramente un'esagerazione: ad esempio mi ricordo che colombo faceva degli esempi in cui vi era una chiara ideazione delirante (nel delirio id persecuzione ad esempio il soggetto pensa che il vicino di casa che rientra dal lavoro alla stessa ora lo stia in realtà seguendo ovunque). nel disturbo paranoide di personalità invece il soggetto si sente sempre controllato e crede che gli altri stiano conmplottando alle sue spalle...quindi non ci sono dei veri deliri, come percezione distorta della realtà, ma solo alterazioni nella interpretazione della realtà che mi sembra più il caso di giovanni.... non so se son stata chiara o se ho fatto solo confusione....
comunque sia il resto del caso è svolto in modo molto puntiglioso!!!:approved:
grazie per il continuo ripasso!!! a presto e un abbraccio!:Ops:
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Riferimento: seconda prova: il caso clinico
ciao a tutte!
ho una domandina per voi...che terapia proporreste per i disturbi dissociativi?
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Riferimento: seconda prova: il caso clinico
allora io i disturbi dissociativi non li ho proprio fatti perchè sono abbastanza rari! tieni presente che colombo diceva che in 30 anni di carriera non ha mai visto un disturbo da personalità multipla!!!!!!!!!!
la depersonalizzazione è comunque di solito un sintomo nei DAP, nel DPTS e nella schizofrenia, quindi non non li studio nello specifico, ma solo nell'ambito della specifica patologia...
io, se dovessi proprio farlo, metterei una terapia supportiva (per dare coesione all'io e ripristinare di conseguenza il rapporto con la realtà)...
ora non so se ho sparato una stupidaggine o che...rimane che non sono mai usciti nele passate sessioni e credo sia raro con la commissione che abbiamo che escano quest'anno!
ciaoooo!
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Riferimento: seconda prova: il caso clinico
Citazione:
Originalmente inviato da
francescap1981
allora io i disturbi dissociativi non li ho proprio fatti perchè sono abbastanza rari! tieni presente che colombo diceva che in 30 anni di carriera non ha mai visto un disturbo da personalità multipla!!!!!!!!!!
la depersonalizzazione è comunque di solito un sintomo nei DAP, nel DPTS e nella schizofrenia, quindi non non li studio nello specifico, ma solo nell'ambito della specifica patologia...
io, se dovessi proprio farlo, metterei una terapia supportiva (per dare coesione all'io e ripristinare di conseguenza il rapporto con la realtà)...
ora non so se ho sparato una stupidaggine o che...rimane che non sono mai usciti nele passate sessioni e credo sia raro con la commissione che abbiamo che escano quest'anno!
ciaoooo!
Per Francescap1981.
grazie per aver risposto al mio caso, cmq ho capito quello che intendi e penso che tu abbia ragione, ho osato un po' troppo, devo star attenta a non lanciarmi in diagnosi sparate senno rischio di trovare eccessiva patologia dove in realtà non c'è...come vedi lo scambio è sempre proficuo...
Per balubina:
io per il disturbo dissociativo dell’Identità (ex disturbo da personalità multipla) avevo trovato su internet questa terapia: terapia supportivo-espressiva a orientamento psicodinamico, potenziata a volte dall'ipnosi + consulenza per farmaci. Il trattamento mira all'integrazione dei ricordi traumatici, in modo che l'immagine di Sè precostituita possa lentamente assimilare il Sè traumatizzato, senza sentirsi schiacciata da questo. Ai pazienti deve essere consentito di mantener controllo sui ricordi traumatici, per evitare sentimento impotenza già esperito durante l'evento traumatico: l'ipnosi può essere utile proprio perchè la qualità "acceso-spento" dello stato ipnotico, consente ai pazienti di interrompere ricordi con cui è intollerabile confrontarsi.
Invece per il disturbo da depersonalizzazione è indicata una terapia a orientamento psicodinamico + consulenza per farmaci (benzodiazepine)
La terapia a orientamento psicodinamico aiuta il paziente a raggiungere l'abreazione dei ricordi traumatici che possono aver determinato il disturbo e a comprendere che cosa ha portato al sintomo (sebbene molti pazienti in psicoterapia riferiscano miglioramenti che riguardano molti aspetti della loro vita, essi in genere non riportano una significativa riduzione dei sintomi di depersonalizzazione dei sintomi in quanto tali).
Una depersonalizzazione normale o transitoria richiede poco più che una rassicurazione; se invece la depersonalizzazione è secondaria ad un disturbo primario sottostante, il miglioramento clinico del disturbo primario in risposta ad una terapia adeguata può anche risolvere la depersonalizzazione.
Ma non avevo intenzione di studiarle, perchè le terapie e i disturbi son tantissimi e chissa come farà a ricordarmele....
A presto e magari vi propongo altri casi...
Grazie a tutte!!!!
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Riferimento: seconda prova: il caso clinico
Ragazze scusate un'info:
il disturbo bipolare comprende la ciclotimia e altro?
nel manuale di psicopatologia di Colombo(mitico prof :yahoo:) non ho trovato molto a riguardo. si parla solo di ciclotimia come l'alternarsi di depressione e ipomania. Basta così o ci sono altri disturbi che rientrano nei dist. bipolari?
Grazie!
poi volevo chiedere a Maria, riguardo il caso di Giovanni qui sopra...
in alternativa al rorscach, potrei somministrare un mmpi o altro?
Grazie!
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Riferimento: seconda prova: il caso clinico
ciao haidi! da quello che ho capito io tra i disturbi bipolari rientrano ciclotimia, disturbo bipolare 1 (alternarsi di episodi manicali e depressivi maggiori) e 2(alternarsi di episodi ipomaniacali e depressivi maggiori)...il ciclotimico è uno stato bipolare cronico (minimo due anni) nel quale l'umore è instabile e in cui si alternano periodi depressivi (ma non propriamente di depressione maggiore) a ipo-ipo maniacali. questa specificazione la faceva anche colombo, nel senso mi ricordo che diceva non sono veri stati ipomaniacali, ne veri episodi depressivi maggiori, ma solo umore elavato alternato periodicamente a quello depresso. molti personaggi dello spettacolo e artisti ne soffrono, e quando sono in fase positi va sono molto creativi. tutto questo però nel suo libro non c'è e nel dsm non è specificato molto bene, quindi ho dovuto un pò pensarci...comunque la discriminante è che il ciclotimico è cronico.
spero di esserti stata d'aiuto. a presto!
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Riferimento: seconda prova: il caso clinico
grazie maria per le informazioni sui disturbi dissociativi! cmq anch'io non credo che escano..
e grazie francesca x il chiarimento sui disturbi bipolari! e ad haidi per la domanda naturalmente... :D
ciao buono studio!
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Riferimento: seconda prova: il caso clinico
Ciao a tutte, sono nuova e scusate se mi inserisco..innanzitutto complimenti a Maria per le tracce svolte le prenderò ad esempio! Rispetto ai test da applicare è possibile secondo voi abbinare il Rorscach al TAT dato che quest'ultimo potrebbe far emergere le tematiche più importsnti per la persona? GRazie a tutte Ciao e buono Studio
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Riferimento: seconda prova: il caso clinico
io il tat lo propongo quasi sembre perchè è utile nello specifico nell'analisi della domanda per valutare se il paziente ha una buona motivazione alla realizzazione (che porterebbe a buona alleanza e compliance) ed inoltre da indizi su atteggiamenti, bisogni, emozioni...quindi si può benissimo associarlo alla somministrazione di un rorschac, anzi è bene farlo visto che entrambi sono tecniche proiettive basate sul modello psicodinamico!
questo come sempre è solo un mio parere!
ciao e buono studio!
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Riferimento: seconda prova: il caso clinico
Ciao a tutti, volevo porre una questione, non so se già ne avete parlato prima perchè non ho il tempo di guardare oggi. Quando iniziate il caso clinico mettete sempre il manuale diagnostico di riferimento? E se si usate il DSM-IV oppure la differenziazione in aree (nevrosi, psicosi, stato limite)?
Inoltre si deve parlare in prima persona o in terza?
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Riferimento: seconda prova: il caso clinico
ciao laura! è sempre importante specificare quale manuale diagnostico si utilizza (se dsm o icd-10)...la differenziazione tra le strutture di personalità sottostanti al disturbo non è esplicitamente richista..io a volte comunque, ad esempio nei disturbi d'ansia specifico che il disturbo appartiene all'area nevrotica, e poi propongo più nello specifico l'ipotesi diagnostica...
solitamente è preferibile parlare non in prima persona...ad esempio usando il "si potrebbe ipotizzare, proporre, approfondire etc...
buono studio!
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Riferimento: seconda prova: il caso clinico
Ok, grazie mille, tra l'altro preferisco parlare in modo impersonale, mi viene meglio l'elaborato.
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Riferimento: seconda prova: il caso clinico
Citazione:
Originalmente inviato da
haidiPsy
Ragazze scusate un'info:
il disturbo bipolare comprende la ciclotimia e altro?
nel manuale di psicopatologia di Colombo(mitico prof :yahoo:) non ho trovato molto a riguardo. si parla solo di ciclotimia come l'alternarsi di depressione e ipomania. Basta così o ci sono altri disturbi che rientrano nei dist. bipolari?
Grazie!
poi volevo chiedere a Maria, riguardo il caso di Giovanni qui sopra...
in alternativa al rorscach, potrei somministrare un mmpi o altro?
Grazie!
Ciao Haidi come ti ha detto Francesca il dsm-iv classifica tra i disturbi bipolari i disturbi bipolare I e II, il disturbo ciclotimico e il disturbo bipolare non altrimenti specificato.
Secondo il dsm-iv il disturbo bipolare I è caratterizzato dall'alternarsi di uno o più episodi maniacali o episodi misti con episodi depressivi maggiori.
N.B: Nell'episodio misto per almeno 1 settimana quasi ogni giorno, si verificano i criteri dell'episodio maniacale e dell'episodio depressivo maggiore.
Il disturbo bipolare II è caratterizzato dall'alternarsi di uno o più episodi ipomanicali con episodi depressivi.
Il disturbo ciclotimico è caratterizzato da sintomi ipomaniacali e depressivi per almeno 2 anni, senza episodio depressivo maggiore, maniacale o misto; danneggiamento delle aree di funzionamento.
Credo che la differenza tra disturbo bipolare II e ciclotimico è che in quest'ultimo non ci sono episodi (periodi) ma sintomi che si alternano e inoltre dura minimo 2 anni, per cui molto tempo.
Dunque son d'accordo con Francesca che dice che il disturbo ciclotimico non comporta veri stati ipomaniacali, ne veri stati depressivi maggiori, ma solo umore elevato alternato periodicamente a quello depresso.
Per quanto riguarda il caso di Giovanni ho deciso di usare un Rorscach (solitamente preferisco usare test cognitivi-comportamentali) solo per il fatto che avendo svolto il punto d (le dinamiche e i meccanismi alla base del funzionamento sintomatologico del paziente) in maniera psicodinamica e siccome ho dichiarato all'inizio che avrei utilizzato come modello teorico quello psicodinamico (in quanto la traccia al punto a chiedeva di dichiarare il modello teorico utilizzato per l’ipotesi diagnostica) ho preferito mantenere una certa coerenza teorica... Nello svolgimento dei casi clinici non tengo sempre un'assoluta coerenza teorica tra test somministato e terapia proposta (per esempio in un caso di un disturbo ossessivo compulsivo ho per es. proposto un test tipo MMPI e CBA e poi ho somministrato una terapia psicodinamica perchè quella cognitiva non mi convinceva molto) ma nel caso di Giovanni, siccome il caso chiedeva proprio di esplicitare il modello teorico utilizzato, mi sembrava fosse necessario mantenere una certa corenza teorica. Dunque se il caso non mi avesse chiesto il punto "a" e il punto "d" penso che avrei somministrato un MMPI, che proviene dalla teoria dei tratti, oppure la CBA di stampo cognitivo.comportamentale.
Però Haidi la questione della coerenza teorica è stata già discussa in questo forum, ed è molto sottile: secondo alcuni deve esserci assoluta coerenza tra formulazione del caso, test somministrati e terapia proposta (o almeno così dicono alcuni manuali), però secondo altri (e io sono più di questo pensiero) bisogna adattare il caso all'pproccio teorico, nel senso che ci sono terapie più efficaci di altre in alcuni disturbi e test che si prestano meglio a raccogliere le informazioni su un certo disturbo rispetto ad altri (non so se mi sono spiegata; feci questa domanda al prof. Rollo e lui mi rispose che si può combinare un test di un orientamento con la terapia di un'altro ma sempre giustificando e facendo capire che non si sta facendo confusione teorica...).
Io nei casi vado più a istinto, per cui la ragiono così, poi non so se invece sarebbe meglio essere più rigorosi dal punto di vista teorico...
Tu invece cosa ne pensi? E ci sono altri nel forum che vogliono dire la loro in proposito????
A presto e spero di averti un po' chiarito i dubbi e non ulteriormente confusa..:Ops:
N.B: per Verdemare
Grazie per i complimenti ma il caso l'ho risolto con sotto DSm per cui non è proprio farina del mio sacco; rispetto alla questione del Tat vedo che ti ha già risposto Francesca che di test psicodinamici ne sa molto più di me...
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Riferimento: seconda prova: il caso clinico
Citazione:
Originalmente inviato da
mariacoelli
Però Haidi la questione della coerenza teorica è stata già discussa in questo forum, ed è molto sottile: secondo alcuni deve esserci assoluta coerenza tra formulazione del caso, test somministrati e terapia proposta (o almeno così dicono alcuni manuali), però secondo altri (e io sono più di questo pensiero) bisogna adattare il caso all'pproccio teorico, nel senso che ci sono terapie più efficaci di altre in alcuni disturbi e test che si prestano meglio a raccogliere le informazioni su un certo disturbo rispetto ad altri (non so se mi sono spiegata; feci questa domanda al prof. Rollo e lui mi rispose che si può combinare un test di un orientamento con la terapia di un'altro ma sempre giustificando e facendo capire che non si sta facendo confusione teorica...).
In linea di massima la penso anch'io così, il mio problema è che di terapie conosco gran poco, conosco la cognitivo-comportamentale a malapena, non saprei proporre per ogni disturbo le possibili alternative... e purtroppo adesso non ho tempo per mettermi a studiarle! Però se uno le sa ben venga...
Domanda: secondo voi è plausibile che mettano un caso di schizofrenia (o altri dist. psicotici)?
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Riferimento: seconda prova: il caso clinico
Ciao a tutte, sulle questione della corenza teorica rispetto ai test da somministrare e terapia io credo che sarò coerente..più per necessità che per scelta..nel senso che io mi sono preparata sul falabella che come ben sapete è di stampo psicodinamico e i test li ho guardati sul libro della Liss la quale proporrebbe Rorschach (per la struttura di personalità) + TAT o ORT (per far emergere i temi coflittuali), la Wais solo se ci sono dubbi cognitivi. Nel suo libro non accenna nenche al CBA pertanto eviterò di scrivere su qualcosa che non conosco. Perciò concludo dicendo che la sottoscritta che non sopporta l'ottica psicodinamica e preferisce quella cognitiva ha fatto questa scelta sperando di poter superare sta prova...D'altronde io ho fatto il 4PS e i libri che o recuperato da colleghi e vari sono questi, spero possa andare bene. L'unico dubbio che mi rimane dopo aver letto le vostre spiegazioni sul CBA se non sia meglio usare quello anzichè il TAT però credo anch'io mi affiderò all'istinto...
Inoltre grazie per il chiarimento sui disturbi bipolari perchè il falabelle inserisce solo disturbo ciclotimico.
Buono Studio
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Riferimento: seconda prova: il caso clinico
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Originalmente inviato da
francescap1981
ciao haidi! da quello che ho capito io tra i disturbi bipolari rientrano ciclotimia, disturbo bipolare 1 (alternarsi di episodi manicali e depressivi maggiori) e 2(alternarsi di episodi ipomaniacali e depressivi maggiori)...il ciclotimico è uno stato bipolare cronico (minimo due anni) nel quale l'umore è instabile e in cui si alternano periodi depressivi (ma non propriamente di depressione maggiore) a ipo-ipo maniacali. questa specificazione la faceva anche colombo, nel senso mi ricordo che diceva non sono veri stati ipomaniacali, ne veri episodi depressivi maggiori, ma solo umore elavato alternato periodicamente a quello depresso. molti personaggi dello spettacolo e artisti ne soffrono, e quando sono in fase positi va sono molto creativi. tutto questo però nel suo libro non c'è e nel dsm non è specificato molto bene, quindi ho dovuto un pò pensarci...comunque la discriminante è che il ciclotimico è cronico.
spero di esserti stata d'aiuto. a presto!
grazie mille cara francesca.
scusa ke rispondo solo ora ma mi è saltato il pc e spero me lo ripristino x fine settimana, perchè MI MANCATE.ORA SCRIVO DA UN INTERNET POINT.
GRAZIE PER L'INFO PRECISA CHE MI HAI DATO.
A PRESTO, BUONO STUDIO A TE E TUTTE.
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Riferimento: seconda prova: il caso clinico
Citazione:
Originalmente inviato da
mariacoelli
ciao haidi come ti ha detto francesca il dsm-iv classifica tra i disturbi bipolari i disturbi bipolare i e ii, il disturbo ciclotimico e il disturbo bipolare non altrimenti specificato.
Secondo il dsm-iv il disturbo bipolare i è caratterizzato dall'alternarsi di uno o più episodi maniacali o episodi misti con episodi depressivi maggiori.
N.b: Nell'episodio misto per almeno 1 settimana quasi ogni giorno, si verificano i criteri dell'episodio maniacale e dell'episodio depressivo maggiore.
Il disturbo bipolare ii è caratterizzato dall'alternarsi di uno o più episodi ipomanicali con episodi depressivi.
Il disturbo ciclotimico è caratterizzato da sintomi ipomaniacali e depressivi per almeno 2 anni, senza episodio depressivo maggiore, maniacale o misto; danneggiamento delle aree di funzionamento.
Credo che la differenza tra disturbo bipolare ii e ciclotimico è che in quest'ultimo non ci sono episodi (periodi) ma sintomi che si alternano e inoltre dura minimo 2 anni, per cui molto tempo.
Dunque son d'accordo con francesca che dice che il disturbo ciclotimico non comporta veri stati ipomaniacali, ne veri stati depressivi maggiori, ma solo umore elevato alternato periodicamente a quello depresso.
Per quanto riguarda il caso di giovanni ho deciso di usare un rorscach (solitamente preferisco usare test cognitivi-comportamentali) solo per il fatto che avendo svolto il punto d (le dinamiche e i meccanismi alla base del funzionamento sintomatologico del paziente) in maniera psicodinamica e siccome ho dichiarato all'inizio che avrei utilizzato come modello teorico quello psicodinamico (in quanto la traccia al punto a chiedeva di dichiarare il modello teorico utilizzato per l’ipotesi diagnostica) ho preferito mantenere una certa coerenza teorica... Nello svolgimento dei casi clinici non tengo sempre un'assoluta coerenza teorica tra test somministato e terapia proposta (per esempio in un caso di un disturbo ossessivo compulsivo ho per es. Proposto un test tipo mmpi e cba e poi ho somministrato una terapia psicodinamica perchè quella cognitiva non mi convinceva molto) ma nel caso di giovanni, siccome il caso chiedeva proprio di esplicitare il modello teorico utilizzato, mi sembrava fosse necessario mantenere una certa corenza teorica. Dunque se il caso non mi avesse chiesto il punto "a" e il punto "d" penso che avrei somministrato un mmpi, che proviene dalla teoria dei tratti, oppure la cba di stampo cognitivo.comportamentale.
Però haidi la questione della coerenza teorica è stata già discussa in questo forum, ed è molto sottile: Secondo alcuni deve esserci assoluta coerenza tra formulazione del caso, test somministrati e terapia proposta (o almeno così dicono alcuni manuali), però secondo altri (e io sono più di questo pensiero) bisogna adattare il caso all'pproccio teorico, nel senso che ci sono terapie più efficaci di altre in alcuni disturbi e test che si prestano meglio a raccogliere le informazioni su un certo disturbo rispetto ad altri (non so se mi sono spiegata; feci questa domanda al prof. Rollo e lui mi rispose che si può combinare un test di un orientamento con la terapia di un'altro ma sempre giustificando e facendo capire che non si sta facendo confusione teorica...).
Io nei casi vado più a istinto, per cui la ragiono così, poi non so se invece sarebbe meglio essere più rigorosi dal punto di vista teorico...
Tu invece cosa ne pensi? E ci sono altri nel forum che vogliono dire la loro in proposito????
A presto e spero di averti un po' chiarito i dubbi e non ulteriormente confusa..:ops:
N.b: Per verdemare
grazie per i complimenti ma il caso l'ho risolto con sotto dsm per cui non è proprio farina del mio sacco; rispetto alla questione del tat vedo che ti ha già risposto francesca che di test psicodinamici ne sa molto più di me...
grazie anche a te maria,
leggerò tutto meglio appena avrò il mio pc.
Grazie mille di tutto. A presto.
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Riferimento: seconda prova: il caso clinico
Ciao ragazze vi propongo un uovo caso di Padova: volevo sapere se siete d'accordo con la diagnosi, test somministrati e terapia proposta o se avete altro da proporre...
Mi sa che in sede di esame devo accorciare i casi altrimenti non sto nei tempi: per questo caso ci ho messo 2 ore!
Si presenta nello studio dello psicologo un signore di 48 anni, seguendo il suggerimento del suo medico di base al quale si era rivolto per una infiammazione di tendini del braccio destro trattata con farmaci e laser-terapia con scarsi risultati.
È coniugato, ha due figli di 20 e 17 anni; la moglie è casalinga. Occupa un posto di caporeparto presso una ditta di servizi della stazione locale, ne è molto soddisfatto anche se esprime il desiderio di essere più tranquillo (cioè senza troppe responsabilità).
Durante il colloquio cita un "esaurimento nervoso" di 11 anni prima, curato con psicofarmaci e risolto in breve tempo.
L'episodio è comparso in concomitanza con lo sfratto, la ricerca di un nuovo alloggio, dopo molte battaglie burocratiche e la sistemazione della nuova casa, a cui aveva provveduto da solo, lavorando anche di notte.
Passato il momento di crisi, il paziente aveva ripreso la sua vita con gli stessi ritmi frenetici di sempre: turni lavorativi, attività sportiva intensa (pratica calcio e soprattutto tennis), lavori manuali pesanti in casa e per parenti. Nell'ultimo periodo, l'infiammazione ai tendini lo ha costretto a sospendere l'attività sportiva e ad una forzata immobilità.
Il paziente associa questa immobilità con sintomi di "sudorazione, panico e fuga", quando deve uscire di casa per recarsi in qualche posto, soprattutto luoghi affollati o quando sa che deve relazionarsi con persone che lo possono giudicare. Utilizza le manifestazioni somatiche di ansia per non affrontare certe situazioni impegnative, una delle quali dovrebbe essere prossimamente la conoscenza dei suoceri della figlia maggiore. Riferisce che sta già immaginando la scena e comincia a sudare.
Dentro casa e a letto si sente a proprio agio. È da notare come i sintomi si attenuino o scompaiano appena il paziente affronta la situazione che ritiene problematica. Di se stesso è soddisfatto perché con la forza di volontà è sempre arrivato dove voleva ed è riuscito a smettere di fumare da un giorno all'altro. Si definisce "aggressivo, iroso, pieno di energia, incapace di star fermo", ma non comprende come possa essere "pauroso e titubante" in certi casi.
Sulla base di questo quadro, ricavato dal primo colloquio, il candidato illustri in maniera chiara e sintetica i seguenti punti:
· Quali ulteriori notizie ritiene di dover acquisire per completare il quadro dei dati necessari;
· Su quali ipotesi diagnostiche terrebbe il successivo colloquio (o colloqui);
· Se sia possibile individuare motivatamente fobie o paure nel quadro presentato;
· Quali possono essere i diversi percorsi di intervento psicologico o psicoterapeutico derivanti dalle ipotesi diagnostiche formulate dopo il primo colloquio.
Per le finalità diagnostiche richieste si farà riferimento al Manuale Diagnostico Statistico dei Disturbi Mentali, versione IV, Text Revision, DSM-IV-TR.
Alcuni sintomi lamentati dal signore potrebbero orientare la diagnosi nella direzione di un disturbo di conversione. Il disturbo di conversione è un disturbo somatoforme caratterizzato da uno o più sintomi o deficit riguardanti le funzioni motorie volontarie e sensitive, che potrebbero suggerire una condizione neurologica o medica generale e in cui fattori psicologici sono collegati con tali sintomi/deficit.
Il signore presenta infatti un’infiammazione dei tendini del braccio destro, che cerca di curare dal punto di vista farmacologico e medico senza risultati, in quanto ritiene che alla base del disturbo vi sia una patologia organica (infatti si è rivolto al medico di base); tuttavia il medico di base invia il signore dallo psicologo ipotizzando la possibilità che alla base del disturbo vi siano dei fattori psicologici (che potrebbero essere giustificati anche dal fatto che anni prima il signore ebbe un esaurimento nervoso che aveva curato con degli psicofarmaci). E’ possibile dunque escludere che tale disturbo sia dovuto a una condizione medica generale dal momento che è il medico stesso a suggerire al signore di rivolgersi ad uno psicologo.
Il signore però presenta anche altri sintomi che sono invece tipici di un disturbo ansioso e più in particolare potrebbe trattarsi di agorafobia senza anamnesi di disturbo di panico. L’agorafobia è infatti una forte ansia in situazioni in cui è difficile o imbarazzante fuggire, che si verifica in luoghi affollati o in mezzi di trasporto, per cui la persona circa di limitare al massimo gli spostamenti o si fa accompagnare (stato di dipendenza) per evitare l’evento temuto; inoltre la paura nell’agorafobia può essere associata anche a situazioni che possono implicare il giudizio di altri.
Il signore infatti sperimenta i sintomi di tipo organico soprattutto nei luoghi affollati o quando sa che deve relazionarsi con persone che lo possono giudicare, oltre a utilizzare le manifestazioni somatiche dell’ansia per evitare certe situazioni impegnative (es. la conoscenza dei suoceri della figlia maggiore).
La specifica “senza anamnesi di disturbo di panico” sarebbe dovuta al fatto che il signore prova sintomi fisici di tipo panico ma non sembra esserci la caratteristica di attacchi di panico improvvisi: infatti dal caso sembrerebbero associati a luoghi affollati o a situazioni in cui sa che deve relazionarsi con persone che lo possono giudicare.
E’ possibile comunque ipotizzare una diagnosi differenziale con la fobia sociale dal momento che alcuni sintomi sono tipici di questo disturbo (a parte il fatto che l’ansia è suscitata da luoghi affollati). La fobia sociale è infatti la paura marcata e persistente di una o più situazioni sociali (nel caso del signore ad esempio il fatto di conoscere i suoceri della figlia maggiore) o prestazionali in cui la persona è esposta al giudizio degli altri e in cui l’esposizione alla situazione temuta provoca ansia che può assumere le caratteristiche di un attacco di panico. Inoltre l’ansia suscitata dalle situazioni sociali può comportare condotte di evitamento (nel caso si dice che il signore utilizza a sintomatologia somatica per evitare certe situazioni impegnative).
Possiamo comunque proporre al signore altri due colloqui per approfondire alcune tematiche e per l’eventuale somministrazione di alcuni test psicodiagnostica.
In relazione all’ipotesi di un disturbo di conversione sarebbe opportuno esplorare il tipo di conflitto espresso sul piano somatico (perché il soggetto investe proprio quell’organo e quale significato gli attribuisce); invece in relazione all’ipotesi di agorafobia senza anamnesi di disturbo di panico sarebbe opportuno esplorare le tematiche della separazione, dipendenza/indipendenza (in genere il sistema familiare dell’agorafobico è costituito da una persona che ha bisogno di funzionare come ausiliario).
Molto importane è anche l’analisi della domanda: infatti il signore si è rivolto al medico di base per la per una infiammazione di tendini del braccio destro che era stata trattata con farmaci e laser-terapia con scarsi risultati; sarà poi il medico di base a suggergli di consultare uno psicologo. Dunque è importante a questo proposito esplorare la motivazione del signore a un trattamento farmacologico, le sue aspettative e bisogni verso lo stesso, eventuali vantaggi secondari della malattia (nel caso viene proprio detto esplicitamente che il signore usa le sue manifestazioni somatiche per evitare situazioni impegnative quali la conoscenza dei suoceri della figlia maggiore). Inoltre sarebbe importare indagare quanto il signore sia disposto a dare ai suoi sintomi fisici un significato psicologico (non solo l’infiammazione ai tendini ma anche le manifestazioni somatiche dell’ansia) dal momento che si rivolto in primo luogo al medico di base, quasi a voler trattare la sua sofferenza fisica piuttosto che quella psicologica.
Altre importanti aree da indagare sono:
-esaurimento nervoso avvenuto 11 anni prima: nel colloquio viene detto che il signore ha avuto un esaurimento nervoso 11 prima e la causa di questo viene attribuita ad uno sfratto, a cui sono seguite la ricerca di un nuovo alloggio, dopo molte battaglie burocratiche e la sistemazione della nuova casa, a cui aveva provveduto da solo, lavorando anche di notte. Sarebbe interessante comprendere come mai il signore non abbia affrontato questo momento critico insieme alla moglie ma in completa solitudine, con ritmi intensissimi, arrivando persino rimetterci in salute: dunque se sia stato lui per varie motivazioni a escludere la moglie in una possibile collaborazione (la considera inadeguata e debole? Sono per lui responsabilità da “uomini”? ecc..) o se invece la moglie effettivamente non era in grado di affrontare una situazione così critica e dunque si è appoggiata al marito.
- rapporti con la moglie: il signore è coniugato e ha due figli adolescenti; la moglie è casalinga ma il caso non riporta alcuna informazione sul loro rapporto. Sarebbe dunque interessante raccogliere alcune informazioni sul rapporto di coppia per comprendere come la moglie viva il disagio del marito, dal momento che l’uomo è passato dall’iperattività (…ritmi frenetici di sempre: turni lavorativi, attività sportiva intensa, lavori manuali pesanti in casa e per parenti) alla completa immobilità (“dentro casa e a letto si sente a proprio agio”), e dunque la sua nuova condizione di dipendenza (la moglie è infastidita dalla condizione di dipendenza del marito, oppure alimenta la sua dipendenza attraverso una condizione iperprotetta?).
Emerge anche dal colloquio che il signore quando affronta le situazioni temute, vede i suoi sintomi attenuarsi o scomparire: sembra dunque che il signore abbia più risorse di quanto creda in realtà, che gli consentono in ultimo di far fronte alla situazione temute e che dunque fanno sperare per una buona prognosi del disturbo (vedi anche il fatto che il signore afferma di essere soddisfatto di sé perché con la forza di volontà è sempre arrivato dove voleva ed è riuscito a smettere di fumare da un giorno all'altro).
Infine è anche importante notare come il marito nei periodi in cui “sta bene” conduce una vita frenetica tra lavoro, sport e lavori manuali per casa e parenti: sarebbe utile indagare se riserva qualche spazio per passare del tempo libero con la moglie e i figli dal momento che le sue giornate sembrano completamente assorbite in attività fisiche (forse non vuole fermarsi per non sperimentare i vissuti di ansia?). Il signore si definisce “pieno di energia, incapace di star fermo" connotando tale suo atteggiamento in maniera positiva e contrapponendolo al fatto negativo “di poter essere in alcune situazioni pauroso e titubante": anche in questo caso il signore sembra voler prendere una distanza dai vissuti di ansia, che vanno a inficiare la sua immagine “di uomo forte ed energetico”.
-rapporto con i figli: sarebbe utile esplorare come i figli vivano il disagio del padre, e se questo le influenzi in qualche modo. Approfondire dunque i sentimenti provati dai figli nei confronti del padre e atteggiamento generale verso di lui.
Nel corso del secondo colloquio è possibile somministrare al signore un MMPI-II, ovvero un importante test di personalità che consente una diagnosi più precisa e di rilevare la gravità del disturbo.
Tale test presenta 15 scale di contenuto che indagano diverse variabili tra cui ansia, paura, preoccupazione per la salute, problemi familiari, lavorativi ecc….); inoltre ha una scala supplementare (A) che rileva l’ansia. Si potrebbe in seguito somministrare al signore una batteria CBA, un altro test di personalità che ben si presta a rilevare disturbi di tipo ansioso (ansia di tratto/ansia di stato) e che presenta anche un questionario psicofisiologico-Forma ridotta che misura quello che viene definito “lamento somatico”.
Qualora attraverso le indagine proposte (colloquio e risultati ai test) fosse confermata l’ipotesi di disturbi di conversione si potrebbe suggerire una psicoterapia espressiva a orientamento psicodinamico con gli obiettivi di favorire il processo di consapevolizzazione e rielaborazione del conflitto sottostante la sintomatologia ansiosa. Se invece venisse confermata l’ipotesi di agorafobia senza l’anamnesi di disturbo di panico si potrebbe sempre suggerire una psicoterapia espressiva a orientamento psicodinamico ma in tal caso gli obiettivi sarebbero:
- elaborazione del conflitto dipendenza/indipendenza
- favorire l’autonomia
- canalizzare l’aggressività (infatti nel caso si dice che il signore si considera aggressivo, iroso).
Fatemi sapere e a presto!!!!!
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Riferimento: seconda prova: il caso clinico
Ciao Maria, che dire, hai svolto un caso alla perfezione secondo me.
Sulla diagnosi sono anche io d'accordo, anche se all'inizio mi ero più concentrata sul disturbo di ansia (con ipocondria visto che parla del fatto del braccio) e fobia sociale come diagnosi differenziale, ma in effetti anche il disturbo da conversione potrebbe starci. Io però non so se lo metterei, perchè secondo me non ci sono sufficienti elementi per ipotizzare un disturbo somatoforme. Considera che l'insorgenza dei disturbi somatoformi solitamente è entro i 30 anni di età e comprende diverse lamentele fisiche per diversi anni, mentre il nostro paziente riferisce l'esaurimento a 11 anni prima, cioè a 37 anni. In effetti sarebbe un punto da approfondire nei successivi colloqui questo, cioè se ha avuto altri problemi di "salute", per così dire.
- Io indagherei quindi un pò l'adolescenza, l'infanzia (secondo cosa risponde anche il rapporto con i genitori).
- Chiederei cosa è successo in particolare negli ultimi 12 mesi, come si è sentito, se ha vissuto un episodio particolare.
- Chiederei se esce con i colleghi, con la moglie, se ha amici, indagherei dunque la sfera sociale.
- Chiederei se ricorda cosa succede e cosa pensa un attimo prima di avere questi episodi di panico, per così dire.
Per il resto sono abbastanza d'accordo con te. Io cmq farei fare, oltre MMPI e CBA anche un test di livello, tipo la Wais, per escludere veramente un danno neurologico alla funzioni base. Ma è una mia opinione (forse perchè al mio tirocinio facevano così). Ne metterei altri test, ma forse è meglio non esagerare. Per quanto riguarda le terapie io proporrei la cognitivo-comportamentale come espressiva se dovesse essere confermato un disturbo di ansia, poichè la comportamentale sarebbe indicata per sostituire il comportamento disadattativo con le tecniche terapeutiche di questo approccio. Se invece dovesse essere confermato un disturbo somatico allora mi dirigerei verso una terapia dinamica.
Che ne pensi delle mie proposte?
Cmq sei molto brava anche nei casi clinici. Ma le scriverai anche nel compito tutte le spiegazioni dei disturbi? Io sinceramente non ho mai pensato di farlo.....verrebbe veramente un poema..ihih
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Riferimento: seconda prova: il caso clinico
Citazione:
Originalmente inviato da
mariacoelli
Ciao ragazze vi propongo un uovo caso di Padova: volevo sapere se siete d'accordo con la diagnosi, test somministrati e terapia proposta o se avete altro da proporre...
Mi sa che in sede di esame devo accorciare i casi altrimenti non sto nei tempi: per questo caso ci ho messo 2 ore!
"....."
Fatemi sapere e a presto!!!!!
Ciao Maria, come ti invidio..magari riuscissi a svolgere una traccia come te...e mi affido alle tue per avere qualche esempio dato che non so se avrò il tempo di provare a svolgerne...ma le svolgo mentalmente!
Allora, anche io come Laura mi sarei rifatta principalmete al disturbo d'ansia ipotizzando la fobia sociale visto che " l'ansia viene usata per non affrontare certe situazioni impegnative, una delle quali dovrebbe essere prossimamente la conoscenza dei suoceri della figlia maggioree" proponendo la diagnosi differenziale con l'agorafobia dove però avrei proposto di indagare meglio i sintomi da lui descritti per definire se fosse con o senza disturbo di panico, cmq credo sia giusto la tua ipotesi (senza).
Quanto al disturbo di conversione, io non lo conosco nello specifico, perchè nel falabella si trattano ipocondria e tutti gli altri( dove il disturbo viene somatizzato dal corpo in quanto non mentalizzato) li classifica più ingenerale come disturbo psicosomatico..tu che hai il dsm credi si possa eventualmente utilizzare questa etichetta più generale??
Per gli approfondimenti pens vadano più che bene..io credo aggiungerei qualcosa sulle fasi di svilupo in particolare sulla fase edipica in cui emergono le tematiche del mostrarsi centrali nella fobia sociale..
Infine sui test: mi sembrano ottimi quelli da te proposti...io però avrei usato Roscharch (x la struttura di personalità)e TAT(per l'emersione dei bsogni e tematica conflittuali) credi possano starci? Altrimenti me imparo quello che hai scritto tu perchè il CBA non lo conosco e cmq i test non li so così bene..
GRAZIE PER TUTTI QUESTI ESEMPI CHE CI PORTI
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Riferimento: seconda prova: il caso clinico
Citazione:
Originalmente inviato da
mariacoelli
PSICOLOGIA CLINICA (2° sessione 2008)
Giovanni ha 35 anni e lavora come magazziniere in un’azienda di modeste dimensioni. Da circa 4
mesi presenta una sintomatologia caratterizzata da caduta del tono dell’umore, disturbi del sonno,
apatia, calo del desiderio sessuale, chiusura sociale, difficoltà di concentrazione ed ansia. Si è già
rivolto al medico curante che gli ha prescritto una terapia antidepressiva (SSRI) ma, insoddisfatto
degli esiti del trattamento, ricerca ed individua in maniera autonoma uno psicologo a cui rivolgersi.
Giovanni si presenta al primo appuntamento presso lo studio privato in leggero anticipo e si
mostra da subito estremamente angosciato. Riferisce di essersi accorto che alcuni colleghi stanno
cercando di screditarlo con dispetti e pettegolezzi...
Ho provato anch'io a svolgere questa traccia e più o meno ero giunta alle tue conclusioni, però poi mi è venuto in mente e se fosse disturbo schizoaffettivo? Che ne pensate?
E' probabile che escano disturbi psicotici (schizofrenia e altro) all'esame?
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Riferimento: seconda prova: il caso clinico
Ciao ele84, si potrebbe uscire all'esame, ma io nonmi sbilancerei troppo sul trovare una diagnosi precisa. Ci viene chiesto di proporre una o più diagnosi questo si, ma a me hanno sempre consigliato (chi già ha fatto l'esame) di mantenersi sul vago nelle diagnosi. Per quanto riguarda il disturbo schizoaffettivo nel caso in questione alcuni tratti potrebbero far pensare a questo disturbo, ma io lo escluderei. Lo schizoaffettivo è difatti uno psicotico e il nostro paziente non ha avuto nè deliri, nè allucinazioni, nè un'alternanza dei disturbi dell'umore (Per soddisfare i criteri per il Disturbo Schizoaffettivo, le manifestazioni essenziali devono verificarsi durante un singolo episodio ininterrotto di malattia. La frase "periodo di malattia" come viene usata qui si riferisce a un periodo di tempo durante il quale il soggetto continua a mostrare sintomi attivi o residui della malattia psicotica. Per certi soggetti, questo periodo di malattia può durare per anni o persino per decenni. Si considera finito un periodo di malattia quando il soggetto si è completamente ristabilito per un intervallo significativo di tempo e non dimostra più alcun sintomo significativo del disturbo.
La fase della malattia con sintomi concomitanti psicotici e dell'umore è caratterizzata dal fatto che risultano soddisfatti sia i criteri per la fase attiva della schizofrenia sia quelli per un Episodio Depressivo Maggiore, un Episodio Maniacale, o un Episodio Misto).
Non so, forse sbaglierò, ma io lo escluderei a priori. Mi sento più tranquilla con una diagnosi di isteria e/o ansia. Voi che dite?
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Riferimento: seconda prova: il caso clinico
Ciao Laura e grazie a te e atutte le altre ragazze che hanno risposto così velocemente al mio caso...
Avevo messo disturbo da conversione perchè l'infiammazione al braccio è credo un deficit alle funzioni motorie volontarie: il fatto dei 30 anni io avevo capito che riguradava solo il disturbo di somatizzazione e non tutti i disturbi somatoformi...andrò a rivedere...
Sono d'accordo con te con gli ulteriori approfondimenti che proponi ed effettivamente se propongo come test MMPI e Cba sarebbe meglio una terapia cognitivo-comportamentale per il disturbo di agorafobia.
Le spiegazioni dei disturbi le ho scritte con sotto il dsm iv, per facilitarmi nel vedere quali sintomi ha il paziente rispetto ai vari disturbi, e per comprendere dunque se soddisfa i criteri per quella patologia o meno (è dunque un trucchetto per semplificarmi la vita), ma in sede di esame dubito che ricorderò la spiegazione dei disturbi in maniera così specifica per cui mi sa di no...
Per Verdemare:
Ciao Verdemare, non disperare è solo una questione di pratica perchè all'inizio svolgevo i casi in maniera scandalosa, poi ho capito lo schema sottostante che è sempre quello, se ci fai caso...poi cmq ripeto che con sotto il dsm iv siamo tutti brave poi all'esame..vedremo e incrociamo le dita....
Hai ragione nel dire che bisognerebbe indagare meglio i sintomi del paziente
per capire se c'è anche il disturbo di panico, perchè nel caso non è molto chiaro....
Per il discorso del distubo di conversione, se non hai tempo di imparare le diverse differenzazioni puoi semplicemente dire che potrebbe trattarsi di un disturbo somatoforme e così tagli la testa al toro e vai sul sicuro...anche il dsm iv li classifca come disturbi somatoformi.
Per la parte psicodinamica che hai proposto (approfondimenti, test) credo che vadano bene, ma io di psicodinamica non so moltissimo: cmq il rorschach penso vada proprio bene perchè rileva tutti i disturbi di personalità....Certo per i disturbi d'ansia credo sia più indicata la batteria CBA (stampo cognitivo-comportamentale) piuttosto che un Rorscach, però se temi di fare casini a studiare altri test, ti conviene mantenere una linea di coerenza teorica e dunque proporre test, approfondimenti e diagnosi psicodinamiche.
Per ele84:
Allora il disturbo schizoaffettivo è una combinazione di schizofrenia e disturbo bipolare: deve verificarsi 1 episodio depressivo maggiore, 1 episodio maniacale, oppure 1 episodio misto, in concomitanza con i sintomi tipici della schizofrenia. Nello stesso periodo ci devono essere stati deliri o allucinazioni non conseguenti a sintomi dell'umore per almeno 2 settimane.
La schizofrenia è un disturbo presente da almeno 6 mesi all'interno dei quali deve essere presente almeno 1 mese di sintomi propri della fase attiva quali linguaggio disorganizzato, stato confusionale, delirante e allucinatorio seguiti da un comportamento disorganizzato o catatonico (evento scatenante:separazione o isolamento). L'affettività risulta appiattita, è presente una forte chiusura e l'area socio-lavorativa è seriamente compromessa; la difesa primaria è la scissione.
Nel caso di Giovanni come si diceva in un post precedente, se si può parlare di deliri al max può andare un disturbo delirante ovvero un disturbo in cui lo spunto del delirio è realistico (può essere che Giovanni ad alcuni colleghi non piaccia), ma i sintomi propri della schizofrenia non ci sono e nemmeno quelli del distubo bipolare ma piuttosto sintomi depressivi...
Non è molto probabile che capiti un disturbo psicotico all'esame o almeno guardando le tracce passate credo non sia quasi mai uscito, cmq una guardatina la darei per sicurezza... Di solito sono più probabili disturbi d'ansia, dell'umore, alimentari e disturbi di personalità...
Allora a presto e buona notte a tutte!!!!
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Riferimento: seconda prova: il caso clinico
In realtà in base alle informazioni presenti sul testo non sono soddisfatti i criteri né per il disturbo depressivo maggiore, né per il disturbo delirante né per quello schizoaffettivo, quindi bisognerebbe comunque suggerire di indagare ulteriori sintomi. Il fatto che non siano citati non vuol dire che non ci siano, almeno io ho capito così. ;) La differenza tra deliri del disturbo delirante e della schizofrenia è che i primi sono generalmente non bizzarri (la persona crede cose non vere ma comunque possibili, es. di essere stato rapito da agenti della CIA) mentre i secondi possono essere bizzarri o anche no (la persona crede cose ritenute culturalmente non accettabili, es. di essere stato rapito dagli alieni).
Comunque ripassando i vari disturbi credo di starmi facendo un'idea migliore di come risolvere i casi...
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Riferimento: seconda prova: il caso clinico
Ciao a tutte, vi propongo un caso che credo abbiate già visto e vi espongo il mio dubbio:
PSICOLOGIA CLINICA.
Donna di 42 anni telefona presso lo studio privato di una Psicologa per chiedere appuntamento.
Arriva in anticipo di 10 minuti all’appuntamento.
Lavora in una Pubblica Amministrazione come Addetta ai Servizi, ottiene il Diploma di Ragioneria
frequentando le scuole serali.
I rapporti con i familiari sono sempre stati difficili, i genitori sono anaffettivi e rigidi e non hanno
mai appoggiato e sostenuto le sue aspirazioni.
Si presenta al colloquio e parla della sua “paura di diventare pazza”, della tachicardia, del senso di
soffocamento e dei tremori. Sintomi comparsi tre mesi fa.
Da alcuni anni le causa un notevole disagio il “bisogno continuo di confessarsi” e il “bisogno di
lavarsi le mani” più volte al giorno.
Da alcuni mesi è stata lasciata dal compagno con il quale racconta di aver avuto problemi a livello
sessuale.
Al candidato viene richiesto:
Che tipo di diagnosi ipotizza, in base ai dati forniti.
Quali aree approfondirebbe per meglio sostenere le ipotesi diagnostiche.
Quali strumenti di approfondimento diagnostico utilizzerebbe.
In base alle ipotesi diagnostiche proposte, di specificare secondo quale approccio teorico, si
potrebbe prevedere un trattamento psicologico.
Qui si chiede di fare una solo iph diagnostica, ma non sarebbe sempre meglio farne una differenziale? e Se si io ipotizzere come prima il disturbo ossessivo- compusivo (sono di fretta e non vi scrivo le motivazione anche se credo sia evidente), il problema è che una di differenziale che ci stia non la trovo, a meno che non si possa ipotizzare disturbo oss-comp di personalità( dato che appare piuttosto rigida e precisa..) e poi usare un test di pers x gli approfondimenti..
CHE DITE?GRAZIE
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Riferimento: seconda prova: il caso clinico
Io, dato che una diagnosi differenziale secondo me va sempre messa, ipotizzerei sicuramente un disturbo ossessivo-compulsivo e come te sarei per mettere come seconda ipotesi personalità ossessiva. Si nota una rigidità della persona, del modo di pensare che potrebbe far pensare ad una personalità di tipo ossessivo, ma bisogna anche notare che la paziente ha paura e si rende conto del suo problema, ha avuto anche problemi sessuali, possibilmente per la sua ossessione della pulizia o perchè si sentiva in colpa davanti a Dio per i rapporti sessuali (infatti è da indagare se la sua continua ossessione di confessarsi risale al periodo in cui la sua relazione è finita). Questi segni di ansia sono tipico del disturbo ossessivo-compulsivo (tra i disturbi di ansia asse I del DSM-IV). Invece nella personalità ossessiva il paziente non se ne rende conto, ci convive come fosse normale.
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Riferimento: seconda prova: il caso clinico
ciao ragazze!
sono d'accordo con il doc...per il bisogno di confessarsi e lavarsi le mani di continuo. il disturbo di personalità ossessivo (per il carattere rigido) potrebbe essere la diagnosi differenziale, ma come dice laura, il disturbo crea disagio ed è consapevole, quindi forse meglio il doc...comunque vanno indagate meglio la consapevolezza e il carattere.
io penserei anche ad un disturbo di panico senza agorafobia per la paura di diventare pazza, tachicardia, del senso di soffocamento e dei tremori. Sintomi comparsi tre mesi fa, sembra in coincidenza della fine del rapporto sentimentale.(si potrebbe pensare a problemi di separazione-individuazione).
da indagare meglio i sintomi (insorgenza, circostanze comuni) comunque sicuramente è un disturbo appartenente alla categoria dei disturbi d'ansia...
terapia psicodinamica individuale espressiva, se confermato doc o dap. per rielaborare il conflitto soggiacente l'ansia, accettazione pulsioni, interiorazzazione oggetto buono.
questo è quello che mi viene in mente...mah...che confusione!
a presto e buono studio!:yahoo: