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gieko
Al di là delle questioni semantiche, ritenete che il processo di cambiamento nella relazione con un assistente sociale, sia il medesimo di quello che si verifica con un psicoanalista?Se non è così, non pensate che ci siano delle implicazioni differenti in queste diverse accezioni di "cambiamento"? Quali ritenete che siano?
Sì, No, Non lo so.
E' difficile, sempre difficile generalizzare in un campo che per sua natura ha milioni di sfaccettature diverse ( si potrebbe dire una per ogni utente, una per ogni persona)
Difficile dire che tipo di cambiamento è quello della persona che abbiamo davanti, e in che modo una eventuale psicoterapia, o un eventuale intervento psicosociale possano avere peso nel cambiamento e quanto invece abbia peso la predisposizione o la motivazione personale dell'utente.
Gli assitenti sociali, fino agli anni 60 hanno usato il modello cosiddetto " biopsicosociale" che si rifaceva alla psicanalisi e lavorava sull'individuo che presentava un disagio sociale e sul suo mondo interno, inteso come parte da " curare" e cambiare. ( a quel tempo i pochi psicanalisti - se già c'erano - non erano nelle strutture pubbliche)
Dagli anni 60-70, in poi i modelli del servizio sociale sono cambiati, adeguandosi ai cambiamenti sociali e politici di quegli anni e si sono orientati verso una dimensione sociale del disagio e meno fodanta su eventuali carenze a livello personale.
Questo perchè da più parti si sentiva l'esigenza di collocare il disagio individuale all'interno del quadro delle ingiustizie e sperequazioni sociali che lo determinavano. (sempre secondo la visione sociopolitica dell'epoca)
Progressivamente il lavoro sul singolo utente si è allargato fino a considerare sempre e in qualsiasi caso, il suo contesto familiare e sociale di provenienza e si sono diffusi modelli come il lavoro di rete e il lavoro di comunità (anche se quest'ultimo era presente nel servizio sociale italiano fin dai primi anni del dopoguerra dove il nascente servizio sociale affiancava le persone nella ricostruzione del tessuto sociale e relazionale dei quartieri bombardati)
Il lavoro di rete poi con il sistema del welfare mix e il progressivo inserirsi del privato e del terzo settore nel sociale, sociosanitario e sanitario è diventato di importanza fondamentale.
Anche se a mia avviso il lavoro di sostegno con il singolo utente attraverso il colloqui è, e resta, un modo irrinunciabile di aiutare la persona durante le difficoltà e di promuovere questo
" beneddetto:asd:" cambiamento.
Per cui progressivamente negli anni ci si è staccati da una visione che prendeva in considerazione solo l'utente e il suo cambiamento interno verso processi di cambiamento che partono dal mondo sociale e dalle relazioni per poi in qualche modo determinare anche un modo diverso per la persona di "approcciarsi con il mondo esterno"
Cioè il succo di tutto questo è: Se cambio la situazione dell'utente che ha determinato le sue difficoltà di comportamento anche dentro di lui qualcosa cambierà.
è avvenuto un cambiamento strutturale? Forse sì...è vero, è difficile,è un processo lungo, e pieno di errori e spesso di ricadute....
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Zuccherina
Dico che se proprio si vuole parlare di adattamento mi viene alla mente come dopo un intervento psicoterapeutico o psicoanalitico si possa riuscire a fare adattare la personalità di un individuo che ha vissuto esperienze spiacevoli...facendo in modo che egli percepisca le sue esperienze "sotto un'altra luce".....ma lo ripeto questa affermazione si può contestare così come si può contestare che il lavoro sociale generi adattamento!
Questo non è il fine dell'intervento psicoanalitico, se si ottiene questo vuol dire che l'analista ha fallito.
E poi, con riferimento alla statistica, possiamo considerare il livello comportamentale come esaustivo rispetto alla valutazione del cambiamento? O non è forse necessario che ci sia un livello ulteriore (anche perchè altrimenti non si spiegherebbe lo spostamento sintomatico)?
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una domanda: come si fa a capire che è avvenuto un cambiamento a livello strutturale?
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Originalmente inviato da
Zuccherina
penso che monica si riferisse al fatto che molti psicoanalisti ritengono che il lavoro sociale favorisca il cambiamento!
Mi riferivo al fatto che molti psicoanalisti accettano che nel lavoro sociale si usi il termine cambiamento.
Che ripeto non è specialistico della psicoanalisi.
Invece quando Giecko parla di adattamento, ecco questo è un termine che non ho mai trovato nè in un libro nè in nessuna rivista di servizio sociale. ( e io sono una persona che si documenta molto, leggo molto, sono abbonata alavoro sociale) insomma se nessuno a livello scientifico ha mai usato il termine adattamento nel mio campo io fatico a prenderlo in considerazione.
Poi Giecko tu puoi definire adattamento quello che io definisco cambiamento e definire cambiamento un altra cosa. Sinceramente conosco troppo poco la psicanalisi per capire il significato esatto di questi termini nella tua visione metodologica.
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il cambiamento nel comportamento dell'individuo....deve essere continuo.....se ci sono delle ricadute anche a distanza di anni....l'intervento è fallito!Per questo l'intervento va sempre monitorato e "aggiustato" di continuo finchè la situazione non si stabilizzi del tutto!
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monicadal
Per cui progressivamente negli anni ci si è staccati da una visione che prendeva in considerazione solo l'utente e il suo cambiamento interno verso processi di cambiamento che partono dal mondo sociale e dalle relazioni per poi in qualche modo determinare anche un modo diverso per la persona di "approcciarsi con il mondo esterno"
Cioè il succo di tutto questo è: Se cambio la situazione dell'utente che ha determinato le sue difficoltà di comportamento anche dentro di lui qualcosa cambierà.
è avvenuto un cambiamento strutturale? Forse sì...è vero, è difficile,è un processo lungo, e pieno di errori e spesso di ricadute....
Ma se ti dicessi che ciò che descrivi è un modello epistemologico improntato all'ambientalismo (come giustamente ricordi, legato all'ideologia politico-sociale dominante all'epoca) che è stato smentito dalle epistemologie contemporanee, perderesti di nuovo le staffe?
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Gieko...rispondi a questa domanda se puoi: come si fa a capire che è avvenuto un cambiamento a livello strutturale!
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RosadiMaggio
Stai facendo un paragone, nel senso che così come si tu potresti dire che la psicoanalisi, comporti un "adattamento" permettendo di vedere la situazione da un altro punto di vista - contestabile, come dici tu- lo stesso vale per il concetto di adattamento espresso da gieko, come connotativo l'attività di AS?
E' questo il senso? (perché ogni tanto ti serve il traduttore?...) O, almeno, si avvicina?
Il fatto è che da nessuna parte noi AS abbiamo mai sentito parlare di
" adattamento" in tal senso.
Ma forse è una questione di linguaggio specifico diverso.
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Originalmente inviato da
Zuccherina
si...!allora riesco a farmi capire qualche volta:asd:
Perché ho buona volontà e riesco a decifrarti:rolleyes::P
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Forse il topic doveva essere intitolato "cambiamento o adattamento"?:asd:
Come si fa a cambiarlo?
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Originalmente inviato da
Zuccherina
una domanda: come si fa a capire che è avvenuto un cambiamento a livello strutturale?
Domanda difficile, rimanda al tema del termine dell'analisi. In estrema sintesi le evidenze sono legate al materiale associativo del paziente che muta radicalmente, così come le sue esperienze oniriche, e, ovviamente le modalità di porsi consciamente ed inconsciamente nel transfert e nelle relazioni esterne. Da notare che tutto ciò avviene dopo che si è verificata una vera e propria "catastrofe" (Bion) della struttura precedente e l'analizzando, mediante processi di autopoiesi, ha potuto costituire una struttura nuova. Un processo estremamente lungo e difficoltoso, quindi.
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Originalmente inviato da
gieko
Ma se ti dicessi che ciò che descrivi è un modello epistemologico improntato all'ambientalismo (come giustamente ricordi, legato all'ideologia politico-sociale dominante all'epoca) che è stato smentito dalle epistemologie contemporanee, perderesti di nuovo le staffe?
No, perchè poi comunque il lavoro sociale si è evoluto in quel senso e partendo da quella direzione.
( tra l'altro la metodologia del lavoro di rete sulle reti sociali dell'individuo risale agli anni 90)
E non è stato smentito.
se non ne sei convinto ti prendi un buon testo di servizio sociale, magari uscito negli ultimi anni (quello a cui io faccio maggiormente riferimento è del 2007 ed è un insieme di letture che prepara all'esame di stato quindi sintetico ma esaustivo)
E' questo il punto. Secondo la mia impostezione teorico/metodologica non è smentito da nessuna parte...
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Originalmente inviato da
monicadal
Il fatto è che da nessuna parte noi AS abbiamo mai sentito parlare di
" adattamento" in tal senso.
Ma forse è una questione di linguaggio specifico diverso.
Tu hai come modello di riferimento, quello sistemico, per caso? O sist/strastegico?
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Che vuoi dire con "catastrofe" della struttura precedente?vuoi dire che la persona ha la sensazione che stia "peggiorando" per poi "rinascere"?Scusa i termini ma spero che si sia capito!
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Originalmente inviato da
monicadal
Mi riferivo al fatto che molti psicoanalisti accettano che nel lavoro sociale si usi il termine cambiamento.
Ma hai dei nomi in proposito?
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Originalmente inviato da
monicadal
Poi Giecko tu puoi definire adattamento quello che io definisco cambiamento e definire cambiamento un altra cosa. Sinceramente conosco troppo poco la psicanalisi per capire il significato esatto di questi termini nella tua visione metodologica.
Sì, è evidente che ci riferiamo a qualcosa di differente, come è ovvio che sia, operando in ambiti differenti. Ad ogni modo, ragionando anche sugli stimoli che tu stessa hai dato (in particolare sul rifiuto da parte di alcuni utenti nel migliorare la propria condizione), la faccenda può divenire più chiara.
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Riferimento: Disagio psichico o altro??????
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Originalmente inviato da
Zuccherina
Che vuoi dire con "catastrofe" della struttura precedente?vuoi dire che la persona ha la sensazione che stia "peggiorando" per poi "rinascere"?Scusa i termini ma spero che si sia capito!
Dipende dal tipo di catastrofe, se a moto rigido, a moto lineare, ecc.
E' un processo continuo di trasformazioni. Per darti un'idea.
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Riferimento: Disagio psichico o altro??????
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Originalmente inviato da
Zuccherina
Che vuoi dire con "catastrofe" della struttura precedente?vuoi dire che la persona ha la sensazione che stia "peggiorando" per poi "rinascere"?Scusa i termini ma spero che si sia capito!
Mi riferisco al processo di cambiamento strutturale come concepito dallo psicoanalista inglese Wilfred Bion, secondo il quale l'edificio psichico dell'analizzando, insieme al suo mondo interiore, deve andare incontro ad un vero e proprio collasso per poter far emergere elementi nuovi.
Non è necessariamente presente un sensazione di peggioramento, quanto una lunga fase di "dolore tollerabile", di senso di perdita unito a quello di guadagno, che fa sì che il lavoro analitico venga percepito come difficoltoso ma proficuo.
Chiedo perdono fin da adesso se ho tentato di sintetizzare concetti ed esperienze così complessi.
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Riferimento: Disagio psichico o altro??????
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Originalmente inviato da
RosadiMaggio
Tu hai come modello di riferimento, quello sistemico, per caso? O sist/strastegico?
Io faccio riferimento al modello sistemico. ( ovviamente il modello di intervento sistemico nel servizio sociale) Cioè è quello che io personalemente uso.
Ma anche nel modello del " lavoro di rete" che è quello forse più innovativo nel servizio sociale non si usa mai il termine adattamento. Semmai più sviluppo, potenziamento, empowerment eccetera.
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Riferimento: Disagio psichico o altro??????
penso di aver capito....diciamo che è in questo momento di "collasso" che vi è il pericolo che il cliente possa "fuggire" e abbandonare il percorso...diciamo che è il momento decisivo in cui "o continui o ti scoraggi e fuggi via!
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Riferimento: Disagio psichico o altro??????
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Originalmente inviato da
monicadal
No, perchè poi comunque il lavoro sociale si è evoluto in quel senso e partendo da quella direzione.
( tra l'altro la metodologia del lavoro di rete sulle reti sociali dell'individuo risale agli anni 90)
E non è stato smentito.
se non ne sei convinto ti prendi un buon testo di servizio sociale, magari uscito negli ultimi anni (quello a cui io faccio maggiormente riferimento è del 2007 ed è un insieme di letture che prepara all'esame di stato quindi sintetico ma esaustivo)
E' questo il punto. Secondo la mia impostezione teorico/metodologica non è smentito da nessuna parte...
La posizione ambientalista è stata fortemente messa in discussione dal pensiero relativista e dalle epistemologie costruttiviste.
Tu hai scritto:
Per cui progressivamente negli anni ci si è staccati da una visione che prendeva in considerazione solo l'utente e il suo cambiamento interno verso processi di cambiamento che partono dal mondo sociale e dalle relazioni per poi in qualche modo determinare anche un modo diverso per la persona di "approcciarsi con il mondo esterno"
Cioè il succo di tutto questo è: Se cambio la situazione dell'utente che ha determinato le sue difficoltà di comportamento anche dentro di lui qualcosa cambierà.
Mi sembra un chiaro esempio di come si postuli una causalità diretta (cambiamento esterno-->cambiamento interno), possibilità che non può essere contemplabile nei modelli contemporanei che si rifanno a multicausalità, circolarità ed indeterminatezza.
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Riferimento: Disagio psichico o altro??????
nel progettare un intervento l'assistente sociale deve tener conto di molti fattori che possono incidere in modo positivo o in modo negativo nel percorso.......e la sua abilità sta proprio nel superare gli ostacoli che si frappongono tra il progetto di intervento e il cambiamento esterno e tra quest'ultimo e il mondo interno!
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Riferimento: Disagio psichico o altro??????
Hai ragione, l'ho formulata male, purtroppo scrivo velocemente e qualche errore ci sta!!!
Non volevo escludere la multifattorialità dei problemi sociali dell'individuo mi sono spiegata male
Avrei dovuto dire:
Se cambio la situazione dell'utente che ha contribuito a determinare le sue difficoltà di comportamento anche dentro di lui qualcosa cambierà.
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Riferimento: Disagio psichico o altro??????
perchè pensi che studiamo tante materie di sociologia...psicologia...diritto....oltre le nostre?per avere una visione globale e non settoriale della persona!
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Riferimento: Disagio psichico o altro??????
Porti un tema importante perchè ha rimandi etici fondamentali: il cambiamento è un processo che spetta al paziente/utente. Altrimenti siamo nel processo di adattamento, ovvero di adesione a soluzioni provenienti dall'esterno, quali quelle con i quali ti scontri.
Continuo sul nuovo thread sul disagio le considerazioni in merito per non perseverare nell'OT.
Solo adesso ho letto il tuo intervento sull'altro tread e ho capito il tuo concetto di cambiamento e adattamento.
E qual è la differenza tra i due ( almeno credo di aver capito)
beh il sunto del servizio sociale sarebbe quello di trovare il modo ( o il momento magico) a trovare e tirar fuori la " spinta alla vita" della persona che hai davanti, e quindi a far sì che la motivazione esterna ( coercizione giuridica, controllo etc.) diventi una motivazione interna " cambio perchè so che adesso " posso" perchè so che anche per me che sono in questa situazione di emarginazione c'è una possibilità reale, c'è qualcuno che si interessa a me e ai miei problemi, so che adesso anche io che non ho MAI avuto nulla ho qualcosa a cui aggrapparmi, qualcosa su cui far leva per risalire"
LA motivazione dell'assistente sociale deve ( dovrebbe) diventare la motivazione dell'utente.
Pura utopia? Il più delle volte.....ma per fortuna non sempre...
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Riferimento: Disagio psichico o altro??????
Esatto Monica...è proprio questo l'atteggiamento auspicato dall'assistente sociale dopo il suo intervento....mi sembra un'ottima sintesi per dire che non è affatto adattamento...anzi....
Noi...professionisti dell'aiuto ci poniamo nei confronti delle altre professioni...con estrema umiltà cercando anche con domande di saperne di più riguardo problemi che non sono proprio di nostra competenza....ecco non vedo questo dall'altra parte purtroppo...non è una critica ma una semplice osservazione!:rolleyes:
Il nostro atteggiamento non è "ti risolverò tutti i problemi della vita....vieni da me perchè solo io con la mia formazione posso aiutarti"! "solo io con la mia formazione posso capire realmente quali sono le difficoltà"!
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Originalmente inviato da
Zuccherina
Esatto Monica...è proprio questo l'atteggiamento auspicato dall'assistente sociale dopo il suo intervento....mi sembra un'ottima sintesi per dire che non è affatto adattamento...anzi....
Noi...professionisti dell'aiuto ci poniamo nei confronti delle altre professioni...con estrema umiltà cercando anche con domande di saperne di più riguardo problemi che non sono proprio di nostra competenza....ecco non vedo questo dall'altra parte purtroppo...non è una critica ma una semplice osservazione!:rolleyes:
Il nostro atteggiamento non è "ti risolverò tutti i problemi della vita....vieni da me perchè solo io con la mia formazione posso aiutarti"! "solo io con la mia formazione posso capire realmente quali sono le difficoltà"!
Io in realtà non ho detto che non sia " adattamento" almeno nel significato che da Giecko alla parola adattamento.
Ogni disciplina scientifica usa una propria terminologia specialistica, in cui spesso le stesse parole hanno un significato diverso da quello che hanno usate in altre discipline o nel linguaggio comune.
Il termine cambiamento ( è quello che ho capito da questa discussione) è usato in una accezione diversa nella psicoanalisi, nel servizio sociale, nell'approccio sistemico etc.
Quindi io posso di buon grado accettare che lui definisca adattamento quello che io definisco cambiamento.
Ma io continuerò a definirlo in questo modo anche dopo che ho saputo da lui che nella psicoanalisi il cambiamento è un altra cosa, perchè io non devo fare psicoanalisi quindi non ho la necessità di usare un linguaggio specialistico che è estraneo alla mia disciplina.
E credo con buona pace di tutti che non si possa - NOI QUI - addentrarci in una discussione su chi chiama cosa in che modo e sul modo giusto di chiamarlo :sbonk:
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Riferimento: Disagio psichico o altro??????
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Originalmente inviato da
Zuccherina
Noi...professionisti dell'aiuto ci poniamo nei confronti delle altre professioni...con estrema umiltà cercando anche con domande di saperne di più riguardo problemi che non sono proprio di nostra competenza....ecco non vedo questo dall'altra parte purtroppo...non è una critica ma una semplice osservazione!:rolleyes:"!
Non generalizziamo, non sono tutti curiosi come noi gli assistenti sociali, non sono tutti chiusi ad altre interpretazioni gli psicologi.
Non facciamo, noi che appunto siamo professionisti, l'errore di racchiudere una intera categoria dentro generalizzazioni sterili ( per le generalizzazioni ci pensano già i media :asd: i giornalisti e la gente comune)
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Originalmente inviato da
Zuccherina
Il nostro atteggiamento non è "ti risolverò tutti i problemi della vita....vieni da me perchè solo io con la mia formazione posso aiutarti"! "solo io con la mia formazione posso capire realmente quali sono le difficoltà"!
E' chiaro che ognuno crede nella disciplina che ha scelto e nel modello che ha scelto.
Tieni conto che per noi "la rete" con le altre realtà del territorio e con gli altri servizi, e "il lavoro di equipe" sono materie di insegnamento molto importanti, sulle quali si fanno molte riflessioni e molte esperienze anche nei tirocini.
Questo perchè poi il compito dell'assitente sociale nel settore pubblico è anche quello di attivare la rete dell'utente e dei servizi e di coordinare l'equipe multiprofessionale.
Non so se nella facoltà di psicologia si insegnino questi struemti professionali, diciamo più pratici che teorici ma molto utili per chi andrà a lavorare nel settore pubblico ( anche per gli psicologi)
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Riferimento: Disagio psichico o altro??????
Non è solo una questione di nomi ma delle teorie di riferimento che stanno alla base.....ossia concetti essenziali da cui dipende l'approccio di un professionista nei riguardi di un altro!
Come credi che si possa lavorare se ci sono queste differenze abissali nel modo di percepire la realtà?Il cambiamento è un punto centrale nella nostra professione....quindi chi lavora con noi in équipe oppure in un progetto dovrebbe "accettare" il fatto che con un nostro intervento si possa innescare un cambiamento nell'utente!
Se non ci sono queste premesse un progetto o altro non ha le basi per decollare...perchè come ben sai alla base di un progetto deve esserci la condivisione di idee e valori!
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Zuccherina
Non è solo una questione di nomi ma delle teorie di riferimento che stanno alla base.....ossia concetti essenziali da cui dipende l'approccio di un professionista nei riguardi di un altro!
Come credi che si possa lavorare se ci sono queste differenze abissali nel modo di percepire la realtà?Il cambiamento è un punto centrale nella nostra professione....quindi chi lavora con noi in équipe oppure in un progetto dovrebbe "accettare" il fatto che con un nostro intervento si possa innescare un cambiamento nell'utente!
Se non ci sono queste premesse un progetto o altro non ha le basi per decollare...perchè come ben sai alla base di un progetto deve esserci la condivisione di idee e valori!
Io non credo che ci capiterà molto spesso di lavorare in equipe con psicoanalisti, lavoreremo molto con gli psicologi, con qualche psicoterapeuta, ma non so quanto con gli psicoanalisti.
Uno psicoterapeuta di formazione sistemico/relazionale ha già un'altra impostazione rispetto al cambiamento.
E poi non dimenticare, qui sul forum si parla di persone singole e di loro pareri, che non rappresentano una categoria intera ( non generalizzare) non è scluso che anche chi ha una formazione psicoanalitica possa accettare all'interno di una equipe multiprofessionale che altri professionisti abbiano un proprio linguaggio.
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monicadal
E poi non dimenticare, qui sul forum si parla di persone singole e di loro pareri, che non rappresentano una categoria intera ( non generalizzare) non è scluso che anche chi ha una formazione psicoanalitica possa accettare all'interno di una equipe multiprofessionale che altri professionisti abbiano un proprio linguaggio.
Ci mancherebbe. L'importante, é saperlo utilizzare, anche il linguaggio ed il linguaggio proprio di diverse doscipline, é uno strumento di comunicazione e coordinamento; se si va per generalizzazioni ed esclusioni, non si "va" in realtà da nessuna parte.
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Ma è ovvio che questo sia solo un mio parere......ci mancherebbe...
Quando si parla purtroppo si fanno delle generalizzazioni artificiali per "categorizzare" le idee e per esprimere un pensiero....come è successo a proposito dei counsellor...quando con la sentenza si è dato per scontato che tutti fossero così!
Dal mio punto di vista.....qui in Italia manca una cultura dell'integrazione e interdisciplinarietà...ma predomina l'egoismo e il voler dimostrare che qualcuno sia "migliore" di un altro!Almeno io vedo questo in giro.....
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Riferimento: Disagio psichico o altro??????
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Originalmente inviato da
monicadal
Io non credo che ci capiterà molto spesso di lavorare in equipe con psicoanalisti, lavoreremo molto con gli psicologi, con qualche psicoterapeuta, ma non so quanto con gli psicoanalisti.
Non è detto, delle diverse equipe di cui sono a conoscenza e che ho frequentato fanno parte psicoanalisti.
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Originalmente inviato da
monicadal
Uno psicoterapeuta di formazione sistemico/relazionale ha già un'altra impostazione rispetto al cambiamento.
E' vero, tuttavia può rappresentare sempre uno stimolo confrontarsi con una posizione anche molto diversa. Mi auguro che, al di là di lavoro o contatti con colleghi di orientamento più o meno differente, questa discussione possa essere utile per porsi qualche utile dubbio. Per me è stato così.
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Originalmente inviato da
monicadal
E poi non dimenticare, qui sul forum si parla di persone singole e di loro pareri, che non rappresentano una categoria intera ( non generalizzare) non è scluso che anche chi ha una formazione psicoanalitica possa accettare all'interno di una equipe multiprofessionale che altri professionisti abbiano un proprio linguaggio.
Certamente.
Ringrazio monicadal per la sua apertura e per lo sforzo di comprensione che le è anche costato la perdita delle staffe...
Saluti
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Riferimento: Disagio psichico o altro??????
Per me è stato utile perchè non ho mai lavorato con psicoanalisti e conoscere qualcosa del loro impianto teorico ( seppure in minimissima parte certo) mi aiuterà di sicuro quando si presenterà l'occasione di avere contatti di lavoro con loro.
Contatti come cliente ne ho avuti perchè da giovanissima ho fatto 3 anni di psicanalisi ma è passato tanto di quel tempo....
Qualche dubbio? Quelli sempre, di continuo....:mano: