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Riferimento: Ma una persona povera non ha diritto a specializzarsi?
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Originalmente inviato da
WUNDERSY
Questo post è mosso a RI-sollevare una fastidiosa polemica, già nota, ma mai risolta..per la quale secondo me non ci si è mai battuti abbastanza, come anche in altre aree lavorative/politiche nelle quali il CETO MEDIO ormai CETO POVERO continua a subire.
Domanda amletica: Come fa una persona POVERA a specializzarsi???.
SEMPLICE: NON SI SPECIALIZZA.
Ho terminato a fatica il mio percorso di studi lavorando.
Guadagno 1000 € e devo mantenermi in tutto e per tutto e già ho subito per 5 anni la frustrazione di non poter seguire le lezioni o vivere la vita universitaria, studiare in biblioteca..ad esempio..per poi sentirmi dire che CHI SEGUE E' PRIVILEGIATO nei VOTI e/o addirittura NON SVOLGE GLI ESAMI!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! e se la cava con un ESONERO DI FINE CORSO.
Quando semmai dovesse esserci una disparità dovrebbe essere il contrario...
SIAMO O NO ALL'UNIVERSITA' PUBBLICA?
A me non sembra
Tutto ciò appare ai miei occhi una mossa politica per poter negare a chi lavora o comunque ai meno giovani il diritto allo studio, perchè chi studia DEVE sostare nelle universita' e tenersi fuori dal mondo del lavoro...cosi per 5 anni (se gli va bene) non AUMENTA LA % DI DISCOCCUPAZIONE, ma nel frattempo questo studente/studentessa consuma e vive sulle spalle di mamma e papà (chi è fortunato a poterlo fare), occupando appartamenti a 500€ a stanza..accondiscendendo a questo SCEMPIO.
Vi rendete conto quanto vi sta sfruttando il mercato immmobiliare?
Un appartamento puo' avere 1000€ di affitto, loro ne ricavano il doppio almeno...senza dimenticare che questa invasione studentesca -che ha acconsentito a farsi sfruttare- ha fatto schizzare i prezzi delle case a Roma alle stelle..costringendo famiglie ad adeguarsi a prezzi mostruosi.
Perchè un privato dovrebbe affittare a 700€ un appartamento a due persone quando può metterci il doppio di studenti a 500€ a stanza?
Ci avete mai pensato?
A febbraio mi iscrivo all'albo e vorrei anche intraprendere un percorso di specializzazione biennale.
Io per esempio sono interessata a quello di psicologia strategica...
Secondo voi...dove li tiro fuori 400€ al mese per due/quattro anni?
Inoltre lavorando a tempo pieno.....COME FREQUENTO?????????.
Io ho anche già svolto 8 anni di psicoterapia individuale orientamento sistemico!!!!, ma nessuno me le riconoscerebbe mai, datio che la legge è cambiata di modo che io debba svolgerle obbligatoriamente nelle scuole.
La soluzione a tutto questo è semplice.
LO PSICOTERAPEUTA FA PARTE ANCORA DI UNA CLASSE D'ELITE, UNA LOBBY, alla quale non tutti hanno accesso...e questi costi sono decisi ancora e sempre da loro per continuare a mantenere questo monopolio.
Forse hanno accesso i ricchi abbienti..coloro che possono contare sull'aiuto di mamma e papà o su qualche lotteria milionaria.
Dovrei forse fare un secondo lavoro la sera...ma comunque QUANDO FREQUENTEREI?
E' un gatto che si morde la coda, la cui soluzione è RESTARE SOLO PSICOLOGO e quindi poter operare solo in un ambito ristretto o riversare su altri ambiti o ancor peggio RINUCIARE e diventare il classico PSICOLOGO LAUREATO che contempla la sua inutile laurea sul muro!.
Chi la fortuna come me di avere anche UNA VITA, sicuramente convive o è sposato o ha figli...dato che non si può attendere di avere 50 anni per iniziare a scartare il suo pacco.
O forse lo psicologo/psicoterapeuta dovrebbe abdicare alla vita per lavorare?..e se cosi fosse CHE PSICOLOGO DIVENTA QUALCUNO CHE NON VIVE LA SUA VITA o meglio che NON PUO' VIVERLA qualora sia povero e abbia la malaugurata idea di sentire un amore viscerale per questa professione?
Io sicuramente NON MI ABBATTERO' e continuerò
MA E' O NON E' UNA PROFONDA INGIUSTIZIA?
Se avete consigli su scuole o modalità di specializzazione per POVERI fatemelo sapere!!
o se è possibile ad esempio specializzarsi all'interno dell'università, secondo costi che siano equiparati alle possibilità personali.
Può darsi che io abbia vagliato solo un numero stretto di ipotesi, ma mi pare di aver visto che anche il semplice master o il semplice corso week end ha un costo di almeno 2500€.
UFF!
:corteo:
GRAZIE a chi vorrà condividere con me un pò di frustrazione!:swear:
Tempo fa sollevai una questione simile, proprio perchè, come te, io e come me molti altri, non posso nemmeno pensare di iscrivermi ad una scuola di specializzazione privata.. perchè ho un lavoro precario, problemi seri di salute, una mamma pensionata alle spalle...
Quello che davvero non capisco è perchè nessuno fa niente, perchè i sindacati di categorie, ai quali appartieniamo, come psicologi, non ci aiutano in questa battaglia che è prima di tutto morale. Morale perchè ritengo vergognoso che un professionista della salute mentale, che ha già speso 7 anni della sua vita (tra laurea, tirocinio, ed esame di stato) a sudare sui libri, tentando di costruirsi un'identità di fatto non riconosciuta in modo adeguato in Italia, debba poi essere "costretto" a rinunciare alla specializzazione per una questione economica, come se la bravuta, l'impegno, la capacità (non tutti siamo portati per questo lavoro!) passassero in secondo piano..
Tenterò la strada della specializzazione pubblica, ben consapevole che sarà un miracolo entrarci, dato che non ho poi ste grandi conoscenze, e vivo in campania... ma lo farò perchè non sopporto di stare con le mani in mano, ho sempre lottato, e continuerò a farlo. Mi chiedo solo se tanta fatica verrà mai premiata...
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Riferimento: Ma una persona povera non ha diritto a specializzarsi?
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Originalmente inviato da
ritaroma
Tempo fa sollevai una questione simile, proprio perchè, come te, io e come me molti altri, non posso nemmeno pensare di iscrivermi ad una scuola di specializzazione privata.. perchè ho un lavoro precario, problemi seri di salute, una mamma pensionata alle spalle...
Quello che davvero non capisco è perchè nessuno fa niente, perchè i sindacati di categorie, ai quali appartieniamo, come psicologi, non ci aiutano in questa battaglia che è prima di tutto morale. Morale perchè ritengo vergognoso che un professionista della salute mentale, che ha già speso 7 anni della sua vita (tra laurea, tirocinio, ed esame di stato) a sudare sui libri, tentando di costruirsi un'identità di fatto non riconosciuta in modo adeguato in Italia, debba poi essere "costretto" a rinunciare alla specializzazione per una questione economica, come se la bravuta, l'impegno, la capacità (non tutti siamo portati per questo lavoro!) passassero in secondo piano..
Tenterò la strada della specializzazione pubblica, ben consapevole che sarà un miracolo entrarci, dato che non ho poi ste grandi conoscenze, e vivo in campania... ma lo farò perchè non sopporto di stare con le mani in mano, ho sempre lottato, e continuerò a farlo. Mi chiedo solo se tanta fatica verrà mai premiata...
Ciao Rita,
guarda...io ti approvo totalmente...il problema è che forse io sono stanca.
Prima di continuare a lottare, forse ho voglia di mettere qualche paletto nella MIA vita.
La passione e l'amore che ho per la psicologia mi ha nutrito per 10 anni, ma ora ho voglia di una casa, di un lavoro decente, di qualche soldo in tasca e invece è proprio ora che dovrei affondare il piede sull'acceleratore...ma altri 2,3,4 anni di vita ma chi me li da?..io ho già 32 anni..ma quando inizia la mia vita?
Tutti mi crirticano perchè ho preso la decisione di laurearmi e poi di mettere momentaneamente da parte il tutto per un anno per potermi sistemare.
Ma che psicologo sarei se non ammettessi che la mia frustrazione ha superato momentaneamente la passione...che questo grande amore è in crisi?..prima devo dissetarmi e poi potro' tornare in battaglia. Sono 10 anni che lavoro a tempo pieno, studio e vivo sola contemporaneamente...
si arriva al capolinea, ve lo posso assicurare.
Infine credo che preferiro' il master alla scuola di specializzazione..piu' breve e meno costosi...poi chi vivra' vedra'!!!
grazie del tuo apporto a questa discussione:mano:
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Riferimento: Ma una persona povera non ha diritto a specializzarsi?
Ciao a tutti...io ho appena passato l'esame di stato e per ora non potrei permettermi una scuola di specializzazione...forse se un domani avrò un lavoro meno precario e più remunerato ci penserò. non so come fanno altri ad iscriversi senza problemi, visto i costi elevati e tutte le spese che ci vanno dietro.Credo che fino all'università le agevolazioni esistano, ma dopo non più.
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Riferimento: Ma una persona povera non ha diritto a specializzarsi?
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Ciao a tutti...io ho appena passato l'esame di stato e per ora non potrei permettermi una scuola di specializzazione...forse se un domani avrò un lavoro meno precario e più remunerato ci penserò. non so come fanno altri ad iscriversi senza problemi, visto i costi elevati e tutte le spese che ci vanno dietro.Credo che fino all'università le agevolazioni esistano, ma dopo non più.
Io non conosco nessuno, e ribadisco nessuno, che si iscriva ad una scuola di specializzazione "senza problemi": i più fanno una fatica immane, fatevene una ragione!! :P
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Riferimento: Ma una persona povera non ha diritto a specializzarsi?
-ikaro fanno una fatica immane, ma ce la fanno. E se la fanno, hanno i mezzi per farlo. Io non li ho. Mi sparo? :D
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Riferimento: Ma una persona povera non ha diritto a specializzarsi?
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-ikaro fanno una fatica immane, ma ce la fanno. E se la fanno, hanno i mezzi per farlo. Io non li ho. Mi sparo? :D
No, dai.. Ce la puoi fare anche tu.
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Riferimento: Ma una persona povera non ha diritto a specializzarsi?
Era proprio questo che intendevo...forse, sempre con fatica, un giorno potrò farla anch'io, ma adesso no. Bisogna riconoscere le proprie possibilità e i propri limiti ma non perdere mai le proprie speranze e aspirazioni!
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Riferimento: Ma una persona povera non ha diritto a specializzarsi?
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ikaro78
Io non conosco nessuno, e ribadisco nessuno, che si iscriva ad una scuola di specializzazione "senza problemi": i più fanno una fatica immane, fatevene una ragione!! :P
Quante belle parole!!!
Non si tratta solo dell'aspetto economico, che cmq sia - in certi casi e per certi ceti o persone che non possono contare sull'aiuto di mammina e papino a 40 anni- è l'aspetto piu' difficoltoso; si tratta anche di TEMPO. TEMPO di vivere. Bene che ti vada tra una cosa e l'altra finisci a 30-35 anni (se ti dice bene), se non trovi intoppi.
Non tutti vogliono abdicare alla propria individualità, alla vita alla propria soddisfazione.
CHE PSICOLOGI SAREMMO SE ASCOLTASSIMO GLI ALTRI PARLARE DI UNA VITA CHE DI FATTO NON VIVIAMO?
Io la penso cosi, sono forse cinica, dura...
ma dopo 10 anni di terapia e insegnamenti e 10 di studio, mi sento di poter sottolineare questa realtà..
ovvio che poi uno non si arrende! ma fa quel che puo' e ci arriva piu' o meno "acciaccato"
:D
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Riferimento: Ma una persona povera non ha diritto a specializzarsi?
E quindi? Non è detto che la psicoterapia sia una strada per tutti, ma nessuno costringe ad intraprenderla...
Saluti
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Riferimento: Ma una persona povera non ha diritto a specializzarsi?
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Quante belle parole!!!
Non si tratta solo dell'aspetto economico, che cmq sia - in certi casi e per certi ceti o persone che non possono contare sull'aiuto di mammina e papino a 40 anni- è l'aspetto piu' difficoltoso; si tratta anche di TEMPO. TEMPO di vivere. Bene che ti vada tra una cosa e l'altra finisci a 30-35 anni (se ti dice bene), se non trovi intoppi.
Non tutti vogliono abdicare alla propria individualità, alla vita alla propria soddisfazione.
CHE PSICOLOGI SAREMMO SE ASCOLTASSIMO GLI ALTRI PARLARE DI UNA VITA CHE DI FATTO NON VIVIAMO?
Io la penso cosi, sono forse cinica, dura...
ma dopo 10 anni di terapia e insegnamenti e 10 di studio, mi sento di poter sottolineare questa realtà..
ovvio che poi uno non si arrende! ma fa quel che puo' e ci arriva piu' o meno "acciaccato"
:D
Sembra che stai parlando delle suore di clausura (ammesso che sia una non-vita la loro! :D), in ogni caso è una strada in salita, molto lunga e faticosa, questo è fuor di dubbio, ma non è certo un "diritto" specializzarsi in psicoterapia... :corteo:
Saluti,
ikaro
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Riferimento: Ma una persona povera non ha diritto a specializzarsi?
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Originalmente inviato da
ikaro78
Sembra che stai parlando delle suore di clausura (ammesso che sia una non-vita la loro! :D), in ogni caso è una strada in salita, molto lunga e faticosa, questo è fuor di dubbio, ma non è certo un "diritto" specializzarsi in psicoterapia... :corteo:
Saluti,
ikaro
Si, sicuramente io l'ho percepita come clausura perchè mi sono dovuta privare e privare x anni per poter persguire i miei obiettivi; ma non concordo assolutamente sul fatto che specializzarsi non sia un diritto...
dovrebbe esserlo invece, perchè non c'è altro modo per diventare psicoterapeuti e non è detto che gli sbocchi professionali dello psicologo siano sempre combacianti coi reali desideri di un individuo, sopratutto quando non si tratta di uan reale scelta MA DI UN RIPIEGO.
Ecco quindi tanti "psicologi" che operano in aree assai confuse in attesa di potersi permettere quello di fatto non è un diritto, ma un lusso per pochi.:mumble:
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Riferimento: Ma una persona povera non ha diritto a specializzarsi?
Concordo....tra "diritto" e "privilegio" c'è una gran bella differenza.
Non comprendo sopratutto il senso dell'intervento di gieko: sicuramente la specializzazione non è una strada per tutti, ma qui si sta parlando di ciò che può costringere a NON intraprenderla, o quanto meno a rimandarla finché non si hanno i fondi necessari.
Anche perché a volte ci si trova di fronte a situazioni che ti portano a dover dare la precedenza ad altre cose nell'impiego dei (limitati) fondi (una casa, una famiglia...) Non mi si venga a dire che fare lo psicoterapeuta è una missione, come quella del sacerdote, che comporta obbligatoriamente il dover rinunciare a tutto il resto. Che poi acquisire la qualifica non significa necessariamente esercitare la professione, per cui la "missione" per la quale rinunciare a tutto non sarebbe nemmeno esercitare la professione, ma semplicemente formarsi...
Tutto ciò è illogico :rolleyes:
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Riferimento: Ma una persona povera non ha diritto a specializzarsi?
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Originalmente inviato da
Lithium
Concordo....tra "diritto" e "privilegio" c'è una gran bella differenza.
Non comprendo sopratutto il senso dell'intervento di gieko: sicuramente la specializzazione non è una strada per tutti, ma qui si sta parlando di ciò che può costringere a NON intraprenderla, o quanto meno a rimandarla finché non si hanno i fondi necessari.
Anche perché a volte ci si trova di fronte a situazioni che ti portano a dover dare la precedenza ad altre cose nell'impiego dei (limitati) fondi (una casa, una famiglia...) Non mi si venga a dire che fare lo psicoterapeuta è una missione, come quella del sacerdote, che comporta obbligatoriamente il dover rinunciare a tutto il resto. Che poi acquisire la qualifica non significa necessariamente esercitare la professione, per cui la "missione" per la quale rinunciare a tutto non sarebbe nemmeno esercitare la professione, ma semplicemente formarsi...
Tutto ciò è illogico :rolleyes:
Nessuno ha mai detto che le formazioni specialistiche siano semplici e comode, ma non so come si possa pensare che sia "un diritto", almeno nel senso che mi pare emerga qui. E', a mio parere, un'acquisizione... E poi è una scelta. E guardate che ce ne sono di persone che fanno letteralmente i salti mortali per formarsi in psicoterapia e non sono nè privilegiati, nè persone che sentono di avere una "missione".
Per il resto non capisco dove portino questi "sfoghi", per questo mi chiedo: e quindi?
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Riferimento: Ma una persona povera non ha diritto a specializzarsi?
Gli sfoghi portano....a sfogarsi :) E a confrontare le idee e le esperienze. A volte, quando è possibile, preparano anche le basi per un cambiamento. Cosa c'è di difficile da capire?
Per tornare al discorso: a me sembra che il nodo fondamentale sia quello economico.
Le scuole sono molto costose. Penso sia un dato oggettivo.
Quelle pubbliche costano un po' meno, ma rendono più difficile il poter frequentare (diverse persone lavorano con orari non compatibili). Tra l'altro, giusto per peggiorare la situazione, molte le stanno anche chiudendo.
In ogni caso, il costo delle scuole crea una "selezione" in ingresso dei potenziali futuri psicoterapeuti. Su base economica. Sacrifici e salti mortali o meno, credo sia un dato innegabile, e c'è chi comunque per quanto possa saltare, se non ha i soldi salta a vuoto.
Questa situazione, ben lontana dal configurare un "diritto a specializzarsi", rende invece la specializzazione quasi un "privilegio", nel senso che la disparità economica è un fattore che pesa non poco nella possibilità di intraprendere questo percorso.
Stando così le cose, davvero ti stupisci che a qualcuno venga voglia di sfogarsi?
Forse ti chiederai a che serve, in quanto nell'immediato non cambia le cose. Ma ci imbarcheremmo in discorsi lunghi...
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Riferimento: Ma una persona povera non ha diritto a specializzarsi?
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dovrebbe esserlo invece, perchè non c'è altro modo per diventare psicoterapeuti e non è detto che gli sbocchi professionali dello psicologo siano sempre combacianti coi reali desideri di un individuo, sopratutto quando non si tratta di uan reale scelta MA DI UN RIPIEGO.
Non ho capito perchè sarebbe un "diritto", comunque io credo che si possa fare, anche se non si naviga nell'oro.
Saluti,
ikaro
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Riferimento: Ma una persona povera non ha diritto a specializzarsi?
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Originalmente inviato da
Lithium
Gli sfoghi portano....a sfogarsi :) E a confrontare le idee e le esperienze. A volte, quando è possibile, preparano anche le basi per un cambiamento. Cosa c'è di difficile da capire?
Per tornare al discorso: a me sembra che il nodo fondamentale sia quello economico.
Le scuole sono molto costose. Penso sia un dato oggettivo.
Quelle pubbliche costano un po' meno, ma rendono più difficile il poter frequentare (diverse persone lavorano con orari non compatibili). Tra l'altro, giusto per peggiorare la situazione, molte le stanno anche chiudendo.
In ogni caso, il costo delle scuole crea una "selezione" in ingresso dei potenziali futuri psicoterapeuti. Su base economica. Sacrifici e salti mortali o meno, credo sia un dato innegabile, e c'è chi comunque per quanto possa saltare, se non ha i soldi salta a vuoto.
Questa situazione, ben lontana dal configurare un "diritto a specializzarsi", rende invece la specializzazione quasi un "privilegio", nel senso che la disparità economica è un fattore che pesa non poco nella possibilità di intraprendere questo percorso.
Stando così le cose, davvero ti stupisci che a qualcuno venga voglia di sfogarsi?
Forse ti chiederai a che serve, in quanto nell'immediato non cambia le cose. Ma ci imbarcheremmo in discorsi lunghi...
Mah, che dire... se ritieni veramente che gli sfoghi "preparino il cambiamento"...
La storia del "privilegio" è vecchia e pare non tenere conto del fatto che si specializzano persone con entrate normali, magari con famiglia o costrette a fare trasferte. Gente che sa che sono sacrifici che fanno parte del gioco e li tengono in conto, senza lamentarsi. Con ciò dico anche che si è altrettanto liberi di ritenere che questa strada sia troppo frustrante, che richieda troppi sacrifici... E ci sono strade diverse da percorrere.
Qundi si può capire se c'è qualcuno che si stupisce...
Saluti
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Riferimento: Ma una persona povera non ha diritto a specializzarsi?
In certi casi. In altri, evidendentemente gli sfoghi servono comunque a chi li fa...
Per il resto, il fatto (quello per cui mi stupisco che ti stupisca) è che non mi sembra che nessuno neghi che c'è chi ce la fa, anche con entrate "normali", magari con famiglia e in trasferta....c'è chi fa in trasferta anche l'Università, figurati (però l'Università costa molto meno...e la si fa in un momento della vita più favorevole).
Trovo abbastanza logico che chi può accedere sopporti i sacrifici senza lamentarsi, ma chi non può accedere perché magari non ha entrate "normali" o deve destinarle ad altro, mi sembra altrettanto logico che si lamenti.
Non penso proprio sia possibile negare (né minimizzare) il peso del fattore economico nella possibiltà di accedere alle scuole. E' un dato di fatto. E di per se basta per configurarlo come un "privilegio". Che a volte ci si guadagna a caro prezzo. Quando si può.
Insomma, a chi non ce la fa (non per troppa frustrazione o troppi sacrifici, ma per ragioni puramente economiche) serve a poco sapere che altri ce la fanno (con difficoltà o meno).....perché lo sa già!
Come diresti tu...e quindi?
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Riferimento: Ma una persona povera non ha diritto a specializzarsi?
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In certi casi. In altri, evidendentemente gli sfoghi servono comunque a chi li fa...
Per il resto, il fatto (quello per cui mi stupisco che ti stupisca) è che non mi sembra che nessuno neghi che c'è chi ce la fa, anche con entrate "normali", magari con famiglia e in trasferta....c'è chi fa in trasferta anche l'Università, figurati (però l'Università costa molto meno...e la si fa in un momento della vita più favorevole).
Trovo abbastanza logico che chi può accedere sopporti i sacrifici senza lamentarsi, ma chi non può accedere perché magari non ha entrate "normali" o deve destinarle ad altro, mi sembra altrettanto logico che si lamenti.
Non penso proprio sia possibile negare (né minimizzare) il peso del fattore economico nella possibiltà di accedere alle scuole. E' un dato di fatto. E di per se basta per configurarlo come un "privilegio". Che a volte ci si guadagna a caro prezzo. Quando si può.
Insomma, a chi non ce la fa (non per troppa frustrazione o troppi sacrifici, ma per ragioni puramente economiche) serve a poco sapere che altri ce la fanno (con difficoltà o meno).....perché lo sa già!
Come diresti tu...e quindi?
Chi non ha entrate normali dovrebbe pensare prima ad averle: un lavoro e uno stipendio normale, quello sì che è un diritto costituzionale!! :P
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Riferimento: Ma una persona povera non ha diritto a specializzarsi?
Appunto....e il forum è zeppo di colleghi che, pur di cercare di arrivare (o per lo meno avvicinarsi) alle cosiddette entrate "normali", son costretti a mollare o trascurare la professione....
Difficile che possono aspirare alla specializzazione, al momento e in quella situazione :rolleyes:
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Riferimento: Ma una persona povera non ha diritto a specializzarsi?
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Originalmente inviato da
Lithium
Appunto....e il forum è zeppo di colleghi che, pur di cercare di arrivare (o per lo meno avvicinarsi) alle cosiddette entrate "normali", son costretti a mollare o trascurare la professione....
Difficile che possono aspirare alla specializzazione, al momento e in quella situazione :rolleyes:
E perchè mai? Ci si può iscrivere alla specializzazione quando la propria situazione economica è più stabile e garantita. E lavorare in altri campi può essere estremamente utile e formativo... In fondo un tempo era così, si iniziava a praticare dopo lunghi training e non mi pare che fosse così male.
Sono d'accordo quindi con ikaro: se la propria situazione è così precaria è meglio pensare prima a sè che agli altri. Se invece si sente questa strada come troppo piena di frustrazioni, se ne può scegliere una ritenuta migliore.
Citazione:
Originalmente inviato da
Lithium
Insomma, a chi non ce la fa (non per troppa frustrazione o troppi sacrifici, ma per ragioni puramente economiche) serve a poco sapere che altri ce la fanno (con difficoltà o meno).....perché lo sa già!
Come diresti tu...e quindi?
Quindi potrebbe essere un pensiero su cui riflettere piuttosto che rabbia da sfogare. "Perchè loro ce la fanno ed io no?" Domanda che potrebbe essere estremamente utile... Ma non eri tu che parlavi dell'utilità del confronto, della condivisione?
Saluti
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Riferimento: Ma una persona povera non ha diritto a specializzarsi?
Il problema non è che la scuola di specializzazione costi troppo, è che non vale niente.
Se investi 16000 euro in borsa hai meno possibilità di buttarli via.
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Riferimento: Ma una persona povera non ha diritto a specializzarsi?
tra un anno circa dovrei laurearmi poi dovrò fare 6 mesi di tirocinio e l'esame di stato!vedo ancora lunga la strada davanti a me nonostante i 4 anni alle spalle...non so se riuscirò a iscrivermi a una scuola di specializzazione,tutto dipende dalla fortuna che avrò nel trovare un buon lavoro in questi (diciamo) 2 anni...e mentre mi scervello per capire come fare a pagare una retta del genere e magari farmi una famiglia mi chiedo se è indispensabile frequantare la scuola di specializzazione per avere un buon lavoro da psicologo!?!qualcuno mi dica di no...
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Riferimento: Ma una persona povera non ha diritto a specializzarsi?
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Originalmente inviato da
Sara-divi
tra un anno circa dovrei laurearmi poi dovrò fare 6 mesi di tirocinio e l'esame di stato!vedo ancora lunga la strada davanti a me nonostante i 4 anni alle spalle...non so se riuscirò a iscrivermi a una scuola di specializzazione,tutto dipende dalla fortuna che avrò nel trovare un buon lavoro in questi (diciamo) 2 anni...e mentre mi scervello per capire come fare a pagare una retta del genere e magari farmi una famiglia mi chiedo se è indispensabile frequantare la scuola di specializzazione per avere un buon lavoro da psicologo!?!qualcuno mi dica di no...
questo è il dubbio di tutti, ho sollevato la questione in un altro post ma nemmeno io ho ancora trovato risposta. i tuoi dubbi secondo me sono perfettamente legittimi..
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Riferimento: Ma una persona povera non ha diritto a specializzarsi?
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Originalmente inviato da
WUNDERSY
Questo post è mosso a RI-sollevare una fastidiosa polemica, già nota, ma mai risolta..per la quale secondo me non ci si è mai battuti abbastanza, come anche in altre aree lavorative/politiche nelle quali il CETO MEDIO ormai CETO POVERO continua a subire.
Domanda amletica: Come fa una persona POVERA a specializzarsi???.
SEMPLICE: NON SI SPECIALIZZA.
Ho terminato a fatica il mio percorso di studi lavorando.
Guadagno 1000 € e devo mantenermi in tutto e per tutto e già ho subito per 5 anni la frustrazione di non poter seguire le lezioni o vivere la vita universitaria, studiare in biblioteca..ad esempio..per poi sentirmi dire che CHI SEGUE E' PRIVILEGIATO nei VOTI e/o addirittura NON SVOLGE GLI ESAMI!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! e se la cava con un ESONERO DI FINE CORSO.
Quando semmai dovesse esserci una disparità dovrebbe essere il contrario...
SIAMO O NO ALL'UNIVERSITA' PUBBLICA?
A me non sembra
Tutto ciò appare ai miei occhi una mossa politica per poter negare a chi lavora o comunque ai meno giovani il diritto allo studio, perchè chi studia DEVE sostare nelle universita' e tenersi fuori dal mondo del lavoro...cosi per 5 anni (se gli va bene) non AUMENTA LA % DI DISCOCCUPAZIONE, ma nel frattempo questo studente/studentessa consuma e vive sulle spalle di mamma e papà (chi è fortunato a poterlo fare), occupando appartamenti a 500€ a stanza..accondiscendendo a questo SCEMPIO.
Vi rendete conto quanto vi sta sfruttando il mercato immmobiliare?
Un appartamento puo' avere 1000€ di affitto, loro ne ricavano il doppio almeno...senza dimenticare che questa invasione studentesca -che ha acconsentito a farsi sfruttare- ha fatto schizzare i prezzi delle case a Roma alle stelle..costringendo famiglie ad adeguarsi a prezzi mostruosi.
Perchè un privato dovrebbe affittare a 700€ un appartamento a due persone quando può metterci il doppio di studenti a 500€ a stanza?
Ci avete mai pensato?
A febbraio mi iscrivo all'albo e vorrei anche intraprendere un percorso di specializzazione biennale.
Io per esempio sono interessata a quello di psicologia strategica...
Secondo voi...dove li tiro fuori 400€ al mese per due/quattro anni?
Inoltre lavorando a tempo pieno.....COME FREQUENTO?????????.
Io ho anche già svolto 8 anni di psicoterapia individuale orientamento sistemico!!!!, ma nessuno me le riconoscerebbe mai, datio che la legge è cambiata di modo che io debba svolgerle obbligatoriamente nelle scuole.
La soluzione a tutto questo è semplice.
LO PSICOTERAPEUTA FA PARTE ANCORA DI UNA CLASSE D'ELITE, UNA LOBBY, alla quale non tutti hanno accesso...e questi costi sono decisi ancora e sempre da loro per continuare a mantenere questo monopolio.
Forse hanno accesso i ricchi abbienti..coloro che possono contare sull'aiuto di mamma e papà o su qualche lotteria milionaria.
Dovrei forse fare un secondo lavoro la sera...ma comunque QUANDO FREQUENTEREI?
E' un gatto che si morde la coda, la cui soluzione è RESTARE SOLO PSICOLOGO e quindi poter operare solo in un ambito ristretto o riversare su altri ambiti o ancor peggio RINUCIARE e diventare il classico PSICOLOGO LAUREATO che contempla la sua inutile laurea sul muro!.
Chi la fortuna come me di avere anche UNA VITA, sicuramente convive o è sposato o ha figli...dato che non si può attendere di avere 50 anni per iniziare a scartare il suo pacco.
O forse lo psicologo/psicoterapeuta dovrebbe abdicare alla vita per lavorare?..e se cosi fosse CHE PSICOLOGO DIVENTA QUALCUNO CHE NON VIVE LA SUA VITA o meglio che NON PUO' VIVERLA qualora sia povero e abbia la malaugurata idea di sentire un amore viscerale per questa professione?
Io sicuramente NON MI ABBATTERO' e continuerò
MA E' O NON E' UNA PROFONDA INGIUSTIZIA?
Se avete consigli su scuole o modalità di specializzazione per POVERI fatemelo sapere!!
o se è possibile ad esempio specializzarsi all'interno dell'università, secondo costi che siano equiparati alle possibilità personali.
Può darsi che io abbia vagliato solo un numero stretto di ipotesi, ma mi pare di aver visto che anche il semplice master o il semplice corso week end ha un costo di almeno 2500€.
UFF!
:corteo:
GRAZIE a chi vorrà condividere con me un pò di frustrazione!:swear:
Intervengo un attimo anche io ( che non sono psicologo... ) in questa discussione per segnalarvi come la vostra situazione sia comune a tutte le altre branche professionali, medicina in primis...
Questo è il risultato di un quindicennio di dura svolta POLITICA nel nostro Paese: usando un termine un po' sfruttato, ma efficace, si può dire che in Italia si sia bloccato "l'ascensore sociale": ovverosia il figlio dell'operaio /impiegato può solo sperare di fare ( se gli va bene... ) l'operaio-impiegato, non ha EFFETTIVA speranza di accedere ad una vita professionale, economica e sociale migliore, a prendere, cioè, l'ascensore sociale in salita.
Nello stesso tempo, il figlio del ricco professionista è pressocchè sicuro che farà anche lui il professionista, indipendentemente dalle sue effettive qualità ( non prenderà cioè mai l'ascensore sociale in discesa... ).
Prima non era così, io me la sono cavata per il rotto della cuffia, essendomi laureato prima dell'inizio dell'infausto quindicennio ancora in corso: altrimenti, non essendo figlio di un professionista, non sarei, probabilmente, mai riuscito ad esercitare.
E' triste, tristissimo, ma questo ha voluto e vuole ancora il popolo italiano ( anche se, spesso, non se ne rende neanche conto...:swear:)
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Riferimento: Ma una persona povera non ha diritto a specializzarsi?
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doctor2009
Questo è il risultato di un quindicennio di dura svolta POLITICA nel nostro Paese: usando un termine un po' sfruttato, ma efficace, si può dire che in Italia si sia bloccato "l'ascensore sociale": ovverosia il figlio dell'operaio /impiegato può solo sperare di fare ( se gli va bene... ) l'operaio-impiegato, non ha EFFETTIVA speranza di accedere ad una vita professionale, economica e sociale migliore, a prendere, cioè, l'ascensore sociale in salita.
Nello stesso tempo, il figlio del ricco professionista è pressocchè sicuro che farà anche lui il professionista, indipendentemente dalle sue effettive qualità ( non prenderà cioè mai l'ascensore sociale in discesa... ).
Veramente a me sembra che in una certa misura stia avvenendo il fenomeno contrario, con tutte le implicazioni del caso, compresa la confusione che regna sovrana nelle scelte formative e, di conseguenza, nelle professioni. Negli ultimi due decenni si è infatti rafforzata la tendenza a frequentare i licei, con il conseguente abbandono degli ottimi istituti tecnici e professionali da cui uscivano specialisti preparati e capaci. Per non parlare delle università, presso le quali l'affluenza è aumentata enormemente. In sè e per sè niente di male, se non fosse che la qualità della formazione è fortemente scaduta e che non c'è stata alcun orientamento lavorativo serio, in modo da regolamentare il fabbisogno delle nuove generazioni da parte del mondo del lavoro. Ci siamo trovati così, per fare l'esempio della psicologia, ad avere i famosi 70.000 psicologi, pari ad un terzo del totale europeo... Un'assurdità, se ci pensiamo.
Purtroppo questa è la situazione e speriamo che il mercato del lavoro vi ponga rimedio quanto prima, dal momento che le istituzioni sono impossibilitate a governare quest'anomalia e possono solo sperare di metterci qualche pezza efficace.
Il vero paradosso, a mio parere, non è costituito dai soliti discorsi sul "privilegio", sui "figli degli operai" e così via, quanto dal fatto che è quasi scomparsa l'idea che quanto più una professione è specifica, tanto più implica approfondimenti, prolungamenti di formazione, costi, sacrifici. Sembra prevalere una visione di "diritto" anzichè di "acquisizione", e, di conseguenza, di "recriminazione e sfogo", anzichè di "assunzione della situazione e risoluzione della situazione". Con il rischio di rimanere eternamente scontenti e delusi... Non è un caso che qualcuno parli di passaggio da Edipo a Narciso.
Saluti
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Riferimento: Ma una persona povera non ha diritto a specializzarsi?
Trovo molto pertinenti le vostre analisi. Propongo però come chiave di lettura il fatto che la formazione universitaria sia gestita a tutti gli effetti come una merce da vendere.
Gli iscritti all'università come diceva qualcuno non ingrossano le percentuali di disoccupazione e creano un enorme indotto (libri, affitti, tasse di iscrizione...).
E' una forma di economia cannibalica e suicida in cui enormi risorse sono impiegate inutilmente formando persone che non faranno mai il lavoro per cui sono stati formati.
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Riferimento: Ma una persona povera non ha diritto a specializzarsi?
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gieko
Veramente a me sembra che in una certa misura stia avvenendo il fenomeno contrario, con tutte le implicazioni del caso, compresa la confusione che regna sovrana nelle scelte formative e, di conseguenza, nelle professioni. Negli ultimi due decenni si è infatti rafforzata la tendenza a frequentare i licei, con il conseguente abbandono degli ottimi istituti tecnici e professionali da cui uscivano specialisti preparati e capaci. Per non parlare delle università, presso le quali l'affluenza è aumentata enormemente. In sè e per sè niente di male, se non fosse che la qualità della formazione è fortemente scaduta e che non c'è stata alcun orientamento lavorativo serio, in modo da regolamentare il fabbisogno delle nuove generazioni da parte del mondo del lavoro. Ci siamo trovati così, per fare l'esempio della psicologia, ad avere i famosi 70.000 psicologi, pari ad un terzo del totale europeo... Un'assurdità, se ci pensiamo.
Purtroppo questa è la situazione e speriamo che il mercato del lavoro vi ponga rimedio quanto prima, dal momento che le istituzioni sono impossibilitate a governare quest'anomalia e possono solo sperare di metterci qualche pezza efficace.
Il vero paradosso, a mio parere, non è costituito dai soliti discorsi sul "privilegio", sui "figli degli operai" e così via, quanto dal fatto che è quasi scomparsa l'idea che quanto più una professione è specifica, tanto più implica approfondimenti, prolungamenti di formazione, costi, sacrifici. Sembra prevalere una visione di "diritto" anzichè di "acquisizione", e, di conseguenza, di "recriminazione e sfogo", anzichè di "assunzione della situazione e risoluzione della situazione". Con il rischio di rimanere eternamente scontenti e delusi... Non è un caso che qualcuno parli di passaggio da Edipo a Narciso.
Saluti
Devo anzitutto ribadire la premessa che il mio discorso era riferito, genericamente, alla situazione delle professioni intellettuali in Italia e non specificatamente a quello della Psicologia che, debbo riconoscere, conosco solo superficialmente... Se non per il fatto che ritengo abbia subito il contraccolpo della generalizzazione del numero chiuso a Medicina che ha dirottato sulla vostra, come su altre Facoltà "affini", il peso della pletora professionale che fino a due decenni fa affliggeva la classe medica....
In generale io non sono AFFATTO contrario ad una selezione rigorosa e ad una severità e difficoltà del corso degli studi Universitari, anzi...
Credo che una Università "facile" che distribuisca indiscriminatamente dei pezzi di carta a tutti sia PROPRIO una dei fattori di più ingiusta discriminazione a sfavore dei meno abbienti e, in generale, dei meno "protetti"...
E' ovvio, infatti, che, nel vostro caso, se ci sono in Italia un terzo degli psicologi europei, questo significa che a fare VERAMENTE il lavoro dello psicologo sarà SOLO chi ha già le spalle coperte, chi ha lo studio di un padre, zio, amico che lo possa facilmente introdurre nella professione, mentre tutti gli altri, con un enorme spreco di risorse ( come giustamente sottolinea cristoforo 78 ), non faranno mai il lavoro per cui sono stati preparati in tanti anni.
Il punto, però, è: sulla base di quali criteri si realizza la selezione? Come si stabilisce se uno psicologo ( cerco di parlare della vostra professione, ma è un discorso valido per tutti... ) ha o meno diritto di proseguire gli studi e specializzarsi?
In teoria l'unico criterio dovrebbe essere il merito: ma nel momento in cui, in pratica, per fare questi corsi il neolaureato deve avere disponibilità di tempo e di molti soldi, allora INEVITABILMENTE si sostituisce al criterio del merito quello del censo: e di nuovo siamo al discorso che avevo fatto io nel mio primo intervento...
E allora: va benissimo la severità, va benissimo la lunghezza e l'impegno del percorso di studi, ma deve essere data la possibilità a chi, pur meritando, non ha i soldi per poter andare avanti nel percorso di studi, di poterlo fare ugualmente: con aiuti, agevolazioni, borse di studio, espansione delle case dello studente... Tutte cose ASSOLUTAMENTE impossibili in un panorama che vede i bilanci delle università pubbliche ridotti al lumicino dai recenti tagli che rendono difficile la stessa sopravvivenza di un minimo di didattica seria, figuriamoci la possibilità di dare aiuti agli studenti meritevoli e senza mezzi economici. Tutte cose che, a mio parere, rientrano nel preciso disegno di chi vuole un progressivo deperimento, anzi disfacimento del sistema educativo pubblico.
P.S. Vista la facilità con cui hai liquidato il mio accenno alla questione del blocco dell'ascensore sociale, ti vorrei precisare che non si tratta di una mia personale elucubrazione più o meno azzardata, ma di una problematica da anni all'attenzione di sociologi, esperti e forze politiche che su questo si stanno da tempo confrontando.
Ti segnalo in particolare questo splendido filmato YouTube - L'ascensore sociale si è bloccato che racconta molto bene cosa significa "ascensore sociale bloccato".
Ma ti basta scrivere "ascensore sociale" su google per trovare decine di migliaia di articoli e ricerche ( il Censis ha studiato più volte il problema... ) sull'argomento.
Giusto così, perchè non si pensi che mi sono inventato la questione...:rolleyes:
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Riferimento: Ma una persona povera non ha diritto a specializzarsi?
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doctor2009
E' ovvio, infatti, che, nel vostro caso, se ci sono in Italia un terzo degli psicologi europei, questo significa che a fare VERAMENTE il lavoro dello psicologo sarà SOLO chi ha già le spalle coperte, chi ha lo studio di un padre, zio, amico che lo possa facilmente introdurre nella professione, mentre tutti gli altri, con un enorme spreco di risorse ( come giustamente sottolinea cristoforo 78 ), non faranno mai il lavoro per cui sono stati preparati in tanti anni.
Se entriamo nello specifico della psicologia e soprattutto della psicoterapia, va notato che "i figli di" sono ben pochi in questa professione, che per sua ovvia natura, richiede capacità professionali e personali difficilmente compatibili con le facilitazioni di cui parli.
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doctor2009
Il punto, però, è: sulla base di quali criteri si realizza la selezione? Come si stabilisce se uno psicologo ( cerco di parlare della vostra professione, ma è un discorso valido per tutti... ) ha o meno diritto di proseguire gli studi e specializzarsi?
In teoria l'unico criterio dovrebbe essere il merito: ma nel momento in cui, in pratica, per fare questi corsi il neolaureato deve avere disponibilità di tempo e di molti soldi, allora INEVITABILMENTE si sostituisce al criterio del merito quello del censo: e di nuovo siamo al discorso che avevo fatto io nel mio primo intervento...
Non nego che il censo non sia un fattore facilitante, ma ho l'impressione che in questa discussione venga visto come l'unico elemento determinante nella professione e questo non corrisponde alla realtà. Ritengo poi che, chi ha veramente "meriti", ovvero capacità riesca a trovare delle strade per poter produrre di più ed immettersi in un circolo virtuoso economico e formativo. Più che al censo, la possibilità di ascesa sociale è legata a caratteristiche personali.
Citazione:
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doctor2009
E allora: va benissimo la severità, va benissimo la lunghezza e l'impegno del percorso di studi, ma deve essere data la possibilità a chi, pur meritando, non ha i soldi per poter andare avanti nel percorso di studi, di poterlo fare ugualmente: con aiuti, agevolazioni, borse di studio, espansione delle case dello studente...
A quanto mi risulta delle agevolazioni per i più meritevoli sono presenti. La questione è, a mio parere un'altra: siamo sicuri che ci siano così tanti studenti/lavoratori veramente meritevoli che rimangono fuori da queste agevolazioni? Sono davvero tutti così bravi ma svantaggiati? Abbiamo un esercito di eccellenze non "sfruttate" dal mercato del lavoro? Il dubbio è secondo me legittimo...
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doctor2009
P.S. Vista la facilità con cui hai liquidato il mio accenno alla questione del blocco dell'ascensore sociale, ti vorrei precisare che non si tratta di una mia personale elucubrazione più o meno azzardata, ma di una problematica da anni all'attenzione di sociologi, esperti e forze politiche che su questo si stanno da tempo confrontando.
Ti segnalo in particolare questo splendido filmato
YouTube - L'ascensore sociale si è bloccato che racconta molto bene cosa significa "ascensore sociale bloccato".
Ma ti basta scrivere "ascensore sociale" su google per trovare decine di migliaia di articoli e ricerche ( il Censis ha studiato più volte il problema... ) sull'argomento.
Giusto così, perchè non si pensi che mi sono inventato la questione...:rolleyes:
Non penso che tu ti sia inventato la questione, tuttavia non condivido questo tipo di lettura dei fattori di sviluppo economico e sociale.
Saluti
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Riferimento: Ma una persona povera non ha diritto a specializzarsi?
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gieko
Se entriamo nello specifico della psicologia e soprattutto della psicoterapia, va notato che "i figli di" sono ben pochi in questa professione, che per sua ovvia natura, richiede capacità professionali e personali difficilmente compatibili con le facilitazioni di cui parli.
Su questo non posso ribatterti perchè non ho informazioni precise: mi auguro lo facciano altri tuoi colleghi per confermare o smentire quanto da te riferito.
Per altri tipi di professione, invece, posso tranquillamente affermare che è quasi la regola.
Citazione:
Originalmente inviato da
gieko
Non nego che il censo non sia un fattore facilitante, ma ho l'impressione che in questa discussione venga visto come l'unico elemento determinante nella professione e questo non corrisponde alla realtà. Ritengo poi che, chi ha veramente "meriti", ovvero capacità riesca a trovare delle strade per poter produrre di più ed immettersi in un circolo virtuoso economico e formativo. Più che al censo, la possibilità di ascesa sociale è legata a caratteristiche personali.
Anche qui sono convinto che ci saranno molti che non saranno completamente d'accordo con te...;)
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Originalmente inviato da
gieko
A quanto mi risulta delle agevolazioni per i più meritevoli sono presenti.
Quasi insignificanti rispetto alle reali necessità, soprattutto rispetto al passato, quando, comunque, i "costi" che bisognava sostenere per studiare all'Università erano di gran lunga inferiori.
Citazione:
Originalmente inviato da
gieko
La questione è, a mio parere un'altra: siamo sicuri che ci siano così tanti studenti/lavoratori veramente meritevoli che rimangono fuori da queste agevolazioni? Sono davvero tutti così bravi ma svantaggiati? Abbiamo un esercito di eccellenze non "sfruttate" dal mercato del lavoro? Il dubbio è secondo me legittimo...
Io sono, invece, convinto che vi siano molti giovani potenzialmente meritevoli che, per vari motivi, si perdono per strada trovandosi ad aver buttato al vento anni di studio e sacrifici per poi non poter mettere in pratica quanto imparato.
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gieko
Non penso che tu ti sia inventato la questione, tuttavia non condivido questo tipo di lettura dei fattori di sviluppo economico e sociale.
Saluti
.
E' perfettamente legittimo che tu non condivida questo tipo di lettura.
Non basta, però, dire "non sono d'accordo": si ha anche il dovere di dare una "lettura" alternativa dei freddi dati numerici non contestabili....
Perchè, a tuo parere, il 70% dei figli di operai o commessi finisce per fare lo stesso lavoro dei genitori ( magari anche dopo aver studiato ed essersi laureato... ) e perchè il 70% dei figli dei professionisti diventa, a sua volta, un professionista?.... Tutti geni i secondi e tutti imbecilli i primi?:rolleyes:
E, soprattutto, perchè non era così 15, 20, 30 anni fa?
Se riesci a darmi una spiegazione convincente ammetterò di avere torto: altrimenti, scusami, forse la mia lettura non è tanto campata in aria...;)
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Riferimento: Ma una persona povera non ha diritto a specializzarsi?
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Originalmente inviato da
gieko
Non nego che il censo non sia un fattore facilitante, ma ho l'impressione che in questa discussione venga visto come l'unico elemento determinante nella professione e questo non corrisponde alla realtà. Ritengo poi che, chi ha veramente "meriti", ovvero capacità riesca a trovare delle strade per poter produrre di più ed immettersi in un circolo virtuoso economico e formativo. Più che al censo, la possibilità di ascesa sociale è legata a caratteristiche personali.
Se entriamo nello specifico della psicologia e soprattutto della psicoterapia, va notato che "i figli di" sono ben pochi in questa professione, che per sua ovvia natura, richiede capacità professionali e personali difficilmente compatibili con le facilitazioni di cui parli.
Le università mi sembrano un chiaro esempio (e non il solo) del fatto che a molti talenti venga preclusa qualsiasi possibilità di carriera perchè non sono "figli di"..
Chi ha veramente meriti, sicuramente riesce a farcela, ma faticando il triplo di coloro che sono agevolati,e trovando un'occupazione inerente al proprio percorso formativo, molto più in là negli anni. Già il solo fatto di dover lavorare durante gli studi rallenta comunque l'iter, anche se si è volenterosi, intelligenti e brillanti.
Sicuramente si produce di più e il risultato è una persona più completa e più ricca di esperienze, ma resta ingiustificato lo sforzo ulteriore che deve fare chi non ha un sostegno economico alle spalle rispetto a chi ce l'ha.
A mio avviso la psicoterapia non è l'unica professione che richiede capacità professionali e attitudini personali specifiche eppure "i figli di" sono ovunque e questo è un dato di fatto.
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Riferimento: Ma una persona povera non ha diritto a specializzarsi?
Citazione:
Le università mi sembrano un chiaro esempio (e non il solo) del fatto che a molti talenti venga preclusa qualsiasi possibilità di carriera perchè non sono "figli di"..
Giovani talenti? Le università sono piene di giovani arroganti e ignoranti, alcuni sono completamente afasici, crollano al primo congiuntivo e sbuffano per un libricino in più nel programma d'esame o per una domandina che osa un po' di più, perchè "quello non era in programma", questa è la situazione dello studente universitario medio in Italia, diciamo le cose come stanno per favore... :rolleyes:
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Riferimento: Ma una persona povera non ha diritto a specializzarsi?
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doctor2009
Su questo non posso ribatterti perchè non ho informazioni precise: mi auguro lo facciano altri tuoi colleghi per confermare o smentire quanto da te riferito.
Per altri tipi di professione, invece, posso tranquillamente affermare che è quasi la regola.
Attendiamo altri interventi. Intanto però ci tengo a precisare una cosa su cui forse non ci intendiamo: qualsiasi professionista acquisisce lavoro e stima se è capace. Essere "figli di" può facilitare all'inizio, ma se non si hanno requisiti si chiude in quattro e quattr'otto. Quindi può anche essere la regola, ma non garantisce un bel niente. E chi è capace, invece, di spazi ne trova perchè il mercato non si può reggere su stuoli di perfetti incapaci. Ed il mondo del lavoro (quello serio) guarda alle capacità, non al censo.
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doctor2009
E' perfettamente legittimo che tu non condivida questo tipo di lettura.
Non basta, però, dire "non sono d'accordo": si ha anche il dovere di dare una "lettura" alternativa dei freddi dati numerici non contestabili....
Le mie chiavi interpretative dei dati che hai fornito sono di altro tipo (teorie dei sistemi dinamci non lineari, psicoanalisi) e non mi pare il caso di dilungarmi in spiegazioni che hanno poco a che vedere con la discussione. Se desideri ne possiamo parlare via pm.
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doctor2009
Perchè, a tuo parere, il 70% dei figli di operai o commessi finisce per fare lo stesso lavoro dei genitori ( magari anche dopo aver studiato ed essersi laureato... ) e perchè il 70% dei figli dei professionisti diventa, a sua volta, un professionista?.... Tutti geni i secondi e tutti imbecilli i primi?
Non ho modo adesso di verificare questi dati. Però mi chiedo: perchè un "professionista" dovrebbe automanticamente essere un privilegiato o un fortunato? Perchè un lavoratore dipendente dovrebbe essere uno svantaggiato? Ci sono artigiani, tecnici, operai specializzati che hanno competenze tanto rare da essere pagati ben di più di un libero professionista. Mi sembra che la situazione sia ben più complessa di quanto venga raffigurato.
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doctor2009
E, soprattutto, perchè non era così 15, 20, 30 anni fa?
Non so, a me sembra che 30 anni fa fosse esattamente il contrario: accedere all'università era veramente un privilegio. Oggi il numero di laureati è enormemente aumentato, invece.
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doctor2009
Se riesci a darmi una spiegazione convincente ammetterò di avere torto: altrimenti, scusami, forse la mia lettura non è tanto campata in aria...;)
Non ho nessuna intenzione di convincerti nè mi interessa che tu ammetta di avere torto. Mi interessano spiegazioni più specifiche ed approfondite. Tutto qui...
Saluti
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Riferimento: Ma una persona povera non ha diritto a specializzarsi?
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ikaro78
Giovani talenti? Le università sono piene di giovani arroganti e ignoranti, alcuni sono completamente afasici, crollano al primo congiuntivo e sbuffano per un libricino in più nel programma d'esame o per una domandina che osa un po' di più, perchè "quello non era in programma", questa è la situazione dello studente universitario medio in Italia, diciamo le cose come stanno per favore... :rolleyes:
non dico che siano tutti "talenti", ma chi lo è davvero non ha tante possibilità di carriera, in italia, in ambito universitario. Nelle università (e non solo) vige il nepotismo e stranamente tra i docenti spesso c'è un'alta percentuale di omonimia (come si evince leggendo "l'università truccata" di Perotti)
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Riferimento: Ma una persona povera non ha diritto a specializzarsi?
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non dico che siano tutti "talenti", ma chi lo è davvero non ha tante possibilità di carriera, in italia, in ambito universitario. Nelle università (e non solo) vige il nepotismo e stranamente tra i docenti spesso c'è un'alta percentuale di omonimia (come si evince leggendo "l'università truccata" di Perotti)
Non ho letto il libro e non conosco questo Professor Perotti, non faccio fatica a credere che sia difficile in Italia fare carriera in ambito universitario, anche se la maggior parte di colleghi che hanno preso o tentano quella via non sono "figli di" e quantomeno sono arrivati almeno al dottorato di ricerca. In ogni caso, non si trattava di "veri talenti", ma di neolaureati piuttosto volenterosi appoggiati dal docente con cui magari si erano laureati.
Saluti,
ikaro
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Riferimento: Ma una persona povera non ha diritto a specializzarsi?
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Originalmente inviato da
ikaro78
Giovani talenti? Le università sono piene di giovani arroganti e ignoranti, alcuni sono completamente afasici, crollano al primo congiuntivo e sbuffano per un libricino in più nel programma d'esame o per una domandina che osa un po' di più, perchè "quello non era in programma", questa è la situazione dello studente universitario medio in Italia, diciamo le cose come stanno per favore... :rolleyes:
Anche io ne ho conosciuto tanti di giovani "arroganti e ignoranti" durante i miei anni universitari... Diversi di loro, dotati di cognomi "importanti", occupano, adesso, posti di prestigio in ambito universitario...:rolleyes:
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Riferimento: Ma una persona povera non ha diritto a specializzarsi?
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Originalmente inviato da
gieko
Attendiamo altri interventi. Intanto però ci tengo a precisare una cosa su cui forse non ci intendiamo: qualsiasi professionista acquisisce lavoro e stima se è capace. Essere "figli di" può facilitare all'inizio, ma se non si hanno requisiti si chiude in quattro e quattr'otto. Quindi può anche essere la regola, ma non garantisce un bel niente. E chi è capace, invece, di spazi ne trova perchè il mercato non si può reggere su stuoli di perfetti incapaci. Ed il mondo del lavoro (quello serio) guarda alle capacità, non al censo.
Non so quanti anni hai e quale sia il tuo ruolo in questo momento, se ancora studente o già professionista: e quindi se la tua sia una più o meno ingenua rappresentazione del mondo che hai davanti... Posso solo dirti che sarebbe bello, bellissimo se così fosse... Purtroppo non è, o, almeno, non è sempre così... Il successo professionale a volte, anzi spesso, dipende da fattori che, con la preparazione e le capacità personali, poco hanno a che fare...
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gieko
Le mie chiavi interpretative dei dati che hai fornito sono di altro tipo (teorie dei sistemi dinamci non lineari, psicoanalisi) e non mi pare il caso di dilungarmi in spiegazioni che hanno poco a che vedere con la discussione. Se desideri ne possiamo parlare via pm.
Non ho modo adesso di verificare questi dati. Però mi chiedo: perchè un "professionista" dovrebbe automanticamente essere un privilegiato o un fortunato? Perchè un lavoratore dipendente dovrebbe essere uno svantaggiato? Ci sono artigiani, tecnici, operai specializzati che hanno competenze tanto rare da essere pagati ben di più di un libero professionista. Mi sembra che la situazione sia ben più complessa di quanto venga raffigurato.
Io SONO un professionista e, onestamente ( pur con tutti i mugugni che spesso e volentieri mi escono dalla bocca...:D ), mi sento un privilegiato se rapportato alla stragrande maggioranza degli operai e impiegati che conosco.
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Originalmente inviato da
gieko
Non so, a me sembra che 30 anni fa fosse esattamente il contrario: accedere all'università era veramente un privilegio. Oggi il numero di laureati è enormemente aumentato, invece.
Il punto è che allora era più agevole per chi non aveva eccessivi mezzi economici arrivare alla laurea se ne aveva le capacità e, una volta ottenuto il famoso "pezzo di carta", costruirsi una buona posizione in ambito lavorativo.
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Originalmente inviato da
gieko
Non ho nessuna intenzione di convincerti nè mi interessa che tu ammetta di avere torto. Mi interessano spiegazioni più specifiche ed approfondite. Tutto qui...
Saluti
Sempre pronto a leggere LE TUE spiegazioni, sicuramente più specifiche ed approfondite delle mie, anche in mp se credi...
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Riferimento: Ma una persona povera non ha diritto a specializzarsi?
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Originalmente inviato da
gieko
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Originalmente inviato da Lithium
Appunto....e il forum è zeppo di colleghi che, pur di cercare di arrivare (o per lo meno avvicinarsi) alle cosiddette entrate "normali", son costretti a mollare o trascurare la professione....
Difficile che possono aspirare alla specializzazione, al momento e in quella situazione
E perchè mai? Ci si può iscrivere alla specializzazione quando la propria situazione economica è più stabile e garantita.
E lavorare in altri campi può essere estremamente utile e formativo... In fondo un tempo era così, si iniziava a praticare dopo lunghi training e non mi pare che fosse così male.
Sono d'accordo quindi con ikaro: se la propria situazione è così precaria è meglio pensare prima a sè che agli altri. Se invece si sente questa strada come troppo piena di frustrazioni, se ne può scegliere una ritenuta migliore.
Infatti io avevo parlato di aspirare alla specializzazione in quel momento e in quella situazione....nulla esclude che in futuro le cose possano migliorare per chiunque.
Però il tempo passa, e il lavoro in altri campi, per quanto prezioso e formativo, è spesso un ripiego, in quanto chi intende fare lo psicoterapeuta preferirebbe di gran lunga impiegarlo per formarsi e fare esperienza nel settore. E preferirebbe anche, per farlo, non dover buttar via 16000 euro, più eventuali altri per le supervisioni (che tra l'altro sono l'unica cosa realmente utile, secondo me). Da qualunque lato la giro, mi sembra un "furto".
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Originalmente inviato da
gieko
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Originalmente inviato da Lithium
Insomma, a chi non ce la fa (non per troppa frustrazione o troppi sacrifici, ma per ragioni puramente economiche) serve a poco sapere che altri ce la fanno (con difficoltà o meno).....perché lo sa già!
Come diresti tu...e quindi?
Quindi potrebbe essere un pensiero su cui riflettere piuttosto che rabbia da sfogare. "Perchè loro ce la fanno ed io no?" Domanda che potrebbe essere estremamente utile... Ma non eri tu che parlavi dell'utilità del confronto, della condivisione?
Il confronto sarebbe utile in una situazione in cui le condizioni economiche e familiari sono simili. Diversamente, la domanda non ha senso.
Capisco il tuo desiderio di stimolare la riflessione, ma a mio avviso se non si prende atto del fatto che il dato economico in alcune circostanze è determinante, e le persone possono arrabbiarsi per questo, la riflessione, nella direzione in cui vorresti portarla, resta bloccata. Nessuno nega che per intraprendere questa strada contino anche altri fattori, ma non è rispetto a questi che la gente si lamenta. Per lo meno, non leggo nulla che mi porti a pensarlo, in questo thread.
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Riferimento: Ma una persona povera non ha diritto a specializzarsi?
Citazione:
Anche io ne ho conosciuto tanti di giovani "arroganti e ignoranti" durante i miei anni universitari... Diversi di loro, dotati di cognomi "importanti", occupano, adesso, posti di prestigio in ambito universitario...:rolleyes:
Ma non è dei "posti di prestigio in ambito universitario" che stiamo parlando... o sì?! Nel qual caso, ritratto tutto... :rolleyes:
Saluti,
ikaro
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Riferimento: Ma una persona povera non ha diritto a specializzarsi?
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Originalmente inviato da
gieko
Attendiamo altri interventi. Intanto però ci tengo a precisare una cosa su cui forse non ci intendiamo: qualsiasi professionista acquisisce lavoro e stima se è capace. Essere "figli di" può facilitare all'inizio, ma se non si hanno requisiti si chiude in quattro e quattr'otto. Quindi può anche essere la regola, ma non garantisce un bel niente. E chi è capace, invece, di spazi ne trova perchè il mercato non si può reggere su stuoli di perfetti incapaci. Ed il mondo del lavoro (quello serio) guarda alle capacità, non al censo.
In realtà è pieno di professionisti incapaci (non tutti, ovvio) che acquisiscono lavoro e che non chiudono in quattro e quattr'otto....
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Riferimento: Ma una persona povera non ha diritto a specializzarsi?
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Originalmente inviato da
doctor2009
Non so quanti anni hai e quale sia il tuo ruolo in questo momento, se ancora studente o già professionista: e quindi se la tua sia una più o meno ingenua rappresentazione del mondo che hai davanti... Posso solo dirti che sarebbe bello, bellissimo se così fosse... Purtroppo non è, o, almeno, non è sempre così... Il successo professionale a volte, anzi spesso, dipende da fattori che, con la preparazione e le capacità personali, poco hanno a che fare...
Cpnsulta il profilo, allora... poi decidi se sono proprio un ingenuo o magari, chissà, su qualche cosetta posso esprimere un'opinione. Magari neanche le mie sono così campate per aria...
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Originalmente inviato da
doctor2009
Sempre pronto a leggere LE TUE spiegazioni, sicuramente più specifiche ed approfondite delle mie, anche in mp se credi...
Chiedi e ti sarà dato...
Saluti