Si...sono d'accordo con la sentenza!!!in effetti il counsellor svolgeva attività psicoterapeutica!
Ma non dimentichiamoci che esistono counsellor bravi e competenti!!!!
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Si...sono d'accordo con la sentenza!!!in effetti il counsellor svolgeva attività psicoterapeutica!
Ma non dimentichiamoci che esistono counsellor bravi e competenti!!!!
Per una volta quoto Zuccherina: la sentenza richiamata a gran voce(!) - riguarda un evidente caso di abuso (della professione di psicoterapeuta)...e non c'entra nulla con la "professione" del Counseling che io e altri colleghi abbiamo tentato di sostenere (in alcuni post definita allo stesso modo descritto nella sentenza) di fronte alla falsa allusione (che si ripropone ora) che tutti i Counselor sono psicoterapeuti abusivi (alcuni casi li ha anche descritti il sottoscritto).
E' ingenuità risibile da parte di un sedicente Counselor (diplomato in una Scuola di Psicoanalisi, frequentando un non meglio specificato "Corso biennale"...?!) accogliere un caso simile e, addirittura, scrivere una "diagnosi" al termine del suo "lavoro" (di 6 mesi di durata)...l'ho definita "ingenuità" (che in Italia configura un reato), infatti è come stringersi un cappio al collo.
Ben venga questa tanto agognata (da alcuni) sentenza! Evviva è arrivata la sentenza!
Ma... non ho letto una parola sul collega psicologo-psicoterapeuta che ha voluto condividere il suo lavoro, nel caso di specie una famiglia e un figlio con problematiche di identità di genere, con uno studente di Psicologia a metà degli studi e fresco di un Corso biennale di "non so che cosa"- Questa condivisione (che dal C.p., art. 110 viene definita "correità") la trovo ancora più grave, perchè ha permesso che tutto questo accadesse.
Quella persona non doveva neppure essere messa in condizione di incontrare quel ragazzo da parte di nessun professionista (in primis uno Psicologo) e presentarsi in alcun modo come persona che "avrebbe trattato il ragazzo"!! La storia la trovo assurda e caricaturale per lo psicologo (al momento condannato) e, purtroppo di danno cagionato alla famiglia e al ragazzo.
Visto che abbiamo tanto citato l'etica prevista dal Codice deontologico...il nostro Psicologo ha avuto un comportamento etico??
Una storia tipicamente italiana (il legislatore se ne lava le mani e lascia tutto nelle mani dei giudici che possono intervenire, però, solo rispetto a una denuncia e...cioè, dove i genitori o qualsiasi altro malcapitato sono stati culturalmente in grado di capire che c'era qualcosa che non andava...).
Giusto It Modeler.....questa storia mi ricorda un pò quella attuale dei rumeni.....sei rumeno?allora sei un delinquente!!!!!!!!!
Indubbiamente lo psicologo ha delle pesanti responsabilità e nella sentenza è espresso chiaramente mi pare. Non credo comunque si tratti di un caso isolato. Una storia italiana, in effetti...Citazione:
Per una volta quoto Zuccherina: la sentenza richiamata a gran voce(!) - riguarda un evidente caso di abuso (della professione di psicoterapeuta)...e non c'entra nulla con la "professione" del Counseling che io e altri colleghi abbiamo tentato di sostenere (in alcuni post definita allo stesso modo descritto nella sentenza) di fronte alla falsa allusione (che si ripropone ora) che tutti i Counselor sono psicoterapeuti abusivi (alcuni casi li ha anche descritti il sottoscritto).
E' ingenuità risibile da parte di un sedicente Counselor (diplomato in una Scuola di Psicoanalisi, frequentando un non meglio specificato "Corso biennale"...?!) accogliere un caso simile e, addirittura, scrivere una "diagnosi" al termine del suo "lavoro" (di 6 mesi di durata)...l'ho definita "ingenuità" (che in Italia configura un reato), infatti è come stringersi un cappio al collo.
Ben venga questa tanto agognata (da alcuni) sentenza! Evviva è arrivata la sentenza!
Ma... non ho letto una parola sul collega psicologo-psicoterapeuta che ha voluto condividere il suo lavoro, nel caso di specie una famiglia e un figlio con problematiche di identità di genere, con uno studente di Psicologia a metà degli studi e fresco di un Corso biennale di "non so che cosa"- Questa condivisione (che dal C.p., art. 110 viene definita "correità") la trovo ancora più grave, perchè ha permesso che tutto questo accadesse.
Quella persona non doveva neppure essere messa in condizione di incontrare quel ragazzo da parte di nessun professionista (in primis uno Psicologo) e presentarsi in alcun modo come persona che "avrebbe trattato il ragazzo"!! La storia la trovo assurda e caricaturale per lo psicologo (al momento condannato) e, purtroppo di danno cagionato alla famiglia e al ragazzo.
Una storia tipicamente italiana (il legislatore se ne lava le mani e lascia tutto nelle mani dei giudici che possono intervenire, però, solo rispetto a una denuncia e...cioè, dove i genitori o qualsiasi altro malcapitato sono stati culturalmente in grado di capire che c'era qualcosa che non andava...).
Bravi e competenti?
Sul "bravi" non mi pronuncio, difficile da misurare il bravo o il non bravo; ma sul "competente" lasciami dire che ho seri dubbi, soprattutto vedendo la formazione dei corsi di counseling. Che poi qualcuno abbia già delle competenze in un suo ambito professionale dove c'è una seria formazione è un'altro discorso. Se mi dici che sei un assistente sociale competente ci credo, se il corso di counseling ti ha aiutato a svolgere meglio il tuo lavoro ben venga. Secondo me il problema è per chi si presenta come counselor e tratta persone come nuovo professionista.
Sicuramente ci saranno dei cousellor bravissimi, come ci sono moltissimi rumeni onesti, ma non è questo il punto.
E' la disparità di trattamento tra il counsellor e altri professionisti che mi sembra ingiusta ( una scorciatoia tutta italiana?)
Ci sono già delle professioni che possono dopo un percorso di studi approfonditi, dopo CENTINAIA di ore di tirocinio e dopo un esame di stato molto selettivo ( il nostro lo è e anche quello per psicologi lo è.... lo so bene perchè mia sorella è laureata in psicologia e si sta preparando adesso per l'esame di stato prossimo) aprire uno studio e fare LE STESSE COSE che un cousellor fa con un corso di tre anni.
Zuccherina, so che sei una assitente sociale specialista. Mettiamo tra qualche anno vuoi intraprendere la libera professione, e ricevere nel tuo studio utenti per fare consulenza.
TU paghi ogni anno per essere iscritta all'ordine. Tu sei obbligata a tenere fede al nostro codice deontologico.
Ti sembra giusto che un counsellor possa aprire uno studio e trattare le stesse cose che tratti tu con i tuoi utenti studiando molto di meno ( i corsi di counselling durano 3 anni ma non si possono paragonare all'impegno di 5 anni di università come hai fatto tu)
facendo meno ore di tirocinio e non avendo nessun obbligo di iscrizione costosa a un ordine???
Io credo che al di là del fatto che ci possono essere dei counsellor bravissimi e counsellor incompententi come purtroppo succede in tutte le categorie sia una questione di giustizia.
Finalmente, qualche consolazione ci rimane... :approved:Citazione:
Sei riuscita a spiegare molto bene il tuo punto di vista, ma ritengo che sia comunque un punto di vista molto confuso.
E forse risente del fatto che hai pochissima esperienza professionale.
PErsonalmente non ho capito la differenza tra counselling psicologico, counselling educativo, counselling sociale in parole povere. Mi spiego.
Che differenza c'è tra i diversi couselling che tu citi? Io quando ho sentito parlare di counselling non ho mai visto gli aggettivi che tu poni.
Di solito si sente parlare di corsi di Counselling e basta. Una mia amica l'ha fatto dopo le superiori ma si è resa conto che non le aveva dato la formazione che sperata e si è iscritta ( a 28 anni) all'università!!!!
E comunque...che significa fare counselling come assitente sociale? Io non lo capisco. Scusami. Fammi degli esempi...fammi degli esempi di casi.
Casi di counselling sociale. Casi di couselling educativo Casi di counsellign psicologico e casi in cui l'assistente sociale non fa counselling con l'utente.
Io credo che nell'assistente sociale sia già compreso il lavoro del counsellor. Come anche per la professione di psicologo.
Per cui non c'è bisogno che altri laureati in materie che nulla hanno a che fare con la relazione d'aiuto si improvvisino professionisti dell'aiuto con un corso che dura 3 anni ma poi sono poche ore effettive.
E' come se uno inventasse una professione che si chiama " curatore dei tubi e degli impianti d'areazione" e mi dicesse che è un mestiere diverso da quello che fa l'idraulico.
E comunque. Il lavoro è poco per tutti.
A noi ci fanno sudare un esame di stato e studiare un codice dentologico perchè operiamo con le persone in ambiti delicati.
Io credo che non sia giusto che qualcuno possa farci concorrenza ( per quello che riguarda la libera professione) con così poco sforzo.
Tra l'altro ho letto la sentenza e ho visto che il cousellor aveva predisposto un invio del ragazzo in una comunità.
MA siamo matti?
PEr inviare un minore che ha dei problemi in comunità (quando anche i genitori siano d'accordo) ci vorrebbe quantomeno un intervento dei servizi sociali con una valutazione congiunta di psicologi e assistenti sociali che lavorano nell'area minori. Questo per tutelare il minore che non può tutelarsi da solo.
Per fortuna questi genitori hanno avuto le competenze per capire che la persona in questione non era atendibile, ma se si fossero fidati di quello che il counsellor diceva?
E' proprio questo il punto, questo "counsellor" pigliava un po' di qua e un po' di là, un po' psicologo e un po' assistente sociale, ma anche amico affettuoso e grande ascoltatore, il tutto aggravato dal "collega" psicologo che non solo non si è opposto a questo scempio, ma anzi ha promosso l'intervento...Citazione:
Tra l'altro ho letto la sentenza e ho visto che il cousellor aveva predisposto un invio del ragazzo in una comunità.
MA siamo matti?
PEr inviare un minore che ha dei problemi in comunità (quando anche i genitori siano d'accordo) ci vorrebbe quantomeno un intervento dei servizi sociali con una valutazione congiunta di psicologi e assistenti sociali che lavorano nell'area minori. Questo per tutelare il minore che non può tutelarsi da solo.
Per fortuna questi genitori hanno avuto le competenze per capire che la persona in questione non era atendibile, ma se si fossero fidati di quello che il counsellor diceva?
Mi era sfuggita la notizia del peggioramento subito dal ragazzo ma è una cosa in fondo scontata visto il trattamento che aveva ricevuto.
Mah....per scherzarci su....
Secondo me il delirio di onnipotenza che aveva erroneamente diagnosticato al ragazzo ce l'aveva proprio lui...il counsellor :tajo::asd:
Monica se rileggi i miei interventi NON SONO STATA mai d'accordo sul fatto che i corsi di counselling fossero fini a sè stessi......ma dovrebbero essere considerati come specializz. post laurea(non obbligatoria)!Quindi anche un LAUREATO in pedagogia potrebbe fare counselling educativo......io discutevo del fatto che il counselling (tranne quello psicologico)non venisse preso in considerazione come strumento potenziale degli altri professionisti(assistenti sociali compresi)....
infatti si criticava il counselling (presunto psicologico) esercitato dagli altri professionisti dell'aiuto!
A me nessuno ha obiettato quando ho detto ( qualche intervento fa) che gli assistenti sociali sono già counsellor senza bisogno di ulteriori corsi, in quanto svolgono un intervento d'aiuto volto al cambiamento dell'utente e delle sue problematiche.
Cito un caso (reale) per fare un esempio
a me è capitato all'interno di un servizio che una utente mi chiedesse consigli su come trattare i problemi che si presentavano con la figlia adolescente
L'utente veniva dal marocco e non aveva modelli di riferimento in merito a come comportarsi rispetto alla ribellione adolescenziale della figlia 16enne
Non voleva ispirarsi ai suoi modelli culturali poichè li riteneva inadatti alla realtà italiana: la figlia era nata qui e lei desiderava che si integrasse con i suoi coetanei. Ma lei non sapeva come comportarsi perchè quello che lei aveva vissuto da adolescente era essenzialmente diverso. ( a 14 anni si era sposata con matrimonio combinato dai genitori col padre della ragazza + vecchio di lei di 10 anni)
Insomma ho fornito una consulenza a questa signora che è durata diverso tempo. Ogni volta che c'era qualche problema la signora chiedeva un colloquio, chiedeva consigli e rassicurazioni sul suo approccio con la figlia.
Questo non è fare " counselling"? e lo faccio anche senza il corso....
E poichè come assistente sociale ho la possibilità di aprire uno studio di libera professionista non potrei fare la stessa cosa con un mio cliente privato?
E allota che bisogno c'è di una nuova figura di professionista che si chiama counsellor?
infatti io ho sempre detto che gli assistenti sociali già fanno counselling....se ci si vuole specializz. poichè non ci si sente abbastanza preparati è questione di coscienza.....
Ora qui....tranne negli ultimi post, si discuteva sul fatto che il counselling fosse SOLO psicologico!!!!ecco....è qui che....mi incavolo visto che ci sono professionisti dell'aiuto che fanno counselling senza invadere alcun campo.....
Vabbè se così fosse o io non ho capito cosa è il counselling ( e può essere) o chi ti ha detto che gli assitenti sociali non fanno già counselling non conosce il lavoro degli assitenti sociali.
Oppure ancora io non avevo ancora capito quale era la tua posizione, dal momento che dicevi che chiunque anche un laureato in lettere può fare counselling dopo un corso che saranno 300 ore in 3 anni (un pò poco a mio avviso per improvvisare una relazione d'aiuto)
Ma poi in fondo credo che la cosa importante sia salvaguardare la nostra professione da professioni nuove che potrebbero in qualche modo operare nel nostro ambito. Le professioni che già esistono ( come lo psicologo e l'assistente sociale) hanno già il loro ambito di lavoro, sia come lavoro dipendente, sia come libera professione.
Se un genitore ha problemi col figlio adolescente e vuol chiedere una consulenza deciderà se venire da me o andare da uno psicologo.
(trattandosi poi nel mio caso di servizi pubblici e della mole enorme di utenza che sia noi che gli psiclogi dobbiamo trattare non ci sono problemi :sbonk: non ci stiamo a litigare gli utenti credimi....)
Nella libera professione non so....dal momento che già esiste non credo che qui sia in discussione questo, credo che sia in discussione l'opportunità che si creino altri professionisti nuovi con una area di lavoro che si sovrappone alla nostra, anzi alle nostre, visto che qui si sta parlando come ospiti in un forum di psicologi.
Si monica ma quando si dice che il counselling è solo psicologico ...non so tu...ma io mi sento chiamata in causa..!:rolleyes:
Si Rosa ma questo non comporta il fatto che debba tirarmi indietro quando si fanno discorsi a mio parere ingiusti....farei questo verso qualsiasi altra professione!
E poi....."difendere il counselling educativo" ad es., a mio parere non comporta una "squalifica" della mia professione...assolutamente.....quando c'è da combattere per la mia...sono la prima..non preoccupatevi....!
Credo che non abbia senso parlare di "counseling educativo ecc.", perchè per questo settore esistono già dei professionisti seriamente preparati come gli educatore professionali o pedagogisti, ecc. Hanno già i loro titoli e preparazione. Se uno è assistente sociale è quello, ha le sue competenze; che senso ha essere assistente sociale e counselor? Che poi uno studi qualcosa per migliorare la propria professione è un altro discorso. Non sono d'accordo di aggiungere un titolo per competenze che come professionisti si hanno già, il quale può solo trarre in inganno l'utente.
"Che poi uno studi qualcosa per migliorare la propria professione è un altro discorso."
scusa evolution ed io sto a parlare di patate?
Il genitore deciderà come tu dici, ma credo che anche il professionista debba essere onesto e se l'utente presenta problematiche che non sono di sua competenza mandarlo dal giusto professionista. Questo probabilmente avviene nel pubblico, il problema è proprio nella libera professione.
I counselors ci sono ma non dimentichiamo che non è una professione riconosciuta o regolamentata e spesso l'utente è tratto in inganno da venditori di fumo dove vendono la terapia come potenziamento delle potenzialità, ecc.
Questi counselors non sono professionisti ma persone senza diploma universitario e senza basi e competenze, potenzialmente dannosi per l'utente finale e ovviamente anche per i professionisti che hanno fatto un lungo percorso.
Su questo sono d'accordo, ma più volte mi è sembrato che tu ti presentassi come assistente sociale e counselor. E' sull'aggiungere un titolo non riconosciuto alla propria professione già regolamentata e con competenze ben definite che non sono d'accordo, proprio perchè si rischia di diventare venditori di fumo e confondere solamente l'utente.
Scusa se io già sono assistente sociale e voglio formarmi ulteriormente(con ben tre anni di formazione)....e apro un mio studio...attaccato alla parete non posso mettere oltre l'attestato della laurea l'attestato che certifica la mia formazione continuativa?
Certo, con "ben tre anni di formazione" lo scriverei anche sul biglitto da visita che sei counselor, perchè tu sei un'assistente sociale più speciale degli altri, con competenze in più. E' come lo Psicologo che dopo la formazione in psicoterapia scrive Psicologo-Psicoterapeuta, perchè il counseling è di fatto una specializzazione per gli assistenti sociali e pochi eletti, non è un corsetto che si iscrivono anche i cuochi (senza togliere nulla alla loro professione, ma con alberghiera di fatto ci si può iscrivere). Questo aggiungerebbe credibilità e darebbe un'aurea di "nome inglese figo" al tuo titolo di assistente sociale che evidentemente tu sottovaluti. Cosa fai? Sono assistente sociale e counselor. Venditori di fumo, dal mio punto di vista.
P.S. sul fatto di attaccare l'attestato sulla parete nulla in contrario, ma nell'aggiungere un titolo non riconosciuto ad uno riconosciuto e regolamentato non sono d'accordo.
dipende che valore dai alla formazione ricevuta......se ritengo che quella formazione mi ha dato competenze maggiori rispetto a quelle che possedevo già...ben venga l'esposizione dell'attestato!
per la cronaca, non mi pare che i propri attestati e diplomi vari possano essere esposti nel setting in cui si svolgono i colloqui con i pazienti...quindi il problema non si pone.
Ma tu faresti il corso di counseling perché ti dà competenze in più o per il tuo rifornimento narcisistico mettendo in mostra l'aettestato ai tuoi clienti?
Io infatti come professionisti non intendenvo i counsellor che sinceramento non so nemmeno bene cosa fanno (secondo me un pò di tutto e un pò di niente) e non li ritengo assolutissimamente dei professionisti poichè non hanno un albo professionale.
Io stavo parlando del mio lavoro e della possibilità che ho garantita dalla legge di aprire uno studio privato.
Se ravviso che un utente ha dei problemi che io non posso trattare non li tratto.
Nel pubblico ho il dovere professionale di fare il cosiddetto "lavoro di rete tra i servizi", quindi, se ce n'è il bisogno - ma solo se questo bisogno è reale viste le carenze di personale dei servizi di psicologia - faccio un invio del mio utente al servizio di cui ha bisogno. ( e a volte ce ne vuole per convincerli....)
Nel privato ho solo il dovere di dire: " questo non è di mia compentenza" poi il cliente deciderà cosa fare autonomamente, a meno che non ci sia una collaborazione con uno studio psicologico di mia fiducia al quale invio gli utenti che io non posso trattare.
Personalmente non ho mai fatto la libera professione, ma è un campo di interesse che vorrei approfondire e prendere in considerazione per il futuro, quindi il fatto che i counsellor parlino di interventi brevi, non terapeutici, tesi a far leva sulle risorse del cliente, tesi al miglioramento delle sue relazioni sociali e ambientali, senza proporre cambiamenti struturali della personalità mi preoccupa perchè questo tipo di interventi si sovrapporrebbero a quelli che posso già fare io come libera professionista.
Almeno io ho questa impressione per questo la figura del cousellor non mi va giù molto bene.Va a sovrapporsi esattamente a quelle che sono le mie competenze professionali eventualmente spendibili per la professione privata.
Ed è questo che tento di dire a Zuccherina, noi dalla proliferazione di counsellor non abbiamo che da perdere....
Ma tu per poter lavorare anche in uno studio privato più agevolvemente, dato che gli utenti a volte, sono confusi sulle competenze professionali- almeno in tempi prioritari utili - necessarie per affrontare i loro problemi, non credi che ti sarebbe utile avere una rete di contatto con psicologi clinici e psichiatri, oltre che di tipo legale?
dico questo nel caso ti capitasse qualche problema che tu non ti sentissi o non fosse di tua competenza affrontare, così come é per gli psicologi, in genere?
Ben detto monicadal. Ti pongo però un quesito. L'assistente sociale è una preziosa figura di riferimento per tutta quell'utenza che si rivolge a strutture istituzionali a causa di situazioni di disagio solitamente gravi e pervasive. Come hai più volte scritto, la presa in carico è operata da più figure proprio perchè la situazione richiede che si considerino le numerose aree di difficoltà dell'utente. Si configura quindi una rete ed un lavoro di gruppo.
Detto questo, mi e ti chiedo: che spazi ci sono per lavorare da assistente sociale privatamente? Non riesco infatti ad immaginare utenza differente da quella che si rivolge alle istituzioni che possa rivolgersi ad un assistente sociale libero professionista.
Saluti
scusate, io non lo so se poi gli altri utenti del forum possano esser einteressati a una discussione che non riguarda la loro professione.
LA discussione sul counselling mi interessava perchè è un qualcosa che non riesco molto bene a tollerare.
Spero di non annoiarvi, se preferite forse è opportuno che io e Zuccherina trasferiamo la discussione sulla nostra professione in privato.
Johnny...io lo farei SOLO PER ME.....per approfondire ulteriormente....visto che non si finisce mai di imparare......
Vorrei però proporre il counselling da un altro punto di vista: perchè non vederlo come un "potenziamento" delle professioni di aiuto che già esercitano......?Così...come la vedo io nuoce nessuno!
Ragazzi perchè vi dimenticate sempre della mia disapprovazione per i counsellor diplomati??????Pensate piuttosto a farli rendere accessibili solo ad alcuni laureati...e non ai diplomati.........e non criticate il counselling a priori....poichè come appare in diversi post. tutti noi lo pratichiamo!
Non solo lo ritengo utile ma lo ritengo assolutamente auspicabile.
Il lavoro di rete, come è indispensabile nel contesto pubblico, è utilissimo anche nel contesto privato.
Se faccio rete con altri studi privati con altri professionisti ci guadagno io, ci gudagnano loro e sopratutto ci gudagna l'utente che è confuso.
Però mentre nel pubblico la rete con gli altri servizi è un obbligo nel privato è una opportunità in più. Mi premeva di sottolineare questo
PErsonalmente la professione privata senza una rete con altre professioni la vedo molto povera e poco utile, perchè appunto sono abituata a lavorare nel contesto pubblico dove si lavora in equipe multiprofessionali
Gieko....i nostri campi di libera professione possono essere: ctu o ctp per tribunali, progettista per soggetti del territorio(tipo scuole) o privati(cooperative); consulenza a individui, famiglie, gruppi in difficoltà; mediatore familiare; consulenza per le istituzioni....etc. etc...
Evolution,
purtroppo da questa sentenza non escono con le ossa rotte solo i Counselor perchè "non è una professione regolamentata" e perchè sono "venditori di fumo" (tutti i Counselor in Italia??)
C'è una discrasia di fondo nel Tuo discorso, come già in altri Tuoi post precedenti, che mi permetto di farTi notare: come mai un "professionista di lungo percorso", che ha Diploma universitario quinquennale, specializzazione post-lauream e lungo percorso di analisi didattica o terapia personale invita un "non collega" (nè Counselor, nè Psicologo) a collaborare in un Suo caso??
Vuol dire che non basta per alcuni quel lungo percorso per saperci cosa fare, purtroppo è l'amara verità e non basta questo percorso per capire l'etica (e soprattutto farla propria) del Codice deontologico.
Altrettanto "venditore di fumo" questa volta (se non più gravemente, per le responsabilità professionali che ricopre) è stato uno psicologo-psicoterapeuta che ha presentato alla famiglia un personaggio del genere e, allora, anch'io mi domando come la collega sopra: "E...se il padre non fosse stato culturalmente in grado di capire?" - Fino a che punto sarebbe arrivato il danno?
Stavo chiedendo per quale motivo l'utenza si dovrebbe rivolgere ad un assistente sociale privatamente.
A parte questo: consulenze di che tipo, su cosa? Perchè un individuo, una famiglia, un gruppo in difficoltà si dovrebbero rivolgere all'assistente sociale e non allo psicologo o psicoterapeuta?