Originalmente inviato da
Rebeccap
<<Vabbè>> chiuse il commissario, <<per venire incontro a vostro padre vi faccio solo la denuncia per oltraggio a capo di Stato straniero>>, per quel cartello <<Johnson=Hitler>>. Allora Carmine, nostro cognato, che era laureato in Legge anche se insegnava filosofia e – facendo oramai parte a pieno titolo della famiglia – non aveva tutte le rotelle a posto neanche lui, gli chiese:<< Scusi, tanto per sapere, ma qual è il capo di Stato estero che è stato offeso: Lyndon Jhnson o Adolfo Hitler?>>. <<Ti ci metti pure tu?>> urlò papà.
Che ne sapevo io che era solo un modo di dire? Io ci ho messo una vita per capire che la gente non dice mai quello che pensa. Dicono una cosa e ne pensano un’altra, poi la colpa è la mia che li prendo sul serio: << Non dicevo davvero>>, come quella volta della catena. Ma chi me lo dice a me?
Altro che <<politica come servizio>>, la gente faceva politica per farsi gli affari suoi: scandali ogni giorno, dai tabacchi alle banane, nel senso che facevano la cresta pure su quelle. E tu non potei nemmeno parlare, se ti riunivi con più di tre persone sulla pubblica via era << riunione sediziosa>> e la polizia ti scioglieva. Non potevi parlare, e loro rubavano. Dice: << Vebbè, ma perché, pure adesso…>> Che centra: la gente adesso s’è abituata, prima no. Ai giovani gli sembrava che non dovesse essere così e scesero in piazza. Tutti quanti. Pure i fasci.
Antonio Pennacchi – Il fasciocomunista