-
Riferimento: Giugno 2013 unicatt
Citazione:
Originalmente inviato da
Chiara_cookie
per me non tutte le persone che abusano di sostanze hanno un disturbo di personalità borderline. se non sono soddisfatti tutti i criteri per un disturbo di personalità borderline si dovrebbe fare diagnosi di dipendenza da sostanze, o abuso di sostanze.
e non mi sbilancerei a interpretare il significato dell'uso della sostanza (se automedicazione o autolesionismo)
Grazie, infatti mi sembrava strano...
Comunque non lo userei come interpretazione ma come aspetto da indagare, ma motivando (ad es. "sarà opportuno indagare l'abuso di sostanze, per comprendere se possa essere un comportamento ad esempio di automedicazione. Dovrà essere approfondito da quanto tempo X assume cocaina, blablabla")...
-
Riferimento: Giugno 2013 unicatt
Citazione:
Originalmente inviato da
sury2013
Hai ragione forse ci servivano i dati sei test per capire che cos'ha R., e se fosse un disturbo di personalità NAS? potrebbe essere, non mi sembra nè depressione ne tanto meno schizotipico!! non so perchè l'ho messo. ragazze io sono davvero preoccupata se esce un caso con da commentare dei test...io non ne sarei in grado!
ma Sury, stai tranquilla!! il caso l'hai fatto molto bene, e hai dimostrato di saper ragionare clinicamente. la diagnosi è solo ipotizzata, e se è ben argomentata non può essere giusta o sbagliata. davvero... non dobbiamo "azzeccare" proprio niente.
quando ho incontrato la commissione scorsa per curiosità ho chiesto se il caso che avevano usato per la terza prova era creato ad hoc, oppure era un caso reale, e se così fosse che diagnosi aveva ipotizzato chi l'aveva in trattamento. mi hanno risposto che era un paziente reale in cura da non so chi, se da uno della commissione o da colleghi, e sono stati vaghi sulla diagnosi, precisando che ci stavano ancora lavorando, e per il momento propendevano per un borderline. e poi hanno ribadito per l'ennesima volta che non era importante la diagnosi in sé, che qualsiasi ipotesi, se ben formulata, poteva andare.
molto probabilmente anche il caso del 22 sarà incerto, e più che una vera patologia il soggetto avrà dei disagi poco chiari e sicuramente non inequivocabili.
io non credo che in Cattolica chiedano di commentare i risultati di un test. anche io non ne sarei in grado :omg2:
-
Riferimento: Giugno 2013 unicatt
Citazione:
Originalmente inviato da
Saloméxx
Comunque non lo userei come interpretazione ma come aspetto da indagare, ma motivando (ad es. "sarà opportuno indagare l'abuso di sostanze, per comprendere se possa essere un comportamento ad esempio di automedicazione. Dovrà essere approfondito da quanto tempo X assume cocaina, blablabla")...
ma che l'uso di sostanze abbia un ruolo di automedicazione o autolesionismo deve essere una teoria di qualcuno, no? cioè, io ho davvero paura a sbilanciarmi :( ma magari sono io paranoica (e mi autodiagnostico un disturbo di personalità paranoide :D )
-
Riferimento: Giugno 2013 unicatt
Citazione:
Originalmente inviato da
Chiara_cookie
ma che l'uso di sostanze abbia un ruolo di automedicazione o autolesionismo deve essere una teoria di qualcuno, no? cioè, io ho davvero paura a sbilanciarmi :( ma magari sono io paranoica (e mi autodiagnostico un disturbo di personalità paranoide :D )
Guarda io non so davvero cosa dirvi, ero convintissima di arrivare tranquilla alla terza prova perché ho fatto un corso intero in università sul caso clinico, come vi dicevo (purtroppo esclusa la parte di trattamenti e test), e avevo preso 30 con i complimenti della docente, ma adesso mi avete fatto venire diecimila dubbi... e comunque questo discorso dell'automedicazione era uscito. Insomma uno un minimo di ragionamento lo deve fare, non siamo dei libri e non siamo neanche degli incompetenti quindi è possibile anche che uno faccia un ragionamento senza citare la fonte o l'orientamento in base a quello che pensa o in base a quello che ha studiato o magari per la propria esperienza di lavoro/tirocinio... sarò io che prendo troppo sottogamba la pignoleria della commissione, non so davvero che dirvi :(
-
Riferimento: Giugno 2013 unicatt
PROVA A SCRIVERE QUELLO CHE PENSO DI QUESTO CASO. Per i riferimenti diagnostici si farà riferimento al DSM IV TR. Il caso tratta di una donna di 40 anni che si presenta presso lo studio della psicologo lamentando difficoltà relazionali con la figlia, Sara di anni 5. Durante il primo contatto con la signora e dai dati a disposizione si evince che Olivia appare tesa, con difficoltà a controllare la rabbia e sembra a tratti commuoversi, la signora dichiara inoltre di essere stanca e provata rispetto alle suddette difficoltà relazionali. Riferisce che Sara è una bambina difficile, con alcune difficoltà alimentari e un rapporto conflittuale sia con lei che con il marito. Potremmo far rientrare tale quadro nell'area dei disturbi affettivi (rabbia, si commuove e perdita delle energie sono sintomi che potrebbero esser fatti rientrare nel D depressivo Maggiore (diagnosi differenziale disturbo distimico???) tuttavia non si hanno dati a sufficienza per poterci orietantere in tal senso infatti sarebbero necessari alcuni colloqui e la somministrazione di alcuni test al fine di inquadrare meglio la storia di O. e per poter fare un eventuale intervento rispetto al disagio lamentato. Programmerei con la signora altri 3 colloqui finalizzati ad approfondire alcune aree. In primo luogo, approfondirei l'analisi della domanda al fine di conoscere aspettative, motivazioni e bisogni della donna rispetto alla sua domanda d'aiuto espressa. Infatti dai dati emerge solo che O. ha riflettuto a lungo prima di contattare uno psicologo,ma che al tempo stesso che tale decisione è stata una scelta istintuale, andrebbe indagata tale contraddizione.
- Approfondirei il funzionamento globale della persona : area lavorativa, socio-relazionale (emerge che non ha amici per via del trasferimento presso altra città) tuttavia sarebbe opportuno indagare come organizza il tempo libero olivia, i suoi hobby e interessi.
- Approfondirei in particolar modo le difficoltà relazionali con la figlia. In primo luogo sarebbe opportuno sapere se è stata una gravidanza desiderata, come ha vissuto la maternità (emerge che è stata a letto per via di alcune di alcune difficoltà mediche) tuttavia sarebbe opportuno sapere le aspettative della donna rispetto al diventare madre e il sostegno ricevuto durante questo periodo. Inoltre è di fondamentale importanza conoscere il funzionamento della persona prima della nascita di Sara (erano già presenti problemi riguardanti il tono dell'Umore?è capace Olivia di riflettere rispetto al suo stato psicologico? sembra che attribuisca il nucleo del suo malessere soltanto alla figlia, e dai dati non vi è alcun riferimento rispetto alle sue caacità riflessive e di mentalizzazione e non sembra che la donna inquadri i comportamenti problematici della figlia come il riflesso di una sua possibile sofferenza psicologica. Sarebbe fondamentale sapere come Olivia ha vissuto il periodo post-natale (eventuale depressione post partum?). Risulta d'importanza cruciale avere alcune informazioni sul rapporto con il marito (da quanti anni sono sposati? livello di profondità del rapporto? come il marito affronta il disagio della moglie ? ne è consapevole?che rapporto ha con Sara e come reagisce ai suoi "attacchi provocatori"? andrebbe per tanto indagato lo stile genitoriale e lo stile educativo della coppia di coniugi.
-Rapporto con famiglia d'origine (che viene descritto esser all'origine di alcune problematiche ma non sappiamo quali, andrebbero chiariti così come approfonditi i legami con i genitori).
Somministrei alla Signora O. Un rorschach e un MMPI.
- Qualora la signora fosse disponibile si potrebbe proporre un Eventuale colloquio con il marito per meglio chiarire le dinamiche famigliari e sapere come la coppia di coniugi si rappresenta
- Alla luce dei dati emersi attraverso test, osservazione diretta della paziente e colloquio si prevede Incontro di restituzione con la donna rispetto le tematiche emerse
-Qual ora venisse avvalorata la diagnosi di DDM Potrebbe essere utile indirizzare la persona a psicoterapeuta indirizzo psicodinamico al fine di esplorare le dinimiche psichiche sottostanti alla sofferenza della persona esplorando più a fondo ed elaborare le tematiche di dipendenza, aggressività e rabbia della sintomatologia depressiva. Un obiettivo importante sarà quello di migliorare le sue capacità di gestione della figlia riducendo i comportamenti oppositivi di Sara, dando l'opportunità alla donna di poter riflettere sui suoi propri vissuti inconsci rispetto alla figlia e sul suo ruolo di madre
Citazione:
Originalmente inviato da
derju87x
Al primo colloquio con gli psicologodi un Servizio di Psicologi sa presenta una signora di 40 anni,Olivia. La signora è piuttosto tesa,in alcuni momenti sembra commuoversi,in altri,invece sembra dover controllare una gran rabbia. Precisa subito allo psicologo che non sa chiaramente come potrebbe essere aiutata e che ha fissato questo appuntamento piu "sull'onda dell'istinto" che a seguito
di un'accurata riflessione.
Dice che non c e la fa più con la sua unica f i g l i a , Sara , di 5 anni .
La signora riferisce che la bambina è stata sermpre"dfficile", anche prima di nascere.La gravìdanza,infatti, è stata vissuta quasi sempre a letto perche si erano evidenziati problemi alla placenta . Infine Sara è nata prematura di qualche settimana .
La madre riferisce che Sara ha sempre dormito pochissirno,in parlicolare
durantela notte e comunque mai da sola,costringendo la madre a trasferirsi con un lettino nella sua cameretta.
Tutt'ora la madre va spesso a dormire nella cameretta della figlia per non doversi alzare continuamente:infatti, se Sara non vede la madre nel lettino accantoa lei non si addorrnenta.
Sara è stata allattata al seno fino ai 5 mesi,poi gradualmente ha cominciato ad assaggiare" le pappine che non le sono mai piaciute " .
La' signora Olivia riferisce allo psicologo delle grandi difficoltà nell'alimentazione di Sara,che avrebbe sempre mangiato poco e selezionando fin da piccola molti alirnenti.Sara,infatti,mangia soltanto pasta al pomodoro e polpettine di care. A tre anni è stata inserita alla Scuola dell'Infanzia senza manifestare significative dìfficoltà di separazione. Riferisce però , che a Scuola , vista la selezione alimenta re offerta dal servizio, Sara non mangerebbe niente . Perciò S a r a non rimane a scuola fino al pomeriggio come gli altri bambini, bensì viene prelevata dalla madre alle 12 circa per farla mangiare a casa.
La bambina,seppur descritta come intelligente e a tratti persino arguta,viene delineata come "un piccolo diavolo", sempre pronta ad attaccare fisicamente o a provocare la madre. Anche con il padre si verificano questi atteggiamenti, ma sembrano essere meno frequenti. proposito la madre racconta che la figlia, da sempre ha avuto un comportamento reattivo e difficile nei confronti di entrambii genitori,ma in particolare verso lei.
La signora appare chiararnenternolto stanca e provata dalla situazione relazionale con la bambina, e nel colloquio afferma piu volte "che non ce la fa più" che a volte la figlia le fa tanta "rabbia"; si sente esasperata da questa figlia insopporlabile ingestibile.
Entrambi i genitori hanno una storia personale che presenta alcune carenze
affettive e sociali: hanno pochi amici nella città dove risiedono,avendo scelto di tlasferirsi,poco dopo il matrirnonio,per potersi allontanare dalle rispettive famiglie di origine ritenute entrambe fonte di problemi.
-
Riferimento: Giugno 2013 unicatt
Citazione:
Originalmente inviato da
Saloméxx
Guarda io non so davvero cosa dirvi, ero convintissima di arrivare tranquilla alla terza prova perché ho fatto un corso intero in università sul caso clinico, come vi dicevo (purtroppo esclusa la parte di trattamenti e test), e avevo preso 30 con i complimenti della docente, ma adesso mi avete fatto venire diecimila dubbi... e comunque questo discorso dell'automedicazione era uscito. Insomma uno un minimo di ragionamento lo deve fare, non siamo dei libri e non siamo neanche degli incompetenti quindi è possibile anche che uno faccia un ragionamento senza citare la fonte o l'orientamento in base a quello che pensa o in base a quello che ha studiato o magari per la propria esperienza di lavoro/tirocinio... sarò io che prendo troppo sottogamba la pignoleria della commissione, non so davvero che dirvi :(
Secondo me va bene scriverlo.
-
Riferimento: Giugno 2013 unicatt
Grazie Sury :)
Domanda meno difficile del solito :asd:
Voi scrivete anche nome dell'autore/anno del test quando ne parlate?
-
Riferimento: Giugno 2013 unicatt
Io li metterei è più completo! ovviamente se uno li sa!!e anche una breve spiegazione di cosa vanno ad indagare. Nei casi non l'ho esplicitati per non dilungarmi.
A proposito pareri? Ho sbagliato qualcosa?
-
Riferimento: Giugno 2013 unicatt
Citazione:
Originalmente inviato da
sury2013
Io li metterei è più completo! ovviamente se uno li sa!!e anche una breve spiegazione di cosa vanno ad indagare. Nei casi non l'ho esplicitati per non dilungarmi.
A proposito pareri? Ho sbagliato qualcosa?
Ora mangio un boccone, poi provo anche io a farlo e ti dico cosa penso del tuo :)
-
Riferimento: Giugno 2013 unicatt
ciao ho letto attentamente.. caso fatto davvero bene.. anch'io ho individuato lo stesso disturbo.. secondo te siccome hai citato negli interventi il teacher training quindi coinvolgere le educatrici allora non sarebbe meglio coinvolgerle anche nei colloqui per capire anche le loro impressioni?
e poi gli strumenti che usi li hai trovati nei libri che mi hai già indicato?
Citazione:
Originalmente inviato da
Brontolona
Per le finalità diagnostiche richieste verrà fatto riferimento al manuale diagnostico e statistico dei
disturbi mentali (DSM-IV).
Dai dati disponibili emerge che l'analisi della domanda è relativa alla richiesta di intervento da parte dei genitori. quindi dovremo fare in modo, in caso di intervento, di coinvolgere pienamente J. affinchè sia motivato a farsi aiutare, nel caso ce ne fosse bisogno.
Emerge un quadro in cui spiccano difficoltà nelle interazioni sociali e nell'adattamento sociale, infatti i genitori dicono che J. spesso non gioca e non tollera gli altri bambini, viene descritto da loro come un bambino che sembra "troppo buono" e allo stesso tempo non reattivo. Inoltre ha scarse relazioni sociali e capacità molto superficiali, appare stonato e disinteressato rispetto alle cose che ha intorno.
Un altro aspetto importante che emerge è la sua assenza di paura di fronte a pericoli reali e il fatto di non fare differenza tra figure familiari ed estranee. inoltre compie attività ripetitive come lo strusciarsi spesso un fazzoletto o fili d'erba sulla fronte/faccia. Appare disturbato dal rumore di fondo della clinica e si tappa le orecchie. Inoltre compie gesti aggressivi verso la madre, colpendola alla testa quando si sente a disagio. compie rituali durante la giornata e spesso mostra sbalzi d'umore non giustificati come scatti d'ira e gridi senza motivo. Mostra segni di ritardo mentale non potuti accertare attraverso strumenti specifici e anche nel controllo degli sfinteri. inoltre non parla neancora e produce solo suoni.
Tutti questi aspetti farebbero pensare a un disturbo generalizzato dello sviluppo e in particolare al disturbo autistico dello sviluppo in quanto il bambino mostra compromissioni nelle interazioni sociali e nell'adattabilità sociale, inoltre compie comportamenti stereotipati, sembra abbia un RM, magari potremo verificarlo attraverso il Test per la Seconda infanzia (Binet Simon, Terman e Merrill) in quanto rispetto alla WISC e alle Matrici di Raven può essere utilizzato partendo dai 4 anni e non dai 6 anni come gli altri due test menzionati. Infatti nell'autismo è possibile riscontrare un RM moderato mentre per gli altri disturbi generalizzati dello sviluppo, ad esclusione dell'Asperger, i soggetti possono avere un ritardo mentale grave/gravissimo. inoltre per verificare il suo comportamento adattivo potremo condurre una Vineland sia con i genitori sia con gli insegnanti. Potremo fare un incontro direttamente con J. attraverso il PEP-R: abbiamo detto che l'autismo comporta, oltre a un ritardo nello sviluppo, anche dei comportamenti atipici. La particolarità del PEP-R è proprio quella di prendere in considerazione entrambi gli aspetti. La scala permette di valutare il livello del bambino rispetto ai suoi coetanei. In questo modo potremo avere un quadro più ampio su J. per quanto riguarda la diagnosi differenziale rispetto agli altri disturbi generalizzati dello sviluppo, potremo escludere da subito un disturbo di Rett, in quanto si manifesta solo nelle femmine. inoltre non potremmo parlare di Asperger in quanto i disturbi si manifestano più tardivamente rispetto all'autismo e inoltre nell'asperger non ci sono ritardi significativi sia da un punto di vista cognitivo che del linguaggio. non potremmo parlare di un disturbo disintegrativo della prima fanciullezza in quanto non è stato descritto un declino di capacità dai 2 anni in poi preceduto da uno sviluppo apparentemente normale.
Se quindi si trattasse di un disturbo autistico i principali obiettivi che ci possiamo dare solo relativi all'aumento di comportamenti socialmente accettabili, la riduzione di comportamenti strani e il favorire in qualche maniera la comunicazione verbale/non verbale.
Importante sarebbe un intervento multimodale che possa coinvolgere gli ambienti in cui si trova a vivere J. in maniera da lavorare tutti insieme alla stessa maniera per i soliti obiettivi.
si potrebbe organizzare il programma TEACCH, ovvero che negli interventi viene data importanza allo spazio, in quanto c'è bisogno di spazi contrassegnati, del tempo, infatti i soggetti autistici non hanno la percezione del tempo, quindi ad esempio, si potrebbe costruire un'agenda che si basa sulle attività che il ragazzo deve fare ad esempio, a scuola, nella parte verde c'è quello che può fare mentre nella parte rossa ci sono i divieti. non si dice verbalmente al bambino cosa deve fare ma gli diamo la carta corrispondente all'azione, questa è attaccata alla pagina con il feltro così che si possa levare e rimettere ogni volta. inoltre importante è il materiale di lavoro tenendo in considerazione che loro considerano meglio uno schema etero-organizzato rispetto ad uno auto-organizzato. altro aspetto è l'aiuto, quindi ad esempio l'utilizzo di stimoli visivi e basarsi su il rinforzo estrinseco e non quello intrinseco. infine importante è la generalizzazione ovvero la possibilità di estendere nel mondo reale l'abilità acquisita durante l'insegnamento.
Inoltre molto importante potrebbe essere un intervento psicoeducativo su genitori e insegnanti per informarli sul disturbo e attivare un sia un parent training e un teacher training.
Che dite?
Aspetto commenti!
Grazie!
-
Riferimento: Giugno 2013 unicatt
ero alle prese con il caso dell'avvocato >_<
appena finisco inizio questo.
ho letto come l'hai svolto tu solo superficialmente perché non volevo influenzarmi nello svolgerlo :D
-
Riferimento: Giugno 2013 unicatt
Scusate abbiamo già parlato di che scaletta usare?
-
Riferimento: Giugno 2013 unicatt
io vorrei usare questa scaletta:
-riassunto del caso in cui si discutono i sintomi e si collegano a delle categorie diagnostiche (magari formulazione di un'ipotesi diagnostica se espressamente richiesto)
-"siccome i dati a disposizione non sono sufficienti saranno necessari altri colloqui in cui si farà:"
-analisi della domanda (spiegando perché in quel determinato caso...)
-storia del sintomo
-funzionamento generale
-contesto relazionale
-ulteriori aspetti da indagare
-eventuale somministrazione di test
-restituzione
-ipotesi di un intervento
in alternativa c'è chi propone di mettere subito l'analisi della domanda.
quindi sarebbe qualcosa tipo così:
-analisi della domanda
-discussione dei sintomi e ipotesi diagnostica
-storia del sintomo, aree da approfondire ecc
-eventuali test da somministrare
-ipotesi di intervento
in questo secondo caso non so bene come muovermi, perché a iniziare dall'analisi della domanda trovo difficoltà. magari è solo questione di trovare la frase d'attacco, perché poi si tratta solo di cambiare l'ordine della scaletta, quindi non capisco perché io debba andare così in confusione :mumble:
-
Riferimento: Giugno 2013 unicatt
Romy settimana scorsa proponeva questa scaletta.
Dalla lettura del caso il soggetto si presenta al clinico
Descrivere FOCALIZZATAMENTE i sintomi
Per le finalità diagnostiche richieste si farà riferimento al Manuale Diagnostico e Statistico dei disturbi mentali IV edizione Text Revision DSM IV.TR. Gli elementi rilevati potrebbero suggerire
Ipotesi Diagnostica Giustificarla e se possibile spiegare i criteri del DSM
Ipotesi di Diagnosi differenziale
Fare ipotesi comorbilità tra ASSE I e II
Per formulare una corretta ipotesi diagnostica in funzione di un eventuale progetto terapeutico, si avrebbe bisogno di altre informazioni ed approfondimenti. A tale proposito il clinico proporrebbe al paziente un percorso di 5 colloqui in un continuum narrativo della durata di 1 ora.
Nel primo incontro si potrebbe partire dall’analisi della domanda:
Invio/Autoinvio (ha classificato la malattia come psichica, il disturbo è egosintonico/egodstonico) Bisogni motivazioni e aspettative
Problema lamentato:
Da quanto tempo e con quale frequenza
Quando la prima volta e in quali circostanze
Altri indici di malessere psichico prima dell’esordio
Perché ha chiesto aiuto proprio ora
Strategie usate
Eventuali vantaggi secondari
Nel secondo incontro si procederebbe alla rilevazione dei dati anamnestici di tipo fisico/organico e vissuti relativi a cambiamenti del ciclo di vita.
Fisico: Condizione Mediche generali ( ad esempio se è un caso d’ansia, vedere tiroide)
Assunzione di Farmaci
Ricoveri ed interventi
Ciclo di Vita:
Life events
Nel terzo incontro si procederebbe ad una comprensione del funzionamento psichico in termini dinamici ovvero:
Il Funzionamento dell’Io: Esame della realtà ( io-non io- nel delirio vi è fusione); Capacità di Insight (coscienza e attribuzione dei sintomi)
Stili difensivi Adattarli al caso ad esempio: Nel nostro caso di ipotesi di disturvi di tipi nevrotico (ossessivi) si dovrebbe cercare di individuare meccanismi del tipo formazione reattiva, intelletualizzazione, ecc
Modalità di relazioni oggettuali ( costanza di oggetto, la qualità del oggetto introietto) Comprendere le relazione di coppia , di genitori, ecc del paziente.
Relazioni Io-Super Io (Super Io rigido e crudele e sorvegliante l’IO; ideali realistici o obiettivi raggiungibili; Super Io assente - antisocialità)
Nel cuarto incontro verificherei quanto emerso nei colloqui con dei TEST……….. Inoltre, l’attenzione costante ai legami associativi prodotti dal paziente incrementerebbe il mio interesse esplorativo per un aspetto piuttosto che per un altro. L’osservazione del paziente rispetto al suo comportamento non verbale e alle sue modalità di relazionarsi potrebbero fornirmi ulteriori ed importanti elementi di informazione da integrare alla mia valutazione.
Scrivere i/il test da utilizzare e per cosa mi servirebbe.
L’ultima fase della consultazione sarà incentrata sulla comunicazione di un progetto terapeutico appropriato alle problematiche e alle caratteristiche del paziente (in termini di risorse, limiti e potenzialità).
A tal fine, durante l’intero percorso dovranno esser state prese in considerazione i seguenti aspetti:
- Il grado di motivazione alla cura e la capacità di instaurare una buona alleanza terapeutica.
- Il funzionamento dell’Io (controllo e gestione egli impulsi, tolleranza dell’angoscia e della frustrazione, esame di realtà e capacità di insight).
- Rappresentazione del sé (fiducia di base, coesione, stabilità, continuità e coerenza).
- Relazioni oggettuali interiorizzate.
Laddove gli elementi rinvenuti nel corso della consultazione dovessero supportare l’ipotesi diagnostica inizialmente prospettata, sulla base di questa e della valutazione dell’accessibilità alla cura del paziente, si potrebbe proporre una terapia (di tipo x, y, z)
-
Riferimento: Giugno 2013 unicatt
Grazie
io credo che userò questa che avevo trovato nel thread dell'anno scorso:
1) ipotesi diagnostica e differenziali
2) approfondimenti diagnostici per confermare /disconfermare ipotesi:
- analisi della domanda
- anamnesi
- funzionamento
- test
3) trattamento
come primo caso sto facendo Olivia e Sara ma non è per niente facile...!
edit: prima metto anche un breve riassunto
-
Riferimento: Giugno 2013 unicatt
Citazione:
Originalmente inviato da
Saloméxx
Grazie
io credo che userò questa che avevo trovato nel thread dell'anno scorso:
1) ipotesi diagnostica e differenziali
2) approfondimenti diagnostici per confermare /disconfermare ipotesi:
- analisi della domanda
- anamnesi
- funzionamento
- test
3) trattamento
come primo caso sto facendo Olivia e Sara ma non è per niente facile...!
edit: prima metto anche un breve riassunto
Bella!! piace anche a me come scaletta! non partirei con l'analisi della domanda, e questo mi aiuterebbe!! :)
-
Riferimento: Giugno 2013 unicatt
ho provato a svolgere questo caso partendo dall'analisi della domanda. non mi ci trovo molto... forse partirò da un riassunto e dall'ipotesi diagnostica
Un avvocato di 45 anni P., richiede un trattamento su insistenza della moglie, che è stanca del loro matrimonio, non può più tollerare la sua freddezza emotiva, le richieste rigide, la sua prepotenza, il disinteresse sessuale, i lunghi orari di lavoro e i frequenti viaggi d'affari. Il paziente non prova alcun disagio particolare nel suo matrimonio e ha accettato la consulenza solo per accontentare la moglie.
Ben presto,tuttavia,emerge che il paziente è preoccupato da problemi lavorativi. E' conosciuto come l'uomo di punta di uno studio legale ben avviato. E' stato l più giovane socio nella storia dello studio ed è famoso per la sua capacità di gestire molti casi contemporaneamente. Recentemente si trova sempre più incapace di sostenere quei ritmi. E' troppo orgoglioso per rifiutare un nuovo caso e troppo perfezionista per rimanere soddisfatto dal lavoro svolto dai suoi assistenti. Scontento dello stile di vita e della struttura delle sìfrasi che scrivono, si trova costantemente a correggere le loro difese giudiziarie ed è quindi incapace di stare al passo con i suoi impegni. I suoi collaboratori lamentano che la sua attenzione per i dettagli, la sua incapacità di delegare la responsabilità stanno riducendo la sua efficienza. In 15 anni ha cambiato 2 o 3 volte segretarie all'anno; nessuna di esse può tollerare di lavorare con lui per molto tempo, perchè è troppo critico riguardo agli errori commessi dagli altri. Quando vengono assegnati i compiti, non riesce a decidere quale discutere per primo, comincia a fare programmi per sè e per i collaboratori, ma poi non riesce a rispettarli e lavora 15 ore al giorno. Trova difficile essere risoluto adesso che il suo lavoro è aumentato al di là del suo diretto controllo.
Il paziente tratta i suoi figli come se fossero delle bambole meccaniche, ma tuttavia prova per loro un affetto evidente anche se nascosto. Descrive sua moglie come una "compagna adeguata" e ha difficoltà a capire perchè sia insoddisfatta. E' puntiglioso nei modi e nell'abbigliamento, il suo eloquio è lento e monotono, arido e privo di humor con una testarda determinazione nel far intendere le sue ragioni.
E' figlio di due genitori "in carriera", estremamente dediti al lavoro. E' cresciuto con la sensazione di non lavorare mai abbastanza, di avere molto da raggiungere e poco tempo a disposizione. E' stato uno studente modello, un "topo da biblioteca", goffo e impopolare nelle attività sociali adolescenziali. E' sempre stato competitivo e ambizioso. Ha difficoltà a rilassarsi in vacanza, sviluppa complessi programmi di attività per ciascun membro della famiglia e diventa impaziente e furioso se essi rifiutano di seguire i suoi piani. Gli piacciono gli sport, ma ha poco tempo per praticarli e rifiuta di giocare se non è al massimo della forma. Sui campi da tennis è ferocemente competitivo e ha difficoltà a perdere
Occorre innanzi tutto capire quale sia la domanda di P. Sembra infatti che P. sia arrivato a chiedere un colloquio psicologico solo a causa dell’insistenza della moglie, mostrando quindi di non essere realmente motivato a un intervento psicologico. La moglie ha spinto P. a richiedere un trattamento per dei problemi di coppia e rimprovera il marito di freddezza emotiva, di eccessiva rigidità e dedizione al lavoro, e di disinteresse sessuale. P non riconosce questi problemi, non trova problematico il suo matrimonio, ma nonostante accetti una consultazione psicologica solo per accontentare la moglie, emerge presto che anche P soffre un disagio importante.
Bisognerà allora comprendere le motivazioni e le aspettative sia di P, che della moglie, e cercare di rendere consapevole P. dei disagi riscontrati dalla moglie, approfondendo le rappresentazioni del disagio da parte della moglie, e conseguentemente da parte del paziente. Siccome P è arrivato alla consultazione solo su insistenza della moglie, occorrerà instaurare una buona alleanza terapeutica, che ci consentirà di comprendere le motivazioni profonde, che al di là delle contingenze, lo hanno portato a intraprendere un percorso psicologico. Andranno quindi indagati i motivi per cui P. ha richiesto un colloquio proprio ora (quindi, i motivi per cui P. ha ceduto all’inisistenze della moglie proprio ora; è stata la moglie con le continue esortazioni a farlo decidere, o P ha iniziato a riconoscere qualche disagio?).
Il problema che affligge P da qualche tempo è legato alla situazione lavorativa; è molto preoccupato di non riuscire più a sostenere i ritmi molto elevati, e conseguentemente di non essere più all’altezza di quel ruolo. P è infatti un avvocato di successo, vanta la capacità di saper occuparsi di più casi contemporaneamente, ed è riconosciuto come l’uomo di punta del suo studio legale, ma da qualche tempo (INDAGARE DA QUANTO) non si sente più capace di sostenere il ritmo di questo lavoro. Il disagio di P. sembra essere legato all’impostazione rigida e puntigliosa di come svolge il suo lavoro: egli infatti è così perfezionista che continua ad operare correzioni sia al proprio che al lavoro altrui, ed è talmente orgoglioso che non accetta l’aiuto di nessuno. Questa situazione ha influenzato il suo rendimento lavorativo, che a sua volta ha avuto ripercussioni sulla sua vita affettiva (P. infatti si trova costretto a passare più ore in ufficio per poter svolgere tutto il lavoro secondo i suoi canoni, e la moglie se ne lamenta).
Sulla base dei dati a disposizione, l’area di sofferenza di P potrebbe essere inquadrata all’interno di un disturbo di personalità, infatti il modello abituale di comportamento e di esperienza interna di P. risultano essere inflessibili e pervasivi sia nelle situazioni personali che sociali. Inoltre tale modello ha determinato disagio clinicamente significativo compromettendo il funzionamento sociale e soprattutto lavorativo. In particolare, con riferimento al DSM-IV, l’attenzione ai dettagli al punto che va perduto lo scopo dell’attività, e il perfezionismo esagerato, farebbero propendere per un disturbo di personalità ossessivo-compulsivo. Tal ipotesi potrebbe essere confermata anche dall’eccessiva dedizione al lavoro e dall’incapacità di P di delegare compiti ad altri.
Sebbene anche gli individui con disturbo di personalità narcisistico possano mostrare dedizione al perfezionismo, e credere che gli altri non possano fare le cose altrettanto bene, l’autocriticità di P. mi porterebbe a differenziarlo da questo tipo di disturbo.
P. mostra un’affettività piuttosto limitata (la moglie si lamenta della sua freddezza, il paziente tratta i figli come fossero delle bambole) che potrebbero far pensare a un disturbo schizoide o schizotipico di personalità, ma in questo caso P sembra trovarsi a disagio nella manifestazione delle emozioni, piuttosto che mostrare un’incapacità di intimità.
IN REALTà TUTTI I DATI EMERSI DAL CASO FANNO PENSARE SOLO ED ESCLUSIVAMENTE AL DISTURBO DI PERSONALITà OSSESSIVO-COMPULSIVO!!!!! Quindi mi metterei a commentare tutti i dati spiegado perché mi fanno pensare a questa diagnosi.
Non riesco a fare una diagnosi differenziale vera e propria (non riesco a tenere aperta la possibilità tra almeno due disturbi) perché sembra davvero troppo inequivocabile il disturbo di personalità oss-comp. Immagino che non sarà così in sede d’esame ☹
Proporrei un ciclo di tre incontri con P per raccogliere maggior informazioni e indagare meglio alcune aree del suo funzionamento, tramite colloqui, e infine dargli una restituzione del risultato finale delle considerazioni diagnostiche. Sarebbe importante raccogliere più informazioni anamnestiche (chiarire il rapporto con i genitori, e come il fatto che egli li consideri “in carriera e estremamente dediti al lavoro” abbia influenzato il suo sentimento di non lavorare mai abbastanza). È necessario poi capire da quanto tempo è presente la sintomatologia descritta, e quali sono le circostanze dell’insorgenza. Fin’ora sappiamo cosa pensa la moglie delle problematiche di P, sarebbe utile capire anche come vivono i figli questa situazione. infine, sarà necessario comprendere quali siano le aspettative nei confronti dello psicologo e del percorso da intraprendere (egli si aspetta un percorso di collaborazione oppure si aspetta che sia lo psicologo a risolvere la situazione? Ha aspettative relative ai tempi e modi attraverso cui la sua sofferenza sarà alleviata?)
Dai dati sin qui rilevati, il paziente sembra avere un buon esame di realtà, ma una scarsa capacità di insight (ha difficoltà a capire i motivi per cui la moglie è insoddisfatta), pertanto si potrebbe effettuare un intervento individuale di tipo inizialmente supportivo, e diventare poi espressivo, finalizzato a comprendere più approfonditamente il disagio attuale e ad attribuirgli un significato.
Non so cos’altro aggiungere nel trattamento. Io coinvolgerei anche la moglie, perché è evidente che hanno un problema di comunicazione, ma forse all’inizio è utile un percorso individuale per aiutare P ad essere più consapevole del suo disagio???? Booooooooooo
X___x ho sonno, volevo fare anche l’altro caso ma sarà meglio che vada a letto! Domani spero di riuscire a farlo
-
Riferimento: Giugno 2013 unicatt
Ho provato a fare il caso di Olivia e Sara. Ho letto anche quello di Sury e l'ho fatto diversamente, ma sinceramente non sono certa di aver fatto bene, anzi, mi sono complicata la vita!
Non sto a riportarvi tutto, ma io ho inizialmente fatto il ragionamento sulla bambina, perché la signora non parla di sé, ma di lei. Quindi all'inizio ho pensato di assecondarla. Propongo un disturbo oppositivo provocatorio con dd con ADHD, disturbi pervasivi dello sviluppo (boh) e disturbo d'ansia di separazione. Però dico che i dati non sono sufficienti e che si dovrebbero approfondire tutti gli elementi che ho considerato per fare le diagnosi differenziali, in modo da poterli escludere effettivamente. Quindi a questo punto ho pensato di passare alla signora, dicendo che in realtà dato che non abbiamo la versione del padre e per i sentimenti mostrati dalla signora durante il racconto, potremmo ipotizzare che la difficoltà di relazione con la figlia sia percepita come tanto grave dalla signora a causa di un proprio disagio o che siano delle difficoltà interdipendenti. Riguardo la signora ipotizzo quindi la presenza di un disturbo dell'umore, da approfondire se sia unipolare o bipolare, dato che in realtà la signora non ci parla mai di sé, quindi non abbiamo strumenti per definirlo al momento. Diagnosi differenziali: disturbo paranoide di personalità, perché queste idee di essere l'oggetto preferenziale degli attacchi della figlia emergono dopo la nascita e non in adolescenza (pare, approfondire); Per i primi colloqui ci focalizzeremo quindi sulla signora per capire il suo stato emotivo/psicologico ed eventualmente ci si focalizzerà successivamente sulla bambina.
Quindi approfondimenti:
- indagine supplementare e approfondita sul disagio espresso dalla signora (frustrazione, rabbia) e su eventuali altri sintomi non raccontati. Per questi indagare insorgenza, durata, vissuti, livello di compromissione sociale/lavorativo
- storia personale/di coppia, relazioni interpersonali, in particolare con marito e famiglia d'origine che è descritta come problematica per entrambi i coniugi.
- indagine approfondita sulla gravidanza (desiderata/ottenuta rapidamente -vista l'età dubito-/fantasie sulla nascita e sul bambino/aspettative) e i primi due anni
- analisi della domanda: si è rivolta autonomamente, ma capire aspettative e convinzioni riguardo l'intervento che ha richiesto, poiché descrive la scelta di rivolgersi al Servizio come un'azione istintuale più che ragionata. Indagare che idea ha del disagio per cui ha contattato il Servizio.
- indagare le rappresentazioni della signora riguardo l'intervento
- indagare opinione del marito riguardo il problema e riguardo la scelta della signora di rivolgersi al Servizi. Possibilità di coinvolgimento del marito nel percorso
Propongo quindi di effettuare ulteriori approfondimenti attraverso una batteria di test. Inserisco Rorschach, MMPI-2, Scid-I (sono in dubbio se mettere un'AAI).
Per il trattamento, nel caso si confermasse l'ipotesi di disturbo dell'umore potremmo suggerire un intervento di tipo supportivo-espressivo di tipo sistemico-familiare (in modo da coinvolgere anche la bambina e il marito) anche alla luce dei rapporti difficoltosi con la famiglia d'origine (da aggiungere obiettivi della terapia).
E' un casino, mi sa che tutta la parte sulla bambina non ha senso :sbonk:
-
Riferimento: Giugno 2013 unicatt
Secondo me l'ho fatto malissimo... è la prima volta che mi capita un caso con due persone, anche se una è solo descritta, boh. Dopo averlo finito forse eviterei gli accenni sulla bambina, al massimo li metterei solo nell'approfondimento del vissuto della madre. Però per me è centrale il rapporto madre-bambina/moglie-marito e figli/famiglie d'origine. Onestamente il disturbo depressivo è l'unica cosa che mi è venuto in mente, ma mi pare un po' riduttivo. Anche le diagnosi differenziali sono fatte con i piedi, boh, non ci ho perso molto tempo. Che casino :(
comunque mi chiedevo la terapia supportivo-espressiva può essere anche familiare?
-
Riferimento: Giugno 2013 unicatt
Citazione:
Originalmente inviato da
Chiara_cookie
Bella!! piace anche a me come scaletta! non partirei con l'analisi della domanda, e questo mi aiuterebbe!! :)
sì secondo me è la più sensata!
-
Riferimento: Giugno 2013 unicatt
Citazione:
Originalmente inviato da
Saloméxx
Ho provato a fare il caso di Olivia e Sara. Ho letto anche quello di Sury e l'ho fatto diversamente, ma sinceramente non sono certa di aver fatto bene, anzi, mi sono complicata la vita!
Non sto a riportarvi tutto, ma io ho inizialmente fatto il ragionamento sulla bambina, perché la signora non parla di sé, ma di lei. Quindi all'inizio ho pensato di assecondarla. Propongo un disturbo oppositivo provocatorio con dd con ADHD, disturbi pervasivi dello sviluppo (boh) e disturbo d'ansia di separazione. Però dico che i dati non sono sufficienti e che si dovrebbero approfondire tutti gli elementi che ho considerato per fare le diagnosi differenziali, in modo da poterli escludere effettivamente. Quindi a questo punto ho pensato di passare alla signora, dicendo che in realtà dato che non abbiamo la versione del padre e per i sentimenti mostrati dalla signora durante il racconto, potremmo ipotizzare che la difficoltà di relazione con la figlia sia percepita come tanto grave dalla signora a causa di un proprio disagio o che siano delle difficoltà interdipendenti. Riguardo la signora ipotizzo quindi la presenza di un disturbo dell'umore, da approfondire se sia unipolare o bipolare, dato che in realtà la signora non ci parla mai di sé, quindi non abbiamo strumenti per definirlo al momento. Diagnosi differenziali: disturbo paranoide di personalità, perché queste idee di essere l'oggetto preferenziale degli attacchi della figlia emergono dopo la nascita e non in adolescenza (pare, approfondire); Per i primi colloqui ci focalizzeremo quindi sulla signora per capire il suo stato emotivo/psicologico ed eventualmente ci si focalizzerà successivamente sulla bambina.
Quindi approfondimenti:
- indagine supplementare e approfondita sul disagio espresso dalla signora (frustrazione, rabbia) e su eventuali altri sintomi non raccontati. Per questi indagare insorgenza, durata, vissuti, livello di compromissione sociale/lavorativo
- storia personale/di coppia, relazioni interpersonali, in particolare con marito e famiglia d'origine che è descritta come problematica per entrambi i coniugi.
- indagine approfondita sulla gravidanza (desiderata/ottenuta rapidamente -vista l'età dubito-/fantasie sulla nascita e sul bambino/aspettative) e i primi due anni
- analisi della domanda: si è rivolta autonomamente, ma capire aspettative e convinzioni riguardo l'intervento che ha richiesto, poiché descrive la scelta di rivolgersi al Servizio come un'azione istintuale più che ragionata. Indagare che idea ha del disagio per cui ha contattato il Servizio.
- indagare le rappresentazioni della signora riguardo l'intervento
- indagare opinione del marito riguardo il problema e riguardo la scelta della signora di rivolgersi al Servizi. Possibilità di coinvolgimento del marito nel percorso
Propongo quindi di effettuare ulteriori approfondimenti attraverso una batteria di test. Inserisco Rorschach, MMPI-2, Scid-I (sono in dubbio se mettere un'AAI).
Per il trattamento, nel caso si confermasse l'ipotesi di disturbo dell'umore potremmo suggerire un intervento di tipo supportivo-espressivo di tipo sistemico-familiare (in modo da coinvolgere anche la bambina e il marito) anche alla luce dei rapporti difficoltosi con la famiglia d'origine (da aggiungere obiettivi della terapia).
E' un casino, mi sa che tutta la parte sulla bambina non ha senso :sbonk:
Non avevo pensato che il problema poteva anche essere di Sara, ho dato per scontanto che era la madre che non fosse in grado di gestirla.....devo fare più attenzione.
Per quanto riguarda l'AAI anch'io sinceramente ci avevo pensato poi mi è venuto in mente che il mio tutor mi disse che per farlo bisognava fare un corso apposta e specifico, altrimenti non si piò applicare. Ne sapete qualcosa? se fosse così bisognerebbe cercare un test alternativo che vada ad indagare l'attaccamento perchè secondo me è importante. Oppure anche con il colloquio?
Il caso Di Olivia, non era semplice. Poteva essere tutto, anche un disturbo sul versante psicotico come hai ipotizzato tu con il paranoide anche se io sinceramente non ci avevo pensato, spunti di deliri di persecuzione ci sono anche nel disturbo delirante di persecuzione appunto, oppure potrebbe anche essere una depressione con manifestazioni psicotiche. Dai pochi dati mi sono subito orientata ad DDM ma non sono assolutamente da escludere gli altri. Il problema riportato è della figlia tuttavia emergono anche sentimenti di rabbia e impotenza e alla basa sembrabo esserci trascuratezze emotive e affettive da parte della famiglia d'origine.
Salomèxx io terapia supportiva espressiva non è che l'abbia capita molto, e quella che hai fatto è una domanda che mi faccio anch'io. Qualcuno di voi sa sono possibili, inizialmente, dei percorsi di supporto ad una famiglia.? O si va subito ad intervenire sul sistema attraverso una terapia espressiva?
A me questi due termini continuano a confondere.
-
Riferimento: Giugno 2013 unicatt
ciao ragazze! scusate se ho omesso dei dettagli. il caso si Sara è un caso evolutivo. è uscito nella sede di firenze a novembre 2102.
io ho messo come diagnosi principale di Sara disturbo d'ansia da separazione in possibile comorbilità con ADHD. come differenziale ho me sso disturbo dell'umore della bambina
LA MIA SCALETTA SOLITAMNETE (IO FACCIO CASO EVOLUTIVO)
ANALISI DELLA DOMANDA DEL GENITORE
IOTESI DIAGNOSTICA COMORBILITà E DIFFERENZIALE
APPROFONDIMENTI DIAGNOSTICI CON COLLOQUIO CON GENITORI E BAMBINO
TEST
TRATTAMENTO
:metal:
-
Riferimento: Giugno 2013 unicatt
ciao ragazze! scusate se ho omesso dei dettagli. il caso si Sara è un caso evolutivo. è uscito nella sede di firenze a novembre 2102.
io ho messo come diagnosi principale di Sara disturbo d'ansia da separazione in possibile comorbilità con ADHD. come differenziale ho me sso disturbo dell'umore della bambina
LA MIA SCALETTA SOLITAMNETE (IO FACCIO CASO EVOLUTIVO)
ANALISI DELLA DOMANDA DEL GENITORE
IOTESI DIAGNOSTICA COMORBILITà E DIFFERENZIALE
APPROFONDIMENTI DIAGNOSTICI CON COLLOQUIO CON GENITORI E BAMBINO
TEST
TRATTAMENTO
:metal:
-
Riferimento: Giugno 2013 unicatt
AMBITO CLINICO CASO CLINICO ESAME DI STATO PADOVA GIUGNO 2012
Marco, un ragazzo di 20 anni vestito in modo informale ma curato, si rivolge al Servizio di Igiene Mentale accompagnato dai genitori, su indicazione del medico di medicina generale. Inizia il colloquio dichiarando di non avere problemi e che é solo perché lo lascino “in pace” che ha acconsentito di sottoporsi alla visita. I genitori dicono di essere preoccupati perché, dopo un inizio brillante, Marco è sempre più incostante negli studi universitari e, nelle ultime due sessioni, non ha sostenuto esami; in seguito al fatto che la ragazza lo ha lasciato, trascorre tutte le sere al bar o in un piccolo teatro rionale dove è impegnato come regista-attore.
I genitori hanno la sensazione che, dietro al suo contegno sicuro di sé, Marco abbia dei problemi e che dovrebbe essere aiutato. Lo descrivono come un bambino molto bello, felice, dotato e brillante, molto amato e coccolato che però, con la nascita dei suoi due fratelli quando aveva 8 anni circa, era diventato pieno di risentimento. Fin dai primi anni di scuola materna, Marco giocava ed interagiva poco con gli altri bambini e preferiva stare con gli adulti. In seguito spesso manifestava “disdegno” per i compagni di scuola e per i fratelli ed invece una grande ammirazione per alcuni insegnanti e per personaggi importanti della cultura. Aveva mantenuto sempre un eccellente profitto.
Nel colloquio individuale, il suo atteggiamento appare distaccato, ma gentile e, nel complesso, mostra un atteggiamento di curiosa condiscendenza verso lo psicologo e la valutazione, mantenendo un senso di superiorità e di controllo. Si sofferma volentieri sui propri interessi (l’arte e il cinema) da cui è certo di ricavare successo. Dice di avere molte relazioni, ma superficiali e di essere spesso solo, ma che non si lamenta della solitudine perché ci tiene molto ad “essere diverso” dai suoi coetanei. A proposito della vita sentimentale Marco racconta di aver avuto, fino a qualche tempo prima, solo degli incontri occasionali, ma non una ragazza stabile. Con qualche difficoltà ammette che la ragazza (la cui perdita sembrava aver condotto alla difficoltà di studiare) è stata la prima persona alla quale si era legato e con la quale ha avuto una relazione più lunga delle altre (sono stati insieme quasi un anno). La relazione si è interrotta dopo che lei aveva espresso il desiderio di coltivare interessi diversi dai suoi e di avere una maggiore vita sociale. “Si accorgerà però che le manco” - conclude.
Il/la candidato/a sviluppi delle riflessioni cliniche sul caso presentato ed in modo specifico: • delinei gli approfondimenti diagnostici che ritiene utili effettuare e indichi gli strumenti
psico-diagnostici adeguati, • ipotizzi un'area diagnostica e delinei una possibile restituzione al ragazzo e ai genitori ed i
possibili percorsi di intervento.
-
Riferimento: Giugno 2013 unicatt
MBITO ETA’ EVOLUTIVA - PADOVA GIUGNO 2012
I genitori di una ragazzina di quasi 11 anni, che frequenta da 3 mesi la 1° classe della Scuola secondaria di primo grado, chiedono una consulenza psicologica per la figlia. Al primo colloquio con i genitori B. viene descritta come “timida e un po’ chiusa” già dalla scuola dell’Infanzia. Rispetto alla scuola nomina qualche ‘amica’, ma a casa non chiede di frequentarne. Evita il più possibile le esperienze di gruppo, sia a scuola che nel tempo libero. La famiglia attribuisce ciò alla timidezza, come tratto costituzionale. I genitori evidenziano invece soddisfatti che B. ha iniziato la Scuola Primaria “prima”, (compiendo i 6 anni a fine marzo) e che ha risultati adeguati, anche se quando glielo si chiede, B. non ama parlarne, e non esprime grande interesse. Ha una sorella maggiore di lei di 10 anni, che la madre definisce “come una seconda mamma per lei”. B. tende a chiedere ancora di dormire nel letto con la sorella, come faceva da piccola, e nell’ultimo periodo più di frequente. Talvolta le viene concesso. B. ha difficoltà di addormentamento e risvegli frequenti da diversi mesi. Inoltre, dall’estate, lamenta frequenti episodi di malessere, in particolare cefalea e nausea, che non hanno trovato riscontro in particolari condizioni somatiche o mediche. I genitori accennano a episodi simili nella prima infanzia, ma non sanno specificarli. Infine, pur continuando a frequentare la Scuola, portata dai genitori, da circa 2 mesi al mattino tende a chiedere di restare a casa, esprimendo disagio emotivo nel dover andare, con agitazione e chiusura in sé. I genitori trovano questo incomprensibile, dati i “risultati normali”.
Il/la candidato
° delinei gli approfondimenti diagnostici che ritiene utili effettuare e indichi gli
strumenti psico-diagnostici adeguati,
° ipotizzi un'area diagnostica e delinei una possibile restituzione ed i possibili percorsi
di intervento.
-
Riferimento: Giugno 2013 unicatt
scusate rettifico la mia diagnosi di Sara. ho ricontrollato il quaderno: diagnosi princi. ansia da separazione in possibile comorbilità con disturbo umore depresso. differenziale ADHD fatemi sapere se per voi è ok!:yahoo:
-
Riferimento: Giugno 2013 unicatt
Citazione:
Originalmente inviato da
ilaria.7
ciao ho letto attentamente.. caso fatto davvero bene.. anch'io ho individuato lo stesso disturbo.. secondo te siccome hai citato negli interventi il teacher training quindi coinvolgere le educatrici allora non sarebbe meglio coinvolgerle anche nei colloqui per capire anche le loro impressioni?
e poi gli strumenti che usi li hai trovati nei libri che mi hai già indicato?
ciao Ilaria, buongiorno!
Si potremo provare anche a inserirle nei colloqui,
te come li coinvolgeresti?
I test nei libri e PEP-R e TEACCH negli appunti di neuropsicologia dello sviluppo.
Mettilo uno anche te di caso,
proviamo a discuterlo!
Bacini.
-
Riferimento: Giugno 2013 unicatt
Buongiorno, ci ho dormito sopra.
Ho un dubbio. Questo caso presenta comunque un problema che può essere non solo della bambina, ma della madre (come abbiamo evidenziato io e Sury pensando fosse un caso per adulti). In tal caso, mettendo fossero due adulti per esempio, come si procede? si fa l'ipotesi di diagnosi per entrambi o ne metti una sola, quella preponderante (vai a deciderlo però)?
Io in questo caso per esempio avevo deciso di procedere con tutto il ragionamento sulla madre dopo la diagnosi fatta per entrambe, ma essendo un caso evolutivo ho l'impressione (ma giusto un pochino eh) di avere sbagliato :asd: :dispero:
E non solo per questo ma perché non sono sicura si possa fare una cosa del genere.
Va be' sbagliando si impara, ma vorrei chiarirmi che fare in una situazione simile.
Poi. Voi quando mettete l'ipotesi diagnostica la spiegate con i sintomi/segni? Ad esempio:
Citazione:
poiché la signora mostra un vissuto che appare caratterizzato da rabbia alternato a momenti di commozione, si potrebbe ipotizzare un'alterazione del tono dell'umore in senso depressivo. A causa di ciò potremmo ipotizzare un disturbo depressivo maggiore...
ps. sì la AAI deve essere somministrata da chi ha seguito dei corsi, ma teoricamente è così per qualsiasi test, non dovresti studiarteli tu da sola, ma seguire dei corsi... al massimo si potrebbe ipotizzare di scrivere tra parentesi "dopo opportuna formazione" o qualcosa del genere? Boh probabilmente non rischierei...
-
Riferimento: Giugno 2013 unicatt
Ciao a tutte!
Ho visto che quando proponete dei test non mettete mai (o forse ho perso dei pezzi...) la WAIS-R... Io al tirocinio ero abituata a somministrare WAIS-R, Rorschach (Exner) e TAT (o Blacky) a tutti: nevrotici, psicotici, disturbi di personalità... Per evitare l'impostazione psicodinamica all'esame metterei MMPI-2 al posto del TAT, ma non so se lasciare anche la WAIS-R... Voi cosa ne pensate? Grazie :dance2:
-
Riferimento: Giugno 2013 unicatt
qualcuno ha svolto il caso EVOLUTIVO di Luca pag 170 kaneklin?
-
Riferimento: Giugno 2013 unicatt
Citazione:
Originalmente inviato da
cutiehoney
Ciao a tutte!
Ho visto che quando proponete dei test non mettete mai (o forse ho perso dei pezzi...) la WAIS-R... Io al tirocinio ero abituata a somministrare WAIS-R, Rorschach (Exner) e TAT (o Blacky) a tutti: nevrotici, psicotici, disturbi di personalità... Per evitare l'impostazione psicodinamica all'esame metterei MMPI-2 al posto del TAT, ma non so se lasciare anche la WAIS-R... Voi cosa ne pensate? Grazie :dance2:
Non credo sia un errore, io non lo metto perché prediligo altri test e non voglio metterne 15, ma in effetti dovrei riflettere anche sulla cara wais-r...
-
Riferimento: Giugno 2013 unicatt
Sto facendo il caso dell'avvocato ma mi sta venendo troppo lungo, come fate ad essere così sintetiche ed efficaci?? ^^
Il signor P. è un avvocato di 45, che giunge in consulenza su insistenza della moglie, che lo descrive come emotivamente freddo, rigido, prepotente e caratterizzato da disinteresse sessuale. Tuttavia il signore non riconosce alcun disagio nel rapporto matrimoniale, al contrario descrive delle ingravescenti difficoltà nella gestione del suo lavoro. L’aumento del carico di lavoro è determinato soprattutto dall’incapacità del signor P. di delegare e affidarsi ai collaboratori a causa dell’eccessivo criticismo per gli errori commessi da altri.
Anche in famiglia tende ad organizzare e pianificare la vita familiare irritandosi se tali pianificazioni non vengono seguite. Le relazioni con la famiglia di origine non vengono descritte nel dettaglio, ma risulta figlio di genitori in carriera, estremamente dediti al lavoro. Nell’infanzia e adolescenza si descrive come un “topo di biblioteca” impopolare tra i coetanei. D’altra parte si descrive come da sempre competitivo e ambizioso, tanto che evita di giocare o competere in sport che ama se non è al massimo della forma, mostrando gravi difficoltà a perdere (questo riassunto va messo o è inutile??).
Per le finalità diagnostiche richieste si farà riferimento prevalentemente al Manuale Diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-IV-TR)
Alla luce di quanto emerso si potrebbe propendere verso un’ipotesi di disturbo ossessivo compulsivo di personalità. In particolare a sostegno di tale ipotesi vi sono i comportamenti di pianificazione dei propri e altrui comportamenti, l’eccessivo perfezionismo che non permette la delega delle mansioni e la conseguente difficoltà di portare a termine i compiti, la critica (come riportato dalle segretarie, che addirittura lasciano il lavoro) e quindi la mancanza di fiducia nei collaboratori, tutti aspetti che provocano compromissione a livello lavorativo e sociale. Anche l’emotività ridotta e apparentemente distaccata riporta a questo disturbo, nonostante provi affetto nei confronti dei figli. I comportamenti lamentati dalla moglie sono vissuti come egosintonici e per questo non riconosciuti come problematici, tale peculiarità, associata all’apparente assenza di rituali, parrebbe fare escludere un disturbo ossessivo-compulsivo di asse I (sarà necessario comunque indagare l’eventuale presenza di rituali, poiché il fatto che non siano citati non esclude che possano essere presenti). Inoltre dalle parole del signor P. sembra emergere uno stile di comportamento piuttosto stabile nel tempo (riporta competitività e ambizione già in infanzia e adolescenza), cosa che farebbe propendere verso il disturbo di personalità. Tuttavia le difficoltà lamentate dal signore, ovvero la crescente fatica nella gestione del carico lavorativo paiono essere cresciute negli ultimi tempi. Sarà utile indagare se vi è stato un elemento scatenante per tale diminuzione della resa lavorativa. I comportamenti di estrema competitività e ambizione, il perfezionismo e l’immagine di sé come unico in grado di lavorare in modo soddisfacente sono tratti comuni anche con il disturbo narcisistico di personalità, tuttavia l’affetto per la moglie e i figli, per quanto in un contesto relazionale vissuto dai familiari come distaccato, non è del tutto riconducibile ad una personalità narcisistica, così come l’incapacità di portare a termine i compiti. In genere, infatti, soggetto narcisistico, infatti, piuttosto che farsi carico di lavoro che potrebbe non eseguire in modo soddisfacente, lo limiterebbe.
Tuttavia, poiché l’estrema dedizione al lavoro e al successo è un tratto tipico anche della personalità narcisistica sarà necessario approfondire questi aspetti nei colloqui successivi, in modo da poter confermare l’ipotesi diagnostica o confutarla a favore di questa seconda.
Durante i colloqui sarà quindi importante innanzitutto valutare l’analisi della domanda. Il signor P. ammette di rivolgersi allo psicologo dietro insistenze della moglie, non riconoscendo alcuna difficoltà nella propria vita di coppia. In realtà, nel prosieguo del colloquio, emergono delle difficoltà che sembrano preoccupare notevolmente il paziente. Tale aspetto andrebbe indagato approfonditamente per comprendere se possa essere stato un elemento più o meno conscio che ha portato il paziente alla consultazione. Andrebbero quindi approfondite, oltre alle motivazioni della richiesta, anche le aspettative del paziente. Come già detto sarà necessario indagare in modo più approfondito i segni del disagio, sia quelli riferiti dalla famiglia, sia quelli riportati dal signor P. per comprendere effettivamente da quanto questi siano emersi, la loro intensità, cosa ne consegue e il livello di compromissione ad essi conseguente.
Durante i colloqui si potrebbe approfondire con il signor P. anche l’area relazionale. Il signore, infatti, racconta poco delle proprie relazioni. Sarà importante quindi indagare i rapporti con la moglie (ad esempio indagando quando è emerso quello che la moglie descrive come disinteresse sessuale o la freddezza emotiva, le motivazioni a cui il paziente riconduce tali atteggiamenti o se il paziente è in grado di comprendere perché la moglie si lamenta di tali comportamenti che per lui parrebbero non anomali…) e con i figli, a cui vi è solo un breve accenno (sono stati desiderati? Se sì da entrambi? Sono state nascite programmate? Come ha vissuto il paziente la nascita dei figli? Come si rapporta con loro?...). Ulteriore attenzione si dovrebbe prestare alla relazione con la famiglia di origine e al tipo di rapporto affettivo sviluppatosi durante l’infanzia. I genitori erano infatti come lui “professionisti in carriera” ed è interessante notare che questo pare essere l’unico elemento riportato a loro riguardo. Si potrebbe eventualmente indagare anche una familiarità del disturbo.
Poiché da quanto espresso nella descrizione del caso non emerge quasi niente a riguardo, infine, si riterrebbe utile indagare anche le relazioni amicali ed eventuali difficoltà a strutturarne a partire dall’infanzia fino alla realtà attuale, al fine di avere un quadro più chiaro e completo della situazione.
Un’altra area che sembra importante nel caso specifico del signor P. è quella emotiva. La moglie lo descrive, infatti, come emotivamente freddo. Oltre alla valutazione del tono emotivo e dell’espressione delle emozioni durante i colloqui, sarebbe interessante approfondire tale aspetto nel vissuto del paziente.
Oltre ai colloqui, per ottenere altri spunti informativi e per confermare o confutare l’ipotesi diagnostica si potrebbe proporre la somministrazione di una batteria di test, nello specifico: SCID-II (intervista strutturata per la valutazione dei disturbi di personalità di asse II del manuale diagnostico DSM-IV-TR), con particolare attenzione per il modulo del disturbo ossessivo compulsivo di personalità e il modulo del disturbo narcisistico di personalità per la diagnosi differenziale; SCID-I (intervista strutturata per la valutazione dei disturbi di asse I del manuale diagnostico DSM-IV-TR) per la valutazione di eventuali comorbilità; Rorschach secondo il sistema comprensivo di Exner (test proiettivo) per la valutazione di aspetti proiettivi e quindi difficilmente raggiungibili a livello della consapevolezza, prestando particolare attenzione ai cluster di immagine di sé e delle relazioni interpersonali, ma anche ad aspetti qualitativi della somministrazione (tempi di risposta molto dilatati ad esempio), verbalizzazioni, etc. Seppure potrebbe risultare molto informativo eviterei l’MMPI-2 per evitare che divenga un compito eccessivamente gravoso per il paziente, a causa dell’apparente suo estremo perfezionismo (questo non so se metterlo).
Nel caso in cui gli approfondimenti diagnostici e i colloqui confermassero l’ipotesi diagnostica e nel caso in cui si valutasse nel paziente un grado di motivazione sufficiente, si potrebbe consigliare al paziente una terapia supportivo-espressiva individuale di tipo psicodinamico al fine di imparare a tollerare le frustrazioni e introdurre un processo di consapevolizzazione e comprensione del proprio stato di sofferenza psichica. Per le caratteristiche peculiari che paiono emergere riguardo il paziente, nella prima fase sarà importante lavorare sull’alleanza terapeutica.
se lo leggete e mi date qualche commento ne sarò felice, poi non quotatemi che così io lo cancello, altrimenti impallo il forum con un post così lungo! Per favore ditemi anche le critiche, ne ho bisogno!!!
-
Riferimento: Giugno 2013 unicatt
a mio parere è fatto bene, io sono arrivata alla tua stessa diagnosi. mi piace anche il modo in cui ti esprimi molto preciso, e non approssimativo. io ho messo come diagnosi differenziale doc di asse1 sottolineando che in quel caso le ossessioni e comp. sarebbero state egodistoniche. poi ho iniziato con l'analisi della domanda e solo dopo con l'ipotesi diagnostica.
-
Riferimento: Giugno 2013 unicatt
secondo me hai fatto bene il caso dell'avvocato. il riassuntino iniziale non è inutile.
era un caso lungo, io a un certo punto ho solo scritto che avrei rimandato tutti gli elementi a un disturbo di personalità oss-comp. per non dilungarmi troppo qui sul forum, però sembrava proprio un caso preso a partire dai criteri diagnostici di quel disturbo O.o tornava tutto!! gli mancava solo la tendenza ad accumulare oggetti e poi le aveva tutte :D
per l'MMPI-2 effettivamente hai ragione. non ci avevo pensato, ma ha senso quello che dici. ma anche la SCID non è un test infinito?
per il resto non so che altro aggiungere, mi sembra molto ben fatto! mi mandate in crisi con dei casi svolti così bene :omg2:
-
Riferimento: Giugno 2013 unicatt
Grazie per i pareri, siete utilissime... per la scid hai ragione, poi scid-II+scid-I mi sparerei, ma almeno sono interviste e non self report, sul self report ci metterebbero davvero 6 ore gli ossessivo-compulsivi
-
Riferimento: Giugno 2013 unicatt
Citazione:
Originalmente inviato da
Chiara_cookie
per il resto non so che altro aggiungere, mi sembra molto ben fatto! mi mandate in crisi con dei casi svolti così bene :omg2:
Comunque leggendo il tuo svolgimento dell'avvocato mi sembra fatto bene, tu se non lo richiedono eviti di mettere gli approfondimenti con i test?
-
Riferimento: Giugno 2013 unicatt
Citazione:
Originalmente inviato da
Brontolona
[I]Per le finalità diagnostiche richieste verrà fatto riferimento al manuale diagnostico e statistico dei
disturbi mentali (DSM-IV).
Dai dati disponibili emerge che l'analisi della domanda è relativa alla richiesta di intervento da parte dei genitori. quindi dovremo fare in modo, in caso di intervento, di coinvolgere pienamente J. ...[cut]
Wow, ho letto questo, ero arrivata alla tua stessa ipotesi diagnostica ma non sarei mai riuscita a svolgerlo così. In effetti io non sono di sviluppo, volevo prepararmi anche su questo ambito ma temo di essere troppo a zero sui trattamenti e anche sulle diagnosi differenziali, mi sa... Tipo io avrei proposto teacch o aba, ma mi sa che il teacch è sovraordinato all'aba e che l'aba si fa prevalentemente in casa e con i familiari, no?
-
Riferimento: Giugno 2013 unicatt
Citazione:
Originalmente inviato da
Saloméxx
Comunque leggendo il tuo svolgimento dell'avvocato mi sembra fatto bene, tu se non lo richiedono eviti di mettere gli approfondimenti con i test?
sì, io in questo caso ho escluso il test perché i colloquio avevano già fatto tutto (intendo la diagnosi). magari sarebbero più indicati per quelle situazioni un po' ambigue dove il test aiuterebbe a decidere meglio. in generale non sono una che somministra test a tutto spiano, perché purtroppo non li conosco bene, e ho paura di sbagliare (tipo che l'MMPI l'avrei usato quasi in ogni situazione, senza pensare per esempio che in questo caso sarebbe stato inopportuno :/) però mi riprometto di studiare entro lunedì un po' di test adatti a varie situazioni
-
Riferimento: Giugno 2013 unicatt
Non è sbagliato quello che dici. Io come già detto sto facendo un master in psicodiagnostica e per le docenti il test è una parte fondamentale dell'indagine che ti dà moltissime informazioni non unicamente utili per la diagnosi ma anche per il percorso successivo, anche solo per scegliere quello più adatto. Quindi se li metti anche se ci sono molte informazioni per le diagnosi non è un errore, però se ti senti insicura e non lo chiedono allo stesso modo non credo sbaglieresti...! Certo che se il contesto è quello istituzionale (metti una tutela minori o un cps) è ancora più difficile proporre 600 test, bisogna riflettere anche su questo (visto che non c'è già abbastanza a cui pensare :sbonk: )
Anche io devo farmi un bello studio di test, ad esempio per i disturbi d'ansia non so se e quando proporre la STAI Y (che ho letto essere più utile dopo la diagnosi) e devo studiarmi qualcosa sui disturbi alimentari... poi mi chiedo per cosa vada bene la scl-90-r, perché leggendo così sul sito della giunti sembra applicabile per quasi qualsiasi cosa...
-
Riferimento: Giugno 2013 unicatt
ho provato a fare velocemente quello che ha proposto stamattina. l'ho fatto di corsa e non sono assolutamente soddisfatta :sad:
Dalla lettura dei dati emerge che Marco è un ragazzo di 20 che arriva al colloquio psicologico inviato dal medico di base e spinto dai genitori. È studente universitario, ma nell’ultimo periodo (da quando è stato lasciato dalla ragazza con cui aveva una storia da un annetto) non sta più sostenendo esami, avendo così preoccupato i genitori. Marco infatti sta passando sempre più tempo al bar e a un teatro dove è impegnato sia come attore che come regista. I genitori hanno accompagnato Marco da uno psicologo in quanto pensano che abbia bisogno di aiuto, nonostante egli dichiari di stare benissimo.
Sulla base dei dati a disposizione, l’area di disagio di Marco potrebbe essere inquadrata all’interno di un disturbo di personalità, infatti il modello abituale di comportamento e di esperienza interna di Marco risultano essere inflessibili e pervasivi sia nelle situazioni personali che sociali. Inoltre tale modello ha determinato disagio clinicamente significativo compromettendo il funzionamento sociale, affettivo e universitario. In particolare, con riferimento al DSM-IV, il suo atteggiamento di distacco, il senso di superiorità e di controllo, e la mancanza di relazioni profonde e stabili farebbero propendere per un disturbo di personalità narcisistico. Tale ipotesi potrebbe essere confermata anche dalla fantasia di successo che Marco ha riguardo il suo futuro da attore o regista. In oltre Marco mostra un certo senso di importanza quando parla della sua ex ragazza, dicendo che “si accorgerà che gli mancherà”, dimostrando in questo modo anche un’empatia carente(infatti la ragazza l’ha lasciato dicendo di voler cambiare interesse e avere una vita sociale più stimolante, ma Marco sembrerebbe incapace di riconoscerlo). La grandiosità può emergere anche in episodi maniacali o ipomaniacali, ma mancano in questo caso alterazioni dell’umore. Inoltre il ritiro sociale, la mancanza di rapporti stabili e intimi potrebbero far pensare anche un disturbo di personalità schizoie e schizotipico, ma Marco più che essere incapace di intimità sembra soddisfatto della sua solitudine, in quanto questo gli permette di sentirsi “diverso”, e in un certo senso superiore. Infine, si potrebbe prendere in considerazione l’ipotesi di un disturbo di personalità antisociale, in quanto sono presenti la disinvoltura, la superficialità e la mancanza di empatia, tuttavia mancano altri elementi fondamentali per una diagnosi di questo tipo, come l’impulsività, l’aggressività, e la disonestà. In oltre a Marco manca una storia di disturbo della condotta nella fanciullezza, che anzi, sembra essere caratterizzata da successo scolastico.
Non essendo i dati a disposizione sufficienti, proporrei un ciclo di tre incontri con Marco per indagare meglio alcune aree del suo funzionamento, tramite colloqui, e dargli una restituzione del risultato finale delle considerazioni diagnostiche.
In particolare con Marco sembra essere di fondamentale importanza la motivazione a un intervento psicologico. Dall’analisi della domanda emerge che egli infatti ha accettato l’incontro con lo psicologo solo per assecondare i genitori, e sembra del tutto inconsapevole del proprio disagio. Risulta quindi indispensabile trasformare questa motivazione da estrinseca ad intrinseca e instaurare una buona alleanza terapeutica.
Negli incontri successivi raccoglierei maggiori informazioni sul suo rapporto con i genitori e con i fratelli. Sappiamo che la nascita dei fratelli ha comportato un cambiamento nella condotta di Marco, e sarebbe quindi opportuno indagare quel periodo dell’infanzia, da cui sembra siano emersi risentimenti.
Indagherei poi il funzionamento generale a livello sociale, affettivo e scolastico/universitario, sia attuale che premorboso. Indagherei come ha vissuto Marco la separazione con la sua ragazza, e come questo evento ha avuto impatto nella sua vita. Marco non si mostra dispiaciuto dell’accaduto, ma il fatto che questo sia stato il suo unico rapporto intimo a seguito di numerosi incontri occasionali potrebbe essere stato molto più importante di quanto dimostra.
Sappiamo inoltre che i genitori attribuiscono a questa rottura l’allontanamento di Marco dall’università; è importante quindi fare chiarezza su questa separazione.
Infine proporrei a Marco (inviandolo a uno psicoterapeuta) una terapia di gruppo inizialmente supportava e poi anche espressiva, per favorire il riconoscimento dei limiti personali, la percezione dell’altro e quindi supportare l’Io negli aspetti dove è disfunzionale. Il lavoro di gruppo sarà utile per dare a Marco la possibilità di operare un confronto tra l’immagine grandiosa di se stesso e la percezione degli altri. Tra gli obiettivi sarà fondamentale riportare Marco su un piano di realtà, promuovere una percezione realistica di sé e gli altri, e favorire un processo di messa in discussione delle proprie problematiche. questo trattamento l'ho preso dall'abc della psicopatologia. mi sembra strano proporre una terapia di gruppo, ma mi voglio fidare della dott.sa Falabella!!!
non so che test somministrare. solo l'MMPI-2. cosa dite? :omg: