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evolution
I poveri sono quelli che non si formano e svolgono una professione. Per me i counselor possono operare, basta che non facciano terapia, riabilitazione, diagnosi, ecc. il resto lo possono fare anche i maghi, ed è giusto che lo possano fare anche i counselor, essendo non regolamentati e non avendo niente di riservato. Il counselor può fare quello che può fare qualsiasi persona, anche senza il titolo inesistente di counselor. Le persone decideranno da chi andare, basta che non abbiano nessuna psicopatologia (es. disturbo d'ansia, attacchi di panico, ...) altrimenti al gabbio il counselor ciarlatano!
Fate pure senza studiare all'università e successive specializzazioni, avrete sempre difficoltà a sapere come trattare le persone senza sapere fare una valutazione della personalità e una diagnosi. Io intanto tra poco mi iscriverò alla scuola di Rorchach...dimenticavo, possono accedere solo i laureati in psicologia. Non preoccupatavi, voi counselors potete fare tutti i corsi new age aperti a casalinghe e maghi ecc... Festeggiate, festeggiate... anche se fossi in voi mi formerei seriamente e studierei.
Cara evolution, mi piacerebbe sapere da dove arriva tutto questo tuo astio... non credi di usare termini un po' forti?
Perché dai per scontato che i counselor non siano professionisti preparati? Solo per il fatto che la loro professione non è regolamentata?
Secondo me, oltre a comportarti in maniera un po' ingenua, commetti anche delle inesattezze. E forse non ti rendi conto che il fenomeno è esteso ed importante e che, soprattutto, va al di là di quello che vogliamo io e te.
Ad esempio quando fai l'ennesimo (è uno sport, ormai lo fanno tutti) riferimento alla patologia. Ma dove sta scritto che un depresso non può andare da un counselor? Sarebbe come dire che un diabetico non può andare dall'ortolano...
Il diabetico andrà dall'ortolano non a curarsi il diabete, ma a comprare i pomodori. Allo stesso modo il depresso andrà dal counselor per altre ragioni, non certo per curarsi la depressione.
Il vero problema è che il concetto di "relazione d'aiuto" non è codificabile da una legge perché spazia dall'amicizia, al volontariato, al medicina, alla psicologia, al counseling, alla consulenza filosofica, all'assistenza sociale, e potrei andare avanti all'infinito.
E non è un caso se l'unica riserva di legge che hanno gli psicologi sia quella relativa alla diagnosi psicologica (test inclusi, ovviamente). Ma ti dirò di più: ritengo che nemmeno il concetto di "terapia" sia codificabile in tal senso. La somministrazione di un farmaco, la rimozione di un tumore, l'ingessatura di un osso rotto, queste sono "terapie" codificabili. Ma tutte le varie talking cure... beh, la vedo molto dura.
Anche il capitolo formazione che tu tiri in ballo è molto discutibile. Ma dove sta scritto che la formazione universitaria "codificata" è la migliore? E per di più quella italiana??????????????
Solo un'università in Italia (l'Alma Mater di Bologna) compare nell'elenco degli migliori università a livello internazionale (World University Rankings), ma solo al 192° posto (che vergogna!).
Insomma, i tuoi toni sembrano molto dispregiativi. Accomuni i counselor ai maghi e alle casalinghe. Mi sembra di sentire i medici che fino agli anni '80 chiamavano gli psicologi gli "amici a pagamento" con lo stesso tono dispregiativo...
Gli ci voleva giusto la legge di ordinamento, agli psicologi, per fargli alzare un po' la cresta...
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evolution
Concordo, il counseling non è e non dovrebbe essere una professione. Non ho nulla in contrario se uno psicologo fa un corso di counseling; il problema è che come dici tu sono corsetti aperti a tutti. Ho conosciuto una persona che aveva la terza media. Per fortuna ha preso dopo il corsetto di counselor almeno il diploma di maturità. E' uno scandalo, molte persone verranno scompensate per meri interessi economici e a causa di persone che non vogliono formarsi seriamente.
il punto principlale della questione, secondo me, è proprio questo. Con ciò non voglio dire che tutte le scuole di counseling siano da buttare, ma a parte quelle poche serie, la maggior parte credo siano una "buffonata" (ne ho trovate alcune in internet che non valgono una patacca). Il problema è che manca una legge che regolamenti queste scuole
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quattrostracci
Cara evolution, mi piacerebbe sapere da dove arriva tutto questo tuo astio... non credi di usare termini un po' forti?
Perché dai per scontato che i counselor non siano professionisti preparati? Solo per il fatto che la loro professione non è regolamentata?
Secondo me, oltre a comportarti in maniera un po' ingenua, commetti anche delle inesattezze. E forse non ti rendi conto che il fenomeno è esteso ed importante e che, soprattutto, va al di là di quello che vogliamo io e te.
Ad esempio quando fai l'ennesimo (è uno sport, ormai lo fanno tutti) riferimento alla patologia. Ma dove sta scritto che un depresso non può andare da un counselor? Sarebbe come dire che un diabetico non può andare dall'ortolano...
Il diabetico andrà dall'ortolano non a curarsi il diabete, ma a comprare i pomodori. Allo stesso modo il depresso andrà dal counselor per altre ragioni, non certo per curarsi la depressione.
Il vero problema è che il concetto di "relazione d'aiuto" non è codificabile da una legge perché spazia dall'amicizia, al volontariato, al medicina, alla psicologia, al counseling, alla consulenza filosofica, all'assistenza sociale, e potrei andare avanti all'infinito.
E non è un caso se l'unica riserva di legge che hanno gli psicologi sia quella relativa alla diagnosi psicologica (test inclusi, ovviamente). Ma ti dirò di più: ritengo che nemmeno il concetto di "terapia" sia codificabile in tal senso. La somministrazione di un farmaco, la rimozione di un tumore, l'ingessatura di un osso rotto, queste sono "terapie" codificabili. Ma tutte le varie talking cure... beh, la vedo molto dura.
Anche il capitolo formazione che tu tiri in ballo è molto discutibile. Ma dove sta scritto che la formazione universitaria "codificata" è la migliore? E per di più quella italiana??????????????
Solo un'università in Italia (l'Alma Mater di Bologna) compare nell'elenco degli migliori università a livello internazionale (World University Rankings), ma solo al 192° posto (che vergogna!).
Insomma, i tuoi toni sembrano molto dispregiativi. Accomuni i counselor ai maghi e alle casalinghe. Mi sembra di sentire i medici che fino agli anni '80 chiamavano gli psicologi gli "amici a pagamento" con lo stesso tono dispregiativo...
Gli ci voleva giusto la legge di ordinamento, agli psicologi, per fargli alzare un po' la cresta...
quella degli "amici a pagamento" non la sapevo :asd: però è singolare che poi l'ordine dei medici si sia preso una serie di "favori" perché sono rappresentati in politica (accesso alle scuole di psicoterapia, e addirittura possibilità di fare psicoterapia SENZA la scuola quadriennale che secondo me è scandaloso). Alla fine anche loro hanno voluto diventare amici a pagamento
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Johnny
il punto principlale della questione, secondo me, è proprio questo. Con ciò non voglio dire che tutte le scuole di counseling siano da buttare, ma a parte quelle poche serie, la maggior parte credo siano una "buffonata" (ne ho trovate alcune in internet che non valgono una patacca). Il problema è che manca una legge che regolamenti queste scuole
A ben vedere la mancanza di una regolamentazione prima di tutto penalizza proprio i counselor che fanno le cose per bene. E lo stesso vale per le scuole di formazione.
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Originalmente inviato da
Johnny
quella degli "amici a pagamento" non la sapevo :asd: però è singolare che poi l'ordine dei medici si sia preso una serie di "favori" perché sono rappresentati in politica (accesso alle scuole di psicoterapia, e addirittura possibilità di fare psicoterapia SENZA la scuola quadriennale che secondo me è scandaloso). Alla fine anche loro hanno voluto diventare amici a pagamento
Sai, io ho vissuto tutta la "storia" fin dall'inizio, e gli psicologi fanno ora contro i counselor esattamente (credimi, E S A T T A M E N T E ) quello che i medici fecero a suo tempo con gli psicologi...
Corsi e ricorsi storici? Coazione a ripetere?
Così come avvenne per gli psicologi, allo stesso modo i counselor non saranno certo fermati da un ordine regionale che intende fare esposti...
Peraltro... ad oggi non c'è stata una causa vinta contro un counselor. Mi sono andato a vedere (nei limiti del possibile :-) tutte le sentenze e non ce n'è una che dia ragione agli psicologi.
Le sentenze che apparentemente sembrano condannare un counselor, in realtà condannano tutt'altre figure professionali e, in primis, dei delinquenti veri e propri (quindi ben venga la condanna).
Quelle che ho trovato io:
- Ordine della Sicilia contro 2 counselor (sentenza Pricoco-Laganà) - l'Ordine perde con sentenza passata in giudicato
- Ordine dell'Emilia contro 1 naturopata (sentenza Abela) - l'Ordine vince, ma non contro un counselor (è la fanosa sentenza con la perizia di parte di Calvi)
- Cliente contro 1 naturopata (sentenza Castoldi) --> la Castoldi condannata insieme al marito medico che la spalleggiava
- Cliente contro 1 quasi-psicologo (sentenza Perri) --> Perri viene condannato insieme allo psicoterapeuta che lo spalleggiava, Perri è ora iscritto all'Ordine degli psicologi ed aveva adottato la dicitura counselor in attesa di laurearsi in psicologia...
- Ordine della Toscana contro 2 counselor (mancano gli estremi della sentenza) - l'Ordine perde sonoramente
Insomma, l'antifona mi pare chiara... e ricordo a tutti che gli Ordini pagano gli avvocati con i quattrini che tutti noi versiamo all'Ordine...
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ok mettiamo che tra qualche anno esisterà l'Ordine dei counselor e corsi di laurea in counseling. A questo punto sorgeranno nuove figure (ad esempio il consulente filosofico, o l'antropologia esistenziale, cose del genere, che peraltro già esistono) che faranno esattamente quello che fa il counselor.
Il counselor si comporterà esattamente come stanno facendo gli Psicologi ora, e come hanno fatto i Medici vent'anni fa?
Secondo me (ma non sono una cima in questo ambito, quindi la considerazione che sto per fare è anche una domanda che pongo a voi) la Psicologia si distingue dall Psichiatria (poiché la Psichiatria, essendo un ramo della Medicina, è radicalmente diversa, basandosi sul cosiddetto modello medico), ma il Counseling non si distingue dalla Psicologia perché si basa su assunti di base non diversi da quelli della psicologia (Rogers)
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Ciao Johnny, secondo me questo problema non si pone in quanto l'Ordine dei counselor non esisterà mai. Considera che si sta parlando di abolire gli Ordini già esistenti, figuriamoci di farne di nuovi...
Al di là di questa considerazione (qui solo il tempo può dare ragione) vedo la categoria dei counselor "ben governata", se così si può dire. Rispetto invece a come è stata mal governata quella degli psicologi a suo tempo. Dunque non credo che in futuro si possa porre un problema del genere.
Rispetto all'ultima questione che poni (di fatto la più importante) io rimango della mia idea: la relazione d'aiuto (in tutte le sue forme) a mio avviso non è codificabile nè attraverso degli atti nè attraverso delle leggi.
L'essere umano, nella ricerca del proprio benessere psico-fisico (chiamiamolo così, anche se il termine non mi piace) ha sempre dimostrato di saper cercare strade e ritagliarsi nuovi spazi di riflessione, meditazione, incontro, confronto, etc.
Poiché una legge, per forza, dovrebbe "codificare" questi atti, chi è che stabilisce a monte quale sia un atto terapeutico e quale non lo sia?
C'è chi trova sollievo dall'andare dal prete, dal mago, dallo psicologo, dal maestro di yoga, dal parlare con gli amici, dallo psicoanalista, dal medico, etc. C'è chi cerca di migliorare se stesso facendo volontariato, aiutando gli altri, buttandosi a capofitto sul lavoro, etc.
Ora, come possiamo stabilire "quanto" e "come" tali atti potrebbero avere dei risvolti terapeutici?
Qui c'è il blocco (che peraltro Freud aveva risolto alla grande proprio non facendo rientrare la psicoanalisi tra gli atti medici, ma i suoi discepoli ben poco hanno capito del maestro...) e oltre non si va.
Possiamo allora provare a codificare degli atti: la diagnosi, il test... poi? Come potremo mai dire: "se io ti parlo in un certo modo" oppure "se uso certe parole" oppure "se provoco in te certe cose" allora questo è atto terapeutico... mentre se ti dico quest'altro non lo è più?
Il processo terapeutico, di cura, di guarigione è molto comlplesso.
Io amo risolvere questo dilemma distinguendo il "curare" dal "prendersi cura di".
Ecco, sono tanti i mestieri (e non solo i mestieri) dove ci si prende cura dell'altro, anche dal punto di vista psicologico. Ma non credo proprio che questo dovrebbe ricadere come riserva di Legge della professione di psicologo.
Nella sentenza Abela è stata data la notizia trionfalistica della perizia di parte di Calvi. Se quello che sostiene Calvi fosse vero, vorrebbe dire che tutti i mestieri che ruotano attorno alla psiche dovrebbero essere di appannaggio esclusivo degli psicologi: pensiamo agli educatori di comunità, ai volontari nelle case-famiglia, agli assistenti sociali, etc.
E' evidente che è pura follia e infatti l'Ordine dell'Emilia ha vinto non certo perché la tesi di Calvi fosse vera, ma per due semplici ragioni:
- l'imputato era un vero e proprio delinquente (millantava titoli che non aveva, prescriveva farmaci, interpretava i sogni, etc.)
- l'imputato non aveva un consulente di parte (da contrapporre a Calvi) evidentemente con i controfiocchi
Questo almeno mi dice la mia modestissima esperienza ormai quasi ventennale.
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a questo punto non sarebbe più logico fare come con la criminologia? non esiste la "professione" di criminologo, ma tante figure (avvocati, sociologi, antropologi, psicologi, medici, ecc...) che si occupano del fenomeno "crimine" da vari punti di vista e quindi si definiscono "crimonologi".
Si potrebbe abolire l'ordine degl psicologi e dare l'appellativo di psicologo a tutti coloro che in vari modi si occupano della "psiche"
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Ecco, sono tanti i mestieri (e non solo i mestieri) dove ci si prende cura dell'altro, anche dal punto di vista psicologico. Ma non credo proprio che questo dovrebbe ricadere come riserva di Legge della professione di psicologo.
con 70.000 psicologi in Italia sarebbe fattibile :asd:
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Non ho letto tutti i post precedenti, ma al momento in italia esistono delle associazioni di categoria che stabiliscono dei criteri di chiamiamolo "acreditamento dei corsi di counseling", e in genere tutte le persone che frequentano tali corsi hanno già una professione (quindi una cultura generale minima). Poi in generale i corsi sono della durata triennale composti da una parte teorica e da una pratica (oltre che vari laboratori sono richieste un determinato numero di ore (documentabili) di stage per ogni anno).
Il tutto NON per esercitare la professione dello psicologo ma di counselor di cui le competenze sono già descritte in precedenza (e non comprendono ne la diagnosi ne la psicoterapia) e non si può paragonare quindi all'esercizio della professione dello psicologo.
Chi lo fa, la esercita abusivamente e quindi ricorre alle sanzioni (come già dimostrato). D’altronde lo possono fare i medici, gli avvocati ecc…e sono perseguibili legalmente.
Non vedo (come futuro psicologo) nessuna minaccia per la mia professione ne per la salute e benessere psicofisico dei pazienti/clienti, anzi intravedo una eventuale possibile e proficua collaborazione.
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r.chavo74
Non ho letto tutti i post precedenti, ma al momento in italia esistono delle associazioni di categoria che stabiliscono dei criteri di chiamiamolo "acreditamento dei corsi di counseling", e in genere tutte le persone che frequentano tali corsi hanno già una professione (quindi una cultura generale minima). Poi in generale i corsi sono della durata triennale composti da una parte teorica e da una pratica (oltre che vari laboratori sono richieste un determinato numero di ore (documentabili) di stage per ogni anno).
Il tutto NON per esercitare la professione dello psicologo ma di counselor di cui le competenze sono già descritte in precedenza (e non comprendono ne la diagnosi ne la psicoterapia) e non si può paragonare quindi all'esercizio della professione dello psicologo.
Chi lo fa, la esercita abusivamente e quindi ricorre alle sanzioni (come già dimostrato). D’altronde lo possono fare i medici, gli avvocati ecc…e sono perseguibili legalmente.
Non vedo (come futuro psicologo) nessuna minaccia per la mia professione ne per la salute e benessere psicofisico dei pazienti/clienti, anzi intravedo una eventuale possibile e proficua collaborazione.
Eh, che dire? Purtroppo siamo in pochi a pensarla così... la maggior parte dei (giovani) psicologi sono convinti che le altre professioni minacciano in maniera indiscriminata un presunto "predominio" che dovrebbero avere solo gli iscritti all'albo...
Nella mia esperienza ho potuto osservare che:
- è un problema prevalentemente legato ai giovani, giovanissimi e ai laureandi in quanto tutti sanno che il lavoro come psicologo scarseggia ed è comodo farsi trascinare sull'onda della caccia all'abusivo che sarebbe colpevole di questa assenza di sbocchi occupazionali
- è un problema prevalentemente legato a chi dirige gli Ordini da un punto di vista istituzionale poiché - nella maggior parte dei casi - tutto muove da difese di tipo corporativo
- è un problema quasi del tutto assente in chi ha alle spalle una "solida" professione e che, anzi, con i counselor ci collabora (non essendoci l'ansia per il proprio futuro si ragiona più lucidamente sulle possibile interconnessioni)
L'esistenza stessa dell'ordine e della legge di ordinamento in qualche modo muove fantasie di "sicurezza": sicurezza della propria professionalità, sicurezza per il lavoro, sicurezza di far parte di un "gruppo" e dunque un forte sentimento di identità e di identificazione.
La cultura generale però si sta spostando nella direzione di mal tollerare òe "riserve" professionali in quanto queste non si dimostrano all'altezza di saper stare al passo con i tempi.
Di sicuro l'Ordine, in questo, non è stato capace di dimostrare che la sua stessa ragion d'essere andava al di là della legge stessa. E questo è stato sicuramente un limite.
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Johnny
a questo punto non sarebbe più logico fare come con la criminologia? non esiste la "professione" di criminologo, ma tante figure (avvocati, sociologi, antropologi, psicologi, medici, ecc...) che si occupano del fenomeno "crimine" da vari punti di vista e quindi si definiscono "crimonologi".
Si potrebbe abolire l'ordine degl psicologi e dare l'appellativo di psicologo a tutti coloro che in vari modi si occupano della "psiche"
con 70.000 psicologi in Italia sarebbe fattibile :asd:
Io non so se questo sarà possibile, ma di una cosa ho la certezza: la nascita dell'Ordine degli psicologi ha sancito il lento declino della psicologia professionale.
Paradossalmente prima, quando l'Ordine non c'era, le cose andavano meglio...
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quattrostracci
Cara evolution, mi piacerebbe sapere da dove arriva tutto questo tuo astio... non credi di usare termini un po' forti?
Perché dai per scontato che i counselor non siano professionisti preparati? Solo per il fatto che la loro professione non è regolamentata?
Non sono arrabbiato con nessuno; mi da certamente fastidio quando si prende con superficialità la salute delle persone, rischiando di procurare più danni che altro.
Non do nulla per scontato, il counselor fa una formazione ridicola per avere a che fare con le emozioni delle persone. Io sto ancora facendo l'università (e un'analisi personale), per cui sarebbe molto più comodo mollare tutto e iscrivermi a un corso di counselor; non lo faccio perchè credo che senza saper fare una valutazione seria si rischia di fare solo pasticci.
Mi spiace che anche tu prenda con superficialità la questione (credo tu sia psicologo, o sbaglio?).
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quattrostracci
L'essere umano, nella ricerca del proprio benessere psico-fisico (chiamiamolo così, anche se il termine non mi piace) ha sempre dimostrato di saper cercare strade e ritagliarsi nuovi spazi di riflessione, meditazione, incontro, confronto, etc.
Poiché una legge, per forza, dovrebbe "codificare" questi atti, chi è che stabilisce a monte quale sia un atto terapeutico e quale non lo sia?
C'è chi trova sollievo dall'andare dal prete, dal mago, dallo psicologo, dal maestro di yoga, dal parlare con gli amici, dallo psicoanalista, dal medico, etc. C'è chi cerca di migliorare se stesso facendo volontariato, aiutando gli altri, buttandosi a capofitto sul lavoro, etc.
Ora, come possiamo stabilire "quanto" e "come" tali atti potrebbero avere dei risvolti terapeutici?
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Dal mio punto di vista, molto superficiale e idealista. Anche confuso!
C'è anche una bella differenza tra l'amico, che non lo fa come professione e non ti chiede soldi e il mago o il counselor che ti spillano soldi facendolo come professione.
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Secondo me (ma non sono una cima in questo ambito, quindi la considerazione che sto per fare è anche una domanda che pongo a voi) la Psicologia si distingue dall Psichiatria (poiché la Psichiatria, essendo un ramo della Medicina, è radicalmente diversa, basandosi sul cosiddetto modello medico), ma il Counseling non si distingue dalla Psicologia perché si basa su assunti di base non diversi da quelli della psicologia (Rogers)
Hai perfettamente ragione, infatti le scuole di counseling fanno riferimento ad orientamenti psicologici. Quasi tutte le scuole di psicoterapia, di qualsiasi orientamento, ha anche un corso di counseling... stessi docenti, ecc. Hanno ovviamente tolto 3/4 delle ore e la parte diagnostica e terapeutica, facendone un corsetto all'acqua di rose (massimo 450 ore) aperto a tutti, ma sempre facendo riferimento all'orientamento psicologico della scuola.
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Vorrei chiarire un mio pensiero su quale debba essere una formazione seria per aiutare qualcuno in ambito psicologico.
Dal mio punto di vista la formazione universitaria, il tirocinio e l'esame di stato sono molto importanti ma non bastano (ma non si possono sostituire con corsi per casalinghe). Credo che molto importante sia fare un lungo lavoro su di se attraverso l'analisi personale (comunque un lavoro psicoterapeutico) per conoscersi a fondo e vedere meglio anche le dinamiche delle altre persone. Penso sia importante anche la scuola di specializzazione.
Dopo la laurea e un lavoro su di sè potrei capire anche la scuola di counseling.
Con questa formazione, a mio avviso si può lavorare in scienza e coscienza.
Con la scorciatoia del corsetto si rischia di fare molti danni, difficili da misurare a breve termine.
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evolution
Vorrei chiarire un mio pensiero su quale debba essere una formazione seria per aiutare qualcuno in ambito psicologico.
Dal mio punto di vista la formazione universitaria, il tirocinio e l'esame di stato sono molto importanti ma non bastano (ma non si possono sostituire con corsi per casalinghe). Credo che molto importante sia fare un lungo lavoro su di se attraverso l'analisi personale (comunque un lavoro psicoterapeutico) per conoscersi a fondo e vedere meglio anche le dinamiche delle altre persone. Penso sia importante anche la scuola di specializzazione.
Dopo la laurea e un lavoro su di sè potrei capire anche la scuola di counseling.
Con questa formazione, a mio avviso si può lavorare in scienza e coscienza.
Con la scorciatoia del corsetto si rischia di fare molti danni, difficili da misurare a breve termine.
Sono d'accordo con quanto dici...in effetti uno psicologo serio e competente deve secondo me fare questo percorso.
Ma il counselor appunto NON é uno psicologo.
Non capsico se la preoccupazione generale sia quella per il benessere dei pazienti/clienti che verrebbe messo a repentaglio dai "counsuelor", o il proprio , mosso da lauti interessi economici (del tipo già siamo in tanti e adesso anche questi ci rubano i pazienti).
Non sto insinuando niente ma il "dubbio legittimo mi sorge".
Trovo sia ingiustificati sia il primo che il secondo, in quanto per ciò che DOVREBBE fare tale figura coscenziosa il pericolo non esista (al massimo chiude lo studio e perde i pazienti per l'incompetenza). Se coscienziosa non é, allora vale lo stesso principio per tutti i professionisti.
Trovo quindi che lo psicologo competente, sicuro di se e nelle sue capacità acquisite ed interiorizzate nel corso della propria formazione universitaria e l'esperienza clinica dovrebbe essere più aperto (in modo critico ma aperto) verso tutte le professioni atte a promuovere il benessere globale della persona.
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Non sono arrabbiato con nessuno; mi da certamente fastidio quando si prende con superficialità la salute delle persone, rischiando di procurare più danni che altro.
Non do nulla per scontato, il counselor fa una formazione ridicola per avere a che fare con le emozioni delle persone. Io sto ancora facendo l'università (e un'analisi personale), per cui sarebbe molto più comodo mollare tutto e iscrivermi a un corso di counselor; non lo faccio perchè credo che senza saper fare una valutazione seria si rischia di fare solo pasticci.
Mi spiace che anche tu prenda con superficialità la questione (credo tu sia psicologo, o sbaglio?).
Vedi evolution, io penso esattamente il contrario...
Credo che la laurea quinquennale in psicologia sia una formazione ridicola per avere a che fare con le emozioni delle persone. Ma quando mai in facoltà ti hanno insegnato a rapportarti agli altri e alle loro emozioni?
Per gestire il colloquio con un depresso credi che basti aver preso 30 a teoria e tecniche del colloquio psicologico??????
Il fatto che tu sostenga che la laurea non basta e che uno dopo deve continuare (pur essendo onorevole da parte tua) è una risposta che proprio non mi soddisfa nemmeno un po'. Dal momento che, per legge, basta la laurea per fare lo psicologo. E il resto cos'è? Un optional lasciato al buon cuore del neo-psicologo?
Trovo la formazione in counseling molto più centrata ed equilibrata rispetto al rapportarsi con altre persone, dal momento che nella formazione in counseling c'è l'obbligo di analisi, l'obbligo di supervisione, l'obbligo di tirocinio, etc.
Sicuramente non c'è l'obbligo di studiarsi montagne di libri teorici sulla psicologia, ma questo è naturale. Uno alla fine deve saper fare il counselor, mica lo psicologo!
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evolution
Dal mio punto di vista, molto superficiale e idealista. Anche confuso!
C'è anche una bella differenza tra l'amico, che non lo fa come professione e non ti chiede soldi e il mago o il counselor che ti spillano soldi facendolo come professione.
Dal tuo post si evincono palesemente tre cose:
- che ancora stai facendo l'università ed è evidente che non sai di cosa parli
- che non hai affatto letto con attenzione quello che ho scritto
- che il tuo astio è in aumento, e questo lo si evince bene dall'uso del verbo "spillare"...
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Vorrei chiarire un mio pensiero su quale debba essere una formazione seria per aiutare qualcuno in ambito psicologico.
Dal mio punto di vista la formazione universitaria, il tirocinio e l'esame di stato sono molto importanti ma non bastano (ma non si possono sostituire con corsi per casalinghe). Credo che molto importante sia fare un lungo lavoro su di se attraverso l'analisi personale (comunque un lavoro psicoterapeutico) per conoscersi a fondo e vedere meglio anche le dinamiche delle altre persone. Penso sia importante anche la scuola di specializzazione.
Dopo la laurea e un lavoro su di sè potrei capire anche la scuola di counseling.
Con questa formazione, a mio avviso si può lavorare in scienza e coscienza.
Con la scorciatoia del corsetto si rischia di fare molti danni, difficili da misurare a breve termine.
E quanto scrivi conferma ulteriormente quanto io ho scritto precedentemente.
Hai le idee molto confuse. Cosa c'entra la scuola di specializzazione con la laurea in psicologia?
Ti ricordo che quella di psicologo è una professione a se stante, che non necessita di specializzazione alcuna per essere esercitata. La psicoterapia è altro.
Se pensi che un corso di counseling sia un corso di psicoterapia all'acqua di rose... beh, non hai per niente chiaro cosa sia il counseling. Tutto qui.
Comunque, fortunatamente, anche i tribunali danno ragione a questa interpretazione. Che di fatto la professione di psicologo abbia, come unica riserva, l'atto diagnostico e basta.
Chi come me esercita da vent'anni se ne era già accorto, comunque...
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A me pare che la questione sia chiarissima: lo psicologo non ha l'esclusiva sul benessere psicologico. Punto e basta. Non c'è molto altro da discutere.
C'è semmai da discutere, da un punto di vista legale, quali sono i confini e gli atti tipici.
Nella maggior parte delle professioni ci sono sovrapposizioni. Poi è la legge però che fissa dei confini rispetto all'esecuzione di alcuni atti.
Sia il geometra che l'architetto possono presentare un progetto di ristrutturazione. Ma la presentazione di un piano di recupero edilizio la può fare solo l'architetto. Punto e basta.
Sia l'idraulico che l'ingegnere posso progettare un impianto di riscaldamento per un'abitazione. Ma solo l'ingegnere può firmare il foglio di conformità. Punto e basta.
Sia il counselor che lo psicologo (ma anche il pedagogista, lo psicopedagogista, il mediatore familiare, etc.) possono interagire con la psiche dell'essere umano. Ma la diagnosi psicologica la fa solo lo psicologo. Punto e basta.
Non vedo davvero quale sia il problema...
Davvero tutto è dettato dalle proprie insicurezze e dall'ansia per il proprio futuro che, evidentemente, si vede nero e senza sbocchi.
L'ho già scritto tante volte, ma è bene ripeterlo: a me nessun counselor ha mai portato via il lavoro, perché chi si rivolge a me intende affrontare tematiche molto diverse da quelle che tratterebbe in un incontro di counseling.
Ho inviato molte persone a counselor e continuerò a farlo. Allo stesso modo counselor hanno inviato molte persone a me e continueranno a farlo. Lavoro in tandem con uno psicofarmacologo quando ce n'è bisogno, e anche lì nessuno dei due ha "paura" che uno rubi il lavoro all'altro...
Quando ravvedo che una richiesta di terapia di coppia in realtà ansconde altro, rinvio al mediatore familiare. Quando il mediatore familiare ravvede che la richiesta non è di separazione, ma di unione, allora è lui ad inviare alla terapia di coppia.
Insomma, chi ha la ragionevole certezza delle proprie competenze e qualità, non si perde in queste discussioni da pollaio, dove tutti hanno l'ansia di non perdere neppure un chiccolino di granturco...
Altro che benessere e tutela del paziente! Qui il paziente viene visto come la propria fonte di sostentamento, dunque guai se quel paziente diventasse la fonte di sostantamento di qualcun'altro...
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ciao Quattrostracci, bisogna dire però che noi siamo "giovani" e inesperti", quindi non abbiamo seguito lo svolgersi delle cose (sia per quanto riguarda l'istituzione dell'ordine degli psicologi, sia per quanto riguarda lo sviluppo del counseling in Italia) quindi è normale che non sappiamo fare i parallelismi tra i counselor di oggi e gli psicologi di allora, i confini delle varie professioni, le varie diatribe legislative, le sentenze, ecc...
Io personalmente, ad esempio, sono venuto a conoscenza del counseling qui su ops, e non conosco personalmente nessun counselor, quindi la discussione è del tutto "teorica". Un giorno ho letto un post, e ho scoperto tutto un mondo, di gente che si chiama "counselor" e che svolge uno dei compiti che lo psicologo ha sul tariffario (il "counseling", appunto) senza essere psicologo. Dopo lo sgomento, mi sono informato, ho letto (grazie anche ai tuoi post, fra l'altro) quindi credo che come noi (io e evolution) ci siano MIGLIAIA di altri psicologi/studenti di psicologia che ignorano tutto ciò.
Perché a psicologia non dicono che esistono i counselor, i consulenti filosofici, e tutto il resto? Se tornassi indietro, ad esempio, farei un corso di counseling, meno fatica, più lavoro e meno costoso
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Ciao Johnny, come darti torto? Hai perfettamente ragione, però prova con me a fare questo ragionamento.
E' assolutamente normale che, durante la propria formazione (e con quel che si sente dire in giro, per di più!) si abbiano delle incertezze rispetto al proprio futuro.
Entrano in gioco le mitiche frasi della nonna (perché non fai un concorso in comune e ti sistemi?) oppure quelle della mamma (prenditi una laurea perché senza oggi non si fa nemmeno il postino), etc.
E' però errato concettualmente ritenere che, siccome ci sono altre persone che fanno un lavoro simile al nostro, queste vadano tacciate di spenna-polli, ciarlatani o altro, solo per il fatto che non hanno la nostra formazione e perché potenzialmente ci fregano fette di mercato.
Per di più citando eccezioni (che di fatto confermano la regola, per altro...) come quello che trova il counselor con la terza media. Come dire che siccome è stato trovato un falso medico che si era fabbricato da solo la laurea alla tipografia sotto casa, tutti i medici sono ciarlatani.
Non è così: la psicologia è una materia molto giovane e dunque, più delle altre, sottoposta a pressioni, assestamenti, necessità in qualche modo di trovare ancora la propria collocazione.
L'errore è quello di ritenere la psicologia una professione fine a se stessa. Spesso confondendo la "clinica" con la laurea in psicologia o, peggio ancora, con la psicoterapia.
Oppure, come sostiene evolution, dicendo che la laurea non basta e che si deve fare altro. Mettiti però nei panni di un cliente: quello sta tranquillo perché c'hai la laurea e l'iscrizione all'ordine. Cosa dovrebbe pensare nel leggere che gli stessi psicologi dicono che la laurea non è sufficiente per... fare lo psicologo? Forse un po' si preoccuperebbe... dal momento che la Legge consente ad un laureato (previo esame di stato e iscrizione all'ordine) di esercitare la professione.
Il concetto di aiutare l'altro, da un punto di vista professionale, è molto ampio ed evidentemente difficilmente "codificabile".
Non capisco cosa ci sia di male nell'effettuare una consulenza filosofica. Chi è il filosofo? Uno che ti aiuta a superare un momento di crisi con lo strumento che conosce: ovvero la filosofia. Senza alcuna pretesa di curare o guarire chicchessia.
Forse il problema è, che ad un certo punto, ci si rende conto che molti "disagi" dell'uomo sono trattabili con vari sistemi. Ma uno stesso problema (relazionale, ad esempio) lo si può valutare sotto molteplici punti di vista. E perché non anche quello filosofico? E perché non attraverso l'arte e le varie forme di espressione?
In fondo il buon Rogers partì da questa considerazione: ma quando gli psicologi non esistevano... la gente, che faceva? Si suicidavano in massa? Il mondo era pervaso da orde di depressi, bipolari, ossessivi... o che altro?
No, semplicemente le varie situazioni che la vita ci pone si possono affrontare in tanti modi diversi.
Quando evolution parla del concetto di salute sbaglia, e di molto. La salute non è ricondicibile unicamente al concetto di salute medica o psicologica. La salute è molto di più: è prima di tutto benessere.
E perché più professioni non potrebbero concorrere al raggiungimento del benessere di un soggetto, da un punto di vista globale?
La psicologia è una disciplina con delle sue specificità. Tali specificità, banalmente, non dovrebbero affatto essere riservate per legge ad un'unica categoria di professionisti. Si potranno individuare degli atti tipici, e dunque codificati, che eventualmente possono essere riservati ad un certo professionista.
Il counselor è un professionista che acquisisce importanti strumenti relazionali (ben maggiori di quelli che possiede uno psicologo fresco di laurea, e questo con buona pace di tutti) ed acquisisce una metodologia d'intervento applicabile a certe condizioni.
Il counselor è forato al sapere, al saper fare e al saper essere.
Uno psicologo no. Lo psicologo sa, in parte sa anche fare, ma non sa per niente essere. Dunque se vuole occuparsi della così detta "clinica" è vero, ha ragione evolution, deve andare oltre. E paradossalmente è più probabile che uno psicologo faccia più disastri di un counselor.
Un counselor è consapevole dei propri limiti (consapevolezza data dall'analisi personale e dalla supervisione), lo psicologo forse. Di sicuro (e in questo forum è evidentissimo) si sente un gradino sopra perché ha la laurea in psicologia... e questo forse lo mette nelle condizioni di non vedere bene i propri limiti.
Ovviamente parliamo di counselor formati seriamente e che lavorano seriamente.
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A me pare che la questione sia chiarissima: lo psicologo non ha l'esclusiva sul benessere psicologico. Punto e basta. Non c'è molto altro da discutere.
C'è semmai da discutere, da un punto di vista legale, quali sono i confini e gli atti tipici.
Nella maggior parte delle professioni ci sono sovrapposizioni. Poi è la legge però che fissa dei confini rispetto all'esecuzione di alcuni atti.
Sia il geometra che l'architetto possono presentare un progetto di ristrutturazione. Ma la presentazione di un piano di recupero edilizio la può fare solo l'architetto. Punto e basta.
Sia il counselor che lo psicologo (ma anche il pedagogista, lo psicopedagogista, il mediatore familiare, etc.) possono interagire con la psiche dell'essere umano. Ma la diagnosi psicologica la fa solo lo psicologo. Punto e basta.
Non vedo davvero quale sia il problema...
Il problema è che ti sbagli... e di grosso. Il counselor non è un professionista come lo è il geometra. Quest'ultimo fa tanto di esame di stato (tra l'altro non facilissimo) e ha delle competenze specifiche che ne te ne io possiamo svolgere se non siamo geometri.
Il counselor non è una professione e tutti possono fare quello che fa. Il counselor non solo non può fare diagnosi, ma nemmeno sostegno psicologico o riabilitazione.
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Davvero tutto è dettato dalle proprie insicurezze e dall'ansia per il proprio futuro che, evidentemente, si vede nero e senza sbocchi.
L'ho già scritto tante volte, ma è bene ripeterlo: a me nessun counselor ha mai portato via il lavoro, perché chi si rivolge a me intende affrontare tematiche molto diverse da quelle che tratterebbe in un incontro di counseling.
Ho inviato molte persone a counselor e continuerò a farlo. Allo stesso modo counselor hanno inviato molte persone a me e continueranno a farlo. Lavoro in tandem con uno psicofarmacologo quando ce n'è bisogno, e anche lì nessuno dei due ha "paura" che uno rubi il lavoro all'altro...
Se fosse un problema di insicurezza mollerei l'università e farei il corsetto di counseling, che farei ancora prima ad iniziare il lavoro.
Se tu come psicologo invii persone a un counselor mi vengono dei dubbi sulla tua formazione; che bisogno hai di inviare persone a un counselor? Non puoi dargli tu sostegno? Cosa sa fare lui più di te?
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quattrostracci
Altro che benessere e tutela del paziente! Qui il paziente viene visto come la propria fonte di sostentamento, dunque guai se quel paziente diventasse la fonte di sostantamento di qualcun'altro...
Da come scrivi mi sembra proprio che tu faccia formazione in un corso di counseling... ora ho capito gli interessi e il sostentamento. :corteo:
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Oppure, come sostiene evolution, dicendo che la laurea non basta e che si deve fare altro. Mettiti però nei panni di un cliente: quello sta tranquillo perché c'hai la laurea e l'iscrizione all'ordine. Cosa dovrebbe pensare nel leggere che gli stessi psicologi dicono che la laurea non è sufficiente per... fare lo psicologo? Forse un po' si preoccuperebbe... dal momento che la Legge consente ad un laureato (previo esame di stato e iscrizione all'ordine) di esercitare la professione.
Il counselor è un professionista che acquisisce importanti strumenti relazionali (ben maggiori di quelli che possiede uno psicologo fresco di laurea, e questo con buona pace di tutti) ed acquisisce una metodologia d'intervento applicabile a certe condizioni.
Il counselor è forato al sapere, al saper fare e al saper essere.
Uno psicologo no. Lo psicologo sa, in parte sa anche fare, ma non sa per niente essere. Dunque se vuole occuparsi della così detta "clinica" è vero, ha ragione evolution, deve andare oltre. E paradossalmente è più probabile che uno psicologo faccia più disastri di un counselor.
Scusa, ma ti esprimi in modo incoerente, prima dici che sbaglio a dire che l'università non basta, poi subito dopo affermi che un counselor "acqisisce importanti strumenti relazionali (ben maggiori di quelli che possiede uno psicologo fresco di laurea...)".
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Rispondo in maniera cumulativa agli ultimi post di evolution.
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Il problema è che ti sbagli... e di grosso. Il counselor non è un professionista come lo è il geometra. Quest'ultimo fa tanto di esame di stato (tra l'altro non facilissimo) e ha delle competenze specifiche che ne te ne io possiamo svolgere se non siamo geometri. Il counselor non è una professione e tutti possono fare quello che fa. Il counselor non solo non può fare diagnosi, ma nemmeno sostegno psicologico o riabilitazione.
Questa tua interpretazione di ciò che è professione e ciò che non lo è... è quanto meno obsoleta (per non dire di peggio)!
In pratica stai sostenendo che una professione è tale solo se vi è un albo (o un ordine o un collegio o un ruolo) di riferimento.
Immagino che, avendo tu detto di non aver concluso ancora il ciclo universitario, sia abbastanza giovane. Se così è, spiace davvero vedere una ragazzo giovane che ha posizioni così smaccatamente medioevali in tema di professioni. Alla faccia delle corporazioni!
Fortunatamente per i cittadini, il legislatore europeo ed italiano la pensa diversamente da te. Se non te ne fossi accorto, in quasi nessun paese europeo esistono gli Ordini professionali e le riserve di legge sono pochissime (fondamentalmente solo per medici e avvocati). Parimenti ti ricordo (fonte: Ministero della Giustizia) che a fronte di 1.500.000 circa pofessionisti ordinati ne esistono circa 3.000.000 (il doppio) non ordinati.
Il CdM italiano proprio nei giorni scorsi ha recepito definitivamente la nuova Direttiva Servizi (ex Bolkestein) mentre la Direttiva Qualifiche è stata recepita già da un paio d'anni.
Sostenere che una professione è tale ed è garantita per il semplice fatto che esiste un iter statale di riferimento è roba da far rabbrividere anche il più estremista dei bolscevichi!
Se non bastasse, la tua giovane età e la tua inesperienza non ti fa capire di come sia proprio questo sistema che ti impedirà di avere un roseo futuro professionale. Se non fosse chiaro il sistema ordinistico (oltre ad essere totalmente non garantista verso i cittadini) lede principalmente proprio i diritti dei giovani professionisti neolaureati che si trovano a dover operare in regime di non-concorrenza rispetto a chi già esercita da anni la professione.
Contento tu...
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Scusa, ma ti esprimi in modo incoerente, prima dici che sbaglio a dire che l'università non basta, poi subito dopo affermi che un counselor "acqisisce importanti strumenti relazionali (ben maggiori di quelli che possiede uno psicologo fresco di laurea...)".
Della serie: ci sei o ci fai? Non esiste che provi a manipolare quello che ho scritto, visto che peraltro carta canta.
Ad usum delphini provo a sintetizzare: tu sostieni (ed in in questo ti ho dato ragione) che la laurea non sia sufficiente per esercitare, ed infatti ci hai raccontato della tua analisi personale, etc. Ed in questo sei stata confortata anche da altri pareri di altri utenti. Lo Stato italiano però sostiene (e lo fa attraverso l'aver emanato una Legge di ordinamento della professione, la 56/89) che per fare lo psicologo basta la laurea (nella legge non si dice che la laurea non basta e che ci vuole altro). Mi metto allora nei panni del cittadino e mi chiedo: come mai un professionista che a più riprese si fa scudo della legge di ordinamento sostiene però che quella formazione indicata nella legge non basta per esercitare? E' ovvio che un po mi preoccupo...
Venendo al counseling. La cosa è di una banalità sconcertante. Il counselor è un professionista della relazione. Lo psicologo è un professionista della psicologia. Infatti la formazione di un counselor è totalmente centrata sull'acquisizione di strumenti relazionali (analisi, supervisione, tirocinio supervisionato, giochi di ruolo, simulate, lavoro di gruppo, etc.). Uno psicologo in quanto laureato in psicologia se la scorda questa formazione.
Fare un parallelo tra le due formazioni non ha senso in quanto le due professioni sono diverse. Un counselor in quanto tale non sa un piffero di fondamenti anatomo fisiologici dell'attività psichica (e peraltro, che se ne farebbe?). Uno psicologo in quanto tale parimenti non sa un piffero di come si gestisce una relazione con chi prova disagio. O meglio, con l'aria tipica da ignorantello saccente crede di saperlo fare perché, pur non avendo mai visto in vita sua uno che vive un momento di disagio, è convinto che l'aver messo per cinque anni crocette su domande a risposta multipla sia sufficiente.
Citazione:
Da come scrivi mi sembra proprio che tu faccia formazione in un corso di counseling... ora ho capito gli interessi e il sostentamento
Mi spiace, ma il ritornello con me non funziona... prova ad andare a parare altrove.
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quattrostracci
In pratica stai sostenendo che una professione è tale solo se vi è un albo (o un ordine o un collegio o un ruolo) di riferimento.
Sostenere che una professione è tale ed è garantita per il semplice fatto che esiste un iter statale di riferimento è roba da far rabbrividere anche il più estremista dei bolscevichi!
Fare un parallelo tra le due formazioni non ha senso in quanto le due professioni sono diverse. Un counselor in quanto tale non sa un piffero di fondamenti anatomo fisiologici dell'attività psichica (e peraltro, che se ne farebbe?). Uno psicologo in quanto tale parimenti non sa un piffero di come si gestisce una relazione con chi prova disagio. O meglio, con l'aria tipica da ignorantello saccente crede di saperlo fare perché, pur non avendo mai visto in vita sua uno che vive un momento di disagio, è convinto che l'aver messo per cinque anni crocette su domande a risposta multipla sia sufficiente.
Mi spiace, ma il ritornello con me non funziona... prova ad andare a parare altrove.
Non sostengo quello che tu dici. Sto dicendo che un geometra ha fatto anni di studi e pratica (2 anni di tirocinio dopo il diploma) per imparare la sua professione, infatti, essendo una professione delicata, chi non ha il titolo non può fare quel lavoro.
Il counselor ha una formazione troppo breve (450 ore quando sono corsi seri), almeno in Italia. Si occupa di una materia delicata e l'utente non è minimamente tutelato. Parlo sempre di chi non ha la laurea.
Se per te l'università è mettere "crocette su domande a risposta multipla" sei fuori strada. Il 90% degli esami nel mio corso di laurea sono orali o scritti/orali.
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evolution
Se fosse un problema di insicurezza mollerei l'università e farei il corsetto di counseling, che farei ancora prima ad iniziare il lavoro.
Se tu come psicologo invii persone a un counselor mi vengono dei dubbi sulla tua formazione; che bisogno hai di inviare persone a un counselor? Non puoi dargli tu sostegno? Cosa sa fare lui più di te?
Per farmi capire, potresti rispondermi a questa domanda? Grazie
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quattrostracci
in quasi nessun paese europeo esistono gli Ordini professionali e le riserve di legge sono pochissime (fondamentalmente solo per medici e avvocati).
perché medici e avvocati hanno queste "riserve di legge"?
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Johnny
perché medici e avvocati hanno queste "riserve di legge"?
Perché generalmente interagiscono con due diritti garantiti da quasi tutte le Costituzioni: diritto alla salute e diritto alla difesa.
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quattrostracci
Perché generalmente interagiscono con due diritti garantiti da quasi tutte le Costituzioni: diritto alla salute e diritto alla difesa.
allora se vogliamo essere puntigliosi anche lo Psicologo si occupa del diritto alla salute, se consideriamo la definizione di "salute" dell'OMS (non assenza di malattia, ma stato di benessere psico-fisico-sociale)
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quattrostracci
Perché generalmente interagiscono con due diritti garantiti da quasi tutte le Costituzioni: diritto alla salute e diritto alla difesa.
allora se vogliamo essere puntigliosi anche lo Psicologo si occupa del diritto alla salute, se consideriamo la definizione di "salute" dell'OMS (non assenza di malattia, ma stato di benessere psico-fisico-sociale).
Dal mio punto di vista (mio e quindi modestissimo e personale) avvocati e medici sono figure che esistono da millenni, perciò sono più radicate nella nostra cultura e quindi più legittimate. In un certo senso è sempre esistito l'ordine dei medici e degli avvocati
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evolution
Per farmi capire, potresti rispondermi a questa domanda? Grazie
Ti ringrazio per la proposta, ma io mi occupo di clinica e francamente non sono interessato ad erogare sostegno.
Penso anzi che ci siano professioni che molto meglio dello psicologo sappiano erogare il sostegno.
Insomma, ad ognuno il suo mestiere.
Il fatto che l'articolo 1 della Legge di Ordinamento parli di "sostegno psicologico" significa davvero poco...
Un neolaureato in psicologia, neoiscritto all'albo, potrà certamente ex lege fare "sostegno psicologico", ma di fatto... lo saprà fare? Ho seri dubbi a riguardo.
Inoltre mi sembra che tu faccia una certa confusione nel distinguere, da un punto di vista legale, gli atti tipici da quelli caratteristici.
Il fatto che in una Legge siano elencate delle cose (sostegno, abilitazione, riabilitazione, etc.) non significa che quelle cose siano di esclusiva competenza dello psicologo (ovvero la famosa riserva professionale).
Ci sono degli atti professionali codificati (la diagnosi psicologica, ad esempio) che sono riserva di legge di una certa professione e questo è stato dimostrato anche in sede processuale.
Ci sono però altri atti, come il sostegno, che non sono affatto un'esclusiva dello psicologo. E anche questo è stato ampiamente dimostrato in sede processuale.
In buona sostanza, rispetto all'articolo 1, quello che ad oggi è stato definito riserva di Legge da un Tribunale della Repubblica è:
- la diagnosi psicologica
- la somministrazione di test
E' inutile girarci intorno... il Giudice non ritiene che tutti gli atti contenuti all'interno dell'articolo 1 siano considerabili riserva di Legge.
Ho trovato in rete questo articolo a firma del presidente dell'Associazione Europea di Psicoanalisi. Ti invito a leggerlo, forse può chiarirti le idee: La sentenza Abela e il trionfo dell'Ordine - AssoCounseling
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Johnny
allora se vogliamo essere puntigliosi anche lo Psicologo si occupa del diritto alla salute, se consideriamo la definizione di "salute" dell'OMS (non assenza di malattia, ma stato di benessere psico-fisico-sociale).
Dal mio punto di vista (mio e quindi modestissimo e personale) avvocati e medici sono figure che esistono da millenni, perciò sono più radicate nella nostra cultura e quindi più legittimate. In un certo senso è sempre esistito l'ordine dei medici e degli avvocati
Secondo la definizione di salute dell'OMS, sai quante professioni si occupano di salute...?
La salute non come assenza di malattia, ma come "stato di completo benessere fisico, psichico e sociale" può riguardare decine e decine di professionisti.
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quattrostracci
Secondo la definizione di salute dell'OMS, sai quante professioni si occupano di salute...?
La salute non come assenza di malattia, ma come "stato di completo benessere fisico, psichico e sociale" può riguardare decine e decine di professionisti.
sono d'accordo. Allora che senso ha la casta....volevo dire, l'odine dei medici? :D
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Johnny
sono d'accordo. Allora che senso ha la casta....volevo dire, l'odine dei medici? :D
O ragazzi, ma per chi m'avete preso, per l'oracolo? Non ho una risposta per tutto...
Comunque è sigolare notare di come gli psicologi cerchino di scimmiottare i medici e credo che, politicamente, un secondo fine sia proprio quello - un domani che si deciderà se e come abolire gli ordini - di garantirsi la "sopravvivenza".
A mero titolo informativo ricordo che:
- l'ex Presidente dell'Ordine Nazionale degli Psicologi Pierangelo Sardi chiese (e per fortuna non ottenne!) a Bruxelles che la Psicoterapia diventasse la 43sima specializzazione della medicina ufficiale e dunque riservata ai medici;
- il Decreto Milleproroghe del 2009 ha spostato la vigilanza dell'Ordine degli psicologi dal Ministero della Giustizia a quello della Salute (dove è noto che comandano i medici...)
- nel dicembre 2009 è scomparso l'unico sindacato di psicologi (l'AUPI) ed è confluito in un sindacato di base di medici e farmacisti
- in molti atenei si discute (causa riforma Gelmini che prevede massimo 9 facoltà per università) se chiudere la facoltà di psicologia ed inserirla sotto quella di medicina
Per me personalmente questo è un suicidio di massa. Gli psicologi - da sempre subalterni alla medicina e forse anche un po' invidiosi del ruolo sociale del medico che, in fondo, è il vero "Dottore" - hanno così decretato la loro fine riducendosi a mera professione satellite della medicina, nè più nè meno di come lo sono la fisioterapia, l'igiene dentale, etc.
Se poi in tutto questo il counseling ci va a nozze...
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quattrostracci
O ragazzi, ma per chi m'avete preso, per l'oracolo? Non ho una risposta per tutto...
a tutto no, ma a molte cose si :asd:
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Comunque è sigolare notare di come gli psicologi cerchino di scimmiottare i medici e credo che, politicamente, un secondo fine sia proprio quello - un domani che si deciderà se e come abolire gli ordini - di garantirsi la "sopravvivenza".
se ti riferisci all'esempio fatto da me pocanzi, ho citato l'ordine dei medici solo perchè ne hai parlato tu ("ordine dei medici" e "ordine degli avvocati") e perché si parlava di salute
Citazione:
A mero titolo informativo ricordo che:
- l'ex Presidente dell'Ordine Nazionale degli Psicologi Pierangelo Sardi chiese (e per fortuna non ottenne!) a Bruxelles che la Psicoterapia diventasse la 43sima specializzazione della medicina ufficiale e dunque riservata ai medici;
- il Decreto Milleproroghe del 2009 ha spostato la vigilanza dell'Ordine degli psicologi dal Ministero della Giustizia a quello della Salute (dove è noto che comandano i medici...)
- nel dicembre 2009 è scomparso l'unico sindacato di psicologi (l'AUPI) ed è confluito in un sindacato di base di medici e farmacisti
- in molti atenei si discute (causa riforma Gelmini che prevede massimo 9 facoltà per università) se chiudere la facoltà di psicologia ed inserirla sotto quella di medicina
Per me personalmente questo è un suicidio di massa. Gli psicologi - da sempre subalterni alla medicina e forse anche un po' invidiosi del ruolo sociale del medico che, in fondo, è il vero "Dottore" - hanno così decretato la loro fine riducendosi a mera professione satellite della medicina, nè più nè meno di come lo sono la fisioterapia, l'igiene dentale, etc.
Se poi in tutto questo il counseling ci va a nozze...
ok, ma quello che non so (e che quindi chiedo all'oracolo :asd: ) è: sono gli psicologi a scimmiottare i medici, o sono i medici che vogliono prendersi la psicologia?
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Johnny
se ti riferisci all'esempio fatto da me pocanzi, ho citato l'ordine dei medici solo perchè ne hai parlato tu ("ordine dei medici" e "ordine degli avvocati") e perché si parlava di salute
No, non mi riferivo al tuo esempio. Era un discorso in generale
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Johnny
ok, ma quello che non so (e che quindi chiedo all'oracolo :asd: ) è: sono gli psicologi a scimmiottare i medici, o sono i medici che vogliono prendersi la psicologia?
La verità? I medici la psicologia l'hanno sempre avuta... a loro non serve che ci sia per gli psicologi una legge di ordinamento, il medico in quanto tale è sostanzialmente autorizzato a fare tutto (ma te lo immagini un medico denunciato per esercizio abusivo della professione di psicologo?).
Se agli esempi che ho fatto nel post precedente ci aggiungi altre cosucce del tipo:
- i medici possono iscriversi alla specialità in psicologia clinica (?!?!?!?)
- per essere psicoterapeuti non hanno manco bisogno di fare la specializzazione, perché gli basta essere psichiatri, neurologi, etc.
- la legge sulla psicoterapia convenzionata non passò in parlamento perché i medici volevano l'esclusiva della diagnosi sulla psicopatologia
Capisci bene dove sta il problema...
Lo scimmiottamento a cui mi riferisco io è legato all'eccessivo tentativo di "sanitarizzare" la professione di psicologo (vedi i miei esempi precedenti).
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Johnny
Poi c'è sempre la solita quesitone: i corsi di counseling è solo in Italia che sono aperti a tutti. In altri Paesi, da cui proviene il counseling, i corsi sono master post-laurea aperti a chi già svolge una professione, e il counseling va ad "arricchire" il bagaglio di conoscenze e abilità di chi GIA' si trova a operare con clienti in situazione di difficoltà.
Sarebbe troppo chiedere al legislatore che anche in Italia possa essere così?
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quattrostracci
Se quello che sostiene Calvi fosse vero, vorrebbe dire che tutti i mestieri che ruotano attorno alla psiche dovrebbero essere di appannaggio esclusivo degli psicologi: pensiamo agli educatori di comunità, ai volontari nelle case-famiglia, agli assistenti sociali, etc.
E'
Questo almeno mi dice la mia modestissima esperienza ormai quasi ventennale.
Ti ricordo che gli assitenti sociali hanno un loro ordine e un loro albo dal 1993 e collaborano in numerosi ambiti con gli psicologi in modo più che pacifico e fruttuoso dando diversi punti di vista sui casi, e che quindi il paragone che fai tu è puramente pretestuoso
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Originalmente inviato da
Johnny
ciao Quattrostracci, bisogna dire però che noi siamo "giovani" e inesperti", quindi non abbiamo seguito lo svolgersi delle cose (sia per quanto riguarda l'istituzione dell'ordine degli psicologi, sia per quanto riguarda lo sviluppo del counseling in Italia) quindi è normale che non sappiamo fare i parallelismi tra i counselor di oggi e gli psicologi di allora, i confini delle varie professioni, le varie diatribe legislative, le sentenze, ecc...
Io personalmente, ad esempio, sono venuto a conoscenza del counseling qui su ops, e non conosco personalmente nessun counselor, quindi la discussione è del tutto "teorica". Un giorno ho letto un post, e ho scoperto tutto un mondo, di gente che si chiama "counselor" e che svolge uno dei compiti che lo psicologo ha sul tariffario (il "counseling", appunto) senza essere psicologo. Dopo lo sgomento, mi sono informato, ho letto (grazie anche ai tuoi post, fra l'altro) quindi credo che come noi (io e evolution) ci siano MIGLIAIA di altri psicologi/studenti di psicologia che ignorano tutto ciò.
Perché a psicologia non dicono che esistono i counselor, i consulenti filosofici, e tutto il resto? Se tornassi indietro, ad esempio, farei un corso di counseling, meno fatica, più lavoro e meno costoso
Io sì e sono molto meno preparati di uno psicologo e anche meno di un assitente sociale sulla relazione di aiuto ( quelli che conosco io non generalizzo la mia è solo una esperinza personale legata alla mia vita professionale)