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Riferimento: EDS Novembre 2010 - RIPASSO SERALE chi si unisce?
vi posto un caso che ho trovato qui su ops
CASO - Psicologia Clinica e di Comunità – I Sessione 2006
Alberto è un giovane di 21 anni; afferma di accusare da due anni:
1) disturbi somatici di vario tipo, quali nausea e vomito, vertigini, palpitazioni cardiache; tale
sintomatologia si presenta soprattutto prima di andare a scuola;
2) sensazioni di inadeguatezza e inferiorità rispetto ai compagni di scuola e agli amici in generale.
Questa doppia condizione disadattiva lo ha spinto a:
a) aumentare sempre più le assenze da scuola (15 o 20 giorni consecutivi), come unico rimedio
dei suoi malesseri;
b) ridurre gli incontri con i suoi amici, fino all’isolamento totale.
Da alcuni mesi accusa fiacchezza, facile affaticabilità, inappetenza, disturbi di sonno, umore depresso, poca
voglia di essere attivo. Inoltre afferma di avvertire sempre più il desiderio di legarsi alla madre e di chiederne
la presenza quando è a casa, affermando di avere paura di impazzire o di morire se si trova solo.
La madre, dal suo canto, ha sviluppato un atteggiamento di ipercontrollo e di vigilanza da quando il figlio sta
male, mostrandosi preoccupata e ansiosa e incrementando lei stessa il proprio attaccamento nei confronti
del figlio. Dell’ambiente familiare bisogna dire che:
a) il padre è sempre stato un soggetto poco presente e scarsamente incisivo verso il figlio e la moglie.
Portato a deresponsabilizzarsi, sembra non aver avuto mai voce in capitolo nella vita familiare;
passivo e remissivo verso la moglie e gli altri, svolge una vita isolata e monotona, preferendo
adeguarsi alle decisioni della moglie.
b) La madre, di carattere ansioso e apprensivo, ha svolto un ruolo leader nella gestione della vita
familiare. Tendenzialmente ipercontrollante e iperprotettiva, non ha mai sopportato atteggiamenti e
desideri di autonomia e di individualismo, che il figlio (primo di due fratelli) cercava di affermare
dall’età di 14 anni.
Il candidato illustri:
1) l’inquadramento diagnostico ritenuto più adeguato, giustificando diagnosi differenziale in
base alla fenomenologia sintomatica ritenuta rilevante;
2) gli strumenti clinici ritenuti utili per l’inquadramento del caso ed eventuali approfondimenti;
3) la scelta di un particolare approccio od orientamento psicoterapeutico, cui indirizzare il
paziente, motivando chiaramente tale invio in base a considerazioni ponderate.
Stesura del caso clinico
Per le finalità diagnostiche richieste faremo riferimento al Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, IV edizione Text-Revision (DSMIV).
Alberto è un ragazzo di 21 anni che lamenta disturbi somatici quali nausea e vomito, palpitazioni cardiache e vertigini da circa due anni. Tale quadro si presenta prevalentemente prima di andare a scuola ed è accompagnato da sentimenti di inadeguatezza nei confronti dei propri compagni di classe. Ciò sembrerebbe aver portato A. a mettere in atto una condotta di evitamento sia nei confronti della scuola, con conseguenti assenze che si prolungano anche per 20 gg consecutivi, sia nei confronti della vita sociale, “non esce con gli amici”. Da alcuni mesi il ragazzo lamenta anche umore depresso, fiacchezza, facile affaticabilità, inappetenza, disturbi del sonno e disinteresse “poca voglia d essere attivo”. Inoltre, ultimamente richiede frequentemente la presenza della madre per evitare di rimanere solo in casa in quanto ha paura di “impazzire” o “morire”.
Dall’analisi del testo non emergono indicazioni nè riguardo il luogo dove si svolge il consulto (asl, privato, ospedale…) né l’invio: se è stato spontaneo, se è stato richiesto da altri specialisti o se spinto da famigliari o altre figure esterne. Riterrei dunque opportuno fare un’accurata analisi della domanda al fine di indagare le motivazione del ragazzo, il suo grado di consapevolezza e la disponibilità dello stesso a ripresentarsi per successivi colloqui e a sottoporsi ad un eventuale trattamento . Infine sarebbe utile chiarire come mai la richiesta di consulto viene effettuata proprio in questo momento a due anni dalla comparsa dei sintomi riferiti.
Bisognerebbe accertare che il quadro sintomatologico presentato non sia giustificabile dall’effetto dell’utilizzo di sostanze (come droga, alcol, farmaci … ) o di una condizione medica generale.
Seguendo il sistema classificatorio del DSM IV – Tr, alcuni dei sintomi dichiarati dal ragazzo ( nausea e vomito, palpitazioni cardiache, paura di impazzire o morire, umore depresso, fiacchezza, facile affaticabilità, inappetenza, disturbi del sonno e disinteresse) ci potrebbero orientare verso due principali gruppi diagnostici sull’asse I: i Disturbi d’Ansia e Disturbi dell’Umore.
Il ragazzo sembra avere un contatto con la realtà conservato tranne che per i momenti in cui si sente "impazzire" ma che potrebbero essere giustificati con la presenza di un quadro ansioso.
Per quanto riguarda i disturbi d'ansia si potrebbero prendere in considerazione l'Attacco di panico con o senza agorafobia (il ragazzo non esce di casa ma anche quando è a casa non vuole restare da solo per paura di "morire" o "impazzire"); Fobia sociale (per i sentimenti d'inferiorità che prova nei confronti dei compagni e quindi una paura di essere giudicato). Secondo me non ci sono sufficienti indicazioni per poter fare una diagnosi certa, ma andrebbero indagati i vissuti che il ragazzo prova durante la comparsa dei sintomi e in quali altre situazioni compaiono. Inoltre sarebbe opportuno indagare a quali sintomi si accompagna la senzazione di "morire o impazzire".
Per quanto riguarda i disturbi dell’umore sembrerebbero essere presenti i criteri per la diagnosi di un disturbo depressivo maggiore, tuttavia sarebbe opportuno indagare da quanti mesi la sintomatologia è presente e se è sempre la stessa oppure ci sono periodi in cui l'umore è diverso in modo da escludere un disturbo sul versante bipolare. Infatti non è chiaro come mai i periodi di assenza da scuola si protraggano anche per 20 gg consecutivi al termine dei quali il ragazzo presumibilmente rientra a scuola.
Per quanto riguarda l'asse II si potrebbe pensare a un disturbo dipendente di personalità o a un disturbo evitante. A questo proposito sarebbe importante raccogliere informazioni sulla qualità dei rapporti sociali che ha/ha avuto e approfondire quella dei rapporti famigliari. Inoltre, sarebbe interessante specificare se il ragazzo ha terminato la scuola media superiore (che avrebbe dovuto terminare due anni prima all’età di 18-19 anni nel momento della comparsa dei sintomi). Sembrerebbe importante chiarire una eventuale correlazione tra le due cose visto che il diploma rappresenta una tappa di vita che implica delle scelte future e anche d'indipendenza.
Inoltre bisognerebbe soffermarsi sugli eventuali vantaggi secondari della sintomatologia del ragazzo ovvero se ciò gli permette di mantenere un rapporto esclusivo con la madre dalla quale non riesce a separarsi.
Dall'analisi del testo emerge che la madre ha un comportamento "iperprotettivo" e che "accetta male l'indipendenza del ragazzo" e che il padre risulta "poco presente" e "disinteressato". Inoltre si sa che è presente un fratello minore sul quale sarebbe opportuno raccogliere maggiori informazioni come il tipo di rapporto che ha con Alberto e con i genitori. Si dovrebbe approfondire il tema dell’ ansia della madre, se è mai stata fatta seguire da uno specialista e in che misura essa influisca nel rapporto con A.
Sulla base di questi dati sarebbe opportuno proseguire con altri colloqui per poter approfondire i punti specificati e si potrebbe prendere in considerazione un intervento di tipo supportivo-espressivo di tipo cognitivo comportamentale. Dal punto di vista supportivo, vista la gravità del quadro d'ansia, potrebbe essere importante sostenere il ragazzo con tecniche di rilassamento per migliorare l'aspetto della sintomatologia ansiosa, facendo particolarmente attenzione alle situazioni che creano maggiori difficoltà.
In un secondo momento sarebbe importante indagare sul perchè tale sintomatologia si sia presentata. A tal proposito, qualora la famiglia fosse disponibile, sarebbe molto importante un intervento di tipo sistemico-famigliare in modo da poter ridefinire i ruoli e sostituire le regole disfunzionali...
Si potrebbe richiedere un consulto psichiatrico per un eventuale supporto farmacologico a sostegno del grave quadro ansioso manifestato dal ragazzo.
In base all’inquadramento diagnostico effettuato, utilizzerei lo STAI per verificare il livello d'ansia di tratto e di stato. Interessante potrebbe essere analizzare l'ansia di stato nel momento della somministrazione del test in cui il soggetto è presumibilmente sottoposto a valutazione e quindi giudizio in modo da raccogliere dati per la diagnosi differenziale di fobia sociale.
Somministrerei anche l'MMPI per meglio definire l'inquadramento diagnostico sia nell'ambito dell'asse I che in quello dell'asse II.
Inoltre somministrerei anche un test proiettivo come il Rorschach per definire la struttura di personalità e il tipo di relazioni con i genitori
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Riferimento: EDS Novembre 2010 - RIPASSO SERALE chi si unisce?
Ciao!!!!
scusate ma non riesco a rispondere citando..... io ancora sono molto indietro quindi nel caso che ha messo Kegi che mi sembra sia di sviluppo non mi butto perchè rischio di dire cavolate. Grazie Alex per la tua risposta!
devo dirvi una cosa importante:
quando chiedono il modello di riferimento si riferiscono ad esempio al modello bio-psico-sociale, o il modello diathesis-stress o il modello dello sviluppo ecologico di Bronfenbrenner. E' importante prepararsene uno da citare nel caso che anche questa volta lo chiedano e considerando che a giugno lo hanno chiesto e la commissione è la stessa è meglio non farsi trovare impreparate!!
buono studio a tutte!:approved:
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Citazione:
Originalmente inviato da
kegi7929
ti rispondo in rosso all'interno della tua risposta, mi torna meglio per le domande.......
io dico che sei bravissima..........complimenti e grazie!
allora io per elencare i sintomi non intendevo fare una lista della spesa, ma comunque vanno ripresi tutti i sintomi che il testo ti fornisce e fatta una scaletta da quelli piu importanti che sembrano caratterizzare principalmente il quadro clinico e sui quali tu fai l ipotesi diagnostica principale, ma bisogna riprendere anche quelli "secondari" perche potrebbero costituire una seconda ipotesi diagnostica oppure disturbo in comorbidità...............ok?
per il trattamento penso tu debba specificare che hai utilizzato (nel primo momento) quello psicodinamico... ma io non ci capisco nulla di sta roba e non me la studio perche la odio, quindi penso uno possa mettere cio che vuole, ma io non la metterei perche non mi piace..............
non so se si possono mettere due trattamenti distinti: NON LO SO ma credo non vadano messi proprio in parallelo due trattamenti con obiettivi ecc..... caso mai (ma sempre secondo la mia logica) uno propone il trattamento che secondo la letteratura è il piu indicato per quel caso clinico scrivendo obiettici ecc. poi magari puo specificare che potrebbe non essere quello piu azzeccato per quel caso (per esempio se la famiglia non è disponibile alla terapia familiare) ed allore si puo "deviare" su un altro tipo di trattamento come per esempio quello sistemico di gruppo...............
io scriverei questo nel caso, ma non so!
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Citazione:
Originalmente inviato da
silviagiugno
Ciao!!!!
scusate ma non riesco a rispondere citando..... io ancora sono molto indietro quindi nel caso che ha messo Kegi che mi sembra sia di sviluppo non mi butto perchè rischio di dire cavolate. Grazie Alex per la tua risposta!
devo dirvi una cosa importante:
quando chiedono il modello di riferimento si riferiscono ad esempio al modello bio-psico-sociale, o il modello diathesis-stress o il modello dello sviluppo ecologico di Bronfenbrenner. E' importante prepararsene uno da citare nel caso che anche questa volta lo chiedano e considerando che a giugno lo hanno chiesto e la commissione è la stessa è meglio non farsi trovare impreparate!!
buono studio a tutte!:approved:
scusa non ho capito: QUANDO te lo chiedono sto modello??? cosa centra nel caso? io pensavo che modello teorico di riferimento fosse per la diagnosi, e quindi o dsm oppure criteri di kernberg, oppure no so.........????????????????????????????????
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Citazione:
Originalmente inviato da
tobbbino
vi posto un caso che ho trovato qui su ops
CASO - Psicologia Clinica e di Comunità – I Sessione 2006
Alberto è un giovane di 21 anni; afferma di accusare da due anni:
1) disturbi somatici di vario tipo, quali nausea e vomito, vertigini, palpitazioni cardiache; tale
sintomatologia si presenta soprattutto prima di andare a scuola;
2) sensazioni di inadeguatezza e inferiorità rispetto ai compagni di scuola e agli amici in generale.
Questa doppia condizione disadattiva lo ha spinto a:
a) aumentare sempre più le assenze da scuola (15 o 20 giorni consecutivi), come unico rimedio
dei suoi malesseri;
b) ridurre gli incontri con i suoi amici, fino all’isolamento totale.
Da alcuni mesi accusa fiacchezza, facile affaticabilità, inappetenza, disturbi di sonno, umore depresso, poca
voglia di essere attivo. Inoltre afferma di avvertire sempre più il desiderio di legarsi alla madre e di chiederne
la presenza quando è a casa, affermando di avere paura di impazzire o di morire se si trova solo.
La madre, dal suo canto, ha sviluppato un atteggiamento di ipercontrollo e di vigilanza da quando il figlio sta
male, mostrandosi preoccupata e ansiosa e incrementando lei stessa il proprio attaccamento nei confronti
del figlio. Dell’ambiente familiare bisogna dire che:
a) il padre è sempre stato un soggetto poco presente e scarsamente incisivo verso il figlio e la moglie.
Portato a deresponsabilizzarsi, sembra non aver avuto mai voce in capitolo nella vita familiare;
passivo e remissivo verso la moglie e gli altri, svolge una vita isolata e monotona, preferendo
adeguarsi alle decisioni della moglie.
b) La madre, di carattere ansioso e apprensivo, ha svolto un ruolo leader nella gestione della vita
familiare. Tendenzialmente ipercontrollante e iperprotettiva, non ha mai sopportato atteggiamenti e
desideri di autonomia e di individualismo, che il figlio (primo di due fratelli) cercava di affermare
dall’età di 14 anni.
Il candidato illustri:
1) l’inquadramento diagnostico ritenuto più adeguato, giustificando diagnosi differenziale in
base alla fenomenologia sintomatica ritenuta rilevante;
2) gli strumenti clinici ritenuti utili per l’inquadramento del caso ed eventuali approfondimenti;
3) la scelta di un particolare approccio od orientamento psicoterapeutico, cui indirizzare il
paziente, motivando chiaramente tale invio in base a considerazioni ponderate.
Stesura del caso clinico
Per le finalità diagnostiche richieste faremo riferimento al Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, IV edizione Text-Revision (DSMIV).
Alberto è un ragazzo di 21 anni che lamenta disturbi somatici quali nausea e vomito, palpitazioni cardiache e vertigini da circa due anni. Tale quadro si presenta prevalentemente prima di andare a scuola ed è accompagnato da sentimenti di inadeguatezza nei confronti dei propri compagni di classe. Ciò sembrerebbe aver portato A. a mettere in atto una condotta di evitamento sia nei confronti della scuola, con conseguenti assenze che si prolungano anche per 20 gg consecutivi, sia nei confronti della vita sociale, “non esce con gli amici”. Da alcuni mesi il ragazzo lamenta anche umore depresso, fiacchezza, facile affaticabilità, inappetenza, disturbi del sonno e disinteresse “poca voglia d essere attivo”. Inoltre, ultimamente richiede frequentemente la presenza della madre per evitare di rimanere solo in casa in quanto ha paura di “impazzire” o “morire”.
Dall’analisi del testo non emergono indicazioni nè riguardo il luogo dove si svolge il consulto (asl, privato, ospedale…) né l’invio: se è stato spontaneo, se è stato richiesto da altri specialisti o se spinto da famigliari o altre figure esterne. Riterrei dunque opportuno fare un’accurata analisi della domanda al fine di indagare le motivazione del ragazzo, il suo grado di consapevolezza e la disponibilità dello stesso a ripresentarsi per successivi colloqui e a sottoporsi ad un eventuale trattamento . Infine sarebbe utile chiarire come mai la richiesta di consulto viene effettuata proprio in questo momento a due anni dalla comparsa dei sintomi riferiti.
Bisognerebbe accertare che il quadro sintomatologico presentato non sia giustificabile dall’effetto dell’utilizzo di sostanze (come droga, alcol, farmaci … ) o di una condizione medica generale.
Seguendo il sistema classificatorio del DSM IV – Tr, alcuni dei sintomi dichiarati dal ragazzo ( nausea e vomito, palpitazioni cardiache, paura di impazzire o morire, umore depresso, fiacchezza, facile affaticabilità, inappetenza, disturbi del sonno e disinteresse) ci potrebbero orientare verso due principali gruppi diagnostici sull’asse I: i Disturbi d’Ansia e Disturbi dell’Umore.
Il ragazzo sembra avere un contatto con la realtà conservato tranne che per i momenti in cui si sente "impazzire" ma che potrebbero essere giustificati con la presenza di un quadro ansioso.
Per quanto riguarda i disturbi d'ansia si potrebbero prendere in considerazione l'Attacco di panico con o senza agorafobia (il ragazzo non esce di casa ma anche quando è a casa non vuole restare da solo per paura di "morire" o "impazzire"); Fobia sociale (per i sentimenti d'inferiorità che prova nei confronti dei compagni e quindi una paura di essere giudicato). Secondo me non ci sono sufficienti indicazioni per poter fare una diagnosi certa, ma andrebbero indagati i vissuti che il ragazzo prova durante la comparsa dei sintomi e in quali altre situazioni compaiono. Inoltre sarebbe opportuno indagare a quali sintomi si accompagna la senzazione di "morire o impazzire".
Per quanto riguarda i disturbi dell’umore sembrerebbero essere presenti i criteri per la diagnosi di un disturbo depressivo maggiore, tuttavia sarebbe opportuno indagare da quanti mesi la sintomatologia è presente e se è sempre la stessa oppure ci sono periodi in cui l'umore è diverso in modo da escludere un disturbo sul versante bipolare. Infatti non è chiaro come mai i periodi di assenza da scuola si protraggano anche per 20 gg consecutivi al termine dei quali il ragazzo presumibilmente rientra a scuola.
Per quanto riguarda l'asse II si potrebbe pensare a un disturbo dipendente di personalità o a un disturbo evitante. A questo proposito sarebbe importante raccogliere informazioni sulla qualità dei rapporti sociali che ha/ha avuto e approfondire quella dei rapporti famigliari. Inoltre, sarebbe interessante specificare se il ragazzo ha terminato la scuola media superiore (che avrebbe dovuto terminare due anni prima all’età di 18-19 anni nel momento della comparsa dei sintomi). Sembrerebbe importante chiarire una eventuale correlazione tra le due cose visto che il diploma rappresenta una tappa di vita che implica delle scelte future e anche d'indipendenza.
Inoltre bisognerebbe soffermarsi sugli eventuali vantaggi secondari della sintomatologia del ragazzo ovvero se ciò gli permette di mantenere un rapporto esclusivo con la madre dalla quale non riesce a separarsi.
Dall'analisi del testo emerge che la madre ha un comportamento "iperprotettivo" e che "accetta male l'indipendenza del ragazzo" e che il padre risulta "poco presente" e "disinteressato". Inoltre si sa che è presente un fratello minore sul quale sarebbe opportuno raccogliere maggiori informazioni come il tipo di rapporto che ha con Alberto e con i genitori. Si dovrebbe approfondire il tema dell’ ansia della madre, se è mai stata fatta seguire da uno specialista e in che misura essa influisca nel rapporto con A.
Sulla base di questi dati sarebbe opportuno proseguire con altri colloqui per poter approfondire i punti specificati e si potrebbe prendere in considerazione un intervento di tipo supportivo-espressivo di tipo cognitivo comportamentale. Dal punto di vista supportivo, vista la gravità del quadro d'ansia, potrebbe essere importante sostenere il ragazzo con tecniche di rilassamento per migliorare l'aspetto della sintomatologia ansiosa, facendo particolarmente attenzione alle situazioni che creano maggiori difficoltà.
In un secondo momento sarebbe importante indagare sul perchè tale sintomatologia si sia presentata. A tal proposito, qualora la famiglia fosse disponibile, sarebbe molto importante un intervento di tipo sistemico-famigliare in modo da poter ridefinire i ruoli e sostituire le regole disfunzionali...
Si potrebbe richiedere un consulto psichiatrico per un eventuale supporto farmacologico a sostegno del grave quadro ansioso manifestato dal ragazzo.
In base all’inquadramento diagnostico effettuato, utilizzerei lo STAI per verificare il livello d'ansia di tratto e di stato. Interessante potrebbe essere analizzare l'ansia di stato nel momento della somministrazione del test in cui il soggetto è presumibilmente sottoposto a valutazione e quindi giudizio in modo da raccogliere dati per la diagnosi differenziale di fobia sociale.
Somministrerei anche l'MMPI per meglio definire l'inquadramento diagnostico sia nell'ambito dell'asse I che in quello dell'asse II.
Inoltre somministrerei anche un test proiettivo come il Rorschach per definire la struttura di personalità e il tipo di relazioni con i genitori
ciaoooooooooo
grazie mille per il caso, bravissima!!!
per la diagnosi sono d accordo, solo che io mi sarei soffermata sui disturbi d ansia, perche i sdisturbi dell umore visto che i sintomi sono presenti probabilmente da meno di 6 mesi non soddisfanno i criteri per la depressione maggiore e poi non mi sembra che siano i sintomi principali del quadro clinico. io personalmente avrei detto che i sintomi depressivi sembrano molto strettamente legati e dipendenti al disturbo principale e quindi una volta risolto questo si presume che scomopaiono anche i sintomi depressivi........ (almeno ho visto n diversi casi che si scrive cosi) e quindi non vi è la necessità di una ulteriore diagnosi di disturbo dell umore (io avrei scritto questo inerente i sintomi depressivi) che dite?
sui disturbi di personalitÀ mi trovate poco preparata purtroppo....ancora li devo fare e anche quelli li odio, ma vabbÈ....... comunque a quanto ho capito per diagnosticare un disturbo di personalità solitamente i sintomi hanno un esordio molto precoce, e visto che nel suo caso i sintomi sono presenti "solo" da due anni non so se si puo ipotizzare anche un disturbo di personalitÀ ???? come gia detto non ci capisco nulla ancora
sono d accordo sulla diagnosi differenziale fra disturbo di panico con o senza agorafobia (anche se le condotte di evitamente sono talmente evidenti che si potrebbe ipotizzare "con"agorafobia) oppure la fobia sociale... anche se tutto indica la fobia una fobia specifica (della scuola) e che lui abbia sviluppato come conseguenza la tendenza all attacco di panico quando si trova in questi luoghi, per la non possibilitÀ di sfuggire, giusto?
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ho cambiato idee, mi vado a studiare i disturbi d ansia per benino, almeno ci capisco un po di piu di questo caso sopra!!
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Riferimento: EDS Novembre 2010 - RIPASSO SERALE chi si unisce?
appena ce la faccio vi scrivo i test che ho trovato per i disturbi!
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Citazione:
Originalmente inviato da
kegi7929
PER FAVORE qualcuno può postare un caso con la relativa spiegazione passo per passo come se fosse all'esame???????
abbiate pazienza ma io sono nel caos e non ci capisco una mazza sennò..........ho bisogno di qualcuno che metta un caso risolto........PER FAVORE............:sbonk::sbonk::sbonk:
sto cercando di risolvere a modo mio il caso che ha messo tobbbino, ora te lo metto ok?
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Citazione:
Originalmente inviato da
alexsugar
sto cercando di risolvere a modo mio il caso che ha messo tobbbino, ora te lo metto ok?
mi dispiace, ho perso un ora e mezza a fare il caso e alla fine si È cancellato tutto............m.......................
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allora: scaletta di test e trattamenti per i disturbi d ansia, aspetto vostre info sui testi perche io non ho niente
Disturbo di panico con e senza agorafobia:
fobia sociale:
fobia specifica:
DOC:
Disturbo post-traumatico da stress:
disturbo d ansia generalizzato:
quali TEST si fanno per questi??? per il trattamento io metterei quello congnitivo- comportamentale con gli obiettivi che vi ho messo sopra
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Citazione:
Originalmente inviato da
kegi7929
PER FAVORE qualcuno può postare un caso con la relativa spiegazione passo per passo come se fosse all'esame???????
abbiate pazienza ma io sono nel caos e non ci capisco una mazza sennò..........ho bisogno di qualcuno che metta un caso risolto........PER FAVORE............:sbonk::sbonk::sbonk:
a questo punto sentiamoci per telefono, cosi ti dico ok?
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Riferimento: EDS Novembre 2010 - RIPASSO SERALE chi si unisce?
vi metto un caso, cerchiamo di risolverlo ok?
X. è un consulente informatico di 30 anni, che su consiglio del medico curante si rivolge allo psicologo per meglio comprendere e possibilmente risolvere un disagio che sta limitando la sua vita personale e professionale. Da circa due mesi alcuni sintomi fisiologici come palpitazioni, iperidrosi, sensazione di soffocamento, senso di instabilità, vampate di calore, provocano una sensazione di intenso disagio e paura di morire, limitando le sue attivitÀ e gli spostamenti. In alcune occasioni l intensitÀ dei sintomi lo ha costretto a rivolgersi al pronto soccorso. Da allora, per i viaggi in auto chiede l accompagnamento di un collega o, se non è possibile, ricerca sempre nuovi motivi per mantenere di contatti telefonici durante i tragitti. Appena terminati gli studi ha voluto una sua indipendenza abitativa ed economica, con una vita sociale allargata e vivace. La madre, 48 anni vive con un nuovo compagno , l ennesimo della sua vita, e non dimostra grande interessamento per il figlio, sostenendo che ha sempre dovuto affrontare molte difficoltÀ e che non gode di buona salute. X È riuscito a conoscere suo padre solo da un anno, a seguito di intense e non facili ricerche, considerato il rifiuto di sua madre di avere alcun contatto con l uomo che l aveva abbandonanta durante la gravidanza. Il padre, 60 anni, sposato e senza altri figli, si era inizialmente dimostrato ben disposto verso un riconoscimento e un rapporto genitoriale. Da pochi mesi però, a seguito di un improvvisa e grave malattia, il padre ha interrotto i contatti. X ha costantemente cercato d ricostruire lamappa della sua vita e dei suoi legami parentali, ma frequentemente ha incontrato risposte fredde, se non chiusure e rifiuti. Di fronte alla vita afferma di sentirsi “come un viaggiatore seduto in panchina a fremare in attesa del treno che È in ritardo”. Il rapporto con le ragazze È sempre stato frenato dalla paura che la sua storia personale possa fargli rivivere ulteriori rifiuti e delusioni affettive. In questo periodo l ansia e la sua preoccupazione intensa per i sintomi sono la sua compagnia.
Il candidaro indich i i temi e le aree di approfondimento che tratterebbe nel corso di una serie di colloqui psicodiagnostici finalizzati all esame del caso desritto di seguito, proponendo eventualmente la somministrazione di specifici test, motivando il loro utilizzo, e formulando infine un ipotesi diagnostica.
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Salve ragazze!!!
Probabilmente non servirà a chiarire le idee....ma vorrei comunque riportare qui le "Note esplicative per lo svolgimento degli Esami di Stato per Psicologi e Dottori in tecniche psicologiche" prese dal sito dell'Albo, inerenti lo svolgimento del caso clinico:
"Pare opportuno evidenziare, in questo ambito, che il caso, sia a livello individuale, di
gruppo o di organizzazione, necessita di una diagnosi psicologica, fatta con gli strumenti propri, e di una consapevolezza della complessità di tale diagnosi. A ciò deve seguire un processo di ipotesi relative all’indicazione di uno o più possibili interventi, con motivazioni relative all’appropriatezza di ciascun intervento e una discussione sulle evidenze scientifiche che sostengono tale indicazione. Può essere utile inserire ipotesi di valutazione dell’intero processo, al fine di renderlo rispondente alle necessità evidenziate.
Laddove la prova dovesse interessare un caso clinico, occorre sottolineare la necessità di evitare, nella stesura dell’elaborato, commistioni o confusioni fra lo psicologo e lo psicoterapeuta, che portino, per esempio, il candidato a suggerire specifiche tecniche di trattamento psicoterapeutico che esulano dalle competenze proprie di uno psicologo; si raccomanda quindi la stesura del caso in modo rigoroso sull’ambito di competenza posseduta, cioè quello psicologico. Qualora emergesse la necessità di prospettare interventi psicoterapeutici il candidato dovrà limitarsi a indicare al massimo gli orientamenti psicoterapeutici che in letteratura risultano più adeguati al trattamento del quadro diagnosticato."
...quindi...a quanto ho capito io, bisognerebbe evitare, a meno che non sia richiesto espressamente nella traccia, di fare ipotesi di intervento con le varie terapie cognitive o sistemiche o altro....e nemmeno invio da uno psichiatra per farmacoterapia...CHE DITE?????? E QUINDI COSA SI DEVE METTERE???? io sono molto confusa.....
Poi, per quanto riguarda "indicare un modello teorico di riferimento"....secondo voi va bene mettere il DSM???? Ma il DSM non è un modello teorico, ma un sistema diagnostico...uno strumento...CHE DITE????
io non ci sto capendo più nulla...qualcuno m'illumini......
grazie.....
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Riferimento: EDS Novembre 2010 - RIPASSO SERALE chi si unisce?
allora per la teoria di riferimento va benissimo il manuale dsm, anche perche ce poco altro....si ce l icd-10 oppure i criteri di kernberg, ma loro penso vogliano solo sapere su che cosa ci siamo basati nel fare la diagnosi, quindi tranquille, non andiamo in paranoia anche su questo: il dsm va benissimo, ok?
per quanto riguarda i trattamenti penso che SI uno sceglie quello che secondo la lettereatura È il piu indicato e lo espone con obiettivi etc... magari si dice che si invia il paziente ad uno specialista di quell determinato approccio elencando gli obiettivi principali della terapia. non credo ci si possa soffermare a nominare semplicemente la terapia senza nient altro, poi la mi amica l hanno bocciata proprio perche ha ridotto al minimo questa parte e le hanno detto che doveva scrivere un po di piu...
boh, io non so piu che pensare.....
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Ciao!
ragazze il DSM non è una teoria di riferimento!!
Un mio amico che ha dato l'esame a giugno nella traccia aveva scritto che era richiesto un modello specifico di riferimento e lui ha messo il modello bio-psico-sociale quindi attenzione a cosa mettete...il DSM è un sistema di classificazione...speriamo che qualcuno possa chiarire meglio questo punto.....
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Riferimento: EDS Novembre 2010 - RIPASSO SERALE chi si unisce?
X. è un consulente informatico di 30 anni, che su consiglio del medico curante si rivolge allo psicologo per meglio comprendere e possibilmente risolvere un disagio che sta limitando la sua vita personale e professionale. Da circa due mesi alcuni sintomi fisiologici come palpitazioni, iperidrosi, sensazione di soffocamento, senso di instabilità, vampate di calore, provocano una sensazione di intenso disagio e paura di morire, limitando le sue attivitÀ e gli spostamenti. In alcune occasioni l intensitÀ dei sintomi lo ha costretto a rivolgersi al pronto soccorso. Da allora, per i viaggi in auto chiede l accompagnamento di un collega o, se non è possibile, ricerca sempre nuovi motivi per mantenere di contatti telefonici durante i tragitti. Appena terminati gli studi ha voluto una sua indipendenza abitativa ed economica, con una vita sociale allargata e vivace. La madre, 48 anni vive con un nuovo compagno , l ennesimo della sua vita, e non dimostra grande interessamento per il figlio, sostenendo che ha sempre dovuto affrontare molte difficoltÀ e che non gode di buona salute. X È riuscito a conoscere suo padre solo da un anno, a seguito di intense e non facili ricerche, considerato il rifiuto di sua madre di avere alcun contatto con l uomo che l aveva abbandonanta durante la gravidanza. Il padre, 60 anni, sposato e senza altri figli, si era inizialmente dimostrato ben disposto verso un riconoscimento e un rapporto genitoriale. Da pochi mesi però, a seguito di un improvvisa e grave malattia, il padre ha interrotto i contatti. X ha costantemente cercato d ricostruire lamappa della sua vita e dei suoi legami parentali, ma frequentemente ha incontrato risposte fredde, se non chiusure e rifiuti. Di fronte alla vita afferma di sentirsi “come un viaggiatore seduto in panchina a fremare in attesa del treno che È in ritardo”. Il rapporto con le ragazze È sempre stato frenato dalla paura che la sua storia personale possa fargli rivivere ulteriori rifiuti e delusioni affettive. In questo periodo l ansia e la sua preoccupazione intensa per i sintomi sono la sua compagnia.
Il candidaro indich i i temi e le aree di approfondimento che tratterebbe nel corso di una serie di colloqui psicodiagnostici finalizzati all esame del caso desritto di seguito, proponendo eventualmente la somministrazione di specifici test, motivando il loro utilizzo, e formulando infine un ipotesi diagnostica.
X. è un giovane uomo di 30 anni che arriva in consulenza su consiglio del suo medico curante. Questo ha evidentemente riscontrato che i sintomi fisici di cui soffre X. Non hanno una natura fisiologica, ed ha effettuato dunque l invio ad uno psicologo per meglio comprendere la natura della sintomatologia del ragazzo. A questo punto, visto e considerato che X. Non ha chiesto un appuntamento di sua iniziativa, è importante indagare l atteggiamento, collaborativo o oppositivo, le aspettative, motivazione intrinseca o estrinseca del ragazzo, per valutare la possibilita di intraprendere un eventuale percorso di natura psicologica, finalizzato al cambiamento e miglioramento in primis della qualita della vita e benessere della persona.
Dall analisi del testo emerge che X. da circa due mesi lamenta alcuni sintomi fisiologici come palpitazioni, iperidrosi, sensazione di soffocamento, senso di instabilità, vampate di calore, che li provocano una sensazione di intenso disagio e paura di morire, limitando le sue attivitÀ e gli spostamenti. In alcune occasioni l intensitÀ dei sintomi lo ha costretto a rivolgersi addirittura al pronto soccorso. Da allora, per i viaggi in auto chiede l accompagnamento di un collega o, se non è possibile, ricerca sempre nuovi motivi per mantenere di contatti telefonici durante i tragitti.
Ai fini diagnostici richiesti si fa riferimento al manuale diagnostico e statistico dei disturbi manuale quarta edizione text revision (DSM-IV-TR).
La lettura del caso suggerisce numerosi punti di riflessione che necessitano di ulteriori approfondimenti al fine di approfondire alcuni elementi gia emersi durante il primo incontro e per poterne cogliere ulteriori al fine di un inquadramento diagnostico piu chiaro e conciso. Si potrebbe dunque proporre ulteriori colloqui con il diretto interessato al fine di cogliere la sua storia personale, al fine di approfondire gli aspetti inerenti la sua sintomatologia e al fine di conoscere ed approfondire gli eventi della sua vita particolarmente stressanti e determinanti il suo stato di disagio psicologico.
Pertanto dai dati emersi dal primo incontro ci È possibile fare delle ipotesi diagnostiche, suscettibili di falsificazione mediante ulteriori approfondimenti. LA sintomatologia sopra citata fa ipotizzare un disturbo mentale dell Asse I del Dsm, ovvero un disturbo di panico con agorafobia. I sintomi tipici di tale disturbo sono infatti quelli riportati da X. Ovvero palpitazioni, sensazione di soffocamento, instabilità, vampate di calore, disagio, paura di morire per quanto riguarda il fenomeno dell attacco di panico, le conseguenze negative che tale evento comporta una volta verificatosi come infatti una persistente preoccupazione che tale evento possa ripetersi (lui riduce gli spostamenti in auto), anche la durata della sintomatologia soddisfa i criteri per tale disturbo , ovvero le conseguenze che tale attacco comporta devono persistere per almeno 1 mese. Inoltre ci è una notevole compromissione dell funzionamento sociale e lavorativo (il disagio sta limitando la sua vita professionale e personale) e oltrettutto il disturbo non sembra essere una diretta conseguenza fisiologica di una sostanza o di una condizione medica generale (visto che il medico lo ha inviato allo psicologo evidentemente non ha riscontrato una menomazione fisiologica e quindi si possono escludere tali cause). In questo caso possiamo ipotizzare il disturbo “con agorafobia” basandoci principalmente su alcuni sintomi alquanto inconfondibili ovvero il disagio sperimentato durante i tragitti in automobile e le condotte di evitamento che ne spesso ne seguono (ha limitato i spostamenti in auto) o comunque vive con forte disagio la situazione che solitamente provoca ansia ed evitamento (nel caso in cui “deve” spostarsi cerca dei mezzi per distrarrsi, e cosi tiene continuamente dei contatti telefonici durante i tragitti). Tipico del disturbo dell agorafobia è oltretutto la ricerca di un accompagnatore, ed infatti in questo caso X. Chiede ad un suo collega di accompagnarlo per i spostamenti in auto.
Sarebbe opportuno approfondire alcuni aspetti per un piu chiaro inquadramento diagnostico. Mediante colloquio o consultazione delle cartelle cliniche di X. Accertarsi della non comorbidità di una condizione medica generale o uso di sostanze. Valutare ulteriormente la natura, durata e frequenza della sintomatologia sopra riportata. Indagare le circostanze di insorgenza della sintomatologia (sembrano molto vicini temporalmente l esordio dei sintomi e l assenza improvvisa del padre per via della sua malattia). Approfondire il funzionamento globale della persona prima e dopo l esordio dei sintomi. Indagare ulteriormente le strategie messe in atto da X. Per fronteggiare la situazione e il suo disagio. Indagare le dinamiche relazionali ed interpersonali dei sistemi intra-ed extrafamiliari, cosi come stili educativi, tipi di alleanze, rapporti genitoriali eventuale presenza di fratelli o sorelle, nonche la natura delle “difficoltà” che hanno dovuto affrontare in passato. Eventualmente anche l amnesia positiva per il disturbo d ansia, ed eventuali vantaggi secondari che l agorafobico potrebbe trarre da tale disturbo.
Sarebbero dunque consigliati ulteriori colloqui (nel momento in cui il clinico è riuscito ad istaurare un clima di fiducia, alleanza e collaborazione con l utente) con il diretto interessato per approfondire ulteriormente gli aspetti sopra nominati, per avere occasione di cogliere anche l insieme di aspetti di natura non verbale della comunicazione con il paziente, e per avere la possibilitÀ di sottoporre X. A dei test psicodiagnostici al fine di una maggiore conoscenza ed inquadramento diagnostico. A tal fine potrebbe essere opportuno la somministrazione di un test di personalitÀ ovvero il minnesota multiphasic personality inventory seconda edizione (MMPI-2) che permette una valutazione globale degli aspetti della personalità ma anche un approfondimento circa la sintomatologia ansiosa grazie ad una delle 15 scale di contenuto che valuta l ansia (boh…non sono tanto sicura di questo, dovrei vederla sta cosa scusate).
Qualora l ipotesi diagnostica fosse confermata da questi successivi accertamenti si potrebbe ipotizzare un tipo di trattamento psicologico che in letteratura risulta essere uno dei piu indicati per tale tipologia di disturbo ovvero l approccio cognitivo-comportamentale. Si potrebbe dunque programmare l invio di X. Ad uno terapeuta esperto in tale settore per procedere con tale intervento con i seguenti obiettivi:
ristrutturazione cognitiva al fine di ridurre i pensieri disfunzionali e disadattavi e sostituirli con quelli piu funzionali e adattivi. Insegnamento di una gestione piu efficace di aspetti emotivi e comportamentali al fine di un miglioraramento del benessere globale della persona. Insegnamento di tecniche di respirazione (per contrastare l iperventilazione) e training autogeno. Tecniche di rilassamento e distrazione. Graduale esposizione alla situazione potenzialmente ansiogena che potrebbe innescare l attacco di panico, dunque desensibilizzazione sistematica, esposizione graduale e ricondizionamento.
Che dite ragazze? Giusto quello che ho scritto???
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silviagiugno
Ciao!
ragazze il DSM non è una teoria di riferimento!!
Un mio amico che ha dato l'esame a giugno nella traccia aveva scritto che era richiesto un modello specifico di riferimento e lui ha messo il modello bio-psico-sociale quindi attenzione a cosa mettete...il DSM è un sistema di classificazione...speriamo che qualcuno possa chiarire meglio questo punto.....
si, mi sono spiegata male, il dsm ovviamente non è una "teoria".... comunque uno specifica che uso quello come riferimento per le finalità diagnostiche e stop... scusa non riesco a capire dovÈ che uno possa mettere il modello BIO-PSICO-SOCIALE ???????????????????? proprio non riesco a capire, mica si puo impostare la diagnosi o il trattamento su tale modello a priscindere dal fatto che non ci sarebbero nemmeno i criteri diagnostici..... È un controsenso........... scusate, ma non capisco proprio!!!!!!!!!!!!!! Sei sicura che non stava parlando della seconda prova del progetto???????????
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Riferimento: EDS Novembre 2010 - RIPASSO SERALE chi si unisce?
vi sto mettendo un altro caso ok?
donna di 42 anni telefona presso lo studio privato di una psicologa per cheidere un appuntamento. arriva in anticipo di 10 minuti. lavora in una pubblica amministrazione come addetta ai servizi, ottiene il diploma di ragioneria frequentando le scuole serali. i rapporti con i familiari sono sempre stati difficili, i genitori sono anaffettivi e rigidi e non hanno mai appoggiato e sostenuto le sue aspirazoini. si presenta al colloquio e parla della sua "paura di diventare pazza", della tachicardia, del senso di soffocamento e dei tremori. sintomi comparsi tre mesi prima. da alcuni anni le causa un notevole disagio il bisogno continuo di confessarsi e il bisogno di lavarsi le mani piu volte al giorno. da alcuni mesi è stata lasciata dal compagno con il quale racconta di aver avuto problemi a livello sessuale.
il candidato indichi: l ipotesi diagnostica, le aree da approfondire, gli strumenti diagnostici che userebbe, il trattamento secondo uno specifico approccio teorico.
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Riferimento: EDS Novembre 2010 - RIPASSO SERALE chi si unisce?
ciao ragazze!!!
come state? qualcuno riesce a mettere qualche caso per i disturbi dell umore???
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vi metto un altro caso, che ne dite di questo????
Anna ha 28 anni, è una ragazza alta e gradevole, curata enlla persona, dai modi cortesi ma formali. Si rivolge allo psicologo su indicazione del suo medico e nella prospettiva di iniziare un trattamento psicoterapeutico per un insieme di sintomi, che risultano sempre piu invalidanti e fonte di disatio, nonostante circa un anno sia in trattamento con farmaci psicoattivi. Vive con i genitori e un fratello di 24 anni; una sorella di 35 anni, che rappresenta il legame familiare piu forte, da nove mesi si È sposata ed è andata a vivere in una cittÀ distante ca 300 km. I rapporti in famiglia, valutati come buoni fino ad un paio di anni fa, sono diventati difficili e conflittuali e lei stessa ammette di essere piu “cupa” e irritabile in casa. Da circa cinque anni ha una relazione affettiva stabile con un coetaneo, conosciuto sul lavoro. Descrive questa relazione come abbastanza serena e affettuosa che se nell ultimo anno ha perso di “passione ed entusiasmo”; “forse sono meno innamorata” dice. Non ha altre relazioni di confidenza, nemmeno un amica stretta e solo raramente esce per mangiare una pizza o andare al cinema con alcune compagne di liceo. Da alcuni mesi non pratica ne sport ne altre attivitÀ motorie, mentre prima faeva footing ed escursioni in montagna; “mi sento fiacca e scarica e non provo piu piacere a correre”. I suoi passatempi preferiti sono andare al cinema, ascoltare musica e leggere libri gialli. Ha la maturità scientifica e ha l impiegata presso una scuola statale. Il lavoro le procura abbastanza soddisfazione, ma da pochi mesi ha dovuto trasferirsi in una scuola piu distante della precedente in cui “il lavoro è poco organizzato e il colleghi sono rompiscatole”. Sente il lavoro È diventato piu difficile, “ con tante responsabilitÀ” e che fa fatica a concentrarsi e a pensre lucidamente. Quando pensa al futuro teme di non riuscire a reggere questo lavoro ed È preoccupata anche per l andamento del suo legame affettivo (“temo che ormai stia con me solo perche prova penaper la mia condizione e non ha il coraggio di mollarmi); I rapporti sessuali sono diventati sempre piu rari e da lei non cercati. Lamenta di dormire male e di svegliarsi presto la mattina, “poco riposata e senza alcuna voglia di iniziare la giornata”. Si sente non capita “e a volte abbandonata” dagli altri. Spesso le capita di irritarsi con le persone e di avere la sensazione che facciano apposta a ostacoloare e a crearle problemi.
Il candidato indichi i temi e le aree da approfondire, gli eventuali test psicologici e l ipotesi diagnostica.
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Riferimento: EDS Novembre 2010 - RIPASSO SERALE chi si unisce?
FELICE E SERENO 2011 !!!
eccomi qui con un nuovo pc ... senza tanti programmi ... faccio una fatica bestia a trovare tutto quello che avevo prima ... managgia ... un anno iniziato "come si deve" ....
COMUNQUE METTIAMOCI D'IMPEGNO E IL 18 CON VENTO IN PRUA !!!!!!!!!!!:approved:
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Originalmente inviato da
katia906
FELICE E SERENO 2011 !!!
eccomi qui con un nuovo pc ... senza tanti programmi ... faccio una fatica bestia a trovare tutto quello che avevo prima ... managgia ... un anno iniziato "come si deve" ....
COMUNQUE METTIAMOCI D'IMPEGNO E IL 18 CON VENTO IN PRUA !!!!!!!!!!!:approved:
ciaooooooooo
grazie, AUGURONI anche a te!!!!!!!!!!!!!! come procede lo studio?
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Riferimento: EDS Novembre 2010 - RIPASSO SERALE chi si unisce?
ciao ragazze!!!!!!!!!!! cè nessuno???????????
avete dei casi per quanto riguarda i disturbi alimentari????:sbonk::sbonk:
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Riferimento: EDS Novembre 2010 - RIPASSO SERALE chi si unisce?
ciao ragazze, nell attesa che qualcuno torni a discutere con me di questi casi ne metto un altro:
Alberto ha 29 anni, vive con i genitori e svolge occasionali lavori come interprete, dopo essersi laureato in lingue. a 26 anni, poichè era notevolmente in ovrappeso, intraprese una dieta abbastanza drastica, che gli fece raggiungere in breve quello che lui riteneva il proprio peso forma. da allora ha continuato a controllare la dieta, preoccupandosi di ingerire i cibi giusti, non grasssi e nutrienti, soprattutto in funzione dell intensa attivitÀ in palestra che egli svolge per piu di 3 ore al giorno. possiede attualmente una forma fisica invidiabile: alto, atletico e muscoloso; eppure non È mai contento del proprio aspetto: è particolarmente preoccupato per il suo sviluppo muscolare, specialmente rispetto alle braccia e all addome. i muscoli delle braccia non sono mai sufficientemente in rilievo, almeno a suo parere( sebbene siano davvero molto sviluppati) e soprattutto l addome non è mai adeguatamente definito(sebbene i suoi muscoli retti addominali siano estremamente visibili e rilevanti al di sotto di una pelle che non presenta alcuno strato adipe).
Si guarda ogni giorno allo specchio per molto tenpo, concentrandosi su braccia e addominali. È angosciato dall idea di poter “mettere su pancia” e anzi nota con orrore che il proprio addome è, a suo parere, sporgente e “rilasciato” (in realtà È perfettamente piatto e ben formato). Ciò lo spinge ad essere ancora piu attento alla dieta e si cucina personalmente i pasti, utilizzanto prodotti molto naturali, biologici e genuini, per cui frequenta solo negozi specializzati e garantiti. Inoltre, si impegna ancora di piu in palestra con esercizi sempre piu specifici per gli addominali e le braccia, arrivando a sforzarli a tal punto da introdurrsi doloti e talvolta strappi. I periodi di minore attivitÀ conseguenti a tali incidenti sono per lui terribili, perche è convinto che ingrasserà iin modo orribile. Tale estrema attivitÀ fisica e queste preoccupazioni alimentari occupano una gran parte del suo tempo, per cui trascura il poco lavoro che riesce ad ottenere, ha abbandonato i suoi vecchi amici e frequenta solo i suoi compagni di palestra, parlando con loro unicamente di attivitÀ fisica, esercizio e diete proteiche e supplementi alimentari per fare aumentare la massa muscolare. La sua fidanzata lo ha lasciato da un anno perche si sentiva poco al centro della sua attenzione.
Alberto si è rivolto per un aiuto psicologico, in quanto depresso e molto ansioso in qualsiasi momento della giornata, senza particolari motivi, ed È appunto per migliorare l umore e ridurre l ansia libera che ha deciso di recarsi da uno psicologo.
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Originalmente inviato da
alexsugar
ciaoooooooooo
grazie mille per il caso, bravissima!!!
per la diagnosi sono d accordo, solo che io mi sarei soffermata sui disturbi d ansia, perche i sdisturbi dell umore visto che i sintomi sono presenti probabilmente da meno di 6 mesi non soddisfanno i criteri per la depressione maggiore e poi non mi sembra che siano i sintomi principali del quadro clinico. io personalmente avrei detto che i sintomi depressivi sembrano molto strettamente legati e dipendenti al disturbo principale e quindi una volta risolto questo si presume che scomopaiono anche i sintomi depressivi........ (almeno ho visto n diversi casi che si scrive cosi) e quindi non vi è la necessità di una ulteriore diagnosi di disturbo dell umore (io avrei scritto questo inerente i sintomi depressivi) che dite?
sui disturbi di personalitÀ mi trovate poco preparata purtroppo....ancora li devo fare e anche quelli li odio, ma vabbÈ....... comunque a quanto ho capito per diagnosticare un disturbo di personalità solitamente i sintomi hanno un esordio molto precoce, e visto che nel suo caso i sintomi sono presenti "solo" da due anni non so se si puo ipotizzare anche un disturbo di personalitÀ ???? come gia detto non ci capisco nulla ancora
sono d accordo sulla diagnosi differenziale fra disturbo di panico con o senza agorafobia (anche se le condotte di evitamente sono talmente evidenti che si potrebbe ipotizzare "con"agorafobia) oppure la fobia sociale... anche se tutto indica la fobia una fobia specifica (della scuola) e che lui abbia sviluppato come conseguenza la tendenza all attacco di panico quando si trova in questi luoghi, per la non possibilitÀ di sfuggire, giusto?
Sui disturbi di personalità non mi posso ancora esprimere ma sull'ansia e dell'umore mi trovo d'accordo............ma deve approfondire di più.........
inoltre mi sembra ottima la partenza e l'analisi, anche se io mentre provavo a risolverlo nell'analisi della domanda c'ho scritto di tutto e di più.........speriamo sia corretto..........
che ne pensi te del trattamento che ha usato??????? ancora però non mi posso esporre ma vorrei un tuo parere...........
ps: riguardo agli obiettivi ho letto tutto c'ho che avevo e alla fine per la cognitivo-comportamentale uso i tuoi così come per la sistemico familiare..............
non ho trovato nulla di interessante in più da sapere............
ma per le altre????????????
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Originalmente inviato da
kegi7929
Sui disturbi di personalità non mi posso ancora esprimere ma sull'ansia e dell'umore mi trovo d'accordo............ma deve approfondire di più.........
inoltre mi sembra ottima la partenza e l'analisi, anche se io mentre provavo a risolverlo nell'analisi della domanda c'ho scritto di tutto e di più.........speriamo sia corretto..........
che ne pensi te del trattamento che ha usato??????? ancora però non mi posso esporre ma vorrei un tuo parere...........
ps: riguardo agli obiettivi ho letto tutto c'ho che avevo e alla fine per la cognitivo-comportamentale uso i tuoi così come per la sistemico familiare..............
non ho trovato nulla di interessante in più da sapere............
ma per le altre????????????
ciaooooooo bella
allora per il trattamento ho parlato con la mia amica ieri, non ricordo se te l avevo detto: si possono proporre anche 2 trattament diversi nel senso che ovviamente non proponi sia la cognitivo-comportamentale sia la psicodinamica come i piu indicati per quel caso perche l uno è l opposto dell altro, no? ma per esempio in quell caso si puo utilizzare la cogn-comp in un primo momento per trattare la sintomatologia (p.e. ansiosa) del ragazzo, POI fatto cio si potrebbe anche proporre un intervento sistemico-familiare per migliorare le dinamiche familiari nel caso in cui risultano magari molto compromessi. in questo senso si possono utilizzare due approcci diversi, motivandone ovviamente la scelta, ed in questo caso si riesce dunque a lavoro sia a livello individuale, che a livello relazionale. ok? almeno io ho capito questo.
che ne pensi degli altri casi che ho postato sopra????? oggi cosa studi? ci sentiamo dopo?
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Originalmente inviato da
kegi7929
Sui disturbi di personalità non mi posso ancora esprimere ma sull'ansia e dell'umore mi trovo d'accordo............ma deve approfondire di più.........
inoltre mi sembra ottima la partenza e l'analisi, anche se io mentre provavo a risolverlo nell'analisi della domanda c'ho scritto di tutto e di più.........speriamo sia corretto..........
che ne pensi te del trattamento che ha usato??????? ancora però non mi posso esporre ma vorrei un tuo parere...........
ps: riguardo agli obiettivi ho letto tutto c'ho che avevo e alla fine per la cognitivo-comportamentale uso i tuoi così come per la sistemico familiare..............
non ho trovato nulla di interessante in più da sapere............
ma per le altre????????????
ciaooooooo bella
allora per il trattamento ho parlato con la mia amica ieri, non ricordo se te l avevo detto: si possono proporre anche 2 trattament diversi nel senso che ovviamente non proponi sia la cognitivo-comportamentale sia la psicodinamica come i piu indicati per quel caso perche l uno è l opposto dell altro, no? ma per esempio in quell caso si puo utilizzare la cogn-comp in un primo momento per trattare la sintomatologia (p.e. ansiosa) del ragazzo, POI fatto cio si potrebbe anche proporre un intervento sistemico-familiare per migliorare le dinamiche familiari nel caso in cui risultano magari molto compromessi. in questo senso si possono utilizzare due approcci diversi, motivandone ovviamente la scelta, ed in questo caso si riesce dunque a lavoro sia a livello individuale, che a livello relazionale. ok? almeno io ho capito questo.
che ne pensi degli altri casi che ho postato sopra????? oggi cosa studi? ci sentiamo dopo?
ah, per gli altri tipi di trattamento ancora non ho fatto nulla, solo cogn.comp e sist-ralazionale
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CIAO RAGAZZE !!!
eccomi qui ..
purtroppo io sono del lavoro - albo B - non vi posso aiutare nei casi ... ansi devo chiarire per me cosa scrivere ... sono nel panico !!!!!! ;((((
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Originalmente inviato da
katia906
CIAO RAGAZZE !!!
eccomi qui ..
purtroppo io sono del lavoro - albo B - non vi posso aiutare nei casi ... ansi devo chiarire per me cosa scrivere ... sono nel panico !!!!!! ;((((
ciao bella!
si peccato, voi avete tutt altra roba vero?
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Originalmente inviato da
alexsugar
ciao bella!
si peccato, voi avete tutt altra roba vero?
cial ALEX,
purtroppo si - del tipo clima aziendale, stress lavoro correlato, burnout, ecc....
alla 2° prova a noi hanno chiesto di affiancare lo psicologo per la selezione di 5 vigili urbani ... con un corso formazione - non si capiva chi lo doveva fare ... se fosse indetto un concorso pubblico (regola nelle assunzioni enti pubblici) ...
speriamo bene - mah !!! ;(
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Originalmente inviato da
katia906
cial ALEX,
purtroppo si - del tipo clima aziendale, stress lavoro correlato, burnout, ecc....
alla 2° prova a noi hanno chiesto di affiancare lo psicologo per la selezione di 5 vigili urbani ... con un corso formazione - non si capiva chi lo doveva fare ... se fosse indetto un concorso pubblico (regola nelle assunzioni enti pubblici) ...
speriamo bene - mah !!! ;(
mah, speriamo bene! speriamo che i risultati li mettano un po prima, almeno ci verrebbe un po piu di voglia di studiare........... no?
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Originalmente inviato da
alexsugar
mah, speriamo bene! speriamo che i risultati li mettano un po prima, almeno ci verrebbe un po piu di voglia di studiare........... no?
certo che si !!!!!!!!!!! un forte abbraccio !
buon studio !
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ciao ragazze!!!!!!!!!
avete novitÀ??????????????? come procede lo studio???? io non riesco piu a memorizzare nulla, che disastro...........
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Riferimento: EDS Novembre 2010 - RIPASSO SERALE chi si unisce?
ciao......c'è nessuno di sviluppo??
per tutti:non ho ben capito la storia del modello teorico da utilizzare....help!!!
so quasi per certo che non ha senso mettere tanti test di diversi modelli, tipo dinamici proiettivi e cognitivo comportamentali.......ma lo devo specificare sin dall'inizio???potrebbe essere anche sensato.....però ho dei problemini con la diagnosi, che viene comunque fatta seguendo il dsm.......quindi????
aiuto....che casino!!!!!
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....un'altra domandina......lo psicologo non psicoterapeuta può fare parent training, educazione razionale emotiva, desensibil. sistematica????
help!!!
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Originalmente inviato da
egocentrica
ciao......c'è nessuno di sviluppo??
per tutti:non ho ben capito la storia del modello teorico da utilizzare....help!!!
so quasi per certo che non ha senso mettere tanti test di diversi modelli, tipo dinamici proiettivi e cognitivo comportamentali.......ma lo devo specificare sin dall'inizio???potrebbe essere anche sensato.....però ho dei problemini con la diagnosi, che viene comunque fatta seguendo il dsm.......quindi????
aiuto....che casino!!!!!
ciaooooooo
allora, se usi il dsm per la diagnosi lo specifichi prima di passare all ipotesi diagnostica. per quanto riguarda i test psciodiagnostici che utilizzi no ce bisogno di specificare nulla tu basta che scrivi il test che usi e a che cosa serve.... ora a logica, io personalmente non utilizzo un test proiettivo se poi vado a fare un intervento di approccio cognitivo- comportamentale. ok? ma se usi il dsm vanno bene per esempio la SCID-I per fare degli approfondimenti (almeno io nel caso dovesse starci per quel disturbo uso quello oppure l MMPI pero tieni presente che io sono del n.o. indirizzo clinico quindi non so se vale la stessa cosa per voi di sviluppo).
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Originalmente inviato da
egocentrica
....un'altra domandina......lo psicologo non psicoterapeuta può fare parent training, educazione razionale emotiva, desensibil. sistematica????
help!!!
secondo me queste cose lo psicologo non le puo fare, nel caso in cui dovessero chiedere un intervento PSICOLOGICO (pero su questo ancora sono poco preparata) allora vanno bene per esempio i colloqui conoscitivi-diagnostici, l ascolto empatico, il counselling, e non so che cos altro (almeno credo)
comunque per quanto riguarda il parent training non so di preciso cosa sia, nemmeno l educazione razionale enotiva. sono sicura pero che la desensibilizzazione sistematica sia una tecnica cognitivo-comportamentale e io la metto fra le tecniche dell approccio PSICOTERAPEUTICO cognitivo-comportamentali, quindi almeno quest ultima cosa non credo che lo psicologo possa farla......
siete d accordo????? o ho detto c......e ???
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Riferimento: EDS Novembre 2010 - RIPASSO SERALE chi si unisce?
ragazze chi mi aiuta???
no capisco quali sono i test per approfondire la diagnosi di disturbi fittizi e disturbi somatoformi??? quali si possono utlizzare???? e poi per quanto riguarda la terapia, quale potrebbe essere la piu indicata??? forse la cognitivo-comportamentale non va bene giusto??? e quindi quale mettete???
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Riferimento: EDS Novembre 2010 - RIPASSO SERALE chi si unisce?
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Originalmente inviato da
alexsugar
ciaooooooo
allora, se usi il dsm per la diagnosi lo specifichi prima di passare all ipotesi diagnostica. per quanto riguarda i test psciodiagnostici che utilizzi no ce bisogno di specificare nulla tu basta che scrivi il test che usi e a che cosa serve.... ora a logica, io personalmente non utilizzo un test proiettivo se poi vado a fare un intervento di approccio cognitivo- comportamentale. ok? ma se usi il dsm vanno bene per esempio la SCID-I per fare degli approfondimenti (almeno io nel caso dovesse starci per quel disturbo uso quello oppure l MMPI pero tieni presente che io sono del n.o. indirizzo clinico quindi non so se vale la stessa cosa per voi di sviluppo).
quindi se vado a proporre una psicoterapia di tipo cognitivo-comportamentale (ad es x tutti i disturbi d'ansia io SOLO quella metto) che test devo citare????????
cavolo non pensavo si dovesse tener conto pure di questo..........sempre di più nel panico........
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Riferimento: EDS Novembre 2010 - RIPASSO SERALE chi si unisce?
Vi metto un caso che ho trovato con 2 svolgimenti fatti da 2 persone diverse.........forse preso da qualche discussione su ops.......che ne pensate? vi scrivo in blu le mie idee..........
R., 32 anni, chiede una visita psicologica lamentando difficoltà di inserimento, di comportamento e di relazione insorte circa 10 anni orsono e che hanno reso problematica la sua realizzazione personale. Il soggetto soffre da circa dieci anni di una grave insufficienza renale, considerata la vera causa di tutti i suoi problemi e tende a minimizzare il disagio psichico.
Non Ë sposato, non ha relazioni sentimentali, vive in famiglia con padre e madre ed un fratello minore. Ha conseguito un diploma di scuola media superiore, ma non riesce a trovare un'adeguata sistemazione lavorativa, pur accontentandosi di lavori non collegati al suo titolo di studio. Ciò lo ha reso critico ed aggressivo verso la societ‡ determinando atteggiamenti di rifiuto, di negativit‡ e di isolamento.
La situazione esistenziale del soggetto Ë caratterizzata da accentuata conflittualit‡ con il padre che crea all'interno del nucleo familiare un'atmosfera carica di tensioni aggravate da spunti aggressivi e atteggiamenti rivendicativi nei confronti dei genitori e del fratello.
La coppia genitoriale appare in crisi e manifesta da sempre una notevole conflittualit‡ ed incompatibilit‡ di carattere fra i coniugi. I genitori del paziente segnalano nella sua infanzia e adolescenza problemi di fragilit‡ emotiva, difficolt‡ di rapporto interpersonale e tendenza all'isolamento. Il soggetto non riferisce problemi nÈ di tipo infantile, nÈ di tipo adolescenziale.
Il soggetto viene sottoposto ad una valutazione psicodiagnostica, cui aderisce volentieri, per stabilire una ipotesi diagnostica ed un successivo progetto di intervento.
Presentazione delle risposte del soggetto al test di Rorschach, Matrici Progressive 38 di Raven e profilo MMPI. "
R ha 32 anni, non Ë sposato e non ha relazioni sentimentali; vive in famiglia con il padre, la madre e un fratello minore. Ha rapporti conflittuali con il padre e vengono segnalate difficolt‡ relazionali anche tra i genitori Ha conseguito un titolo di studio superiore, ma Ë ancora disoccupato. Chiede personalmente una visita psicologica a causa delle sue difficolt‡ di inserimento, di comportamento e di relazione. Il soggetto attribuisce l'inizio dei suoi problemi alla grave insufficienza renale di cui soffre da 10 anni.
I genitori segnalano problemi di fragilit‡ emotiva e difficolt‡ di rapporto personale nell'infanzia e nell'adolescenza, tali problemi non vengono riferiti dal soggetto.
Pare che il ragazzo sia motivato ad affrontare una terapia psicologica e che vi sia una certa consapevolezza circa il proprio disagio, anche se questo Ë prevalentemente correlato al problema di salute. Sarebbe forse opportuno approfondire le motivazioni che hanno spinto il ragazzo ad una consultazione ed in particolare se qualcuno glielo ha consigliato o quale sia stato il fattore che lo ha spinto a rivolgersi ora allo psicologo, dopo 10 anni di disturbi. Bisognerebbe esplorare con il ragazzo le aspettative legate all'intervento psicologico.
Il ragazzo attribuisce i suoi problemi all'insufficienza renale grave; sarebbe opportuno confrontarsi con il ragazzo sul problema di salute, che potrebbe comportare una dialisi ed empatizzare col ragazzo circa tale problematica. » evidente che una patologia del genere, insorta quando il ragazzo aveva 22 anni puÚ avere pesantemente inciso su problematiche psicologiche che probabilmente il ragazzo gi‡ viveva in modo pi˘ limitato. Probabilmente non vi Ë stato al momento dell'insorgere della malattia un supporto psicologico che lo abbia aiutato a superare il lutto di una salute persa e ad elaborare una nuova immagine di SÈ. Si potrebbe ipotizzare che il ragazzo viva in una situazione di depressione che cerca di superare adottando atteggiamenti aggressivi e di rifiuto.Sarebbe opportuno capire quali siano i rapporti con la madre e con il fratello e quale sia stato il modo in cui i familiari hanno reagito alla malattia: se considerando il ragazzo una vittima o se aiutandolo ad accettarsi e ad accettare la patologia. Sarebbe opportuno sapere se in passato ha avuto delle amicizie o delle relazioni affettive e quali siano stati i rapporti con i coetanei. Sarebbe opportuno valutare l'esame di realt‡ che nella depressione risulta in parte compromesso. Bisognerebbe anche capire perchÈ il padre Ë diventato il soggetto verso cui viene rivolta la rabbia del soggetto e capire la problematiche profonde legate al conflitto tra i due Ritengo opportuno seguire il ragazzo inizialmente con una terapia di tipo supportivo che lo aiuti ad elaborare il lutto legato alla malattia, accrescere l'autostima e rafforzare le difese dell'io. In seguito Ë possibile pensare ad una terapia di tipo espressivo. Sarebbero positivi anche incontri con tutta la famiglia per comprendere come sono articolate le relazioni e per supportare la famiglia in questo momento. Cercherei con il ragazzo di progettare una sistematica ricerca di lavoro cercando gradualmente di svincolarlo dalla famiglia e di promuovere una maggiore indipendenza ed autonomia.
R. ha 32 anni e si rivolge allo psicologo per delle problematiche di tipo comportamentale e relazionale. Tali difficolt‡ affliggono il paziente da 10 anni, ed il loro esordio Ë posto in relazione dal paziente stesso con l'insorgenza di una forma di insufficienza renale, da lui considerata come l'unica e reale origine dei suoi problemi. Sembrerebbe, dunque di estrema importanza approfondire le informazioni a disposizione relative alla malattia del paziente, al fine di comprendere il grado di gravit‡ della patologia organica e quanto questa possa avere un impatto invalidante sulla vita affettiva, relazionale e lavorativa del paziente. Tutte queste aree risultano infatti problematiche per la vita del soggetto: egli non Ë sposato, non ha relazioni sentimentali ed Ë insoddisfatto del proprio lavoro che non ha a che vedere con il titolo di studio conseguito.
Anche le relazioni con i propri familiari risultano difficoltose: egli vive in casa con i genitori ed il fratello minore, ma i rapporti con quest'ultimo e con il padre vengono descritti come conflittuali, aggressivi e rivendicativi. Non vengono specificate le ragioni alla base di questi scontri e sarebbe pertanto importante approfondirle per avere una migliore comprensione del quadro familiare con le sue regole, i suoi ruoli ed alleanze, il tipo di comunicazione e le aree conflittuali che lo contraddistinguono.
Dalla lettura del protocollo emerge l'esistenza di una forte conflittualit‡ nella coppia genitoriale dovuta ad una incompatibilit‡ di carattere e, quindi, sempre esistita. Si potrebbe pertanto azzardare l'ipotesi di un coinvolgimento del figlio maggiore nella conflittualit‡ genitoriale e, presumibilemente, di una sua alleanza con la madre contro il padre, con il quale ha appunto una relazione conflittuale. Anche il fratello minore potrebbe essere inserito in questa dinamica familiare, presumibilmente in alleanza con il padre.
La sottolineatura data dal paziente alla propria condizione medica e l'impatto di questa sulla sua vita dovrebbero spingere il clinico ad esplorare con lui la sua storia, per approfondire il livello e la qualit‡ dell'adattamento pre- morboso. Emergono a questo proposito due versioni contrastanti: l'infanzia e l'adolescenza del paziente sarebbero a suo parere trascorse tranquillamente, senza particolari problemi o difficolt‡; al contrario i genitori del paziente riferiscono una situazione di fragilit‡ emotiva, difficolt‡ relazionali e tendenza all'isolamento esistente fin da allora. Si dovrebbe quindi approfondire con il paziente la sua capacit‡ di valutare realisticamente ed oggettivamente le proprie difficolt‡, nonchÈ l'immagine che egli ha di sÈ, che potrebbe essere deteriorata dalla malattia.
Si potrebbe ipotizzare, in base agli elementi a disposizione, l'esistenza di una patologia depressiva che, probabilmente gi‡ presente in et‡ evolutiva, sarebbe stata poi accentuata dall'insorgere della malattia alla quale il paziente avrebbe poi reagito con atteggiamenti di critica, rabbia ed aggressivit‡.
Di grande utilit‡ ai fini della pianificazione di un intervento mirato potrebbe essere l'esplorazione della domanda del paziente. Nello specifico dovrebbero essere approfondire le ragioni che lo spingono in primo luogo a rivolgersi ad uno psicologo, dal momento che egli sembra minimizzare la componente psicologica delle proprie difficolt‡ a favore di quella organica, e, in secondo luogo, a scegliere proprio questo momento, dato che le difficolt‡ lamentate sono presenti da ormai 10 anni. » quindi utile domandarsi quali strategie il soggetto abbia utilizzato fino ad ora per far fronte alle proprie difficolt‡ e con quali risultati, e quali attese, bisogni ed aspettative siano espresse attraverso la domanda di consultazione.
L'intervento terapeutico con R. potrebbe prevedere una terapia individuale a carattere inizialmente supportivo, volta al rafforzamento dell'Io e dei suoi confini. In un secondo momento la terapia potrebbe divenire pi˘ espressiva e affrontare il disagio e le conflittualit‡ sottostanti rielaborandole. Se la famiglia fosse disponibile potrebbe rivelarsi di particolare utilit‡ un intervento ad approccio sistemico, volto alla ridefinizione delle regole e dei ruoli che del sistema familiare, allo scopo di favorire lo svincolo e l'individuazione dei membri.
Considerando che non ho capito un tubo e che un caso così mi metterebbe in crisi voi che ci vedete? ora che sia depressione va bene, ma secondo voi buttarla la come hanno scritto chi ha risolto il caso (Si potrebbe ipotizzare, in base agli elementi a disposizione, l'esistenza di una patologia depressiva) va bene? cioè non so se riesco a spiegarmi......voglio dire: in questi casi che sono scritti in modo così generale bisogna stare così sul generale?????? spero di essermi spiegata.........comunque un caso così per me è veramente un casino...........
inoltre: all'inizio ho pensato ad un disturbo dell'umore dovuto a condizione medica generale........ci poteva stare??????? mahhhhhh