non so. ma mi è sempre venuto il dubbio del perché abbianos critto così nella biblio e adesso c ho l ansia
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Anche secondo me non danno più di due ore...
Padova. Caso di psicologia clinica
Giovanna, 27 anni, chiede un appuntamento al Consultorio Familiare.
È sposata da 4 anni ed ha una figlia di 2 mesi.
Il pediatra le ha consigliato di chiedere aiuto ad uno psicologo perché l'accudimento di Elena è diventato molto difficile da quando, soprattutto di notte, la bambina, preda di coliche, piange per lunghe ore.
Giovanna si sente impotente e ha anche accessi di rabbia che cerca di controllare.
Giovanna racconta di essere stata molto contenta della sua gravidanza anche se era forte la preoccupazione di giungere in buone condizioni al parto.
Giovanna, con gli occhi pieni di lacrime, dice di aver perso il suo primo figlio al 5° mese di gravidanza, circa un anno fa.
Descrivere:
la possibile area di sofferenza;
la conseguente pianificazione dei colloqui;
una plausibile modalità di restituzione comprensiva anche delle indicazioni di un eventuale successivo intervento.
.............................:sbonk:
trattamento per il postpartum?
La perdita del primo figlio è un evento stressante significativo, quindi mi fa pensare a PTSD, disturbo acuto da stress, o disturbo dell’adattamento.
La preoccupazione di giungere al parto in buone condizioni può essere assolutamente congruente con la precedente esperienza. Se devo trovarci qualcosa di patologico per forza, potrei supporre dell’ansia, che insieme con l’irritabilità, l’umore basso quando piange, e il sentimento di impotenza, mi possono fare pensare ad un disturbo dell’umore. In particolare, forse, irritabilità e accessi di rabbia possono rientrare in una depressione post-partum? Non credo, l’ho buttata li.
CHE CACCHIO E' LA PLAUSIBILE MODALITA' DI RESTITUZIONE?!
La specificazione Con Esordio nel Postpartum può essere applicata all’Episodico Depressivo Maggiore, Maniacale o Misto del Disturbo Depressivo Maggiore, Disturbo Bipolare I o Disturbo Bipolare II, o al Disturbo Psicotico Breve, se l’esordio si colloca nelle 4 settimane dopo un parto. I sintomi dell’Episodio Depressivo Maggiore, Maniacale o Misto ad esordio nel postpartum non sono diversi da quelli di alterazione del tono dell’umore non del postpartum. Sintomi che sono comuni negli episodi del postpartum, ma non specifici per essi, includono fluttuazione dell’umore, labilità dell’umore e preoccupazione per il benessere del neonato, l’intensità della quale può variare dall’ipercoinvolgimento a veri e propri deliri. La presenza di gravi ruminazioni o di pensieri deliranti relativi al neonato si associa con un rischio di danno al neonato significativamente aumentato.
direi che non c'azzecca molto!
Si potrebbe mettere tra le possibilità di approfondimento, ma non come ipotesi diagnostica principale...
Si potrebbero indagare i sentimenti relativi alla perdita del figlio, la costellazione materna durante la gravidanza e nel post-partum (quale preoccupazioni principali? Quali pensieri accompagnano la rabbia? C'è rischio per la vita della bambina?), il compagno c'è? Che ruolo ha? Rete di supporto familiare? E' qui da sola provenendo da un altro Paese o da un'altra regione? Relazioni con la famiglia d'origine (esplorare anche le esperienze di infanzia)
Come test proporrei: un test sulla depressione post-partum (EPDS) e uno sulla sintomatologia depressiva (HDRS), il questionario sulla costellazione materna (MCI, che indaga le aree di preoccupazione principali), un proiettivo (Rorschach) e le Early Memories (indagano i ricordi precoci e possono offrire spunti di riflessione anche sul nucleo dei conflitti attuali), più degli incontri di osservazione della relazione madre-bambina (eventualmente, successivamente, includere anche il padre, in modo da avere un'idea del funzionamento triangolare e non solo diadico).
Nella restituzione non saprei, perché le informazioni qui sono poche, consiglierei di partire dagli aspetti di cui è più consapevole (il disagio che la bambina le crea attualmente, ad esempio), per poi passare a quelli meno consapevoli (ciò che vi è alla base dei sentimenti di rabbia, i sentimenti più profondi), fornendo ovviamente anche una restituzione rispetto a quando emerso ai test...
Come ipotesi di intervento proporrei una terapia supportivo-espressiva individuale o eventualmente una terapia di gruppo con altre neomamme in cui possano essere esplorati i temi relativi alla prima maternità (da valutare in base a quanto emerso dagli approfondimenti)
1) Dati anamnestici: età 25 anni, figlio unico. Sviluppo psicofisico nella norma. Genitori viventi, entrambi pensionati.
Frequenza scolastica: Terzo anno Istituto Tecnico Industriale. Professione: operaio (industria di Stato).
Abitudini di vita regolari, modico fumatore e bevitore. Prima crisi verificatasi all'età di 19 anni mentre prestava servizio di leva.
Sintomi manifestati: allucinazioni visive e uditive, disorientamento spaziale e temporale, attacchi di panico.
Il paziente si descrive come tranquillo, un po' introverso, timido e insicuro. Frequenta coetanei con alcuni dei quali ha rapporti di amicizia. Alla visita presenta i seguenti sintomi: inappetenza, disturbi gastrici, cardiopalmo, insonnia, disagio, senso di devalorizzazione. Un tentativo sentimentale fallito di recente riacutizza idee a contenuto persecutorio; si sente spiato, seguito, calunniato. Ha interrotto il rapporto di lavoro isolandosi anche dagli amici.
Sulla base delle informazioni presentate, il candidato formuli una diagnosi clinica e un piano terapeutico che preveda il tipo di intervento, specificando il metodo e gli obiettivi che si ritengono raggiungere.
Prima crisi verificatasi all'età di 19 anni mentre prestava servizio di leva.Sintomi manifestati: allucinazioni visive e uditive, disorientamento spaziale e temporale, attacchi di panico può essere un disturbo psicotico breve?
L'avevo fatto anche io questo...Mi sembra di aver ipotizzato lo Schizoaffettivo (potrebbe essere un Episodio Depressivo Maggiore, poi deliri e allucinazioni), con diagnosi differenziale di Disturbo Delirante (i deliri non sono bizzarri, ma sarebbe opportuno indagare l'entità dei disturbi d'ansia/dell'umore e andrebbero indagate le allucinazioni per capire se siano associate ai deliri, in caso contrario tale disturbo andrebbe escluso)...
Volendo potrebbe starci un Disturbo Psicotico NAS, perché ci sono deliri non bizzarri con periodi di alterazione dell'umore...
Partiamo dai sintomi mostrati alla visita:
1) inappetenza, insonnia, devalorizzazione, disagio (non meglio identificato), isolamento sociale, possono essere segni di un episodio depressivo maggiore
2) disturbi gastrici, cardiopalmo, possono essere segnali d’ansia
3) idee a contenuto persecutorio: sono incongruenti con l’umore, sembrano deliri a contenuto persecutorio. L’idea che si “riacutizzino” mi fa pensare fossero già presenti.
la crisi precedente mi fa pensare ad un episodio psicotico, ma le allucinazioni da sole non possono condurmi a nessun disturbo particolare. Sembra però che i deliri fossero già presenti precedentemente. Il disorientamento spaziale e temporale mi fa pensare a sintomatologia dissociativa, l’attacco di panico ansia, umore, o disturbo psicotico.
Io penso possa trattarsi di un disturbo schizoaffettivo.
non c'entra con il caso.una domanda: se i deliri sono congruenti con l'umore depresso non è disturbo delirante ma disturbo depressivo maggiore con manifestazioni psicotiche?
Damiano, 36 anni di sua iniziativa si rivolge allo psicologo dopo essersi sottoposto a diversi trattamenti farmacologici senza risultati apprezzabili. Riferisce che fin da bambino ha avuto difficoltà scolastiche, ma è riuscito comunque ad ottenere il diploma di ragioneria.
Attualmente svolge il lavoro di ragioniere in un azienda costruttrice di macchine utensili, sposato da 5 anni, ha un figlio di 3.
Si presenta al primo incontro manifestando una marcata agitazione, è distratto è presenta difficoltà mnemoniche, parla molto lamentando una profonda e generalizzata insoddisfazione.
Gli elementi che caratterizzano la sua storia sono: saltuario abuso di alcool, facile irritabilità e frequenti cambiamenti dell’umore che lo portano ad avere difficoltà relazionali, sbadataggine, disorganizzazione che gli impediscono di svolgere adeguatamente il suo lavoro, per questo ora rischia il licenziamento.
Il candidato indichi il percorso diagnostico per arrivare a formulare una corretta diagnosi e suggerisca una strategia d’intervento appropriata.
Inanzittutto bisogna capire a quale trattamento farmacologico si è sottoposto.Nel caso si fosse rivolto ad uno psichiatria,sarebbe utile avere più informazioni tramite una consultazione con lo specialista che lo ha avuto in cura.Prima di intraprendere un percorso diagnostico,bisognerebbe analizzare il motivo preciso per cui si sta rivolgendo allo psicologo.Si è rivolto allo psicologo perchè il trattamento farmacologico non ha avuto risultato e pensa di aver più bisogno di una psicoterapia?Cosa si aspetta dallo psicologo?Che idea ha dello psicologo?Sono tutte domande a cui bisognerebbe dare una risposta attraverso il primo colloquio prima di intraprendere un percorso psicodiagnostico.
Il fatto che dichiara di abusare saltuariamente di alcool,non può non farci pensare ad un'associazione dei sintomi riportati con l'abuso di alcool.Se dagli approfondimenti clinici possiamo escludere questa associazione,allora prenderemo in considerazione,dai sintomi riportati, o un disturbo d'ansia generalizzato,se fossero presenti anche ansia e preoccupazioni eccessive per tutto il giorno per almeno sei mesi,o un disturbo depressivo maggiore se fossero presenti anche o umore depresso o perdita di interesse/piacere quasi per tutto il giorno per almeno due settimane. Poichè questi sintomi sembrano caratterizzare da sempre la sua storia,potrebbero farci escludere un disturbo d'ansia generalizzato e farci proprendere o per un disturbo distimico se fossero presenti sintomi depressivi per almeno due anni che non soddisfano i criteri per un disturbo depressivo maggiore cronico, oppure, se riscontreremo in anamnesi anche episodi ipomaniacali o maniacali ci orienteremo verso un disturbo bipolare.
Il percorso diagnostico dovrebbe prevedere almeno quattro/cinque colloqui intervallati dalla somministrazione di test quali l'MMPI-2,almeno un test proiettivo e il BDI per la depressione.Nei colloqui bisognerà approfondire varie aree quali: ricavare informazioni circa la sua infanzia,i rapporti con i suo genitori, quali erano le difficoltà scolastiche a cui è andato incontro,le sue relazioni affettive e amicali,il rapporto con la moglie e con il figlio, informazioni che riguardano l'ambito lavorativo,importante è approfondire l'uso dell'alcool,perchè lo fa,quando lo fa,con chi e da quanto tempo.Tutte questi approfondimenti andranno a confermare o meno l'ipotesi diagnostica di Disturbo Depressivo Cronico o di Disturbo Distimico ecludendo per ora il Disturbo d'Ansia Generalizzato
ecco una cosa...negli approfondimenti voi seguite un ragionamento ateorico o uno psicodinamico e quindi dite di approfondire conflitti/difese/relazioni oggettuali?
come lo avete risolto voi il caso di Damiano?
E il caso di Filippo? XD
De penso che quello contorto di Filippo lo abbiam fatto solo io e te xD era veramente tosto!
ciao a tutti! io mi devo riprendere ancora riprendere dallo shock! pensavo di fare il caso dell'adulto ma mi sono spaventata da tanto era complesso e lungo! non avrei sicuramente finito nelle due ore! così ho scelto lavoro! e sono molto i dubbio su quel che ho fatto... c'è qualcun altro che ha scelto quello?
l'adulto come era?complesso in che senso?molti sintomi?
Io ho fatto sviluppo per non so quale motivo perché sono stata molto indecisa perché l'adulto era più lungo e tutto quello che vuoi ma la diagnosi grosso modo si capiva secondo me (io l'ho letto solo una volta)... Cmq rispetto alle altre due prove sono stati un po' meno clementi nelle tracce secondo me... Ma magari è solo un mio parere
Manco sviluppo aveva una diagnosi se è per questo... Ma infatti la consegna non chiedeva una diagnosi...
io parlo solo per sviluppo perchè non ho letto le altre tracce cmq si in effetti anche io mi aspettavo dei casi più semplici da questa commissione...
PER I POSTERI (vi riporto quello che ricordo del caso clinico adulto):
Il caso era quello di una coppia che ha fatto una consultazione presso uno psicologo del consultorio. Lui ha 51 anni, primogenito, figlio di padre schizofrenico, si è occupato a lungo dei due fratelli e della madre.
Lei, 41 anni, non presenta sintomi significativi nè sul piano clinico nè psicologico. Si è spostata a lungo con la famiglia di origine e ha potuto realizzare il suo desiderio di stabilizzarsi in Italia solo con il matrimonio. Inizialmente vedeva nella differenza di età col marito un senso di protezione, che è svanito con l'inizio della convivenza e si è trasformato nel contrario, perché sono emerse delle "manie" di lui che sino a quel momento le aveva tenuto nascoste.
Lei lo tratta con severità e critica a riguardo. Le "manie" di lui consistono nella pulizia della casa e coinvolge in ciò anche la moglie e il figlio di sei anni, per cui tutto ciò che viene dall'esterno va pulito accuratamente, bisogna togliere le scarpe prima di entrare in casa, inoltre nessuno può più andare a trovarli da tempo (tranne i genitori di lui).
La moglie spiega di essere arrivata al limite della sopportazione (ha pensato anche alla separazione), temendo anche per la serenità del figlio che da qualche tempo manifesta comportamento aggressivo e, inoltre, ha presentato aperta ostilità nei cofronti del padre. Il signore minimizza e banalizza quanto da lei riportato, ma si dice aperto all'intervento, pèer salvaguardare il proprio matrimonio.
A livello del rapporto di coppia, non hanno più rapporto sessuali da tempo (lei si rifiuta), tanto che in un'occasione lui ha anche tentato di forzarla.
Il neurologo che lo ha visto ha parlato di ossessioni e ha suggerito una terapia farmacologica (non indispensabile), tuttavia il signore ha rifiutato.
Bisognava analizzare il caso e proporre un intervento.
Dunque, non era propriamente immediato. Parte della diagnosi era, in fondo, già scritta...Io ho comunque suggerito che, sebbene le ossessioni portassero a pensare ad un DOC di Asse I, il fatto che fossero egosintoniche, quindi che non causino disagio a lui e che lui non le riconosca ome porblematiche, potrebbe anche far pensare ad un disturbo di personalità, quale un DOC di Asse II, in tal caso si dovrebbero fare degli approondimenti (usando anche una SCID-I e II) per valutare questa possibilità.
Ho fatto l'analisi della domanda e ho cercato di pormi le varie domande circa i punti che ho ritenuto essere principali e chiave e che dovevano essere motivo di approfodimento (forse ho analizzato troppo poco la parte della famiglia di origine, ma purtroppo ho fatto solo una minima scaletta in brutta, per paura di non farcela a stare nei tempi e scrivendo quasi tutto direttamente in bella, molte cose venivano in mente nel momento sbagliato e diventava difficile inserirle)
Ho abbastanza mischiato la parte di intervento e approfondimento, perché ho proposto iun intervento di coppia (e qui ho scritto le cose che sarebbe stato opportuno approfondire con entrambi) e ho detto che l'intervento di coppia poteva essere un modo per aprire la strada a quello individuale. Per la signora ne ho proposto uno supportivo-espressivo, principalmente per imparare a gestire la situazione e capire al meglio come lei la vivesse. Per il marito ho approfondito un pochino di più e ho proposto un intervento supportivo-espressivo integrato cognitivo-comportamentale e psicodinamico, dove il cognitivo serve per lavorare sugli aspetti disfunzionali e traformarli in altri più funzionali e il dinamico per esplorare cosa vi è dietro (qui ho parlato del suo legame con la famiglia di origine) e quale impatto ha anche sulla vita degli altri. L'individuale per lui può servire per favorire anche l'aderenza al trattamento farmacologico.
Per quanto riguarda il figlio, ho suggerito l'invio ad uno psicologo dello sviluppo, per una più approfondita valutazione del disagio che sembra mmanifestare.
Ho seriamente paura di non averlo passato...Forse non ho motivato abbastanza i vari passaggi, mi sono venute in mente mille cose dopo, che avrei potuto approfondire o spiegare meglio...Non so...Sono davvero in ansia...
Beh allora un'ipotesi di diagnosi e di differenziale c'era come avevo letto io sebbene con i suoi approfondimenti......
Anche io ho paurissima di non averlo passato :(
Io l'ho inserita, non so se fosse corretto..Ho avuto a lungo dei dubbi, ma poi il neurologo parlava solo di ossessioni non di disturbo (io ho parlato anche di compulsioni, intendendo la sua puliza come dei rituali e non ho spiegato questo passaggio, miseria ladra), e mi è sembrato il caso di citarlo...Non è stata la cosa principale, perché poi non ho più parlato di disturbo ipotetico o di probabile diagnosi, l'ho messa quasi fosse un approfondimento o accertamento da fare, poi ho sempre usato il termine sintomatologia...
Psytufina e un'altra mia amica han fatto, come te, il caso di sviluppo e mi han detto che non era facilissimo nemmeno il vostro (io non l'ho nemmeno letto, anche qui per paura di perdere tempo e, in effetti, ho consegnato proprio al limite), che c'era tutto e niente...
Io ho pensato che volessero vedere il ragionamento e che della capacità di "azzeccare" una diagnosi non gliene fregasse nulla (giustamente, in fondo, perché nella pratica non funziona così!)...Ora, il problema è che ognuno ha fatto i propri ragionamenti, per cui non ho metri di paragone e, in più, non sono certa di aver giustificato tutto, perché spesso ho seguito il filo del ragionamento senza motivarlo...
Ah, non sono riuscita a star dentro alle due facciate (la ragazza di fianco a me ha chiesto se ci fosssero problemi e il dottore le ha risposto di no, spero sia vero!), ho scritto un foglio protocollo...
Bh non c'era un limite di pagine!!! Se no lo specificavano.... Io sono arrivata alle prime righe della quarta facciata fai te... Se volevano un limite lo dicevano anche a voce... Quando ho consegnato a quella con i capelli biondi corti e parlando ho detto "spero di vederci a settembre" e lei mi risponde "beh, scritto ha scritto" ma non in tono polemico o di ripresa.. Sembrava poi un conforto... Almeno la mia mente malata l'ha percepito così....
Io mi auguro sia così...Non che uno che scrive molto fa meglio di uno che ha scritto poco, ma qui le cose da analizzare erano molte e scrivere molto, probabilmente, significava anche prenderle in considerazione tutte (o quasi), la mia paura è di non aver giustificato al meglio tutti i passaggi, ma di averli dati per scontati...Ho davvero seguito il filo del mio ragionamento mentale e delle domande che mi sorgevano riguardo al caso, purtroppo scrivendo in bella non si ha il tempo di tornare indietro, inserirle dove vanno meglio etc...
Mah, io mi sa che me ne starò con l'ansia fino al 27!
anche io 4 facciate, non penso di potesse fare meno, erano tantissimissime informazioni.. avrei avuto bisogno 4 ore per analizzarle tutte... c'era anche il figlio in mezzo alle scatole... la famiglia di origine... la moglie, lui... insomma, 2 ore erano pochissime, e scrivere subito in bella è micidiale. vedremo.
Il figlio lo hai analizzato???
Io ho scritto 3 pagine e tipo 5 righe della quarta... Ma ripeto, secondo me se avessero voluto un limite di pagine lo avrebbero specificato secondo me...
Ho un po' paura :(