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Riferimento: Giugno 2013 unicatt
non ho mai sentito parlare del disturbo isterico effemminato... che cosa è??? io faccio riferimento al DSM IV quindi considero i disturbi presenti solo lì.
perché avevate considerato un disturbo dell'adattamento? non mi sembra che Alberto abbia subito un evento particolarmente stressante, o mi è sfuggito qualcosa???
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Riferimento: Giugno 2013 unicatt
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Originalmente inviato da
Saloméxx
Non ci sono criteri perché è sul gabbard e non sul dsm... boh sì anche io pensavo dipendente, ma non mi entrano in testa i criteri e le descrizioni su questo disturbo quindi non ero convinta... poi in realtà hanno tutti talmente tante cose in comune che spesso faccio una fatica assurda a decidermi sulla diagnosi più sensata da proporre, perdo un sacco di tempo a riflettere e a cercare di rispolverare quello che ho studiato :facepalm:
anche io!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! :wall:
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Riferimento: Giugno 2013 unicatt
sì, riguardo al disturbo dell'adattamento hai ragione, sembra una contraddizione. cito il DSM IV pag. 724
la durata dei sintomi di un disturbo dell'adattamento può essere indicata scegliendo una delle seguenti specificazioni:
acuto: i sintomi persistono per meno di 6 mesi
cronico: il persistere dei sintomi per 6 mesi o più. per definizione i sintomi non possono persistere per più di sei mesi dopo la cessazione del fattore stressante o delle sue conseguenze. la specificazione cronico quindi è adatta quando la durata dell'alterazione è maggiore di 6 mesi in risposta ad un fattore stressante cronico o ad un fattore stressante che ha conseguenze protratte.
ma non credo ci serva questa specificazione. se l'evento stressante è grave e riguarda la morte o il pericolo di morte si fa ipotesi di disturbo post traumatico da stress (se si risolve tutto in un mese allora sarà disturbo acuto da stress) se l'evento è più lieve (come un trasloco, la separazione da qualcuno, il pensionamento ecc) si fa ipotesi di disturbo dell'adattamento. acuto o cronico non lo direi :D :D
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Riferimento: Giugno 2013 unicatt
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Originalmente inviato da
Chiara_cookie
riguardo ad Alberto ho fatto queste considerazioni diagnostiche:
-I disturbi di cui soffre soprattutto prima di andare a scuola farebbero pensare ad un attacco di panico, o a attacchi paucisintomatici (nausea, vomito, vertigini, palpitazioni cardiache). E il fatto che non vada a scuola come soluzione a questo malessere fa pensare ad agorafobia. (solo che non si potrebbe fare diagnosi di disturbo di panico perché sembra che gli attacchi di panico qui non siano inaspettati, ma causati dalla situazione [andare a scuola]. Quindi potrebbe essere fobia sociale)
-La sensazione di inadeguatezza e inferiorità rispetto ai compagni e gli amici fanno pensare alla fobia sociale.
-I disturbi degli ultimi mesi (fiacchezza, facile affaticabilità, inappetenza, disturbi del sonno, umore depresso e poca voglia di essere attivo) fanno pensare a un disturbo depressivo maggiore.
-Il bisogno di legarsi alla madre, e di richiedere la sua presenza quando è in casa da solo fanno pensare al disturbo dipendente di personalità, però il fatto che il motivo è la paura di impazzire o di morire se si trova da solo, fanno pensare a una paura di un attacco di panico, quindi sembrerebbe ancora agorafobia, che si ricollegherebbe ai primi sintomi: infatti gli individui con agorafobia spesso si legano a qualcuno per sopportare meglio le situazioni ansiose.
-Escludo il disturbo di personalità dipendente perché non ci sono altri elementi: sembra proprio che abbia paura di essere giudicato per il suo sentimento di inadeguatezza e inferiorità. Che ci stanno nel disturbo dip. di personalità, però non mi sembra che questo ragazzo sia davvero dipendente dalla madre per prendere decisioni, a iniziare progetti autonomamente, o abbia paura di essere lasciato da solo per il timore di non saper provvedere a sé stesso. Piuttosto la madre sembra che voglia accudire il figlio come se non potesse fare a meno di lei!!! Quindi se andasse avanti di questo passo Alberto potrebbe pure diventare dipendente! Però per ora la sua paura mi sembra quella tipica dei disturbi d’ansia, ed essendo riferita a un contesto sociale (scuola), farei come ipotesi principale fobia sociale. i disturbi dell'umore sono spesso associati alla fobia sociale, per cui potrebbero essere presenti entrambi
Sì hai ragione, io a lato del testo di solito metto le prime cose che mi fanno venire in mente le varie frasi e i sintomi, poi ragiono su quale tra i disturbi che mi appunto mi sembra il più valido e che rispecchia anche la struttura della famiglia etc... ma di fianco ad alberto ho scritto "ansia, evitante, ritiro schizoide, disturbo umore, dipendenza, isterico" ma non è che riesca ad essere molto convinta di nessuno di questi.
Va be', penso che qualunque cosa si scriva l'importante è motivare il perché!
Io temo le dipendenze, gli alcolisti e i trattamenti che prevedono approcci diversi e integrati perché non so bene come strutturarli, quali scegliere e come descriverli.
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Riferimento: Giugno 2013 unicatt
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Originalmente inviato da
derju87x
MBITO ETA’ EVOLUTIVA - PADOVA GIUGNO 2012
I genitori di una ragazzina di quasi 11 anni, che frequenta da 3 mesi la 1° classe della Scuola secondaria di primo grado, chiedono una consulenza psicologica per la figlia. Al primo colloquio con i genitori B. viene descritta come “timida e un po’ chiusa” già dalla scuola dell’Infanzia. Rispetto alla scuola nomina qualche ‘amica’, ma a casa non chiede di frequentarne. Evita il più possibile le esperienze di gruppo, sia a scuola che nel tempo libero. La famiglia attribuisce ciò alla timidezza, come tratto costituzionale. I genitori evidenziano invece soddisfatti che B. ha iniziato la Scuola Primaria “prima”, (compiendo i 6 anni a fine marzo) e che ha risultati adeguati, anche se quando glielo si chiede, B. non ama parlarne, e non esprime grande interesse. Ha una sorella maggiore di lei di 10 anni, che la madre definisce “come una seconda mamma per lei”. B. tende a chiedere ancora di dormire nel letto con la sorella, come faceva da piccola, e nell’ultimo periodo più di frequente. Talvolta le viene concesso. B. ha difficoltà di addormentamento e risvegli frequenti da diversi mesi. Inoltre, dall’estate, lamenta frequenti episodi di malessere, in particolare cefalea e nausea, che non hanno trovato riscontro in particolari condizioni somatiche o mediche. I genitori accennano a episodi simili nella prima infanzia, ma non sanno specificarli. Infine, pur continuando a frequentare la Scuola, portata dai genitori, da circa 2 mesi al mattino tende a chiedere di restare a casa, esprimendo disagio emotivo nel dover andare, con agitazione e chiusura in sé. I genitori trovano questo incomprensibile, dati i “risultati normali”.
Il/la candidato
° delinei gli approfondimenti diagnostici che ritiene utili effettuare e indichi gli
strumenti psico-diagnostici adeguati,
° ipotizzi un'area diagnostica e delinei una possibile restituzione ed i possibili percorsi
di intervento.
CI PROVO..
Per l'inquadramento diagnostico di questo caso verrà fatto riferimento al DSM-IV-TR. Però gli elementi disponibili non sono sufficienti a portare i sintomi ad una specifica categoria nosologica. Quindi saranno utili approfondimenti attraverso test e colloqui.
L'analisi della domanda è fatta dai genitori di una ragazzina di 11 anni che viene descritta come "timida e un po' chiusa". Il motivo per cui si rivolgono ad un consultorio sembra essere quello della chiusura della bambina alle relazioni sociali, una certa riluttanza nell'andare a scuola e nel voler continuare a dormire nel letto con la sua sorella. Inoltre già dall'estate scorsa presenta disturbi somatici come nausea a mal di testa, ha problemi di addormentamento e risvegli notturni e spesso richiede ancora di dormire insieme alla sorella.
Innanzitutto è necessario coinvolgere la ragazzina direttamente, invitandola ad un colloquio per vedere ciò che ha da dire su sè stessa e sulla sua relazione e poi sarebbero da chiamare anche gli insegnanti per poter svolgere un colloquio anche con loro e chidere, eventualmente se è possibile fare un'osservazione del comportamento della ragazzina in classe, per analizzare i suoi comportamenti con i coetanei.
La ragazzina ad un primo impatto sembrerebbe soffrire di ansia da separazione, in quanto viene riferito che ha riluttanza ad andare a scuola, già dall'estate mostrava cefalee e nausea, bisognerebbe chiederle nel colloquio quando ha iniziato ad avvertire questi sintomi, e il perchè sente la necessità di dormire con la sorella in alcuni momenti.
La sorella ha 10 anni più di lei potremmo chiederle che tipo di rapporto ha con lei e se essa avesse parlato di un eventuale distacco dalla famiglia e se questo va a coincidere con l'inizio dei sintomi della ragazzina.
I genitori riferiscono che la piccola sembra aver mostrato sintomi simili nell'infanzia ma non si ricordano bene, attraverso il colloquio potremo cercare di indagare se questi sintomi fossero avvenuti al momento del distacco dalla famiglia per motivi scolastici o di lavoro dei genitori.
Dovremo chiedere alla ragazzina che tipo di vissuto emotivo sta provando, sapere se teme che possa accadere qualcosa a lei o alle sue persone più care quando lei è separata da loro.
Un altro aspetto, da non trascurare è la descrizione che i genitori fanno della bambina ovvero "Timida e un po' chiusa" che vista insieme agli altri sintomi potrebbe far ipotizzare a un probabile disturbo depressivo della bambina. come sappiamo i disturbi dell'umore nei bambini sono vissuti diversamente rispetto alla popolazione adulta. spesso si dimostrano proprio timidi, con coartazione e tendenti al ritiro sociale. questo potrebbe essere associato all'ansia da separazione che prevede tra i disturbi associati anche uno stato depressivo.
si potrebbero somministrare il Family Relation Test per valutare le relazioni familiari e un Test Ansia e Depressione per avere un quadro completo, inoltre tenendo conto del fatto che spesso alcuni bambini non riescono ad esporre i propri sentimenti, quest'ultimo test prevede anche una parte da far compilare ai genitori.
E' importante lavorare con la motivazioni di tutti i soggetti inseriti nel caso.
Inoltre, è necessario sapere, attraverso colloqui con la bambina stessa e con i familiari, se la bambina negli utlimi tre mesi ha subito un trauma, in quanto dovremmo escludere che non ci sia un Disturbo Post Traumatico da Stress, in quanto questo comporta un ritiro sociale, una certa regressione (la ragazzina che vuole tornare a dormire con la sorella più grande) e anomalie del sonno. chiaramente lo stressor dovrebbe essere qualcosa che ha messo in pericolo la propria e altrui vita. importante è sapere anche i contenuti dei sogni se sono presenti sogni relativi alla separazione o all'evento traumatico.
Inoltre i bambini manifestano come disturbi associati al Disturbo Post Traumatico da Stress anche disturbi e lamentele fisiche.
Se la diagnosi si dimostrasse valida per quest'ultimo aspetto sarebbe necessaria una terapia espressiva che coinvolga la bambina affinchè possa esprimere cosa le è accaduto possa rivivere il trauma. potrebbe essere inserita anche all'interno di una terapia di gruppo in cui sono coinvolti soggetti che si sono trovati a vivere il suo stesso trauma.
Nel caso di ansia da separazione sarebbe opportuno inviare la bambina ad uno psicoterapeuta ad indirizzo cognitivo comportamentale che la porti a fare una ricostruzione cognitiva e fare un parent training per i genitori affinchè sappiano come comportarsi di fronte ai comportamenti tipici della patologia della figlia.
Importante curare dal principio questo tipo di disturbo in quanto da adulti potrebbe trasformarsi in altri disturbi d'ansia e disturbi depressivi maggiori.
Che pensate?
Qualcuno di sviluppo??
Qualcuno che provi a svolgere alla sua maniera questo caso?
Grazie!:sveng2:
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Riferimento: Giugno 2013 unicatt
Citazione:
Originalmente inviato da
Chiara_cookie
non ho mai sentito parlare del disturbo isterico effemminato... che cosa è??? io faccio riferimento al DSM IV quindi considero i disturbi presenti solo lì.
perché avevate considerato un disturbo dell'adattamento? non mi sembra che Alberto abbia subito un evento particolarmente stressante, o mi è sfuggito qualcosa???
Io il disturbo di adattamento non l'avevo preso in considerazione, anche perché non mi viene in mente proprio!
Il disturbo isterico effeminato è una versione del disturbo isterico (cioè il livello più elevato di funzionamento dell'istrionico per il dsm) che si manifesta nel sesso maschile. C'è l'ipermascolino (stereotipo maschile) ed effeminato (comportamento apertamente omosessuale/effeminato o eterosessuale passivo e sottomesso). La struttura familiare è simile a quella descritta nel caso di Alberto perché il padre è assente o anch'egli passivo, figura secondaria nella famiglia. Il resto è come per le isteriche, quindi bisogno di dipendenza anche apertamente espresso, ricerca del rapporto, emotività instabile. E' frequente la comorbilità con disturbo depressivo maggiore. In Alberto manca l'aspetto della sessualità inconsapevole, ma in realtà non è sempre un aspetto centrale e manifesto e comunque si potrebbe approfondire. Però non mi torna la fobia scolastica.
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Riferimento: Giugno 2013 unicatt
Citazione:
Il disturbo isterico effeminato è una versione del disturbo isterico (cioè il livello più elevato di funzionamento dell'istrionico per il dsm) che si manifesta nel sesso maschile. C'è l'ipermascolino (stereotipo maschile) ed effeminato (comportamento apertamente omosessuale/effeminato o eterosessuale passivo e sottomesso). La struttura familiare è simile a quella descritta nel caso di Alberto perché il padre è assente o anch'egli passivo, figura secondaria nella famiglia. Il resto è come per le isteriche, quindi bisogno di dipendenza anche apertamente espresso, ricerca del rapporto, emotività instabile. E' frequente la comorbilità con disturbo depressivo maggiore. In Alberto manca l'aspetto della sessualità inconsapevole, ma in realtà non è sempre un aspetto centrale e manifesto e comunque si potrebbe approfondire. Però non mi torna la fobia scolastica.
uh, grazie!!!!! ^_^ ma da dove viene questa diagnosi? Gabbard?
io con isterismo pensavo tutt'al più a un disturbo somatoforme, tipo di somatizzazione, per questo non riuscivo a capire Alberto :facepalm: hahahha!!!
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Riferimento: Giugno 2013 unicatt
Ah Boh.....anch'io li temo molto......ma dite che tra tutti i disturbi che ci sono ce ne deve uscire proprio uno di dipendenza al alcool o sostanze senza nemmeno una patologia correlata....tipo un disturbo bordeline o antisociale....dai non credo....io temo anche i disturbi dissociativi....sono incerta sui trattamenti.....e poi i disturbi somatoformi....come li trattate voi? a me per il somatoforme sembra un po più consono le psicodinamico perchè esprimono un conflitto inconscio non riesce ad essere simbolizzato e mentalizzato e trova espressione sul piano somatico.....ma voi vi trovate un trattamento per ogni specifico disturbo somatoforme....il problema è che proprio che sono stati così con i voti delle prime due io temo molto la terza...poi posso sbagliarmi....non sò....
comunque si la seconda ansia è i test da commentare.....tipo se ti esce un grafico della wais o dell mmpi da commentare....
Citazione:
Originalmente inviato da
Saloméxx
Sì hai ragione, io a lato del testo di solito metto le prime cose che mi fanno venire in mente le varie frasi e i sintomi, poi ragiono su quale tra i disturbi che mi appunto mi sembra il più valido e che rispecchia anche la struttura della famiglia etc... ma di fianco ad alberto ho scritto "ansia, evitante, ritiro schizoide, disturbo umore, dipendenza, isterico" ma non è che riesca ad essere molto convinta di nessuno di questi.
Va be', penso che qualunque cosa si scriva l'importante è motivare il perché!
Io temo le dipendenze, gli alcolisti e i trattamenti che prevedono approcci diversi e integrati perché non so bene come strutturarli, quali scegliere e come descriverli.
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Riferimento: Giugno 2013 unicatt
sì anche dissociativi o somatoformi mi mandano in crisi...
Per la storia dei test...boh non dico che non sia possibile che esca un caso del genere, ma non ha senso, perché non tutti hanno una preparazione in psicodiagnostica, mi risulta.
Io per esempio sto facendo il master ma mica ricordo a memoria tutti i cut-off dei punteggi dell'mmpi... per non parlare dei test che non ho studiato (come le matrici di raven, di cui sinceramente non so più che una breve descrizione).
L'hanno fatto nel 2010 in cattolica, ma 1) la commissione era quella assurda che faceva domande incomprensibili anche in prima e seconda prova; 2) io non escludo che in realtà vi fossero molti altri dati da analizzare oltre al risultato di un test. Anche perché ci dicono dappertutto che il test da solo non ci dice niente senza anamnesi e colloqui...!
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Riferimento: Giugno 2013 unicatt
Citazione:
Originalmente inviato da
Chiara_cookie
uh, grazie!!!!! ^_^ ma da dove viene questa diagnosi? Gabbard?
io con isterismo pensavo tutt'al più a un disturbo somatoforme, tipo di somatizzazione, per questo non riuscivo a capire Alberto :facepalm: hahahha!!!
eh sì, ma infatti c'è questa confusione legata al fatto che in psicodinamica il disturbo isterico è tra i somatoformi (disturbo di conversione), ma anche nei disturbi di personalità. Il dsm l'ha fatto rientrare nel disturbo istrionico, ma quest'ultimo è più grave... l'isterico è più sul versante nevrotico, l'istrionico più sul versante borderline...
Comunque sì, Gabbard! Però mi sa che non lo metterei se voi non lo conoscete, si vede che è una teorizzazione che non è riportata su tutti i manuali...
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Riferimento: Giugno 2013 unicatt
Mi cronometro, mancherò per un paio d'orette se non mi stanco (o non mi dispero) prima!
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Riferimento: Giugno 2013 unicatt
s0cusate ma adesso mi sta venendo l'ansia......siamo sicuri che esce un caso di adulti VERO???perchè esiste questo link
http://www.opsonline.it/forum/psicol...ca-125201.html
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Riferimento: Giugno 2013 unicatt
Citazione:
Originalmente inviato da
Saloméxx
Mi cronometro, mancherò per un paio d'orette se non mi stanco (o non mi dispero) prima!
Signorina,
mancano esattamente 5 minuti alla sua consegna,
inizi a concludere! ;)
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Riferimento: Giugno 2013 unicatt
Citazione:
Originalmente inviato da
Brontolona
Signorina,
mancano esattamente 5 minuti alla sua consegna,
inizi a concludere! ;)
:asd:
Ci ho messo 1 ora e 47 minuti! Il che vuol dire che conoscendomi lì mi ci vorranno due ore e mezza minimo! Speriamo ce ne diano almeno due e mezza :dispero:
L'ultima volta (molto più facile perché avevo già preparato il progetto e dovevo praticamente solo scriverlo) ci avevo messo 1h e 30 e lì 2.15... sono una lumaca...
Ora lo riporto a pc così mi date una valutazione, vi va?
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Riferimento: Giugno 2013 unicatt
Caso che ho svolto, qui il testo:
A. ha circa 50 anni, è sposato e padre di una figlia adolescente. La moglie ha 40 anni e
insegna. La famiglia d’origine è composta dal padre operaio, dalla madre casalinga e da
tre fratelli di cui è il primogenito. Si è diplomato perito ed è dipendente di un’azienda in
cui svolge il ruolo di capo servizio. Il motivo della richiesta d’aiuto è una crisi lavorativa
diventata insostenibile. A scatenare la crisi riferisce dei cambiamenti organizzativi e lo
spostamento di un collaboratore fidato cui faceva grande affidamento.
La presenza di un nuovo collaboratore con cui non riesce a entrare in sintonia ha reso
tutto ancora piu’difficile. Riferisce di altri periodi difficili, nella prima adolescenza la
madre lo aveva portato dallo psicologo ma il fatto non aveva avuto seguito. Le
motivazioni riferite per questo tentativo di cura sono un eccessivo attaccamento alla
madre, timidezza e difficoltà ad affrontare le prove scolastiche. Descrive il problema
attuale come difficoltà di rapporto sia coi superiori sia coi collaboratori. Si sente
insicuro, indeciso e in cerca di continue conferme. Ogni cosa che fa non gli va bene e
non è mai soddisfatto, ogni atto che comporti assunzione di responsabilità rappresenta un
peso. Gli capita continuamente di prendere impegno e non riuscire a mantenerli. Si
descrive come pessimista e da sempre attanagliato da dubbi e scarsa stima di sé. Soffre di
insonnia.
I rapporti con la moglie sono buoni, è stata la sua prima donna e l’unica, sente che lei
lo sostiene e gli è molto d’aiuto in tutto quello che fa. I rapporti con i familiari li
definisce freddi,loro gli rimproverano di essersi defilato quando avrebbero avuto piu’
bisogno di lui. Sente che nella sua vita c’è sempre stato qualcuno a sostenerlo: la
famiglia, gli amici piu’ stretti, la moglie. Anche nel lavoro c’era quel suo collaboratore,
poi trasferito, che lo aiutava e gli consentiva di sentirsi tranquillo. Della famiglia
d’origine racconta che i rapporti col padre, morto alcuni anni prima dopo una malattia
debilitante, “non erano molto aperti”. I ricordi piu’ significativi che ha di lui risalgono a
quando ancora “era figlio unico e si sentiva seguito”. La madre, oltre 70 anni, risulta
capace e forte a differenza del padre che era “troppo buono”. Fisicamente si presenta di
altezza media, corporatura robusta, con un’espressione timorosa.
Fare: Analisi e valutazione del caso. Definizione degli strumenti da usare e delle aree
da sviluppare per l’approfondimento. Sviluppo ipotesi diagnostiche. Descrizione delle
prospettive progettuali di indirizzo terapeutico.
Tra l'altro mi sono resa conto ora che non ho fatto per punti come mi ero ripromessa, mamma mia sono proprio stordita...
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Riferimento: Giugno 2013 unicatt
allora lo risolvo, mi cronometro e poi ve lo mando....ragazze sto crollando emotivamente....ho un ansia.....
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Riferimento: Giugno 2013 unicatt
Il caso tratta di un uomo di 50 che si rivolge allo psicologo per via di una crisi correlata ad alcuni cambiamenti organizzativi all’interno di un’azienda dove svolge il ruolo di caposervizio. In particolare A. lamenta un acuta sofferenza emersa a seguito del trasferimento di un suo collaboratore a cui faceva grande affidamento. A. è sposato con una figlia. Descrive la sua vita famigliare come serena, caratterizzata da un buon rapporto con la moglie,la sua prima e unica donna, riferendo che quest’ultima l’ha sempre sostenuto ed ha un ruolo centrale nella sua vita. I rapporti con la famiglia d’origine li descrive come freddi in particolare descrive un rapporto distaccato con il padre deceduto alcuni anni fa. I ricordi più significativi li ha quando era figlio unico “e si sentiva seguito”. Nonostante i dati a disposizione non siano sufficienti per orientarci alla formulazione di ipotesi diagnostiche certe, è possibile inquadrare la sofferenza di A. all’interno di un Disturbo di Personalità Dipendende, un quadro caratterizzato da un eccessivo bisogno di accudimento e di timore della separazione . Tale disturbo è caratterizzato da sentimenti di incertezza, scarse capacità decisionali (A. infatti riferisce di sentirsi spesso insicuro,costantemente insoddisfatto e tende a svalutarsi). L’eziologia di tale sofferenza è spesso riconducibile da esperienze infantili di eccessivo accudimento e iperprotezione da parte delle figure genitoriali e da un quadro di rinforzo alla dipendenza in tutta l’età evolutiva (A. infatti dice che nella sua vita c’è sempre stato qualcuno pronto a sostenerlo e ricorda come particolarmente significativi i momenti quando era figlio unico e si sentiva seguito. In seguito, in età adulta A età adulta riferisce di esser stato rimproverato dai genitori “per essersi defilato quando loto avrebbero avuto più bisogno di lui”) . Emerge inoltre un alterazione del sonno che potrebbe orientarci anche ad una possibile comorbilità con un disturbo dell’Umore (ma anche un quadro di pessimismo, svalutazione ..), tuttavia andrebbe ulteriormente indagata quest’area. Spesso la sofferenza di coloro che soffrono di DDP si manifesta quando termina una relazione rassicurante (la crisi di A. è infatti emersa a seguito del trasferimento di un suo fidato collaboratore). Infatti questi soggetti si definiscono all’interno della relazione con l’altro e provando un grande timore di essere abbandonato (A. infatti Sente che nella sua vita c’è sempre stato qualcuno a sostenerlo: la famiglia, gli amici piu’ stretti, la moglie). poiché quella formulata è soltanto un ipotesi e pertanto suscettibile a falsificazione andrebbero indagate alcune aree di funzionamento della persona, le sue risorse interne ed esterne attraverso l’osservazione, ulteriori colloqui e la somministrazione di alcuni test psicometrici. Andrebbe inoltre approfondita l’analisi della domanda : A. infatti si rivolge autonomamente dallo psicologo ma non si sa nulla rispetto i suoi bisogni e le aspettative connesse a tale richiesta. Una corretta analisi della domanda è fondamentale anche al fine di progettare un’eventuale trattamento terapeutico.Proporrei ad A. un ciclo di 5 colloqui dove andrei ad approfondire le seguenti aree:
- Rapporto con la moglie : che ruolo ha nella vita di A. ? A. riferisce di sentirsi fortemente sostenuto da essa, tuttavia andrebbe approfondito il ruolo giocato da quest ultima : incoraggia l’autonomia del marito oppure rinforza la sua dipendenza funzionando da sostituto rinforzando ancor più la dipendenza di A.? Andrebbe approfondito anche il rapporto con la figlia che da quanto emerge è in età adolescenziale, e sarebbe opportuno indagare il ruolo di A. come padre e il suo ruolo nell’educazione della figlia.
- Rapporto con le figure genitoriali : in particolare con la madre che viene descritta come “capace e forte”. Che ricordi ha della sua infanzia A. ? che rappresentazione ha della madre? Come ha vissuto le prime esperienze di separazione? I genitori incoraggiavano all’autonomia e l’individuazione del figlio? Che ruolo giocava A. all’interno del sistema famigliare? Soprattutto a seguito della nascita dei fratelli/o? Sarebbe opportuno approfondire il rapporto con la figura paterna che viene descritta come distaccata. È sarebbe utile approfondire come A. ha elaborato il lutto della perdita del padre avvenuto alcuni anni fa. Bisognerebbe anche indagare il rapporto che A. ha e aveva (in infanzia) con i fratello/i.
- Area socio relazionale : frequentazioni, amici, interessi e hobby della persona. Dai dati emerge che A. ha amici “stretti” tuttavia non si hanno sufficienti informazioni rispetto a tale area che andrebbe ulteriormente approfondita.
- Area lavorativa : A. lamenta conflitti all’interno dell’organizzazione dove lavora. Andrebbero approfondite le sue aspettative, la rappresentazione che ha dei collaboratori e dei colleghi, al fine di esplorare cosa qual è la percezione che A. ha degli altri e cosa generano i conflitti lamentati
- somministrazione test rorschach e SCID- II.
- restituzione e riflessione con il soggetto di quanto emerso dai colloqui e dai test somministrati. Qualora l’ipotesi diagnostica principale venisse confermata sarebbe opportuno indirizzare il signor A. a psicoterapia supportava espressiva (orientamento psicodinamico) finalizzata a, inizialmente supportare il soggetto, incoraggiandolo gradualmente all’autonomia e la capacità di pensiero e di azione, e in un secondo momento a favorire il processo di separazione-individuazione rielaborando tematiche di dipendenza e di angoscia abbandonica.
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Riferimento: Giugno 2013 unicatt
Ecco il mio, non l'ho neanche riletto, ci sono 2000 ripetizioni ed è caotico, è uno dei peggiori che ho fatto credo -_-"
QUindi criticate, mi raccomando!!!
Per le finalità diagnostiche richieste si farà riferimento prevalentemente al Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM-IV-TR). A., 50 anni, sposato e padre di una adolescente, si rivolge allo psicologo per una consulenza a seguito di una grave crisi lavorativa nell’azienda in cui svolge il ruolo di capo di servizio, che il signore riconduce a cambiamenti organizzativi e allo spostamento di un collaboratore fidato, che ha costretto alla collaborazione non altrettanto efficace e soddisfacente con un altro collega. Il signore lamenta difficoltà di rapporto con i superiori e i collaboratori, senso di insicurezza, indecisione e grave difficoltà nell’assunzione di responsabilità. Quando ciò accade il paziente riporta una frequente incapacità di farvi fronte per tempo. Si descrive come caratterizzato da bassa autostima e pessimista. Soffre inoltre di insonnia. Sente che nella vita è sempre stato aiutato da qualcuno. Da quanto emerge dalla lettura del caso si potrebbe ipotizzare un Disturbo Dipendente di personalità. Innanzitutto A. pare descrivere difficoltà che si sono esacerbate in seguito ad un evento stressante, ma contemporaneamente appaiono caratteristiche piuttosto stabili nel tempo (i primi problemi sembrano apparire nella prima adolescenza). Ciò farebbe propendere verso un disturbo di personalità, seppure sarà necessario confermare tali ipotesi con successivi approfondimenti.
In particolare il sig. A. riporta di essere stato sempre aiutato da qualcuno nella sua vita e sostenuto da questi. Si potrebbe ipotizzare che l’allontanamento del collega sul luogo di lavoro abbia alterato l’equilibrio raggiunto dal paziente. I soggetti con disturbo dipendente, infatti, tendono a sviluppare legami privilegiati con alcune figure di fiducia nei diversi ambienti sociali (familiare, lavorativo, ecc,) e ad “affidarsi” a loro. Tale ipotesi parrebbe confermata dal fatto che A. descrive la moglie come fonte di aiuto e sostegno, inoltre le motivazione addotte dal signore riguardo “altri periodo difficili” che lo avevano condotto a ricercare il sostegno dello psicologo riguardano un eccessivo attaccamento alla madre. Caratteristici di questo disturbo sono anche la scarsa autostima, il pessimismo, l’insicurezza (A. la descrive attraverso l’essere “attanagliato da dubbi” e l’indecisione, che comporta la ricerca di continue conferme). Tuttavia gli elementi presenti nella breve descrizione del caso non possono permettere di strutturare una diagnosi certa. Segni come scarsa autostima, pessimismo, insicurezza, associate ad insonnia e difficoltà sul lavoro potrebbero essere riconducibili ad un disturbo nella sfera dell’umore, in particolare sul versante depressivo. Per confermare la diagnosi differenziale, confutare l’ipotesi o eventualmente individuare una comorbilità tra i due disturbi sarà quindi fondamentale prevedere una serie di incontri al fine di sviluppare i necessari approfondimenti.
Come primo aspetto è necessario svolgere un’analisi della domanda. Da quanto emerge sembra che il signor A. si rivolga autonomamente al consulente. Tuttavia è utile chiarire se non vi siano state spinte esterne, magari da parte della moglie. In ogni caso, il fatto che la richiesta appaia spontanea è un elemento positivo per il prosieguo della consulenza e per gli eventuali trattamenti successivi. Sarà necessario indagare, a questo riguardo, il livello di motivazione del signor A., correlato alle sue aspettative riguardo la consulenza ed il percorso. Cosa si aspetta? Quasi sono i suoi timori?
Ricollegandosi a ciò sarà importante approfondire la precedente esperienza in adolescenza in cui era stato condotto dalla madre da uno psicologo: le due occasioni di disagio sono ricollegabili? O le vive come fonti di difficoltà con origini diverse? Non si comprende bene se l’intervento ha comportato esiti benefici o meno, è importante chiarirlo, per comprendere eventualmente cosa è stato percepito dal giovane A. come utile o cosa non ha funzionato.
Si dovrebbe passare quindi all’approfondimento della storia anamnestica e sintomatica, indagando in particolare con che intensità e da quando questi si sono manifestati, sappiamo che un importante influenza è stata esercitata dalla riorganizzazione dell’azienda, ma bisogna chiarire se potessero essere presenti anche in precedenza, seppure tollerati da A.
È consigliabile approfondire il vissuto di A. rispetto a tale sintomatologia, che pare determinare una grave compromissione a livello lavorativo, e indagare se il soggetto abbia messo in atto dei comportamenti volti alla loro attenuazione o gestione, per esempio attraverso l’utilizzo di farmaci o altre sostanze per una sorta di automedicazione.
Per quanto riguarda l’area relazionale sarà opportuno indagare la storia familiare trascorsa e attuale con i genitori, definiti come “freddi” (i rapporti sembrano essersi deteriorati perché accusato dai genitori di essersi defilato quando necessitavano del suo supporto, comportamento di colpevolizzazione e di inibizione delle spinte all’autonomia tipicamente presenti nelle famiglie invischiate. Da indagare ulteriormente per comprendere se possa confermare la ipotesi diagnostica di disturbo dipendente di personalità). Com’è stata vissuta inoltre dal sig. A. la morte del padre?
Da approfondire è anche il rapporto con la moglie e la figlia. La signora pare rappresentare un’importante risorsa per A., ma è opportuno comprendere le caratteristiche di tale rapporto (è un rapporto di dipendenza come si potrebbe ipotizzare lo siano gli altri indagati?). Un'altra questione è come si sviluppano le relazioni amicali nella storia del paziente e nel momento attuale.
Un elemento centrale risulta, inoltre, il contesto lavorativo. Oltre ad indagare il contesto attuale, le relazioni con i colleghi presenti e passate ed eventuali problemi vissuti come meno gravi, ma comunque incontrati in passato, si dovrebbero approfondire anche eventuali esperienze lavorative passate e la presenza/assenza di eventi similari a quello attuale.
A. infatti pare vivere con particolare difficoltà l’ambiente scolastico/lavorativo, poiché anche in adolescenza le problematiche maggiori erano emerse in relazione al contesto scolastico. Tali contesti rappresentano, forse per A. degli ambienti più complessi da gestire, per via del particolare tipo di responsabilità che comportano. Ci si potrebbe chiedere, inoltre, perché A. fatica a terminare i compiti che si assume.
Infine sarebbe fondamentale valutare il tono emotivo espresso dal signor A. durante i colloqui e i vissuti riportati rispetto al problema.
Per integrare le informazioni raccolte con i colloqui sarebbe consigliabile proporre al paziente una batteria di test comprendente:
- SCID-II: intervista semistrutturata, al fine di indagare e quindi confermare o confutare l’ipotesi diagnostica, prestando particolare attenzione al modulo relativo al disturbo dipendente di personalità.
- MMPI-2: inventario di personalità autosomministrato, permette di ottenere un quadro più globale della personalità del soggetto e di valutare la validità delle risposte grazie alle scale di validità. Per il caso specifico si dovrà prestare attenzione in particolare alle scale Anx (ansia), Wrk (problemi lavorativi), Lse (bassa autostima).
- Rorschach (secondo il sistema comprensivo di Exner): test proiettivo, permette di far emergere aspetti non consci grazie alla proiezione, quindi può offrire una visione degli aspetti meno accessibili della personalità del soggetto. Relativamente al caso specifico si dovrà prestare particolare attenzione ai cluster dei controlli e dello stress, della rappresentazione di sé e delle rappresentazione degli altri e dei rapporti interpersonali.
Nel caso gli approfondimenti confermassero l’ipotesi diagnostica si potrebbe suggerire (dopo aver valutato motivazione e grado di adesione al progetto) una psicoterapia supportivo-espressiva di orientamento psicodinamico con l’obiettivo di promuovere un rafforzamento dell’Io, una maggiore consapevolezza del disturbo e dei propri conflitti e di promuovere una maggiore autonomia in A. per rafforzare anche il senso di autoefficacia del paziente.
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Riferimento: Giugno 2013 unicatt
Bravissima sury, mi sembra fatto molto molto bene!!!
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Riferimento: Giugno 2013 unicatt
Mi sono resa conto che mi sono dimenticata di mettere nell'mmpi il fatto che può essere utile per valutare una possibile depressione e di indagare l'insonnia negli approfondimenti...
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Riferimento: Giugno 2013 unicatt
Citazione:
Originalmente inviato da
Brontolona
CI PROVO..
Per l'inquadramento diagnostico [...]
Ho letto, mi sembra fatto bene anche il tuo...anche se ovviamente non so cose tanto dettagliate, parlo più che altro per struttura, ragionamento e completezza! Interessante il ragionamento sul PTSD, non ci avrei pensato...
Ma se io avessi ipotizzato un disturbo di ansia da separazione, con test come blacky pictures test e disegno della famiglia incantata, trattamento una psicoterapia psicodinamica... sarebbe stato sbagliato/incompleto?
Io ho difficoltà soprattutto con i test per lo sviluppo, magari meglio un CAT?
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Riferimento: Giugno 2013 unicatt
Domani provo a farlo anche io. Non leggo i vostri per non influenzarmi :P
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Riferimento: Giugno 2013 unicatt
eccomi: ci ho messo un'ora e mezza ma al computer scrivo moooolto più velocemente X_x aiuto!!!
sono stata piuttosto sbrigativa, appunto perché avevo paura di non stare nei tempi. ora posto il mio, e poi leggo i vostri e vi commento :)
Dalla lettura del caso emerge che A. è un uomo di 50 anni, sposato , con una figlia, e lavora come capo servizio in un’azienda. Si presenta dallo psicologo (forse spontaneamente) per dei problemi lavorativi; lo spostamento di un collaboratore fidato, e l’incapacità di entrare in sintonia con il nuovo arrivato, è ciò che ha mandato in crisi A.
Dai dati riportati emerge che l’area di sofferenza di A. sembra essere collegabile ai disturbi di personalità. Infatti il modello abituale di comportamento e di esperienza interna di A. risultano essere inflessibili e pervasivi sia nelle situazioni personali che sociali. Inoltre tale modello ha determinato disagio clinicamente significativo compromettendo il funzionamento sociale e soprattutto lavorativo. In particolare, con riferimento al DSM-IV TR, la difficoltà di instaurare rapporti, sia con i superiori che con i collaboratori, il senso di insicurezza, indecisione e la ricerca di continue conferme farebbero pensare a un disturbo dipendente di personalità. A. inoltre non riesce ad assumersi responsabilità, e non è mai soddisfatto di ciò che fa, quindi spesso si prende impegni che non riesce a mantenere. Anche la scarsa stima che A. ha di sé e i continui dubbi che lo attanagliano potrebbero essere collegati al disturbo dipendente di personalità. Dalla lettura del suo contesto relazionale emerge infatti che A. da sempre ha avuto una figura importante che potesse sostenerlo. Sembrerebbe quindi che A. abbia bisogno di una persona che lo sostenga, che lo affianchi in ogni decisione, e che lo faccia sentire competente. Infatti A. riferisce di star vivendo una situazione lavorativa insostenibile da quando il suo collaboratore fidato è stato spostato. Questo collaboratore avrebbe potuto rappresentare la figura di riferimento di cui A. ha bisogno, e la sua mancanza ora avrebbe potuto far emergere le sue insicurezze .
Tuttavia questo evento potrebbe far pensare anche ad un disturbo dell’adattamento: infatti il cambiamento significativo che si è venuto a creare sul posto di lavoro ha scatenato in A. una crisi, recandogli sofferenza e disagio significativi (come ad esempio l’insonnia). QUI NON SO PIU' COME SPIEGARE CHE IN REALTà NON PUò ESSERE SEMPLICEMENTE UN DISTURBO DELL'ADATTAMENTO, VISTO CHE IL SUO PROBLEMA è COSTANTE, E SI PRESENTA SOLO QUANDO VIENE A MANCARE LA SUA FIGURA DI RIFERIMENTO...
Siccome i dati a disposizione non sono sufficienti proporrei ad A. un ciclo di 4 incontri in cui raccoglierei informazioni anamnestiche, approfondirei meglio alcune aree del suo funzionamento generale tramite colloquio e somministrazione di test. Infine gli darei una restituzione finale delle considerazioni diagnostiche.
Fondamentale è cominciare con un’analisi della domanda. A. infatti sembra presentarsi spontaneamente dallo psicologo, ma non sappiamo se questa scelta è stata autonoma o consigliata dai familiari. Sarà importante allora capire quali sono le motivazioni, le aspettative e i bisogni che A. ha espresso nella sua richiesta d’aiuto. In questa fase andrà poi indagato il motivo che ha spinto A. a richiedere un colloquio psicologico proprio ora. Sappiamo che da qualche tempo sta vivendo una situazione difficile sul lavoro; da quanto precisamente? In che senso ora è diventata insostenibile? Come ha reagito fino ad oggi alle difficoltà? Indagando l’insorgenza dei sintomi sarà opportuno capire quali strategie ha già adottato per far fronte ai suoi problemi (in modo da riconoscere le strategie disfunzionali da disinnescare, e quelle funzionali, e quindi da sviluppare), e se ci sono stati precedenti percorsi terapeutici. Sappiamo che A. è stato portato dalla madre da uno psicologo durante l’adolescenza per un problema di eccessivo attaccamento alla madre, timidezza e difficoltà ad affrontare le prove scolastiche. Sarebbe da capire come mai questo intervento non ha avuto seguito, e quali sono le eventuali aspettative che sono state deluse. Bisognerà capire poi come da allora è evoluta la sintomatologia di A.. per esempio, se ci sono periodi in cui si acutizza, o in cui si allevia. QUI AVREI VOLUTO ACCENNARE AL FATTO CHE GIà DALL'ADOLESCENZA C'ERANO SEGNI CRITICI CHE MOSTRAVANO PROBLEMI DI DIPENDENZA, MA NON VOLEVO SBILANCIARMI, E NON VOLEVO PARLARE TROPPO DELLA SUA INFANZIA, VISTO CHE LE INFORMAZIONI SONO TORPPO POCHE. di certo
Parlando del contesto relazionale indagherei meglio i rapporti con la famiglia d’origine; in che senso lo accusano di essersi defilato quando avrebbero avuto bisogno di lui? Come vive A. queste accuse? Sappiamo che il padre è morto solo un paio di anni fa, che effetto ha avuto su A.? approfondirei anche il rapporto con la madre descritta come “capace e forte” a differenza di un padre “troppo buono”.
Infine sarebbero da chiarire i rapporti con la moglie e con la figlia. Sua moglie è la figura di riferimento di A. colei che lo sostiene e lo aiuta quotidianamente, sembra quindi rappresentare per A. una risorsa importante. Non sappiamo nulla invece circa la figlia adolescente, e sarebbe opportuno raccogliere maggior informazioni a riguardo.
somministrerei ad A.
- MMPI-2: questionario self-report
- TAT: test di personalità proiettivo
Dato il riconoscimento che A. ha del suo disagio, e la sua adesione alla realtà proporrei ad A. un intervento espressivo con l’obiettivo di , restituirgli una immagine di sé più competente, rafforzare la sua stima di sé, il suo senso di autoefficacia e favorire un processo decisionale.
Successivamente invierei A. e la moglie (previo consenso) da uno psicoterapeuta sistemico, per una terapia di coppia (eventualmente familiare convocando anche la figlia) i cui obiettivi saranno favorire lo svincolo e l’individuazione dei membri del sistema, ridefinire in modo chiaro i confini e i ruoli, e sviluppare una comunicazione diretta e chiara.
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Riferimento: Giugno 2013 unicatt
Buongiorno!
Chiara mi sembra fatto bene anche il tuo, io non avevo pensato ad un disturbo dell'adattamento, più che altro perché dice che in generale fa fatica con le responsabilità e quindi (magari dandolo troppo per scontato) l'ho escluso.
Ho solo un appunto:
Citazione:
Tuttavia questo evento potrebbe far pensare anche ad un disturbo dell’adattamento: infatti il cambiamento significativo che si è venuto a creare sul posto di lavoro ha scatenato in A. una crisi, recandogli sofferenza e disagio significativi (come ad esempio l’insonnia)
Non si dice se l'insonnia sia conseguenza di questo problema, ma che ne soffre! :P
Per il resto molti ragionamenti li abbiamo fatti similissimi :)
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Riferimento: Giugno 2013 unicatt
alt: ho messo i test a caso!!! volevo mettere un test proiettivo oltre al MMPI-2 e da qualche parte mi ricordo che qualcuno (forse salomex) mi aveva detto che il tat (ma non ne sono più per niente sicura, e non trovo il punto in cui ce lo siamo detto) era utile per le tematiche di dipendenza. sto delirando??? potrei in alternativa mettere il rorschach :shake:
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Riferimento: Giugno 2013 unicatt
Citazione:
Originalmente inviato da
Chiara_cookie
alt: ho messo i test a caso!!! volevo mettere un test proiettivo oltre al MMPI-2 e da qualche parte mi ricordo che qualcuno (forse salomex) mi aveva detto che il tat (ma non ne sono più per niente sicura, e non trovo il punto in cui ce lo siamo detto) era utile per le tematiche di dipendenza. sto delirando??? potrei in alternativa mettere il rorschach :shake:
vanno bene tat e mmpi-2!
Sì è vero l'avevo detto io :D
Poi ho messo il rorschach perché ero di corsa e sono andata in automatico e perché il rorschach lo conosco meglio, vanno bene entrambi secondo me :)
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Riferimento: Giugno 2013 unicatt
Citazione:
Originalmente inviato da
Chiara_cookie
eccomi: ci ho messo un'ora e mezza ma al computer scrivo moooolto più velocemente X_x aiuto!!!
sono stata piuttosto sbrigativa, appunto perché avevo paura di non stare nei tempi. ora posto il mio, e poi leggo i vostri e vi commento :)
Dalla lettura del caso emerge che A. è un uomo di 50 anni, sposato , con una figlia, e lavora come capo servizio in un’azienda. Si presenta dallo psicologo (forse spontaneamente) per dei problemi lavorativi; lo spostamento di un collaboratore fidato, e l’incapacità di entrare in sintonia con il nuovo arrivato, è ciò che ha mandato in crisi A.
Dai dati riportati emerge che l’area di sofferenza di A. sembra essere collegabile ai disturbi di personalità. Infatti il modello abituale di comportamento e di esperienza interna di A. risultano essere inflessibili e pervasivi sia nelle situazioni personali che sociali. Inoltre tale modello ha determinato disagio clinicamente significativo compromettendo il funzionamento sociale e soprattutto lavorativo. In particolare, con riferimento al DSM-IV TR, la difficoltà di instaurare rapporti, sia con i superiori che con i collaboratori, il senso di insicurezza, indecisione e la ricerca di continue conferme farebbero pensare a un disturbo dipendente di personalità. A. inoltre non riesce ad assumersi responsabilità, e non è mai soddisfatto di ciò che fa, quindi spesso si prende impegni che non riesce a mantenere. Anche la scarsa stima che A. ha di sé e i continui dubbi che lo attanagliano potrebbero essere collegati al disturbo dipendente di personalità. Dalla lettura del suo contesto relazionale emerge infatti che A. da sempre ha avuto una figura importante che potesse sostenerlo. Sembrerebbe quindi che A. abbia bisogno di una persona che lo sostenga, che lo affianchi in ogni decisione, e che lo faccia sentire competente. Infatti A. riferisce di star vivendo una situazione lavorativa insostenibile da quando il suo collaboratore fidato è stato spostato. Questo collaboratore avrebbe potuto rappresentare la figura di riferimento di cui A. ha bisogno, e la sua mancanza ora avrebbe potuto far emergere le sue insicurezze .
Tuttavia questo evento potrebbe far pensare anche ad un disturbo dell’adattamento: infatti il cambiamento significativo che si è venuto a creare sul posto di lavoro ha scatenato in A. una crisi, recandogli sofferenza e disagio significativi (come ad esempio l’insonnia). QUI NON SO PIU' COME SPIEGARE CHE IN REALTà NON PUò ESSERE SEMPLICEMENTE UN DISTURBO DELL'ADATTAMENTO, VISTO CHE IL SUO PROBLEMA è COSTANTE, E SI PRESENTA SOLO QUANDO VIENE A MANCARE LA SUA FIGURA DI RIFERIMENTO...
Siccome i dati a disposizione non sono sufficienti proporrei ad A. un ciclo di 4 incontri in cui raccoglierei informazioni anamnestiche, approfondirei meglio alcune aree del suo funzionamento generale tramite colloquio e somministrazione di test. Infine gli darei una restituzione finale delle considerazioni diagnostiche.
Fondamentale è cominciare con un’analisi della domanda. A. infatti sembra presentarsi spontaneamente dallo psicologo, ma non sappiamo se questa scelta è stata autonoma o consigliata dai familiari. Sarà importante allora capire quali sono le motivazioni, le aspettative e i bisogni che A. ha espresso nella sua richiesta d’aiuto. In questa fase andrà poi indagato il motivo che ha spinto A. a richiedere un colloquio psicologico proprio ora. Sappiamo che da qualche tempo sta vivendo una situazione difficile sul lavoro; da quanto precisamente? In che senso ora è diventata insostenibile? Come ha reagito fino ad oggi alle difficoltà? Indagando l’insorgenza dei sintomi sarà opportuno capire quali strategie ha già adottato per far fronte ai suoi problemi (in modo da riconoscere le strategie disfunzionali da disinnescare, e quelle funzionali, e quindi da sviluppare), e se ci sono stati precedenti percorsi terapeutici. Sappiamo che A. è stato portato dalla madre da uno psicologo durante l’adolescenza per un problema di eccessivo attaccamento alla madre, timidezza e difficoltà ad affrontare le prove scolastiche. Sarebbe da capire come mai questo intervento non ha avuto seguito, e quali sono le eventuali aspettative che sono state deluse. Bisognerà capire poi come da allora è evoluta la sintomatologia di A.. per esempio, se ci sono periodi in cui si acutizza, o in cui si allevia. QUI AVREI VOLUTO ACCENNARE AL FATTO CHE GIà DALL'ADOLESCENZA C'ERANO SEGNI CRITICI CHE MOSTRAVANO PROBLEMI DI DIPENDENZA, MA NON VOLEVO SBILANCIARMI, E NON VOLEVO PARLARE TROPPO DELLA SUA INFANZIA, VISTO CHE LE INFORMAZIONI SONO TORPPO POCHE. di certo
Parlando del contesto relazionale indagherei meglio i rapporti con la famiglia d’origine; in che senso lo accusano di essersi defilato quando avrebbero avuto bisogno di lui? Come vive A. queste accuse? Sappiamo che il padre è morto solo un paio di anni fa, che effetto ha avuto su A.? approfondirei anche il rapporto con la madre descritta come “capace e forte” a differenza di un padre “troppo buono”.
Infine sarebbero da chiarire i rapporti con la moglie e con la figlia. Sua moglie è la figura di riferimento di A. colei che lo sostiene e lo aiuta quotidianamente, sembra quindi rappresentare per A. una risorsa importante. Non sappiamo nulla invece circa la figlia adolescente, e sarebbe opportuno raccogliere maggior informazioni a riguardo.
somministrerei ad A.
- MMPI-2: questionario self-report
- TAT: test di personalità proiettivo
Dato il riconoscimento che A. ha del suo disagio, e la sua adesione alla realtà proporrei ad A. un intervento espressivo con l’obiettivo di , restituirgli una immagine di sé più competente, rafforzare la sua stima di sé, il suo senso di autoefficacia e favorire un processo decisionale.
Successivamente invierei A. e la moglie (previo consenso) da uno psicoterapeuta sistemico, per una terapia di coppia (eventualmente familiare convocando anche la figlia) i cui obiettivi saranno favorire lo svincolo e l’individuazione dei membri del sistema, ridefinire in modo chiaro i confini e i ruoli, e sviluppare una comunicazione diretta e chiara.
CIAO kia, ho letto il tuo caso, fatto bene. Solo una cosa, secondo me, (poi magari mi sbaglio), io Non parlerei di sintomi in un disturbo della personalità : si tratta di un organizzione stabile dove devono essere presi in considerazione fattori soggettivi, contestuali, le varie dinamiche sottostanti allo sviluppo di tale strutturazione della personalità e le significazioni che il soggetto fa alla messa in atto di quel comportamento, non sono sintomi (come può essere l'insonnia o lo scarso appetito della depressione), ma un organizzazione di personalità di cui il soggetto non ne è nemmeno consapevole che sia disfunzioanale
2) eviterei di parlare di terapia di coppia in un caso del genere. Non si hanno informazioni se la comunicazione tra i due è disfunzionale. Piuttosto una consultazione di coppia che fai tu, per capire se la moglie rinforza la dipendenza o incoraggia l'autonomia del marito. Non sbilanciarti troppo se nn sei sicura. Io metterei espressiva, perchè pare, che il problema sia individuale e NN di coppia.
CORREGGETEMI SE SBAGLIO , PARLIAMENE.
ho fatto un altro caso....lo posso postare così mi date un vostro parere? grazie!!!
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Riferimento: Giugno 2013 unicatt
esatto, ho appena letto il tuo e mi fa piacere che alcune cose siano simili :) mi rincuora :)
grazie per l'insonnia, hai ragione!!!!!! cavoli devo stare più attenta :O :O
il tuo è fatto davvero bene!!! non ho fatto la differenziale con depressione maggiore, non ci avevo pensato. effettivamente i sintomi ci sono!!! è che sono partita in quarta con il disturbo dipendente!!! anche se sembra chiaro che sia dipendente sarà opportuno discutere i sintomi con un'altra categoria diagnostica, come i disturbi dell'umore! per il disturbo dell'adattamento l'ho messo solo per completezza, ma sembra chiaro che non possa essere quello!!
giusto indagare il contesto lavorativo!!!!!! dovrei metterlo anche io!
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Riferimento: Giugno 2013 unicatt
Enrico, (anni 37) chiede un appuntamento ad uno psicologo di un servizio pubblico per adulti. Al primo colloquio Enrico descrive uno stato di acuta sofferenza che lo sta attanagliando da qualche mese e che di giorno e di notte non lo lascia mai, impedendogli anche il riposo. Ha un buon lavoro impiegatizio. È sposato da 17 anni con Laura, sua coetanea. Il matrimonio è stato allietato dalla nascita di due figlie adesso adolescenti, anzi, Enrico e Laura si sono sposati molto giovani proprio a causa del concepimento della prima figlia, Margherita. Enrico stava frequentando il biennio di ingegneria ed era in pari con gli esami; ma in seguito al matrimonio ha trovato un posto da geometra in Comune e ha rinunciato ai suoi studi universitari. Elena, la seconda figlia è nata a distanza di un anno e mezzo e la moglie si è dedicata a tempo pieno all'accudimento delle figlie, che sembrano essere cresciute abbastanza bene.
"In questi anni il mio primo pensiero è sempre stato per la mia famiglia, per mia moglie e per le bambine. Adesso loro stanno crescendo, la domenica si rifiutano di venire in montagna con noi, hanno i loro amici, mi sembra che non abbiano più bisogno di noi, di me. Mia moglie Laura, ha avviato, da circa due anni, con buon successo, insieme ad una sua amica, un negozio di abbigliamento per bambini. Laura ha raggiunto la sua indipendenza economica, anzi, attualmente il suo contributo finanziario alla famiglia è più consistente del mio. In alcuni momenti ho l'impressione di non aver vissuto la mi vita, di non essere riuscito a costruire qualcosa di importante con le mie mani. Perfino le mie figlie mi sembrano un merito soprattutto di Laura. Mi sembra di aver perso anche l'interesse verso mia moglie, che pure da qualche tempo si cura molto di più e comunque è sempre stata una donna affettuosa e piena di attrattive. Mio padre è mancato un anno e mezzo fa, dopo una lunga malattia invalidante. Al funerale ero così impietrito che non sono riuscito a piangere. Può darsi che questo fatto abbia un qualche collegamento con il mio soffrire. Mi aiuti, per favore!"
Quali sono le possibili aree di sofferenza di Enrico, quale la sequenza e la modalità di conduzione dei colloqui, quale il plausibile profilo psicodiagnostico e la restituzione con la eventuale proposta di successivo intervento?
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Riferimento: Giugno 2013 unicatt
Il caso tratta di Enrico un uomo di 37 anni che si rivolge allo psicologo autnomamente lamentando di star attraversando un periodo di grande sofferenza. Riferisce alterazione del sonno, anedonia, autosvalutazione di sé stesso. Dai dati a disposizione emerge che Enrico ha visione del mondo alquanto pessimista e un’insoddisfazione rispetto a quanto ha fatto e costruito nel suo passato. Nonostante i dati a disposizione non siano sufficienti ad orientarci rispetto ad un quadro diagnostico certo,ed escludendo una condizione medica generale o abuso di sostanze, è possibile inquadrare la sofferenza di Enrico all’interno dei disturbi Affettivi, in particolare è possibile ipotizzare un disturbo depressivo maggiore. Tuttavia, un calo del tono umorale, si può anche riscontrare nel disturbo distimico, anch’esso rientrante dei disturbi dell’umore, ma caratterizzato ma un periodo di alterazione dell’umore più lungo (almeno due anni) che compromette la qualità della vita e il benessere della persona ma non determina gravi alterazioni del funzionamento globale (una possibile sofferenza affettiva è possibile rintracciarla quando Enrico ha perso il padre? A che punto è Enrico con l’elaborazione di questo grande lutto?). Inoltre, è opportuno ricordare, che l’umore depresso, sentimenti di autosvalutazione e tendenza all’autocritica sono anche presenti nel Disturbo Dipendende di Personalità, un quadro caratterizzato da grave menomazione dell’autonomia e da tendenza alla sottomissione : andrebbero indagate ulteriormente alcune aree di funzionamento per poter fare ipotesi certe, e per valutare l’eventuale comorbilità tra un disturbo dell’umore e un disturbo dipendente di personalità.
Andrebbe ulteriormente indagata l’analisi della domanda di Enrico : quali sono le sue aspettative, quali bisogni connessi a tale richiesta d’aiuto? Qual è la rappresentazione che E. ha rispetto ad un possibile intervento psicologico (Psicologo come mago che risolve magicamente i problemi o piuttosto colui che accompagna le persone nei periodi sofferenza ?) , la motivazione è intrinseca oppure estrinseca (viene per esempio spinto alla consultazione dalla moglie o dai famigliari a causa della sua anedonia e sofferenza?).
Sono dunque fondamentali approfondire alcune aree, le risorse interne ed esterne, attraverso strumenti quali : l’osservazione diretta, colloqui, somministrazione di alcune batterie te stitiche. Proporrei dunque ad Enrico un ciclo di 4 incontri finalizzati ad approfondire le seguenti aree:
-Area Affettiva , rapporto con la moglie : dai dati a disposizione sembra che enrico nutra sentimenti di invidia nei confronti della moglie (in particolare,in seguito al raggiungimento di una maggiore indipendenza economica di quest’ultima inoltre sembra attribuirle un maggior ruolo nell’educazione e nella crescita delle figlie (“Perfino le mie figlie mi sembrano un merito soprattutto di Laura”). Andrebbero anche indagati i rapporti affettivi pregressi (Enrico riferisce di essersi sposato con laura molto presto –a 20 anni- a seguito di una gravidanza, andrebbe indagata se quest’ultima era desiderata oppure no, poiché dai dati sembra che Enrico abbia dovuto rinunciare alle sue aspettative e desideri personali ( stava frequentando il biennio di ingegneria ed era in pari con gli esami; ma in seguito al matrimonio ha trovato un posto da geometra in Comune e ha rinunciato ai suoi studi universitari), rispetto a quest’ultimo dato sarebbe opportuno indagare che aspettavive e che bisogni sono stati frustrati.
- Rapporto con le figlie : che ora sono in età adolescenziale. Enrico sembra non accettare la graduale autonomia, propria dell’età adolescenziale, delle figlie (“Adesso loro stanno crescendo, la domenica si rifiutano di venire in montagna con noi, hanno i loro amici, mi sembra che non abbiano più bisogno di noi, di me”)..
Area socio relazionale: le amicizie di Enrico i suoi interessi e hobby.
Famiglia d’origine : andrebbero approfonditi i rapporti con le figure genitoriali. Dai dati a disposizione non si parla della figura materna, viene soltanto fatto riferimento al padre deceduto un anno e mezzo fa. Andrebbe indagato se c’è stata una perdita in infanzia (della figura materna visto che non viene rievocata?ciò è di importanza crusciale, perchè una perdita in infanzia può generale una maggiore vulnerabilità a sviluppare depressione in età adulta). Rapporto con il padre: com’è stata interiorizzata sua figura? Che ruolo ha avuto Enrico nella cura della disabilità del padre? come ha elaborato il lutto (è tale perdita ad aver scatenato il nucleo depressivo?). Inoltre sarebbe opportuno sapere se Enrico ha fratelli e/sorelle che nel testo non vengono citati.
- Processi di crescita : infanzia (compresi i ricordi rispetto alle prime esperienze di separazione, per esempio ingresso a scuola), adolescenza (intimità con l’altro sesso, costruzione dell’identità, rapporto con il gruppo dei pari.
-Area lavorativa: nonostante emerga che Enrico abbia un buon lavoro (geometra presso comune) sembra che vi sia un certo rimorso per non aver potuto proseguire i suoi studi di ingegneria, a causa della gravidanza della moglie e del matrimonio (era realmente voluto da Enrico?).
- Somministrerei ad Erico un Rorschch (importante test proiettivo che si basa sul presuttosto che di fronte a stimoli ambigui e poco strutturati l’individuo proietta i propri bisogni, esperienze, impulsi. In tal modo è possibile avere un quadro più compelto rispetto al funzionamento dell’Io di enrico, oltre che la sfera affettiva ed intellettiva. In particolare, sarebbe opportuno rivolgere particolare attenzione a come il soggetto interpreta le tav. 1 e 4 che rappresentano l’interiorizzazione della figura paterna) e un MMPI-II (attenzione alla scala D).
- restituzione alla persona rispetto alle tematiche emerse dai colloqui e dai test. Qual’ora quest’ultimi confermassero l’ipotesi principale (DDM) (e dopo un accurata indagine dei livelli di motivazione della persona ) indirizzerei enrico ad una psicoterapia supportava- espressiva, dove inizialmente si dovrà lavorare a stabilire un alleanza terapeutica e a supportare il soggetto favorendo una percezione più realistica di sé stesso, degli altri e del mondo (favorire la maggiore integrazione e strutturazione dell’Io), successivamente, il versante espressivo sarà rivolto ad elaborare vissuti e tematiche inconsce connesse a : rabbia e aggressività inespressa, dipendenza,perdita, colpa cercando inoltre di trovare dei nessi rispetto al passato e all’attuale sofferenza. Sarà inoltre essenziale promuovere una maggiore autostima e autoefficacia della persona.
- In alterantiva potrebbe essere utile indirizzare Enrico a psicoterapia cognitivo – comportamentale : dove da un lato si lavorerà al fine di modificare le distorsioni e le interpretazioni distorte della realtà, di se stessi e del mondo,degli altri. Dall’altro si cercherà di ridurre la passività e l’anedonia, assegnando gradualmente dei compiti e attraverso la stesura di un diario giornaliero.
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Riferimento: Giugno 2013 unicatt
Citazione:
Originalmente inviato da
sury2013
CIAO kia, ho letto il tuo caso, fatto bene. Solo una cosa, secondo me, (poi magari mi sbaglio), io Non parlerei di sintomi in un disturbo della personalità : si tratta di un organizzione stabile dove devono essere presi in considerazione fattori soggettivi, contestuali, le varie dinamiche sottostanti allo sviluppo di tale strutturazione della personalità e le significazioni che il soggetto fa alla messa in atto di quel comportamento, non sono sintomi (come può essere l'insonnia o lo scarso appetito della depressione), ma un organizzazione di personalità di cui il soggetto non ne è nemmeno consapevole che sia disfunzioanale
2) eviterei di parlare di terapia di coppia in un caso del genere. Non si hanno informazioni se la comunicazione tra i due è disfunzionale. Piuttosto una consultazione di coppia che fai tu, per capire se la moglie rinforza la dipendenza o incoraggia l'autonomia del marito. Non sbilanciarti troppo se nn sei sicura. Io metterei espressiva, perchè pare, che il problema sia individuale e NN di coppia.
CORREGGETEMI SE SBAGLIO , PARLIAMENE.
ho fatto un altro caso....lo posso postare così mi date un vostro parere? grazie!!!
Cavolo sury hai ragione, non credo che sarebbero grossi problemi, ma quelle sottili sfumature per cui è meglio non rischiare... anche io ho parlato di sintomatologia, dovrò stare attenta...
Dai un'occhiata anche al mio?
Io ora pranzo, magari provo a fare il tuo caso (rapidamente, mica come ieri) e ti do un parere su quello che hai svolto ;)
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Riferimento: Giugno 2013 unicatt
Citazione:
CIAO kia, ho letto il tuo caso, fatto bene. Solo una cosa, secondo me, (poi magari mi sbaglio), io Non parlerei di sintomi in un disturbo della personalità : si tratta di un organizzione stabile dove devono essere presi in considerazione fattori soggettivi, contestuali, le varie dinamiche sottostanti allo sviluppo di tale strutturazione della personalità e le significazioni che il soggetto fa alla messa in atto di quel comportamento, non sono sintomi (come può essere l'insonnia o lo scarso appetito della depressione), ma un organizzazione di personalità di cui il soggetto non ne è nemmeno consapevole che sia disfunzioanale
2) eviterei di parlare di terapia di coppia in un caso del genere. Non si hanno informazioni se la comunicazione tra i due è disfunzionale. Piuttosto una consultazione di coppia che fai tu, per capire se la moglie rinforza la dipendenza o incoraggia l'autonomia del marito. Non sbilanciarti troppo se nn sei sicura. Io metterei espressiva, perchè pare, che il problema sia individuale e NN di coppia.
CORREGGETEMI SE SBAGLIO , PARLIAMENE.
ho fatto un altro caso....lo posso postare così mi date un vostro parere? grazie!!
hai ragione!!!!!!!!!!!!! non sono sintomi!! hai assolutamente ragione!!! aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa!!! hai fatto stra bene a dirmelo, devo stare assolutamente più attenta!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! :omg2:
per la terapia: io effettivamente pensavo che il problema è sì del marito, ma siccome la moglie è un po' la sua figura di riferimento questo avrebbe potuto aiutare A nella terapia. e poi pensavo che un rapporto di coppia dove c'è la moglie che fa da balia al marito non è troppo funzionale. però qui ho lavorato troppo di fantasia. effettivamente non ci sono elementi per dirlo. ho IMMAGINATO (-__-) che fa comodo al marito "sottomettersi" alla moglie, così come alla moglie prendersi cura del marito. per questo negli obiettivi ho messo di riorganizzare i ruoli e i confini! cioè... è una cosa che mi ero già chiesta studiando il disturbo dipendente: è patologico il dipendente, ok... ma anche la persona che si prende cura di lui va un po' oltre al suo ruolo!! e poi ho pensato che da piccolo lui era attaccato alla madre, che infatti era quella considerata forte, mentre il padre era quello debole. e ho pensato che lui si vede un po' come "il debole" e ha bisogno di legarsi a persone forti; prima la madre, ora la moglie. e non vorrei che l'essere forti per lui significa che "si sostituiscono a lui". e questo rapporto dovrebbe essere disinnescato, lavorando tanto su di lui, quanto sulla persona che lo sopraffanno. però questi pensieri non li metto per iscritto, perché mi rendo conto che sono più fantasie che ragionamenti. E' CHE HO UNA FORMAZIONE DAVVERO MOLTO SISTEMICA, E SONO SEMPRE STATA ABITUATA A GUARDARE I PROBLEMI MAI COME INDIVIDUALI. infatti ogni volta mi chiedo gli effetti che i comportamenti disfunzionali hanno a livello familiare.
lunedì starò più con i piedi per terra. hai ragione a farmelo notare. dopotutto la richiesta viene da lui, prenderò in carica solo lui!
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Riferimento: Giugno 2013 unicatt
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Riferimento: Giugno 2013 unicatt
Ragazze mi avete messo in ansia con questo fatto del caso di comunità......non saprei da dove cominciare......per quello che ho visto nel Kaneklin è tipo un progetto.....non credo che si azzardino...... tuttavia riflettendo e conoscendo Mr Scaratt quello che mi sembra possibile nell'area clinica sono i disturbi neuropsicologici. Memoria in primis. Io purtroppo me ne sono accorta adesso di questa eventualità e non ho niente...visto che mancano 48 ore se qualcuno ha sopratutto i test per la diagnosi e gli strumenti mnemotecniche può postarli? Thanks!!! :omg2:
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Riferimento: Giugno 2013 unicatt
Citazione:
Originalmente inviato da
romymonteleone
Ragazze mi avete messo in ansia con questo fatto del caso di comunità......non saprei da dove cominciare......per quello che ho visto nel Kaneklin è tipo un progetto.....non credo che si azzardino...... tuttavia riflettendo e conoscendo Mr Scaratt quello che mi sembra possibile nell'area clinica sono i disturbi neuropsicologici. Memoria in primis. Io purtroppo me ne sono accorta adesso di questa eventualità e non ho niente...visto che mancano 48 ore se qualcuno ha sopratutto i test per la diagnosi e gli strumenti mnemotecniche può postarli? Thanks!!! :omg2:
Ma no dai nemmeno i disturbi neuropsicologici su....!!!!non è possibile che esca un afasia di wernike o un neglet su..troppo specifico e in cattolica manco c'è una specialità di scienze della mente..e nemmeno comunità, l'ho già detto ieri, in cattolica manco c'è la specialistica di comunità perchè dovrebbero metterla !!!
Se esce qualcosa sulla memoria cmq o è depressione o demenza (o trauma cranico).....test wais...
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Riferimento: Giugno 2013 unicatt
Sury dato che fai sempre delle osservazioni centratissime e argute non è che mi "correggi" il caso di A.? :D
Pleeeease :D
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Riferimento: Giugno 2013 unicatt
http://www.uniroma1.it/sites/default...ratica0612.pdf
casi evolutivo e clinica usciti alla sapienza a roma 2012
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Riferimento: Giugno 2013 unicatt
Citazione:
Originalmente inviato da
derju87x
Grazie derju!
Quello di clinica mi sembra molto facile, quello di sviluppo meno... che ipotesi fareste?
Il progetto non so neanche cosa sia, è comunità?
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Riferimento: Giugno 2013 unicatt
uhhh è vero scusa l'ho letto stamattina , e non avevo nulla da dire per quello non ti ho detto nulla!! cmq l ho riletto A parte sintomatologico (che stamattina non l'avevo notato) secondo me va benissimo ed è anche scritto molto bene, coerente e chiaro (cosa che io non sono in grado di fare). Non parlerei nemmeno di intensità e circostanze d'insorgenza ma piuttosto di manifestazione di questa sofferenza in seguito a... (rottura di una relazione etc.). e nemmeno delle strategie messe in atto per far fronte al malessere (non ne è consapevole e fa parte del suo modo d'essere, quindi a mio avviso, non ha messo in atto un bel nulla), piuttosto di attribuzioni di significato a quel comportamento ..
x Chiara hai ragione , se hai una formazione sistemica diventa difficile leggere un caso dietro ad altre lenti, il disturbo dipendente si manifesta sicuramente in ambito relazionale,e andrebbero capite le dinamiche famigliari che sottostanno al mantenimento di questo quadro, tuttavia è anche una cosa troppo in là, secondo me, che caso mai arriva ben oltre le nostre capacità di indirizzamento ad una terapia supportiva od espressiva.....da quanto ho studiato questo disturbo deriva da un mancato superapemento del processo di sepazione - individuazione, che è un processo strettamente individuale, che avviene in età evolutiva e sono i genitori a promuoverlo oppure ad inibirlo.....boh nn so poi magari sbaglio, anzi corregetemi, io dico il mio parere e sono mie considerazioni personali e non confutate scientificamente!!!!!
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Riferimento: Giugno 2013 unicatt
Grazie, hai ragione, ci farò più caso la prossima volta ;)
E comunque a me sembra che i tuoi siano coerenti e chiari, non te lo dico per farti un piacere (non avrebbe nessun senso), ma perché soprattutto l'ultimo mi è sembrato davvero perfetto :approved:
Comunque a me anche quelli che all'inizio sembrano semplici poi alla fine mettono in difficoltà (vedi Enrico). Uff...