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IT_Modeler
Johnny anch'io ho una domanda: il fatto che una persona è diplomata comporta automaticamente che sa scrivere correttamente l'Italiano (l'hai verificato Tu stesso su questo 3D)??
Sarò pedante, ma è abbastanza semplice (non è un ragionamento farraginoso) che un titolo non garantisce automaticamente le competenze, anche se garantisce che puoi esercitare la professione.
La perfezione su questa terra non esiste, sei d'accordo? Allora proviamo a fare un ragionamento, per praticare una professione che sia il medico, l'ingegnere, lo psicologo, ecc. è stato stabilito un percorso formativo specifico, dove vengono date delle basi e competenze per la pratica di queste professioni (che spesso se non svolte nel modo corretto possono creare seri danni "ingegnere, medico, psicologo"). Ora, come detto prima, questo mondo non è perfetto, quindi se ci dovessimo aspettare che il 100% di quelli che escono da questi percorsi formativi siano onesti, bravi e competenti vorrebbe dire che ci aspettiamo la perfezione. Allora secondo te, visto che la perfezione non si riesce a raggiungere in questa maniera, sarebbe da abolire il percorso universitario e permettere di lavorare a chi non ha il titolo? Le cose andrebbero meglio? Facciamo tutti gli ingegneri, medici e psicologi e vedi che confusione.
Che poi si possa migliorare il percorso formativo posso essere d'accordo, personalmente credo che per fare lo psicologo sia importante un buon lavoro di analisi personale in aggiunta ad una formazione accademica e scientifica.
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IT_Modeler
Io sono d'accordo solo con alcuni post di Monica...poi altri siti di Psicologi che insegnano a tutti "Ipnosi costruttivista", se interessa, ve li indico io.
Johnny anch'io ho una domanda: il fatto che una persona è diplomata comporta automaticamente che sa scrivere correttamente l'Italiano (l'hai verificato Tu stesso su questo 3D)??
Sarò pedante, ma è abbastanza semplice (non è un ragionamento farraginoso) che un titolo non garantisce automaticamente le competenze, anche se garantisce che puoi esercitare la professione.
io sinceramente trovo che sia una questione molto semplice, mi sembra persino strano dovermi spiegare:
se voglio fare l'odontoiatra, metto in bella mostra il diploma di laurea nel mio studio, affinché i pazienti sappiano che sono "autorizzato" a svolgere quel lavoro.
Poi, se sono bravo ritornano, se non lo sono, cambiano odontoiatra.
Ma, per quanto possa essere bravo o non bravo, lo studio mi permette di non fare errori grossolani e gravi, talvolta anche letali, tipo provocare un'infezione, far venire l'epatite al paziente, ecc...Se malauguratamente al paziente viene una di quelle cose che ho detto, mi può denunciare e il mo lavoro di odontoiatra me lo posso anche scordare.
Lo stesso discorso lo puoi traslare nel campo psicologico.
Un assistente sociale, uno psicologo, uno psicoterapeuta, hanno una formazione tale che li "autorizza" a prestare un certo tipo di servizi. E' ovvio che ci saranno psicologi, psicoterapeuti, assistenti sociali, ecc...bravi e meno bravi. Se uno è bravo, il paziente torna. Se non è bravo, il paziente è libero di cambiare.
Ma lo psicologo, psicotearapeuta, assistente sociale, ecc...per quanto bravi o non bravi sanno certe nozioni di base che permettono loro di non commettere errori grossonali (di primo acchitto mi vengono in mente agiti controtransferali e collusioni), gravi e pericolosi per i pazienti, nonché per il professionista stesso.
Fattostà che se tale profesisonista malauguratamente dovesse commettere qualche errore grave (tipo non rispettare il segreto professionale) potrebbe essere denunciato dal paziente e subirne le conseguenze.
Comunque, mi ripeto, io non contesto assolutamente il counseling in quanto tale. Se uno psichiatra, uno psicologo, uno psicoterapeuta è anche counselor mi va benissimo. Quel che non comprendo è chi, nel vuoto (cioè senza essere né psicologo, né psichiatra, né assistente sociale, né psicoterapeuta, ecc..) fa un corso di counseling. Fra l'altro non capisco neanche come sia possibile poter fare un corso di counseling in tal caso.
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Johnny
Lo stesso discorso lo puoi traslare nel campo psicologico.
Un assistente sociale, uno psicologo, uno psicoterapeuta, hanno una formazione tale che li "autorizza" a prestare un certo tipo di servizi. E' ovvio che ci saranno psicologi, psicoterapeuti, assistenti sociali, ecc...bravi e meno bravi. Se uno è bravo, il paziente torna. Se non è bravo, il paziente è libero di cambiare.
Ma lo psicologo, psicotearapeuta, assistente sociale, ecc...per quanto bravi o non bravi sanno certe nozioni di base che permettono loro di non commettere errori grossonali (di primo acchitto mi vengono in mente agiti controtransferali e collusioni), gravi e pericolosi per i pazienti, nonché per il professionista stesso.
Caro johnny, mi pare però che tu abbia un po' troppa fiducia in questa "autorizzazione" di natura formale. Perchè di agiti e collusioni sono attuati anche da esimi analisti.
Il problema del counselling è di altra natura (teorico-epistemica), almeno dal mio punto di vista.
Saluti
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Aggiungo che, peraltro, posta così la questione dovrebbe riguardare anche tutti i terapeuti che non hanno frequentato psicologia nè medicina e che sono stati abilitati "d'ufficio".
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Johnny
io sinceramente trovo che sia una questione molto semplice, mi sembra persino strano dovermi spiegare:
se voglio fare l'odontoiatra, metto in bella mostra il diploma di laurea nel mio studio, affinché i pazienti sappiano che sono "autorizzato" a svolgere quel lavoro.
Sono accordo, anch'io trovo che la questione sia molto semplice: il counseling rientra dal 2000 (IV rapporto di monitoraggio del CNEL) tra le professioni non regolamentate.
Stante l'attuale legislazione, il counseling non è considerabile riserva di legge di alcuna categoria professionale.
Pertanto, allo stato attuale, chiunque lo può esercitare.
Più semplice di così...
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E aggiungo: o si modifica la Legge e si fa rientrare espressamente l'attività di counseling tra le attività dello psicologo, oppure si finisce questa interminabile polemica... polemica che vede peraltro la continua sconfitta nei Tribunali d'Italia degli Psicologi.
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quattrostracci
E aggiungo: o si modifica la Legge e si fa rientrare espressamente l'attività di counseling tra le attività dello psicologo, oppure si finisce questa interminabile polemica... polemica che vede peraltro la continua sconfitta nei Tribunali d'Italia degli Psicologi.
Oppure si inizia a ragionare seriamente sulle basi degli interventi di aiuto e sostegno, dove regna spesso l'ignoranza o addirittura la negazione della necessità della riflessione epistemologica.
Saluti
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gieko
Oppure si inizia a ragionare seriamente sulle basi degli interventi di aiuto e sostegno, dove regna spesso l'ignoranza o addirittura la negazione della necessità della riflessione epistemologica.
Saluti
Certo, però i piani vanno tenuti distinti. Differentemente si fa molta confusione. Da un punto di vista formale, la riflessione epistemologica non vale niente se poi non è seguita o da una modifica legislativa o da una consolidata giurisprudenza che, di diritto, pone delle linee guida.
I partecipanti a questo forum (non tu, per essere chiaro, che sei uno tra i più attenti) mi pare che continuino a fare molta confusione tra "quello che è" e "quello che mi piacerebbe che fosse"...
Ciao
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quattrostracci
Certo, però i piani vanno tenuti distinti. Differentemente si fa molta confusione. Da un punto di vista formale, la riflessione epistemologica non vale niente se poi non è seguita o da una modifica legislativa o da una consolidata giurisprudenza che, di diritto, pone delle linee guida.
Prima ancora che nel diritto - che difficilmente segue in maniera lineare la riflessione scientifica, per ovvi motivi - le conseguenze dovrebbero ricadere sull'operare degli appartenenti alla comunità professionale. E qui che, secondo il mio modesto parere, si incontrano le resistenze maggiori a mettere in discussione il proprio operato.
Saluti
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Originalmente inviato da
quattrostracci
I partecipanti a questo forum (non tu, per essere chiaro, che sei uno tra i più attenti) mi pare che continuino a fare molta confusione tra "quello che è" e "quello che mi piacerebbe che fosse"...
Ciao
forse ti riferisci a me...io non ho la scienza in tasca, scrivere sul forum serve anche a me per capire la "questione Counseling" confrontandomi con chi ne sa più di me
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Originalmente inviato da
evolution
Allora secondo te, visto che la perfezione non si riesce a raggiungere in questa maniera, sarebbe da ABOLIRE IL PERCORSO UNIVERSITARIO e permettere di lavorare a chi non ha il titolo? Le cose andrebbero meglio? Facciamo tutti gli ingegneri, medici e psicologi e vedi che confusione.
Che poi si possa migliorare il percorso formativo posso essere d'accordo, personalmente credo che per fare lo psicologo sia importante un buon lavoro di analisi personale in aggiunta ad una formazione accademica e scientifica.
Mai scritto di ABOLIRE UN BEL NULLA, perchè è la Facoltà dove dentro ci sono anch'io (e anche Tu, mi sembra). Forse dovrebbe essere più selettiva o trovare altre soluzioni. Sull'analisi personale sono completamente d'accordo.
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Originalmente inviato da
Johnny
...lo studio mi permette di non fare errori grossolani e gravi, talvolta anche letali, tipo provocare un'infezione, far venire l'epatite al paziente, ecc...Se malauguratamente al paziente viene una di quelle cose che ho detto, mi può denunciare e il mo lavoro di odontoiatra me lo posso anche scordare.
Lo stesso discorso lo puoi traslare nel campo psicologico.Ma lo psicologo, psicotearapeuta, assistente sociale, ecc...per quanto bravi o non bravi sanno certe nozioni di base che permettono loro di non commettere errori grossonali (di primo acchitto mi vengono in mente agiti controtransferali e collusioni), gravi e pericolosi per i pazienti, nonché per il professionista stesso.
Fattostà che se tale profesisonista malauguratamente dovesse commettere qualche errore grave (tipo non rispettare il segreto professionale) potrebbe essere denunciato dal paziente e subirne le conseguenze.
E' questo il problema che il discorso è difficilmente "traslabile nel nostro campo"...seguendo il Tuo paragone: se il mio dentista non usa i guanti, me me accorgo subito, ma se in un momento di difficoltà psicologico ricorro alla terapia, soprattutto se sono a digiuno di psicologia, metodologie e transfert e controtransfert (andando nel dettaglio da Te evocato) penso che molto difficilmente mi accorgerei di collusioni o agiti transferali che si stanno incartando o andando per il verso "sbagliato" (sbagliato per il cliente, nelle conseguenze).
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Originalmente inviato da
Johnny
forse ti riferisci a me...io non ho la scienza in tasca, scrivere sul forum serve anche a me per capire la "questione Counseling" confrontandomi con chi ne sa più di me
No Johnny, per essere chiari: mi riferisco a tutti quegli psicologi e studenti di psicologia che - in maniera totalmente acritica - intendono perseguire il counseling perché qualcuno - ad arte - sta facendo credere loro che una delle ragioni del loro insuccesso professionale (mancanza di lavoro, etc.) siano i counselor - a detta loro - abusivi.
Non si può procedere con slogan del tipo: "Sì, sì, denunciamoli!", "Sono tutti abusivi", "Riprendiamoci il nostro lavoro", etc.
Ti racconto questo episodio: mia sorella minore, alcuni anni fa, mi chiede aiuto per un esame universitario che - a detta sua - trattava di counseling. Era proprio così: il professore in questione l'aveva chiamato proprio con il termine "counseling". Peccato che trattasse interamente di psicologia dell'handicap... con tanto di tirocinio annesso fatto presso una comunità di disabili...
Ora, già sappiamo benissimo che ad insegnare nelle facoltà di psicologia i "veri" psicologi sono pochi... ma ho l'impressione che i "veri" counselor siano ancora meno...
Quanta confusione!
Mentre è comprensibile la posizione di coloro che intendono il counseling come una competenza acquisibile e spendibile dallo psicologo (non la condivido, ma la comprendo), non comprendo invece la posizione di chi continua a sostenere che uno psicologo, in quanto tale, è capace di fare counseling.
Dalla mia modesta esperienza noto che, in realtà, la maggior parte dei laureati in psicologia, non hanno neppure le competenze per fare gli psicologi...
Pertanto le strade percorribili, a mio avviso, sono solo due:
- quella della mediazione che tiene in considerazione l'evoluzione del panorama professionale in Italia e nel mondo e dunque intraprende un percorso di integrazione :approved:
- quella dello scontro (il rigurgito corporativo) che intende procedere attraverso denunce, segnalazioni, presunti abusi, etc. :sbonk:
Personalmente ritengo che, mentre la prima rappresenti un percorso evolutivo di maturazione, la seconda la vedo come una regressione infantile al ricorso all'autorità in maniera indiscriminata.
Insomma, quando non si riesce ad essere autorevoli (e converrai con me che l'Ordine degli psicologi in ventanni non lo è stato) si prova ad essere autoritari.
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Originalmente inviato da
quattrostracci
Dalla mia modesta esperienza noto che, in realtà, la maggior parte dei laureati in psicologia, non hanno neppure le competenze per fare gli psicologi...
Insomma, quando non si riesce ad essere autorevoli (e converrai con me che l'Ordine degli psicologi in ventanni non lo è stato) si prova ad essere autoritari.
Anche dalla mia modesta esperienza, vedo che le cose stanno proprio così. Giorni fa ho avuto una discussione con un amico laureando in medicina che fa l'internato a neurologia. Si discuteva della situazione accademica italiana e nella fattispecie di quella psicologica. La percezione del mio amico (interessato per ovvi motivi alle materie psicologiche) è quella di chi vede nella facoltà di psicologia un guazzabuglio di fancazzisti, gente che non sa cosa fare e attacca il culo alla sedia di un'aula,gente che, una volta laureata, non conosce le basi indispensabili della biologia del sistema nervoso e le principali correnti teorico-cliniche, gente che sta li come si sta in una università ''qualunque''...insomma, mi diceva, ''da medico'' ''la psicologia è una cosa seria e difficile, che richiede volontà e passione, e che caspita''! Ora, piaccia o non piaccia, la situazione è proprio questa (certamente da non generalizzare ma è abbastanza per intravedere un 'allarme'). E dispiace vedere che delle critiche ''costruttive'' debbano sopraggiungere da chi è esterno alla nostra professione.
Vediamo di analizzare il perchè di tale condizione.
Mi pare che itmodeler già faceva cenno ad una organizzazione che deve diventare inderogabilmente piu ''severa''...benissimo! Severità deve essere anche sinonimo di ''selezione''..dunque numeri chiusi..e poi, una formazione a ciclo unico che sia degna di istituzioni quali ''psicologia dinamica'', ''...dello sviluppo'', ''...clinica'', ''psicopatologia'' ecc...e che punti ancora di piu a cortocircuitare il senso comune ampliando gli insegnamenti con materie antropologiche e filosofiche che inevitabilmente ''rafforzano'' il sapere che così sarà difficilmente esposto a ingenue critiche epistemologiche.
E qui siamo al punto decisivo: la pratica! Che è totalmente assente! A medicina fanno un solo esame di ''psicologia clinica e psichiatria'' in sei anni! Una conoscenza teorica nettamente inferiore alla nostra: ma nelle loro aule si fanno delle dimostrazioni ''pratiche'' che sono di una necessità assoluta! Sedute, dimostrazioni, colloqui ecc.. ecc...praticamente tutto ciò che dovrebbe essere patrimonio della facoltà di psicologia! E che invece sarebbe destinato al tirocinio post-lauream...ma il tirocinio non basta! La pratica deve essere insinuata in ogni piega di ogni insegnamento (parlo di clinica ovviamente).
Insomma, i problemi ci stanno: ma la ''via regia'' da percorrere è quella che punti ad un rinforzamento della ''costituzione'' accademica della psicologia...farla diventare un sapere più ''duro''! riforme, riforme e ancora riforme! Ma questo deve avvenire dall'alto..le disposizioni al cambiamento strutturale devono essere il frutto di una riflessione profonda e condivisa di chi ''regola'' i rapporti tra ''sapere psicologico'' e ''mondo''. Se riusciamo in questo, il nuovo assetto che si genererà non lascierà spazio a santoni di sorta...la riorganizzazione virtuosa dell'università farà il resto senza così scadere in polemiche ingiuriose che non vanno da nessuna parte.
Saluti,
Luigi
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Riferimento: ...sulla professione di Counsellor
Ciao Luigi,
non si può che concordare (se l'84 del tuo nick è la tua data di nascita sono positivamente stupito...).
La tradizione "clinica" italiana affonda le sue radici sicuramente nella pratica analitica prima (migrazioni nella mitteleuropa dei primi dei Novecento) e nello sviluppo delle scuole private di psicoterapia poi.
L'accademia non ha mai saputo (o voluto, questo rimane un mistero) farsi promotrice di questa eredità trasportandola all'interno del mondo accademico.
Il risultato è che, mediamente, nelle facoltà di psicologia i clinici con la "C" maiuscola sono veramente pochi... io mi sono ritrovato anche ordinari di psicologia dinamica che non avevano mai visto un paziente in vita loro...
Ora, va da sè la la psicologia sperimentale è una cosa, quella clinica un'altra.
La mia personalissima opinione è che, mentre la psicologia sperimentale potrebbe avere le carte in regola per entrare a buon diritto tra le scienze (più o meno) esatte, la psicologia clinica differentemente non potrà mai farlo. Il motivo è presto detto: in clinica esistono almeno due variabili... insondabili. Il paziente e il clinico.
Ciò premesso (mi serviva fare questo preambolo) va da sè che una seria riforma del ciclo universitario è assolutamente necessaria, alla quale deve anche corrispondere una riforma dell'ordinamento successivo alla laurea.
Ricordo infatti, a margine, che un laureato in psicologia (VO, indirizzo sperimentale) può per legge fare tutto ciò che è previsto dalla legge di ordinamento. Ivi compreso il sostegno psicologico. Ma vale anche il contrario: un laureato con indirizzo clinico e di comunità, che non ha mai fatto in vita sua un'ora di psicologia del lavoro, può per legge fare selezione del personale, ricerche di mercato, etc.
Vedendo molti giovani neolaureati mi sono accorto che gli stessi, forti della loro preparazione accademica, poi si scontrano con la vita reale, con i pazienti in carne ed ossa.
Quei pazienti sono lievemente diversi da come li si studiano sui libri... ma non solo: quando sei all'università nessuno mai ti porta a riflettere su un'altra incognita: come reagiranno le tue emozioni di fronte al rapporto con il paziente? Come risponderai ad un bambino down mentre gli fai sostegno psicologico?
L'esempio con la chirurgia lo trovo abbastanza fondato: se mi dovessi far operare da un medico che il bisturi l'ha visto solo disegnato su un libro... o che l'ernia l'ha vista solo in fotografia... non so se starei tranquillo.
E' singolare, tra l'altro, come nel resto del mondo con il termine "clinici" si intendano tutti quei professionisti che, a vario titolo, hanno a che fare con la clinica, appunto. Non riservando allo psicologo questo termine.
E se è vero quello che diceva il mio vecchio analista junghiano, cioè che non esiste una clinica senza teoria, ma nemmeno una teoria senza clinica, si capisce bene di quanto l'università abbia bisogno, in tal senso di una seria riforma.
Prima almeno qualche clinico vero, nelle facoltà, c'era. Penso alla buonanima di Carotenuto il quale, in maniera del tutto gratuita e fuori orario scolastico, conduceva il pomeriggio in quel della Sapienza i gruppi analitici per dare un senso a ciò che spiegava teoricamente la mattina. Ed ecco che tu ti potevi confrontare con le tue emozioni, i tuoi vissuti. Tutte cose che poi, magicamente, sarebbero riapparse con i tuoi pazienti. Con la differenza che lì, almeno, le avevi già sperimentate.
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Riferimento: ...sulla professione di Counsellor
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Anche dalla mia modesta esperienza, vedo che le cose stanno proprio così. Giorni fa ho avuto una discussione con un amico laureando in medicina che fa l'internato a neurologia. Si discuteva della situazione accademica italiana e nella fattispecie di quella psicologica. La percezione del mio amico (interessato per ovvi motivi alle materie psicologiche) è quella di chi vede nella facoltà di psicologia un guazzabuglio di fancazzisti, gente che non sa cosa fare e attacca il culo alla sedia di un'aula,gente che, una volta laureata, non conosce le basi indispensabili della biologia del sistema nervoso e le principali correnti teorico-cliniche, gente che sta li come si sta in una università ''qualunque''...insomma, mi diceva, ''da medico'' ''la psicologia è una cosa seria e difficile, che richiede volontà e passione, e che caspita''! Ora, piaccia o non piaccia, la situazione è proprio questa (certamente da non generalizzare ma è abbastanza per intravedere un 'allarme'). E dispiace vedere che delle critiche ''costruttive'' debbano sopraggiungere da chi è esterno alla nostra professione.
Vediamo di analizzare il perchè di tale condizione.
Mi pare che itmodeler già faceva cenno ad una organizzazione che deve diventare inderogabilmente piu ''severa''...benissimo! Severità deve essere anche sinonimo di ''selezione''..dunque numeri chiusi..e poi, una formazione a ciclo unico che sia degna di istituzioni quali ''psicologia dinamica'', ''...dello sviluppo'', ''...clinica'', ''psicopatologia'' ecc...e che punti ancora di piu a cortocircuitare il senso comune ampliando gli insegnamenti con materie antropologiche e filosofiche che inevitabilmente ''rafforzano'' il sapere che così sarà difficilmente esposto a ingenue critiche epistemologiche.
E qui siamo al punto decisivo: la pratica! Che è totalmente assente! A medicina fanno un solo esame di ''psicologia clinica e psichiatria'' in sei anni! Una conoscenza teorica nettamente inferiore alla nostra: ma nelle loro aule si fanno delle dimostrazioni ''pratiche'' che sono di una necessità assoluta! Sedute, dimostrazioni, colloqui ecc.. ecc...praticamente tutto ciò che dovrebbe essere patrimonio della facoltà di psicologia! E che invece sarebbe destinato al tirocinio post-lauream...ma il tirocinio non basta! La pratica deve essere insinuata in ogni piega di ogni insegnamento (parlo di clinica ovviamente).
Insomma, i problemi ci stanno: ma la ''via regia'' da percorrere è quella che punti ad un rinforzamento della ''costituzione'' accademica della psicologia...farla diventare un sapere più ''duro''! riforme, riforme e ancora riforme! Ma questo deve avvenire dall'alto..le disposizioni al cambiamento strutturale devono essere il frutto di una riflessione profonda e condivisa di chi ''regola'' i rapporti tra ''sapere psicologico'' e ''mondo''. Se riusciamo in questo, il nuovo assetto che si genererà non lascierà spazio a santoni di sorta...la riorganizzazione virtuosa dell'università farà il resto senza così scadere in polemiche ingiuriose che non vanno da nessuna parte.
Ottimo Luigi, anche se sono molto più pessimista di te, non credo che il cambiamento possa avvenire dall'alto soprattutto se -come dice giustamente quattrostracci- i clinici in università stanno diventando una razza in estinzione. Che fare?
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Riferimento: ...sulla professione di Counsellor
Scusate l'ingenuità della domanda...ma la psicologia clinica non "si serve"(per quanto è possibile) della psicologia sperimentale????
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Originalmente inviato da
Zuccherina
Scusate l'ingenuità della domanda...ma la psicologia clinica non "si serve"(per quanto è possibile) della psicologia sperimentale????
Direi che se ne serve ben poco o per nulla, perchè la parcellizzazione del soggetto tipica della psicologia sperimentale non è utile nella stanza di terapia. Anzi, qualcuno ha addirittura affermato che bisogna vedere il paziente "senza memoria e senza desiderio", come se ogni seduta fosse la prima...
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Originalmente inviato da
quattrostracci
Ciao Luigi,
non si può che concordare (se l'84 del tuo nick è la tua data di nascita sono positivamente stupito...).
Grazie 4!...si è la mia data di nascita...ma in realtà sono più anziano di quanto sembra!:asd:
A parte gli scherzi, rilevi una condizione sperimentabile da ciascuno. Io vengo da una facoltà di filosofia: quando si discuteva dei saperi psicologici (soprattutto di psicoanalisi)credevo esistesse una realtà affine a tali discussioni (grandi clinici, grandi insegnamenti...)e, d'altro canto, quando mi risolsi a frequentare la facoltà di psicologia mi accorsi subito della povertà di cui si sta parlando. Certamente la questione è più complessa di come ho tentato di impostarla non fosse altro per la condizione culturale in cui versiamo tutti quanti. La politica fa il resto quando cavalca l'angoscia di un mondo drogato dalle case farmaceutiche e noi...beh, noi arranchiamo nel vuoto per un pezzo di pane da guadagnarsi con un lavoro che purtroppo non c'è. E' dura ma, per così dire, un trattamento sintomatico non basta...bisogna tutti rimboccarsi le maniche per un lento e strutturale cambiamento. La psicologia deve ri-cominciare ad incutere 'timore'...lo stesso timore che suscitavano le ricerche dei grandi clinici europei (freud, jung, bleuler, binswanger, jaspers...)rispetto ai quali, quelli odierni non sono che le malriuscite caricature.
Saluti,
Luigi
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Originalmente inviato da
Zuccherina
Scusate l'ingenuità della domanda...ma la psicologia clinica non "si serve"(per quanto è possibile) della psicologia sperimentale????
Dipende dai fini. Se ne può servire in sede teorica (per esempio accordando i dati psicopatologici a ciò che emerge da ricerche neuropsicologiche, se ciò è possibile) molto di meno in sede 'pratica' o psicoterapeutica dove tutto dipende da 2 variabili (paziente-terapeuta) difficilmente scomponibili in entità da laboratorio. Alcuni orientamenti lo fanno ma per altri (psicodinamici) tutto ciò risulta difficile e non auspicabile. E' pressochè impossibile portare un ''conflitto'' in laboratorio...figuriamoci l'inconscio, che per definizione non segue le regole induttivo-causali del laboratorio.
Saluti,
Luigi
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Riferimento: ...sulla professione di Counsellor
Io ad es. una volta ho fatto un esperimento dietro pagamento(mi piace essere una cavia da laboratorio ed essere esaminata, mi devo preoccupare:asd::asd:?)sulla memoria...ma non ricordo di preciso perchè sono passati diversi anni.....e ho sempre creduto che tali esperimenti servissero poi a (datemela per buona)generalizzare i risultati su "tutti"..., quindi a creare delle teorie che poi servissero nell'agire pratico!!!!!
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Riferimento: ...sulla professione di Counsellor
Per alcuni, direi fortunatamente, la clinca è ancora la scienza della soggettività individuale, un laboratorio che funziona in modo particolare e che non ha l'obbiettivo di generalizzare quanto di conoscere a fondo le caratteristiche uniche ed irripetibili di ciascun individuo per consentire l'intervento.
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Originalmente inviato da
monicadal
Ma insomma....e credemi quando vi dico che questi siti li trovo per caso!!!!
Ma quanti ce ne sono? Ma questi non sono abusi della professione di psicologo?
MAH....
Da tutti i siti internet che trovo, molto belli e molto curati ( quindi costosti) non credo che il cliente sappia scegliere. La pubblicitù ìè l'anima del commercio e questi usano parole e concetti accattivanti, promettono di risolvere ogni problema ( cosa che uno psicologo serio non farebbe creeo) E tutto senza sofferenza, così basta un weekend nella cascina new-age, basta pagare dei bei soldini e l'ansia se ne va...il panico se ne va...la sofferenza???? SVANITA!!!!
Venghino siori ...venghino dal counselor che vi risolverà ogni dolore:skunk:
Secondo il modello inaugurato dalla nostra Monica, vorrei anch'io protestare per l'usurpazione del termine "counseling", in particolare del "counseling breve", che seguo e diffondo da otto anni.
Ho trovato un sito intitolato al counseling breve, questo , che con il counseling breve e, direi, con il counseling in generale non c'entra assolutamente nulla! Anzi addirittura il nostro personaggio pubblicizza "astrocounseling", cioè counseling astrologico!
Secondo me, quindi, ancora una volta il problema non è la validità dei modelli di counseling, ma se la maggior parte di coloro che si pubblicizzano come counselor lo sono veramente e sanno di che cosa parlano, invece che scegliere un termine fascinoso per fare altro. Questa è la semplice verità.
Come già successo con la PNL: siccome non è una disciplina regolamentata <<scrivo anch'io che sono esperto di PNL>> e, poi, dopo aver incontrato ciarlatani del genere tutti a discutere se la PNL era o non era un modello valido...! Bisogna prima stabilire se chi abbiamo incontrato era un semplice "attore" (con laurea o senza laurea).
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Poiché i week-end nelle cascine new-age, ahimé, sono molto più in voga tra gli psicologi (soprattutto tra gli ex sessantottini fricchettoni) che tra i counselor... non posso che quotare chi mi ha preceduto.
Ancora una volta è la dimostrazione lampante che la regolamentazione intesa come iscrizione all'ordine non vale un bel niente.
Ma lo ricordate quello psicologo che era sempre al Maurizio Costanzo Show un po' di anni fa e che proponeva di far vivere l'esperienza del parto agli uomini così da avvicinarli al loro lato materno? Anche lì c'era la cascina new-age, li faceva distendere con tanto di gambe divaricate... e poi: spinga... spinga... spinga che sta per uscire...
C'è un buon libro di counseling (Hough, M. (1999) Abilità di counseling, Trento, Erickson) dove l'autrice spiega che anche in Inghilterra si assiste al fenomeno dell'abuso del termine (counseling astrologico, counseling in arredamento di interni, etc.).
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A proposito di abusi, ce n'é anche uno specifico sul Feng Shui. (sul come fare "spazio", era specificato).
Ancora esistono le cascine New Age? Sono tipo quelle che fanno i week- end intensivi di ispirazione "esistenzialista", tra gli psicologi?
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Originalmente inviato da
quattrostracci
Quanta confusione!
Mentre è comprensibile la posizione di coloro che intendono il counseling come una competenza acquisibile e spendibile dallo psicologo (non la condivido, ma la comprendo), non comprendo invece la posizione di chi continua a sostenere che uno psicologo, in quanto tale, è capace di fare counseling.
Dalla mia modesta esperienza noto che, in realtà, la maggior parte dei laureati in psicologia, non hanno neppure le competenze per fare gli psicologi...
Pertanto le strade percorribili, a mio avviso, sono solo due:
- quella della mediazione che tiene in considerazione l'evoluzione del panorama professionale in Italia e nel mondo e dunque intraprende un percorso di integrazione :approved:
- quella dello scontro (il rigurgito corporativo) che intende procedere attraverso denunce, segnalazioni, presunti abusi, etc. :sbonk:
Personalmente ritengo che, mentre la prima rappresenti un percorso evolutivo di maturazione, la seconda la vedo come una regressione infantile al ricorso all'autorità in maniera indiscriminata.
Insomma, quando non si riesce ad essere autorevoli (e converrai con me che l'Ordine degli psicologi in ventanni non lo è stato) si prova ad essere autoritari.
Straquoto. La parola definitiva, non c'è bisogno di aggiungere altro, IMHO.
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Counselor: chi “strangolare”?
giovedì 2 luglio 2009 - Redazione
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Pubblichiamo l'intervento, in una mail-list professionale, di un collega frastornato da certa "ingenua" protervia di neo-formati counselor.
Un’impiegata (la chiamerò M) mi invita a pranzo alla sua mensa aziendale. Mi è stata presentata da amici comuni. Accetto l’invito per cortesia nei loro confronti, per curiosità, per modificare la routine lavorativa.
Dunque M ha circa 50 anni, due figli ormai adolescenti, non credo sia laureata e ha un marito dirigente di altissimo livello. Non è una famiglia toccata dalla crisi economica, ma M sente il bisogno di nuovi stimoli visto che i figli sono ormai indipendenti.
M sta per concludere un corso in counseling. Afferma: “ho fatto crescere due figli, credo di essere stata una buona madre, perché non posso fare anche io la terapeuta?” Siccome un terapeuta assume una funzione genitoriale lei si sente legittimata ad esserlo per il fatto che è madre. Durante l’incontro mi considera un collega alla pari (il suo stato mentale è: io e te siamo due operatori del disagio mentale, anche se io non me ne occupo). La cosa mi irrita e le lancio messaggi che sottolineano la nostra differenza: sono 30 anni che sono laureato, sarò pure uno psicologo non eccelso, ma ho la mia esperienza, le specializzazioni, le pubblicazioni.
E’ presa dal sacro fuoco di guarire la gente: “non puoi immaginare –afferma- quanti colleghi io segua in questa azienda, qui c’è un grande malessere”. Intuisco che sono chiacchierate al bar o nei corridoi. Ad un certo punto mi dice: “scusa, ma perché sei stato così…… da averci messo tanti anni per arrivare al risultato a cui io sono arrivata in pochi anni?” Forse non trova la parola o forse non vuole ferirmi perché credo che questa sarebbe “coglione”. Confesso che ho sentito il desiderio di strangolarla, ma dal suo punto di vista non aveva tutti i torti. M mi ha voluto vedere perché vorrebbe proporre alla sua azienda, appena conseguito il diploma, un Centro counseling rivolto ai lavoratori e voleva confrontarsi “con un collega”, insomma vuole istituzionalizzare quello che fa ora.
Le dico che il suo ruolo aziendale di impiegata (passato e presente) mal si concilia con l’intervento che lei ha in mente (però a ripensarci ora, quanti psicoterapeuti frequentano i loro pazienti fuori dal setting terapeutico?) e che la sua azienda forse può essere non interessata a prendersi cura del disagio dei lavoratori, ad esempio perché è funzionale al loro allontanamento o per la sua cultura organizzativa. Non la convinco. Mi dice che sono privo di ottimismo e rassegnato. Per lei esiste solo “chi sta male” e “chi guarisce”.
Sento di nuovo il desiderio di prima, ma poi mi chiedo se non possa riuscire nel suo intento di farsi riconoscere il suo progetto, magari utilizzando le influenti amicizie del marito.
Esco dall’azienda e penso che forse da strangolare sarebbero i colleghi psicologi che stanno formando tali figure professionali, che stanno supportando l’onnipotenza di alcuni, senza spirito etico, solo per sopravvivere economicamente (immagino la loro replica molto italiana: “tengo famiglia”). Alle prossime elezioni ordinistiche queste scuole faranno molte pressioni sui loro attuali ed ex allievi perché perduri questa situazione. E molti colleghi seguiranno le loro indicazioni di voto nella speranza di strappare qualche ora di docenza.
Penso anche ai nostri committenti: già non hanno capito la differenza tra psicologo, psicoterapeuta, psicoanalista, psichiatra e ora li confondiamo con il counseling!
Si, M ha ragione: sono privo di ottimismo e rassegnato.
Messaggio firmato
Allego questa lettera presa dal sito altrapsicologia sperando che possa essere spunto per un dibattito costruttivo
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Riferimento: ...sulla professione di Counsellor
Dal mio punto di vista trovo che la questione sostanziale relativa ai temi della psicologia, della psicoterapia, del counseling, eccetera sia connessa alla mancanza di una cultura psicologica, ad una carenza di sensibilità verso il tema, una certa ignoranza e confusione di (s)fondo che non permette di poter far emergere chiaramente i confini di ogni intervento psicologico e non.
Il mio parere è che tale vuoto culturale abbia alla propria origine diverse cause fra le quali anche (soprattutto) una mancanza di (in)formazione da parte di coloro i quali dovrebbero essere maggiormente interessati all'argomento ossia gli psicologi, gli psicoterapeuti, i counselor, eccetera.
Purtroppo le strutture e gli enti che potrebbero e/o dovrebbero catalizzare una maggiore diffusione cuturale ed una specifica attenzione alla formazione professionale (anche qui) per diversi motivi non riescono/possono ottenere risultati in tal senso. Effettivamente su questo punto sento come molti il disagio per una professionalità che fatica a valorizzare se stessa.
Detto ciò io sono moderatamente ottimista perchè credo che una persona preparata professionalmente, in grado di presentare e far conoscere il proprio prodotto, seppure a volte con fatica indubbiamente, ottenga risultati coerenti con le proprie aspettative. Conoscere il proprio prodotto, lavorare sulla qualità del servizio, saperlo vendere, e ovviamente molte altre cose (che dipendono da che idea uno ha in testa: a ciascuno il proprio), vanno a colmare una certa parte di questo enorme vuoto culturale.
Capisco che il mio punto di vista risulta forse essere poco allineato (nel senso che non ho letto alcun messaggio che proponesse tale lettura; come pure non ho letto tutti i messaggi presenti sul forum) ma credo che questo sia lo stato dell'arte della questione. Almeno in Italia.
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Riferimento: ...sulla professione di Counsellor
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Saoshyant
tale vuoto culturale abbia alla propria origine diverse cause fra le quali anche (soprattutto) una mancanza di (in)formazione da parte di coloro i quali dovrebbero essere maggiormente interessati all'argomento
Sottoscrivo...con delusione ma sottoscrivo. L'università (per esempio...) è uno spettacolo spiacevole.
Saluti,
Luigi
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Riferimento: ...sulla professione di Counsellor
Spiacevole o piacevole che sia: questa è la realtà che io percepisco. Il futuro è mistero seppure l'uomo abbia le risorse necessarie per provare a costruire previsioni sensate è urgente la richiesta di grandi uomini che siano in grado di offrire grandi svolte culturali. Nell'attesa a ciascuno il proprio. Galimberti quoterebbe (sebbene certamente darebbe un colore polemico al suo intervento).
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Riferimento: ...sulla professione di Counsellor
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Galimberti quoterebbe
In effetti, pare sia molto bravo a "quotare", non me ne voglia Luigi... :asd:
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Riferimento: ...sulla professione di Counsellor
Osservazione corretta che coglie una finezza che non immaginavo sarebbe stata colta (mi diverto in solitudine): che comunque non sminuisce ma definisce ;)
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Saoshyant
Osservazione corretta che coglie una finezza che non immaginavo sarebbe stata colta (mi diverto in solitudine): che comunque non sminuisce ma definisce ;)
La finezza sul referente del discorso, é sottile ma soprattutto per la sua grande ambiguità - "dritta al centro" - (un essere - non essere del discorso) in cui sembra risiedere forse, il tuo maggior divertimento in solitudine. ;)
Non solo qui.
Comunque, se si vuol cogliere............
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ikaro78
In effetti, pare sia molto bravo a "quotare", non me ne voglia Luigi... :asd:
Oh...figurati.:asd:
Saluti,
Luigi
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La finezza sul referente del discorso, é sottile ma soprattutto per la sua grande ambiguità - "dritta al centro" - (un essere - non essere del discorso) in cui sembra risiedere forse, il tuo maggior divertimento in solitudine.
Non solo qui.
Comunque, se si vuol cogliere............
Mmm... in effetti più che di volontà si tratta di possibilità: nel senso che non ho colto :( ma sono assolutamente disponibile a (ac)cogliere. Preciso comunque che il referente del discorso è Galimberti che gode comunque di tutta la mia stima avendo anche avuto la possibilità di seguire diverse sue conferenze. Spero così di aver rimosso la grande ambiguità percepita. Così non fosse me ne spiace.
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Saoshyant
Mmm... in effetti più che di volontà si tratta di possibilità: nel senso che non ho colto :( ma sono assolutamente disponibile a (ac)cogliere. Preciso comunque che il referente del discorso è Galimberti che gode comunque di tutta la mia stima avendo anche avuto la possibilità di seguire diverse sue conferenze. Spero così di aver rimosso la grande ambiguità percepita. Così non fosse me ne spiace.
Ti ringrazio, ma per me era chiaro che ti riferivi ad U. Galimberti, nel post a cui ti riferisci ed in che senso :sisi:
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Saoshyant
Il mio parere è che tale vuoto culturale abbia alla propria origine diverse cause fra le quali anche (soprattutto) una mancanza di (in)formazione da parte di coloro i quali dovrebbero essere maggiormente interessati all'argomento ossia gli psicologi, gli psicoterapeuti, i counselor, eccetera.
Purtroppo le strutture e gli enti che potrebbero e/o dovrebbero catalizzare una maggiore diffusione cuturale ed una specifica attenzione alla formazione professionale (anche qui) per diversi motivi non riescono/possono ottenere risultati in tal senso. Effettivamente su questo punto sento come molti il disagio per una professionalità che fatica a valorizzare se stessa.
Detto ciò io sono moderatamente ottimista perchè credo che una persona preparata professionalmente, in grado di presentare e far conoscere il proprio prodotto, seppure a volte con fatica indubbiamente, ottenga risultati coerenti con le proprie aspettative. Conoscere il proprio prodotto, lavorare sulla qualità del servizio, saperlo vendere, e ovviamente molte altre cose (che dipendono da che idea uno ha in testa: a ciascuno il proprio), vanno a colmare una certa parte di questo enorme vuoto culturale.
Almeno in Italia.
Saoscià (x abbreviare il difficile nick),
tra quei msg che non hai letto, c'erano anche i miei in cui scrivevo
che la "mancanza di formazione" è tenuta su e diffusa ad arte, cioè per propria convenienza: ragionamenti e convinzioni del tipo <<se il counselor è poco formato, perchè dovrei spendere soldi io che sn laureato in Psicologia??>> ---Oppure: <<se chiunque afferma di essere esperto di PNL sul web, lo faccio anch'io, tanto più che ho letto un libro e/o fatto un Corso di una gg. e sn pure Psicologo>> (La PNL per utilizzare una materia di cui so valutare bene le abilità). Poi <<che me frega sn Psicologo clinico, ma x lavorare in azienda je dico che so' Psicologo del Lavoro>> (testimonianza diretta: sul suo sito dichiarava di essere Clinico...). Inoltre psicoterapeuti che insegnano counseling nelle Scuole (nate come Scuole quadriennali di psicoterapia) senza aver mai praticato neppure una seduta di counseling!
E questi sn solo alcuni esempi...il quadro è eloquente: chiunque vuole fare (e strafare) tutto ciò che può e quando non può scrive sul biglietto da visita <<esperto di...>> oppure dichiara qualcosa di diverso, in fondo che male c'è!? Il male è quello fatto a tutta la categoria professionale, anzi vedo un' incultura professionale: tutti contro tutti, un grande individualismo che ha mietuto la vittima più preziosa per le professioni psicologiche, come per qualsiasi altra professione, il cliente o paziente.
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Inoltre psicoterapeuti che insegnano counseling nelle Scuole (nate come Scuole quadriennali di psicoterapia) senza aver mai praticato neppure una seduta di counseling!
Sì, adesso stai a vedere che uno psicoterapeuta per ascoltare le persone deve andare pure a squola dai counsellor!! :asd:
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ikaro78
Sì, adesso stai a vedere che uno psicoterapeuta per ascoltare le persone deve andare pure a squola dai counsellor!! :asd:
Ma...davvero pensi che un metodo di discussione può essere lo "sfottò" da bar?? Capisco Ikaro che Tu sia più educato di un nobile collega che ha scritto <<'sti cazzi>>, però così potremo scrivere altre 60 pagg. di 3D senza arrivare da nessuna parte. Oppure è questa la posizione ufficiale di <<Opsonline>>??
Torniamo al livello del contenuto per chi vuole proseguire seriamente: uno psicoterapeuta che non ha mai praticato il Counseling insegna che il Counseling è <<psicoterapia con un po' meno qualcosa>>, questo è assolutamente scorretto, infondato e diseducativo per i "counselor" (sedicenti) che aspireranno sempre all'innarrivabile livello della psicoterapia!
Ciò che ho scritto l'ho sentito con le mie oriecchie e non sono chiacchiere da tifosi o da <<il mio è meglio del tuo>> anzi è la prova che lo psicoterapeuta (sedicente-<<counselor trainer>>)...non ha capito un bel nulla di cos'è il Counseling. Eppure era uno psicoterapeuta.
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Ma...davvero pensi che un metodo di discussione può essere lo "sfottò" da bar?? Capisco Ikaro che Tu sia più educato di un nobile collega che ha scritto <<'sti cazzi>>, però così potremo scrivere altre 60 pagg. di 3D senza arrivare da nessuna parte.
Mi pare di aver discusso -e a lungo- sul counselling, che altro aggiungere? La discussione comunque è ancora lì, io peraltro aspettavo ancora delle risposte alle domande che ponevo, altro che sfottò da bar, se ti va puoi ripartire da lì.
Saluti,
ikaro
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ikaro78
Mi pare di aver discusso -e a lungo- sul counselling, che altro aggiungere? La discussione comunque è ancora lì, io peraltro aspettavo ancora delle risposte alle domande che ponevo, altro che sfottò da bar, se ti va puoi ripartire da lì.
Saluti,
ikaro
Anch'io aspetto una risposta al mio post precedente sopra che riporta un fatto che contraddice la Tua ancora precedente...e tante altre precedenti (psicoterapeuti preparati e corretti vs. counselor impreparati e ciarlatani)
Purtroppo allo "sfottò" da bar (<<le squole dei Counselor>> dove insegnano -pagati, come direbbe Sgarbi, gli psicoterapeuti) non so rispondere e non voglio neppure imparare. Per altri tipi di risposte, puoi rileggerTi quelle, numerose, che ho già scritto. E che sono allineate con quelle di altri colleghi che sono intervenuti.