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anche io come psicocat so che non bisogna specificare l'idirizzo dell'approccio terapeutico da apllicare ma solo se è ad enfasi espressiva o supportiva!!
riepilogando: no parola "disturbo", no indirizzo terapeutico, no test specifici, no parole tipo "paziente e soggetto".......Che stress!!!!
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Citazione:
Originalmente inviato da
psicocat
Ragazze io so ke è assolutamente sconsigliato citare il tipo di approccio! Rimaniamo sul vago dicendo ke riterremmo appopriato in quel caso un tipo di terapia ad enfasi espressiva o supportiva indicando gli obiettivi (anche se appartengono ad un tipo preciso di approccio...basta nn citarlo). Così so...
è stato detto anche a me ma mi è stato detto anche il contrario :jd:
in una sessione alcune persone che hanno fatto l'esame si sono viste contestare l'eccessiva "genericità" relativamente al suggerimento di intervento terapeutico mentre altre che hanno specificato il tipo di approccio che ritenevano adatto motivandone il perchè ed evidenziandone gli obiettivi hanno preso voti alti ... in altre sessioni invece è successo esattamente il contrario :mumble::mumble::mumble:
perciò tutto dipende dal tipo di commissione e da ciò che ritengono adeguato o meno i commissari di turno ... :zott:
quindi dobbiamo affidarci al nostro sentire, al nostro intuito e al nostro modo di essere spontaneo e sperare che sia la scelta giusta per la commissione che ci sta esaminando :medito:
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cmq molto dipende anche da come è formulata la traccia perchè ce ne sono state alcune in cui la richiesta di maggiore specificità era esplicita, altre invece molto più vaghe ...
boh, speriamo bene
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mi è stato detto di nn specificare il tipo di intervento perchè, facciamo un caso, la commissione è cognitivo-comportamentale e nel caso clinico scriviamo che secondo noi sarebbe utile un approccio sistemico, nn lo vedranno di buon occhio. Come si dice, ognuno butta l'acqua dal suo mulino...
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Scusate ragazzi per caso qualcuno di voi sa quanto tempo intercorre, approssimativamente, tra la seconda e la terza prova? :mumble:
Aiutatemi a fare questo calcolo vi prego :skunk:
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Citazione:
Originalmente inviato da
Nicoletta27
Scusate ragazzi per caso qualcuno di voi sa quanto tempo intercorre, approssimativamente, tra la seconda e la terza prova? :mumble:
Aiutatemi a fare questo calcolo vi prego :skunk:
non saprei ma, consiederando che devono correggere tutti i compiti, pubblicare i risultati e organizzare gli orali penso almeno 2 settimane
a proposito, il 4 a che ora è la prova? sempre le 8:30?
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si! 8:30 in facoltà!
per l'orale anche io avevo pensato due settimanan se non qualcosa in più!
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ciao,
mi è venuto un dubbio e spero voi lo possiate risolvere secondo voi il tema va fatto in prima persona, tipo:"passerei ad indagare alcuni aspetti che nn appaiono chiari nel resoconto" oppure lo mettete in terza persona ad es:"si dovrebbero indagare alcuni aspetti nn sono chiari nel resoconto"?
Grazie già da ora
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in effetti hai ragione...ho notato che esercitandomi a volte uso la prima persona altre volte la terza...che confusone!! e non so neanche io cosa sia corretto fare. forse la prima persona è più indicata perchè siamo noi a dover elaborare il caso, a fare ipotesi...
che ne pensi?
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grazie per avermi risp,
una mia amica che già l'ha fatto ha detto che lei lo ha scritto in prima persona e anche la traccia indurrebbe a fare in questo modo visto che dicono:"il candidato indichi...".Chissà la prof e la commissione cosa ne pensano.
Aspettiamo pareri degli altri fino a giovedì e poi mi orienterò lì.
Ciao
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Anche a me è stato detto di scrivere in prima persona, del resto il "candidato" siamo noi :asd:
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salve! volevo chiedere quanto tempo abbiamo per svolgere il caso? grazie!
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Ma noi del clinico, possiamo scegliere di fare il caso di sviluppo, se vogliamo? Oppure è proibito?? :zott:
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qualcuno sarebbe così gentile da postare un paio di casi?
così magari ci confrontiamo su come svolgeremmo il compito
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Citazione:
Originalmente inviato da
ritaroma
Ma noi del clinico, possiamo scegliere di fare il caso di sviluppo, se vogliamo? Oppure è proibito?? :zott:
penso che chiunque possa scegliere una qualunque delle tracce che saranno date
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Salve,ritornata dalle vacanze sono di nuovo fra voi!
Possiamo scegliere fra un caso qualsiasi anche perchè ci sarà il caso sul lavoro e da noi non c'è neanche quest'indirizzo.
Sono daccordo con voi l'approccio non lo scriverei però se ci vuole una familiare lo direi.
Mi hanno detto di non scrivere ESPRESSIVA SUPPORTIVA perchè sono terminilogie del Falabella,io so che si possono mettere secondo voi?
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ciao fiorella!!bentornata...
ho trovato il seguente caso...e mi andrebbe, come ha proprosto marmocchietta, di studiarlo insieme!
Marcella D. ha 34 anni quando si reca per la prima volta da una psicologa del Servizio Pubblico su invio del suo medico di famiglia, che durante una visita l'ha trovata con numerosi tagli sulle braccia e sulle gambe che, dice Marcella, "mi faccio da sola quando sto proprio giù".
Marcella racconta di essere stata una bambina-modello, che ha reso felice i genitori e gli insegnanti fino agli ultimi anni delle superiori. Infatti, anche quando la mamma la costrinse a studiare danza benché lei amasse nuotare ed andare a karatè, Marcella acconsenti. Intorno ai 18 anni è stata lasciata dal fidanzato, nonostante i suoi tentativi disperati per tenerselo accanto, e questo le ha provocato un dolore insopportabile: "Per due anni sono stata malissimo, non riuscivo a guardarmi allo specchio, poi mi sono detta che dovevo reagire ed ho cominciato a frequentare vari gruppi, ho cambiato spesso ragazzo, ma nessuno mi piaceva per più di una settimana. Anche adesso quando qualcuno mi piace me
lo prendo senza problemi, tanto so che tutto dura poco". In passato è stata ricoverata per una sospetta epatite.
Marcella riferisce di sentirsi a periodi desiderabile e simpatica, a periodi brutta, odiosa e cattiva. In questi momenti si tagliuzza "per non sentire tutta la rabbia che ho dentro".
Un paio di volte ha rivolto questa sua aggressività contro delle colleghe di lavoro, arrivando a
picchiarle. Marcella racconta che una volta, avendole viste uscire tutte insieme dalla stanza del
Direttore, ha persino pensato che " forse chissà avrebbero potuto parlare di me per farmi licenziare" anche se la cosa la fa sorridere. Inoltre, Marcella confessa alla psicologa che quando si sente nervosa,
arrabbiata o sola, prende la propria automobile e si fa delle corse folli anche a rischio della propria vita, oppure fa acquisti in maniera esagerata.
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sinteticamente: io approfondirei aspettative circa l'incontro, motivazione e bisogni. rispetto alla sintomatologia presentata approfondirei periodo e circostanza d'insorgenza rispetto ai primi episodi, com'era la vita prima della comparsa dei sintomi e come è ora. cosa si aspetta che possa cambiare. come si pone nell'incontro in termini relazionali.
poi effettuerei una raccolta anamnestica ( e quindi tutte le domande sulla infanzia, adolescenza, affetti, relazioni significative, come sono stati vissuti gli eventi significativi e traumatici della vita, cosa si aspetta che avrebbe fatto nel suo fututro e cosa si avverato e cosa no).
sulla base di quanto emerso dal primo colloquio...(metteri qui una sintesi)credo si potrebbe formulare l'ipotesi diagnostica di una personalità di tipo borderline (secondo voi va bene la frase formulata in questo modo??????).
terapia da applicare ad enfasi supportiva ed in seguito espressiva. (eventualmente ad indirizzo sistemico-relazionale)
si accettano tutte le critiche...
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davvero nessuno di voi sa quanto tempo avremo a disposizione per il caso?
io ci impiego parecchio a scrivere..... vorrei regolarmi! grazie
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Robinana, io spero che ci esca un caso così, perchè non ti puoi assolutamente sbagliare sulla diagnosi..ha proprio tutti i sintomi del borderline!
Io credo che vada bene la terminologia da te usata e gli approfondimenti citati, anche se io scrivero "si potrebbe ipotizzare un disturbo di personalità, e nello specifico un disturbo borderline, per lementi chiave quali....(tutti i sintomi tipici el bordeline citati nel resoconto).
In passato hanno dato 2 ore a disposizione, e non vedo perchè dovrebbero cambiare ora i tempi.
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Robinana va bene però eviterei di scrivere l'approccio sistemico relazionale,non si può mai sapere come la pensano.
Di solito quali disturbi escono?
La diagnosi differenziale la fate?
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concordo con psicocat, i dati forniti nel caso sono estremamente chiari e lasciano pochi dubbi; trovo che le indicazioni di approffondimento su motivazioni (ancora più importanti considerando che è stata inviata dal suo medico), aspettative, periodo di insorgenza dei sintomi e vicende rilevanti accadute in quel momento di vita, cambiamenti di vita legati alla presenza dei sintomi e entità del disagio ad essi legato siano necessari e importanti; indagherei anche il rapporto con la madre visto che viene detto che in passato per accontentarla ha accettato di fare anche cose che non avrebbe voluto, e sul padre che sembra non essere per niente presente dai dati che abbiamo a disposizione; indagherei sul senso di fallimento che ha accompagnato la fine della sua prima relazione amorosa e il significato che ha per lei la forma "usa e getta" dei rapporti affettivi e sessuali che ha attualmente (da cosa la difende questo atteggiamento e quindi quale sia il vantaggio secondario di vivere un'affettività a morsi veloci).
La terminologia da te usata mi sembra corretta; relativamente all'intervento terapeutico proporrei un primo momento di sostegno all'Io per favorirne il rafforzamento e la conseguente capacità di gestire gli impulsi e la conquista di una identità più definita capace di un buon esame di realtà (il fatto che vedendo le colleghe uscire dall'ufficio del direttore le abbia fatto nascere pensieri persecutori potrebbe infatti essere un segnale di crisi che potrebbe portare ad una alterazione del rapporto con la realtà) e di relazionarsi con gli altri in maniera adeguata; in seguito, quando le quote di rabbia e di angoscia saranno minori, suggerirei un intervento mirato all'approfondimento, all'interpretazione e alla rielaborazione delle tematiche profonde che sono alla base del conflitto che ha generato la sintomatologia. Potrebbe essere indicato un approccio sistemico-relazionale all'interno di una terapia di gruppo o familiare affinchè l'analisi, la condivisione e l'accettazione del sistema di regole ed il ruolo che si viene a creare in un gruppo possano rappresentare confini e dare contenimento all'identità frammentata del soggetto.
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ps: io ho grosse difficoltà a cominciare lo svolgimento, come se mi bloccassi e non riuscissi a trovare la modalità giusta per partire ... :paura:
chi mi dà una mano? :help:
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B. è una vedova di 36 anni inviata allo psicologo dal suo medico di base. Ha perso il marito (40 anni) in un incidente sul lavoro 6 mesi fa. Ha una figlia di 7 anni alla quale deve pensare oramai da sola.
La donna riferisce al primo colloquio che, da quando ha perso il marito, è diventata inappetente, si sveglia alle tre di notte e non si riaddormenta nonostante l'uso di tranquillanti o sonniferi. Tende ad isolarsi, rifiuta le visite delle amiche. Vede quasi quotidianamente la madre, anch'essa vedova, ma questo non pare esserle di aiuto. Si sente infatti, dopo tali visite, ancora più scoraggiata e sola. La donna asserisce che, da quando il marito è morto, la figlia si aggrappa eccessivamente a lei, ha paura di andare a letto la sera e spesso si sveglia spaventata da incubi. Si chiede se anche la figlia ha bisogno dello psicologo.
B. non se la sente di riprendere il lavoro sospeso alla morte del marito e teme di non farcela. Le capita spesso di pensare al suicidio come liberazione dai suoi problemi.
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Citazione:
Originalmente inviato da
fiorella81
Robinana va bene però eviterei di scrivere l'approccio sistemico relazionale,non si può mai sapere come la pensano.
Di solito quali disturbi escono?
La diagnosi differenziale la fate?
mi hanno detto che generalmente escono disturbi d'ansia, somatoformi o disordini dell'alimentazione; praticamente mai casi relativi a schizofrenia o psicosi
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io so per certo che 4 anni fa è uscito il tossicodipendente. grazie per i consigli e mi è piaciuto molto il modo in cui tutti avete approfondito il caso.
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ciao a tutte,
anche se d' impatto mi era sembrata una dipendente poi le oscillazioni d'identità mi hanno fatto concordare con voi...penso anch'io borderline.
vabbè che a me hanno detto di nn specificare il disturbo di personalità ma di dire:"ipotizzerei un disturbo di personalità per .... "e giustificare, voi dite anche il tipo?
ciao
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Citazione:
Originalmente inviato da
marmocchietta
B. è una vedova di 36 anni inviata allo psicologo dal suo medico di base. Ha perso il marito (40 anni) in un incidente sul lavoro 6 mesi fa. Ha una figlia di 7 anni alla quale deve pensare oramai da sola.
La donna riferisce al primo colloquio che, da quando ha perso il marito, è diventata inappetente, si sveglia alle tre di notte e non si riaddormenta nonostante l'uso di tranquillanti o sonniferi. Tende ad isolarsi, rifiuta le visite delle amiche. Vede quasi quotidianamente la madre, anch'essa vedova, ma questo non pare esserle di aiuto. Si sente infatti, dopo tali visite, ancora più scoraggiata e sola. La donna asserisce che, da quando il marito è morto, la figlia si aggrappa eccessivamente a lei, ha paura di andare a letto la sera e spesso si sveglia spaventata da incubi. Si chiede se anche la figlia ha bisogno dello psicologo.
B. non se la sente di riprendere il lavoro sospeso alla morte del marito e teme di non farcela. Le capita spesso di pensare al suicidio come liberazione dai suoi problemi.
Innanzitutto, considerando che è stata inviata dal suo medico di base indagherei sulla motivazione al trattamento, sulle sue aspettative relativamente ad esso, sui bisogni che ritiene primari attualmente e sul motivo che l'ha spinta proprio in questo momento a chiedere un sostegno (seppure inzialmente di tipo medico). Poi farei un'indagine anamnestica (infanzia, adolescenza, reazioni ai grandi cambiamenti e/o alle separazioni, come nel corso della sua vita ha affrontato le difficoltà e le crisi che le si sono presetnate, scelte di vita importanti) con particolare attenzione al rapporto con la madre, alle circostanze di morte del padre e alle eventuali conseguenze emotive che ha avuto sulla donna; indagherei sulle sue relazioni sociali, su come esse fossero prima della morte del marito e come sono adesso. Indagherei il suo rapporto con il lavoro e con i colleghi, che tipo di investimento ha relativamente alla professione e al vissuto di impotenza ed incapacità che riferisce relativamente alla possibilità di riprendere a lavorare.
Indagherei sul tipo di legame che aveva con il marito e sul grado di autonomia che aveva all'interno della vita di coppia e familiare.
Indagherei sul suo ruolo di madre e sulla relazione affettiva con la figlia.
Relativamente ai sintomi chiederei quali cambiamenti di vita le hanno portato e come ritiene che potrebbe essere la sua vita senza di essi.
Inoltre indagherei sui pensieri di morte che dichiara al termine del colloquio e chiederei alla paziente quali siano i pro e i contro per sè e per la figlia (di cui sembra preoccuparsi) di una scelta suicidaria e se ritiene vi siano soluzioni alternative per risolvere i suoi problemi.
Sulla base di quanto emerso dal primo colloquio credo si potrebbe formulare l'ipotesi diagnostica di un disturbo d'ansia e, nello specifico, di un disturbo post traumatico da stress, per elementi chiave quali lo stato di allarme, l'alterazione dell'appetito, i problemi nella sfera del sonno, l'introversione sociale che la porta a rifiutare le visite delle amiche. Infatti, pur essendovi sintomi comuni ad un episodio depressivo maggiore, esso non è la conseguenza di un lutto come invece appare verosimile in questa situazione.
Relativamente al trattamento, mi sembrerebbe appropriata una terapia di sostegno all'Io traumatizzato e, nello stesso tempo, che incoraggi il processo di consapevolizzazione, di elaborazione del vissuto e delle tematiche coinvolte
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Citazione:
Originalmente inviato da
Pizzettina
Sono d'accordo con te...non sei la sola a non conoscerli!al massimo possiamo ipotizzare l'uso di un mmpi-2 per la valutazione delle principali caratteristiche strutturali di personalità o un Rorschach o un generico test grafico, o l'edi-2 un test di personalità utilizzato nell'autovalutazione di sintomi comunemente associati a disturbi del comportamento alimentare. Io ho focalizzato l'attenzione solo su questi test.
Concordo!!:approved:
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Citazione:
Originalmente inviato da
ANNAVITIELLO
Ragazzi ho un dubbio.Nell' elaborazione del caso clinico voi utilizzate termini quali "paziente" oppure usate termini quali " utente" o "soggetto". Sembra una cosa stupida, ma sn sopraffatta dall'ansia e temo di usare termini troppo tecnici.Grazie
Io abolirò completamente il termine "paziente"...
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Citazione:
Originalmente inviato da
robinana
ho letto che al posto di disturbo dell'alimentazione (per esempio) si può scrivere alterazione del comportamento alimentare... per gli altri non lo so. Consigli?
anche io mi sono posta il dubbio se scrivere soggetto, paziente o persona...e alla fine credo che persona sia più indicato. in più se nel caso è indicato il nome scriveremo quello.
la mia amica che ha già fatto l'esame di stato mi aveva anche detto di indicare solo se la terapia da applicare era espressiva o supportiva. a quanto pare non è consigliato entrare nello specifico dell'indirizzo della terapia.
vi sto dicendo quello che mi hanno detto e questa ragazza ha passato la prova con un voto alto.
voi sapete dell'altro?
Anche a me hanno consigliato la stessa cosa: indicare solo se la psicoterapia è espressiva o supportiva..Ma nn saprei proprio..
Voi che fate??
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[QUOTE=marmocchietta;1650605]B. è una vedova di 36 anni inviata allo psicologo dal suo medico di base. Ha perso il marito (40 anni) in un incidente sul lavoro 6 mesi fa. Ha una figlia di 7 anni alla quale deve pensare oramai da sola.
La donna riferisce al primo colloquio che, da quando ha perso il marito, è diventata inappetente, si sveglia alle tre di notte e non si riaddormenta nonostante l'uso di tranquillanti o sonniferi. Tende ad isolarsi, rifiuta le visite delle amiche. Vede quasi quotidianamente la madre, anch'essa vedova, ma questo non pare esserle di aiuto. Si sente infatti, dopo tali visite, ancora più scoraggiata e sola. La donna asserisce che, da quando il marito è morto, la figlia si aggrappa eccessivamente a lei, ha paura di andare a letto la sera e spesso si sveglia spaventata da incubi. Si chiede se anche la figlia ha bisogno dello psicologo.
B. non se la sente di riprendere il lavoro sospeso alla morte del marito e teme di non farcela. Le capita spesso di pensare al suicidio come liberazione dai suoi problemi.[/QUOT
concordo su come hai impostato lo svolgimento del comptio, ma non sono daccordo sull'ipotesi diagnostica. nel disturbo post traumatico da stress vi sono pensieri, sogni, ricordi ricorrenti circa il trauma vissuto. invece secondo me si può parlare di alterazione del tono dell'umore per questi sintomi:inappetente,si sveglia alle tre di notte e non si riaddormenta ,scoraggiata e sola, Tende ad isolarsi, non se la sente di riprendere il lavoro, ideazione suicidaria, nei confronti della figlia ci sono sentimenti di svalutazione ( e forse anche senso di colpa?).
cosa ne pensi?
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Originalmente inviato da
robinana
concordo su come hai impostato lo svolgimento del comptio, ma non sono daccordo sull'ipotesi diagnostica. nel disturbo post traumatico da stress vi sono pensieri, sogni, ricordi ricorrenti circa il trauma vissuto. invece secondo me si può parlare di alterazione del tono dell'umore per questi sintomi:inappetente,si sveglia alle tre di notte e non si riaddormenta ,scoraggiata e sola, Tende ad isolarsi, non se la sente di riprendere il lavoro, ideazione suicidaria, nei confronti della figlia ci sono sentimenti di svalutazione ( e forse anche senso di colpa?).
cosa ne pensi?
di per sè alterazioni dell'alimentazione, disturbi del sonno, diminuzione di interesse e piacere, diminuzione di partecipazione alle attività e alle relazioni sociali sono sintomi tipici anche del disturbo post traumatico da stress ... inizalmente avrei detto anche io che fosse un disturbo del tono dell'umore ma mi pare di ricordare che una diagnosi di episodio depressivo non sia possibile qualora i sintomi siano la conseguenza di un lutto ... però potrei sbagliare
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Originalmente inviato da
robinana
concordo su come hai impostato lo svolgimento del comptio, ma non sono daccordo sull'ipotesi diagnostica. nel disturbo post traumatico da stress vi sono pensieri, sogni, ricordi ricorrenti circa il trauma vissuto. invece secondo me si può parlare di alterazione del tono dell'umore per questi sintomi:inappetente,si sveglia alle tre di notte e non si riaddormenta ,scoraggiata e sola, Tende ad isolarsi, non se la sente di riprendere il lavoro, ideazione suicidaria, nei confronti della figlia ci sono sentimenti di svalutazione ( e forse anche senso di colpa?).
cosa ne pensi?
di per sè alterazioni dell'alimentazione, disturbi del sonno, ritiro sociale sono sintomi tipici anche del disturbo post traumatico da stress ... inizalmente avrei detto anche io che fosse un disturbo del tono dell'umore ma mi pare di ricordare che una diagnosi di episodio depressivo non sia possibile qualora i sintomi siano la conseguenza di un lutto ... però potrei sbagliare :approved:
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Ragazze se nel caso viene chiesto esplicitamente di definire la diagnosi diffrenziale come vi regolate?
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Originalmente inviato da
ANNAVITIELLO
Ragazze se nel caso viene chiesto esplicitamente di definire la diagnosi diffrenziale come vi regolate?
spero che non accada :jd:
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la diagnosi differenziale mi pare non l'hanno mai chiesta.poi è un aspetto molto approfondito nel dsm. invece sul falabella è accennato solo qualcosa su pochi disturbi.
speriamo non esca
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Citazione:
Originalmente inviato da
marmocchietta
di per sè alterazioni dell'alimentazione, disturbi del sonno, ritiro sociale sono sintomi tipici anche del disturbo post traumatico da stress ... inizalmente avrei detto anche io che fosse un disturbo del tono dell'umore ma mi pare di ricordare che una diagnosi di episodio depressivo non sia possibile qualora i sintomi siano la conseguenza di un lutto ... però potrei sbagliare :approved:
anche io credo che il disturbo rientri maggiormente nell'ambito dei disturbi d'ansia, ed in particolare si potrebbe ipotizzare proprio la presenza di un disturbo post traumatico da stress...
comunque la nostra deve essere solo un'ipotesi, poi dobbiamo approfondire il caso in modo schematico e qui c'è da sottolineare che le risposte agli approfonmenti mica possiamo inventarle noi?!quindi la diagnosi non sarà mai certa!!
mi sbaglio?!io mi sto autoconvincendo di questo...:mumble:
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Originalmente inviato da
Pizzettina
comunque la nostra deve essere solo un'ipotesi, poi dobbiamo approfondire il caso in modo schematico e qui c'è da sottolineare che le risposte agli approfonmenti mica possiamo inventarle noi?!quindi la diagnosi non sarà mai certa!!
mi sbaglio?!io mi sto autoconvincendo di questo...:mumble:
in effetti hai perfettamente ragione :asd:
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ragazze per favore mi dite quanto tempo ci daranno per il caso?... sono in crisi!!!