Va bene, lo farò... C'è sempre da imparare, dopotutto.Citazione:
Per altri tipi di risposte, puoi rileggerTi quelle, numerose, che ho già scritto. E che sono allineate con quelle di altri colleghi che sono intervenuti.
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Va bene, lo farò... C'è sempre da imparare, dopotutto.Citazione:
Per altri tipi di risposte, puoi rileggerTi quelle, numerose, che ho già scritto. E che sono allineate con quelle di altri colleghi che sono intervenuti.
Dal confronto sicuramente. Anch'io dopotutto: questa in Psicologia è la seconda laurea! Caro Ikaro la presunzione di "saper tutto" dobbiamo lasciarla da parte, non solo se vogliamo capire cos'è il Counseling, ma anche solamente per confrontarci. Su qualsiasi tema.
Per me uno psicoterapeuta non è automaticamente un esperto di Counseling e la testimonianza riportata lo dimostra. Neanche lui può pretendere di "sapere tutto" automaticamente con un titolo.
Dal mio punto di vista è chiaro che il counselling sia qualcosa di differente dalla psicoterapia. Il problema a cui non ho ancora trovato risposta è di altra natura: quali sono le basi teoriche stanti le quali si giunge all'obbiettivo dell'intervento? Come funziona, che effetti ottiene? Quali i pregi ed i difetti? E ovviamente queste domande vanno poste rispetto a ciascuna tipologia di agire.
Se iniziamo a discutere su questi questioni forse ne caviamo qualcosa di utile per tutti.
Saluti
Alle domande poste abbiamo già risposto, anche con altri colleghi, lungo almeno 50 pagg. del 3D, poi c'è stata una deviazione da parte di un nobile collega di cui, forse, ricorderai il nome o il nick, irratato dalla testimonianza di come funzionano le cose all'estero ha interrotto la discussione (perchè stanco!) con un elegantissimo <<'sti cazzi!>>.
Forse è la posizione ufficiale di <<Opsonline>> sul Counseling...
Per la domande evidenziata sopra (in neretto, da me) c'è solo un mezzo: apprendere il Counseling e sperimentarlo. Con le chiacchiere difficilmente ci si convince, soprattutto con quelle che non cercano di capire, ma dimostrare la destituzione di ogni fondamento (teorico, di implementazione, di modelli di riferimento, di metamodelli, ecc.) degli argomenti altrui.
No, alle domande poste non ho mai avuto risposta. Non mi devo nè convincere nè devo imparare, vorrei soltanto capire e, essendo che non sperimenterò il counselling, domando. Se fossi così gentile da tentare di spiegarmi cosa ne pensi tu rispetto a quanto hai evidenziato in neretto, mi sarebbe sufficiente. (Se poi ti andasse di discuterne sarebbe ottimo.)
Saluti
Vai indietro di una ventina di pagg. e trovi tutto.
Compresi gli <<smettila di dire cazzate>> e gli <<'sti cazzi>> da parte di qualcuno che probabilmente non era interessato a capire proprio nulla!
In effetti, credo sia molto difficile <<capire>> senza <<convincersi, imparare e sperimentare>> qualcosa che non si conosce. Direi impossibile.
Caro IT_Modeler, sinceramente la tua posizione mi sconcerta non poco. E' ovvio che sperimentare una qualsiasi forma di intervento è differente dal parlarne (l'abbiamo già detto), ma che addirittura sia impossibile capire alcunchè del counselling, mi pare esagerato. Quando capita che si muovano critiche alla psicoanalisi penso che la mia esperienza della stessa mi consenta di avere una visione più dettagliata e approfondita rispetto a chi ha solo studiato sui libri, non per questo rinuncio però ad illustrarne per quanto possibile i presupposti. Il che non significa dire "è così perchè l'ha scritto Freud", ovviamente. E' faticoso ma preferisco illustrare quelli che secondo me sono i presupposti della teoria, del metodo, della tecnica. Quindi dire "stanti le ricerche in biologia, neuroscienze, le esperienze cliniche in merito etc., possiamo ipotizzare che il presupposto sia di questo determinato tipo...".
Ho capito che, almeno con te, questo non sarà possibile per non meglio specificati motivi e che continuerai a sostenere di aver già risposto a tutto (quando mi hai detto sempre "è così perchè l'ha detto Rogers" o "senza sperimentare non si può conoscere nulla"). Non insisterò oltre quindi, e terrò quelle che sono le mie opinioni in merito, perdendo un'occasione di confronto con un counsellor che ne sa qualcosa.
Saluti
C'est moi? :rolleyes: Io ero molto interessato, in verità...Citazione:
Vai indietro di una ventina di pagg. e trovi tutto.
Compresi gli <<smettila di dire cazzate>> e gli <<'sti cazzi>> da parte di qualcuno che probabilmente non era interessato a capire proprio nulla!
Questo vale anche per te, spero. Fino a prova contraria anche tu non conosci che cos'è lapsicoterapia (ammesso che se ne possa parlare al singolare), quindi non capisco come tu possa dire, con invincibile certezza, che le due pratiche non si confondono.Citazione:
In effetti, credo sia molto difficile <<capire>> senza <<convincersi, imparare e sperimentare>> qualcosa che non si conosce. Direi impossibile.
Saluti,
ikaro
Con quel linguaggio, così volgare?? Non eri Tu, spero!
Sei così sicuro? Io ho già descritto tutto il mio percorso. Del Tuo non ne so nulla. Se Ti riferisci alla specializzazione quadriennale e non al percorso psicoterapeutico, confermo che non considero la specializzazione, per i fatti descritti, una posizione di <<onniscienza>>, ma...per qualche (anzi più di <<qualche>>) psicoterapeuta credo proprio di sì. Per quelli con quel titolo si può insegnare in azienda senza esperienza, fare domande e contraddire qualsiasi risposta sui fondamenti e la pratica del counseling senza nessuna esperienza e, perfino, insegnare il counseling senza esperienza. Un titolo con cui si acquisiscono poteri straordinari.Citazione:
Questo vale anche per te. Fino a prova contraria anche tu non conosci che cos'è lapsicoterapia (ammesso che se ne possa parlare al singolare), quindi non capisco come tu possa dire, con invincibile certezza, che le due pratiche non si confondono.
Suvvia, era una parodia... Il romanesco -volgarissimo per carità!- contrapposto all'americano, che non mastico bene... Ricordi?Citazione:
Con quel linguaggio, così volgare?? Non eri Tu, spero!
Già, potresti scriverci su qualcosa: 'Il ciarlatano diplomato. Usi e abusi del titolo di psicoterapeuta', anch'io avrei qualcosa da aggiungere sulla formazione in psicoterapia, così com'è stata concepita post Legge Ossicini. Non vorrei però che prendendo questa via ci perdessimo dall'oggetto di questa discussione: "sulla professione di Counsellor".Citazione:
Sei così sicuro? Io ho già descritto tutto il mio percorso. Del Tuo non ne so nulla. Se Ti riferisci alla specializzazione quadriennale e non al percorso psicoterapeutico, confermo che non considero la specializzazione, per i fatti descritti, una posizione di <<onniscienza>>, ma...per qualche (anzi più di <<qualche>>) psicoterapeuta credo proprio di sì. Per quelli con quel titolo si può insegnare in azienda senza esperienza, fare domande e contraddire qualsiasi risposta sui fondamenti e la pratica del counseling senza nessuna esperienza e, perfino, insegnare il counseling senza esperienza. Un titolo con cui si acquisiscono poteri straordinari.
Saluti,
ikaro
Romanesco?? A parte che il Romanesco è quello dei testi di Trilussa...ma non eri di Milano?! Per l'Americano devi chiedere a Giorgio Gaber.
Scrivilo pure Tu...io conosco solo laureati. Ma se conosci abusi denunciali.Citazione:
Già, potresti scriverci su qualcosa: 'Il ciarlatano diplomato. Usi e abusi del titolo di psicoterapeuta'.
E mettici pure gli abusi degli psicoterapeuti (quelli che ho denunciato io su questo 3D).
Saluti,
Sì, il romanesco... senza maiuscola, per carità! Per l'americano invece chiedo a te, mi sembri molto bravo!Citazione:
Romanesco?? A parte che il Romanesco è quello dei testi di Trilussa...ma non eri di Milano?! Per l'Americano devi chiedere a Giorgio Gaber.
Sì, il laureato e lo specializzato sono diplomati ("diploma di laurea", "diploma di specializzazione", etc.), quindi mi riferivo a loro...Citazione:
Scrivilo pure Tu...io conosco solo laureati. Ma se conosci abusi denunciali.
E mettici pure gli abusi degli psicoterapeuti (quelli che ho denunciato io su questo 3D).
Saluti,
ikaro
Io credo che esistano diversi tipi di counselling come esistono diversi tipi di psicoterapie, in quanto il counselling che faccio io con gli utenti dei servizi sociali, sarà sicuramente diverso da quello che fa Modeler con i suoi clienti ( non dimentichiamoci che gli assistenti sociali possono già considerarsi counselor solo con i propri studi senza bisogno di ulteriori corsi, sia per quello che rigurda gli ordinamenti americano e inglese, sia per quello che rigurda la posizione del nostro ordine o le opinioni di molti studiosi di servizio sociale)
Il counselling Rogersiano, la PNL sono solo alcuni orientamenti. Non si può affermare che counselling= PNL o che chi non ha studiato la PNL non può sapere cosa è il counselling.
Esiste - ad esempio- anche il counselling sistemico ( credo che personalmente approfondirò questo aspetto del counselling poichè uso l'approccio sistemico/relazionale nel mio lavoro e mi sto formando presso una scuola per migliorare le mie competenze inquesto campo).
La scuola di counselling sistemico è aperta solo a professionisti dell'aiuto laureati, quali medici, educatori professionali, assistenti sociali, oltre naturalmente a psicologi.Ed esisteranno sicuramente altri approcci di counselling che io non conosco.
Ma il punto non è tanto cosa è il counselling e cosa non è ( su questo potremmo discutere per mesi e non arrivare a nessun accordo in quanto ognuno segue il suo metodo e il suo approccio)
Il punto è secondo me il fatto che noi che facciamo delle professioni di aiuto non siamo abbastanza tutelati nei nostri percorsi di studi e professionali. Un laureato in lettere insegnare lettere, può sfruttare la sua laurea oppure può tramite un corso diventare counsellor.
Io invece con la mia laurea posso aprire uno studio privato dove fare counselling se non mi soddisfa fare la dipendente a vita....ma non posso insegnare lettere. ( e credo nemmeno voi ocn la laurea in psicologia)
Monica non è esattamente vero poichè un laureato in lettere se vuole fare il counsellor deve fare un corso specifico di 3 anni così come noi possiamo integrare alcuni esami per poter insegnare!
Sarà sempre un counselling "a sfondo didattico".....però!
Cara monicadal, ti ringrazio per essere tornata sull'argomento del thread. Provo a chiedere, secondo il tuo parere, quali sono i presupposti alla base dell'intervento di counselling all'interno dell'orientamento sistemico-relazionale. In particolar modo mi interesserebbe sapere quali sono i criteri secondo cui attuare un intervento di counselling invece che una psicoterapia, su quali basi poggiano questi criteri, quale l'obbiettivo dell'intervento stesso e quali i fattori che comporta il raggiungimento dell'obbiettivo.
Sul tema della formazione penso che ci troviamo tutti d'accordo, e non vedo altro da aggiungere. Immagino che tutti i professionisti seri si augurino una regolamentazione del proprio ambito di attività.
Un saluto
Possiamo insegnare lettere con pochi esami? :mumble:
Oppure possiamo insegnare materie sociali??? ( questo lo sapevo io mi riferivo a un ambito specifico dei laureati n lettere)
Vabbè forse nn è esatto ma era un paragone...
Io Zuccherina credo che le professioni e i percorsi di studio vadano tutelate. E' un mio parere puramente personale. Tu sei libera di pensarla in modo diverso. Anche come assistente sociale non sei obbligata a condividere la " mia" idea di difesa della professione
Sinceramente non posso risponderti perchè pur conoscendo i corsi di counselling sistemico relazionale non li seguo nè ho mai preso informazioni rispetto ad essi. Era solo per rispondere a chi dice che non si può sapere cosa è il counselling se non si è fatto un corso di PNL.
Io credo che la PNL sia solo uno degli approcci del counseling. E non IL counseling.
All'università si studiano i diversi approcci. Le diverse impostazioni teoriche che esistono. Poi scegliamo quella che ci è più congeniale per approfondirlo ( voi psicologi per la specializzazione) e quello diventa il nostro metodo di lavoro.
Io ho scelto di approfondire il sistemico relazionale perchè a mio avviso dava delle risposte alle mie esigenze di lavoro e perchè alla mia università era molto ben insegnato.
Al momento sto facendo un corso di introduzione all'ottica sistemica, dura un anno e oltre ad approfindire le basi teoriche si propone di lavorare sulle problematiche personali e sulla famiglia di chi vi partecipa, in modo da indagare quelle che sono le proprie dinamiche per evitare di riproporle nel rapporto con i propri utenti. Dopo sceglierò la mediazione familiare, sempre sistemica.
Per adesso non sono interessata al corso di couseling sistemico, per questo non posso darti molte spiegazioni su questo.
non lo so......potrei solo immaginare ad es. counselling nelle attività didattiche di formatori ed insegnanti......ma non mi chiedere di approfondire visto che non è proprio il mio campo......l'unica cosa sicura è che non si tratta di counselling svolto da un assistente sociale!
Gieko......l'orientamento sistemico-relazionale pone la persona al centro di un sistema di relazioni.....Il lavoro dell'assistente sociale counsellor potrebbe essere quello di migliorare la gestione di questo sistema e le risorse presenti nello stesso......il lavoro non è sul singolo ma sull'intero sistema intendendo per quest'ultimo non solo la famiglia e gli amici.....ma anche le istituzioni pubbliche, private....insomma tutto il suo "universo"!
Ti ringrazio per lo sforzo, ma qualche idea "generica" dell'orientamento sistemico la possiedo. Ho posto questioni più specifiche, a cui monicadal purtroppo non è ancora in grado di rispondere. Pazienterò.
Saluti
Questo è il lavoro di assistente sociale anche non counselor. ( Vatti a rivedere la legge di riordino della nostra professione) Non c'è bisogno di essere counselor per fare le cose che tu hai citato. Le facciamo già
E comunque come sitemico relazionale io intendo il lavoro specifico soprattutto sulle famiglie e sulle relazioni familiari.
Aggiungo una cosa. L'assistente sociale lavora anche sul singolo. Utilizzare l'approccio sistemico non significa lavorare solo sul sistema, ma lavorare sul singolo tenendo conto dle fatto che le sue difficoltà derivano da un contesto ben preciso.
Quello di cui tu parli mi sembra più l'approccio di rete, che parte dal sistema ma si concentra suprattutto sul presente e sul futuro, mentre l'approccio sistemico relazionale prende in considerazione il passato e sopratutto il passato familiare come contesto entro il quale si è creata la situazione di difficoltà.
( scusate per questa incursione off topic ma se si parla di una cosa si deve essere precisi!!)
Si lo so che siamo già counsellor......stavo solo spiegando.....noi (come già counsellor) cosa possiamo fare......oltre tante altre cose!
per me non esiste il counsellor e basta.....!counsellor di che? Quindi il counselling sarà diverso secondo la professione svolta!
Uhm.. il che è, grossolanamente, quello che dicevamo anche noi.. Tanto rumore per nulla, insomma. Chissà cosa ne pensa il nostro IT...Citazione:
per me non esiste il counsellor e basta.....!counsellor di che? Quindi il counselling sarà diverso secondo la professione svolta!
Per te no, ma per i counselor sì che esiste. Molti di loro si occupano delle difficoltà e della motivazione della persona non in relazione al proprio ambito di lavoro ma in generale. Cioè trattano qualsiasi difficoltà il cliente gli porti. DI QUALSIASI TIPO
Continuo a ripetere che non c'è da preoccuparsi....poichè se io ho problemi psicologici.......perchè dovrei rivolgermi ad un counsellor anzichè ad uno psicologo?Non è il ragionamento di una che sa le differenze....semplicemente tutti ragionano così....perchè devo credere il contrario?Chi va da un counsellor (tutto fare) è perchè VUOLE....non perchè è ingannato!A meno che non sia scritto "psicologo" quando la persona ha solo il diploma!
Pensa allora quando va da un counsellor che ha solo il diploma e null'altro; lì non c'è nessun Ordine a cui potrà denunciarlo né nessuna sanzione giuridica civile e penale prevista. Nessuna sospensione temporanea o definitiva, nessun ordine di non esercitare. E pensa se si tratta di una persona che sta male veramente ( in stati pre - psicotici, ad es., ignoti a molti counselor a digiuno di conoscenze strutturali) ma non ha gli strumenti per capirlo né per comprendere a chi sia più adeguato rivolgersi, né viene re - indirizzata, da questo tipo di persone, tranne quando si troverà ad essere scompensata per cui accadranno cose non "previste" in barba di tante risorse e motivazioni. Che si farà? Che le si dirà?
Non stavo parlando del possibile inganno o meno.
Stavo parlando del protezionismo delle varie professioni in tempi di relativa disoccupazione. Io credo che i vari percorsi professionali vadano tutelati e protetti a prescindere dal fatto che ci sia inganno o meno. Punto.
Putroppo.....le professioni pedo-psico-sociali sono delicate e non potranno mai raggiungere una tutela piena......non perchè siano sottovalutate.....anzi...sono estremamente complicate!
Se riduciamo le professioni alla stregua dell'ingegnere o del fisico si rischia di far venir meno l'essenza di questo lavoro!
Io invece credo che le professioni d'aiuto siano sotovalutate. Poichè noi lavoriamo con la relazione e la parola tutti si credono capaci ( dal di fuori) di fare lo stesso ( richiamo qui il 3d chiacchiere con lo psicologo di qualche tempo fa).
E invece non tutti sanno che dietro alle nostre 4 parole c'è tanto studio, tanta riflessione, e tanto lavoro su noi stessi....poichè a dare un consiglio sono tutti buoni, ma per individuare qual è la strada giusta da consigliare ci vuole tanta competenza. ( Quello che farei io in quella situazione e la cosa che sarebbe milgiore per me non necessariamente è quello che è meglio per la persona utente che abbiamo davanti)
Non concordo con questa visione romantico-filosofica delle materie umanistiche. La psicologia è una scienza e quindi può essere regolarizzata, manca la volontà. E non è riduzionismo paragonarla ad professioni tecniche.
Ma è proprio questo giochetto della complessità che permette la nascita di sfumature utili a professioni parallele per insinuarsi
Io penso che si può regolarizzare solo il processo di assunzione delle decisioni........cioè accoglienza....analisi della domanda....etc. etc.
Le persone non sono macchine.......sono particolari e tutte diverse l'una dall'altra......non si può fare alcuna generalizzazione.....
Non sono prodotti che escono dall'azienda perfettamente uguali(ammesso che sia corretto il termine perfezione!
Quindi se vi sono nuovi modelli che possono contribuire al medesimo obiettivo(ossia il benessere della persona) ben vengano......l'importante è che non ci siano sovrapposizioni......e questo non avviene sempre come dite voi.....
Quando gli essere umani diventeranno dei robot....forse se ne potrà parlare:asd:
Ripropongo inoltre un intervento preso da "altrapsicologia" dove invece di tante chiacchiere e teoria ci da uno spaccato di cosa accade nella vita di tutti i giorni.
Counselor: chi “strangolare”?
giovedì 2 luglio 2009 - Redazione
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Pubblichiamo l'intervento, in una mail-list professionale, di un collega frastornato da certa "ingenua" protervia di neo-formati counselor.
Un’impiegata (la chiamerò M) mi invita a pranzo alla sua mensa aziendale. Mi è stata presentata da amici comuni. Accetto l’invito per cortesia nei loro confronti, per curiosità, per modificare la routine lavorativa.
Dunque M ha circa 50 anni, due figli ormai adolescenti, non credo sia laureata e ha un marito dirigente di altissimo livello. Non è una famiglia toccata dalla crisi economica, ma M sente il bisogno di nuovi stimoli visto che i figli sono ormai indipendenti.
M sta per concludere un corso in counseling. Afferma: “ho fatto crescere due figli, credo di essere stata una buona madre, perché non posso fare anche io la terapeuta?” Siccome un terapeuta assume una funzione genitoriale lei si sente legittimata ad esserlo per il fatto che è madre. Durante l’incontro mi considera un collega alla pari (il suo stato mentale è: io e te siamo due operatori del disagio mentale, anche se io non me ne occupo). La cosa mi irrita e le lancio messaggi che sottolineano la nostra differenza: sono 30 anni che sono laureato, sarò pure uno psicologo non eccelso, ma ho la mia esperienza, le specializzazioni, le pubblicazioni.
E’ presa dal sacro fuoco di guarire la gente: “non puoi immaginare –afferma- quanti colleghi io segua in questa azienda, qui c’è un grande malessere”. Intuisco che sono chiacchierate al bar o nei corridoi. Ad un certo punto mi dice: “scusa, ma perché sei stato così…… da averci messo tanti anni per arrivare al risultato a cui io sono arrivata in pochi anni?” Forse non trova la parola o forse non vuole ferirmi perché credo che questa sarebbe “coglione”. Confesso che ho sentito il desiderio di strangolarla, ma dal suo punto di vista non aveva tutti i torti. M mi ha voluto vedere perché vorrebbe proporre alla sua azienda, appena conseguito il diploma, un Centro counseling rivolto ai lavoratori e voleva confrontarsi “con un collega”, insomma vuole istituzionalizzare quello che fa ora.
Le dico che il suo ruolo aziendale di impiegata (passato e presente) mal si concilia con l’intervento che lei ha in mente (però a ripensarci ora, quanti psicoterapeuti frequentano i loro pazienti fuori dal setting terapeutico?) e che la sua azienda forse può essere non interessata a prendersi cura del disagio dei lavoratori, ad esempio perché è funzionale al loro allontanamento o per la sua cultura organizzativa. Non la convinco. Mi dice che sono privo di ottimismo e rassegnato. Per lei esiste solo “chi sta male” e “chi guarisce”.
Sento di nuovo il desiderio di prima, ma poi mi chiedo se non possa riuscire nel suo intento di farsi riconoscere il suo progetto, magari utilizzando le influenti amicizie del marito.
Esco dall’azienda e penso che forse da strangolare sarebbero i colleghi psicologi che stanno formando tali figure professionali, che stanno supportando l’onnipotenza di alcuni, senza spirito etico, solo per sopravvivere economicamente (immagino la loro replica molto italiana: “tengo famiglia”). Alle prossime elezioni ordinistiche queste scuole faranno molte pressioni sui loro attuali ed ex allievi perché perduri questa situazione. E molti colleghi seguiranno le loro indicazioni di voto nella speranza di strappare qualche ora di docenza.
Penso anche ai nostri committenti: già non hanno capito la differenza tra psicologo, psicoterapeuta, psicoanalista, psichiatra e ora li confondiamo con il counseling!
Si, M ha ragione: sono privo di ottimismo e rassegnato.
Messaggio firmato
Allego questa lettera presa dal sito altrapsicologia sperando che possa essere spunto per un dibattito costruttivo
Non intendo la regolarizzazione formale delle professioni.....quella esiste già........col codice, albo, laurea, etc.....
parlo della impossibilità di ridurre le discipline che si occupano di relazioni alle stesse categorizzazioni delle altre scienze.........non bisogna vedere tutto ciò come un punto di debolezza....al contrario bisogna valorizzare tutto questo fino a farlo diventare un punto di forza!
Credo che la scarsa popolarità di cui risente in nostro settore ( x zuccherina) sia dovuta proprio al pressapochismo usato spesso in passato ( ma ahimè da alcuni anche al presente) all'interno dei servizi sociali.
Finchè non si useranno dei modelli teorici precisi e sistematici, finchè non ci saranno basi scientifiche al nostro operare, finchè gli operatori sociali si baseranno più sul loro "sentire" personale piuttosto che sulle evidenze scientifiche e sperimentali gli assitenti sociali rimarranno sempre dei " dilettanti" dell'aiuto.
Questo è un mio parere personale - che forse- può adattarsi anche alla psicologia-
Solo quando si è superesperti dopo anni di lavoro ci si può scostare leggermente dalle evidenze scinetifiche e mettere un pò di " nostro" nel lavoro con le persone.
Scusate l'O.T. ma per ricollegarmi al counseling solo con anni di studi e centinaia di ore di tirocinio si possono acquisire conoscenze scientifiche abbastanza approfondite dal lavorare nell'aiuto