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Riferimento: Dentro i libri
"Mi apro una bottiglia di vino anche se sono sola. Non devo discutere, sono indipendente. Difenderei questa condizione con tutte le mie forze, sempre. Eppure a volte anch'io avrei bisogno di un abbraccio. Di arrendermi e perdermi tra le braccia di un uomo. Un abbraccio che mi faccia sentire protetta anche se so proteggermi da sola. Sono in grado di fare le cose di cui ho bisogno, ma a volte vorrei far finta di non esserlo per il piacere di farle fare a qualcun altro per me. È una sensazione, ma non voglio stare con un uomo per questo. Non posso scendere a compromessi e non posso rinunciare a tutto quello che ho, alla mia libertà, per quell'abbraccio, che poi spesso con gli anni, non c'è nemmeno più."
"Sentivo che mi leggeva dentro, e io avrei voluto essere più uomo con lei. Avrei voluto essere quell'abbraccio in cui desiderava perdersi. Protetta e libera di lasciarsi andare, perché tanto c'ero io a prendermi cura di lei, a difenderla dal freddo e dal male."
Il giorno in più - Fabio Volo
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Riferimento: Dentro i libri
Tutti abbiamo bisogno di qualcuno che ci guardi. A seconda del tipo di sguardo sotto il quale vogliamo vivere, potremmo essere suddivisi in quattro categorie. La prima categoria desidera lo sguardo di un numero infinito di occhi anonimi [...] La seconda categoria è composta da quelli che per vivere hanno bisogno dello sguardo di molti occhi a loro conosciuti [...] C'è poi la terza categoria, la categoria di quelli che hanno bisogno di essere davanti agli occhi della persona amata [...] E c'è infine una quarta categoria, la più rara, quella di coloro che vivono sotto lo sguardo immaginario di persone assenti. Sono i sognatori. Ad esempio Franz.
L'insostenibile leggerezza dell'essere - Milan Kundera
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Riferimento: Dentro i libri
Le capriole in salita: l'appoggio della testa sulla strada che sale, le braccia forti della giovinezza piantate sul terreno e l'entusiasmo dell'inizio della rincorsa del corpo. Pronti, attenti e via, oplà!
La giravolta impossibile parte dallo slancio sfidando l'innaturale, ma la capriola non sarà mai capriola quando la figura inciampa nell'aria stramazzando ogni volta nella delusione del suolo, le escoriazioni dell'insistere diventano cicatrici e i capitomboli quotidiani si fanno abitudini nella sfida dell'acrobazia contro la montagna.
Montagna grande, montagna maestosa, da conquistare con la fatica dei passi e dei pedali per raggiungere la cima che ti regala la giustizia della conquista nel gioco delle giravolte in discesa.
Quanta gente ho incontrato nei miei oplà in salita, persone che nella felicità del discendere mi sussurravano, gridavano, imploravano: "Non si fa cosi, non si può sfidare la corrente naturale della vita, guardaci e convinciti che noi siamo l'esempio, non vincerai mai nell'assurdo delle tue capriole in salita!".
Pino Roveredo - Capriole in salita.
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Riferimento: Dentro i libri
Olla osservava Fran con il suo bambino in braccio. Poi ha detto: "quando il nonno di Harold aveva sedici anni, si è messo in testa di leggere tutta l'enciclopedia dalla a alla z. E ci è pure riuscito. L'ha finita a vent'anni. Appena prima di incontrare mia mamma."
"E adesso dov'è?" ho chiesto io. "Cosa fa?" Volevo sapere che cosa era stato di un uomo che si era dato un obiettivo come quello.
"E' morto" ha detto Olla.
Carver, Cattedrale
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Riferimento: Dentro i libri
"Ci sono gesti che partono così, da una zona nascosta e incontrollabile di noi: schizzano via prima che possiamo trattenerli. Popcorn impazziti. Non li avevamo previsti né tanto meno preparati, e colgono anche noi di sorpresa.
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Non sempre abbiamo la lucidità di fare la cosa giusta con le persone giuste, e così ci capita a volte di fare la cosa giusta con le persone sbagliate, o la cosa sbagliata con le persone giuste. E causiamo sconquassi nell'universo circostante, a volte davvero minimi, come quando mettiamo un paio di calzini nel cassetto delle posate; a volte invece più corposi, come quando per esempio ci scappano dette, ahimé, alcune verità indicibili: insomma, sconquassi per i quali poi siamo costretti a passare mesi a chiedere scusa e a rimangiare parole per cercar di rimettere, almeno un po', le cose quiete com'erano.
....
E' che non sempre il mondo spalanca abissi di generosa distrazione e pacata indifferenza nei nostri confronti, abissi in cui possiamo agevolmente accomodarci come in una calda tana; a volte il mondo drizza le orecchie, presta attenzione a tutto quel che facciamo o non facciamo, ed è lì che ci attende al varco, pronto a farci pagare la più piccola mancanza.
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Lei di matematica e fisica andava malissimo, non ci capiva mai niente. Quando il professore spiegava, sentiva il proprio cervello che non ce la faceva, annaspava indetro ansimando come un vecchio cane grasso.
Bruttissimo quando si percepisce il cervello che non ce la fa: ci si sente stupidi. Sembra proprio di toccare con mano cosa vuol dire non avere quella felice capacità di capire le cose: cosa vuol dire non essere intelligenti, insomma. Che bello invece sentirsi dire: come sei intelligente! Il buffo è che si usa perlopiù con le materie scientifiche, come se solo lì servisse l'intelligenza. Per italiano o storia dell'arte invece no, si può essere bravi, ma non intelligenti. Non serve l'intelligenza a capire un quadro o una poesia, forse è per questo. Ecco, con matematica e fisica Barbara riusciva a provare quella precisissima sensazione di essere stupida
P.Mastrocola, La narice del coniglio
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Riferimento: Dentro i libri
Per la prima volta nella sua vita, Alba sentì il bisogno di essere bella e rimpianse che nessuna delle splendide donne della sua famiglia le avesse lasciato in eredità i suoi attributi, e l'unica che l'aveva fatto, la bella Rosa, le aveva dato solo una sfumatura d'alga marina ai suoi capelli, che, se non era accompagnata da tutto il resto, sembrava piuttosto un errore del parrucchiere. Quando Miguel indovinò la sua inquietudine, la portò per mano fino al grande specchio veneziano che ornava un angolo della camera segreta; tolse la polvere dal vetro incrinato e poi accese tutte le candele che aveva e gliele mise intorno. Lei si rimirò nei mille frammenti dello specchio. La sua pelle, illuminata dalle candele, aveva il colore irreale delle figure di cera. Miguel cominciò ad accarezzarla e lei vide trasformarsi il suo volto nel caleidoscopio dello specchio e convenne infine che lei era la più bella dell'universo, perché aveva potuto vedersi con gli occhi con cui la vedeva Miguel.
“La casa degli spiriti” di Isabel Allende.
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Riferimento: Dentro i libri
Vecchio, benedetto, Pekisch, questo non me lo dovevi fare. Non me lo merito. Io mi chiamo Pehnt, e sono ancora quello che se ne stava sdraiato per terra a sentire la voce nei tubi, come se quella arrivasse davvero, e invece non arrivava. Non è mai arrivata. E io adesso sono qui. Ho una famiglia, ho un lavoro e la sera vado a letto presto. Il martedì vado a sentire i concerti che danno alla sala Trater e ascolto musiche che a Quinnipak non esistono: Mozart, Beethoven, Chopin. Sono normali eppure sono belle. Ho degli amici con cui gioco a carte, parlo di politica fumando il sigaro e la domenica vado in campagna. Amo mia moglie, che è una donna intelligente e bella. Mi piace tornare a casa e trovarla lì, qualsiasi cosa sia successa nel mondo quel giorno. Mi piace dormire vicino a lei e mi piace svegliarmi insieme a lei. Ho un figlio che amo anche se tutto fa supporre che farà l'assicuratore. Spero che lo farà bene e che sarà un uomo giusto. La sera vado a letto e mi addormento. E tu mi hai insegnato che questo vuol dire che sono in pace con me stesso. Non c'è altro. Questa è la mia vita. Io lo so che non ti piace ma io non voglio che tu me lo scriva. Perché voglio continuare ad andare a letto, la sera, ed addormentarmi. Ognuno ha il mondo che si merita. Io forse ho capito che il mio è questo qua. Ha di strano che è normale. Mai visto niente del genere, a Quinnipak. Ma forse proprio per questo, io qui ci sto bene. A Quinnipak si ha negli occhi l'infinito. Qui, quando proprio guardi lontano, guardi negli occhi di tuo figlio. Ed è diverso. Non so come fartelo capire, ma qui si vive al riparo. E non è cosa spregevole. È bello. E poi chi l'ha detto che si deve proprio vivere allo scoperto, sempre sporti sul cornicione delle cose, a cercare l'impossibile, a spiare tutte le scappatoie per sgusciare via dalla realtà. È proprio obbligatorio essere eccezionali? Io non so. Ma mi tengo stretta questa vita mia e non mi vergogno di niente: nemmeno delle mie soprascarpe. C'è una dignità immensa, nella gente, quando si porta addosso le proprie paure, senza barare, come medaglie della propria mediocrità. E io sono uno di quelli. Si guarda sempre l'infinito qui a Quinnipak, insieme a te. Ma qui non c'è l'infinito. E così guardiamo le cose, e questo ci basta. Ogni tanto, nei momenti più impensati, siamo felici. Andrò a letto, questa sera, e non mi addormenterò. Colpa tua, vecchio, maledetto Pekisch. Ti abbraccio. Dio sa quanto ti abbraccio. Pehnt, assicuratore.
da Castelli di Rabbia di Alessandro Baricco
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Riferimento: Dentro i libri
"...Poi rue de Faubourg Saint-Honoré, piena di negozi di marchi prestigiosi: Lauvin, Hermès, Saint Lauren, Cardin... Mi facevano uno strano effetto quei negozi immensi e vuoti in confronto alla bottega di monsieur Ibrahim, grande sì e no quanto una stanza da bagno ma dove non c'era millimetro lasciato inutilizzato, dove dal pavimento al soffitto, da uno scaffale all'altro, su tre file e quattro livelli, si trovavano tutti gli articoli di prima, seconda e anche terza necessità.
«E' incredibile, monsieur Ibrahim, come le vetrine dei ricchi siano povere. Non c'è niente, là dentro». «Il lusso è così, Momo. Niente in vetrina, niente in negozio. Tutto nel prezzo».
.....
All'improvviso, assetto da combattimento, monsieur Ibrahim scatta sull'attenti: Brigitte Bardot fa il suo ingresso in drogheria. «Buongiorno. Avete acqua?». «Certo, signorina». E qui succede l'inimmaginabile: monsieur Ibrahim va di persona a prendere una bottiglia d'acqua dallo scaffale e gliela porge. «Grazie. Quanto le devo?». «Quaranta franchi, signorina». Brigitte ha un sussulto. Io pure. Una bottiglia d'acqua costava due franchi, all'epoca, non quaranta. «Non sapevo che l'acqua fosse così rara, da queste parti». «L'acqua non è rara, signorina, ma le vere dive sì». L'ha detto con un tale charme, con un sorriso talmente irresistibile che Brigitte Bardot arrosisce leggermente, tira fuori i quaranta franchi e se ne va.
....
«Quando vuoi sapere se il posto dove ti trovi è ricco o povero, guarda la spazzatura. Se non vedi immondizia né pattumiere, vuol dire che è molto ricco. Se vedi pattumiere ma non immondizia, è ricco. Se l'immondizia è accanto alle pattumiere, non è né ricco né povero: è turistico. Se vedi l'immondizia e non le pattumiere, è povero. E se c'è la gente che abita in mezzo ai rifiuti, vuol dire che è molto, molto povero».
E.-E. Schmitt, Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano
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Riferimento: Dentro i libri
-"Quali che siano stati i nostri conflitti e i nostri trionfi, per quanto indelebile sia il segno che questi abbiano potuto lasciare su di noi, finiscono sempre per stemperarsi come una tinta ad acquerello su un foglio di carta"
- Conduciamo la nostra esistenza come acqua che scende lungo una collina, andando più o meno in un'unica direzione finchè non urtiamo contro qualcosa che ci costringe a trovare un nuovo corso.
- I sogni possono essere pericolosi: covano sotto la cenere come fuoco e a vlte ci consumano completamente.
- ...naturalmente non è possibile lasciarsi alle spalle il dolore che è in noi.
- Di tanto in tanto nella vita accadono cose che non riusciamo a capire perchè non abbiamo mai visto prima nulla di simile.
- Nessuno di noi trova su questa terra tanta bontà come desidererebbe.
- ... avanzare barcollando nella vita è un ben triste modo di procedere. Devi imparare a scegliere tempo e luogo per ogni cosa.
- Dobbiamo utilizzare qualsiasi metodo a nostra disposizione per comprendere i movimenti dell'universo che ci circonda e regolare le nostre azuoni in modo da non trovarci a lottare contro le correnti, ma a muoverci in sintonia con esse.
- Il destino non è sempre come una festa al termine della serata. A volte è lottare giorno per giorno per tutta la vita.
- Le speranze sono come gli ornamenti per capelli. Le ragazze vogliono mettersene troppi, ma, quando diventano vecchie, anche uno solo le fa sembrare ridicole.
- Le avversità assomigliano a un forte vento, che non soltanto ci tiene lontani dai luoghi in cui altrimenti saremmo potuti andare, ma cu strappa anche di dosso tutto il superfluo cossichè in seguito ci vediamo come realmente siamo, e non come ci piacerebbe essere.
- ... quando in un corso d'acqua lotti contro una forte corrente sotterranea, ogni passo in avanti assume una specie d'urgenza.
- ... non credo che nessuno di noi possa parlare del dolore finchè non ne è fuori.
- E' strano ciò che il futuro ci riserva. Devi stare attenta [..] a non aspettarti mai troppo.
- A volte credo che le cose che ricordo siano più reali di quelle che vedo.
- I mutamenti procedono senza rallentare mai la propria andatura, anche se tentiamo in ogni modo di convincerci del contrario.
Memorie di una Geisha (Arthur Golden)
- ....Fino a che punto si deve arrivare per amore?
- Tutte le storie sono uniche come le persone che le raccontano, e le migliori sono quelle con un finale a sorpresa...
- Il cambiamento è una delle ineluttabili leggi della natura, che chiede il dazio ai mortali. Le cose cambiano, le persone cambiano...
- Nessuna finzione, nessun tentativo di fare colpo, nessuno che cercasse di mettersi in mostra...
- Nessuno può cambiare la propria natura...
- Era una di quelle persone le cui espressioni sono un fedele specchio dell'anima. Si trattava di una qualità rara di qst tempi. Spesso aveva l'impressione che troppa gente passasse la vita a fingere e recitare, con indosso una maschera, e x qst perdesse la propria natura più autentica...
- Meglio peccare di eccessivo pudore.. che esporsi troppo...
- Quando viaggi, non è importante quello che vedi, quanto come lo vivi, ti capiterà qualcosa che ricorderai per sempre...
- In genere ognuno di noi affronta le medesime prove e reagisce in modo prevedibile, eppure per qualche motivo ciascuno crede che la propria esperienza sia unica e irripetibile...
- Osservare le stelle è come guardare indietro nel tempo, dato che alcune sono così distanti che la loro luce impiega milioni di anni ad arrivare sulla terra...
- Se il dialogo è il testo, l'umorismo è la musica che trasforma lo stare insieme in una melodia che può essere suonata all'infinito senza risultare stucchevole..
La scelta (Nicholas Sparks)
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Riferimento: Dentro i libri
Ma ciò che inquieta di più e che rode come un tarlo testardo
infilato in una vecchia tavola e impossibile da far tacere
se non con un veleno che avvelenerebbe anche noi,
è la lettera che non abbiamo mai scritto. “Quella” lettera.
Quella che tutti noi abbiamo sempre pensato di scrivere,
in certe notti insonni, e che abbiamo sempre rimandato al giorno dopo
Antonio Tabucchi - Si Sta Facendo Sempre Più Tardi
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Le parole non colgono il significato segreto, tutto appare un po' diverso quando lo si esprime, un po' falsato, un po' sciocco, sì, e anche questo è bene e mi piace moltissimo, anche con questo sono perfettamente d'accordo, che ciò che è tesoro e saggezza d'un uomo suoni sempre un po' sciocco alle orecchie degli altri.
da Siddharta di H. Hesse
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Riferimento: Dentro i libri
" ...ogni benedetto giorno in quella terra di nessuno, dove la nebbia era diradata solo da qualche bestemmia, da qualche fischio, da qualche battuta che, da fuori, arrivava ovattata fin dentro il casco.
Quel letto dove era stato anche lui, mentre fuori nevicava. Ivana con la schiena inarcata, il mento proteso in avanti, come a centellinare un apice che con lui non aveva mai raggiunto. I suoi occhi cancellati da quella striscia nera. Solo in questo Ivana differiva da Tina. Solo per una striscia nera sugli occhi.
Quella striscia che sarebbe servita a lui da bambino.
Una porta nera, pronta a ingoiare tutto in un baratro profondo. Oltre la soglia, un lampo crepa la notte, una fiamma divampa nel buio, divorando quello che hai di più caro, in un urlo che trasforma i sogni in cenere" .
Bambole perdute - Renzo Saffi
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[...] Anch'io l'ho afferrato per i capelli, l'ho abbracciato con tutte le mie forze, gli ho morso le labbra, ho sentito la sua lingua muoversi nella mia bocca. Era un bacio che attendevo da molto tempo: un bacio che era nato presso i fiumi della nostra infanzia, quando non comprendevamo ancora il significato dell'amore. Un bacio che era rimasto in sospeso quando, più tardi, giravamo il mondo con il ricordo di una medaglia, oppure ci nascondevamo dietro pile di libri da studiare per un concorso. Un bacio che si era perduto tante volte e che, adesso, veniva finalmente ritrovato. Nella durata di quel bacio scorrevano anni di ricerche, di delusioni, di sogni impossibili.
L'ho baciato con forza. Le poche persone presenti nel locale stavano a guardare, pensando di vedere semplicemente un bacio. Ma non sapevano che quel lungo minuto era il compendio della mia e della sua vita, della vita di chiunque aspetti, sogni e cerchi il proprio cammino sotto il sole.
In quel minuto, c'erano tutti i momenti di gioia che ho vissuto. [...]
Paulo Coelho - Sulla sponda del fiume Piedra mi sono seduta e ho pianto
Quanti ricordi questo passo!:cute:
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"Semplicissimo ad essere enunciato, per quanto non sia altrettanto semplice ad essere analizzato, lo possiamo denominare il fenomeno dell'agglomeramento, del << pieno >>. Le città sono piene di gente. Le case, piene d'inquilini. Gli alberghi, pieni di ospiti. I treni, pieni di viaggiatori. I caffé, pieni di consumatori. Le strade, piene di passanti. Le anticamere dei medici più noti, piene d'ammalati. Gli spettacoli, appena non siano molto estemporanei, pieni di spettatori. Le spiagge, piene di bagnanti. Quello che prima non soleva essere un problema, incomincia ad esserlo quasi a ogni momento: trovar posto."
L'ho sempre detto che c'è troppa gente al mondo :D
"Vediamo la moltitudine , come tale, che s'impossessa dei luoghi e dei mezzi creati dalla civiltà."
"Sorprendersi, stupirsi, è cominciare a capire. E' lo sport e il lusso specifico dell'intellettuale. Per questo il suo atteggiamento distintivo consiste nel guardare il mondo con gli occhi dilatati dallo stupore. Tutto il mondo è strano ed è meraviglioso per le pupille bene aperte. E questo meravigliarsi è la delizia negata, per esempio, al calciatore, e che, invece, porta l'intellettuale per il mondo in una perpetua ebbrezza di visionario. Il suo attributo sono gli occhi in perpetua contemplazione."
"Ormai non ci sono più protgonisti: c'è soltato un coro."
"Massa è l'uomo medio. In questo modo si converte ciò che era mera quantità - la moltitudine - in una determinazione qualitativa: è la qualità comune, è il campione sociale, è l'uomo in quanto non si differenzia dagli altri uomini, ma ripete in se stesso un tipo generico."
"Nei gruppi che si caratterizzano per non essere moltitudine e massa, la coincidenza sentimentale dei suoi membri consiste in una certa aspirazione, idea o ideale, che per sé sola esclude il gran numero. Per formare una minoranza, qualunque essa sia, è necessario che prima ciascuno si separi dalla moltitudine per ragioni speciali, relativamente individuali. La sua coincidenza con gli altri, che formano la minoranza, è, dunque, secondaria, posteriore, rispetto al fatto che ciascuno si è reso singolare, ed è pertanto, in buona parte, una coincidenza nel non coincidere."
La ribellione delle masse, José Ortega y Gasset; trad: Salvatore Battaglia
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Riferimento: Dentro i libri
Ma quando ti viene quella voglia di piangere
pazzesca, che proprio ti strizza tutto, che non la
riesci a fermare, allora non c'è
verso di spiaccicare una sola parola, non esce più niente, ti
torna tutto indietro, tutto dentro, ingoiato da quei dannati
singhiozzi.
(Castelli di rabbia - Baricco)
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Riferimento: Dentro i libri
"Scendendo le scale, udii Bill che cantava: << Ironia e Pietà. Quando ti senti... Oh, dà loro l'ironia e dà loro la Pieta. Oh, dà loro l'Ironia. Quando ti sentono... Solo un po' di Ironia. Solo un po' di Pietà... >>. Continuò a cantare finchè non venne da basso. Sull'aria di The bells are ringing for me and my gal. Io stavo leggendo il giornale spagnolo vecchio di una settimana.
<<Cos'è tutta questa ironia e pietà?>>
<<Come? Non sai niente di Ironia e Pietà?>>
<<No. Chi l'ha tirata fuori?>>
<<Tutti a New York ne vanno matti. Come una volta per i Fratelini.>>
Entrò la ragazza con caffè e toast imburrati. Più esattamente con pane tostato e imburrato.
<<Chiedile se ha marmellata>> disse Bill. << Sii ironico con lei.>>
<<Avete marmellata?>>
<<Questo non è ironico. Oh, come vorrei parlare spagnolo.>>
Il caffè era buono e ce lo servirono in grandi scodelle. La ragazza portò marmellata di lamponi in piatti di vetro.
<<Grazie.>>
<<Hei! Non è così che si fa>> disse Bill. <<Dille qualcosa d'ironico. Qualche battuta spiritosa su Primo de Rivera.>>
<<Potrei chiederle che marmellata pensano sia successa nel Rif.>>
<<Mediocre>> disse Bill. <<Molto mediocre. Non ci sai fare. E' chiaro. Non capisci l'ironia. Non hai pietà. Di' qualcosa di pietoso.>>
<<Rober Cohn.>>
<<Non è tanto male. Stai migliorando. Ma perchè Robert Cohn è pietoso? Sii ironico.>>
Inghiottì una lunga sorsata di caffè.
<<Oh, al diavolo>> dissi, <<E' troppo presto.>>
<<Ecco come sei. E per di più pretendi di fare lo scritore. Non sei che un giornalista. Un giornalista espatriato. Dovresti essere ironico fin da quando scendi dal letto. Dovresti svegliarti con la bocca piena di pietà.>> "
***
"Pedro Romero aveva la grandezza. Amava toreare e penso che amasse i tori e penso che amasse Brett. Tutto ciò che era in grado di controllare lo fece quel pomeriggio davanti a lei. Mai una volta alzò il capo. In tal modo rese più forte la sua esibizione, e lo fece per sè, anche, oltre che per lei. Poichè non alzava mai il capo per chiedere se era piaciuto [i movimenti di cappa e le giravolte intorno al toro, ndr], faceva tutto interiormente per sè, e questo gli dava forza, eppure lo faceva anche per lei. Ma non lo fece per lei a scapito di se stesso. Grazie a questo vinse tutto il pomeriggio."
Hemingway, "Fiesta"
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Non si è mai lontani abbastanza per trovarsi.
(Oceano mare - A. Baricco)
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Di solito Alice si dava degli ottimi consigli, però poi li seguiva raramente.
Lewis Carroll - Alice nel paese delle meraviglie
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Citazione:
Originalmente inviato da
nadir81@
Di solito Alice si dava degli ottimi consigli, però poi li seguiva raramente.
Lewis Carroll - Alice nel paese delle meraviglie
Bella citazione, mi ci ritrovo molto... :(
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"In quei momenti mi sembra di aver donato tutta la mia anima a qualcuno che la tratta come se fosse un fiore da mettere all'occhiello, una piccola decorazione per soddisfare la sua vanità, l'argomento di un giorno d'estate..."
Il ritratto di Dorian Gray - Oscar Wilde
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In un mondo che comprendo di rado, i venti del destino soffiano quando meno ce lo aspettiamo.
A volte hanno la furia di un uragano, altre sono lievi come brezze. Ma non si possono negare, perchè spesso portano un futuro impossibile da ignorare. Tu sei il vento che non mi aspettavo, il vento che ha soffiato più forte di quanto potessi immaginare... tu sei il mio destino...
(Nicholas Sparks "Le parole che non ti ho detto")
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Riferimento: Dentro i libri
Temiamo il domani solo perchè non sappiamo costruire il presente, e quando non sappiamo costruire il presente ci illudiamo che saremo capaci di farlo domani, e rimaniamo fregati perchè domani finisce sempre per diventare oggi.
(Muriel Barbery - L'eleganza del riccio)
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Riferimento: Dentro i libri
So che l'amore è come le dighe: se lasci una breccia dove possa infiltrarsi un filo d'acqua, a poco a poco questo fa saltare le barriere.
E arriva un momento in cui nessuno riesce più a controllare la forza delle barriere.
Se le barriere crollano, l'amore si impossessa di tutto.
E non importa più cio' che è possibile o impossibile, non importa se possiamo continuare ad avere la persona amata accanto a noi: amare significa perdere il controllo.
Va a prendere le tue cose...
I sogni richiedono fatica.
Paulo Coelho - Sulla Sponda del Fiume Piedra
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Riferimento: Dentro i libri
Citazione:
Originalmente inviato da
Hermes Ankh
Temiamo il domani solo perchè non sappiamo costruire il presente, e quando non sappiamo costruire il presente ci illudiamo che saremo capaci di farlo domani, e rimaniamo fregati perchè domani finisce sempre per diventare oggi.
(Muriel Barbery - L'eleganza del riccio)
Bella...:sisi:
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[...] conclusero che i guai vengono bensì spesso perchè ci si è dato cagione; ma che la condotta più cauta e più innocente non basta a tenerli lontani; e che quando vengono, o per colpa o senza colpa, la fiducia in Dio li raddolcisce, e li rende utili per una vita migliore [...]
Alessandro Manzoni - I Promessi Sposi
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"E cosa c'è di bello nella coppia scusa?"
"La complicità, il senso di appartenenza. A me, per esempio, piace conoscere una persona a memoria"
"Come ti piace conoscere una persona a memoria? E la routine? La monotonia? Che cos'hanno de bello?"
"No, non parlo di routine o monotonia, ma di sapere a memoria una persona. Non so come spiegartelo, è come quando studi le poesie a scuola, in quel senso intendo a memoria"
"Questa non l'ho capita"
"Ma si dai, come una poesia. Sai come si dice in inglese studiare a memoria? By heart, col cuore. Anche in francese si dice par coeur... ecco, in questo senso intendo. Conoscere una persona a memoria, significa, come quando ripeti una poesia, prendere anche un po' di quel ritmo che le appartiene. Una poesia, come una persona, ha dei tempi suoi. Per cui conoscere una persona a memoria significa sincronizzare i battiti del proprio cuore con i suoi, farsi penetrare dal suo ritmo. Ecco, questo mi piace. Mi piace stare con una persona intimamente perché vuol dire correre il rischio di diventare leggermente diversi da se stessi. Alterarsi un po'. Perché non è essere se stessi che mi affascina in un rapporto a due, ma avere il coraggio di essere anche altro da sé. Che poi è quel te stesso che non conoscerai mai. A me piace amare una persona e conoscerla a memoria come una poesia, perché come una poesia non la si può comprendere mai fino in fondo. "
"Il giorno in più" di Fabio Volo
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Riferimento: Dentro i libri
"Basta un nulla per ricominciare. Per passare non più con la mente ma con i gesti dalla realtà dei grandi fatti alla mia, lasciando che la mente si sciolga dal suo blocco immenso fino a ridursi a un piccolo cervello grigio, relitto di qualcosa che potrei agevolmente spiegare: un po' dolorante per dover rimettere in moto la macchina, e un po' illuminato perchè questo mattino è luminoso, dentro i vetri azzurri, e nella casa sono in un completo silenzio.."
L'occhio del gatto. Bevilacqua
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Riferimento: Dentro i libri
"Quando essere innamorate significa soffrire, stiamo amando troppo.
Quando giustifichiamo i suoi malumori, il suo cattivo carattere, la sua indifferenza, o li consideriamo conseguenze di un'infanzia infelice e cerchiamo di diventare la sua terapista, stiamo amando troppo.
Quando la relazione con lui mette a repentaglio il nostro benessere emotivo, e forse anche la nostra salute e la nostra sicurezza, stiamo decisamente amando troppo.
Noi che amiamo in modo ossessivo siamo piene di paura: paura di restare sole, paura di non essere degne di amore e di considerazione, paura di essere ignorate, o abbandonate, o annichilite. Offriamo il nostro amore con la speranza assurda che l'uomo della nostra ossessione ci protegga dalle nostre paure; invece le paure e le ossessioni si approfondiscono, finché offrire amore con la speranza di essere ricambiate diventa la costante di tutta la nostra vita. E poiché la nostra strategia non funziona, riproviamo, amiamo ancora di più. Amiamo troppo.
Siamo attratte dagli uomini che ci fanno rivivere il tormento sopportato con i nostri genitori, quando cercavamo di essere abbastanza brave, abbastanza amabili, abbastanza soccorrevoli e abbastanza brillanti da riuscire a conquistare l'amore, l'attenzione e l'approvazione di chi non poteva darci quello che ci era necessario, per via dei suoi problemi e delle sue preoccupazioni personali. Ora ci comportiamo come se amore, attenzione e approvazione non avessero alcun valore, a meno che non si riesca a ottenerle da un uomo anch'egli incapace di offrircele, per via dei suoi problemi e delle sue preoccupazioni.
Il nostro obiettivo era guarirla dal bisogno di dare più amore di quanto ne ricevesse, di continuare a estrarre amore dal buco vuoto che c'era dentro di lei.
Una donna che ama troppo è abituata alle caratteristiche e ai comportamenti negativi, e si troverà più a suo agio con questi che con il loro contrario, a meno che non si impegni a fondo nel cambiare se stessa.
Cominciò a discutere, ad accettare il confronto, a esprimere se stessa, e a far conoscere i propri bisogni. Imparò a essere sincera con se stessa e con gli altri più di quanto non lo fosse stata per anni e anni. E alla fine riuscì a ritrovare il suo umorismo, ma un umorismo più limpido, che ora era anche autoironia.
Sono cresciuta con la convinzione che in me ci fosse qualcosa di molto brutto. Non sapevo cosa fosse, ma doveva essere qualcosa che mi rendeva poco gradita e poco amabile.
Sapevo che, sotto le apparenze, in me c'era qualcosa di marcio. Se piacevo alla gente era perché ingannavo tutti. Se mi avessero conosciuta meglio, si sarebbero allontanati da me.
Era stato necessario che la mia vita andasse in pezzi perché mi decidessi a guardare dentro di me e a scoprire la profondità dell'odio che provavo per me stessa.
Finché mi davo da fare per qualcun altro, non avrei mai avuto tempo di pensare a me stessa e di sentire la mia sofferenza.
In ogni rapporto, cercava di trovare il modo di evitare il senso profondo della propria inadeguatezza e inferiorità.
Nessuno può amarci abbastanza da renderci felici se non amiamo davvero noi stesse, perché quando nel nostro vuoto andiamo cercando l'amore, possiamo trovare solo altro vuoto. Quello che manifestiamo all'esterno è un riflesso di quello che c'è nel più profondo di noi: quello che pensiamo del nostro valore, del nostro diritto alla felicità, quello che crediamo di meritare dalla vita. quando cambiano queste convinzioni, cambia anche la nostra vita.
Poiché di noi stesse pensiamo tutto il male possibile, vogliamo un uomo che ci faccia sentire migliori. Poiché non riusciamo ad amare noi stesse, abbiamo bisogno di lui per convincerci di essere amabili. Ci diciamo anche che, con l'uomo giusto, non avremmo bisogno di tanto cibo, o alcol o droga. Usiamo la relazione come usiamo gli stupefacenti: per dimenticare il nostro dolore.
Meno lui le dava, più lei aveva bisogno di ricevere qualcosa da lui. aveva fatto di tutto per migliorare il suo aspetto, ma sentiva che le mancava qualcosa di misterioso e attraente che le brune compagne di avventura di Rudy sembravano tutte trasudare senza sforzo.
Non ho intenzione di stravolgere me stessa per piacere a un uomo. Oggi le mie priorità sono molto diverse. La prima preoccupazione deve essere la mia guarigione. Altrimenti non mi rimarrebbe niente da offrire a nessuno. "
Donne che amano troppo - Robin Norwood
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Riferimento: Dentro i libri
"Tutti quei giorni, che gli erano sembrati odiosi, si erano ormai consumati per sempre, formando mesi ed anni che non si sarebbero ripetuti mai.
Gli parve che un torpore improvviso lo trascinasse nel sonno. Ma ne aveva troppo coscienza. Una baraonda di immagini, quasi di sogno, gli passarono davanti, cominciavano persino a formare una storia; ma dopo qualche istante si accorse di essere ancora sveglio. Sveglio più di prima, perché lo colpì la vastità del silenzio.
Fino allora egli era avanzato per la spensierata età della prima giovinezza, una strada che da bambini sembra infinita, dove gli anni scorrono lenti e con passo lieve, così che nessuno nota la loro partenza. Si cammina placidamente, guardandosi con curiosità attorno, non c'è proprio bisogno di affrettarsi, nessuno preme di dietro e nessuno ci aspetta, anche i compagni procedono senza pensieri, fermandosi spesso a scherzare. Dalle case, sulle porte, la gente grande saluta benigna, e fa cenno indicando l'orizzonte con sorrisi di intesa; così il cuore comincia a battere per eroici e teneri desideri, si assapora la vigilia delle cose meravigliose che si attendono più avanti; ancora non si vedono, no, ma è certo, assolutamente certo che un giorno ci arriveremo.
Ma a un certo punto, quasi istintivamente, ci si volta indietro e si vede che un cancello è stato sprangato alle spalle nostre, chiudendo la via del ritorno. Allora si sente che qualche cosa è cambiato, il sole non sembra più immobile ma si sposta rapidamente, ahimè, non si fa in tempo a fissarlo che già precipita verso il fiume dell'orizzonte, ci si accorge che le nubi non ristagnano più nei golfi azzurri del cielo ma fuggono accavallandosi l'una sull'altra, tanto è il loro affanno; si capisce che il tempo passa e che la strada un giorno dovrà pur finire. Chiudono a un certo punto alle nostre spalle un pesante cancello, lo rinserrano con velocità fulminea e non si fa tempo a tornare. Ma Giovanni Drogo in quel momento dormiva ignaro e sorrideva nel sonno come fanno i bambini. Passeranno dei giorni prima che Drogo capisca ciò che è successo. Sarà allora come un risveglio. Si guarderà attorno incredulo; poi sentirà un trapestio di passi sopraggiungenti alle spalle, vedrà la gente, risvegliatasi prima di lui, che corre affannosa e lo sorpassa per arrivare in anticipo. Sentirà il battito del tempo scandire avidamente la vita. Non più alle finestre si affacceranno ridenti figure, ma volti immobili e indifferenti. E se lui domanderà quanta strada rimane, loro faranno sì ancora cenno all'orizzonte, ma senza alcuna bontà e letizia. Intanto i compagni si perderanno di vista, qualcuno rimane indietro sfinito, un altro è fuggito innanzi, oramai non è più che un minuscolo punto all'orizzonte. Dietro quel fiume - dirà la gente - ancora dieci chilometri e sarai arrivato. Invece non è mai finita, le giornate si fanno sempre più brevi, i compagni di viaggio più radi, alle finestre stanno apatiche figure pallide che scuotono il capo. Fino a che Drogo rimarrà completamente solo e all'orizzonte ecco la striscia di uno smisurato mare immobile, colore di piombo. Ormai sarà stanco, le case lungo la via avranno quasi tutte le finestre chiuse e le rare persone visibili gli rispondono con un gesto sconsolato: il buono era indietro, molto indietro e lui ci è passato davanti senza sapere. Oh, è troppo tardi ormai per ritornare, dietro a lui si amplia il rombo della moltitudine che lo segue, sospinta dalla stessa illusione, ma ancora invisibile sulla bianca strada deserta.
Dal deserto del nord doveva giungere la loro fortuna, l'avventura, l'ora miracolosa che almeno una volta tocca a ciascuno. Per questa eventualità vaga, che pareva farsi sempre più incerta col tempo, uomini fatti consumavano lassù la migliore parte della vita. Non si erano adattati alla esistenza comune, alle gioie della solita gente, al medio destino; fianco a fianco vivevano con la uguale speranza, senza mai farne parola, perché non se ne rendevano conto o semplicemente perché erano soldati, col geloso pudore della propria anima.
Gravava ormai nella sala il sentimento della notte, quando le paure escono dai decrepiti muri e l'infelicità si fa dolce, quando l'anima batte orgogliosa le ali sopra l'umanità addormentata. Gli occhi vitrei dei colonnelli, dei grandi ritratti, esprimevano eroici presagi. E fuori sempre la pioggia.
Sembrava ieri, eppure il tempo si era consumato lo stesso con il suo immobile ritmo, identico per tutti gli uomini, né più lento per chi è felice né più veloce per gli sventurati. Né adagio né presto altri tre mesi erano passati. Natale si era già dissolto nella lontananza, anche il nuovo anno era venuto portando per qualche minuto agli uomini strane speranze.
La vita gli appariva inesauribile, ostinata illusione, benché la giovinezza fosse già cominciata a sfiorire. Ma Drogo non conosceva il tempo. Anche se avesse avuto dinanzi a sé una giovinezza di cento e cento anni come gli dei, anche questo sarebbe stata una povera cosa. E lui aveva invece disponibile una semplice e normale vita, una piccola giovinezza umana, avaro dono, che le dita delle mani bastavano a contare e si sarebbe dissolto prima ancora di farsi conoscere. Quanto tempo dinanzi, pensava. Eppure esistevano uomini - aveva sentito dire - che a un certo punto (strano a dirsi) si mettevano ad aspettare la morte, questa cosa nota ed assurda che non lo poteva riguardare. Drogo sorrideva, pensandoci, e intanto, sollecitato dal freddo, si era messo a camminare.
Finalmente Drogo capì e un lento brivido gli camminò nella schiena. Era l'acqua, era una lontana cascata scrosciante giù per gli apicchi delle rupi vicine. Il vento che faceva oscillare il lunghissimo getto, il misterioso gioco degli echi, il diverso suono delle pietre percosse ne facevano una voce umana, la quale parlava parlava: parole della nostra vita, che si era sempre a un filo dal capire e invece mai. Non era dunque il soldato che canterellava, non un uomo sensibile al freddo, alle punizioni e all'amore, ma la montagna ostile. Che triste sbagliò, pensò Drogo; forse tutto è così, crediamo che attorno ci siano creature simili a noi e invece non c'è che gelo, pietre che parlano una lingua straniera, stiamo per salutare l'amico ma il braccio ricade inerte, il sorriso si spegne, perché ci accorgiamo di essere completamente soli.
Ora sentiva perfino un'ombra di opaca amarezza, come quando le gravi ore del destino ci passano vicine senza toccarci e il loro rombo si perde lontano mentre noi rimaniamo soli, fra gorghi di foglie secche, a rimpianger la terribile ma grande occasione perduta.
Difficile è credere in una cosa quando si è soli, e non se ne può parlare con alcuno. Proprio in quel tempo Drogo si accorse come gli uomini, per quanto possano volersi bene, rimangono sempre lontani; che se uno soffre il dolore è completamente suo, nessun altro può prenderne su di sé una minima parte; che se uno soffre, gli altri per questo non sentono male, anche se l'amore è grande, e questo provoca la solitudine della vita.
Non pensarci più, Giovanni Drogo, non voltarti indietro ora che sei arrivato al ciglio del pianoro e la strada sta per immergersi nella valle. Sarebbe una stupida debolezza. La conosci pietra per pietra, si può dire, la Fortezza Bastiani, non corri certo il pericolo di dimenticarla. Il cavallo trotta allegramente, la giornata è buona, l'aria tiepida e leggera, la vita ancora lunga davanti, quasi ancora da cominciare; che bisogno ci sarebbe di dare un'ultima occhiata alle mura, alle casematte, alle sentinelle di turno sul ciglio delle ridotte? Così una pagina lentamente si volta, si distende dalla parte opposta, aggiungendosi alle altre già finite, per ora è solamente uno strato sottile, quelle che rimangono da leggere sono in confronto un mucchio inesauribile. Ma è pur sempre un'altra pagina consumata, signor tenente, una porzione di vita. Dal ciglio del sassoso pianoro Drogo infatti non si volta a guardare, senza neppure un'ombra di esitazione sprona il cavallo giù per la discesa, non accenna a voltare neanche di un centimetro la testa, fischietta una canzone con passabile disinvoltura, sebbene questo costi fatica.
Il tempo intanto correva, il suo battito silenzioso scandisce sempre più precipitoso la vita, non ci si può fermare neanche un attimo, neppure per un'occhiata indietro. "Ferma, ferma!" si vorrebbe gridare, ma si capisce ch'è inutile. Tutto quanto fugge via, gli uomini, le stagioni, le nubi; e non serve aggrapparsi alle pietre, resistere in cima a qualche scoglio, le dita stanche si aprono, le braccia si afflosciano inerti, si è trascinati ancora nel fiume, che pare lento ma non si ferma mai.
Gli parve che la fuga del tempo si fosse fermata, come per rotto incanto. Il vortice si era fatto negli ultimi tempi sempre più intenso, poi improvvisamente più nulla, il mondo ristagnava in una orizzontale apatia e gli orologi correvano inutilmente. La strada di Drogo era finita; eccolo ora sulla solitaria riva di un mare grigio e uniforme, e attorno né una casa né un albero né un uomo, tutto così da immemorabile tempo.
E dall'amaro pozzo delle cose passate, dai desideri rotti, dalle cattiverie patite, veniva su una forza che mai lui avrebbe osato sperare. Con inesprimibile gioia Giovanni Drogo si accorse, d'improvviso, di essere assolutamente tranquillo, ansioso quasi di ricominciare la prova.
Ma poi gli venne in mente: e se fosse tutto un inganno? se il suo coraggio non fosse che una ubriacatura? se dipendesse solo dal meraviglioso tramonto, dall'aria profumata, dalla pausa dei dolori fisici, dalle canzoni al piano di sotto? e fra pochi minuti, fra un'ora, egli dovesse tornare il Drogo di prima, debole e sconfitto?"
Il deserto dei Tartari - Dino Buzzati
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Riferimento: Dentro i libri
"Perchè per il vero seduttore
il piacere si esaurisce nell'attimo
della conquista e postula ogni volta
un nuovo oggetto di dsiderio".
Kierkegaard, Diario del seduttore
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Riferimento: Dentro i libri
Il giorno che mi fermai ai piedi di un campo di granturco e ascoltai il fruscio dei lunghi steli secchi mossi dall’aria, ricordai qualcosa che da tempo avevo dimenticato. Dietro il campo, una terra in salita, c’era il cielo vuoto. “Quest’è un luogo da ritornarci”, dissi, e scappai quasi subito, sulla bicicletta, come se dovessi portare la notizia a qualcuno che stesse lontano. Ero io che stavo lontano, lontano da tutti i campi di granturco e da tutti i cieli vuoti. Quel giorno fu un campo.
"Il campo di Granoturco" Cesare Pavese
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Riferimento: Dentro i libri
Era la vertigine. L'ottenebrante, irresistibile desiderio di cadere. La vertigine potremmo anche chiamarla ebbrezza della debolezza. Ci si rende conto della propria debolezza e invece di resisterle, ci si vuole abbandonare a essa.
"L'insostenibile leggerezza dell'essere" Milan Kundera
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Riferimento: Dentro i libri
Un uomo è quello che ha commesso. Se dimentica è un bicchiere messo alla rovescia, un vuoto chiuso. "Il peso della farfalla" Erri De Luca
http://www.youtube.com/watch?v=1y-BC1uJxUc
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Riferimento: Dentro i libri
Il cavalletto, piantato nella sabbia, a pochi metri da lì. Solita tela bianca, sul cavalletto. Solito vento da nord, su tutto.
...
PLASSON: "Quando facevo ritratti alla gente iniziavo dagli occhi. Dimenticavo tutto il resto e mi concentravo sugli occhi, li studiavo, per minuti e minuti, poi li abbozzavo, con la matita, e quello era il segreto, perchè una volta che voi avete disegnato gli occhi...(stop)
BARTLEBOOM:...
PLASSON:...
BARTLEBOOM: "Cosa succede una volta che avete disegnato gli occhi?"
PLASSON:"Succede che tutto il resto viene da sè, è come se tutti gli altri pezzi scivolassero da soli intorno a quel punto iniziale, non c'è nemmeno bisogno di...(stop)
BARTLEBOOM: "Non ce n'è nemmeno il bisogno"
PLASSON: "No. Uno può quasi evitare di guardare il modello, tutto viene da sè, la bocca, la curva del collo, perfino le mani...ma quel che è fondamentale è partire dagli occhi, capite?, e qui sta il vero problema, il problema che mi fa impazzire, sta esattamente qui...(stop)
BARTLEBOOM:...
PLASSON:...
BARTLEBOOM: "Avete un'idea di dove stia il problema, Plasson?
D'accordo, era un pò macchinoso. Ma funzionava. Si trattava solo di disincagliarlo. Ogni volta. Con pazienza. Bartleboom, come si poteva dedurre dalla sua singolare vita sentimentale, era un uomo paziente.
PLASSON:"Il problema è: dove cavolo sono gli occhi del mare?Non riuscirò mai a combinare nulla finchè non lo scoprirò, perchè quello è il principio, capite?, il principio di tutto, e finchè non capirò dov'è continuerò a passare i miei giorni a guardare questa maledetta distesa d'acqua senza...(stop)
BARTLEBOOM: ...
PLASSON:...
BARTLEBOOM:...
PLASSON:"Questo è il problema, Bartleboom:
Magia: questa volta era ripartito da solo
PLASSON: Questo è il problema: dove inizia il mare?
Bartleboom tacque.
Andava e tornava, il sole, tra una nuvola e l'altra. Era il vento da nord, sempre lui, a organizzare il silenzioso spettacolo. Il mare continuava imperturbabile a recitare i suoi salmi. Se aveva occhi, in quel momento non era lì che stava guardando.
Silenzio. Silenzio per minuti. Poi Plasson si girò verso Bartleboom e disse tutto d'un fiato:
"E voi...voi cosa studiate con tutti quei vostri buffi strumenti?"
Bartleboom sorrise.
"Dove finisce il mare.
Due pezzi di puzzle. Fatti l'uno per l'altro. Da qualche parte del cielo un vecchio Signore, in quell'istante, li aveva finalmente ritrovati.
"Diavolo!Lo dicevo Io che non potevano essere scomparsi"
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Riferimento: Dentro i libri
L'indipendenza è il solo metro con cui si possa misurare l'uomo. Ciò che un uomo fa di sé e da sé e non ciò che fa o non fa per gli altri [...] Il primo diritto dell'uomo è quello di essere se stesso e il primo dovere dell'uomo è il dovere verso sé stesso. Principio morale sacro è quello di non trasferire mai sugli altri lo scopo della propria vita. L'obbligo morale più importante dell'uomo è compiere ciò che desidera a condizione, prima di tutto, che quel desiderio non dipenda dagli altri. Ayn Rand " La Fonte Meravigliosa"
http://www.youtube.com/watch?v=7ukJiBZ8_4k
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Riferimento: Dentro i libri
In quel sorriso c'era il senso di tutto ciò che stavo cercando.
[Bianca come il latte, rossa come il sangue - Alessandro D'Avenia]
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Riferimento: Dentro i libri
"Un silenzio freddo. I rumori della strada come se fossero tagliati col coltello. Si è avvertita a lungo, come un malessere di tutto, una cosmica sospensione del respiro. Si era fermato l'intero universo. Attimi, attimi, attimi. Le tenebre si sono carbonizzate di silenzio.
All'improvviso, acciaio vivo."
Il libro dell'inquietudine, F.Pessoa
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Riferimento: Dentro i libri
"Il nostro Abbondio, non nobile, non ricco, coraggioso ancor meno, s’era dunque accorto, prima ancor quasi di toccar gli anni della discrezione, d’essere, in quella società, come un vaso di terra cotta, costretto a viaggiare in compagnia di molti vasi di ferro." Alessandro Manzoni, "I Promessi Sposi".
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Riferimento: Dentro i libri
"Forse non siamo capaci di amare proprio perché desideriamo essere amati, vale a dire vogliamo qualcosa dall'altro invece di avvicinarci a lui senza pretese e volere solo la sua semplice presenza".
"L'insostenibile leggerezza dell'essere", M. Kundera.
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Riferimento: Dentro i libri
"Ci sono persone che emotivamente sono come fontane, ti danno tutto ciò che hanno dentro, altre, come Francesca, invece sono pozzi. Bisogna andare dentro. La loro acqua è nascosta e protetta nel profondo e hanno bisogno di qualcuno che le aiuti a tirarla fuori. Non volevo che si innamorasse di me, ma che si innamorasse di lei. Della vita."
"Un posto nel mondo", F.Volo