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Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap
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ikaro78
La psicoanalisi si ferma ogni volta che non è in grado di sostenere l'invenzione di Freud, cioè la radicale alterità dell'inconscio. Per il resto, continui a far domande, ma non ho capito tu che cosa ne pensi di tutta questa faccenda.
E' sbagliato far domande?
Comunque mi sembrava di averlo scritto in un post precedente a cui proprio tu hai risposto, ma comunque lo riscrivo:
Posso sbagliarmi, anzi sicuramente mi sbaglierò, ma non mi sento un essere umano mosso da sole pulsioni (sto parlando come fine ultimo, naturalmente) e mi spaventerebbe essere in qualche modo “guidato” verso quella direzione.
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E' sbagliato far domande?
Comunque mi sembrava di averlo scritto in un post precedente a cui proprio tu hai risposto, ma comunque lo riscrivo:
Posso sbagliarmi, anzi sicuramente mi sbaglierò, ma non mi sento un essere umano mosso da sole pulsioni (sto parlando come fine ultimo, naturalmente) e mi spaventerebbe essere in qualche modo “guidato” verso quella direzione.
No, non è sbagliato far domande, però non si possono solo far domande, bisogna anche leggere le risposte, io ho già provato a risponderti sulla pulsione, poi se ti va di dirci da cosa sei mossa ben venga...
PS Il tuo avatar comunque guida verso il pulsionale! :-)
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Originalmente inviato da
ikaro78
No, non è sbagliato far domande, però non si possono solo far domande, bisogna anche leggere le risposte, io ho già provato a risponderti sulla pulsione, poi se ti va di dirci da cosa sei mossa ben venga...
PS Il tuo avatar comunque guida verso il pulsionale! :-)
Oh caspita! mi hai risposto e non me ne sono accorta??? Rileggerò bene, perché ammetto che mi è proprio sfuggito...boh, vedrò!
PS Adeguo le mie forme comunicative all'ambiente di riferimento! Sono autopoietica...seleziono il linguaggio! :-)
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Sono francamente incuriosito di questo "dentro-fuori". Una bella applicazione del processo secondario, fatta da chi dovrebbe intendersene parecchio del primario.
Credo che quando si comincia a ragionare (attività corticale, superiore, slegata dal corpo), si finisce esattamente in questo dualismo del "dentro-fuori".
Sarò matto, ma preferisco il processo primario, che non conosce la negazione, né la scissione (però mi pare ne sappia qualcosa della dissociazione).
Alla fine, nel profondo di noi stessi, non c'è distinzione tra pulsione e relazione.
Sento così, che ci volete fare?
Buona vita
Guglielmo
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Oh caspita! mi hai risposto e non me ne sono accorta??? Rileggerò bene, perché ammetto che mi è proprio sfuggito...boh, vedrò!
PS Adeguo le mie forme comunicative all'ambiente di riferimento! :-)
No, non può esserti sfuggito, perchè hai risposto sul relazionale chiedendo ad altri cosa ne pensavano di quel che avevo scritto. Poi, c'è stato un breve scambio e non hai più risposto, per cui non so che altro aggiungere. Ugualmente, nella discussione Il piacere di riscoprire Freud ho cercato di spiegare in cosa consista l'attualità freudiana, il che ovviamente non significa che "Freud ha detto tutto" né che "non c'è niente di nuovo dopo Freud", significa che non sempre quel che viene cronologicamente dopo è necessariamente un progresso (o qualcosa di nuovo) rispetto a quel che viene prima, se così fosse la storia dell'umanità, non solo della scienza, sarebbe un continuo progresso e invece (purtroppo) non è così e la psicoanalisi non fa eccezione, anzi.
Saluti,
ikaro
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ikaro78
No, non può esserti sfuggito, perchè hai risposto sul relazionale chiedendo ad altri cosa ne pensavano di quel che avevo scritto. Poi, c'è stato un breve scambio e non hai più risposto, per cui non so che altro aggiungere. Ugualmente, nella discussione Il piacere di riscoprire Freud ho cercato di spiegare in cosa consista l'attualità freudiana, il che ovviamente non significa che "Freud ha detto tutto" né che "non c'è niente di nuovo dopo Freud", significa che non sempre quel che viene cronologicamente dopo è necessariamente un progresso (o qualcosa di nuovo) rispetto a quel che viene prima, se così fosse la storia dell'umanità, non solo della scienza, sarebbe un continuo progresso e invece (purtroppo) non è così e la psicoanalisi non fa eccezione, anzi.
Saluti,
ikaro
Ok, poi magari in pvt me lo segnali. Ti darò atto di quel che è giusto e magari ci trovo qualche risposta che mi piace.
Saluti.
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willy61
Alla fine, nel profondo di noi stessi, non c'è distinzione tra pulsione e relazione.
Già...penso proprio che sia così. Anzi, direi che, nel profondo di noi stessi, ''non c'è distinzione''...(per evitare di passare per fantascientifico ogni volta traccio una linea che dovrebbe confermarmi: Jung, Klein, Mahler, Bion...per esempio...).
Saluti,
Luigi
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benedetta14
E' sbagliato far domande?
Comunque mi sembrava di averlo scritto in un post precedente a cui proprio tu hai risposto, ma comunque lo riscrivo:
Posso sbagliarmi, anzi sicuramente mi sbaglierò, ma non mi sento un essere umano mosso da sole pulsioni (sto parlando come fine ultimo, naturalmente) e mi spaventerebbe essere in qualche modo “guidato” verso quella direzione.
"If my answers frighten you then you should cease asking scary questions" (Jules Winnfield)
Guidato da chi? Sto continuando a dire che non c'è nessuno che ti guida. Almeno... nessuno al di fuori di te!
Cosa rimane fuori dalla psicoanalisi? Difficile a dirsi. Tuttavia ci sono alcuni autori che cercano in qualche modo di proseguire il discorso dei primi psicoanalisti dopo averlo compreso, andando nella direzione di un maggior approfondimento di alcune tematiche e provando ad inaugurare nuovi filoni, ma utilizzando comunque e sempre una mentalità psicoanalitica (che si basa su alcuni concetti fondamentali, tra cui quello di "pulsione"). Altri autori si affidano a ricerche scientifiche per confutare tutti questi concetti di base, rifiutando a priori quanto scoperto da Freud (almeno a mio modo di vedere). Altri ancora, nel loro innamoramento per la psicoanalisi, rimangono ancorati a concetti vetusti e ormai spogli di qualsiasi significato. Infine gli eclettici, o supposti tali, pescano un po' qua e un po' là.
Il tutto va valutato sia da un punto di vista teorico (ad esempio rispetto alla coerenza interna), che da uno tecnico (i risvolti sul setting o sul come-diavolo-volete-chiamarlo), che, infine, da quello clinico (quanto le teorie riescono a ricomprendere ogni manifestazione clinica del paziente in un orizzonte di maggiore comprensione ed analizzabilità).
Quando dico "capacità poietica", intendo la capacità dell'Io del paziente di legare in modi nuovi e più funzionali (plastici) i rappresentanti della pulsione.
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Originalmente inviato da
lalangue
Quando dico "capacità poietica", intendo la capacità dell'Io del paziente di legare in modi nuovi e più funzionali (plastici) i rappresentanti della pulsione.
If you keep on answering me by another question, how can I realize what you mean? (benedetta14)
….rappresentazioni che si modificano (grazie alla capacità poietica dell'Io?), pur riconducendo alla rappresentazione primaria.
Mi fermo qui, perché il resto è nelle pagine passate.
N.B.: Lo specifico per ikaro, che altrimenti mi rimprovera che non rispondo (sigh!invece lui...).
Saluti.
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@ ikaro78
Allora...ho controllato la mia presunta non risposta al tuo post sulle pulsioni.
Tu ti inserisci dopo l'intervento di Megiston nel quale scriveva che relazionalità significava maggiore scambio dialettico con l'esterno rispetto a quanto sostenuto da Freud.
Tu intervieni riportando che non si può negare una certa relazionalità nell'apertura del corpo che diventa relazione e scambio con l'altro. Io metto a confronto questo tuo post con quello di lalangue sul “non esiste rapporto sessuale” perché quell'incontro non c'è. Tu mi chiarisci che l'ha detto Lacan invece di Freud e concludi che il concetto di relazione per i relazionali è diverso da quello di Freud. Cosa avrei dovuto risponderti??Sei arrivato alla stessa conclusione da cui partivamo Megiston ed io quando ti sei inserito!
(Tra l'altro ho gradito molto rileggere gli scambi tra te, gieko e lalangue di pag. 60)
Per l'altra discussione sul piacere di rileggere Freud, confesso che ad un certo punto i toni polemici mi sono sembrati sul filo dell'eristica e non l'ho più letta..la rileggerò adesso con maggiore attenzione.
Tanto ti dovevo e la chiudo qui.
Saluti
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Grandi pagine di psicologia queste ultime, non ci sono grosse novità sostanziali, la consueta chiusura, il solito dogmatismo non mitigato nemmeno delle nebbie della scepsi, il fanatismo che abbiamo avuto modo di constatare già da tempo, solo un po’ più esasperato, con toni e accenti più forti, fino a raggiungere vette sublimi di finezza con “Se Husserl o Binswanger dicono che l'uomo è una creatura primariamente relazionale, io me ne fotto delle loro teorie ...”. Cos’altro ci si può fare con le teorie di Husserl e di Binswanger quando si ha già la verità in tasca?
Non mi interessa molto impelagarmi per l’ennesima volta in discorsi sulla chiusura e sulla rigidità, sull’attaccare cose che sostanzialmente non si conoscono, sul comprare libri con atteggiamento battagliero e liquidarli senza appello dopo le prime pagine. Tutte queste cose evidenziano un atteggiamento orientato più alla competizione che alla comprensione e danneggiano di più chi si relaziona con gli altri su questi presupposti che le persone attaccate ciecamente.
Questa sicurezza di possedere la verità viene da lontano, l’atteggiamento è già noto in psicoanalisi, Freud scrive ad esempio che: “Già tanto tempo prima che lui venisse al mondo, io già sapevo che sarebbe nato un piccolo Hans che avrebbe voluto così bene alla sua mamma da aver paura, per questo, del babbo, e tutto questo l’avevo raccontato al suo papà”. (OSF, vol. 5, Analisi della fobia di un bambino di cinque anni (Caso clinico del piccolo Hans), 1908, p. 508).
Immaginatevi la faccia di un bambino di 5 anni di fronte a questo autentico “oracolo” che gli “svela” la verità ... è agghiacciante! Fortunatamente Hans era piccolo, ma non era “frescone”, non sembra molto intimorito dal vaticinio che ha appena sentito e dubita fortemente della verità oracolare, e quando esce dello studio di Herr Professor chiede al padre: “ Com’è che il professore sapeva già tutto prima? Forse parla col buon Dio?” (ibid. p. 509).
Che Freud commenta: “Sarei straordinariamente fiero di questo riconoscimento per bocca di un bambino, se non l’avessi provocato io con la mia scherzosa vanteria” (ibid. p. 509). Non vede il dubbio del bambino, lo sconcerto, forse anche un po’ di ironia nei confronti di un oracolo, vede un “riconoscimento”, ma ha il dubbio di averlo provocato lui con la sua “scherzosa” (per chi?) vanteria (almeno lo ammette!).
Freud è stato e resta uno dei massimi geni mai esistiti, possiamo perdonargli le “scherzose vanterie” di questo tipo; ma le persone che non hanno lo stesso genio e cercano di testimoniare la “verità” scivolano speso nel più bieco fanatismo.
La verità non preesiste all’individuo prima che lui nasca è qualcosa che va ricercata, costruita, creata insieme al paziente; qualsiasi verità non emerga dallo scambio analitico ma venga semplicemente trasposta dalla teoria e dalla mente dell’analista al suo paziente, non è analisi, è identificazione con l’aggressore!
E qui mi fermo, perché dare spazio ancora a queste cose potrebbe oscurare ciò di ben più grave che invece sta accadendo in questo e in altri threads, le persone sono più o meno sempre quelle i fatti molto più seri.
A me da molto fastidio che qui si tratti Char-lie come un “troll” o gli si dica che “scrive cazzate” e che altrove si polemizzi con RosadiMaggio paragonando i suoi discorsi alla ben nota “supercazzola” di Ugo Tognazzi in Amici Miei.
Rilevo en passant che ciascuna di queste persone attribuisce all’altro qualcosa che potrebbe benissimo cucirsi addosso a lui perché gli calza a pennello; come non notare l’ironia della sorte di uno i cui discorsi sono al limite del comprensibile che accusa i discorsi di un altro per lo stesso motivo. E vogliamo parlare di cazzate? Mi pare che se “andiamo per cazzate” qui se ne possa attingere a piene mani, basta rileggere certi interventi (anche miei), ma la cazzata più grossa è senza dubbio accusare qualcuno di dire cazzate piuttosto che dirsi: “Non ho capito”. E il troll ... c’è un intero thread a testimonianza che l’atteggiamento da troll si addice più all’accusatore che all’accusato. Signori, la proiezione è una brutta bestia, e spesso ha effetti comici involontari.
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Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap
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Originalmente inviato da
willy61
Sono francamente incuriosito di questo "dentro-fuori". Una bella applicazione del processo secondario, fatta da chi dovrebbe intendersene parecchio del primario.
Credo che quando si comincia a ragionare (attività corticale, superiore, slegata dal corpo), si finisce esattamente in questo dualismo del "dentro-fuori".
Sarò matto, ma preferisco il processo primario, che non conosce la negazione, né la scissione (però mi pare ne sappia qualcosa della dissociazione).
Alla fine, nel profondo di noi stessi, non c'è distinzione tra pulsione e relazione.
Sento così, che ci volete fare?
Buona vita
Guglielmo
Caro Willy,
il processo primario dove non c’è negazione né scissione rappresenterebbe una stasi mortifera per la psiche, io preferisco invece la dialettica, quella vera, possibilmente esentata da sterili dispute di cortile, e dalla competizione che primeggia sulla comprensione.
A livello teorico pulsioni e relazione sono concetti molto differenti, ma se il livello del tuo discorso non è teorico (come credo), ti rispondo che talvolta non importa “cosa” sostieni, ma “come” lo sostieni: anche il concetto più bello viene distorto e diventa irriconoscibile se sostenuto con rigidità.
Un saluto.
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Ciao Megiston
Che, a livello teorico, pulsione e relazione siano cose ben diverse, mi pare giusto. La questione, semmai, è quanto ci aggrappiamo alle nostre rispettive teorie, ai nostri personalissimi modi di percepire e di trasformare la percezione del mondo in realtà del mondo. Vale per me, che continuo ad avere dubbi sull'opportunità di scegliere un unico modello d'uomo/donna (che si tratti dell'uomo pulsionale, dell'uomo interazionale o dell'uomo relazionale), pur sapendo che - comunque - ad un modello occorrerà riferirsi.
Mi pare valga per tutti noi.
Al limite, mi chiedo come mai, noi che siamo capaci di consentire ad altri di "crescere", di "sviluppare capacità autopoietiche", di "modificare le proprie vite", di "curarsi", facciamo così fatica a farlo con noi stessi e tra di noi.
Ci dev'essere qualcosa che ci fa molta paura nell'altro, nel diverso da noi e, tuttavia, simile a noi (perché collega, psicoanalista, "psi" in generale), per costringerci a barricarci dietro concetti sempre più astratti, e sempre più slegati dal sentire e dal corpo.
Back to basics, diceva Lowen un po' di anni fa... e non mi sento di dargli torto.
Buona vita
Guglielmo
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Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap
Più basic della pulsione...
Di nuovo siamo ad un crocicchio, di nuovo mi auguro che si recuperi tutto un mondo che mi sembra stia naufragando sugli scogli.
La supercazzola è stato un mio riconoscermi nell'altro, facendogli da specchio. Dirò anche che dare dell'Oscuro a un'altra persona mi ha particolarmente divertito, proprio per la comicità della cosa.
Binswanger e Borgna presentificano bene l'essere-nel-mondo dello psicotico, in tutti i suoi risvolti cognitivi e affettivi. Mi pare un vertice più propriamente psicoanalitico quello di Bion in "Attenzione ed interpretazione", ad esempio. Mi piace guardare altrove, ma per tornare a casa e portare qualcosa di nuovo. Credo che un certo modo di intendere la psicoanalisi abbia ancora molto da dire, ed è per questo che utilizzo dei termini decisamente forti ed una linea così intransigente. In questo periodo di pensiero debole, mi piace pensare che ci sia qualcosa da valutare nella giusta misura e con le dovute maniere, fino in fondo. Sostengo ancora una volta che il concetto di pulsione, quello di inconscio (quello freudiano) e gli altri Grundbegriffe della psicoanalisi abbiano ancora molto da offrire, se li si considera nella maniera in cui sono stati progettati.
Certo, se ne facciamo una questione di religione, credo che ci sia solo la possibilità di un abbaglio. Sappiamo bene che questa via conduce solo a delle illusioni, no?
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willy61
Ciao Megiston
Che, a livello teorico, pulsione e relazione siano cose ben diverse, mi pare giusto. La questione, semmai, è quanto ci aggrappiamo alle nostre rispettive teorie, ai nostri personalissimi modi di percepire e di trasformare la percezione del mondo in realtà del mondo. Vale per me, che continuo ad avere dubbi sull'opportunità di scegliere un unico modello d'uomo/donna (che si tratti dell'uomo pulsionale, dell'uomo interazionale o dell'uomo relazionale), pur sapendo che - comunque - ad un modello occorrerà riferirsi.
Mi pare valga per tutti noi.
Al limite, mi chiedo come mai, noi che siamo capaci di consentire ad altri di "crescere", di "sviluppare capacità autopoietiche", di "modificare le proprie vite", di "curarsi", facciamo così fatica a farlo con noi stessi e tra di noi.
Ci dev'essere qualcosa che ci fa molta paura nell'altro, nel diverso da noi e, tuttavia, simile a noi (perché collega, psicoanalista, "psi" in generale), per costringerci a barricarci dietro concetti sempre più astratti, e sempre più slegati dal sentire e dal corpo.
Back to basics, diceva Lowen un po' di anni fa... e non mi sento di dargli torto.
Buona vita
Guglielmo
Caro Willy,
fino a pochi anni fa ero molto più tollerante, facevo grandi discussioni con i testimoni di Geova e con alcuni ragazzi che si appellavano come “comunisti leninisti” che al secondo incontro hanno iniziato a chiamarmi “compagno” e a parlarmi di rivoluzione. Pur non essendo credente, ho fatto lunghe passeggiate nel chiostro del convento di San Francesco e nella basilica del “Santo” a Padova a parlare con i frati conventuali, dotati di molta santa pazienza, delle Scritture e dell’esperienza di Francesco.
Sono andato ad ascoltare Emanuele Severino e Umberto Galimberti a Venezia, e credo di aver letto di filosofia quasi quanto ho letto di psicologia. Mi appassionano molte cose nella vita, non solo teoriche, credo che le conoscenze più grandi siano quelle legate al saper fare, più che al solo sapere.
La mia curiosità e l’interesse per tutto ciò che non conosco mi ha portato a dialogare con tutti i colleghi di teorie simili o differenti dalla mia che ho incontrato; la mia teoria poi non è la stessa consegnatami dai miei “maestri”, ma è permeata da tutto ciò con cui sono venuto a contatto ed è diventata qualcosa di sostanzialmente e profondamente mio che si inscrive in una storia e in un modello teorico e umano di stare con l’altro.
Mi è sempre piaciuto capire prima di giudicare e, nei casi migliori, capire senza giudicare. Ritengo il tuo intervento molto interessante, perché se fosse così semplice comprendere l’altro prima del giudizio o evitando il giudizio, evidentemente non avremmo ragione di porci il problema.
Il fatto è che questa apertura e questa comprensione non sono facili per niente, perché vengono a scardinare vecchie certezze, piccole viltà su cui talvolta si fonda il nostro equilibrio e quel po’ di coerenza e di sicurezza che abbiamo raggiunto.
Esplorare molte cose diverse ti pone un problema di identità personale, solo chi è relativamente sicuro che la propria identità non si fonda sull’oggetto, può essere tentato di avere esperienze diverse dal consueto: Ulisse, proprio perché sa bene chi è, si fa legare all’albero maestro per ascoltare il canto delle sirene.
L’espediente di farsi legare non è una confutazione alla conoscenza di sé, proprio perché si conosce abbastanza bene può prendere la dovuta precauzione.
Fuori di metafora, io credo fermamente in ciò che dico, perché ciò che dico è vagliato dalla mia personale esperienza, ma non sono ciò che dico, e allora mi posso permettere anche il lusso di cambiare opinione. Non trovo necessario, né auspicabile, che qualcuno condivida ciò che dico o ciò che penso per andare d’accordo con lui; anzi, è l’inizio della noia e della monotonia di un rapporto finire per assomigliarsi in tutto.
Negli ultimi tempi sono, invece, cambiato; la mia curiosità è rimasta inalterata, come la mia voglia di conoscere persone diverse da me; ma di fronte a certi atteggiamenti da parte dell’altro perdo molto dell’interesse iniziale.
Sarà l’età che avanza, sarà che divento sempre più intollerante anch’io, ma sacrifico un po’ di conoscenza e di curiosità al benessere che sento in relazione con l’altro. Vado molto più di prima alla ricerca non di relazioni di “sapere”, ma di relazioni “gradevoli”, di persone piacevoli ... sto diventando sempre di più un esteta, più che un filosofo che vuole comprendere il mondo; con una persona (pazienti compresi) tendo più a godermi la presenza e la vicinanza che a tentare di comprenderla.
E questo atteggiamento, contrariamente al tuo discorso, è conseguente ad un maggiore contatto col mio corpo: quando sento che mi girano le scatole, allora credo sia giunto anche il momento di prendere le distanze :D.
Ti rinnovo il saluto.
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N.B.: Lo specifico per ikaro, che altrimenti mi rimprovera che non rispondo (sigh!invece lui...).
Anche qui, mi dite a cosa non rispondo? O meglio, rispondo meno degli altri? Perchè mi sembra che spesso rispondo e scrivo anche tanto, forse troppo, ma poi le cose cadono..
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@ ikaro78
Allora...ho controllato la mia presunta non risposta al tuo post sulle pulsioni.
Tu ti inserisci dopo l'intervento di Megiston nel quale scriveva che relazionalità significava maggiore scambio dialettico con l'esterno rispetto a quanto sostenuto da Freud.
Tu intervieni riportando che non si può negare una certa relazionalità nell'apertura del corpo che diventa relazione e scambio con l'altro. Io metto a confronto questo tuo post con quello di lalangue sul “non esiste rapporto sessuale” perché quell'incontro non c'è. Tu mi chiarisci che l'ha detto Lacan invece di Freud e concludi che il concetto di relazione per i relazionali è diverso da quello di Freud. Cosa avrei dovuto risponderti??
Non so cos'altro avresti dovuto rispondermi, forse però se 10 pagine dopo riproponi gli stessi dubbi sulla pulsione, riducendola ancora a istinto, significa che: a) non mi sono spiegato; b) mi sono spiegato e non hai capito; c) mi sono spiegato, ma non sei d'accordo. In quest'ultimo caso ti chiederei perchè. Tutto qui. Nell'altra discussione secondo me c'era parecchia carne al fuoco, e credo di aver dato il mio modesto contributo.
Saluti,
ikaro
PS "Il non c'è rapporto sessuale" di Lacan implica un'altra cosa ancora, non lo tirerei in ballo.
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E basta ikaro78! ...s'è capito! vuoi che ti dica che hai ragione? Va bene, te lo scrivo: hai ragione te.
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E basta ikaro78! ...s'è capito! vuoi che ti dica che hai ragione? Va bene, te lo scrivo: hai ragione te.
Guarda della ragione ne faccio anche a meno, diciamo che da buon ossessivo mi piace mettere i puntini sulle i... Per il resto, basta davvero.
Saluti,
ikaro
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Signori, la proiezione è una brutta bestia, e spesso ha effetti comici involontari.
Impossibile, questa volta, darti torto...
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Le sensazioni che potete sollevare ad un paziente nel leggere le vostre discussioni a volte sono davvero inquietanti.
La chiusura verso le altre posizioni o orientamenti, a parte un paio di eccezioni (Luigi e Megiston) lascia perplessi, soprattutto a fare due conti con la vostra età, se per esempio Icaro ’78 è effettivamente del ’78 tanto per capirci.
Oh, intendiamoci, in tutte le discipline ci sono le sacche di ortodossia e rigidità: nella mia (l’architettura) esiste sempre qualcuno che salta su e dice che dopo “quel tale lì” (da Vitruvio a Le corbusier, a seconda dei gusti...) non è stato più detto niente.
Suscitano l’ilarità degli studenti, e dei colleghi, ma loro non se accorgono mai, confortati come sono dai loro dogmi. Per loro la città sarebbe dovuta essere costruita tutta allo stesso modo, il loro. Salvo poi non abitare mai nelle loro architetture, ma possibilimente in vecchio edificio del centro storico radical chic.
Ecco, diciamo che se di un vecchio barone prossimo alla pensione non mi stupisco – ma non lo giustifico però – che non sia capace di apertura e contaminazione, da parte di gente che occhio e croce si è affacciata alla professione da poco questo fa’ un po’ senso. Sarà per quello che mi sono scelta un’analista d’esperienza e mi sono andata a leggere quel che scriveva? Così come di solito è bene conoscere le architetture progettate da quel tale professionista prima di farsi fare una casa, visto che non costa due soldi e poi ci dovete vivere dentro per lungo tempo, magari per sempre...
Le posizioni differenti sono sacrosante, stupiscono i toni che usate e la totale mancanza di dubbi in proposito.
Da quello che dice che non è necessaria l’analisi personale per analizzare gli altri (i tuoi argomenti, per l’aggressività con cui sono espressi, fanno rabbrividire anche una profana-paziente come me, e fanno pensare soprattutto che invece un po’ di analisi ti farebbe un gran bene) a quello che dice che le pulsioni sono al centro di tutto: può darsi, ma tanti hanno confutato questa posizione, Jung in testa. E quello che mi piace degli junghiani è che conoscono Freud a menadito, ma dei freudiani non si può mai dire l’inverso.
Poi, l’altra cosa che fa’ specie, è il quasi totale disinteresse che suscitano gli interventi dei pazienti appunto, o degli apriranti tali, o lo scherno che suscitano coloro che in modo anche polemico o esagitato chiedono chiaramente aiuto (ma siete psicologi o cosa?).
Questo forum è sul transfert, la relazione tra paziente e analista: non so, vedete voi, spero che in seduta non la viviate in modo così autoreferenziale. Tantopiù che non credo, vista l’età, che grondiate di esperienze fatte con pazienti, magari questa potrebbe essere anche un’occasione per arricchire le vostre informazioni tramite altre testimonianze.
Tanto per tornare a Neuromancer, da paziente mi terrorizzerebbe l’idea di aver a che fare con qualcuno che tratta il mio transfert analitico senza mai averne vissuto uno in prima persona. Ma cosa potrà mai capire del mio transfert? Tutto dai libri? Ma non scherziamo, prima vivilo e poi ne riparliamo. E prova a spiegarmela, ma a me paziente però, perchè dovrei indagare la mia psiche con uno che della sua non sa un’acca?
Ci sono delle questione che sono state poste molto seriamente da molti, dalla lunghezza dell’analisi al rapporto tra due soggetti piuttosto che un soggetto e un oggetto, e che troppo spesso finiscono in stizzite bagarre tra voi. Secondo me stiamo tutti perdendo un’occasione preziosa.
Giulietta.O
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Sì, colpevolizziamoli, mi piace!:argh::P
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Oh, intendiamoci, in tutte le discipline ci sono le sacche di ortodossia e rigidità: nella mia (l’architettura) esiste sempre qualcuno che salta su e dice che dopo “quel tale lì” (da Vitruvio a Le corbusier, a seconda dei gusti...) non è stato più detto niente. Suscitano l’ilarità degli studenti, e dei colleghi, ma loro non se accorgono mai, confortati come sono dai loro dogmi. Per loro la città sarebbe dovuta essere costruita tutta allo stesso modo, il loro. Salvo poi non abitare mai nelle loro architetture, ma possibilimente in vecchio edificio del centro storico radical chic.
A onor del vero, non so quante volte mi toccherà ripeterlo, non ho detto che "dopo Freud non è stato detto più niente" o che "Freud ha già detto tutto". Ho detto, e ribadisco, che non necessariamente ciò che viene dopo è un avanzamento rispetto a ciò che viene prima. La mia è certamente una difesa dell'opera di Freud, perchè sono fermamente convinto che il testo freudiano sia un testo ancora vivo e da interrogare e che in molti aspetti non sia affatto superato dai post-freudiani. E' un discorso così assurdo? Se questo significa essere chiuso e dogmatico, allora mi sta bene: sono chiuso e dogmatico.
Saluti,
ikaro
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Originalmente inviato da
giulietta.o
Tanto per tornare a Neuromancer, da paziente mi terrorizzerebbe l’idea di aver a che fare con qualcuno che tratta il mio transfert analitico senza mai averne vissuto uno in prima persona. Ma cosa potrà mai capire del mio transfert? Tutto dai libri? Ma non scherziamo, prima vivilo e poi ne riparliamo. E prova a spiegarmela, ma a me paziente però, perchè dovrei indagare la mia psiche con uno che della sua non sa un’acca?
A prescindere del dibattito che in prima persona ho aperto sul tema e che sono pronto nella discussione appropriata a continuare, a prescindere dal fatto che non ho mai considerato inutile o inopportuna la terapia personale dello psicoterapeuta, nè tanto meno ho mai asserito di conoscerla attraverso i libri, nè tanto meno potrei mai supporre, avendola eventualmente fatta, di saperla spiegare ad un'altra persona dato che trattando elementi emotivi personali sia improbabile utilizzarli a mo di didattica formativa e figuriamoci allo scopo di curare l'altro.
Fatte le dovute premesse: continua il ragionamento dato che io ho i miei dubbi al contrario di te (ah dare per scontate le proprie certezze!) e spiegami come una persona sarebbe in grado di conoscere appieno la sua psiche (sic!) e fatto ciò (se possibile e in che termini e su che criteri) possa equivalere al fatto di risolvere la sofferenza altrui.
ciaz.
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Citazione:
Originalmente inviato da
giulietta.o
Le sensazioni che potete sollevare ad un paziente nel leggere le vostre discussioni a volte sono davvero inquietanti.
La chiusura verso le altre posizioni o orientamenti, a parte un paio di eccezioni (Luigi e Megiston) lascia perplessi, soprattutto a fare due conti con la vostra età, se per esempio Icaro ’78 è effettivamente del ’78 tanto per capirci.
Oh, intendiamoci, in tutte le discipline ci sono le sacche di ortodossia e rigidità: nella mia (l’architettura) esiste sempre qualcuno che salta su e dice che dopo “quel tale lì” (da Vitruvio a Le corbusier, a seconda dei gusti...) non è stato più detto niente.
Suscitano l’ilarità degli studenti, e dei colleghi, ma loro non se accorgono mai, confortati come sono dai loro dogmi. Per loro la città sarebbe dovuta essere costruita tutta allo stesso modo, il loro. Salvo poi non abitare mai nelle loro architetture, ma possibilimente in vecchio edificio del centro storico radical chic.
Ecco, diciamo che se di un vecchio barone prossimo alla pensione non mi stupisco – ma non lo giustifico però – che non sia capace di apertura e contaminazione, da parte di gente che occhio e croce si è affacciata alla professione da poco questo fa’ un po’ senso. Sarà per quello che mi sono scelta un’analista d’esperienza e mi sono andata a leggere quel che scriveva? Così come di solito è bene conoscere le architetture progettate da quel tale professionista prima di farsi fare una casa, visto che non costa due soldi e poi ci dovete vivere dentro per lungo tempo, magari per sempre...
Le posizioni differenti sono sacrosante, stupiscono i toni che usate e la totale mancanza di dubbi in proposito.
Da quello che dice che non è necessaria l’analisi personale per analizzare gli altri (i tuoi argomenti, per l’aggressività con cui sono espressi, fanno rabbrividire anche una profana-paziente come me, e fanno pensare soprattutto che invece un po’ di analisi ti farebbe un gran bene) a quello che dice che le pulsioni sono al centro di tutto: può darsi, ma tanti hanno confutato questa posizione, Jung in testa. E quello che mi piace degli junghiani è che conoscono Freud a menadito, ma dei freudiani non si può mai dire l’inverso.
Poi, l’altra cosa che fa’ specie, è il quasi totale disinteresse che suscitano gli interventi dei pazienti appunto, o degli apriranti tali, o lo scherno che suscitano coloro che in modo anche polemico o esagitato chiedono chiaramente aiuto (ma siete psicologi o cosa?).
Questo forum è sul transfert, la relazione tra paziente e analista: non so, vedete voi, spero che in seduta non la viviate in modo così autoreferenziale. Tantopiù che non credo, vista l’età, che grondiate di esperienze fatte con pazienti, magari questa potrebbe essere anche un’occasione per arricchire le vostre informazioni tramite altre testimonianze.
Tanto per tornare a Neuromancer, da paziente mi terrorizzerebbe l’idea di aver a che fare con qualcuno che tratta il mio transfert analitico senza mai averne vissuto uno in prima persona. Ma cosa potrà mai capire del mio transfert? Tutto dai libri? Ma non scherziamo, prima vivilo e poi ne riparliamo. E prova a spiegarmela, ma a me paziente però, perchè dovrei indagare la mia psiche con uno che della sua non sa un’acca?
Ci sono delle questione che sono state poste molto seriamente da molti, dalla lunghezza dell’analisi al rapporto tra due soggetti piuttosto che un soggetto e un oggetto, e che troppo spesso finiscono in stizzite bagarre tra voi. Secondo me stiamo tutti perdendo un’occasione preziosa.
Giulietta.O
Guarda, sarà che oggi mi sento un pò tanto empatico, sarà che fra poco prenderò un pò di ferie, sarà che sono pure un pò stanco di scrivere di teoria e di cose tecniche:asd:...ma mi ritrovo in quello che scrivi...e come darti torto! Ma solo perchè anch'io, a volte, ho le stesse impressioni: come se si perdesse l'oggetto (o il soggetto...) della discussione. E' un errore che mi capita spesso di fare.
A parte questo, solo su una cosa mi sento di non essere d'accordo: Jung, più propriamente, dice che il sessuale non è al centro di tutto (il sessuale si intendeva allora in termini ancora troppo biologisti e anche Jung soffre di questa interpretazione ristretta) non le pulsioni che rimangono comunque nucleari. Il ''centro'' è comunque un ''centro pulsionale'' (inizialmente indifferenziato) intorno a cui gravitano tutte le forme umane di relazione e legame (anche sessuali). Solo un minimo appunto quindi.:approved:;)
Saluti,
Luigi
P.s. Il prossimo futuro della psicoanalisi spero sia, almeno in parte, incentrato al recupero, in ambito più propriamente freudiano, delle letture junghiane (in parte l'integrazione già avviene); in quanto, come ben dici, non c'è mai stata in ambito junghiano (parlo della scuola inglese e italiana; il resto è un cimitero di ideologie inutili) la tendenza al 'recinto': tanto che sono arrivato al punto di dire (sostenuto da vaste letture) che pochi orientamenti analitico-dinamici hanno a cuore (sia a livello teorico, sia clinico) come quello junghiano l'insegnamento di Freud. Nel senso di una convinzione profonda non del fatto che Freud fosse un genio (l'ultima trovata per mandarmi a casa, diceva il maestro viennese), no...ma del fatto che le sue scoperte sono insuperate e come tali ''funzionano'' terribilmente...terribilmente funzionano per la loro ''attualità''. Il problema molto semplice è che, nella lettura di Freud, spesso ci lasciamo andare ad arie di sufficienza veramente ridicole: infatti, a distanza di tanto tempo, non sono ancora riuscito a capire perchè di Freud esistono solo ''letture'' (il povero positivista, che poteva saperne lui, la scienza bla bla ecc...) e non ''ri-letture'' critiche che rimettano in moto lo stesso testo freudiano, che ridiano vita a parole importanti...perchè davvero ne abbiamo bisogno: sento di dire che noi abbiamo bisogno di Freud. E sono contento che questo affetto, questo rispetto, questa voglia di attualizzare e mai far morire nelle accademie, questa spinta a rimettere in ''circolo clinico'' i testi di Freud provenga molto spesso dallo junghismo. Con le dovute differenze che non guastano mai.
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Citazione:
Nel senso di una convinzione profonda non del fatto che Freud fosse un genio (l'ultima trovata per mandarmi a casa, diceva il maestro viennese) , no...ma del fatto che le sue scoperte sono insuperate e come tali ''funzionano'' terribilmente...terribilmente funzionano per la loro ''attualità''. Il problema molto semplice è che, nella lettura di Freud, spesso ci lasciamo andare ad arie di sufficienza veramente ridicole: infatti, a distanza di tanto tempo, non sono ancora riuscito a capire perchè di Freud esistono solo ''letture'' (il povero positivista, che poteva saperne lui, la scienza bla bla ecc...) e non ''ri-letture'' critiche che rimettano in moto lo stesso testo freudiano, che ridiano vita a parole importanti...
Esatto Luigi, forse ti ascolteranno perchè hai modi (apparentemente) più diplomatici del sottoscritto, ma è precisamente quello che intendevo dire da un po' di tempo a questa parte.
PS Bellissimo quel "l'ultima trovata per mandarmi a casa", chi ha orecchie per intendere intenda... :approved:
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Originalmente inviato da
benedetta14
Faccio una breve e personale considerazione (e non mi aspetto certo risposte).
Mi sorprende questo categorico rifiuto di aprirsi verso il nuovo e, se fossi paziente, un po' mi spaventerebbe (insomma i toni mi sembrano forti – “me ne sbatto e me ne fotto”), così come mi spaventerebbe che l'analista considerasse come sola e unica verità la teoria pulsionale, escludendo tutte le successive integrazioni solo per il fatto che non la sostituiscono in tutto. Anche sui motori motivazionali è stata da più parti contestata la teoria delle pulsioni come unica verità: allora perché sbattersi e fottersi di quello che è stato detto dopo Freud?
Teoria che comincerò a fatica a studiare da sola, dal momento che credo il thread sulle pulsioni e loro destini sia ormai caduto in prescrizione.
Ancora, dopo mesi e mesi di frequentazione di questo forum non ho capito se, qualora soffrissi di nevrosi, mi rivolgerei ad una terapia analitica o ad una comportamentale.
Posso sbagliarmi, anzi sicuramente mi sbaglierò, ma non mi sento un essere umano mosso da sole pulsioni (sto parlando come fine ultimo, naturalmente) e mi spaventerebbe essere in qualche modo “guidato” verso quella direzione.
Chi e come si costruisce una volta decostruito?
L'intervento di gieko:
era in linea con quanto mi aspettavo da una psicoterapia analitica, ma comprende un concetto (l'autopoiesi) che non credo rientri nella teoria pulsionale e quindi, a rigor di logica, è contestabile, se si considerano gli ultimi posts.
Rimango perplessa e forse capisco perché le terapie cognitivo-comportamentali incontrano maggior favore della terapia psicoanalitica: forse estingueranno solo il sintomo e non cambieranno la struttura del soggetto, ma sono più rapide ed economiche.
Citazione:
Originalmente inviato da
willy61
Sono francamente incuriosito di questo "dentro-fuori". Una bella applicazione del processo secondario, fatta da chi dovrebbe intendersene parecchio del primario.
Credo che quando si comincia a ragionare (attività corticale, superiore, slegata dal corpo), si finisce esattamente in questo dualismo del "dentro-fuori".
Sarò matto, ma preferisco il processo primario, che non conosce la negazione, né la scissione (però mi pare ne sappia qualcosa della dissociazione).
Alla fine, nel profondo di noi stessi, non c'è distinzione tra pulsione e relazione.
Sento così, che ci volete fare?
Buona vita
Guglielmo
Citazione:
Originalmente inviato da
ikaro78
Impossibile, questa volta, darti torto...
Io ripartirei da questi tre interventi rispettivamente di Benedetta, di Willy e di Ikaro perché li considero i più significativi di queste ultime pagine.
Quella di Benedetta è una considerazione personale, molto amara e in realtà rivolta a tutti, sul nostro barricarci nelle rispettive teorie e su queste basi valutare il mondo e gli altri, con chiusura e sufficienza più che con apertura e rispetto. E allora, davvero possiamo poi pretendere, così chiusi come siamo, di poter essere di sollievo a chi sta male? La questione della teoria comportamentale, più breve e meno costosa, io la prendo semplicemente come una provocazione, e ci sta tutta (ancora più rapidi e meno costosi sono i farmaci ;)), non credo minimamente al fatto che Benedetta pensi davvero ad una maggiore efficacia della terapia comportamentale rispetto alla psicoanalisi, se lo pensasse non avrebbe avuto bisogno di arrabbiarsi. Chi si arrabbia è perché vorrebbe crederci ancora e non riesce a crederlo perché la realtà non è all’altezza delle sue speranze, ma in realtà, come certi pazienti in terapia, ci sta dando un’altra possibilità. Non tanto e non solo sulla terapia, non credo che sia davvero interessata a fare una terapia, ma sul voler capire chi siamo, cosa pensiamo, come lavoriamo, quali le somiglianze e quali le differenze teoriche e cliniche (o più semplicemente di stare qui insieme a discutere di queste cose).
Willy con la sua efficace descrizione della discussione come un “dentro-fuori” e con la sua metafora del processo primario/secondario, sta mettendo l’accento sul fatto che siamo più preoccupati a stabilire cos’è ortodosso e cosa è eretico, cosa normale e cosa anormale, cosa sia giusto e cosa sbagliato, secondo parametri di appartenenza a teorie e a scuole.
Operiamo molti distinguo che in realtà non interessano a nessuno, anzi appesantiscono inutilmente il dibattito, perché a nessuno gliene frega niente se uno è ortodosso o ha il pedigree giusto secondo i canoni tradizionali della Società Psicoanalitica Internazionale.
Qui, come anche quando un paziente si presenta per la prima volta ad un analista, le credenziali valgono zero, perché ciò che conta è quello che dici e come ti poni nel rapporto con gli altri, per questo un ortodosso vale quanto un eretico, uno psicoanalista quanto un cognitivista, un rabbino quanto un prete cattolico e un uomo di colore africano quanto un bianco mitteleuropeo.
In settantaquattro pagine di thread i momenti più intensi e più costruttivi sono accaduti quando ci siamo dedicati ad un argomento che ci ha intrigato, appassionato, ci ha spinto a scrivere ciò che pensavamo e ad esporci nella nostra diversificata esperienza di vita.
Non vorrei eliminare le critiche o i contrasti, anche serrati, né l’ironia, né il dibattito, vorrei semplicemente che, come dei musicisti, stessimo “sul pezzo”, cioè che i contrasti si limitassero all’argomento, nel più ampio rispetto dell’altro, della sua posizione, del suo pensiero, del suo diritto di parlare, del suo sentire e della sua esperienza.
Invece, per quanto mi riguarda, spesso io mi sono sentito il fiato sul collo riguardo alle mie posizioni, da “credi davvero di dire delle cose nuove?”, come se la psicoanalisi fosse soltanto una sublime ed eterna ricapitolazione del verbo freudiano, oppure “dici cose talmente strane da essere al di fuori dell’ambito psicoanalitico”, con una concezione sostanzialmente statica del pensiero, dove non c’è progresso, non c’è evoluzione, ma soltanto una stasi mortifera, una palude stagnante e malsana. Conoscete qualcuno che voglia passare le sue vacanze in una palude? E perché mai pensate che un paziente debba essere attirato da una teoria con le caratteristiche di una palude? Qualcuno dice . “non è detto che tutto ciò che è nuovo debba essere migliore, potrebbe essere anche peggiore”; qui è proprio la questione del “migliore” e del “peggiore” che non funziona, da psicoanalista (ma anche un logico passabile potrebbe fare la stessa cosa) farei presto a dimostrare che in realtà “se la psicoanalisi nuova che sostieni tu non è migliore di quella ortodossa che sostengo io, allora non è vero che tu sei migliore di me”. Perché uno debba porsi il problema del “migliore/peggiore” se è saldo nella sua esperienza e nelle sue soddisfazioni cliniche e teoriche (che poi è l’ambito più adeguato in cui cercare le soddisfazioni)?
In definitiva, non solo dovremmo tenere in mente ciò che il senatore Simmaco ricordava al vescovo Ambrogio nel 384 d. C.:
“Che cosa importa attraverso quale sapienza ciascuno di noi arriva alla verità? Non è possibile pervenire per un unico cammino a un mistero così sublime”.
Ma dovremmo iniziare a pensare non più alla verità come qualcosa di unico, ma alle “verità”, che sono molteplici, così come sono molteplici i modi di intendere la psicoanalisi non soltanto in termini di scuole esistenti, ma di psicoanalisti operanti (perché ciascuno di noi interpreta in modo assolutamente unico e peculiare il ruolo analitico in base al proprio pensiero, alla propria esperienza, alla propria maturità e alla propria sensibilità).
Infine, ma non ultimo, vengo all’intervento di Ikaro, che considero un autentico miracolo (anche se non sono credente) e di buon auspicio; non importa se l’accordo espresso sia sulla mia lettura degli ultimi avvenimenti del thread o semplicemente sul fatto che davvero la proiezione possa avere esiti di comicità involontaria, il fatto che mi dia ragione vuol dire che mi legge non dando per scontato che io abbia torto qualunque cosa scriva (come sembra talvolta).
Accetto questo riconoscimento anche se “costretto” come qualcosa di positivo e di auspicabile, non perché mi sta dando ragione, quanto perché sta mostrando di poter rispettare ciò che scrivo e anche me col solo fatto di leggerlo senza pregiudizio (o mettendo il giudizio fra parentesi).
Spero che tutto questo sia autentico e non frutto dell’inquinamento da petrolio che ha colpito Milano riversandosi sul Lambro :D
Un saluto a tutti.
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Icaro, coda di paglia!
Figurati che non mi riferivo neanche a te, ma a un tizio spagnoleggiante che era intervenuto a lungo in questo forum.
Che il testo di Freud sia ancora vivo non lo mette credo in discussione nessuno (guarda che bel post quello di Luigi!) così come che Leon Battista Alberti abbia fissato i canoni della forma dell’architettura del suo tempo e dei quali siamo tutti debitori. Poi, che ci siano delle macchiette che se ne vanno in giro a fare delle straordinarie forme di Leon Battista Alberti dei formalismi... beh, immagino che succeda in tutte le parrocchie, vostra compresa.
Dico solo, tanto per cominciare, prova buttare un occhio a Jung, mica morde sai?...
Anche sul setting meno asimmetrico, mica che il paziente ti salta addosso sai? (o l’analista...).
Neuromancer, non siamo in seduta, quindi non rigirare la domanda a me. In primo lugo non ho mai detto “conoscere completamente la sua psiche”...sono architetto ma non deficiente...ho detto “non conoscerne un’acca”... Mi sembra diverso, non trovi?
Già che ci siamo, prova tu ad approfondire la stupefacente affermazione (e con linguaggio comprensibile ad un paziente) tale per cui:
“...nè tanto meno potrei mai supporre, avendola eventualmente fatta (la terapia personale) di saperla spiegare ad un'altra persona dato che trattando elementi emotivi personali sia improbabile utilizzarli a mo di didattica formativa e figuriamoci allo scopo di curare l'altro”.
Giulietta.O
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Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap
Citazione:
Icaro, coda di paglia!
Figurati che non mi riferivo neanche a te, ma a un tizio spagnoleggiante che era intervenuto a lungo in questo forum.
Sì, sarò anche coda di paglia ma sai com'è, una riga sopra mi hai "nominato" (come al GF), e non certo per decantare la mia apertura...
Citazione:
Che il testo di Freud sia ancora vivo non lo mette credo in discussione nessuno (guarda che bel post quello di Luigi!)
Qui, invece ti sbagli. A parte Luigi, i più considerano Freud e il suo testo superato o, al massimo, come un testo apprezzabile per il suo valore storico e culturale.
Citazione:
Dico solo, tanto per cominciare, prova buttare un occhio a Jung, mica morde sai?... Anche sul setting meno asimmetrico, mica che il paziente ti salta addosso sai? (o l’analista...).
Lo so, lo so.. Anche tu però prova a buttare un occhio qua e là! :approved:
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Icaro, in effetti non sembri di un’apertura di quelle che si notano, ma sarà colpa mia, proverò a leggere con maggiore attenzione quello che scrivi. Però un po’ acidino ogni tanto lo risulti. Magari è questo che svia...
Guarda, sul testo di Freud forse avrai ragione, in effetti per chi non è della parrocchia sfugge se gli si sta facendo il funerale e in che soprattutto modo lo si sta facendo. Però, come si dice in architettura, il valore di un maestro dell’architettura è quello di aver fatto l’architettura del suo tempo. Noi, bisogna che ci rimbocchiamo le maniche e facciamo quella del nostro.
Una volta avevo scritto che noi donne non siamo più le isteriche che passeggiano in giardino con l’ombrellino fantasticando il conte Vronsky. A volte ho il sospetto che la lettura del transfert da parte di alcuni si nutra ancora molto di dimaniche che non sono più presenti in questa società. Non so, davvero è così peregrino pensare che ciò non abbia alcuna influenza? Rispetto, intendo, anche a chi ha elaborato le sue teorie a ridosso di una società e di un femminile che aveva caratteristiche ben differenti da oggi?
Io non lo so, ma mi piacerebbe capire per esempio anche cose così rispetto al testo freudiano (o junghiano, o altro).
Giulietta.O
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Cara Giulietta,
e che ti devo dire ... sei strepitosa in questi interventi, lieve ma molto efficace:approved: :D
Riguardo al tuo discorso, visto che mi capita di occuparmi di tutto ciò che mi incuriosisce e di conoscere persone con professioni e interessi fra i più disparati; ho avuto modo di sentire critiche anche feroci ai giovani architetti (da parte dei più vecchi), che non saprebbero più costruire e disegnare bene, che sarebbero rovinati senza un computer che nessuno sa più disegnare una piazza e che la città più vivibile sarebbe la Padova del '700, il centro storico. Qui è più o meno la stessa cosa, solo che non necessariamente i giovani stanno dalla parte degli innovatori (e io confesso di non essere Abacuc :D).
Si parla di rivitalizzare la psicoanalisi, forse qualche barlume di consapevolezza della crisi esiste e che, come le balene e il tonno rosso del mediterraneo (maledetto sushi), sta rischiando l'estinzione. Dovremmo imparare dalla biologia dell'organismo vivente, in trenta giorni molti tessuti del nostro organismo ricambiano per intero il loro tessuto cellulare; nuove cellule sostituiscono quelle vecchie che semplicemente muoiono. Solo così, con questo continuo rinnovamento, con questo abbeverarsi a nuove fonti, con un cambiamento totale del tessuto osseo, cutaneo, muscolare, con nuove connessioni neurali, sopravvive un organismo.
Ciao
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Citazione:
Originalmente inviato da
giulietta.o
Le sensazioni che potete sollevare ad un paziente nel leggere le vostre discussioni a volte sono davvero inquietanti. [...]Le posizioni differenti sono sacrosante, stupiscono i toni che usate e la totale mancanza di dubbi in proposito. Da quello che dice che non è necessaria l’analisi personale per analizzare gli altri (i tuoi argomenti, per l’aggressività con cui sono espressi, fanno rabbrividire anche una profana-paziente come me, e fanno pensare soprattutto che invece un po’ di analisi ti farebbe un gran bene) a quello che dice che le pulsioni sono al centro di tutto: può darsi, ma tanti hanno confutato questa posizione, Jung in testa. [...] Poi, l’altra cosa che fa’ specie, è il quasi totale disinteresse che suscitano gli interventi dei pazienti appunto, o degli apriranti tali, o lo scherno che suscitano coloro che in modo anche polemico o esagitato chiedono chiaramente aiuto (ma siete psicologi o cosa?).[...]Tantopiù che non credo, vista l’età, che grondiate di esperienze fatte con pazienti, magari questa potrebbe essere anche un’occasione per arricchire le vostre informazioni tramite altre testimonianze.[...]da paziente mi terrorizzerebbe l’idea di aver a che fare con qualcuno che tratta il mio transfert analitico senza mai averne vissuto uno in prima persona. Ma cosa potrà mai capire del mio transfert? Tutto dai libri? Ma non scherziamo, prima vivilo e poi ne riparliamo. E prova a spiegarmela, ma a me paziente però, perchè dovrei indagare la mia psiche con uno che della sua non sa un’acca?[...]
Giulietta, mi stupisce il tuo intervento perché lo percepisco come una copiosa pioggia di giudizi sul modo in cui viene tenuta la discussione. In proposito ti informerei che - proprio come te - non tutti gli utenti di questo thread sono psicologi (per cui non ci sarebbe da stupirsi). Temo, però, che abbiano lo stesso diritto di esprimere un'opinione, di farlo nel modo che gli è più consono e nei limiti della decenza. Ciò significa che a questa discussione potrebbero prendere parte utenti generici, ma anche psicoterapeuti di altri orientamenti che non sono esclusivamente psicoanalisti e che non hanno a che fare con il transfert - perché quei vissuti li trattano diversamente, e cioè con altri termini o anche tecniche diverse - ma che forniscono un punto di vista in merito come facciamo tutti. Questo, però, non significa che della psiche non ne sappiano proprio nulla, non banalizziamo cose importanti. Sono pur sempre psicologi prima di essere psicoterapeuti... e da quì ad affermare che non ne sanno un'acca della psiche ce ne passa - consentimi - risulta molto riduttivo, oltre che forte come affermazione. Per quanto bizzarro possa suonarti persino uno psicologo ha competenze rispetto alla conoscenza della psiche, dal momento che con psiche si usa individuare l'insieme di funzioni che possono essere sia cerebrali che emotive, nonché affettive e relazionali dell'individuo. Il transfert è solo l'aspetto di "uno dei tanti modi di fare psicoterapia" non un sinonimo di Psiche. Dunque se vogliamo limitare il thread ai soli addetti ai lavori [ai soli psicoanalisti] che ben venga...
poi però eviterei di criticare la mancanza di apertura d'altri.
Un saluto.
P.s. tendenzialmente "non capirne un'acca" di qualcosa equivale ad affermare che non si capisce nulla rispetto a quella cosa, ma proprio nulla. Ed è un po' come se io, psicologa - avendo studiato architettura in quel del liceo - mi concedessi il lusso di dire a te che non capisci un'acca di arco trecentesco a sesto ribassato. Personalmente me ne guarderei.
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Icaro, in effetti non sembri di un’apertura di quelle che si notano, ma sarà colpa mia, proverò a leggere con maggiore attenzione quello che scrivi. Però un po’ acidino ogni tanto lo risulti. Magari è questo che svia...
Mah, non saprei.. Non più né meno aperto di altri, credo.
Citazione:
Guarda, sul testo di Freud forse avrai ragione, in effetti per chi non è della parrocchia sfugge se gli si sta facendo il funerale e in che soprattutto modo lo si sta facendo. Però, come si dice in architettura, il valore di un maestro dell’architettura è quello di aver fatto l’architettura del suo tempo. Noi, bisogna che ci rimbocchiamo le maniche e facciamo quella del nostro.
Qui il discorso è un po' diverso, perchè la psicoanalisi non è come l'architettura e non è nemmeno una scienza come le altre, essa è piuttosto una pratica di discorso che aspira certo ad uno statuto di scienza, ma il suo oggetto di studio e di intervento è l'inconscio: in altre parole, qui il soggetto epistemico è inteso come parte della disciplina di cui parla, anzi in un certo senso è sorpassato dalla realtà di cui parla (quella dell'inconscio o dei suoi equivalenti, appunto). Per questo non possiamo considerare Freud superato, o almeno non come è superato Galileo. Del resto, è dalla notte dei tempi che l'uomo sogna, forse potranno mutare i modi dell'ascolto, ma il sogno resta quella cosa lì: un enigma.
Citazione:
Una volta avevo scritto che noi donne non siamo più le isteriche che passeggiano in giardino con l’ombrellino fantasticando il conte Vronsky. A volte ho il sospetto che la lettura del transfert da parte di alcuni si nutra ancora molto di dimaniche che non sono più presenti in questa società. Non so, davvero è così peregrino pensare che ciò non abbia alcuna influenza? Rispetto, intendo, anche a chi ha elaborato le sue teorie a ridosso di una società e di un femminile che aveva caratteristiche ben differenti da oggi?
Io non lo so, ma mi piacerebbe capire per esempio anche cose così rispetto al testo freudiano (o junghiano, o altro).
E' esattamente quello che intendevo dire quando, in un altro intervento, sottolineavo la necessità di distinguere tra punti di struttura (che Freud ha colto) e varianti inevitabilmente legate al contesto scientifico, culturale e sociale entro il quale si muoveva. Il non saper distinguere tra le une e le altre ha portato a misconoscere profondamente i fenomeni, esattamente come è successo, nella clinica, con l'isteria: siccome in 100 anni questa ha cambiato i modi del suo manifestarsi -perchè l'isteria muta col mutare del suo maitre- molti clinici non sono più riusciti a riconoscerla e quindi hanno pensato bene di eliminarla dai loro sistemi diagnostici: "è sparita!". Non è certo un caso che, con l'allentarsi delle coordinate simboliche, sia sorta tutta una nuova clinica detta borderline.
Saluti,
ikaro
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Forse può essere utile ricordare che a neuromancer dicevo "non saperne un'acca della propria psiche", riferito all'analista che non ha fatto analisi.
Tutto qui.
Giulietta.O
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Ikaro, grazie delle delucidazioni, ora recupero anche il tuo vecchio intervento e lo leggo per bene, poi magari ti chiederò altre cose.
Anche l'architettura ti dirò che non è proprio una scienza, ma qui usciremmo proprio fuori tema...
Megiston, grazie per il lieve ed efficace, il mio narcisismo gongola. In verità, credo che il solo fatto che stiate tutti qui a discutere dimostra proprio la necessità di confrontarvi e condividere. Solo che mi sembrava vi foste persi per un attimo, un peccato.
Un saluto a tutti
Giulietta.O
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Ikaro, grazie delle delucidazioni, ora recupero anche il tuo vecchio intervento e lo leggo per bene, poi magari ti chiederò altre cose.
Anche l'architettura ti dirò che non è proprio una scienza, ma qui usciremmo proprio fuori tema...
Megiston, grazie per il lieve ed efficace, il mio narcisismo gongola. In verità, credo che il solo fatto che stiate tutti qui a discutere dimostra proprio la necessità di confrontarvi e condividere. Solo che mi sembrava vi foste persi per un attimo, un peccato.
Un saluto a tutti
Giulietta.O
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Ikaro, grazie delle delucidazioni, ora recupero anche il tuo vecchio intervento e lo leggo per bene, poi magari ti chiederò altre cose.
Anche l'architettura ti dirò che non è proprio una scienza, ma qui usciremmo proprio fuori tema...
Invece credo proprio che non usciremmo fuori tema, nel senso che la psicoanalisi -come l'architettura- ha a che fare con l'invenzione e la creazione del singolo psicoanalista, oltre ad essere lo specchio dei tempi e dei modi di fare legame dell'umano. Detto questo, tra il Colosseo e lo Stadio Olimpico continuo a preferire il Colosseo... :yahoo:
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"Piripicchio è figlio di Uragano e Apocalisse, e basta, o faccio sgombrare l'aula!!!" :D:D:D
YouTube - Gigi Proietti - Febbre da cavallo - processo finale Guardate l'ultimo minuto e mezzo di questo filmato, non vi sembra un po' ciò che è successo e ciò che può succedere di nuovo se riprendiamo su questo piano?
Cara Missfreedom,
al di la dell’equivoco sul “non capire un’acca”, io leggo gli interventi di Giulietta come un rivendicare il proprio spazio di non addetti ai lavori in questo thread e la propria partecipazione. E questo perché stava diventando una sterile disputa fra scuole e parrocchie diverse. I momenti migliori sono stati contraddistinti proprio dall’ampia partecipazione di chi non è né psicologo né psicoterapeuta; ogni qualvolta ci siamo ritrovati a discutere fra di noi la discussione si è fatta sempre meno interessante anche per noi stessi fino a diventare davvero pesante.
Un saluto.
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Citazione:
"Piripicchio è figlio di Uragano e Apocalisse, e basta, o faccio sgombrare l'aula!!!" :D:D:D
YouTube - Gigi Proietti - Febbre da cavallo - processo finale Guardate l'ultimo minuto e mezzo di questo filmato, non vi sembra un po' ciò che è successo e ciò che può succedere di nuovo se riprendiamo su questo piano?
Ahahahaha! Questa è buona, partiamo col casting? :asd:
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Riferimento: Transfert o relazione (il transfert: "l'alfa e l'omega" della psicoterap
IKARO! Vabbè, anche tu! Se la butti sullo stadio olimpico sfondi una porta aperta!
No, davvero, l’esempio è calzante, complimenti.
Ti cito una brano di uno studioso di città contemporanea, che poi è il mio campo specifico, e credo che troverai quelle assonanze tra le due discipline che tu giustamente hai rilevato:
“Distante dalla continua invenzione e dal rapido consumo di parole che divengono bandiere di brevi tragitti, l’urbanistica è scrittura epica e polifonica, ce trascende la contigenza e nella quale un’epoca si rappresenta attraverso le sue differenti voci. L’urbanista, oltre che produttore di progetti con un elevato contenuto tecnico, è produttore d’immagini, di racconti e di miti. Miti e immagini non sono dei fantasmi; essi raccolgono le istanze più fortemente radicate nella cultura dei luoghi e dei loro abitanti, cstruiscono giudizi e valori, guidano dal profondo comportamenti inidviduali e collettivi, dando unitarietà all’interazione sociale, rendendola possibile. Miti e immagini sono forme di concettualizzazione di un futuro possibile che cerca di anticipare. Proporli richiede un elevato senso di responsablità, una particolare deontologia.
E’per questo che, stretta tra studio del passato e immaginazione del futuro, tra dimensione tecnica e artistica, tra etica e verità, l’urbanistica richiede grande libertà, rigore intellettuale e morale. “
(B. Secchi, Prima lezione di urbanistica)
Giulietta.O