Sfortunatamente ho poco tempo per rispondere in modo soddisfacente ai numerosi (e interessantissimi) punti che sono stati sollevati. Mi accontenterò di commentare i passaggi che mi sono sembrati più rilevanti.
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Originariamente postato da crissangel
Nel sistema artificiale si inseriscono dati da elaborare, che dovrebbero essere aggiornati ogni volta, dalle contingenze più banali: risultati ematochimici alterati perchè il paziente si è scordato di stare a digiuno prima di farli, fino alla scoperta di nuovi sintomi patognomonici (succede di rado), sintomi che cambiano in itinere, modificazioni delle reazioni interne dell'organismo in base a variazioni di stress e ansia ecc ecc. Diagnosi e terapia sembrano dunque processi in divenire anche nel campo della medicina
Criss, mi sembra di capire che, per te, un elemento che differenzia molto la diagnosi medica del medico vs la diagnosi medica del sistema artificiale sia l’aggiornamento continuo per le contingenze più banali (correggimi se sbaglio!). Secondo me questo aspetto non è affatto un problema per il sistema artificiale. Magari posso informarmi meglio…
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Originariamente postato da crissangel
La ricerca delle certezze spesso viene sopravvalutata a scapito di quella che è l'essenza del procedimento scientifico, ossia la disconferma delle ipotesi, euristicamente più valida che non la ricerca di conferme a tutti i costi
Sicuramente, questo è un aspetto che è venuto poco fuori in questa lunghissima discussione. Conoscenza scientifica non significa verità o certezza ultima e assoluta, anzi tutto il contrario...è quanto di meglio abbiamo al momento, soggetto ad essere ‘buttato via’ se troviamo delle evidenze contrarie (e ciò vale per tutte le svariate forme/interpretazioni di scienza che abbiamo sviscerato, compresa -se non in particolare- quella hard)
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Originariamente postato da crissangel
Alla validità oggettiva non si dovrebbe subordinare in toto quella clinica, più qualitativa e certo meno scientifica da un punto di vista più hard, da cui però anche la medicina attinge per compiere studi oggettivi e replicabili.
Certo, la necessità di validità ‘clinica’ della medicina è uno di quegli aspetti che la fanno essere meno hard della fisica, ma, in relazione al problema che ci poniamo, sintetizzato da Willy nelle seguenti domande:
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Originariamente postato da Willy61
"Esiste una differenza sostanziale tra una diagnosi medica ed una diagnosi psicodinamica o psicoterapeutica?". Cioè: "Stiamo parlando della stessa cosa o di due cose differenti?".
credo non sia fondamentale. Infatti sia la medicina che la psicodinamica/psicoterapia sono discipline entrambe ‘cliniche’.
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Originariamente postato da Willy61
Il processo di diagnosi che precede una psicoterapia comprende elementi che nella diagnosi medica non hanno cittadinanza. Uno è dato dalle espressioni corporee, un'altro dalle emozioni, un'altro da quello che viene chiamato "transfert-controtransfert". Nessun medico tiene in considerazione l'espressione delle emozioni del paziente per valutare una radiografia. Ed è giusto così. Ma nel processo di diagnosi psicologica, la valutazione del tono emotivo, della sua appropriatezza alla situazione, della forma e del grado della sua espressione nelle diverse situazioni è fondamentale.
Concordo. Tutti gli aspetti che hai citato non sono costitutivi della professionalità del medico. Oovvio che si può discutere della loro importanza, data la peculiarità della relazione medico-paziente, come ha scritto Criss:
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Originariamente postato da crissangel
poi viene tutto il resto dell'intervento medico, che è pur sempre una relazione tra osservante e osservato, tra persone che hanno premesse e storie che influenzano la relazione, anche quella più asettica.
In ogni caso tutto ciò non è centrale per il medico, ma, viceversa, rappresenta l’oggetto d’interesse principale dello psicologo dinamico/psicoterapeuta.
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Originariamente postato da Willy61
Ora, le emozioni non avvengono nella mente. Avvengono nel corpo e attraverso il corpo si manifestano. E non sono a conoscenza di nessun programma di AI (né "forte", né "debole") in grado di simulare la presenza di un'emozione. L'emozione di "tristezza" non si riduce a una variazione nella concentrazione e nella localizzazione di determinati neurotrasmettitori. Comprende aspetti corporei legati al tono muscolare, alla postura, allo sguardo, al tono di voce. Questi non sono solo dei segnali rivolti verso l'esterno, ma anche segnali corporei che la persona che li esprime utilizza per pensare se stessa.
Uno degli aspetti del famoso problema dell’embodiment, enorme problema per l’AI :asd:
Tirando le fila di questo intricatissimo discorso possiamo dire che:
1) C’è una prima grossa differenza tra scienze hard vs medicina/psicoterapia/psicologia dinamica (in quanto discipline cliniche che si occupano di un oggetto ‘particolare’ come l’uomo).
2) Assumendo ciò, malgrado in entrambe le professioni la relazione con l’altro sia fondamentale, nella medicina non è l’aspetto centrale, ma lo è invece in psicologia dinamica/psicoterapia.
3) Probabilmente è per questo che i sistemi artificiali riescono a simulare benissimo molti aspetti del ragionamento medico (come dice Criss spesso con percentuali di successo elevatissime), mentre ciò non vale per la psicologia dinamica/psicoterapia.
Che dite, siete d’accordo?
P.S.
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Originariamente postato da Willy61
Curiosamente, nessuno pensa mai di fare un TSO al Papa. Pure, molte sue affermazioni potrebbero entrare in pieno nella classificazione di "disturbo delirante" (una volta definito "paranoia"). I "deliri" e le "allucinazioni" a contenuto religioso non vengono quasi mai trattati come disturbi mentali. Né a Medjugorje, né a Civitavecchia
:tajo: