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Riferimento: Dentro i libri
«Lo sa come si fa a riconoscere se qualcuno ti ama? Ti ama veramente, dico.»
«Non ci ho mai pensato.»
«Io si.»
«E ha trovato una risposta?»
«Credo che sia una cosa che ha a che vedere con l’aspettare. Se è in grado di aspettarti, ti ama.»
Questa storia - Alessandro Baricco
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Riferimento: Dentro i libri
Alla deriva in mare vanno le navi veloci.
Allentiamo le vele, ecco, sciolte le cime,
cogli il vento e salva i compagni,
se vuoi che ricordiamo il tuo nome.
Tieniti lontano, non puntare
dove l’onda si erge sconvolta.
Adesso dipende da te.
(ARCHILOCO, VII secolo a.C) tratto da Wu Ming.
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Riferimento: Dentro i libri
"...così aveva finito per pensare a lui come non si era mai immaginata che si potesse pensare a qualcuno,
presagendolo dove non stava, desiderandolo dove non poteva essere, svegliandosi improvvisamente con la sensazione fisica che lui contemplasse nell'oscurità mentre lei dormiva, così che il pomeriggio in cui sentì i suoi passi decisi sul rigagnolo di foglie gialle del giardinetto, a stento credette che non fosse un altro scherzo della sua fantasia."
L'amore ai tempi del colera,Gabriel Garcia Marquez
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Riferimento: Dentro i libri
Non c'è nessun "dopoguerra".
Gli stolti chiamavano "pace" il semplice allontanarsi del fronte.
Gli stolti difendevano la pace sostenendo il braccio armato del denaro.
Oltre la prima duna gli scontri proseguivano.
Zanne di animali chimerici affondate nelle carni, il Cielo pieno d'acciaio e fumi, intere culture estirpate dalla Terra.
Gli stolti combattevano i nemici di oggi foraggiando quelli di domani.
Gli stolti gonfiavano il petto, parlavano di 'libertà", "democrazia", "qui da noi", mangiando i frutti di razzìe e saccheggi.
Difendevano la civiltà da ombre cinesi di dinosauri.
Difendevano il pianeta da simulacri di asteroidi.
Difendevano l'ombra cinese di una civiltà.
Difendevano un simulacro di pianeta.
WU MING_54
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Riferimento: Dentro i libri
I- Il mio posto nella storia è al sicuro perché non ci saranno altri come me
II- Sono l'essere più speciale del sistema che sia mai stato creato
III- Apprezzerò quello che la vita mi ha riservato
IV- Affronto la vita con ottimismo e speranza nel futuro
V- Stabilirò obiettivi nuovi e interessanti perché so che mi renderanno felice
VI- Sarò felice perché vivrò questa giornata come se fosse l'ultima
VII- Mi adatterò alla vita accettando ciò che mi riserva
VIII- Imparerò a convivere con me stesso e ad amarmi
IX- Non sarò mai un perfezionista
X- Imparerò a ridere della vita
XI- Imparerò a cogliere il punto di vista altrui
N. Sparks, Billy Mills - Il bambino che imparò a colorare il buio
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Riferimento: Dentro i libri
Nel suo laboratorio, che comprendeva le due stanze dello scantinato, Paracelso chiese al suo Dio, al suo indeterminato Dio, di inviargli un discepolo. Imbruniva. Il magro fuoco del camino proiettava ombre irregolari. Alzarsi per accendere la lanterna di ferro avrebbe richiesto uno sforzo eccessivo. Paracelso, distratto dalla fatica, dimenticò la sua preghiera. La notte aveva cancellato l’athanor e i polverosi alambicchi quando bussarono alla porta. Insonnolito, l’uomo si alzò, salì faticosamente la breve scala a chiocciola e socchiuse un battente. Uno sconosciuto entrò. Anch’egli era molto stanco. Paracelso gli indicò una panca; l’altro sedette e attese. Per un certo tempo non scambiarono tra loro neanche una parola. Il maestro fu il primo a parlare. “Ricordo volti d’Occidente e volti d’Oriente”, disse, non senza una certa enfasi. “Non ricordo il tuo. Chi sei tu e che vuoi da me?”
“Il mio nome non ha importanza”, replicò l’altro. “Ho camminato tre giorni e tre notti per entrare in casa tua. Voglio diventare tuo discepolo. Ti ho portato tutti i miei beni.” Tirò fuori una borsa e la rovesciò sulla tavola. Le monete erano molte e d’oro. Lo fece con la mano destra. Paracelso, per accendere la lanterna, aveva dovuto voltargli le spalle. Quando tornò, notò nella mano sinistra una rosa. La rosa lo inquietò. Si chinò, giunse le estremità delle dita, e disse: “Tu mi credi capace di elaborare la pietra che trasmuta gli elementi in oro e mi offri oro. Non è l’oro che cerco, e se è l’oro che ti interessa, non sarai mai mio discepolo.”
“L’oro non mi interessa”, rispose l’altro. “Queste monete non sono altro che una prova del mio desiderio di apprendere Voglio che tu mi insegni l’Arte. Voglio percorrere al tuo fianco la via che conduce alla pietra.” Paracelso disse lentamente: “La via è la Pietra. Il punto di partenza è la Pietra. Se non comprendi queste parole, non hai ancora cominciato a comprendere. Ogni passo che farai è la meta.” L’altro lo guardò con aria diffidente. Disse, con voce chiara: “Ma esiste una meta?”
Paracelso si mise a ridere. “I miei detrattori, che non sono meno numerosi che stupidi, sostengono il contrario, e mi accusano di essere un impostore. Non do loro ragione, ma non è impossibile che io sia un illuso. So che esiste una via.” Vi fu una pausa, e l’altro disse: “Sono pronto a percorrerla con te, anche se dovessimo viaggiare per molti anni. Lasciami attraversare il deserto. Lasciami intravedere almeno da lontano la terra promessa, anche se gli astri me ne vieteranno l’accesso. Ma prima di intraprendere il viaggio, io voglio una prova.” “Quando?” disse Paracelso, con inquietudine. “Subito” rispose il discepolo con brusca determinazione. Avevano iniziato la conversazione in latino, ora parlavano in tedesco.
Il giovane levò in alto la rosa. “Affermano”, disse, “che tu puoi bruciare una rosa e farla rinascere dalle ceneri, per opera della tua arte. Lascia che io sia testimone di questo prodigio. Ecco ciò che ti chiedo, poi la mia vita sarà tua.”
“Sei molto credulo”, disse il maestro. “Non so che farmene della credulità; esigo la fede.”
L’altro insistette. “E’ proprio perché son credulo che voglio vedere coi miei occhi l’annientamento e la resurrezione della rosa”. Paracelso l’aveva presa in mano, e, parlando, giocherellava con essa.
“Sei credulo”, disse. “Tu dici che io sono capace di distruggerla?” “Nessuno è incapace di distruggerla”, rispose il discepolo. “Ti sbagli. Credi forse che qualcosa possa esser reso al nulla? Credi che il primo Adamo nel Paradiso abbia potuto distruggere un solo fiore, un solo filo d’erba?” “Non siamo nel Paradiso”, disse ostinato il giovane; “qui, sotto la luna, tutto è mortale.” Paracelso si era alzato in piedi. “E in quale altro luogo siamo? Credi che la divinità possa creare un luogo che non sia il Paradiso? Credi che la caduta sia altro dall’ignorare che siamo nel Paradiso?” “Una rosa può bruciare”, disse il discepolo in tono di sfida. “V’è ancora del fuoco nel camino” rispose Paracelso. “Se tu gettassi questa rosa tra le braci, crederesti che le fiamme l’abbiano consumata, e che sia la cenere ad essere reale. Io ti dico che la rosa è eterna e che solo la sua apparenza può cambiare. Mi basterebbe una parola perché tu la potessi vedere di nuovo.”
“Una parola? ” disse stupefatto il discepolo. “L’athanor è spento, gli alambicchi sono coperti di polvere. Che farai per farla rinascere?” Paracelso lo guardò con tristezza. “L’athanor è spento, gli alambicchi sono coperti di polvere. In questo tratto della mia lunga giornata uso altri strumenti.”
“non oso domandare quali”, disse l’altro con malizia od umiltà. “Parlo di quello che usò la divinità per creare il cielo e la terra e l’invisibile Paradiso in cui ci troviamo e che ci è nascosto dal peccato originale. Parlo della Parola che ci insegna la scienza della Cabala.”
Il discepolo disse freddamente: “Ti chiedo la grazia di mostrarmi la scomparsa e la ricomparsa della rosa. Poco m’importa che tu operi per mezzo del Verbo o degli alambicchi.” Paracelso rifletté. Infine disse: “Se lo facessi, tu diresti che si tratta di un’apparenza imposta ai tuoi occhi dalla magia. Il prodigio non ti donerà la fede che cerchi. Dunque lascia stare la rosa.”
Sempre diffidente, il giovane lo guardò. Il maestro alzò la voce e gli disse: “E inoltre, chi sei tu per introdurti nella dimora di un maestro ed esigere da lui un prodigio? Che hai fatto per meritare simile dono?” L’altro replicò, tremando: “So bene che non ho fatto nulla. Ti chiedo, in nome dei molti anni in cui studierò alla tua ombra, di lasciarmi vedere la cenere e poi la rosa. Non ti chiederò altro. Crederò alla testimonianza dei miei occhi.” Bruscamente afferrò la rosa rossa che Paracelso aveva lasciato sul leggìo e la gettò tra le fiamme. Il colore si perse e rimase solo un po’ di cenere. Per un istante infinito egli attese le parole e il miracolo. Paracelso era rimasto impassibile. Disse con strana semplicità: “Tutti i medici e tutti gli speziali di Basilea affermano che io sono un mistificatore. Forse essi sono nel vero. Qui riposa la cenere che fu rosa e che non lo sarà.”
Il giovane si sentì pieno di vergogna. Paracelso era un ciarlatano od un semplice visionario, e lui, un intruso, aveva varcato la sua porta e ora lo costringeva a confessare che le sue famose arti magiche erano vane. Si inginocchiò e disse: “Ho agito imperdonabilmente. Mi è mancata la fede che il Signore esigeva dai credenti. Lasciami ancora guardare la cenere. Tornerò quando sarò più forte e sarò tuo discepolo e in fondo al cammino vedrò la rosa.” Parlava con passione autentica, ma quella passione era la pietà che gli ispirava il vecchio maestro, tanto venerato, tanto attaccato, tanto insigne e perciò tanto vuoto. Chi era lui, Johannes Grisebach, per scoprire con mano sacrilega che dietro la maschera non c’era nessuno? Lasciare le monete d’oro sarebbe stata un’elemosina. Le riprese uscendo. Paracelso l’accompagnò ai piedi della scala e gli disse che sarebbe sempre stato il benvenuto. Entrambi sapevano che non si sarebbero rivisti mai più. Paracelso rimase solo. Prima di spegnere la lanterna e di sedersi nella poltrona consunta, raccolse nell’incavo della mano il piccolo pugno di cenere e disse una parola a bassa voce. La rosa risorse.
(La rosa di Paracelso - J. L. Borges)
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Riferimento: Dentro i libri
"Mi è sempre piaciuto il deserto. Ci si siede su una duna di sabbia.
Non si vede nulla. Non si sente nulla. E tuttavia qualche cosa risplende nel silenzio."
"E' il tempo che hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante".
Il Piccolo Principe, A. de Saint- Exupéry.
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Riferimento: Dentro i libri
Sorvolavo rapidamente su tutto questo, imperiosamente sollecitato, com'ero, a cercare la causa di quella felicità, del carattere di certezza con cui si imponeva, ricerca un tempo rinviata. Ora, quella causa, la presagivo paragonando tra loro quelle diverse impressioni beate e che avevano questo in comune: che avvertivo il rumore del cucchiaio sul piatto, la disuguaglianza del lastricato, il sapore della madeleine nell'attimo presente e al tempo stesso in un istante lontano, al punto di far sconfinare il passato sul presente, di esitare non sapendo in quale dei due mi trovasi; a dire il vero, l'essere che allora assaporava in me quell'impressione, la assaporava in ciò che essa aveva di comune in un giorno remoto e nel presente, in ciò che aveva di extratemporale, un essere che appariva solo quando, per una di quelle identità tra il presente e il passato, poteva trovarsi nell'unico ambiente in cui potesse vivere, gioire dell'essenza delle cose, vale a dire al di fuori del tempo. Ciò spiegava perché le mie inquietudini a proposito della mia morte fossero cessare nel momento in cui avevo riconosciuto inconsapevolmente il sapore della piccola madeleine, poiché, in quel momento, l'essere che ero stato, era un essere extratemporale, e dunque incurante delle vicissitudini dell'avvenire. Viveva della sola essenza delle cose, e non poteva coglierla nel presente dove, non entrando in gioco l'immaginazione, i sensi erano incapaci di fornirgliela; lo stesso avvenire verso cui tende l'azione la abbandona a noi. Quell'essere non era mai venuto a me, non si era mai manifestato se non al di fuori dell'azione, del godimento immediato, ogni volta che il miracolo di un'analogia mi aveva consentito di sfuggire al presente. Lui solo aveva il potere di farmi ritrovare i giorni passati, il tempo perduto, dinanzi al quale gli sforzi della mia memoria e della mia intelligenza si arenavano sempre.
Marcel Proust, La Recherche.
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Riferimento: Dentro i libri
"Fagli vedere il mare, piccola.Guarda tutto il mare che puoi. Infila tutto negli occhi da brava ingorda. Non stancarti di farlo. Per favore, non stancarti. Fagli sentire il mare con i tuoi occhi.Porgi anche il suo orecchio perchè possa sentirne i rumori ipnotici e quelli che non lasciano scampo."
...
"Fai percepire a nostro figlio l'idea di orizzonte come un concetto stravagante e possibile. Allarga le narici. Lascia entrare. Sbornialo di odore selavatico di acqua salata, forme di vita e sesso. Non preoccuparti se l'aria ti sembra troppo fresca. Tira su col naso tutta la notte qui intorno. Figurati se le stelle non hanno odore. Figurati se non hanno ritmo. Passa a nostro figlio tutta la te stessa che puoi."
...
"Non trascurare la parte più ovvia. Fagli vedere montagne, fiumi, laghi, boschi, pianure, vigne e campi. Respirali per lui. Ascoltali senza pietà. Senza scuse. Non ti preoccupare, non farà confusione. Tu infila dentro che lui farà ordine. E nelle pause, se ne avrai, come se fuori dai finestrini non ci fosse sempre qualcosa da buttare dentro, nelle pause ti dicevo: ricorda.
Passagli tutto quello che hai già visto e annusato e assaporato."
...
"Ricorda gli effetti delle stagioni. Tutte: Tutte le sfumature di sole. Tutte le sfumature d'ombra. La neve."
La neve se ne frega, L. Ligabue.
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Riferimento: Dentro i libri
Nel vuoto lido là scesero occulti
A nuovo agguato intesi, e già partiti
E già a Micene noi li credevamo!
Ed ecco allora dal suo lungo lutto
Tutta sciogliersi Troia, e tutti, in festa,
Oltre le porte correre a vedere
Il campo acheo, e i luoghi abbandonati,
Ed il lido deserto. Qui le schiere
Dei Dolopi guerrieri erano poste;
Là le tende spiegava il fiero Achille;
Questo era il luogo della flotta, e quello
Dove schierati in campo alla battaglia
Scendevano gli eserciti. Frattanto
Si adunan altri avanti, al dono infido
Della vergine Atena, e con stupore
Guardan la mole immensa del cavallo;
E Timete, per primo, entro le mura
Propone di portarlo, sulla rocca;
Per tradimento forse, o perché questo
Voleva ormai il Fato a Troia avverso!
Ma Capi ed altri di miglior consiglio
Dicon che in mar si devono gettare
Quell'insidie dei greci, dono infido;
O incenerir con sottoposte fiamme,
O del ventre squarciar le cave volte.
Vario in vari parer si scinde il volgo.
Eneide
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Riferimento: Dentro i libri
"La conversazione non è un modo di riempire il tempo, tutt'altro: è ciò che organizza il tempo, che lo governa e impone leggi che vanno rispettate.
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C'è un legame segreto tra lentezza e memoria, fra velocità e oblio. Prendiamo una situazione delle più banali: un uomo cammina per la strada. A un tratto, cerca di ricordare qualcosa, che però gli sfugge. Allora, istintivamente, rallenta il passo. Chi, invece, vuole dimenticare un evento penoso appena vissuto accellera incosapevolmente la sua andatura, come per allontanarsi da qualcosa che sente ancora troppo vicino a sé nel tempo.
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La gloria non riguarda solo la gente famosa, riguarda tutti. Oggi la gente famosa occupa le pagine dei settimanali e gli schermi televisivi, invadendo l'immaginazione di tutti. E tutti contemplano, almeno in sogno, la possibilità di diventare oggetto di una simile gloria.... Questa possibilità segue come un'ombra ciascuno di noi e cambia il carattere della nostra vita; perchè...ogni nuova possibilità che si offre all'esistenza, anche la meno probabile, trasforma l'esistenza intera.
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La certezza di essere degli eletti è presente, ad esempio, in qualsiasi rapporto d'amore, poiché l'amore è, per definizione, un dono non meritato; anzi, l'essere amati senza merito è la prova del vero amore.
....
Il grado di velocità è proporzionale all'intensità dell'oblio. Da tale equazione si possono dedurre diversi corollari, per esempio il seguente: la nostra epoca si abbandona al demone della velocità, ed è per questo motivo che dimentica tanto facilmente se stessa. Ma io preferisco rovesciare questa affermazione: la nostra epoca è ossessionata dal desiderio di dimenticare, ed è per realizzare tale desiderio che si abbandona al demone della velocità; se accellera il passo è perchè vuol farci capire che ormai non aspira più a essere ricordata; che è stanca di se stessa, disgustata di se stessa; che vuole spegnere la tremula fiammella della memoria."
M. Kundera - La lentezza
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Riferimento: Dentro i libri
Io ti ho amato, André, e non saprei immaginare come si possa amare di più. Avevo una vita, che mi rendeva felice, e ho lasciato che andasse in pezzi pur di stare con te. Non ti ho amato per noia, o per solitudine, o per capriccio. Ti ho amato perché il desiderio di te era più forte di qualsiasi felicità. E lo sapevo che poi la vita non è abbastanza grande per tenere insieme tutto quello che riesce ad immaginarsi il desiderio. Ma non ho cercato di fermarmi, né di fermarti. Sapevo che lo avrebbe fatto lei. E lo ha fatto. È scoppiata tutto d’un colpo. C’erano cocci ovunque, e tagliavano come lame.
Oceano mare - Alessandro Baricco
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Riferimento: Dentro i libri
“Cominciai a leggere quei libri, seduto sulla scala
a pioli dove entrava la luce. La bibbia no, Dio
mi faceva impressione. Così presi il vizio di leggere.
Il primo si chiamava I tre moschettieri, ma erano quattro. In cima alla scala coi piedi a penzoloni,
la mia testa imparava a prendere luce dai libri. Quando li finii ne volevo ancora.
In discesa dal vicolo dove abitavo ci stavano le botteghe dei librai che vendevano agli studenti. Fuori tenevano i libri usati in offerta nelle cassette
di legno, sul marciapiede. Cominciai ad andare là,
a prendere un libro e mettermi a leggere seduto per terra. Uno mi cacciò, andai da un altro e quello
mi fece stare. Un brav’uomo, don Raimondo, uno
che capiva senza spiegazioni. Mi dette uno sgabello per non farmi leggere per terra. Poi mi disse che
mi prestava il libro se glielo riportavo senza sciuparlo.
Gli risposi grazie, che glielo riportavo il giorno dopo. Passai tutta la notte a finirlo. Don Raimondo vide
che ero di parola e mi fece portare a casa un libro a
l giorno.
Sceglievo quelli sottili. Presi il vizio d’estate, per mancanza del maestro che insegnava le cose nuove. Non Non erano libri per bambini, molte parole
in mezzo non le capivo, però la fine sì, la fine la capivo. Era un invito a uscire”.
Erri de Luca, Il giorno prima della felicità, Milano, Feltrinelli, 2009.
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Riferimento: Dentro i libri
Addio monti sorgenti dall'acque ed elevati al cielo
cime inuguali note a chi è cresciuto tra voi e impresse nella sua mente
non meno che l’aspetto de' suoi familiari torrenti
de' quali si distingue lo scroscio come il suono delle voci domestiche
ville sparse e biancheggianti sul pendìo
come branchi di pecore pascenti
addio!
A. Manzoni: "Promessi Sposi"
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Riferimento: Dentro i libri
imasi stabile in questa risoluzione più tardi, ma cominciai a ruminarla e quasi volerla in quella prima notte di cattura. Verso il mattino le mie smanie erano calmate, ed io ne stupiva. Ripensava a' genitori ed agli altri amati, e non disperava più della loro forza d'animo, e la memoria de' virtuosi sentimenti, ch'io aveva altre volte conosciuti in essi, mi consolava.
Perché dianzi cotanta perturbazione in me, immaginando la loro, ed or cotanta fiducia nell'altezza del loro coraggio? Era questo felice cangiamento un prodigio? era un naturale effetto della mia ravvivata credenza in Dio? - E che importa chiamar prodigi, o no, i reali sublimi benefizi della religione?
Silvio Pellico, Le mie prigioni
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Riferimento: Dentro i libri
"È dinamite quella che hai sotto il culo, fratello.
Alzati da lì e vattene. È finita.
Questa volta è finita davvero".
Finale Monologo 900, Baricco
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Riferimento: Dentro i libri
". TRAHIT SUA QUEMQUE VOLUPTAS . Ciascuno la sua china. . Il mio era racchiuso in questa parola: il bello, di così ardua definizione a onta di tutte le evidenze dei sensi e della vista. ." (pag. 127 ) Memorie di Adriano, Marguerite Yourcenar.
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Riferimento: Dentro i libri
"Se nascerai uomo, ad esempio, non dovrai temere d’essere violentato nel buio di una strada. Non dovrai servirti di un bel viso per essere accettato al primo sguardo, di un bel corpo per nascondere la tua intelligenza. Non subirai giudizi malvagi quando dormirai con chi ti piace, non ti sentirai dire che il peccato nacque il giorno in cui cogliesti una mela."
Oriana Fallaci - Lettera a un bambino mai nato
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Riferimento: Dentro i libri
"Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante,
nella terra c'è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti"
La Luna e i falò, Pavese
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Riferimento: Dentro i libri
"- La morte non esiste, figlia. La gente muore solo quando viene dimenticata. – mi spiegò mia madre poco prima di andarsene. – Se saprai ricordarmi, sarò sempre con te. – Mi ricorderò di te – le promisi. [...] Poi mi prese una mano e con gli occhi mi disse quanto mi amava, finché il suo sguardo non divenne nebbia e la vita uscì da lei senza amore."
Isabel Allende - Eva Luna
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Riferimento: Dentro i libri
"Quella con il tombolo sulle cosce è mia madre. E' seduta sulla sedia di paglia, sul ballatoio di pietra che si affaccia sul giardino che è una mano aperta affondata nel tufo. E in mezzo alle dita , un'esplosione di melograni, limoni, fichi...
Lei non ha nessuna espressione. E' lì sospesa, col tombolo fra le mani; ogni tanto si ferma e a che cosa pensa lo sa lei.
A che cosa farà per cena, se il suo padrone si addormenterà prima o dopo di chiederle che cosa c'è da mangiare.
Prima o dopo di buttarsi sopra di lei senza domandarsi che cosa c'è sotto e a che cosa è servito questo amore che è un colpo di catarro.
Una follia piatta come questa sua vita trascinata.
Che in principio lei, nica e sprovveduta, deve averlo voluto veramente se, per non perderlo più con la cosa fatta se l'è legato al collo.Mio padre ce lo rinfaccia ad ogni levata di sole, che per lui non c'era casa sull'isola che non avrebbe fatto carte false per averlo sopra l'altare.
Mia madre si rosica la ragione per non aver dannato sua madre, che con Ciccina spirugghiaspiriti si era messa a comunione per incantesimarlo.
E quando sospira non ha perdono per nessuna delle due."
Minchia di Re - Giacomo Pilati
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Riferimento: Dentro i libri
E dolce è l'amicizia, quando le anime sono come frecce
che volano verso il medesimo bersaglio,
o uccelli che riposano sullo stesso ramo.
(da "Ildegarda" di Claudia Salvatori)
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Riferimento: Dentro i libri
“Qualche volta il destino assomiglia a una tempesta di sabbia che muta incessantemente la direzione del percorso. Per evitarlo cambi l'andatura. E il vento cambia andatura, per seguirti meglio. Tu allora cambi di nuovo, e subito di nuovo il vento cambia per adattarsi al tuo passo. Questo si ripete infine volte, come una danza sinistra col dio della morte prima dell'alba. Perché quel vento non è qualcosa che è arrivato da lontano, indipendente da te. E' qualcosa che hai dentro. Quel vento sei tu. Perciò l'unica cosa che puoi fare è entrarci, in quel vento, camminando dritto, e chiudendo forte gli occhi per non far entrare la sabbia. Attraversarlo, un passo dopo l'altro. Non troverai sole né luna, nessuna direzione, e forse nemmeno il tempo. Soltanto una sabbia bianca, finissima, come fatta di ossa polverizzate, che danza in alto nel cielo. Devi immaginare questa tempesta di sabbia.
E naturalmente dovrai attraversarla, quella violenta tempesta di sabbia. E' una tempesta metafisica e simbolica. Ma per quanto metafisica e simbolica, lacera la carne come mille rasoi. Molte persone verseranno il loro sangue, e anche tu forse verserai il tuo. Sangue caldo e rosso. Che ti macchierà le mani. E' il tuo sangue, e anche sangue di altri.
Poi, quando la tempesta sarà finita, probabilmente non saprai neanche tu come hai fatto ad attraversarla e a uscirne vivo. Anzi, non sarai neanche sicuro se sia finita per davvero. Ma su un punto non c'è dubbio. Ed è che tu, uscito da quel vento, non sarai lo stesso che vi è entrato. Sì, questo è il significato di quella tempesta di sabbia”.
Haruki Murakami - Kafka sulla spiaggia
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Riferimento: Dentro i libri
[...]la pazienza[...]è l'arte del saper patire[...]
Nel patire quel che non possiamo evitare, la sofferenza, fisica o psichica che sia, ci mette a contatto con il nostro limite[...]
Umberto Galimberti, La casa di psiche - Dalla psicoanalisi alla pratica filosofica
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Riferimento: Dentro i libri
"A me, questa storia delle salviettine disinfettanti dà molto fastidio. Sempre lì a percepire l'altro come un ammasso di microbi. Sempre a guardagli le unghie mentre gli si stringe la mano. Sempre a diffidare. Sempre a nascondersi dietro una sciarpa. Sempre a mettere in guardia i bambini.
....
ho realmente capito il significato della parola 'borioso'. Quel miscuglio di stupidità e arroganza. Quell'incrollabile autocompiacimento. Quel cachemire celeste allargato dal pancione e quel modo strano -così caloroso- di tendervi la mano mentre già vi odia.
....
Mi vergogno perchè quel giorno abbiamo lasciato correre. Abbiamo 'ancora' lasciato correre. Non abbiamo reagito alle parole di quel commerciante rabbioso che non vedrà mai più lontano del suo lontano ombelico. Non l'abbiamo contraddetto. Non ci siamo alzati da tavola. Abbiamo continuato a masticare lentamente ogni boccone, limitandoci a pensare che quel tizio era una testa di cazzo e aggrappandoci con le unghie al tessuto che usiamo per ammantarci di quella che noi definiamo dignità. Poverini noi! Così codardi, così vigliacchi.
....
Che cosa c'è in noi che non va? Dove finisce la buona educazione e dove inizia la debolezza?
....
Non abbiamo bisogno di qualcuno che ci aiuti a batterci in fronte. Siamo grandi abbastanza per chinare da soli la testa, e indipendentemente dal numero di bottiglie vuote, arriviamo sempre alla stessa conclusione. Che se siamo così, sileziosi e determinati ma sempre impotenti davanti ai coglioni, è appunto perchè non abbiamo neppure un briciolo di fiducia in noi stessi. Non ci vogliamo bene. Non personalmente, intendo. Noi non diamo molta importanza a noi stessi. Non abbastanza da sperare che i nostri moti di ribrezzo, i tovaglioli lanciati sulla tavola e le sedie rovesciate possano in qualche modo mutare l'andamento del mondo.
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Perchè la vita, dai, è anche un po' bluffare, no? Tappeto troppo corto, fiches che mancano. Mani troppo deboli che impediscono sempre di rilanciare..."
Anna Gavalda, Il regalo di un giorno
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Riferimento: Dentro i libri
Quel libro mi ha insegnato che la lettura può farmi vivere con maggiore intensità, che può restituirmi la vista.
L'ombra del vento, Carlos Ruiz Zafón
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Riferimento: Dentro i libri
Ecco che cosa ho pensato: affinché l'avvenimento più comune divenga un'avventura è necessario e sufficiente che ci si metta a raccontarlo. È questo che trae in inganno la gente: un uomo è sempre un narratore di storie, vive circondato delle sue storie e delle storie altrui, tutto quello che gli capita lo vede attraverso di esse, e cerca di vivere la sua vita come se la raccontasse. [...] Avrei voluto che i momenti della mia vita si susseguissero e s'ordinassero come quelli d'una vita che si rievoca. Sarebbe come tentar d'acchiappare il tempo per la coda.
La nausea, Jean-Paul Sartre
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Riferimento: Dentro i libri
"Allo stesso tempo ero tormentato dall'idea che solo a me toccava di vivere con mia moglie una vita così squallida e così diversa da quel che mi aspettavo, mentre negli altri matrimoni questo non succedeva. A quell'epoca io non sapevo ancora che si tratta invece di un destino comune; tutti credono - come credevo anch'io - che la loro infelicità sia un fatto eccezionale, e pertanto non solo si sforzano di tenere nascosta questa loro infelicità agli altri, ma non la confessano nemmeno a se stessi."
Lev Tolstoj, Sonata a Kreutzer
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Riferimento: Dentro i libri
Osserva il gregge che pascola davanti a te: non sa che cosa sia ieri, che cosa sia oggi: salta intorno, mangia, digerisce, salta di nuovo. È così dal mattino alla sera e giorno dopo giorno, legato brevemente con il suo piacere ed il suo dispiacere, attaccato cioè al piolo dell'attimo e perciò né triste né annoiato… L'uomo chiese una volta all'animale: "Perché mi guardi soltanto senza parlarmi della felicità?" L'animale voleva rispondere e dice: "Ciò avviene perché dimentico subito quello che volevo dire" – ma dimenticò subito anche questa risposta e tacque: così l'uomo se ne meravigliò. Ma egli si meravigliò anche di se stesso, di non poter imparare a dimenticare e di essere sempre accanto al passato: per quanto lontano egli vada e per quanto velocemente, la catena lo accompagna. È un prodigio: l'attimo, in un lampo è presente, in un lampo è passato, prima un niente, dopo un niente, ma tuttavia torna come fantasma e turba la pace di un istante successivo. Continuamente si stacca un foglio dal rotolo del tempo, cade, vola via – e improvvisamente rivola indietro, in grembo all'uomo. Allora l'uomo dice "Mi ricordo".
da "Considerazioni inattuali", di F. Nietzsche
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Riferimento: Dentro i libri
Tutto considerato, caro amico, d'ora in poi non ha più senso parlare e scrivere su di me, ho passato agli atti per la prossima eternità la questione «chi io sia» con l'opera che sto pubblicando, Ecce Homo. D'ora in poi non bisognerà più curarsi di me, bensì delle cose per cui io esisto.
F. Nietzsche, Ecce Homo
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Riferimento: Dentro i libri
"Oggi la mamma è morta. O forse ieri, non so. Ho ricevuto un telegramma dall'ospizio: "Madre deceduta. Funerali domani. Distinti saluti." Questo non dice nulla: è stato forse ieri."
"Tutte le persone normali hanno, una volta o l'altra, desiderato la morte di coloro che amano."
"Come se quella grande ira mi avesse purgato dal male, liberato dalla speranza, davanti a quella notte carica di segni e di stelle, mi aprivo per la prima volta alla dolce indifferenza del mondo. Nel trovarlo così simile a me, finalmente così fraterno, ho sentito che ero stato felice, e che lo ero ancora."
(da Lo straniero, Albert Camus)
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Riferimento: Dentro i libri
"Vivere per esistere? Ma un migliaio di volte egli era stato pronto anche prima a dare la sua esistenza per un'idea, per una speranza, anche per un capriccio. La semplice esistenza era sempre stata poca cosa per lui, aveva sempre voluto di piú. Forse soltanto per la forza dei suoi desideri egli si era allora creduto un uomo a cui piú che ad altri fosse permesso."
"C'entrava anche una sua teoria personale, secondo la quale gli uomini si dividono in materiale grezzo e individui speciali, cioè individui per i quali, data la loro posizione elevata, la legge non vale; anzi, sono loro che fanno le leggi per gli altri uomini, per il materiale, per la spazzatura. "
"Ho ucciso semplicemente; per me stesso ho ucciso, per me solo [...] Altro avevo bisogno di sapere, altro mi spingeva: avevo allora bisogno di sapere, e di sapere al piú presto, se io fossi un pidocchio, come tutti, o un uomo. Avrei potuto passar oltre o non avrei potuto? Avrei osato chinarmi e prendere, o no? Ero una creatura tremante o avevo il diritto... [...] allora fu il diavolo a trascinarmi, ma poi mi spiegò che io non avevo il diritto di andar là, perché anch'io ero un pidocchio cosí come tutti! Si fece beffe di me, ed ecco che ora son venuto qui! Accogli il tuo ospite! Se non fossi un pidocchio, sarei venuto da te?"
"Noi ci rappresentiamo sempre l'eternità come un'idea che non possiamo comprendere, come una cosa immensa, immensa. Ma perché dovrebbe essere immensa? E se lassù non ci fosse altro che una stanzetta, simile ad una rustica stanza da bagno affumicata, e in tutti gli angoli ci fossero tanti ragni? Se l'eternità non fosse altro che questo?"
Delitto e castigo, F.M. Dostoevskij
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Riferimento: Dentro i libri
"Non v'è al mondo alcun vascello che, come un libro, possa portarci in contrade lontane, né corsiere che superi la pagina d’una poesia al galoppo.
Questo viaggio può farlo anche il più povero senza pagare nulla, tant’è frugale il carro che trasporta l’anima umana. "
(Emily Dickinson)
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Riferimento: Dentro i libri
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" Era il 27 agosto 1926, alle quattro del pomeriggio, i negozi erano affollati,
nei magazzini le donne facevano ressa, nelle case di moda le mannequins
giravano su se stesse, nelle pasticcerie chiacchieravano gli sfaccendati,
nelle fabbriche sibilavano gli ingranaggi, lungo le rive della Senna si
spidocchiavano i mendicanti, nel Bois de Boulogne le coppie d'innamorati si baciavano,
nei giardini i bambini andavano in giostra.
A quell'ora il mio amico Franz Tunda, trentadue anni, sano e vivace, un uomo giovane,
forte, dai molti talenti, era nella piazza davanti alla Madeleine, nel cuore della capitale del mondo,
e non sapeva cosa dovesse fare. Non aveva nessuna professione, nessun amore, nessun desiderio,
nessuna speranza, nessuna ambizione e nemmeno egoismo.
Superfluo come lui non c'era nessuno al mondo. "
ROTH JOSEPH, Fuga senza fine.
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Riferimento: Dentro i libri
L'uomo non ha fatto altro che inventare Dio per vivere senza uccidersi.
Dio è il dolore che nasce dalla paura della morte.
(F.M. Dostoevskij)
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Riferimento: Dentro i libri
"Le cose più importanti sono le più difficili da dire. Sono quelle di cui ci si vergogna, perchè le parole le immiseriscono. Le parole rimpiccioliscono cose che finchè erano nella vostra testa sembravano sconfinate, e le riducono a non più che a grandezza naturale quando vengono portate fuori. Ma è più che questo, vero? Le cose più importanti giacciono troppo vicine al punto dov'è sepolto il vostro cuore segreto, come segnali lasciati per ritrovare un tesoro che i vostri nemici sarebbero felicissimi di portar via. E potreste fare rivelazioni che vi costano per poi scoprire che la gente vi guarda strano, senza capire affatto quello che avete detto, senza capire perchè vi sembrava tanto importante da piangere quasi quando lo dicevate. Questa è la cosa peggiore, secondo me. Quando il segreto rimane chiuso dentro non per mancanza di uno che lo racconti ma per mancanza di un orecchio che sappia ascoltare".
Stephen King - Stagioni diverse (L'autunno dell'innocenza)
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Citazione:
Originalmente inviato da
LucyVanPelt
"Le cose più importanti sono le più difficili da dire. Sono quelle di cui ci si vergogna, perchè le parole le immiseriscono. Le parole rimpiccioliscono cose che finchè erano nella vostra testa sembravano sconfinate, e le riducono a non più che a grandezza naturale quando vengono portate fuori. Ma è più che questo, vero? Le cose più importanti giacciono troppo vicine al punto dov'è sepolto il vostro cuore segreto, come segnali lasciati per ritrovare un tesoro che i vostri nemici sarebbero felicissimi di portar via. E potreste fare rivelazioni che vi costano per poi scoprire che la gente vi guarda strano, senza capire affatto quello che avete detto, senza capire perchè vi sembrava tanto importante da piangere quasi quando lo dicevate. Questa è la cosa peggiore, secondo me. Quando il segreto rimane chiuso dentro non per mancanza di uno che lo racconti ma per mancanza di un orecchio che sappia ascoltare".
Stephen King - Stagioni diverse (L'autunno dell'innocenza)
Questa frase mi è sempre piaciuta, ricordo che la scrissi nel diario di un'amica quando avemmo una rottura, curioso che in tutti questi anni non mi sia mai procurata il libro! :approved:
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"...la "dea fantasia" ha già tessuto con la sua mano capricciosa la propria trama d'oro e ha disfatto davanti a lui i ricami di una vita insolita e meravigliosa e, chissà, forse lo ha trasportato con quella mano capricciosa al settimo cielo di cristallo, sollevandolo dal massiccio marciapiede di granito, sul quale egli stava camminando."
"....la mia fantasia è triste, monotona fino alla volgarità, spaventata, schiava dell'ombra, del pensiero, schiava della prima nube che improvvisamente oscura il sole e riempie di angoscia un autentico cuore pietroburghese che ama così tanto il suo sole. Già, quanti pensieri in quell'angoscia! Allora senti che la fantasia, quella "inesauribile" fantasia, alla fine si stanca, si esaurisce in quella tensione permanente perché maturata, abbandona gli ideali presognati: essi cadono in polvere, si spezzano in frammenti; e se non esiste un'altra vita, allora ci tocca costruirla con questi frammenti. Ma intanto l'anima chiede e desidera qualcosa di diverso... Invano il sognatore rovista nei suoi vecchi sogni, come fra la cenere, cercandovi una piccola scintilla per soffiarci sopra e riscaldare con il fuoco rinnovato il proprio cuore freddo, e far risorgere ciò che prima gli era così caro, che commuoveva la sua anima, che gli faceva ribollire il sangue, fino a strappargli le lacrime dagli occhi, così ingannandolo meravigliosamente."
"Impallidirà il tuo mondo fantastico, svaniranno, appassiranno i tuoi sogni, e cadranno come le foglie gialle dagli alberi... Quanto sarà triste rimanere solo, completamente solo, e non avere nemmeno un rimpianto, nulla... Perché tutto ciò che ho perduto non era nulla, era uno sciocco, rotondo zero, soltanto un sogno".
"Dio mio! Un minuto intero di beatitudine! E' forse poco per colmare tutta la vita di un uomo?"
Le notti bianche, F. Dostoevskij
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Riferimento: Dentro i libri
"La gente si preoccupa perchè i ragazzini giocano con le armi, perchè gli adolescenti guardano film violenti; c'è la paura che nei giovani finisca per imporsi una specie di cultura della violenza. Nessuno si preoccupa dei ragazzini che ascoltano migliaia di canzoni - migliaia, letteralmente - che parlano di cuori spezzati, e abbandoni e dolore e sofferenza e perdita. Le persone più infelici che conosco, dico in senso amoroso, sono anche quelle pazze per la musica malinconica e non sono sicuro che la musica malinconica sia stata la causa della loro infelicità, ma so per certo che sono persone che hanno ascoltato canzoni tristi più a lungo di quanto non siano durate le loro tristi storie."
Nick Hornby - Alta fedeltà
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- Sappiatelo, proferì Mister Astley con voce tremante e con gli occhi sfavillanti – sappiate, uomo ingrato e indegno, meschino e sciagurato, che io sono venuto a Homburg apposta, per incarico di lei, con lo scopo di vedervi, di parlarvi a lungo e cordialmente, e di riferirle tutto, i vostri sentimenti, i pensieri, le speranze e .. i ricordi!
- Davvero! Davvero? – gridai, e una pioggia di lacrime mi sgorgò dagli occhi. Non potevo trattenerle e fu questa, mi sembra, la prima volta in vita mia che accadde.
- Si, sciagurato uomo, lei vi amava, e posso rivelarvelo perché siete un uomo finito! Anzi se anche vi dirò che vi ama tutt’ora voi rimarrete qui lo stesso ” “ Avrete certamente bisogno di denaro, eccovi dieci luigi, di più non vi do, perché comunque li perderete. Prendete, e addio! Prendeteli, dunque.
- No, Mister Astley, dopo tutto quello che avete detto ora.
- Prendete! egli gridò. Sono convinto che siete ancora un uomo nobile, e ve li do come può darli un amico a un vero amico. “..” Prendete, e addio.
- Li prenderò se mi permetterete di abbracciarvi nel dirvi addio.
- Oh, questo con piacere.
Ci abbracciammo sinceramente, e Mister Astley se ne andò.
DOSTOEVSKIJ, IL Giocatore