Si Joker, ma questo è il tuo "vero" modo di amare e il tuo modo di reagire :D
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No! Perchè la mia opinione ( giusta o sbagliata che sia.. ) è che quando chiunque ama "veramente" non può non farlo in quel modo... Cioè: l'oggetto della mia considerazione ( opinabile, ovviamente.. ) non è il "mio" modo di amare, ma il modo di amare in senso assoluto.
Penso che sia chiara la differenza...;)
E qui ti volevo :asd: Il tuo guaio è che estendi il tuo modo di amare all'intera umanità! :asd: Ergo, il modo in cui tu ami veramente è l'unico modo di amare veramente. E ancora, chiunque ami veramente si comporta nel modo in cui ti comporti tu. Ne consegue che qualunque comportamento e ragionamento diverso dal tuo equivalgono al non amare veramente. Tu non ammetti la diversità nel modo di amare, e a mio avviso è un errore, perchè il modo in cui amiamo deriva da come siamo fatti.
Infatti: a "tuo" avviso...:asd:
A parte gli scherzi: questa è una questione puramente nominalistica... Per me la locuzione "amore vero" si può applicare solo alla tipologia che "io" considero essere amore vero... Se l'oggetto della tua contestazione sta nel fatto che, invece, tale locuzione si possa applicare anche ad "altri" tipi di amore, o, magari, sostenere che esista "l'amore su misura", quello che ognuno si costruisce ed adatta sulla base delle proprie preferenze... ok, non è certo questa una questione su cui io possa e voglia impiccarmi...
Ma, ripeto, è solo questione nominalistica: possiamo chiamarlo anche "pasquale", se lo credi opportuno, ma ciò non sposta di un millimetro la questione... E cioè che non si tratta della stessa cosa, ma di cose diverse che tu vuoi raggruppare sotto lo stesso termine sostenendo che ognuno ha il modo di amare che meglio preferisce e che "deriva da come siamo fatti".. Mentre io preferisco riservare il termine di "amore vero" a quella tipologia di sentimento che ho descritto, fossi anche io l'unico al mondo ad intenderlo così...:D
Non ho idea di come si chiami ( non sono psicologo nè studio psicologia... ) nè mi interessa, ma, ad occhio, penso che questo principio sia l'unico modo con cui sia possibile rapportarsi alla realtà esterna: l'unica cosa che noi conosciamo veramente siamo noi stessi e quando esprimiamo un concetto, qualunque esso sia, non facciamo altro che trasmettere parte della nostra esperienza ( comunque acquisita... ) dandole un valore oggettivo ed universale... Anche quando neghiamo, come fa Alexsandra, la possibilità di farlo...:D
Ma guarda, io non sostengo un bel nulla.........
Quello che ho scritto deriva dalla semplice esperienza di vita, in cui ho potuto constatare che ogni persona ama in modo differente, e sarebbe auspicabile che non arrivi qualcuno da fuori a dirgli "tu non sai cosa significhi amare" o "questo non è vero amore". Io non ho raggruppato cose diverse sotto la stessa etichetta, non ho questo diritto :asd: Ma mi spieghi appunto, con quale diritto, posso io dire ad una persona che secondo me lei non ama veramente solo perchè in una data circostanza magari ha preso le parti di un familiare o di un amico invece che del proprio compagno/a? Ciò che prova una persona lo sa solo lei, possiamo noi pretendere di saperlo meglio di lei solo perchè compariamo costantemente l'intero universo di comportamenti umani ad un unico modello: il nostro? Tu sei l'unico metro con cui misuri le cose umane? Io ti dico che lo credo un errore, e non ti ci vorrà molto a constatare che un simile modo di pensare ti allontana dagli altri, perchè non ti permette di comprenderli, o quantomeno di provare a comprenderli.
"a mio avviso":giggle: se è amore vero, profondo, intenso, si cerca sempre e comunque di salvaguardarlo rispetto a tutto il resto perchè è un pò come salvaguardare una parte di noi.
Quindi capisco il punto di vista di Joker:sisi:...forse non si tratta di un modo di amare, di un carattere e di una personalità peculiari, ma di Amore.
Proprio perchè consapevole di questo, e cioè che l'unica cosa che conosciamo è il nostro piccolo mondo e la nostra parziale visione, forse sarebbe meglio andarci piano con le generalizzazioni.....proprio perchè consci dei nostri limiti umani!
Per inciso, magari condivido pure il tuo dare priorità assoluta all'amore, magari pure per me, per il mio modo di essere, amare si traduce in quello che tu hai descritto.....ma non nego l'esistenza di differenti modi di amare, tutto qui.
Non sono solo io a farlo, lo facciamo tutti, anche tu: perchè, come ho scritto prima, noi stessi siamo l'unica cosa che conosciamo e qualunque cosa noi diciamo o facciamo non può oggettivamente non partire dall'unico metro di paragone che possiamo avere, cioè, appunto, noi stessi, le nostre esperienze comunque acquisite. Niente altro abbiamo in mano, per quanto ci illudiamo che altro possiamo avere.
P.S. Rispondo solo su questo punto perchè è tardi e debbo purtroppo lasciare questa interessantissima discussione.... Ma mi riprometto di ritornarci su non appena possibile...;)
Joker diciamo che per una questione di romanticismo psicologico do per scontato che siamo dotati tutti di Inconscio, o almeno questa è la strada che ho scelto di seguire e ti dirò che non mi dispiace se non te ne frega di certi termini. Il mio intervento riprendeva delle considerazioni di Ale sul modo di "funzionare" inconsapevole, di tutti, e non il tuo esclusivo, almeno per chi crede nel determinismo psichico. E' vero d'altronde che ogn'uno generalizza la propria storia, però l'uomo è anche in grado di riflettere sui propri stati mentali. Ad ogni modo capisco che non sia facile, nessun uomo può collocarsi al di fuori della propria storia scriveva Pasolini. Ed anche io mi colloco nella mia storia personale, senza rendermene nemmeno conto. Ma siccome la metacognizione è una conquista dello sviluppo sarebbe interessante provare ad esercitarla. Questo comunque non è il luogo per parlarne. La discussione riguardava amore e amicizia su cui non ho nulla da dire e molto da imparare.
Passo e chiudo, senza replicare ad eventuali e probabili "rispondi citando".
Ecco, ed è proprio questo il punto: ciò che esperiamo non può essere valido in maniera assoluta per tutti; è vero per noi, in quel momento, relativamente alla nostra esperienza. Le nostre conoscenze sono filtrate dal nostro sistema percettivo, viziato dalla nostra storia personale. Per farti capire, il tuo modo di amare non è epistemicamente oggettivo ma soggettivo, in quanto per un'altra persona potrebbe non essere valido, ma non per questo uno dei due sta sbagliando.
Rispondo a te ma, per estensione, rispondo anche ad Ale visto che le vostre argomentazioni sono sostanzialmente sovrapponibili...
Per farlo, però, ho bisogno di fare una premessa.. Una premessa che mi porterà inevitabilmente OT: il che non è proprio il massimo per un thread che era stato aperto proprio per sanare un precedente OT...:asd:
Dunque: la premessa è di tipo metodologico... L'ho già scritto ma lo ripeto qui nel modo più esplicito che mi è consentito dalle mie capacità: nella mia visione del mondo semplicemente non esistono concetti "epistemicamente oggettivi"... Tutto, anche ciò che è apparentemente più oggettivo ed indiscutibile ( tipo la Terra che gira intorno al Sole... ) viene in realtà filtrato dalla propria esperienza individuale, comunque acquisita. Se un aborigeno australiano, per esempio, non ha mai sentito parlare di Copernico e Galileo potrebbe legittimamente pensare che sia il Sole a girare intorno alla Terra e questo concetto manterrebbe tutta la sua validità nell'ambito del suo sistema di pensiero... Per di più nessuno può, almeno in via ipotetica, escludere che in futuro ( parlo per assurdo.. ) qualcuno possa dimostrare che ci stiamo tutti sbagliando e che in realtà è l'aborigeno ad avere ragione e noi tutti occidentali torto...:D
Questo, però, non impedisce a me di pensare, oggi, che l'idea della rivoluzione terrestre intorno al Sole abbia validità universale ed eterna, anche per l'aborigeno australiano e per i secoli futuri.
Questa è la differenza sostanziale tra me e voi... Di cosa mi "accusate" ( in senso buono...:D ) tu ed Alexsandra? Di avere elaborato un concetto ( quello di amore vero... ) basato sulle mie esperienze personali, sul mio vissuto e sul mio modo di pensare e di volerlo estendere all'universo intero... Giusto?
Bene: ciò che io sostengo è che questo modo di ragionare è assolutamente inevitabile ed è quello che usate anche voi ( perchè intrinseco nella stessa natura umana... ), solo che non volete riconoscerlo...
Analizziamo nei dettagli la differenza tra ciò che sostengo io e ciò che sostenete voi: io ho elaborato un concetto, quello di "Amore" definendolo in un modo invero piuttosto ristretto, ponendo dei paletti ben precisi ed identificabili... Non necessariamente coincidente con le mie esperienze "reali", sia chiaro...
Una volta definito tale concetto è ovvio che solo i comportamenti che rientrano in quei paletti possono ( per me! ) essere qualificati con quel termine e non altri...
Voi sostenete che, semplicemente, non si possa dare una definizione di amore e che ognuno ama come meglio crede: ma, ovviamente, non è vero!
Anche voi sicuramente ponete dei paletti ( per esempio immagino escluderete che tra le manifestazione dell'amore rientri il diritto ad esercitare violenza sul proprio partner, cosa invece del tutto legittima per molte culture: è un esempio estremo, ma se ne potrebbero fare altri... ), solo che questi paletti sono diversi dai miei, magari più ampi e più "tolleranti"... Ma sempre, inevitabilmente, delimitate il concetto di amore entro precisi confini ( come si fa quando si esprime un qualunque concetto: altrimenti non si capirebbe di cosa si stia parlando... ).
Insomma: la differenza tra ciò che sostengo io essere "amore" e ciò che voi sostenete rientri in questa definizione è solo di tipo quantitativo e non qualitativo!
Fermo restando che, comunque, sia la mia "definizione" che la vostra, per quanto ampia sia, sono sempre e soltanto il frutto di una elaborazione concettuale filtrata dalle nostre esperienze comunque acquisite.