io la chiara valutazione del suicidio nella vicenda di Giuda non la vedo (ho il Vangelo qui davanti, Matteo 27, 3-10). suppongo che si tratti di un'interpretazione, di conseguenza.
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io la chiara valutazione del suicidio nella vicenda di Giuda non la vedo (ho il Vangelo qui davanti, Matteo 27, 3-10). suppongo che si tratti di un'interpretazione, di conseguenza.
Vi fa tribolare un pò e via?Citazione:
Originariamente postato da LUTHIEN
Ho mio nonno malato in casa da 5 anni: paralizzato quasi completamente su una sedia a rotelle, non mangia da solo, non fa nulla da solo, neanche riesce più a parlare! Ci fa tribolare un pò e via! Ma nessuno ha mai pensato che per lui sarebbe meglio morire! Per quel poco che ci dà vale la pena che viva! Nono stante la sua condizione continua a dire il rosario tutti i giorni, non se ne dimentica mai... è una delle poche cose che fa da quando è ridotto così! Nessuno deve morire, chiamala pure scelta di civiltà, io la chiamo scelta di rassegnazione!
E' esattamente come *mio* nonno.
Ma non è l'esatta definizione di malato terminale (con rispetto al mio e al tuo di nonno)
Io li ho vissuti i malati terminali ed erano anche bambini.
E ti assicuro che non fanno tribolare un pò e via ma urlano di notte facendo accorrere infermiere.
Scusate il tono polemico ma penso che la chiave giusta per la convivenza sia non pensare di avere la verità tra le mani.
Una scelta di rassegnazione?
Sono sempre più offesa. Chiederei il ban se potessi, te lo assicuro :mad: ma come ti permetti? Ma chi sei per decidere cosa sia rassegnazione e cosa disperazione?
Non ci conosciamo ma dal cuore: vergognati.
Rabbrividisco nel leggere certe osservazioni...sarà che ho vissuto la lunga agonia del mio babbo e Dio solo sa quante volte ho pregato per la sua morte...certe sofferenze non si possono spiegare, raccontare solo quelli che le hanno vissute sulla propria pelle o sulla pelle di una persona che amavano possono capire...come si può non concedere ad un malato terminale di morire serenamente?come si può affermare che per alcune persone non sarebbe meglio morire?quando sei oramai scheletrico su un letto di ospedale attaccato ad una flebo di morfina che non ti fa un ca**o in preda ad atroci dolori ??
ma io dico ma scherziamo?????un pò di rispetto
il mio babbo ha voluto lottare per 7 anni e non ce l'ha fatta...ma credetemi quando vi dico che la cosa che mi fa più soffrire della morte del mio babbo è che abbia sofferto come una bestia,la morte, non so come, a momenti riesco ad accetarla ma soffrire così no, non è umano.
scusate ma non mi son trattenuta.
Che male c'è in quello che ha scritto Luthien?
"Rassegnazione" è per uno che crede in Dio e nella vita eterna una parola lecita, un'opinione come quella di un altro.
Un agonizzante forse chiederebbe di "staccare la spina"...
Giovanni Paolo II - ad esempio - ha con RASSEGNAZIONE vissuto la sua lunga agonia... e non si sarebbe mai e poi mai "fatto staccare la spina" :sisi:
In quest'ottica quel che ha detto Luthien non è offensivo né inopportuno, è solo una visine cristiana della morte.
Ricordo che per i Santi la morte è il Dies Natalis... ma come sempre, per chi non crede, queste sono cose inopportune... e comprendo che possano dare fastidio :sisi: ecco perché secondo me non si dovrebbe calcare "troppo la mano" :sisi:
Il dolore và toccato con delicatezza e silenzio. E non si può nulla aggiungere.Citazione:
Originariamente postato da claudina
Rabbrividisco nel leggere certe osservazioni...sarà che ho vissuto la lunga agonia del mio babbo e Dio solo sa quante volte ho pregato per la sua morte...certe sofferenze non si possono spiegare, raccontare solo quelli che le hanno vissute sulla propria pelle o sulla pelle di una persona che amavano possono capire...come si può non concedere ad un malato terminale di morire serenamente?come si può affermare che per alcune persone non sarebbe meglio morire?quando sei oramai scheletrico su un letto di ospedale attaccato ad una flebo di morfina che non ti fa un ca**o in preda ad atroci dolori ??
ma io dico ma scherziamo?????un pò di rispetto
il mio babbo ha voluto lottare per 7 anni e non ce l'ha fatta...ma credetemi quando vi dico che la cosa che mi fa più soffrire della morte del mio babbo è che abbia sofferto come una bestia,la morte, non so come, a momenti riesco ad accetarla ma soffrire così no, non è umano.
scusate ma non mi son trattenuta.
Leggendo le altre opinioni ho pensato che anche i non credenti hanno speranze, io le ho avute nei momenti di buio. E non mi derivavano dalla Fede in Dio, ma da una Fiducia nella Vita. Quella fiducia nei momenti disperati mi ha fatto credere che fino all'ultimo non dovevo arrendermi, che qualcosa poteva accadere. Dopo 15 anni è accaduto. Io non ci credevo gia più, ma è accaduto. E se avessimo mollato?
Edit: ho modificato gli orrori di grammatica
Sun
qui non parliamo di crisi più o meno profonde in cui regolarmente, come tutti i vivi, cadiamo e da cui a volte facilmente e a volte a pezzi ci risolleviamo, qui parliamo di morte, di malattie terminali che si impadroniscono anche della nostra dignità, non solo del nostro corpo o delle persone che amiamo.
Io trovo sia una grande prova d'amore lasciare andare dolcemente qualcuno che amiamo, che una sofferenza aggiunta non mi pare sia un amore PER l'altro, ma solo per noi che lo vogliamo ancora con noi.
A me, per favore, fatemi andare carezzevolmente e con dignità
Sono ateo, ma penso che non c'entri poi molto. Quando sento parlare di queste cose, mi dispiace, ma a Dio proprio non ci penso. In realtà me ne frega ben poco di cosa potrebbe pensare un dio in questi casi. Quello che mi interessa, e quello x cui ogni giorno combatto, anche all'interno della mia famiglia, è che le persone non soffrano. Il semplice fatto che una persona debba soffrire, perchè qualcuno o qualcosa lo obbliga, mi fa stare male.
E chi ti dice io non le abbia vissute?Citazione:
Originariamente postato da ghiretto
Sun
qui non parliamo di crisi più o meno profonde in cui regolarmente, come tutti i vivi, cadiamo e da cui a volte facilmente e a volte a pezzi ci risolleviamo, qui parliamo di morte, di malattie terminali che si impadroniscono anche della nostra dignità, non solo del nostro corpo o delle persone che amiamo.
Io trovo sia una grande prova d'amore lasciare andare dolcemente qualcuno che amiamo, che una sofferenza aggiunta non mi pare sia un amore PER l'altro, ma solo per noi che lo vogliamo ancora con noi.
A me, per favore, fatemi andare carezzevolmente e con dignità
Buffo, si dà sempre per scontato che l'interlocutore non possa capire.
In ogni caso ho dato il mio pensiero. Nulla di più. Non ho potere, nè lo voglio sulle scelte altrui :)
Precisazione: Giovanni paolo secondo si è rifiutato di farsi ricoverare 3 o 4 giorni prima di morire, non ricordo, e questo per me va un po' contro quello che hai detto tu, è una forma di suicidio assistito, ma visto che l'ha fatto il papa si chiama Rassegnazione?Citazione:
Originariamente postato da marcheseblu
Che male c'è in quello che ha scritto Luthien?
"Rassegnazione" è per uno che crede in Dio e nella vita eterna una parola lecita, un'opinione come quella di un altro.
Un agonizzante forse chiederebbe di "staccare la spina"...
Giovanni Paolo II - ad esempio - ha con RASSEGNAZIONE vissuto la sua lunga agonia... e non si sarebbe mai e poi mai "fatto staccare la spina" :sisi:
In quest'ottica quel che ha detto Luthien non è offensivo né inopportuno, è solo una visine cristiana della morte.
Ricordo che per i Santi la morte è il Dies Natalis... ma come sempre, per chi non crede, queste sono cose inopportune... e comprendo che possano dare fastidio :sisi: ecco perché secondo me non si dovrebbe calcare "troppo la mano" :sisi:
In altre religioni la morte è un momento di gioia dove si sfesteggia la vita della persone e non si piange la morte , o dove si festeggia il "presunto" passaggio a "miglior vita", sotto quest'altra ottica, dove la morte non spaventa il credente il suicidio assistito o l'eutanasia è una liberazione o comunque una "degna" fine.
Per riallacciarmi a ghiretto che Quoto alla grande, vorrei sottolineare come il dolore per la morte di qualcuno è un dolore Egoistico , e solo quando ci rendiamo conto che riusciamo a vivere lo stesso anche senza quella persona la fase "del lutto" scompare(psicologia di comunità).
Quindi io non vedo il perchè uno non debba poter decidere della propria morte, visto che della sua vita hanno già deciso altri.
Scusa Sun forse non ti ho capito io... :sbonk: hai parlato di crisi passate parlando di te.... se ho frainteso il tuo pensiero chiedo scusa.Citazione:
Originariamente postato da sunflower
E chi ti dice io non le abbia vissute?
Buffo, si dà sempre per scontato che l'interlocutore non possa capire.
In ogni caso ho dato il mio pensiero. Nulla di più. Non ho potere, nè lo voglio sulle scelte altrui :)
No, nessuna crisi mistica o psicologica. Malattie. 15 anni.
Ma nessun problema, vita e morte sono i temi più intimi da toccare
ma come sempre bisogna portare rispetto a priori: non si può dividere il mondo in chi non crede e chi no. E' una cazzata bella e buona. Io credo ma non accetto determinate cose e sono atteggiamenti come questo che mi tengono ben lontana dalla Chiesa. Gli atteggiamenti di chi prima di tutto ostenta la sua fede con supponenza, senza pensare che è un fatto privato e che come tale è ricco se conservato dentro. E poi odio profondamente la gente che parla per sentito dire.Citazione:
Originariamente postato da marcheseblu
ma come sempre, per chi non crede, queste sono cose inopportune... e comprendo che possano dare fastidio :sisi: ecco perché secondo me non si dovrebbe calcare "troppo la mano" :sisi:
Per questo rispetto persone come claudina che arrivono a condividere con gli altri pezzi dolorosi delle proprie esperienze.. proprio per far CAPIRE che non esiste UNA persona in terra che ha il DIRITTO di dirmi COME devo vivere determinate esperienze private.
Ma chi ha il diritto di decretare in che modo si deve affrontare una cosa così DURA? No fatemi capire: una cosa è portare la propria esperienza, una cosa è fare dei distinguo tra l'altro con tono saccente :rolleyes: per la serie "tanto siete atei cazzi vostri"
No signori: non ci sto. Mi ribello.
Noi non possiamo capire? Noi ci dobbiamo rassegnare (e ti ricordo Daniele che lei non intende rassegnazione come il garzanti insegna :rolleyes: ossia "disposizione d'animo con cui si accetta il dolore" ma lo intende come qualcosa che evidentemente contrappone a civiltà :asd: e qui è italiano elementare...)
Oscar Wilde nella mia opera preferita (il De Profundis) dice che è SACRO il luogo del dolore.
Io non accetto che qualcuno venga a dirmi cosa fare del MIO dolore e di quelli che amo. Tanto più quando non sa cosa ho visto io, cosa ho provato io e cosa mi porto dietro.
Chiedo scusa per il tono poco moderato: ma queste cose mi fanno salire il sangue al cervello.
cavolo una luce nel buio! :lode: grazie a Dio Sunny ha più savoir faire di me (lo posso nominare Dio io anche se non mi confesso da 15 oppure vi offendete? :rolleyes: no è che alcuni hanno il diritto a quanto pare.. )Citazione:
Originariamente postato da sunflower
Il dolore và toccato con delicatezza e silenzio. E non si può nulla aggiungere.
Leggendo le altre opinionio ho pensato che anche i non credenti hanno speranze, io le ho avute nei momenti di buio. E non mi derivavano dalla Fede in Dio, ma da una Fiducia nella Vita. Quella fiducia nei momenti disperati mi ha fatto credere che fino all'ultimo non dovevo arrendermi, che qualcosa poteva accadere. Dopo 15 anni è accaduto. Io non ci credevo giù più, ma è accaduto. E se avessimo mollato?
Sono d'accordo nessuno può dire a un altro come condurre la sua vita, fintanto che non lede i diritti altrui. Ma il dialogo può servire per offrirsi pezzettini di esperienze, belle, come quando alcune utenti ci han parlato delle loro gravidanze, o dolorose, come quella di claudina. Ognuno le reinterpreta e gli dà i suoi valori, molto spesso rimanendo fisso alle sue categorie, e peggio per lui non crescerà, ma altri cambiano idea, senza sentirsi stupidi. Ecco dove dovremmo andare secondo me con queste discussioni
Mah :dunno:Citazione:
Originariamente postato da Haruka
Noi non possiamo capire? Noi ci dobbiamo rassegnare (e ti ricordo Daniele che lei non intende rassegnazione come il garzanti insegna :rolleyes: ossia "disposizione d'animo con cui si accetta il dolore" ma lo intende come qualcosa che evidentemente contrappone a civiltà :asd: e qui è italiano elementare...)
Però a me Ilaria - francamente - pare che nel post di Luthien non vi fosse nessuna indicazione/imposizione su come vivere il dolore :sisi:
Lei si è limitata a descrivere la "rassegnazione" con la quale il nonno (e la sua famiglia) vive questo evento. :dunno:
Il distinguo tra [chi può capire e chi no] era proprio per dire che, un fatto del genere, o lo si vive cristianamente o è OVVIO che non lo si possa accettare :sisi: ... ed il "calcare la mano" lo intendevo proprio dalla parte dei credenti... che - appunto - non dovrebbero ostentare più di tanto, proprio perché, come hai fatto notare tu, certe cose possono - se possibile - "allontanare i lontani" ancor di più dalla Chiesa...
Forse non mi ero spiegato bene con il "calcare la mano" che - ripeto - era proprio a vantaggio di chi non crede, verso il quale non è giusto ostentare :sisi: