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Originariamente postato da FranZinTheSky
c'è tanto in quello che dici:) io per altro non sono in assoluto contro i farmaci,ma è davvero sbagliato supporre di risolvere qualcosa tentando di ridurne la percezione,ed a volte è quello che si fa.la vita reale non funziona così.Jack Nicholson direbbe"beh..allora sono proprio nei guai..".Altro modo di vedere la faccenda è che dopo avercela fatta sulle tue gambe sai davvero chi sei,e quello che conquisti non sparisce con gli effetti di una pillola perchè ormai fa parte di te,della tua personalità del tuo modo di comportarti.certo mettendola così sembra quasi che avere degli attacchi di panico sia una gran figata:)!io non dimentico di certo le lacrime di mia madre,di uno dei miei migliori amici,o di una ex,però questa piccola statistica personale mi porta a dire che -ora- sono persone infinitamente migliori di quanto non lo fossero in passato.penso a questo amico in particolare.un bel ragazzo,diverse passioni in alcune delle quali si distingueva,ma la cosa che mi interessava di più era il suo modo di ragionare,non aveva paura di parlare di se e non lo sentivi mai dire niente di scontato,di evidente.tutti ogni tanto apriamo bocca solo per buttare fuori aria calda,lui no.in breve però qualcosa che non andava c'era e questo qualcosa lo portò agli eventi di cui parliamo.era stupefatto,disorientato,ed incapace di reagire in qualsiasi modo si affidò completamente alle benzodiazepine.e poi pisa,cassano e dio solo sa cos'altro.non c'era modo di stanarlo di casa e lui non si azzardava nemmeno per prendere le sigarette,andò avanti due mesi così finchè non arrivò ad episodi di derealizzazione e depersonalizzazione a causa evidentemente dell'uso prolungato dei farmaci.alcune benzodiazepine infatti se assunte per più di 2 settimane o in dosi troppo elevate possono causarli.da quel giorno cmq interruppe i farmaci ed iniziò a -pensare-.ricordo lunghissime chiacchierate al telefono.mi diceva che quegli attacchi di panico dovevano essere per forza un modo di comunicare,dirsi qualcosa,obbligarsi a fare qualcosa per non sprecare la sua vita ritrovandosi incastrato in un sistema di cose che non aveva mai scelto.lui aveva una forte vena..creativa e questo lo sapevo,ma mi stupi il fatto che quell'improvvisa interpretazione degli eventi riferita alla sua situazione personale era invece profondamente razionale.poco dopo vinse la paura di uscire e si fece portare in un cinema,rigorosamente vicino alle uscite di emergenza per essere fuori in fretta qualora necessario:>. nei mesi poi questa ed altre necessità/limiti andarono perdendo di importanza,complici il far frullare la testa (come dicevi prima),impegno,amici,stomaco,finchè non realizzò cose che prima per lui erano impensabili,sia a livello universitario che professionali, che forse è bene non citare per non fare davvero un'apologia degli attacchi di panico.