Re: psicologia e psicoterapia
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Originariamente postato da paolo clemente
Hai ragione, psicosarix, non bisogna sovrapporre la psicologia clinica e la psicoterapia [...]
... sono contenta perchè quando si usano termini più precisi tutto torna al suo posto:) come in questo caso! ... so che questo è il forum della psicoterapia, ma troppo spesso questa viene sovrapposta alla psicologia (detto in modo generale, comprendendo tutte le aree) e questo crea non pochi problemi alla crescita delle aree psicologiche non cliniche ... in questa situazione tutti gli strumenti diventano importanti per il lavoro dello psicologo, per permettergli di emergere ... anche se sono consapevole dei limiti dei test... non sono totalmente d'accordo sull'opinione che ne hai nell'uso clinico ... però riconosco che i test per l'area clinica non sono strumenti buoni come per le altre aree (infatti volutamente non ho nominato i test clinici nel post precedente) ... sì penso ci sia ancora molto lavoro da fare e limiti da superare ... xò sono contenta che anche tu ne riconosca la validità d'impiego nelle altre aree :), questo secondo me è importante!:approved:
:ciao:
Re: psicologia e psicoterapia
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Originariamente postato da paolo clemente
Hai ragione, psicosarix, non bisogna sovrapporre la psicologia clinica e la psicoterapia, ma neanche separarle del tutto. Intanto è ncessario distinguere tra la psicologia clinica e le altre branche della psicologia (del lavoro, sperimentale, ecc..). Dunque la psicologia clinica è quella che, secondo la legge, si dovrebbe occupare di diagnosi senza spingersi fino alla psicoterapia. Ma si tratta di una distinzione virtuale, perché il processo di costruzione della diagnosi è già psicoterapeutico. Nella clinica come nel tennis è fondamentale avere una buona impostazione di base perché è molto più difficile correggere un'impostazione sbagliata piuttosto che fornire ad un principiante l'impostazione giusta. Se lo psicologo vorrà fare il clinico e dunque, prima o poi, farà lo psicoterapeuta, va educato da subito a trovare l'unico piuttosto che il tipico. Non si può pensare di addestrarlo alla diagnosi standard per poi riconvertirlo alla diagnosi centrata sul cliente. Se invece vorrà diventare uno psicologo scolastico o delle organizzazioni, allora bisognerà impratichirlo nei test e in altri strumenti che danno risposte rapide su ciò che l'utenza desidera. Questi strumenti costituiscono solo apparentemente delle scorciatoie perché
le informazioni che forniscono sono viziate dallo strumento stesso. Le scale Weschler, tanto per fare un esempio, non misurano il Q.I. ma soltanto l'intelligenza scolastica. Lo standard va bene per chi ha una committenza che gli chiede di selezionare personale o individuare i soggetti meglio scolarizzati, ma non per il clinico che lavora con l'individuo e per l'individuo.
Concordo con ciò che tu dici. Non credo sia un problema di usare o non usare il dsm o i test psicologici. Vi sono approcci psicoterapeutici più tecnici, vedi il cognitivo comportamentale che usano tali strumenti ed altri più umanistici, vedi il sistemico, che prediligono altri strumenti.
All’ interno di tutti gli approcci la mission è chiara, cercare di aiutare la persona a risolvere problemi psicologici. Questo è l’ aspetto fondante e discriminante.
La tua posizione è un pò idealista. Vedi, ci sono sempre stati e ci saranno sempre persone, molte delle quali autodidatte o quasi che si pongono obiettivi di aiuto alla persona. Ci sono persone che dopo qualche viaggio in India propongono meditazioni e altre tecniche per raggiungere la pace interiore. Un mercato di persone che non hanno professionalità , deontologia o un ordine professionale.
E’ chiaro che noi non possiamo essere confusi tra questi pseudoprofessionisti ma è anche chiaro che questo mercato è alimentato dalle nostre scuole di formazione !.
Le scuole di formazione tirano in ballo la dignità dell’ intera categoria formando figure che non posseggono degli studi specifici in medicina o psicologia.
Sono le stesse scuole di formazione che alimentano un mercato di pseudopressionisti a beneficio dei loro guadagni ed ai danni della dignità degli psicologi.
E’ talmente evidente che questo tipo di tolleranza non è giustificabile da qualunque lato si voglia guardare al problema. La loro sporca azione ricade inevitabilmente su di noi e sulla nostra ingiusta esclusione da un mercato che potrebbe portarci lavoro e guadagni dignitosi.