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Originariamente postato da australia
Questo tipo di comportamento, con le risorse specifiche di ciascuno e del contesto, è il medesimo dell'amico, del prete, del vicino di casa, di chiunque si trovi ad offrire la classica spalla su cui piangere, conforto, rassicurazione, consigli, tentativi razionali di far accettare l'accaduto, ed è anche un intervento che in qualche modo spesso ottiene un piccolissimo effetto terapeutico.
Dunque, se questo intervento è consentito, ed apprezzato, a chi psicologo non è perchè non dovrebbe essere consentito allo psicologo? Solo perchè la nostra formazione, che non è da psicoterapeuta ma che ci distingue dall'amico, dal prete ecc., ci fa sentire in dovere di 'dare' di più?
Ciò su cui sto proponendo di riflettere è: dobbiamo sentirci usurpatori di una professione, quella di psicoterapeuta, solo perchè può capitarci di fare ciò che fanno tante altre persone? Solo perchè la nostra formazione ci fa fantasticare di 'essere' psicoterapeuti, quando in realtà noi non possiamo fare psicoterapie semplicemente perchè non sappiamo farle?
Sono convinto che il sostegno sia una delle due cose, a seconda della situazione e della persona, e in quanto tale NON sia una pratica utile per il paziente ed etica per lo psicologo. Non ha infatti nessun fondamento il fatto che una persona vada dallo psicologo pagando per ottenere quello che può ottenere da un proprio amico (il che peraltro significherà sicuramente colludere con questa persona come tutti quelli che lo circondano fanno, ma questo è un'altro discorso). Dall'altra parte. se ci sono fantasie di fare lo psicoterapeuta è bene, per lo psicologo e per il paziente, che il primo espliciti tali fantasie e decida che cosa farne, se intraprendere una formazione in tal senso, oppure continuare su una china, a mio parere, molto pericolosa.