Originalmente inviato da
ziogargamella
Io non la penso cosi, e per una questione molto semplice ma che non è sostenuta tanto da me quanto dai principali esponenti in ambito di antropologia filosofica.
L'uomo è certamente un animale, io sono un forte sostenitore della visione evoluzionista anche in chiave di terapia. Come tale ha tra i suoi mandati biologici chiave quello di sopravvivere e di riprodursi.
E' chiaro che nell'ottica omosessuale ciò non si verifica, e per questo motivo tu parli di devianza. A questo proposito ti faccio due considerazioni:
1- Perchè se è un comportamento deviante, è un comportamento che non si è mai estinto? In base alla prospettiva evoluzionista alla quale tu ti rifai infatti ciò che è controproducente ai fini della sopravvivenza della specie dovrebbe estinguersi. Selezione naturale. Del resto se si è omosessuali non ci si riproduce ( di solito). Come lo spieghi questo? Dicendo che certamente l'omosessualità non è spiegata solo in chiave genetica?
2- L'uomo è un animale certo, ma non dimeticare che non è solo un animale, perchè rispetto agli animali è dotato di libertà. Del resto è l'unico "animale" che può deliberatamente scegliere di togliersi la vita. Allora se è cosi vuol dire che ogni uomo non è bloccato in ciò che è dato qui e ora, ma se ne distacca, guadagna distanza e con ciò un piu' vasto orizzonte dal quale soltanto è in grado di cogliere le cose nel loro effettivo contenuto essenziale. In forza della libertà che è tipicamente umana, l'uomo è liberato dall'assoggettamento alla natura ed è lasciato libero per l'attuazione specificatamente umana di sè stesso. Uno scarto dall'immediatezza che è solo tipico dell'uomo e non degli altri animali.
La prospettiva evoluzionista è bellissima, credibile, molto autorevole, ma deve essere utilizzata (come tutte le prospettive) con le dovute cautele, in modo intelligente, critico, e non fondamentalista