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Riferimento: quando funziona una psicoterapia?
Fromm non l’ho mai letto. Quando facevo il liceo (eoni fa’) andava tanto di moda leggerlo, e siccome io ero già una snob della peggior specie non lo presi mai in mano visto che lo facevano tutti. Poi, ne ho dimenticato l’esistenza. Chissà, potrebbe essere il momento di leggerlo...
consumo parole e parole ma ad aiutarmi ad andare in quella direzione, quella che davvero mi interessa nessuno si impegna davvero
E tu? Ti impegni? Tipo anche magari ad andare in una direzione proposta da qualcun’altro? Messa così, la relazione con l’altro, sembra un estenuante e infinito braccio di ferro...
Ha ragione Willy, prova a perdere una volta, tanto per vedere l’effetto che fa’...
Giulietta.O
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Riferimento: quando funziona una psicoterapia?
Io ce posso provà con willy e megiston?
Sono indecisa tra i due..:tajo:
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Riferimento: quando funziona una psicoterapia?
Citazione:
Originalmente inviato da
complicata
Io ce posso provà con willy e megiston?
Sono indecisa tra i due..:tajo:
I giorni pari con uno, i giorni dispari con l'altro (ti consiglio la domenica di riposarti, ogni tanto ci vuole!)
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Riferimento: quando funziona una psicoterapia?
Citazione:
Originalmente inviato da
Char_Lie
Per me una soluzione potrebbe essere rappresentata dal trovare una donna che mi piaccia alla quale piaccia abbastanza anche io, che abbia grosso modo un certo numero di progetti ed aspettative comuni, solo che trovo difficoltà in questo e quando non si riesce ad afferrare questo "tipo" di problema traducendolo poi in qualcosa di completamente diverso io finisco un po' con l'irritarmi, cerco di spiegarmi bene, consumo parole e parole ma ad aiutarmi ad andare in quella direzione, quella che davvero mi interessa nessuno si impegna davvero.
Caro Char_lie,
se il problema fosse davvero questo, ti sarebbe più utile rivolgerti ad una agenzia di “incontri” e non ad uno psicoterapeuta. Se ti rivolgi in questi forum è perché tu per primo dai una valenza psicologica alle tue difficoltà. Già il fatto che non ti piacciano “tutte” le donne che si interessano a te, mentre ti piacciono “solo” quelle che non ti trovano interessante a me da tanto da riflettere. Mi pare faccia pendant con quello che accade in questi thread fra di noi: qualunque “lettura”, “proposta”, movimento verso di te, ecc. non trova il tuo gradimento, mentre ciò che pensi possa essere la soluzione è sempre al di la, oltre, nel regno dell’impossibile.
E’, questo, un paradosso di difficile soluzione; anzi, la soluzione sembra essere quella di riproporlo qui all’infinito e in maniera indifferenziata, in una sorta di parodia di terapia di gruppo, che ha il pregio di non essere impegnativa (psicologicamente), di non costare nulla, di poterla fare senza nemmeno uscire di casa, di esserci o non esserci a tuo piacere e con chi ritieni più opportuno al momento.
Forse, mi domando, non ti interessa davvero trovare una soluzione concreta, ma solo poterti lamentare che nessuno ti aiuta davvero a trovarla.
Cosa potrebbe o dovrebbe fare una persona perché tu possa dire che si sta impegnando davvero ad aiutarti?
Un saluto.
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Riferimento: quando funziona una psicoterapia?
Citazione:
Originalmente inviato da
benedetta14
Ma Megiston...mi sembra che lui non abbia espresso interesse a tutto ciò che respira, altrimenti avrebbe formulato: "Cambiando discorso...chi è libera?". Mi sembra che abbia espresso l'interesse verso la persona con cui sta parlando, no? :-)
A parte tutto, ammetto di avere il mal di testa. Primo perché ho perso il filo del thread sul funzionamento della psicoterapia e secondo perché trovo concetti come sentimenti, emozioni, affetto, desiderio, modalità dell'essere e dell'avere frommiane che nun me fanno capì più gniente! L'apriamo un thread sulla teoria dell'affetto e le varie sulle emozioni?
Saluti
A Benedè’ (te arisponno in romanesco anco io),
ma come: ”avrebbe chiesto chi è libbera?”, se l’artre so’ zitelle è normale che so’ libbere, che ‘o chiedi a ffà? Piuttosto, ha chiesto: “Sei libbera? E le tue amiche zitelle, ‘che nun me le presenti? ... hai visto mai che combino!”. E si cc’era pure ‘a nonna in cariola, me sa che chiedeva pure de lei! Nun se sa mai come vanno a finì ste cose ....
“L'apriamo un thread sulla teoria dell'affetto e le varie sulle emozioni?”, adesso si che nun ce sto a capì gnente manco io, te stai a uniformà agli standard di incomprensibbilità vigenti? Quanno che te passa er mal de testa chiarisci meglio cosa stavi a ddì :D.
Salutamose.
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Riferimento: quando funziona una psicoterapia?
A Megi, ma che te stai a reggistrà i posts? L'ho cancellato e pure scritto che ce renuncio! Mo' vado a prenne n'Aulin, che c'ho bisogno.
Alla prossima!
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Riferimento: quando funziona una psicoterapia?
Ve li ricordate quelli che alle scuole medie ti chiedevano di presentargli un'amica carina?
Segnati sin dall'adolescenza a pescare nel mucchio...
Charlie, ma sai perchè in amore vince chi fugge? Perchè c'è sempre qualcuno disposto a corrergli dietro. E si fanno entrambi un pessimo servizio.
Trova qualcuna che stia ferma lì, ma prima siediti che fai passare l'iperventilazione, che non è mai un buon biglietto da visita, tutti quegli sbanfi e la faccia paonazza, suvvia...
In the meantime, un terapista, e che parli rigorosamente in romanesco...a Ciarlì...
Gulietta.O
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Riferimento: quando funziona una psicoterapia?
Citazione:
Originalmente inviato da giulietta.o
Ve li ricordate quelli che alle scuole medie ti chiedevano di presentargli un'amica carina?
Beh ma io ti ho chiesto solo di presentarmele, poi se sono carine o no dovrei deciderlo io, non pensi? :asd:
Cioé ma il fatto che io cerchi una donna che mi piaccia mica significa che sono disposto a mettermi insieme a qualsiasi donna. L'ho conosciuta una ragazza che un po' voleva convincermi, "Un tipo come te" mi diceva "ha bisogno della donna forte", infatti lei a suo avviso andava bene per me perché aveva un paio di spalle da lottatore ed un fisico massiccio che se ti dava una spinta ti scaraventava ad un chilometro di distanza :D, ma a me i lottatori, soprattutto quelli di sesso femminile non mi attraggono molto: non è nemmeno piacevole vederle menarsi donne così, a differenza degli uomini :asd:.
Poi 'sta ragazza era anche furbastra, rubacchiava per sbarcare il lunario che poi il padrone di casa dove era in affitto, prima di buttarla fuori definitivamente, l'ha minacciata anche di denunciarla per truffa, ed io cosa dovrei fare accontentarmi di quel che trovo disponibile? Preferisco allora star da solo, certo che la cosa non mi rende tanto felice ed una donna mi manca, ma non di certo questo tipo di donne.
Poi Megiston inizia a dirmi che ho un problema psicologico se faccio così, che devo chiedermi perché capita, che un po' si allude che me le vado a scegliere io quelle che non mi piacciono o magari che dico che non mi piace una ragazza che per così dire ci sta, ma se questi tipi di donna più ben disposti a stare con me non mi piacciono proprio che ci posso fare? :mumble:
Mi potrebbe andare bene una relazione di amicizia magari, ma con loro non mi interessa proprio avere relazioni sentimentali.
La cosa peggiore è che non mi impegno nemmeno più di tanto per attirarle donne così, perciò le sorprese giulietta, frequentando apertamente il gentil sesso devo dire proprio che arrivano... Ma a me arrivano 'ste sorprese!?! :swear:
Mai che una ragazza che mi piaccia accetti delle avances oppure cerchi di convincermi, come queste altre, che loro sono il tipo di donne adatto a me.
Citazione:
Originalmente inviato da giulietta.o
Segnati sin dall'adolescenza a pescare nel mucchio...
Ma se cerco una donna a me sembra abbastanza ovvio che la si debba provare "a pescare nel mucchio" delle persone di sesso femminile. Io non riesco cmq a capirvi bene, cosa c'è di sbagliato nel cercare di conoscere ragazze? :mumble:
Saluti
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Riferimento: quando funziona una psicoterapia?
Comunque tornando al tema principale della discussione, credo di avere la risposta definitiva, soddisfacente e generale per la domanda iniziale.
Citazione:
Originalmente inviato da angeloazzurro79
quando si può dire che in psicoterapia si raggiungono degli obbiettivi?
quando osservando che da uno psicoterapeuta non riesci a cavare fuori alcun ragno dal buco e lasci perdere con completa convinzione. A quel punto non hai più bisogno di uno psicoterapeuta o di una psicoterapia, sei completamente guarito.
Io vedi continuo ancora a parlare con loro perciò ancora non sono guarito del tutto :asd:.
L'obiettivo principale di una psicoterapia è rendere indipendente dalle cure psicoterapiche il paziente.
Quando sarà completamente chiaro al paziente stesso che risulta inutile la psicoterapia, visto che nessuno, nemmeno lo psicoterapeuta, ha il potere di mettere a posto le cose che non gli stanno bene, smetterà di andarci, smetterà di chiedere, e tornerà ad essere normalmente infelice invece di essere patologicamente infelice.
Questa volta...
Salute!
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Riferimento: quando funziona una psicoterapia?
Senti, può essere vero se dallo psicologo ci vai per chiedere, per "mettere a posto le cose che non ti stanno bene" e per ritrovare l'infelicità "normale".
Ma quando hai cominciato, puoi scoprire strada facendo che ci vai per mille altri motivi.
umpf, queste semplificazioni proprio..
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Riferimento: quando funziona una psicoterapia?
Citazione:
Originalmente inviato da
Char_Lie
Beh ma io ti ho chiesto solo di presentarmele, poi se sono carine o no dovrei deciderlo io, non pensi? :asd:
Cioé ma il fatto che io cerchi una donna che mi piaccia mica significa che sono disposto a mettermi insieme a qualsiasi donna. L'ho conosciuta una ragazza che un po' voleva convincermi, "Un tipo come te" mi diceva "ha bisogno della donna forte", infatti lei a suo avviso andava bene per me perché aveva un paio di spalle da lottatore ed un fisico massiccio che se ti dava una spinta ti scaraventava ad un chilometro di distanza :D, ma a me i lottatori, soprattutto quelli di sesso femminile non mi attraggono molto: non è nemmeno piacevole vederle menarsi donne così, a differenza degli uomini :asd:.
Poi 'sta ragazza era anche furbastra, rubacchiava per sbarcare il lunario che poi il padrone di casa dove era in affitto, prima di buttarla fuori definitivamente, l'ha minacciata anche di denunciarla per truffa, ed io cosa dovrei fare accontentarmi di quel che trovo disponibile? Preferisco allora star da solo, certo che la cosa non mi rende tanto felice ed una donna mi manca, ma non di certo questo tipo di donne.
Poi Megiston inizia a dirmi che ho un problema psicologico se faccio così, che devo chiedermi perché capita, che un po' si allude che me le vado a scegliere io quelle che non mi piacciono o magari che dico che non mi piace una ragazza che per così dire ci sta, ma se questi tipi di donna più ben disposti a stare con me non mi piacciono proprio che ci posso fare? :mumble:
Mi potrebbe andare bene una relazione di amicizia magari, ma con loro non mi interessa proprio avere relazioni sentimentali.
La cosa peggiore è che non mi impegno nemmeno più di tanto per attirarle donne così, perciò le sorprese giulietta, frequentando apertamente il gentil sesso devo dire proprio che arrivano... Ma a me arrivano 'ste sorprese!?! :swear:
Mai che una ragazza che mi piaccia accetti delle avances oppure cerchi di convincermi, come queste altre, che loro sono il tipo di donne adatto a me.
Ma se cerco una donna a me sembra abbastanza ovvio che la si debba provare "a pescare nel mucchio" delle persone di sesso femminile. Io non riesco cmq a capirvi bene, cosa c'è di sbagliato nel cercare di conoscere ragazze? :mumble:
Saluti
E ci credo che le tue avances non abbiano presa con le donne (eccetto con le lottatrici di Sumo), se dici loro che le peschi nel mucchio ... non sono mica trote :D!
Qui, caro Char_lie, bisognerebbe partire dall’ABC relazionale, dal sillabario dei sentimenti, dalle figure alla lavagna: maschile e femminile e da “Io Tarzan, tu Jane” :manina:.
Le donne sono esserini graziosissimi, ma devi stare attento a ciò che dici, perché se no sono guai, sono molto permalose, e se le tratti come carpe o lucci sono capacissime pure di menarti :sciaff: :schiaffo:.
Ha ragione Giulietta a ricordarti di non fare Braccio di Ferro (nè Bluto), appena hai a che fare con una donna c’è una sola cosa da fare: “Arrenditi subito, senza condizioni e appellati alla Convenzione di Ginevra”. Sono infinitamente superiori a noi sia fisicamente, sia intellettualmente, non c’è proprio gara ... :help:
Un saluto.
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Riferimento: quando funziona una psicoterapia?
Citazione:
Originalmente inviato da
benedetta14
A Megi, ma che te stai a reggistrà i posts? L'ho cancellato e pure scritto che ce renuncio! Mo' vado a prenne n'Aulin, che c'ho bisogno.
Alla prossima!
A Benedé,
bella de casa, che ‘o famo sto thread sull’affetto? O devo penzà a tutto io qua? :D Però 'o famo rigorosamente in romanesco :mmh?: Ti è passato er male ‘a capoccia? :sick:
Buona serata.
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Riferimento: quando funziona una psicoterapia?
Va bene complicata hai ragione, però a questo punto vorrei chiedere a giulietta ad esempio perché c'è andata, tu complicata perché ci sei andata, chiedo un po' a tutti quelli che si sono rivolti a questo tipo di intervento cosa cercavano inizialmente, cosa si aspettavano di concludere in partenza e cosa poi hanno concluso effettivamente. La psicoterapia si può dire efficace quando permette di raggiungere (o avvicinarsi a) gli obiettivi iniziali o deve verificarsi altro? :mumble:
Voi da utenti cosa vi aspettate, come definireste l'efficacia dell'intervento, in quali casi direste "ecco, mi ha aiutato, è stato utile"?
Saluti
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Riferimento: quando funziona una psicoterapia?
Citazione:
Originalmente inviato da
Char_Lie
...
Voi da utenti cosa vi aspettate, come definireste l'efficacia dell'intervento, in quali casi direste "ecco, mi ha aiutato, è stato utile"?
Saluti
Prima, ero io. E non lo sapevo.
Dopo, ero ancora io. Ma lo sapevo.
Tutto qui. A me, basta.
Buona vita
Guglielmo
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Riferimento: quando funziona una psicoterapia?
Citazione:
Originalmente inviato da Megiston Matema
e ci credo che le tue avances non abbiano presa con le donne (eccetto con le lottatrici di Sumo), se dici loro che le peschi nel mucchio ... non sono mica trote
Ma mica per chiedere di uscire a qualcuna la vado a pescare nel mucchio, nel mucchio pesco, diciamo così, solo per conoscere, se non pesco nel mucchio dove dovrei cercare persone dell'altro sesso? Tutti pescano nel mucchio mi sembra, vai in giro esci frequenti questo o quel luogo assicurandoti che non siano simili alle sale scommesse (se no una donna non la trovi di sicuro) e cerchi di provare ad instaurare un qualcosa.
Poi l'ho chiesto a giulietta di presentarmi qualche amica che è in cerca (sperando che abbia preso a cuore la situazione :D), lei mica deve andarlo a dire a queste sue amiche, si può anche far finta che avvenga tutto per caso come in questa scena :asd:.
Ma non capisco nemmeno cosa ci sia di così strano però, anche le donne pescano nel mucchio, quando escono di casa e vanno in giro per locali tutte in ghingheri e ben truccate, quelle che sono single, ma secondo voi lo fanno così solo distrattamente? :mumble:
Poi se qualcuno vi presenta qualcun altro mica è come andare a pesca, è solo un modo di dire "pescare nel mucchio", a differenza delle trote non si sa nemmeno se l'esca piace :asd:.
Certo che se non conosco persone di sesso femminile, e ci vuole tempo per me, come dovrei trovarla una che mi piaccia con cui instaurare queste relazioni? Se lascio fare soltanto al caso non si smuove mai nulla o troppo poco, devo muovermi io, però poi se mi muovo sbaglio perché poi non posso "pescare nel mucchio". Io provo a pescare ma poi mica glielo vado a dire hehehe, non si riuscirebbe nemmeno a prendere la trota se la trota sapesse che si sta tentando di pescarla, comunque in sostanza però cosa dovrei fare secondo voi?
Niente? Se non faccio niente poi sbaglio perché magari dite che non mi impegno nel cercare di ottenere quel che voglio. La strategia dell'attesa che qualcosa si smuova per caso facendo un po' l'indifferente frequentando certi posti già l'ho usata e con le donne guardate che a star troppo fermi non si riesce davvero ad ottenere mai nulla di nulla se non si è simili a Brad Pitt (escludendo ovviamente lottatrici e gorilla).
Allora che si fa? :swear:
Saluti
P. S. Comunque non faccio avances alle lottatrici di sumo, sono loro che le fanno a me, pensavo di essermi spiegato (ma più che di sumo quelle che ho conosciuto sono simili ai lottatori maschi di wresling).
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Riferimento: quando funziona una psicoterapia?
Citazione:
Originalmente inviato da willy61
Prima, ero io. E non lo sapevo.
Dopo, ero ancora io. Ma lo sapevo.
Tutto qui. A me, basta.
Ma all'inizio era questo che ti aspettavi, che chiedevi alla terapia? Sapere chi tu fossi perché non ti conoscevi?
Perché ti sei rivolto ad uno psicoanalista o psicoterapeuta? Già all'inizio per te era questo il tipo di problematica?
O questa curiosità è emersa durante la terapia?
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Riferimento: quando funziona una psicoterapia?
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Riferimento: quando funziona una psicoterapia?
Citazione:
Originalmente inviato da
Megiston Matema
[...]
Le donne sono esserini graziosissimi, ma devi stare attento a ciò che dici, perché se no sono guai, sono molto permalose, e se le tratti come carpe o lucci sono capacissime pure di menarti :sciaff: :schiaffo:.
Ha ragione Giulietta a ricordarti di non fare Braccio di Ferro (nè
Bluto), appena hai a che fare con una donna c’è una sola cosa da fare: “Arrenditi subito, senza condizioni e appellati alla Convenzione di Ginevra”. Sono infinitamente superiori a noi sia fisicamente, sia intellettualmente, non c’è proprio gara ... :help:
Un saluto.
Secondo me, Char_Lie, dovresti provare a immaginarti un po' più capace. Innanzitutto hai una buona capacità dialettica, anche se la usi in una maniera un po' pesante. Penso che con le donne tu non parli così, ma... se riesci ad articolare un buon discorso, senza essere troppo pesante ma attirando l'attenzione, senza risultare troppo snob ma menandotela quel tanto che basta (quella punta di fastidio che sentono la percepiscono come un pungolo di rabbia/passione), è già un buon inizio. Poi devi essere scaltro: devi pescare nel mucchio, ma senza farti sgamare. Puoi affascinarle tutte, tutte insieme, in modo da dare l'impressione di potertele fare tutte. A quel punto sarai il più ambìto. Sta a te puntarle, una per volta, per vedere l'effetto che fa. Quando abbocca... tu cambiare per loro?! NON MI SEMBRA PROPRIO! Sei sufficientemente caparbio, e qui sul forum l'hai dimostrato a tutti, per essere tu a guidare. A quel punto, gli interessi li detti tu, e loro a ruota. Forse per te può essere una buona strategia. Se non riesci a metterla in pratica, almeno prova ad immaginartela tra le possibilità e... vedi mai che la fortuna ti arrida ;)
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Riferimento: quando funziona una psicoterapia?
Citazione:
Originalmente inviato da
Char_Lie
Ma all'inizio era questo che ti aspettavi, che chiedevi alla terapia? Sapere chi tu fossi perché non ti conoscevi?
Perché ti sei rivolto ad uno psicoanalista o psicoterapeuta? Già all'inizio per te era questo il tipo di problematica?
O questa curiosità è emersa durante la terapia?
All'inizio, semplicemente, stavo male perché ero innamorato di una donna che non mi voleva. E io ero cocciuto e volevo lei. E non avevo alcuna idea di quel che mi sarebbe accaduto nei quattro anni successivi.
Mi sono rivolto ad una psicoanalista dopo un colloquio con la mia prima psicoterapeuta. Una mezzora mi bastò a capire che io e lei avevamo fatto, nel passato, molta strada. Ma che, in quel momento, non sarei riuscito ad andare più avanti di così.
Una mia amica e collega mi diede il nome della sua analista e provai a fissare un appuntamento.
E no. All'inizio cercavo semplicemente soluzioni. Ma non posso raccontarti quattro anni di analisi in un post, e molte cose che sono successe non sono semplicemente traducibili in parole. Semplicemente, durante la terapia, qualche aspetto di me è cambiato, altri aspetti sono scomparsi. Ed è nata una coscienza di me che prima non possedevo.
Come effetto collaterale (inatteso e piacevole) il mio livello glicemico si è abbassato da 320 a 130, consentendomi di diminuire prima (e sospendere poi) gli antiglicemizzanti orali (soffro di diabete tipo II da quindici anni).
Buona vita
Guglielmo
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Riferimento: quando funziona una psicoterapia?
'Sto thread ha preso una piega, va stirato.:asd:
succede quando si crea una Community, va buo'.
Io sono andata in terapia per risolvere un problema mio con il lavoro. Punto.
Poi.. va beh, è diventato un tunnel.
Alla prima seduta mi sono innamorata del terapeuta.
( terapeuti, e anche tu Char-Lie, non inorridite, il fulcro e il motore sono diventati tutto ciò, il resto il contorno.)
Grande sofferenza.
E adesso che la storia pare finita, ma non lo è..ho ancora due sedute di fronte, e in questo momento esatto due psicologi completamente opposti tra di loro in gioco, so che l'obiettivo sono io.
Capirci qualcosa, diventare autonoma, ( su questo hai ragione), in ogni modo, con qualunque strada, dovessi mobilitare un simposio di psicologi.:jd:
Del resto non è una cattiva idea, uno mi cura l'anima, un altro mi insegna le strategie, un altro ancora..ma che altro possono fare?:)
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Riferimento: quando funziona una psicoterapia?
Io ci sono andata non con l’idea di risolvere un problema, o dei problemi, ma con una classica crisi esistenziale di mezza età direi. Mi trovavo in così tanto ruoli – moglie, divorzianda, oggetto di nuove attenzioni maschili, madre, libera professionista, professore universitario... – ognuno dei quali era stato da messo da me in discussione sotto tanti punti di vista perchè avevo inziato a viverli in modo frammentario, una frammentazione non sana, nevrotica, e che ben rispecchiava – per come era vissuta – una mancanza di un “centro”, quantomeno la consapevolezza di un sfasatura forte rispetto ad un baricentro: me stessa direi, o il Sè, junghianamente parlando, che era andato a finire chissà dove, e se mai c’era stato in una conformazione unitaria prima di ora.
Ma la messa in discussione autocondotta non mi portava da nessuna parte, se non a prendere atto di una condizione nella quale ovviamente vivevo malissimo.
C’era un vissuto a monte, concretamente difficile, del quale ero consapevole e del quale avevo definito le conseguenze nei miei comportamenti successivi e da adulta ben prima di andare in seduta, ma che grazie alla terapia ho avuto la possiblità di vedere da altri punti di vista, da altre angolazioni, scoprendone ben altri risvolti, a volte positivi, a volte drammatici. Ma lo “scavo archeologico”, quando c’è, si è sempre intrecciato al presente e al futuro, non solo in termini di individuare le coazioni a ripetere, ma di individuare una personalità composita – come quella di tutti – accettandone e integrandone le varie componenti opposte.
Lo scoglio più grande per me è stato quello di innescare un dialogo con il mio inconscio (Neuromancer permettendo...) non ricordavo un sogno da anni, ci misi molti mesi ad afferarne uno e a trattenerlo: ora ne produco, e l’analisi mi sembra galoppi. Successivamente, la difficoltà è stata accettarne i contenuti, sia che facessero parte del mio inconscio personale che di quello collettivo (scusate ma ad andar con lo zoppo si impara a zoppicare...l’incoscio collettivo è una delle faccende centrali dell’analisi junghiana).
Mi sedetti lì sulla quella poltrona con un IO assolutamente preponderante rispetto al resto, ma quel gentile signore seduto di fronte mi ha dininnescata con dolce fermezza, un nodo strutturale dopo l’altro. Certo io mi sono fatta disinnescare, e ancora lo faccio, con molta disponibilità: era il momento giusto per un’analisi – ammesso che abbia senso pensare una cosa del genere, sarebbe bello sapere cosa pensano quelli della “porltona” che sono qui sul forum – e davvero non chiedevo altro, seppur operazione spesso dolorosissima, talvolta invece solo liberatoria.
Del rapporto con l’analista ho già detto sul forum dedicato al transfert. Posso ridire che è decisamente improntato sul qui e ora; certo non ci sfuggono i legami e i contenuti transferiali che in una certa misura e a volte lo connotano – e vengono puntualmente analizzati – ma è stato sin da subito un rapporto che si è mosso su dei binari inediti per me, e dei binari che mi sembra portino in una buona direzione. Mi sono trovata a pormi nei suoi confronti e dall’inizio in un modo che pian piano ho portato – e ancora sto portando – fuori dalla stanza, e che mi fa sentire quel che sono, inteso alla Willy (la tua frase è perfetta!).
Non ho mai sofferto di strane cose a causa del transfert, gelosie degli altri pazienti o incazzi per un appuntamento spostato, ma solo perchè credo che non siano quelli i miei temi d’analisi, ognuno porta le sue tematiche. Credo che giochi anche il fatto che entrambi siamo adulti, che forse come libero professionista io, come lui, veda il suo mestiere come un mestiere appunto, e non come un’amicizia per intenderci.
Ciò non toglie, e qui lo ribadisco forte e chiaro, la consapevolezza di un rapporto profondo tra noi. Il fatto che il “guaritore ferito” che mi siede di fronte ha fatto una scelta di lavoro di quel tipo lì, rusulta centrale nel rapporto. Il fatto per esempio che circolino dei soldi tra noi, rende il rapporto umano molto puro dal mio punto di vista, per questo diverso da un qualsiasi amicizia, paradossalmente molto più disinteressato, dunque intensissimo.
Mentre scrivo mi viene in mente che adesso sembriamo un po’ gli alcolisti anonimi...
Ma se queste testimonianze possono essere d’aiuto e di chiarimento a chi vorrebbe intraprendere una strada come l’analisi, e di confronto tra noi, e tra noi e chi questo mestiere lo fa, io direi ben venga...
Giulietta.O
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Riferimento: quando funziona una psicoterapia?
Beh ognuno mi sembra che cercasse cose un po' diverse, un po' come i personaggi del mago di Oz.
Per come la vedo io la cosa, difficilmente modificherò il mio obiettivo principale :asd:, fortunatamente almeno non mi sono invaghito e non ho perso la testa per una donna in particolare, in fin dei conti il vedere come sostituibili le persone non è sempre un male, se mi fossi fissato su una persona specifica non avrei avuto davvero via di scampo :D, certo cerco una relazione con una persona dell'altro sesso in carne ed ossa ma non penso che se non è possibile instaurarla con una, non potrò trovare quel che cerco con un'altra donna, sperando che le donne non siano davvero fatte tutte allo stesso modo con un qualche stampino :D, questa è un po' la mia paura più grande.
Forse in fin dei conti è vero che c'è in fondo un mio interesse egoistico ma l'unica cosa che potrebbe un po' risolvere le cose è incastrare questo interesse con un altro interesse egoistico, ci si relaziona per trovare una certa soddisfazione reciproca e non mi piacerebbe nemmeno se dall'altra parte non ci fosse interesse ma solo un voler provare che si resiste alla sofferenza di star con qualcuno. Una donna che si sacrifichi per poter stare con me sinceramente non la voglio nemmeno, e purtroppo vedo che questa tendenza è un po' diffusa, basare una relazione sul sacrificio di sé a me non piace, per questo non posso davvero accettare quelle che vengono chiamate soluzioni strutturali e nemmeno mi piace la tua interpretazione Megiston di ciò che è bene, anche un elefante da circo a mio avviso ha messo in piedi una soluzione strutturale, e non prova più fatica come all'inizio nell alzare una zampa ad un ordine dell'istruttore, ma per me è un qualcosa di troppo violento e non potrà mai davvero starmi bene, perciò se un'analisi è costituita da passi di sofferenze di questo tipo per me vuol dire che in quella direzione in fondo non ci voglio proprio andare, quando ho imparato ad andare in bicicletta da quel che mi ricordo non ho provato sofferenza, era un qualcosa che volevo fare, ecco c'era davvero in fondo un mio interesse egoistico e la fatica per me non era davvero fatica, non ricordo proprio di aver fatto fatica per imparare, la fatica è altro dal mio punto di vista, perciò non riesco ad identificarmi col tuo esempio Megiston, c'è qualcosa di sbagliato, senza particolare fatica ho imparato a parlare ed articolare le parole e sempre senza fatica ho imparato a camminare.
La fatica per me è iniziata con la scuola e tutto questo apparato sociale che c'era intorno... Perché? :mumble: Io non identifico l'impegno e l'attenzione con la fatica.
Lavorare stanca, perciò la soluzione è rappresentata sicuramente dal fare, dall'occuparsi, dall'interessarsi alle cose del mondo ed alle persone, ma senza lavorare, essere attivi non significa faticare, la fatica è sempre un male per me, e se ce n'è molta vuol dire che i problemi di fondo non li si sono risolti davvero, ridurre il lavoro lavorando è un paradosso.
Saluti
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Riferimento: quando funziona una psicoterapia?
Citazione:
Originalmente inviato da
Char_Lie
Beh ognuno mi sembra che cercasse cose un po' diverse, un po' come i personaggi del mago di Oz.
Lavorare stanca, perciò la soluzione è rappresentata sicuramente dal fare, dall'occuparsi, dall'interessarsi alle cose del mondo ed alle persone, ma senza lavorare, essere attivi non significa faticare, la fatica è sempre un male per me, e se ce n'è molta vuol dire che i problemi di fondo non li si sono risolti davvero, ridurre il lavoro lavorando è un paradosso.
Saluti
Caro Char_lie,
poche cose, telegrafiche:
1) rileggiti ciò che ti hanno scritto Willy, Complicata e Giulietta, ti hanno regalato un po’ di loro stessi e le loro parole sono molto preziose per liquidarle con: “Beh ognuno mi sembra che cercasse cose un po' diverse, un po' come i personaggi del mago di Oz” :mumble:.
2) ascolta questa: YouTube - Adriano Celentano - Chi Non Lavora Non Fa L'Amore :D:D:D
Un saluto.
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Riferimento: quando funziona una psicoterapia?
Citazione:
Originalmente inviato da
Char_Lie
...Per come la vedo io la cosa, difficilmente modificherò il mio obiettivo principale
Char_lie, che tu fossi una mente eccelsa, lo immaginavo. Ma che tu fossi in grado di predire il futuro, quello non lo sapevo. Ti spiacerebbe passarmi i risultati della seconda corsa tris di martedì?
..
Citazione:
Originalmente inviato da
Char_Lie
...Lavorare stanca, perciò la soluzione è rappresentata sicuramente dal fare, dall'occuparsi, dall'interessarsi alle cose del mondo ed alle persone, ma senza lavorare, essere attivi non significa faticare, la fatica è sempre un male per me, e se ce n'è molta vuol dire che i problemi di fondo non li si sono risolti davvero, ridurre il lavoro lavorando è un paradosso.
Saluti
Il lavoro produce fatica. Faticando si suda. Il sudore è umido. L'umidità fa male alle ossa.
Ergo: lavorare fa male alle ossa.
Ergo2: non lavorare.
Buona vita
Guglielmo
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Riferimento: quando funziona una psicoterapia?
Siamo boccioli di rosa o bestie da soma? ( è una citazione)
Anch'io non voglio durare fatica, mi sento solidale con Char-Lie.
Ma se per correre i cento metri, devo fare un enorme sforzo, e accelerare le particelle per ottenere una sola scintilla in tutta la vita, varrà la pena di riposare, dopo.
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Riferimento: quando funziona una psicoterapia?
Signori, ci sono state quasi 2000 visite al nostro scambio su questo thread, io non credo che Charlie sia l’unico che legga ciò che andiamo scrivendo: credo che siano molti coloro che leggono senza partecipare, così come ho fatto io per un certo tempo prima di intervenire.
Dunque, se anche Charile è drammaticamente ripiegato su se stesso – ma bisognoso di contatti continui – sono convinta che i lettori taciti siano molti, e sono convinta che le nostre testimonianze inneschino confronti a loro utili, anche se silenziosi.
Charlie, tu fai già una fatica boia a continuare a ribattere e ad arrampicarti sui vetri per argomentare anche il ridicolo e l’inargomentabile. Se non prendi un fiato stramazzerai uno di questi giorni, dalla fatica appunto. Ti assicuro che i “pigri” in questo caso siamo noi, che a volte ci fermiamo per ascoltare gli altri e per far nostro qualche loro buono spunto.
Giulietta.O
PS Willy e Complicata, i vostri racconti sono stati toccanti e preziosi anche per me.
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Riferimento: quando funziona una psicoterapia?
Giulietta, i 2000 saranno tutti studenti di psicologia disperati perchè pensano "ma un giorno mica dovrò per caso chiacchierare di questi argomenti?" :D
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Riferimento: quando funziona una psicoterapia?
Hai ragione tu mi sa!
E' che mi sono stufata io di chiaccherare con Charlie...
buon weekend
Giulietta.O
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Riferimento: quando funziona una psicoterapia?
Ciao, buon weekend anche a te!:approved:
Char-Lie però è il motore del thread, senz'ombra di dubbio.:asd:
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Riferimento: quando funziona una psicoterapia?
Quando funziona la psicoterapia: a partire dal titolo, e avendo letto i post precedenti, provo a rispondere.
Per prima cosa: cosa è una psicoterapia (che cosa) che è cosa diversa da discuterne il metodo (come): il 'come' ha una storia scientifica molto vasta e non interessa indagarla per comprendere 'quando funziona la psicoterapia' semmai a capire perchè funziona o non funziona; qui si tratta di rispondere alla domanda 'cosa'.
Conformemente ai principi costitutivi della terapia medica (per motivazioni discutibili altrove) la psicoterapia prevede una sequenza (più o meno rigida) di alcuni elementi tra cui diagnosi, cura, guarigione,... quindi è evidente che il paziente che giunge a intraprendere un percorso di psicoterapia è portatore di (una qualche forma di) malattia (ricordando che anche il raffreddore, come la scabbia, è malattia solo più 'lieve'). Dunque la terapia funziona quando il paziente è guarito in relazione ai sintomi precedentemente manifesti. Questo non è poco. Quindi: è giusto che la persona che sta male si rivolga alla medicina (e quindi pure alla psichiatria eccetera) ma concediamo a coloro che vogliono stare meglio (per qualsiasi ragione) di intraprendere un percorso diverso attraverso un cammino di conoscenza interiore. Ma il fine psicoterapico rimane la guarigione.
In seguito a ciò una piccola annotazione sul 'come': la psicologia e la psicoterapia hanno prodotto nel tempo teorie e modelli di intervento che si basano sulla (attuale e in evoluzione) conoscenza (eterogenea: biologia, etologia, filosofia,...) scientifica inerente l'essere umano. Se un paziente è 'malato di solitudine' che potrebbe tradursi anche eventualmente come una diagnosi di 'disturbo dell'umore' è evidente che l'obiettivo della psicoterapia è teso alla guarigione. Ora: non è detto che il paziente espliciti tutto ciò al terapeuta sebbene arrivi con alcune idee sul cosa, come, perchè del proprio stato di malessere, esattamente come il paziente di un medico che esplicita i sintomi del proprio stare male per permettere al medico di svolgere il lavoro. E' colui che cura che deve operare per giungere alla risoluzione terapica attraverso i mezzi a propria disposizione.
Quindi: la psicoterapia funziona, esattamente come per la medicina, quando il professionista è preparato e sa fare il proprio lavoro, quando il limite della conoscenza umano non viene scavalcato, quando i paziente ha fiducia nello psicoterapeuta (come nel medico che può prescrivere un trattamento). Perciò: come esistono persone che cercano sollievo dalla malattia dalla medicina occidentale piuttosto che dalla medicina omeopatica sono presenti persone che si rivolgono alla psicoterapia piuttosto che alla religione. Ma la terapia funziona quando si giunge alla guarigione.
La tragedia umana è che non tutto conosciamo e perciò ci affidiamo a ciò che conosciamo e che preferiamo.
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Riferimento: quando funziona una psicoterapia?
Sì, per carità, messa così non fa’ un plissé.
Ma il dibattito aveva aperto alcuni interrogativi, tra i quali cose come: quando invece non funziona? Per quali ragioni ciò si può verificare? E posso dire che funzioni se mi sento peggio di quando ho iniziato? Se le cose che cerco la terapia non me le da’, allora cosa mi da’ al suo posto?
Credo che la questione del sintomo fosse stata superata dal dibatitto in corso, chi più chi meno. Ma lo scambio di esperienze faceva vedere anche come temi – sia dal punto di vista dei pazienti che da quello che dei terapeuti – venissero non solo affrontati con metodologie differenti, ma soprattutto l’effetto che avevano avuto nella vita di ciascuno rispetto alle aspettative iniziali.
E che è qualcosa che va ben al di là della scomparsa del sintomo con il quale ci si è presentati davanti al terapeuta.
E’ ovvio che chi è “malato di solitudine” non è perchè è materialmente solo, ma che ciò ha a che fare con il modo in cui vive la sua solitudine. Ma, a partire da questa consapevolezza, ci si scambiavano esperienze su cosa era stato messo poi in moto grazie alla terapia.
Tra gli stessi terapeuti esiste un dibattito, storico tra l’altro, molto vivo e pieno di interrogativi sul quando si può dire che una terapia sia riuscita, e la remissione del sintomo non è proprio l’unico parametro che viene preso in considerazione.
Giulietta.O
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Riferimento: quando funziona una psicoterapia?
You find greater teacher when you find yourself.
Correct. Uh... nearly correct.
The only problem is: yourself may only teach to yourself...
see you saoshyant
YouTube - Pink Floyd - Another Brick in the Wall
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Riferimento: quando funziona una psicoterapia?
Già... una sorta di "eterogenesi dei fini". Perlomeno, questo mi è capitato. Per altri, non so.
A me stupisce la logica aristotelica che hai, Char_Lie. La uso anch'io, ma non quando corteggio una donna e, a dir la verità, neanche sempre quando lavoro.
Poi, magari sei un artista, ma io, da qui, mi chiedo come tu faccia a vivere in un modo di "se, allora".
Comunque, ci sono stati momenti di fatica, di difficoltà. In fondo un'analisi è un condensato delle vicende umane, dei giochi di potere, dei sentimenti che inevitabilmente nascono tra le persone. Specie tra persone che si raccontano, che raccontano se stesse e, nel farlo, costruiscono se stesse. E alla fine del racconto, senza accorgersene quasi, la persona che racconta è - in qualche modo - cambiata. In fondo, è vero che siamo la nostra memoria, ma siamo anche il nostro racconto.
E un terapeuta può tentare finché vuole di essere uno specchio. Qualcosa di sé lo lascia, lo fa trapelare, volente o no. E io, da paziente, mi sono trovato tante volte a cogliere aspetti della vita, anche della vita privata, della mia terapeuta, anche se non la vedevo e ne udivo solo la voce.
Ce ti devo dire, Char_Lie? Resto dell'idea che l'esperienza di un'analisi è, per l'appunto, un'esperienza, un "qualia". E, come tutti i "qualia" è dannatamente individuale e non può essere trasmessa, se non attraverso metafore; il linguaggio che usi tu di solito è troppo stretto per contenerla.
E guarda che non si tratta, a mio modo di vedere, né di misticismo né di infatuazione o di propaganda. E' che io sono fatto così. Magari Complicata, Giulietta o Rosa di Maggio ci riescono. Io no. Mi sa che ti dovrai accontentare di quel che riesco a darti :)
Però, consentimi una domanda: ma tra fare la fatica di essere come sei e fare la fatica di diventare diverso da come sei (senza sapere come diventerai), quale delle due è preferibile, per te?
Buona vita
Guglielmo
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Riferimento: quando funziona una psicoterapia?
Citazione:
Originalmente inviato da willy61
Però, consentimi una domanda: ma tra fare la fatica di essere come sei e fare la fatica di diventare diverso da come sei (senza sapere come diventerai), quale delle due è preferibile, per te?
Per scegliere se preferisco essere diverso da come sono dovrei saperlo ora adesso come diventerò, non è che ora fatico ad esempio ad essere attratto da certi tipi di relazioni, certo se non fossi proprio più attratto da questo tipo di relazioni ma da quelle che risultano disponibili o più facilmente disponibili, secondo un certo punto di vista, risolverei il problema, ed una qualche "forma di rieducazione maturativa" che operi in tal senso, metterebbe le cose a posto, però secondo me le cose non stanno affatto così.
Ti faccio un esempio simile per mostrare che la logica di fondo di questo sistema non risulta poi tanto corretta se analizzata bene: immagina che al mondo siano disponibili solo uomini e che la maggior parte di questi siano omosessuali.
Supponi anche che esista un intruglio, una pozione, che se una persona beve questo intruglio, questa pozione, diviene omosessuale. Se io vivessi in questo mondo e fossi un eterosessuale, dal mio punto di vista preferirei restare tale, ma se qualcuno mi accennasse solo ad una qualche modifica che risolverà ogni mio problema senza dirmi di preciso in cosa dovrebbe consistere e mi facesse bere l'intruglio a mia insaputa, magari a cambiamento avvenuto poi mi starebbe anche bene, perché non desidererei più quel che desideravo prima, ma per poter giudicare lucidamente devo giudicare dal punto di partenza, perché a cambiamento avvenuto cambierebbe sistematicamente quel che desidero, le mie stesse finalità.
Alla fine io cambio se voglio cambiare, ma dovrei giudicarlo ora, in quel contesto non riterrei una soluzione divenire omosessuale, anche se poi magari starei male e soffrirei di questa mancanza e questa mancanza per me rappresenterebbe un problema. La fatica per me è rappresentata da un fare qualcosa che non si vuol fare per ottenere altro.
Si lavora e ci si lamenta del lavoro, ma se ci si trova in questa condizione secondo me tanto bene non si sta affatto, le soluzioni vere e proprie consistono nell'ottenere quel che si vuole proprio senza lavorare e non significa necessariamente non far nulla.
Questa modifica strutturale (divenire omosessuale) in quel contesto per me non rappresenterebbe una soluzione anche se probabilmente dissolverebbe la mia sofferenza ed il mio malcontento. Da quella posizione l'unica vera soluzione sarebbe forse per me trovare una donna mantenendo integra la mia eterosessualità, ogni tentativo violento di forzare certe cose che un individuo vuol mantenere integre è sbagliato per me, altre soluzioni davvero corrette a mio avviso non ce ne sono.
Cioé se i cambiamenti avvengono in modo violento, cioé con buone dosi di sofferenza (intesa come fatica, lavoro) per me sono all'opera meccanismi del genere, se invece si fa qualcosa perché la si vuol fare non ci sarà alcuna fatica, da cosa dovrebbe essere giustificata questa fatica? :mumble:
Un neonato per bere al capezzolo della madre muove un bel po' di muscoli e si muove, ma mica fatica nel far questo?!? Io stesso vi ho detto che per imparare ad andare in bicicletta non ho fatto fatica, perché desideravo fare il tutto, ed il lavoro non c'era affatto, c'era movimento, attività, muscoli sudati, ma di lavoro nemmeno l'ombra: mi piaceva scorrazzare prima nel girello, poi con la bici a rotelle e così via.
Se in fondo avessi detestato andare in bici quando non avevo un buon equilibrio e mi fossi "autocostretto" per ottenere altro, non so se la cosa avrebbe funzionato davvero.
Non riesco a spiegarmi meglio di così.
Saluti
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Riferimento: quando funziona una psicoterapia?
Citazione:
Originalmente inviato da
Char_Lie
...
Cioé se i cambiamenti avvengono in modo violento, cioé con buone dosi di sofferenza (intesa come fatica, lavoro) per me sono all'opera meccanismi del genere, se invece si fa qualcosa perché la si vuol fare non ci sarà alcuna fatica, da cosa dovrebbe essere giustificata questa fatica? :mumble:
Un neonato per bere al capezzolo della madre muove un bel po' di muscoli e si muove, ma mica fatica nel far questo?!? ...
Saluti
Un neonato, a differenza di te, non "vuole" proprio nulla. Fa.
Tu vuoi troppo. E fai troppo poco.
Secondo me.
Buona vita
Guglielmo
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Riferimento: quando funziona una psicoterapia?
Citazione:
Originalmente inviato da
Char_Lie
[...]
Ti faccio un esempio simile per mostrare che la logica di fondo di questo sistema non risulta poi tanto corretta se analizzata bene: immagina che al mondo siano disponibili solo uomini e che la maggior parte di questi siano omosessuali.
Supponi anche che esista un intruglio, una pozione, che se una persona beve questo intruglio, questa pozione, diviene omosessuale. Se io vivessi in questo mondo e fossi un eterosessuale, dal mio punto di vista preferirei restare tale, ma se qualcuno mi accennasse solo ad una qualche modifica che risolverà ogni mio problema senza dirmi di preciso in cosa dovrebbe consistere e mi facesse bere l'intruglio a mia insaputa, magari a cambiamento avvenuto poi mi starebbe anche bene, perché non desidererei più quel che desideravo prima, ma per poter giudicare lucidamente devo giudicare dal punto di partenza, perché a cambiamento avvenuto cambierebbe sistematicamente quel che desidero, le mie stesse finalità.
Alla fine io cambio se voglio cambiare, ma dovrei giudicarlo ora, in quel contesto non riterrei una soluzione divenire omosessuale, anche se poi magari starei male e soffrirei di questa mancanza e questa mancanza per me rappresenterebbe un problema. La fatica per me è rappresentata da un fare qualcosa che non si vuol fare per ottenere altro.
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Cioé se i cambiamenti avvengono in modo violento, cioé con buone dosi di sofferenza (intesa come fatica, lavoro) per me sono all'opera meccanismi del genere, se invece si fa qualcosa perché la si vuol fare non ci sarà alcuna fatica, da cosa dovrebbe essere giustificata questa fatica? :mumble:
Un neonato per bere al capezzolo della madre muove un bel po' di muscoli e si muove, ma mica fatica nel far questo?!? Io stesso vi ho detto che per imparare ad andare in bicicletta non ho fatto fatica, perché desideravo fare il tutto, ed il lavoro non c'era affatto, c'era movimento, attività, muscoli sudati, ma di lavoro nemmeno l'ombra: mi piaceva scorrazzare prima nel girello, poi con la bici a rotelle e così via.
Se in fondo avessi detestato andare in bici quando non avevo un buon equilibrio e mi fossi "autocostretto" per ottenere altro, non so se la cosa avrebbe funzionato davvero.
Non riesco a spiegarmi meglio di così.
Saluti
"Tough times demand tough talk
demand tough hearts demand tough songs
demand" (Rush - Force Ten)
(trad.:
"Tempi duri
Richiedono dura discussione
Richiedono duri cuori
Richiedono dure canzoni
Richiedono")
La risposta alla domanda di willy era, quindi, "il cambiamento non mi interessa".
O meglio: ti spaventa pure. Sei talmente tanto inquietato dal cambiamento che lo raffiguri come un'inc..ata!:asd:
Il neonato la fatica la fa nell'attendere il soddisfacimento di un suo bisogno. Proprio quell'attesa e la significazione di quell'attesa strutturano il circùito del desiderio. Il "no thing" a proposito del seno-che-non-c'è, il nothing: dove c'è l'assenza, non c'è il vuoto, ma il pensiero (come in Freud, nei Due princìpi dell'accadere psichico, così in Bion, in Apprendere dall'esperienza e altrove).
Tu, però, Char_Lie, da buon filosofo usi il pensiero per coprire, per turare tutte le falle. Il simbolico, però, non copre tutto il reale. Ti toccherà fare fatica, in un modo o nell'altro.
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Riferimento: quando funziona una psicoterapia?
Citazione:
Originalmente inviato da
Char_Lie
...
Cioé se i cambiamenti avvengono in modo violento, cioé con buone dosi di sofferenza (intesa come fatica, lavoro) per me sono all'opera meccanismi del genere, se invece si fa qualcosa perché la si vuol fare non ci sarà alcuna fatica, da cosa dovrebbe essere giustificata questa fatica? :mumble:
...
Saluti
"... Quando l'attenzione è rivolta su ciò che accade nel mondo esterno, può essere considerata 'fare'. Quando l'attenzione è rivolta su ciò che succede all'interno, cioè sulle sensazioni che si hanno durante un'attività, siamo nella modalità 'essere'. Questa distinzione è particolarmente indovinata per quanto riguarda il sesso. Alcune persone 'fanno sesso', cioè sono esecutori e il loro interesse sta nell'effetto che la loro attività sessuale ha sull'altra persona: per loro è un 'viaggio' dell'Io. Per altri, l'attività sessuale comincia con una forte sensazione di desiderio e si conclude con una forte sensazione di piacere e di soddisfazione. Quando le sensazioni dominano la propria attività sessuale, si tratta di 'essere'. Se la mente, la volontà o l'Io dominano l'attività, si tratta di 'fare'. Quando le sensazioni ispirano o guidano l'attività, essa appartiene al proprio essere."
Alexander Lowen: Paura di Vivere, Astrolabio Ubaldini, 1982. pp. 84-85
Buona vita
Guglielmo
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Riferimento: quando funziona una psicoterapia?
Citazione:
Originalmente inviato da lalangue
La risposta alla domanda di willy era, quindi, "il cambiamento non mi interessa".
O meglio: ti spaventa pure. Sei talmente tanto inquietato dal cambiamento che lo raffiguri come un'inc..ata!
No la risposta è che ci sono cose che sono disposto a fare e cambiare, non tutto, se all'interno di questo margine che stabilisco io e non un medico, uno psicoterapeuta o altro mi si può fornire qualcosa di utile, mi servirà a qualcosa.
Se quel che non ho intenzione di cambiare (ad esempio certi gusti e desideri sessuali) per voi rappresenta la struttura della mia personalità e per stare bene e migliorare la situazione sintomatica secondo voi io cambiarli, non li cambierei, non li cambierei nemmeno se fosse disponibile un sistema automatico come quello che ho descritto prima (bere qualcosa) per farlo.
Non è una questione di inc...ate, a questa cosa per la verità non ci avevo pensato nemmeno e forse questa è più una tua paura, non mia (hai associato all'omosessualità maschile automaticamente l'atto passivo, ma si svolgono entrambi i ruoli durante l'atto sessuale ed io guarda che davvero non ci avevo pensato :asd:), ma è una preferenza che non ho intenzione di cambiare e non ho nulla contro gli omosessuali, in ogni caso se tu potessi scegliere e ti trovassi nella situazione da me descritta, per te cambiare gusti e preferenze sessuali rappresenterebbe una soluzione? Sì o No? Supponiamo che sia una cosa possibile da fare e spetta a te decidere in quella situazione, tu cosa faresti?
Avresti un tipo di cambiamento a portata di mano che ti permetterebbe di dissolvere il problema che ti crea disagi e sintomi vari... Allora, cosa fai?
Io vi ho fatto quell'esempio per farvi capire che non è un qualsiasi cambiamento che faccia sparire i disagi che in genere si cerca, ma certi cambiamenti che si indirizzino verso delle direzioni specifiche che rappresentano per noi delle soluzioni per certi problemi, problemi che affondano la loro ragione d'essere e di sussistere proprio in come siamo fatti noi stessi in un dato momento: problemi oggettivamente non ne esistono, infatti che non ci siano donne può essere un problema molto sentito da chi ha bisogno di soddisfare certi bisogni non da altri tipi di esseri. In un certo senso siamo proprio noi stessi a crearli i problemi, riuscire a sopravvivere risulta un problema per chi vuole e desidera sopravvivere, se mutassimo in esseri che non hanno più alcun istinto di sopravvivenza non si porrebbe per noi nemmeno il problema della sopravvivenza, non avvertiremmo più alcun disagio, ma è questo quel che si vuole? E' questo quel che si vuole essere in futuro? :mumble:
Per me la cosa è abbastanza chiara ma un po' si fa finta anche di non capire, cosa cambiare di noi stessi siamo sempre noi a doverlo decidere, non ci sono cambiamenti che sono un bene in sé perché riducono i disagi, dobbiamo vedere se noi giudichiamo questi cambiamenti come un qualcosa che per noi è utile allo scopo di ottenere proprio quel tipo di guarigione che vogliamo ottenere adesso. La guarigione si inscrive all'interno di un qualche progetto di cura con un obiettivo che un soggetto deve condividere col medico, l'analista o altri, se non si condivide la cosa, i metodi risultano efficaci, funzionano (proprio come la pozione che rende omosessuali del mio esempio) ma probabilmente non servono a quella particolare persona, non vanno nella direzione di cura che cerca.
Saluti
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Riferimento: quando funziona una psicoterapia?
"... Quando l'attenzione è rivolta su ciò che accade nel mondo esterno, può essere considerata 'fare'. Quando l'attenzione è rivolta su ciò che succede all'interno, cioè sulle sensazioni che si hanno durante un'attività, siamo nella modalità 'essere'. Questa distinzione è particolarmente indovinata per quanto riguarda il sesso. Alcune persone 'fanno sesso', cioè sono esecutori e il loro interesse sta nell'effetto che la loro attività sessuale ha sull'altra persona: per loro è un 'viaggio' dell'Io. Per altri, l'attività sessuale comincia con una forte sensazione di desiderio e si conclude con una forte sensazione di piacere e di soddisfazione. Quando le sensazioni dominano la propria attività sessuale, si tratta di 'essere'. Se la mente, la volontà o l'Io dominano l'attività, si tratta di 'fare'. Quando le sensazioni ispirano o guidano l'attività, essa appartiene al proprio essere."
Non ho capito bene Willy questa citazione come si collega a quello che avevo scritto... :sbonk:
Abbi pazienza, se è possibile spiegarmi un po' meglio.
Un saluto
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Riferimento: quando funziona una psicoterapia?
Citazione:
Originalmente inviato da
Char_Lie
"...
Non ho capito bene Willy questa citazione come si collega a quello che avevo scritto... :sbonk:
Abbi pazienza, se è possibile spiegarmi un po' meglio.
Un saluto
Char_Lie, tu parli di "volontà". E ad essa ti affidi, come se potesse essere la tua risorsa più importante. Un pensiero che rispetto, non foss'altro che per il motivo che anch'io coltivai questa illusione per diverso tempo.
Ma la volontà è una funzione dell'Io. Per giunta, è una funzione di emergenza. Ha senso usarla quando sei in pericolo, e solamente uno sforzo di volontà è in grado di tirartene fuori, e di salvarti la vita.
Ma, per il resto del tempo, meno prende la scena, e meglio è.
Usare la volontà significa rimanere nel regno del fare. Rinunciare alla volontà, significa entrare nei territori dell'essere. E sono territori nei quali l'Io, la volontà e la coscienza non hanno cittadinanza, se non per brevi istanti e per piccole parti.
E' il meglio che so dirti, e non so se riesco a farmi comprendere.
Buona vita
Guglielmo