Originalmente inviato da
Megiston Matema
A Char_lie ... su se stesso,
caro Char_lie, mi colpisce molto la tua ostinazione a voler comprendere il mondo, gli altri e te stesso a partire dalla tua rigida logica delle cose, talvolta somigli ad un calabrone che continua a sbattere contro un vetro, soltanto perché per lui il vetro non dovrebbe esistere, i suoi sensi gli dicono che non dovrebbe esserci ... dunque, non c’è.
La logica è un povero strumento per comprendere il mondo degli umani, se in ambito logico vige il principio di identità in cui A=A sempre; quello di non contraddizione, per cui una cosa non può essere contemporaneamente vera o falsa; e il principio del terzo escluso, per cui una determinata cosa può godere o non godere di una certa proprietà e non si da una terza soluzione intermedia.
In ambito psico-logico tutte queste regole possono essere facilmente contraddette e non trovano un’applicazione limitante; lo stesso Aristotele avvertiva di non scambiare il sillogismo per la realtà, ciò che logicamente deducibile con ciò che è vero.
Ora, accade talvolta che arrivi qualche paziente “diffidente” circa l’analisi e la possibilità di aiuto dell’analista, fra molti dubbi e altrettante titubanze magari intraprende comunque l’analisi e inizia a riversare i suoi dubbi seduta dopo seduta, come grani di rosario in successione ti racconta quanto tu non lo stai aiutando per niente, come lui stia sempre peggio, che pensa di stare buttando i suoi soldi, che piuttosto sarebbero impiegati meglio se ne facesse coriandoli e li buttasse in aria per Carnevale. Stranamente, manco a dirlo, accade che si “innamori” di molte soluzioni magiche all’esterno dell’analisi, di un’esperienza religiosa ad esempio, di un impegno di volontariato, di un qualche tipo di terapia diversa da quella che sta facendo con te, di qualche soluzione pratica (se vado a vivere da solo o se mi metto a lavorare in proprio risolvo tutti i miei problemi), di qualche soluzione magica (e ce ne sono davvero un’infinità, funziona così, voi date loro una certa cifra e loro vi danno i numeri vincenti per il lotto ... che se li giocassero in proprio guadagnerebbero di più; se poi torni da loro a lamentarti che i numeri "sicuramente vincenti" che ti hanno dato non sono usciti, loro ti dicono che qualcuno ti ha fatto il malocchio, e che occorre una certa cifra per levartelo).
Insomma, dubbioso, titubante, svalutante, amletico, il paziente vi riversa addosso quanto voi e la vostra “arte” non riusciate ad aiutarlo, quanto siate povera cosa nei suoi confronti, quanto valiate ben poco e siate impotenti, quanto ciò che dite, che fate, ecc. non abbiano nessun effetto, anzi siano addirittura controproducenti.
Certo, se uno non è ben saldo e ben consapevole, potrebbe essere preso per sfinimento e tentare di liberarsi di un paziente simile (c’è chi gli ha aumentato l’onorario e il paziente l’ha mollato, ma c’è anche chi gli dice chiaro e tondo che ha ragione, che non pensa di poterlo aiutare davvero, non a queste condizioni, è un vero e proprio stillicidio ... adesso è un po’ più chiaro perché la categoria degli “psy” è quella con il più alto tasso di suicidi).
Però, c’è un aspetto molto importante nel comportamento di pazienti simili che non è immediatamente evidente, coperto dal forte rumore di cascata del sintomo che si impone per il suo far girare vorticosamente le eliche all’analista, ed è il fatto incontrovertibile che quel paziente è li, che quelle cose le sta raccontando a voi, che viene regolarmente e paga le sedute altrettanto regolarmente, che non si perderebbe una sola seduta con relativa possibilità di riversarvi tutta l’impotenza che avverte.
Tutto ciò, insieme al sottomettersi alle regole del setting ci offrono una possibilità di intervento, basterà farlo diventare consapevole che mentre esprime i suoi dubbi iperbolici, mentre ci svaluta, mentre ci fa sentire impotenti lui è li e racconta tutto questo a noi. Non occorre che gli diciamo che una parte di lui ci crede, perché negherebbe, né che gli interpretiamo qualcosa, perché ci costruirebbe sopra un incessante rimurginio, deliri infiniti, montagne intere di panna montata.
Prima o poi gli verrà il sospetto che non siamo noi ad essere impotenti, ma è lui che si sente tale e si pensa “inaiutabile”, un caso disperato per cui non ci sono strumenti o non ne vale la pena provare quelli che ci sono.
Con te, caro Char_lie, è diverso, perché è vero che tu sei qui a riversarci addosso la nostra impotenza per quanto riguarda il tuo caso, che basta davvero poco perché il tuo discorso si articoli nei soliti incessanti dubbi e nella svalutazione che sembra giustificare molto il tuo immobilismo (perché la responsabilità sarebbe tutta nostra che non avremmo niente di affidabile e di efficace da offrirti e non tua che a causa del tuo dubbio e della tua diffidenza paralizzanti preferisci non rischiare), ma non hai intrapreso alcuna analisi, contrariamente all'ipotetico paziente amletico.
Così, se non deciderai in un prossimo futuro di modificare questo atteggiamento, continueremo a vederti qui come quel calabrone descritto sopra che continua a sbattere contro un vetro che per lui non dovrebbe esistere; magari il riversare su altri la tua impotenza e la tua svalutazione ti libera momentaneamente e ti da un alibi credibile, ma non ti aiuta di certo a conoscere e a risolvere il tuo disagio.
Un saluto.