Se ha rifiutato addirittura la tariffa minima, forse credeva che invece di una psicologa tu fossi una crocerossina. Ancora non è chiaro che il nostro lavoro va pagato.
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Se ha rifiutato addirittura la tariffa minima, forse credeva che invece di una psicologa tu fossi una crocerossina. Ancora non è chiaro che il nostro lavoro va pagato.
Secondo il mio parere, ci deve essere serietà e impegno da entrambe le parti, psicologo e paziente o cliente, come si preferisca chiamare....solo così può nascere una relazione di collaborazione e fiducia e maggiore è la possibilità di ottenere risultati positivi...
E' umiliante per la professionista e per l'intera categoria accettare di lavorare al minimo sindacale e sentirsi pure rifiutare una tariffa che già comporta un grande sforzo di comprensione da parte della psicologa (togliendo le tasse e altro resta da comprare un pezzo di pane). Si può essere poveri ma dignitosi e questo non mi pare il caso, leggo molta svalutazione nei confronti della nostra categoria.
il fatto è che lei aveva già preso appuntamento...eravamo già d'accordo...poi sono stata io a dirle la tariffa e lei ha tentennato. Sperava di ingannarmi...ha anche insistito nel volermi far vedere la figlia....
Uno psichiatra mi raccontò che un suo paziente dopo la seduta non voleva pagare la parcella perchè si lamentò che non avrebbe avuto i soldi neanche per andare a mangiare una pizza il sabato. Al che gli fu risposto di andare a risolvere i suoi problemi in pizzeria e non gli fu lasciata la ricetta dei suoi farmaci. Quando sento questi aneddoti mi viene un po' da ridere perchè so cosa mi aspetta e non so come lo affronterò...
è davvero assurdo!
Addirittura? e allora bisogna farsi pagare prima della seduta? non ho parole :zott:
Però quando vanno dai medici non si lamentano del loro onorario...e che onorario a volte! Come se invece il nostro lavoro fosse di dignità inferiore, secondo loro...
ci siamo visti per un colloquio di lavoro in maniera informale...voleva propormi di fare la rappresentante di prodotti omeopatici! ma ho rifiutato.....e poi pensando che forse eravamo diventate amiche (ovviamente no..) mi ha chiesto di vedere sua figlia e mi ha raccontato un po' di cose! abbiamo parlato un po' sulla loro relazione e sui problemi della bambina....mai mi ha chiesto quanto mi prendevo!!! ho dovuto prendere io l'argomento telefonicamente...
l'analisi della domanda quindi l'ho fatta solo parzialmente...non ho avuto il tempo!!! ne abbiamo parlato in un bar!
Se si è presentata in questo modo mi stupisco poco, non c'è stata una richiesta specifica e anche il setting era confuso. Senza entrare nel merito del tuo caso, quando una persona non si presenta motivata e con una domanda specifica, anzi viene per altri motivi e poi quasi per caso attacca a parlare degli affari propri, è meglio lasciar perdere...Al limite la si può interrompere non appena attacca facendole notare che si ha un altro impegno e le si può chiedere cortesemente di fissare un appuntamento se necessita di una consulenza.
Hai pienamente ragione Ninfaverde! Il bar non è certo un contesto adeguato per affrontare delle problematiche serie! Io le avrei dato eventualmente il mio biglietto da visita con il recapito invitandola a riflettere (bene) sulla necessità reale di una consulenza o un sostegno per la figlia...e a contattarmi solo in quel caso...
ti consiglio un buon manuale "analisi della domanda" di Carli-Paniccia, ti può aiutare ad analizzare il "pretransfert", cioè le aspettative che il cliente ha nei tuoi confronti prima di incontrarti, è importante capirlo perché spesso c'è il rischio che il cliente ponga delle richieste implicite (cioè ti chiama per un motivo, ma in reltà lo scopo dell'incontro è un altro): per esempio un genitore ti può contattare ufficialmente per "aiutare la figlia che è testarda", ma in realtà sta cercando un'alleato per imporre il suo controllo sulla figlia stessa.
In altre parole la domanda esplicita non sempre coincide con quella implicita
grazie Johnny! non ho letto quel libro ma so di che parli, l'ho studiato all'univ. Cmq, ho fatto proprio così, ne ho parlato poco al bar con la signora...dicendo appunto che dovevo andare, le ho lasciato il biglietto da visita dicendole che ne avremo parlato meglio. Ci siamo sentite al tel e abbiamo fissato un appuntamento...nel momento in cui ho stabilito il prezzo lei ha fatto un passo indietro. Mi è sembrato di aver capito che la signora avesse problemi economici...quindi si aspettava che non la facessi pagare forse? in ogni caso la domanda implicita era che la mia consulenza dovesse servire nella "lotta" contro l'ex marito ma ho messo in chiaro che non avrei fatto questo...che avrei osservato la bambina e la loro relazione e che il mio scopo era il benessere della bambina. Era d'accordo...non ha tentennato...si è tirata indietro solamente nel momento in cui le ho comunicato il prezzo. So che è difficile spiegarvi con precisione com'è andata....non ci siamo incontrate al bar per fare una consulenza psicologica..ma per altro e lei ne ha colto l'occasione per accennarmi il problema. Era ancora tutto da costruire...ma non mi andava di fare la consulenza gratis...ho percepito un tentativo di manipolazione da parte sua nei miei confronti....non so se sono riuscita a spiegarmi bene....
Cocca, secondo me ti sei comportata in modo corretto ed adeguato alla situazione allora, ed hai fatto benissimo a non accettare di fare comunque e gratuitamente la consulenza, dal momento che esiste un tariffario che va osservato e rispettato anche dal paziente.
Mi sembra strano però che la signora, pur essendo, come hai riferito, manipolatoria nei tuoi confronti, non prevedesse di darti un compenso al termine della consulenza e che tu gliel'avresti presentato...
e quindi per quale motivo l'avrebbe fatto secondo te?
Sulla base di quello che hai raccontato, mi è venuto il dubbio che questa persona non abbia capito che tu eserciti la professione seriamente, presso uno studio, forse credeva che l'incontro con la figlia dovesse avvenire più ad un livello amichevole, informale (tant'è che ti aveva proposto di vederla a casa) e quindi non aveva nemmeno l'aspettativa di doverti pagare...ma è solo un'ipotesi....
ma gli ho proposto di venire nello studio.....gli ho spiegato che affitto la stanza di medici all'occorrenza....lei mi ha proposto di andare a casa sua perchè la bimba si sarebbe chiusa e non mi avrebbe parlato nel mio studio, vedendomi appunto come dottoressa...il suo intento era di farmi passare come un'amica in modo che si aprisse meglio...non credo di aver dato quest'impressione e seppure è stato così non so proprio cosa avrei potuto fare...
Ora non esageriamo con tutti questi ragionamenti e dietrologie: sei semplicemente incappata in una persona che non voleva pagare come ce ne sono purtroppo a milioni. Il perchè non deve riguardarti, dato che non è tua paziente, però potrebbe essere: ignoranza, svalutazione del lavoro altrui o più probabilmente mediocrità. Ad ogni modo tu vai avanti per la tua strada e non ti curare di approfondire argomenti che portano ad una strada senza uscita, investi nel tuo lavoro e dedica energie e pensieri ai pazienti motivati, così ne ricaverai molta più soddisfazione. Magari questa esperienza ci insegna a stare più attenti nel valutare la motivazione delle persone.:approved:
per fortuna cmq il percorso non è mai iniziato...per cui non ho sprecato tempo nè energie...però la questione mi ha fatto riflettere!!! cmq grazie per i vostri pareri :D
cmq per promuovere la nostra professione stavo pensando di rivolgermi ai farmacisti, effettuando consulenze a basso costo nelle farmacie (ovviamente solo le prime consulenze per ogni paziente). Che ne pensate?
comunque secondo me di queste cose è meglio discuterne con un supervisore o eventualmente in privato, non pubblicamente sul forum
mah, secondo una cosa non esclude l'altra! io sono per la condivisione di esperienze....siamo tra colleghi, in un forum di psicologia...e non ho fatto (ovviamente) nomi!
Questo vale solo per la psicoterapia... colloqui, stostegno, diagnosi sono tutte nostre competenze e non necessitiamo di alcuna specializzazione. Batsa sminuire il ruolo dello psicologo per esaltare la psicoterapia... ma ci prendete la percentuale dalle scuole di specializzazione?!?
Lo psicologo può fare mille cose. Il tirocinio serve proprio ad apprenderne le pratiche. Probabilmente non tutti sonos tati fortunati a trovare tirocini formativi, ma c'è la possibilità di fare stage e volontoriato per recuperare, oltre allo studio. Ragazzi svegliatevi, siamo PROFESSIONISTI a tutti gli effetti. Abbiamo un'albo, un'ordine... delle nostre competenze!!
Sono d'accordo con PiedPiper , lo psicologo non solo può fare le consulenze x legge ma è anche in grado di farle!!!!!! Premetto che ancora non sono laureata, ma fin ora ho acquisito moltissime competenze e credo che l'università insegni molto. Non so dove avete studiato e come ma probabilmente la vostra formazione universitaria non è stata delle migliori. E' vero che la pratica e il tirocinio serve a molto, ma devo dire che con i miei studi (e sono solo alla triennale) mi sento già molto preparata!!!!
Non condivido chi dice che l'università non serve a nulla e che usciti da li non si sa fare niente perchè a me ha insegnato e sta insegnando tanto!!! Poi certo dipende sempre da come si studia...
Sono d'accordo con voi! Io ho acquisito competenza principalmente in quanto da ormai sei anni lavoro nel sociale e lì la gavetta è assicurata...è soprattutto l'esperienza sul campo che ti permette di iniziare la libera professione in modo sicuro, non tanto le nozioni teoriche...