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Riferimento: Psicoterapia in pratica
Citazione:
Originalmente inviato da
neuromancer
Temo che sia azzardato parlare di innovazione qualora si adotti un approccio "qualitativo! (che sarebbe una intervista autoreferenziale su pazienti che presumibilmente non posssono che essere leggermente influenzati dal loro personale investimento in risorse sia emotive che economiche). Prima di Galileo, la maggiorparte delle ricerche era in formato qualitativo. Cioè fuori da ogni controllo sperimentale.
ciaz.
l'innovazione, aimè, non riguarda il metodo ma il fatto stesso di fare ricerca sui risultati.
esistono analisti a cui questo non va giù... anche se non è mi sono chiare le loro motivazioni.
per quanto riguarda il metodo, credo che i metodi quantitativi siano molto validi per tutto tranne che per indagare l'esperienza soggettiva di un essere umano.
senza contare che il decidere di usare misure oggettive, decidere ciò che è misurabile e il come misurarlo "oggettivamente", è prerogativa di soggetti anche loro leggermente influenzati da fattori economici. E immagino che queste misurazioni debbano effettivamente riguardare il paziente "misurato", che come minimo dovrà riempire un modulo a crocette, o addirittura parlare di sé.
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Riferimento: Psicoterapia in pratica
Umpf, come minimo dovreste sottoporre il paziente e il terapeuta alla prova della macchina della verità.:asd:
Sennò potreste intervistare i familiari.:zott:
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Riferimento: Psicoterapia in pratica
Citazione:
Originalmente inviato da
marco_84
l'innovazione, aimè, non riguarda il metodo ma il fatto stesso di fare ricerca sui risultati.
esistono analisti a cui questo non va giù... anche se non è mi sono chiare le loro motivazioni.
per quanto riguarda il metodo, credo che i metodi quantitativi siano molto validi per tutto tranne che per indagare l'esperienza soggettiva di un essere umano.
senza contare che il decidere di usare misure oggettive, decidere ciò che è misurabile e il come misurarlo "oggettivamente", è prerogativa di soggetti anche loro leggermente influenzati da fattori economici. E immagino che queste misurazioni debbano effettivamente riguardare il paziente "misurato", che come minimo dovrà riempire un modulo a crocette, o addirittura parlare di sé.
Guarda, rimaniamo nel tema, lascia stare l'esperienza soggettiva che non può essere misurata. La mia era una osservazione sul fatto che per te sia innovativo una analisi qualitativa. Che finisce per essere ampiamente soggettiva (iatrogena in clinica).
Vi è un fondamentale spartiacque quando ci si addentra nella clinica in quanto non è possibile poter usifruire di certezze almeno probabilistiche come nelle scienze forti. Ciò non toglie che si possa fare uno sforzo epistemologico entro il quale far confluire l'apporto interdisciplinare delle scienze della vita, penso alle neuroscienze, alla etologia, alla sistemica, alla psicologia evolutiva.
ciaz.
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Citazione:
Originalmente inviato da
neuromancer
Guarda, rimaniamo nel tema, lascia stare l'esperienza soggettiva che non può essere misurata. La mia era una osservazione sul fatto che per te sia innovativo una analisi qualitativa. Che finisce per essere ampiamente soggettiva (iatrogena in clinica).
ripeto, ciò che a quanto pare è una novità per almeno una parte della psicoanalisi, è la ricerca sui risultati.
cosa che fatico a comprendere.
sul fatto che un analisi dei risultati di questo tipo sia qualitativa e quindi soggettiva, non ci piove. Il soggettivo è il suo oggetto.
è anzi molto importante essere consapevoli di ciò e non nascondersi dietro all'illusione di poter usare metodi "oggettivi".
Citazione:
Vi è un fondamentale spartiacque quando ci si addentra nella clinica in quanto non è possibile poter usifruire di certezze almeno probabilistiche come nelle scienze forti.
secondo me il problema di misurare qualità di esperienza che chiamerei fenomenologiche con strumenti oggettivanti da "scienze forti" non si pone nemmeno.
Ma se invece di un soggetto abbiamo un ente caratterizzato da una collezione di sintomi a cui un manuale legato alle case farmaceutiche attribuisce l'arbitraria etichetta X, allora sì, immagino che possiamo usare qualunque metodo da "scienza forte", perché il soggetto non c'è più.
E non deve esserci, proprio perché renderebbe impossibile quella "scienza dura" tanto rassicurante quanto illusoriamente scientifica.
Per questo, se parliamo di risultati delle terapie, la questione del soggettivo non può mai essere "lasciata stare"... è proprio il fulcro della questione.
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Citazione:
Originalmente inviato da lalangue
Per rispondere in maniera più approfondita a Char_lie, la psicoanalisi ha svariati punti di vista etici, a seconda dell'orientamento (postfreudiani, postkleiniani, lacaniani e -ani di varia fattura).
Quello in cui mi sento più a mio agio è quello della responsabilità: il paziente deve arrivare a farsi carico del proprio desiderio inconscio. Il mio modo di vedere la relazione analitica è quello del rispetto del desiderio inconscio e di una sua esplorazione senza giudizi di sorta. Alla fine del trattamento il paziente sarà in grado di decidere se, come e in che misura farsi carico del suo desiderio inconscio, ovvero della parte di sé che è sempre un po' "fuori fase".
Ma una persona lalangue perché si è rivolta a te? La domanda di aiuto in cosa consiste: nel farsi carico di qualcosa? Figli a carico, moglie a carico, e pure desideri a carico…
Quello che mi chiedo io è se quel che dai tu e quel che viene richiesto da una persona che si rivolge a te coincidono abbastanza.
Se per un certo modo di vedere le cose cercare di soddisfare le richieste del soggetto ossia di una persona rappresenta una collusione, come diavolo si fa ad aiutare qualcuno, lo si aiuta non aiutandolo affatto?
Tu ti senti a tuo agio “nel rendere responsabile l’altro”, ma l’altro come si sente? Quando affermi “L’altro deve arrivare a farsi carico del proprio desiderio inconscio” ecco questo “deve” che usi nella frase non è casuale secondo me e la dice anche lunga sul tipo di intervento adoperato. Io in un modo o nell’altro certe manovre le avverto.
Secondo me un’altra persona “non deve fare proprio nulla” se non ha motivi suoi personali che la spingono a fare quel qualcosa e ad agire in qualche modo nei suoi interessi (i suoi, non i tuoi o della psicoanalisi o dell’etica). Il tuo punto di vista etico piazza dei “lei deve” qua e là all’altro là dove non è affatto detto che l’altro senta qualcosa prima che tu gliel’hai ripetuto cento volte… Cos’è questa se non una forma di rieducazione?
Secondo me guarda può darsi anche che quel che si fa è efficace, io comunque mi chiedo ancora prima se è un qualcosa che serve davvero a me personalmente. Io dubito che rappresenti un qualcosa che serve a tutti in generale.
Effettivamente però sono d’accordo con Marco riguardo al fatto che in fin dei conti ed in ultima analisi sono i soggetti stessi che devono giudicare la qualità o il valore di un intervento, il valore da dare a qualcosa però va distinto dall’efficacia dell’intervento stesso nel caso in cui questo intervento rappresenti una tecnica per far qualcosa (secondo qualcuno). Possiamo dar valore soggettivamente ed amare pratiche di pranoterapia, di astrologia e così via, ma se si vuol misurare l’efficacia di queste pratiche nel conseguire un qualche scopo determinato, il giudizio di valore di questo o quel soggetto non è significativo e non avvalora la verità di alcuna delle tesi in gioco.
Possiamo amare i suoni che produce un pianoforte, ma da questo non possiamo di certo dedurre che sia accordato, potremmo anche non possedere le competenze e gli strumenti necessari per giudicarlo e verificarlo soggettivamente, anche se soggettivamente siamo capacissimi di avvertire che quel tipo di suoni ci piacciono.
Degli interventi possono in generale non funzionare effettivamente nel conseguire certi scopi, ma avere comunque un certo valore per molte persone. Non vale la regola “se funziona in questo modo ha valore ed è utile, se non funziona in questo modo non ha valore ed è inutile”.
Uno scopo definitivo e generale l’arte ad esempio non sembra a quanto pare averlo, eppure piace ed interessa a molte persone. Il punto importante da notare a mio avviso è che nessuna forma d’arte pretende d’essere una tecnica per conseguire chissà quali scopi, né di essere una cura che va a posizionarsi all'interno della medicina.
Ora se le psicoterapie e gli psicoterapeuti pretendono che quel che fanno sia considerata una cura per curare qualcosa, l’ho già detto prima, questo significa ammettere che adoperano delle tecniche, inoltre questo significa che pretendono anche in qualche modo che quel che fanno venga posizionato all'interno del settore medico e riconosciuto come cura. Visto che le risorse stanziate da uno stato per la salute dovranno essere poi adoperate per questo tipo di interventi è ovvio che poi qualcuno particolarmente rompi scatole (visti tutti questi interessi in gioco), cercherà di andare a vedere se le cose stanno così come viene affermato da questo o quel clinico. Tutto questo non ha molto a che fare con il fatto che queste pratiche abbiano un’utenza e che questa utenza ne faccia uso e le giudichi come un qualcosa che per loro ha un grande valore.
Possiede un’utenza entusiasta che valorizza certi tipi di pratiche, il cinema trash, la poesia, il death metal, le pratiche sataniche, scientology, lo yoga, il porno e così via… La gerarchia di valori da dare a cose, persone e attività varie può essere molto diversa e variare da persona a persona. Può capitare che moltissime persone leggano l'oroscopo sostenendo magari pure che quel che c'è scritto è vero, ma questo non può rappresentare alcuna prova, per chi usa un minimo di raziocinio, per stabilire che gli astrologi siano capaci di predire gli avvenimenti futuri. Ovviamente se c'è un'utenza dei motivi diversi e variegati ci saranno pure ma non hanno necessariamente a che fare col fatto che un certo tipo di efficacia nel fare uso di quel tipo di pratica esiste davvero.
Saluti
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Riferimento: Psicoterapia in pratica
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Originalmente inviato da
Char_Lie
Ma una persona lalangue perché si è rivolta a te? La domanda di aiuto in cosa consiste: nel farsi carico di qualcosa? Figli a carico, moglie a carico, e pure desideri a carico…
Quello che mi chiedo io è se quel che dai tu e quel che viene richiesto da una persona che si rivolge a te coincidono abbastanza.
Se per un certo modo di vedere le cose cercare di soddisfare le richieste del soggetto ossia di una persona rappresenta una collusione, come diavolo si fa ad aiutare qualcuno, lo si aiuta non aiutandolo affatto?
Tu ti senti a tuo agio “nel rendere responsabile l’altro”, ma l’altro come si sente? Quando affermi “L’altro deve arrivare a farsi carico del proprio desiderio inconscio” ecco questo “deve” che usi nella frase non è casuale secondo me e la dice anche lunga sul tipo di intervento adoperato. Io in un modo o nell’altro certe manovre le avverto.
Secondo me un’altra persona “non deve fare proprio nulla” se non ha motivi suoi personali che la spingono a fare quel qualcosa e ad agire in qualche modo nei suoi interessi (i suoi, non i tuoi o della psicoanalisi o dell’etica). Il tuo punto di vista etico piazza dei “lei deve” qua e là all’altro là dove non è affatto detto che l’altro senta qualcosa prima che tu gliel’hai ripetuto cento volte… Cos’è questa se non una forma di rieducazione?
Secondo me guarda può darsi anche che quel che si fa è efficace, io comunque mi chiedo ancora prima se è un qualcosa che serve davvero a me personalmente. Io dubito che rappresenti un qualcosa che serve a tutti in generale.
Effettivamente però sono d’accordo con Marco riguardo al fatto che in fin dei conti ed in ultima analisi sono i soggetti stessi che devono giudicare la qualità o il valore di un intervento, il valore da dare a qualcosa però va distinto dall’efficacia dell’intervento stesso nel caso in cui questo intervento rappresenti una tecnica per far qualcosa (secondo qualcuno). Possiamo dar valore soggettivamente ed amare pratiche di pranoterapia, di astrologia e così via, ma se si vuol misurare l’efficacia di queste pratiche nel conseguire un qualche scopo determinato, il giudizio di valore di questo o quel soggetto non è significativo e non avvalora la verità di alcuna delle tesi in gioco.
Possiamo amare i suoni che produce un pianoforte, ma da questo non possiamo di certo dedurre che sia accordato, potremmo anche non possedere le competenze e gli strumenti necessari per giudicarlo e verificarlo soggettivamente, anche se soggettivamente siamo capacissimi di avvertire che quel tipo di suoni ci piacciono.
Degli interventi possono in generale non funzionare effettivamente nel conseguire certi scopi, ma avere comunque un certo valore per molte persone. Non vale la regola “se funziona in questo modo ha valore ed è utile, se non funziona in questo modo non ha valore ed è inutile”.
Uno scopo definitivo e generale l’arte ad esempio non sembra a quanto pare averlo, eppure piace ed interessa a molte persone. Il punto importante da notare a mio avviso è che nessuna forma d’arte pretende d’essere una tecnica per conseguire chissà quali scopi, né di essere una cura che va a posizionarsi all'interno della medicina.
Ora se le psicoterapie e gli psicoterapeuti pretendono che quel che fanno sia considerata una cura per curare qualcosa, l’ho già detto prima, questo significa ammettere che adoperano delle tecniche, inoltre questo significa che pretendono anche in qualche modo che quel che fanno venga andato a posizionare all'interno del settore medico e riconosciuto come cura. Visto che le risorse stanziate da uno stato per la salute dovranno essere poi adoperate per questo tipo di interventi è ovvio che poi qualcuno particolarmente rompi scatole (visti tutti questi interessi in gioco), cercherà di andare a vedere se le cose stanno così come viene affermato da questo o quel clinico. Tutto questo non ha molto a che fare con il fatto che queste pratiche abbiano un’utenza e che questa utenza ne faccia uso e le giudichi come un qualcosa che per loro ha un grande valore.
Possiede un’utenza entusiasta che valorizza certi tipi di pratiche, il cinema trash, la poesia, il death metal, le pratiche sataniche, scientology, lo yoga, il porno e così via… La gerarchia di valori da dare a cose, persone e attività varie può essere molto diversa e variare da persona a persona. Può capitare che moltissime persone leggano l'oroscopo sostenendo magari pure che quel che c'è scritto è vero, ma questo non può rappresentare alcuna prova, per chi usa un minimo di raziocinio, per stabilire che gli astrologi siano capaci di predire gli avvenimenti futuri.
Saluti
Post interessante; hai sbagliato solamente una cosa: "chi ha moglie e figli a carico, cerca uno sgravio fiscale, e non uno psicologo" eh eh eh:asd:
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Riferimento: Psicoterapia in pratica
Ma il paziente dall'analista non ci va perchè è convinto di essere malato!:zott:
Ci va perchè è convinto di avere un approccio sbagliato alla vita che lo danneggia facendolo star male!
Es, vado agli esami, mi emoziono e non riesco a rendere, oppure non riesco a rapportarmi con le persone e sono sempre arrabbiato e vado da uno per avere una visione, un'analisi dei miei comportamenti.
Dov'è che sbaglio? Cosa posso migliorare, cosa posso cambiare?
Perchè anni fa si andava dall'"anziano"?
Uguale.
E' ovvio che lo psy poi fa lastessa cosa professionalmente, ma tutto questo discorso del "medico" e "paramedico" è fuorviante!
Freud scelse di parlarci con la gente, invece di legarla al letto, e ora si vuol ritornare a mischiare le cose?
Non è logico ed è anche sminuente che il lavoro dello psicologo sia considerato una cura medica: per la cura medica c'è lo psichiatra, ovviamente dove occorre.
Qualunque persona può sottoporsi a terapia psicologica senza soffrire di alcun disturbo psichico, viceversa lo psichiatra deve curare solo i malati, non quelli sani!( saranno tre in tutto, invece gli psichiatri prosperano, chissà perchè)
Poi bisogna distinguere i sani dai malati, ma questo è un altro discorso.
Se ne potrebbero scoprire delle belle!
Pagherei a sapere se le diagnosi vengono sottoposte a verifiche "scientifiche".
Perchè se parlate di "efficacia", bisognerà che stabiliate il punto di partenza, prima di quello di arrivo.
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Riferimento: Psicoterapia in pratica
Citazione:
Originalmente inviato da complicata
Qualunque persona può sottoporsi a terapia psicologica senza soffrire di alcun disturbo psichico, viceversa lo psichiatra deve curare solo i malati, non quelli sani!( saranno tre in tutto, invece gli psichiatri prosperano, chissà perchè)
Poi bisogna distinguere i sani dai malati, ma questo è un altro discorso.
Per me nemmeno si pone il problema di distinguere chi è sano da chi è malato, il punto è sempre stabilire per ogni singola persona che significa in fin dei conti per questa vivere meglio, ecco che così al livello soggettivo si può sapere cosa significa accedere ad uno stato di salute migliore.
Una cura è efficace o no perché modifica certi assetti, poi risulterà utile o meno se questo o quel soggetto giudica che quel tipo di cura gli permette di accedere ad uno stato di salute migliore secondo il suo metro di valori.
Se anche io fossi malato secondo un qualche psichiatra in fin dei conti quelle che lui considera cure per farmi star meglio per me non è detto che rappresentino affatto qualcosa del genere; perché magari dal mio punto di vista non mi permettono di accedere ad uno stato di salute migliore. In ultima analisi per me insomma non rappresenterebbero tecniche che mi potrebbero servire in qualche modo per star meglio perché può darsi che apportano cambiamenti che secondo il mio metro di giudizio attuale non risultano migliorativi per quanto riguarda la mia esistenza in generale. Da sano potrei essere anche molto più infelice di quando ero malato secondo questo o quel tizio.
La medicina per me rappresenta un'insieme di tecniche trasformative (che per essere utili a qualcuno dovrebbero risultare quanto meno efficaci), non credo che però i medici possano giudicare cosa sia davvero più sano per una persona e quindi nemmeno chi risulta sano e va quindi non curato in alcun modo e chi invece malato e curato. L'eutanasia ad esempio pone dilemmi del genere, ma la medicina è una scienza, non un'etica e non può prendere decisioni del genere.
I medici e nemmeno alcuno psicologo, e nessuno psicoanalista o grande saggio anziano possiede alcuna competenza in più rispetto a noi stessi per dirci se e quando la vita valga la pena d'essere vissuta.
Saluti
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Riferimento: Psicoterapia in pratica
Una competenza in più potrebbe essere saper ascoltare le persone, mica tutti lo sanno fare.
Di solito chiunque ti vuol "curare", a modo suo, lo psicoanalista dovrebbe essere una delle poche persone formata a non aver pregiudizi, ad avere la mente aperta, a farci riflettere e parlare senza preconcetti, senza obiettivi, senza orpelli, senza preoccupazioni di risultati,ce ne sono già tante, nella vita.
Io penso che il primo risultato dell'"efficacia" di una terapia, ed è già tanto, è se il terapeuta riesce a essere "qualcuno" per il suo paziente.
Il che non è affatto scontato.
Sarò un'idealista.:)
Per questo a me innervosisce l'idea che la psicoterapia sia considerata "scientificamente".
Secondo me non è una scienza,nel senso ortodosso, come può essere la chimica, la fisica, casomai lo è nel senso etimologico del termine, cioè "conoscenza", e ridurla alle leggi della sperimentazione scientifica, è andar contro al principio stesso che la ispira.
Era un principio rivoluzionario, al tempo, ne convieni?
Tutto il resto è un derivato, tant'è vero che gli psichiatri a volte si danno da fare per diventare semplici psicologi, (quando si dimenticano le pasticche, naturalmente)
L'avete mai visto uno psichiatra all'opera?:)
" Signora, non si preoccupi, finchè si immagina di ammazzare qualcuno, e non lo mette in atto, è tutto normale.":)
Poi, sai, le leggi della società, del passaggio di denaro, sono sempre sovrane in questo mondo...bisogna sempre dimostrare e render conto a qualcuno.
Perciò capisco che tutto quello che dici è vero.
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Riferimento: Psicoterapia in pratica
Citazione:
I medici e nemmeno alcuno psicologo, e nessuno psicoanalista o grande saggio anziano possiede alcuna competenza in più rispetto a noi stessi per dirci se e quando la vita valga la pena d'essere vissuta.
E' esattamente questa la cifra etica della psicoanalisi.
Saluti,
ikaro
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Citazione:
Originalmente inviato da
ikaro78
E' esattamente questa la cifra etica della psicoanalisi.
Saluti,
ikaro
Interessante: definire esatta accezione di cifra, esatta accezione di etica, esatta accezione di della.:asd:
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Riferimento: Psicoterapia in pratica
Citazione:
Interessante: definire esatta accezione di cifra, esatta accezione di etica, esatta accezione di della.:asd:
Non ho capito niente!
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Citazione:
Originalmente inviato da
ikaro78
Non ho capito niente!
Una volta tanto!
Un po' per uno!:P
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Citazione:
Originalmente inviato da ikaro78
E' esattamente questa la cifra etica della psicoanalisi.
Ma in pratica non è così Ikaro, se no non riesco a spiegarmi perché molti psicoanalisti anche presenti qui nel forum attaccano le tecniche volte ad eliminare i sintomi. Voi psicoanalisti che motivi avreste di attaccarle se non dal punto di vista dell'utilità e quindi da un punto di vista etico? :mumble:
Certo un farmaco o una terapia che attenua dei sintomi (di cui una persona si vorrebbe liberare) e che tutto sommato funziona non risolve i problemi esistenziali di questa persona, ma visto che voi stessi ammettete che la psicoanalisi non possiede bacchette magiche, la critica rispetto alla non soluzione dei problemi a monte contro questo tipo di cure ed interventi è debole, perché voi stessi ammettete di non possedere soluzioni. Voi dite che avete in mano qualcosa di meglio, ma cos'è e a cosa serve questo “meglio” di cui parlate? Risolvete i problemi esistenziali a monte? Sembra di no, cosa fate allora in sostanza? Chiarito questo saranno le persone poi a scegliere quale tecnica o intervento risulta più utile alla loro situazione attuale con giudizio e cos'è davvero ”meglio” per loro (ammesso che esista qualcosa che rappresenti realmente un qualcosa di meglio per loro), non è il vostro giudizio su cos'è meglio che interessa ad un possibile utente, ma cosa permette di ottenere effettivamente il vostro tipo di intervento, se questo intervento corrisponde ad una qualche tecnica per far qualcosa. Poi se la psicoanalisi non è una tecnica (medica) per modificare qualcosa di specifico nemmeno è importante... Però questo bisogna dirlo... Se volete essere venditori onesti, da venditori onesti mostrate la merce per quello che è senza aggiungere proprietà che non siete così sicuri che questa merce possiede: affermate ad esempio solo che vendete colloqui di un’ora (o di due ore) a settimana che si tengono in una stanza… Non si sa bene per far cosa. Se invece avete anche intenzione di aggiungere che tutto questo serve e risulta efficace per ottenere certi risultati, accennando anche soltanto vagamente a certe forme di benessere, beh non ve la dovete prendere poi con chi fa domande per capire in cosa consistono questi risultati e questo benessere e con chi poi vuole andare a verificare che le cose stanno proprio così come affermate cercando di osservarlo effettivamente. Anche se qualcuno va a vedere un film o legge un romanzo può dire che la cosa gli ha dato dei benefici, ma da questo ad arrivare a dire che guardare certi film o romanzi rappresenta una cura per guarire da qualcosa ce ne vuole.
Non è difficile notare che il meccanismo che ho esposto siete voi stessi ad innescarlo, i cosiddetti detrattori siete voi stessi che ve li andate a cercare aizzandoli contro di voi, perché da un lato lasciate trapelare tutte queste pretese di riconoscimento (qualcuno qui nel forum, mi sembra luigi, ha riportato una citazione in cui veniva affermato addirittura che la psicoanalisi permette di liberare l’uomo, ma vi faccio notare che nessun’altra disciplina ha pretese del genere, soprattutto perché bisognerebbe chiarire prima di tutto da cosa un uomo si sente imprigionato per poterlo poi riuscire a liberare) dall’altro non volete essere poi sottoposti a certe forme di verifica che questi tipi di riconoscimento implicano.
Insomma se la psicoanalisi non è una teoria scientifica e non è una tecnica che serve a raggiungere nulla di specifico ditelo chiaramente, così vi tirate fuori onestamente anche da ogni forma di osservazione e verifica empirica senza rischiare di finire nel folto gruppo dei ciarlatani delle varie “scienze occulte” che sostengono spesso di poter sondare nel “profondo” l’esistenza umana e non umana con strumenti che sfuggono ad ogni controllo razionale.
Alla fine sarà comunque poi l'utenza a scegliere quel che preferisce davvero al di là di ogni efficacia (se non è l’efficacia nell’ottenere certi risultati quel che a questa interessa), però l’utenza va comunque informata nel caso in cui una “terapia” non sia così trasparente nei confronti degli obiettivi e riguardo alla sua efficacia nei confronti di questi ultimi (nel caso in cui questi siano ben delimitati e chiari).
Saluti
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Riferimento: Psicoterapia in pratica
Citazione:
Ma in pratica non è così Ikaro, se no non riesco a spiegarmi perché molti psicoanalisti anche presenti qui nel forum attaccano le tecniche volte ad eliminare i sintomi. Voi psicoanalisti che motivi avreste di attaccarle se non dal punto di vista dell'utilità e quindi da un punto di vista etico? :mumble:
Certo un farmaco o una terapia che attenua dei sintomi (di cui una persona si vorrebbe liberare) e che tutto sommato funziona non risolve i problemi esistenziali di questa persona, ma visto che voi stessi ammettete che la psicoanalisi non possiede bacchette magiche, la critica rispetto alla non soluzione dei problemi a monte contro questo tipo di cure ed interventi è debole, perché voi stessi ammettete di non possedere soluzioni.
Beh, che “in pratica non è così” è una tua personale opinione fondata su un’esperienza di psicoterapia spuntata, o almeno così mi pare di ricordare, e francamente mi sembra un po’ poco per dare un giudizio così lapidario, poi riconosco che non sia del tutto infondato, però come sempre corri il rischio di buttare via il bambino con l’acqua sporca, e visto che ti piace così tanto… Fai pure! Qui sul forum si discute, più o meno in buona fede, ognuno argomenta come può e cerca di portare avanti alcune idee, non sottovaluterei il fatto che la maggior parte della gente che scrive, se non tutti, è comunque gente in formazione, spesso agli inizi, quindi di psicoanalisti qui non so se ce ne sono. E’ vero che ci si attacca a vicenda, sia qui che fuori, si attaccano le tecniche volte ad eliminare i sintomi perché queste, da un punto di vista psicoanalitico, hanno un limite ed anche un rischio, che vengono molto spesso sottovalutati dai clinici: togliere il sintomo spesso è più dannoso del sintomo stesso (in alcuni casi può portare anche ad uno scompenso psicotico) e di questo credo che un clinico debba tenere conto, visto che ha una responsabilità nel suo operare e visto che il suo operare può avere degli effetti sulla persona che a lui si rivolge. Non è solo una questione di interessi di bottega. Che poi per te questa sia una critica ‘debole’ non so che farci, dipende dai punti di vista, a me non sembra ‘debole’ da un punto di vista etico e nemmeno da un punto di vista clinico (come accennavo poco sopra), certamente non è ‘debile’, perché problematizza delle cose che la ricerca scientifica ad esempio non prende minimamente in conto, si vedano ad esempio gli studi sull’efficacia delle psicoterapie, a cui abbiamo accennato in questa discussione. Che poi ti dirò, una psicoanalisi può anche accompagnarsi ad una terapia farmacologica o a qualsiasi altro intervento sintomatico, non sono cose che necessariamente si escludono, certo non sarà lo psicoanalista a somministrare farmaci o a far rilassare il paziente, ma le due cose non si escludono a priori, e non sarà certo lo psicoanalista a impedirlo al paziente, non so lo psicoterapeuta cosa direbbe.
Citazione:
Voi dite che avete in mano qualcosa di meglio, ma cos'è e a cosa serve questo “meglio” di cui parlate? Risolvete i problemi esistenziali a monte? Sembra di no, cosa fate allora in sostanza? Chiarito questo saranno le persone poi a scegliere quale tecnica o intervento risulta più utile alla loro situazione attuale con giudizio e cos'è davvero ”meglio” per loro (ammesso che esista qualcosa che rappresenti realmente un qualcosa di meglio per loro), non è il vostro giudizio su cos'è meglio che interessa ad un possibile utente, ma cosa permette di ottenere effettivamente il vostro tipo di intervento, se questo intervento corrisponde ad una qualche tecnica per far qualcosa.
No, infatti “non risolvono i problemi a monte”, è bene chiarirlo, però se ti interessa sapere che cosa fa uno psicoanalista o che tipo di giovamento puoi trarre da una psicoanalisi puoi sempre rivolgerti a uno psicoanalista e chiederglielo, poi puoi scegliere se la cosa può fare al caso tuo o no. Se non ti è possibile chiedere in questo momento, puoi anche provare a leggere qualcosa.
Citazione:
Poi se la psicoanalisi non è una tecnica (medica) per modificare qualcosa di specifico nemmeno è importante... Però questo bisogna dirlo...
Sì, bisogna dirlo, questo è verissimo. Però alcuni lo dicono e lo scrivono anche, altri invece non ce l’hanno chiaro nemmeno loro, su questo non posso certo darti torto…
Citazione:
Se volete essere venditori onesti, da venditori onesti mostrate la merce per quello che è senza aggiungere proprietà che non siete così sicuri che questa merce possiede: affermate ad esempio solo che vendete colloqui di un’ora (o di due ore) a settimana che si tengono in una stanza… Non si sa bene per far cosa.
Beh, questa è la tua esperienza, se qualcuno “ha aggiunto proprietà alla sua merce”, proprietà che la merce non aveva, hai fatto bene a lasciarlo.
Citazione:
Se invece avete anche intenzione di aggiungere che tutto questo serve e risulta efficace per ottenere certi risultati, accennando anche soltanto vagamente a certe forme di benessere, beh non ve la dovete prendere poi con chi fa domande per capire in cosa consistono questi risultati e questo benessere e con chi poi vuole andare a verificare che le cose stanno proprio così come affermate cercando di osservarlo effettivamente. Anche se qualcuno va a vedere un film o legge un romanzo può dire che la cosa gli ha dato dei benefici, ma da questo ad arrivare a dire che guardare certi film o romanzi rappresenta una cura per guarire da qualcosa ce ne vuole.
Infatti non credo sia possibile promettere e garantire “efficacia” e “certi risultati”, almeno non prima che si definiscano quali siano questi risultati: se per una persona il risultato è “trovare una fidanzata” questo risultato non può essere garantito in nessun modo. Poi io non me la prenderei affatto, anzi, i colloqui preliminari, che precedono un lavoro analitico vero e proprio, sono pensati anche per questo, ed è giusto che vengano poste queste domande agli psicoanalisti che accolgono una domanda di cura, anche ad esempio su qual è la differenza tra il guardare un film e avere dei benefici e fare una psicoanalisi.
Citazione:
Non è difficile notare che il meccanismo che ho esposto siete voi stessi ad innescarlo, i cosiddetti detrattori siete voi stessi che ve li andate a cercare aizzandoli contro di voi, perché da un lato lasciate trapelare tutte queste pretese di riconoscimento (qualcuno qui nel forum, mi sembra luigi, ha riportato una citazione in cui veniva affermato addirittura che la psicoanalisi permette di liberare l’uomo, ma vi faccio notare che nessun’altra disciplina ha pretese del genere, soprattutto perché bisognerebbe chiarire prima di tutto da cosa un uomo si sente imprigionato per poterlo poi riuscire a liberare) dall’altro non volete essere poi sottoposti a certe forme di verifica che questi tipi di riconoscimento implicano.
Non ricordo l’intervento di Luigi sinceramente, ma sono abbastanza d’accordo con te su questo punto.
Citazione:
Insomma se la psicoanalisi non è una teoria scientifica e non è una tecnica che serve a raggiungere nulla di specifico ditelo chiaramente, così vi tirate fuori onestamente anche da ogni forma di osservazione e verifica empirica
Qui non sono d'accordo, in realtà la psicoanalisi punta proprio a qualcosa di specifico, quel che di più specifico abita un soggetto, quello lì e non un altro, ed è proprio questa specificità che è irriducibile ad ogni forma di osservazione e verifica empirica. Bisogna pur dire che questo risultato non è garantito.
Saluti,
ikaro
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"Togliere il sintomo spesso è più dannoso del sintomo stesso": a me sembra che la psicoanalisi i sintomi li faccia esplodere!
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A me invece quello che ha scritto ikaro mi è piaciuto e tanto. Con una sola rettifica: non è vero che qui non ci sono psicoanalisti. Essere psicoanalista non è solo formazione ed esperienza, ma ascolto, comprensione e soprattutto vita e credo che qui ce ne siano parecchi.
Vivere è una responsabilità personale, Char_Lie, a chi vuoi delegare? All'efficacia, alla scienza, ai risultati?
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Riferimento: Psicoterapia in pratica
Se continuiamo a dire che non sevono studi sull'efficacia, efficienza, che la scienza non ha nulla a che spartire con la psicologia.
Allora sarebbe meglio eliminare la specializzazione obbligatoria psicoterapeutica (d'altronde come già esiste mella maggior parte delle realtà europee), lasciamo che chiunque possa fare terapia, cristalloterapeuti, aromaterapeuti, e w il mesmerismo animale!!!!!:skunk:
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Riferimento: Psicoterapia in pratica
O per me la possono anche fare...non è mica per la specializzazione che li scarto come soluzione.
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Riferimento: Psicoterapia in pratica
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Originalmente inviato da
bella primavera
Se continuiamo a dire che non sevono studi sull'efficacia, efficienza, che la scienza non ha nulla a che spartire con la psicologia.
Allora sarebbe meglio eliminare la specializzazione obbligatoria psicoterapeutica (d'altronde come già esiste mella maggior parte delle realtà europee), lasciamo che chiunque possa fare terapia, cristalloterapeuti, aromaterapeuti, e w il mesmerismo animale!!!!!:skunk:
Il percorso formativo di uno psicoanalista, di qualsiasi corrente di pensiero, è lungo, faticoso e costoso (economicamente, nel senso più pieno del termine).
Gli studi sull'efficacia di una psicoanalisi... il problema sta nel definire accuratamente quale sia il setting dell'esperimento e nel nominare tutte le variabili, volontà del paziente inclusa.
La psicoanalisi, tra le varie cose, mira a riequilibrare il circùito dell'angoscia, senza falsi contatti (leggi: sintomo).
Di sicuro non è la via per far diventare il mondo più bello. A questo problema ci sono svariate soluzioni, tutte precarie: l'amore, il sesso, l'alcool, le droghe, il lavoro, lo studio, fare la maglia, guardarsi un film, leggere un libro.
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Riferimento: Psicoterapia in pratica
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Originalmente inviato da benedetta14
Vivere è una responsabilità personale, Char_Lie, a chi vuoi delegare?
Lo penso anche io, però se qualcuno mette in vendita certe pratiche per vivere meglio poi dovrà pur spiegare quel che afferma. Poi si capisce da questo tipo di discorsi che buona parte della responsabilità riguardo alla delega è di chi li sostiene questi discorsi, salvo poi ritirarla subito questa delega non appena qualcuno si lamenta dei risultati.
La dinamica è questa: una persona si lamenta della propria esistenza, arriva un altro, l'ipotetico "salvatore" che gli dice con questo tipo di intervento ti farò vivere meglio, il primo accetta, visto che probabilmente non ha altro a cui appigliarsi (in queste situazioni le persone finiscono anche in mano a maghi di vario tipo che riescono a spremerli economicamente).
Lungo il percorso però il primo inizia a lamentarsi perché in fin dei conti l'altro dei problemi di cui questo si lamentava non sembra occuparsene affatto e l'unica operazione che ama compiere "Il salvatore" durante questo tipo di intervento è proprio quella di dirgli "Vivere è una responsabilità personale", "Devi fare qualcosa per star meglio", "Devi cambiare così e colà", "Devi assumerti la responsabilità dei tuoi desideri inconsci" e così via... Ma se l'altro aveva intenzione di cambiare così e colà, i problemi che poneva inizialmente non sarebbero proprio esistiti, e così il secondo cerca solo di riscaricare il peso del barile che aveva detto di volersi accollare all'inizio nuovamente sul primo, ma il primo era proprio del peso di quel barile di cui si lamentava!
Questo intervento è paradossale, il "guaritore" cerca di rendere indipendente una persona dal "guaritore" quando poi è stato il "guaritore" stesso a favorirla questa forma di dipendenza coi suoi discorsi iniziali riguardo ad un presunto benessere e miglioramento che avrebbe prodotto il suo intervento.
Ti lamenti con qualcuno che la spesa è pesante, questo arriva fresco fresco e dice "Non preoccuparti migliorerò io la tua situazione, ho un buon sistema", così posi la spesa ed aspetti, dopo un po' questo inizia a rimproverarti, "Eh cosa credi che qualcun altro la porterà per te la spesa!? Comodo voler vivere così!!!" e così via. Non solo non risolve il problema, ma l'intervento risulta davvero irritante. Tanto valeva portare la spesa e lamentarsi del peso.
Non so voi ma io mi sento preso per il sedere quando si mette in moto tutta questa specie di farsa.
A vivere male io vivo male, e per me questo è il punto, se trovo mezzi per star meglio li adopererò e starò meglio, ma alla fine la questione anche della responsabilità per me è ininfluente, anche quando ho delegato tutta la responsabilità su di me o su qualcun altro o su qualcosa o su Dio, per caso starò meglio? :mumble:
Per essere responsabili bisogna pur sapere cosa fare per mettere a posto una situazione che ci sta stretta, io fino ad ora non so nemmeno bene cosa fare e se si può fare realmente qualcosa per quanto riguarda quello che mi sta stretto nella mia esistenza.
Io non dico mai a nessuno che è responsabile di un male se non ho nemmeno in mente io cosa questa persona potrebbe fare per toglierlo davvero quel male di cui si lamenta, se lo sapessi e se esistesse una qualche soluzione che all'altro sta bene, potrei risolvere quel che un altro chiede che sia risolto e potrei mettere a posto le cose, ma io queste conoscenze non le possiedo visto che la mia esistenza a posto per me non lo è, e non ho intenzione di fingermi un "salvatore", nessuno è venuto mai da me a delegare alcunché o a lamentarsi, perché io non credo di avere queste conoscenze e nemmeno ho fatto credere mai a nessuno di avere qualcosa di meglio in mano a differenza vostra. Il momento in cui si diviene responsabili di qualcosa è lo stesso momento in cui si trova una vera soluzione o si suppone di possederne realmente una, io non l'ho ancora trovata e non so nemmeno se esiste.
Saluti
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Riferimento: Psicoterapia in pratica
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La dinamica è questa: una persona si lamenta della propria esistenza, arriva un altro, l'ipotetico "salvatore" che gli dice con questo tipo di intervento ti farò vivere meglio, il primo accetta, visto che probabilmente non ha altro a cui appigliarsi (in queste situazioni le persone finiscono anche in mano a maghi di vario tipo che riescono a spremerli economicamente). Lungo il percorso però il primo inizia a lamentarsi perché in fin dei conti l'altro dei problemi di cui questo si lamentava non sembra occuparsene affatto e l'unica operazione che ama compiere "Il salvatore" durante questo tipo di intervento è proprio quella di dirgli "Vivere è una responsabilità personale", "Devi fare qualcosa per star meglio", "Devi cambiare così e colà", "Devi assumerti la responsabilità dei tuoi desideri inconsci" e così via...
E no caro, questa è la dinamica che c'hai in testa tu!
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Originalmente inviato da
Char_Lie
qualcuno qui nel forum, mi sembra luigi, ha riportato una citazione in cui veniva affermato addirittura che la psicoanalisi permette di liberare l’uomo, ma vi faccio notare che nessun’altra disciplina ha pretese del genere
Mi sarei espresso così? Boh...avrò detto che la psicoanalisi è un sapere che porta al deserto forse, che una certa libertà è possibile anche all'interno del circuito del sintomo, che questa libertà è ciò che l'uomo non vuole, il suo deserto appunto, il tempo del suo inizio...non ricordo la citazione, ma certamente non intendevo sottolineare una presunta cifra prometeica della psicoanalisi! Per questo c'è di meglio! Vedi, anche il termine 'libertà', nel nostro caso, è quanto di più ambiguo possa esistere...in ogni caso, il paziente è 'libero' di percorrere tutte le vie che crede: ma se qualcosa gli fa enigma, come dice ikaro, c'è poco da fare...
Saluti,
Luigi
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Riferimento: Psicoterapia in pratica
Questa discussione, sta prendendo le sembianze di psicoanalisi si, psicoanalisi no.
Mentre la discussione originaria era diversa.
La domanda dell'utente era: quale terapia è consigliata? in base alla sintomatologia? insomma le terapie vanno tutte bene allo stesso modo? tutte curano gli stessi disturbi?
La risposta è si, a livello epistemico, la risposta è no, a livello clinico.
sluti.
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Citazione:
Originalmente inviato da
bella primavera
Questa discussione, sta prendendo le sembianze di psicoanalisi si, psicoanalisi no.
Mentre la discussione originaria era diversa.
La domanda dell'utente era: quale terapia è consigliata? in base alla sintomatologia? insomma le terapie vanno tutte bene allo stesso modo? tutte curano gli stessi disturbi?
La risposta è si, a livello epistemico, la risposta è no, a livello clinico.
sluti.
Sláinte!
La risposta è: dipende dall'ipocrisia, a livello epistemico; non ancora tutti, ma prima o poi tutte le terapie degne di tal nome ce la faranno, perché (in ottica psicoanalitica) non esiste una terapia della psiche che non sia olistica (ma anche il cognitivismo recente penso che sia orientato verso questi lidi).
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Citazione:
Originalmente inviato da
bella primavera
Questa discussione, sta prendendo le sembianze di psicoanalisi si, psicoanalisi no.
Mentre la discussione originaria era diversa.
La domanda dell'utente era: quale terapia è consigliata? in base alla sintomatologia? insomma le terapie vanno tutte bene allo stesso modo? tutte curano gli stessi disturbi?
La risposta è si, a livello epistemico, la risposta è no, a livello clinico.
sluti.
Tanto non c'è niente da fare, nell'immaginario collettivo, è la psicoanalisi la più affascinante, la più controversa, la più.
Vox populi, vox dei:tajo:
Persino gli psy avversi alla psicoanalisi, si preoccupano di seminare i pamphlets contro gli psicoanalisti"flagello dell'umanità", prima che il paziente se ne vada.
E' tutto dire...chissà.
Dipende che interesse c'è dietro, c'è sempre da vendere qualcos'altro?
La storia del mondo è una storia di guerre fra piazzisti?:)
Il mondo è più bello se leggi un libro, bella la frase di Lalangue..
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Originalmente inviato da luigi '84
Mi sarei espresso così? Boh...avrò detto che la psicoanalisi è un sapere che porta al deserto forse, che una certa libertà è possibile anche all'interno del circuito del sintomo, che questa libertà è ciò che l'uomo non vuole, il suo deserto appunto, il tempo del suo inizio...
Ma se una forma di libertà un uomo non la vuole, vuol dire che in fin dei conti non si sente imprigionato affatto dagli impedimenti da cui lo vorresti liberare tu, è da tutt'altri impedimenti ed obblighi che magari questo vorrebbe essere liberato: questo lo riesci ad afferrare?
Ad esempio io non sono certo così libero da poter scegliere ora di andare su Marte, ma questo non è mica detto che sia un impedimento che io senta come oppressivo e che io senta come importante che qualcuno mi liberi da questo tipo di impedimento... Chi se ne frega. Poi non a caso in Italia s'è chiamato tutto uno schieramento "Polo delle libertà" e pure questi c'hanno intenzione di liberare proprio tutti, di liberare tutti da chi gli rompe le palle e crea ostacoli nel cercare di impedire a questi "Difensori della libertà" di fare quello che più gli aggrada (visto che a quanto pare il loro capo è interessato a curare i propri interessi ed in una certa misura quelli dei suoi alleati e scagnozzi per convenienza: ma a noi altri cosa ce ne dovrebbe fregare?).
Proprio perché il termine "libertà" è così ambiguo è meglio non usarlo proprio, si dica da cosa si ha intenzione di liberarci, poi si deciderà se anche per noi altri questi "impedimenti" rappresentano realmente degli "impedimenti".
Io ad esempio, anche fuor di metafora, nel deserto non ci tengo proprio ad andarci :asd:.
Immagina la situazione... Io me ne sto a casa mia tranquillo magari a lamentarmi che è andata via la corrente elettrica e c'ho la roba nel congelatore che va a male ed arriva un "salvatore" (stile testimone di Geova) che mi vuol portare in qualche deserto perché quest'ultimo inizia a farfugliare che mi vuol liberare da tutte queste comodità domestiche, vuol "dislocarmi" facendomi traslocare nel deserto :D. Ma chi glielo ha mai chiesto a nessuno di far questo? Di essere liberato da ciò che a me risulta più comodo?! Io ho intenzione di andare proprio nella direzione opposta, altrimenti semplicemente continuo a lamentarmi delle cose che non mi stanno bene (se proprio non trovo soluzioni soddisfacenti per me). Se una persona volesse davvero aiutarmi in queste situazioni, che mi proponga di portare le mie cose che stanno andando a male nel suo congelatore (se ne possiede uno e a questa funziona) fino a che non torna l'elettricità, oppure mi proponga di non preoccuparmi perché mi darà un risarcimento economico e così via, invece no questo non solo non mi aiuta per nulla ma insiste nel sostenere pure con che mi sta aiutando, ma io poi nei fatti non lo vedo affatto questo aiuto visto che l'altro è interessato soprattutto a liberarmi da degli impedimenti che in fin dei conti lui ha posto per me, ha creato un problema che per me risulta inesistente e che per me non si poneva nemmeno, e questo problema, che sempre lui ha posto per me, vuole aiutarmi paradossalmente a risolverlo pure nei miei interessi!
Ma io non c'entro proprio in tutto questo processo, sono stato messo completamente fuori gioco da tutto questo: quel che risulta problematico e quello da cui vorrei esser liberato io, credo che dovrei in fin dei conti porlo io stesso, non l'altra persona che mi vuol liberare e aiutare, perciò risulta impossibile non voler essere liberati da certi impedimenti qualora però in cosa dovrebbero consistere questi impedimenti è un qualcosa che poniamo noi stessi.
Qualcuno ammazzandoci ad esempio potrebbe argomentare che ci sta liberando da un qualcosa da cui non vorremmo esser liberati... La nostra vita. Ma molti potrebbero preferire di non esser liberati affatto da questo tipo di impedimento.
Io non desidero affatto che qualcuno mi faccia abituare a vivere nel deserto, così poi grazie a questo trasloco (dislocazione) problemi del genere non vengono a crearsi proprio più, voglio soluzioni che abbattano gli impedimenti concreti che a me stanno troppo stretti.
Saluti
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Riferimento: Psicoterapia in pratica
Ma infatti se tu stai bene e sei "a casa tua tranquillo" non vedo perché dovresti aver bisogno di rivolgerti a uno psicoterapeuta/analista. Chi lo fa è perché, non stando affatto bene e tranquillo, cerca un cambiamento, una rivoluzione nel suo modo di esser-ci. Se non ti interessa, nessun analista verrà a citofonarti la domenica mattina :rolleyes:
come ti fu già detto, prendi in considerazione un "life coach". Oppure non fare nulla e continua a lamentarti su questo forum.
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Riferimento: Psicoterapia in pratica
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Originalmente inviato da
Char_Lie
Ma se una forma di libertà un uomo non la vuole, vuol dire che in fin dei conti non si sente imprigionato affatto dagli impedimenti da cui lo vorresti liberare tu, è da tutt'altri impedimenti ed obblighi che magari questo vorrebbe essere liberato: questo lo riesci ad afferrare?
Ad esempio io non sono certo così libero da poter scegliere ora di andare su Marte, ma questo non è mica detto che sia un impedimento che io senta come oppressivo e che io senta come importante che qualcuno mi liberi da questo tipo di impedimento... Chi se ne frega. Poi non a caso in Italia s'è chiamato tutto uno schieramento "Polo delle libertà" e pure questi c'hanno intenzione di liberare proprio tutti, di liberare tutti da chi gli rompe le palle e crea ostacoli nel cercare di impedire a questi "Difensori della libertà" di fare quello che più gli aggrada (visto che a quanto pare il loro capo è interessato a curare i propri interessi ed in una certa misura quelli dei suoi alleati e scagnozzi per convenienza: ma a noi altri cosa ce ne dovrebbe fregare?).
Proprio perché il termine "libertà" è così ambiguo è meglio non usarlo proprio, si dica da cosa si ha intenzione di liberarci, poi si deciderà se anche per noi altri questi "impedimenti" rappresentano realmente degli "impedimenti".
Io ad esempio, anche fuor di metafora, nel deserto non ci tengo proprio ad andarci :asd:.
Immagina la situazione... Io me ne sto a casa mia tranquillo magari a lamentarmi che è andata via la corrente elettrica e c'ho la roba nel congelatore che va a male ed arriva un "salvatore" (stile testimone di Geova) che mi vuol portare in qualche deserto perché quest'ultimo inizia a farfugliare che mi vuol liberare da tutte queste comodità domestiche, vuol "dislocarmi" facendomi traslocare nel deserto :D. Ma chi glielo ha mai chiesto a nessuno di far questo? Di essere liberato da ciò che a me risulta più comodo?! Io ho intenzione di andare proprio nella direzione opposta, altrimenti semplicemente continuo a lamentarmi delle cose che non mi stanno bene (se proprio non trovo soluzioni soddisfacenti per me). Se una persona volesse davvero aiutarmi in queste situazioni, che mi proponga di portare le mie cose che stanno andando a male nel suo congelatore (se ne possiede uno e a questa funziona) fino a che non torna l'elettricità, oppure può propormi di non preoccuparmi perché mi darà un risarcimento economico e così via, invece no questo non solo non mi aiuta per nulla ma insiste nel sostenere pure con insistenza che mi sta aiutando, ma io poi nei fatti non lo vedo affatto questo aiuto visto che l'altro è interessato soprattutto a liberarmi da degli impedimenti che in fin dei conti lui ha posto per me, ha creato un problema che per me risulta inesistente e che per me non si poneva nemmeno, e questo problema che sempre lui ha posto per me, mi vuole aiutare paradossalmente a risolvere questo problema nei miei interessi!
Ma io non c'entro proprio in tutto questo processo, sono stato messo completamente fuori gioco da tutto questo: quel che risulta problematico e quello da cui vorrei esser liberato io, credo che dovrei in fin dei conti porlo io stesso, non l'altra persona che mi vuol liberare e aiutare, perciò risulta impossibile non voler essere liberati da certi impedimenti qualora però in cosa dovrebbero consistere questi impedimenti è un qualcosa che poniamo noi stessi.
Qualcuno ammazzandoci ad esempio potrebbe argomentare che ci sta liberando da un qualcosa da cui non vorremmo esser liberati... La nostra vita. Ma molti potrebbero preferire di non esser liberati affatto da questo tipo di impedimento.
Io non desidero affatto che qualcuno mi faccia abituare a vivere nel deserto, così poi grazie a questo trasloco (dislocazione) problemi del genere non vengono a crearsi proprio più, voglio soluzioni che abbattano gli impedimenti concreti che a me stanno troppo stretti.
Saluti
Lo sapevo che prima o poi ci saresti arrivato! "moglie a carico figli a carico, ed infatti arrivi ora a parlare dello psiconano..il tuo intento è politico e non psicologico!:asd::asd:
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voglio soluzioni che abbattano gli impedimenti concreti che a me stanno troppo stretti.
E quali sono, concretamente, questi impedimenti?
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Originalmente inviato da ikaro78
E quali sono, concretamente, questi impedimenti?
Facendo esempi relazionali spesso vorrei che certi tipi di donne siano interessate a me, ma vorrei riuscire a farle interessare a me e non ad un me trasformato in qualcos'altro. Se rivoluziono tutto come suggerisce Marco poi comunque non mi starà bene, starò male per altri motivi. Io ad esempio ho un carattere piuttosto introverso, ma poi se faccio turbinare anche solo due o tre relazioni intorno a me sto comunque male, così nel tentativo di uscire fuori da una trappola (insomma mi lamento del fatto che non conosco tante persone dell'altro sesso) mi vado a cacciare poi in un'altra trappola (avrò altro di cui lamentarmi, perché poi le relazioni effettive che mi procuro non sono effettivamente quel che andavo cercando immaginariamente e producono in pratica più insoddisfazione che soddisfazione).
Mi servirebbe un qualcosa di alternativo che funzioni effettivamente (distinto dall'andare con le prostitute, cosa che ho già provato) alla quale però proprio non abbia già pensato: se ho già vagliato bene tutte le possibilità beh, allora nessuno mi può aiutare davvero, quel che è storto per me e non può essere modificato... Storto resta.
Gli impedimenti in buona parte per me sono costituiti proprio da come sono fatti gli altri, gli altri con cui ho avuto a che fare e che ho avuto modo di conoscere. In pratica c'è poco da fare io dovrei trovare una specie di universo sociale che mi piaccia davvero, o il modo di modificare quello in cui vivo in qualcosa che mi permetta davvero di affermare senza riserve che mi piace relazionarmi effettivamente, fino ad ora le relazioni non sono riuscito a renderle abbastanza soddisfacenti ed ho esaurito le idee per farle funzionare, se se ne hanno davvero di nuove e diverse io le accolgo volentieri, ma se si ripetono sempre le stesse cose, non mi serve.
Insomma comunque ci tengo a precisare che non dò la colpa a voi psicoanalisti o alla psicoanalisi se non si possono risolvere certe cose, è soltanto una cosa che mi fa rabbia e spesso mi fa rabbia chi dice di possedere delle soluzioni effettive liberatorie quando poi in mano ha le stesse carte che avevo pure io. Io non so se ci siano "cure" per me, forse quel che cerco davvero ancora non è stato creato da nessuno ed io magari non son capace di crearlo ma non ho intenzione di negare il fatto che certe cose così come sono in realtà non mi stanno bene affatto (questa la si può chiamare depressione se volete), ma questa frattura, resta una frattura se non si può sanare veramente senza trucchi.
In conclusione io penso che è molto probabile che per liberare ogni uomo, da quel da cui vorrebbe essere liberato questo uomo, ci sia bisogno di una forma di magia che funzioni davvero e permetta a gran parte dell'immaginario dell'uomo (di quell’uomo) di realizzarsi.
In pratica potrebbe darsi che l'uomo non possa proprio essere liberato in generale se fosse vero che ogni forma ipotetica di magia non può funzionare. Continuano ad esistere parallele alla vita reale sempre delle costruzioni fittizie, la soluzione per me non è rappresentata dall'abituarsi al fatto che le costruzioni fittizie non reggono se poi sono queste che in fin dei conti ci stanno a cuore, bisognerebbe proprio cercare di avvicinare l'esistenza alle costruzioni fittizie ed immaginarie (è l’unica cosa che potrebbe liberare per me), quelle in fin dei conti si amano davvero, spesso non certo la propria esistenza. Se questo non lo si può proprio fare, gli impedimenti di cui parlavo semplicemente permangono.
Saluti
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Originalmente inviato da
lalangue
Sláinte!
La risposta è: dipende dall'ipocrisia, a livello epistemico; non ancora tutti, ma prima o poi tutte le terapie degne di tal nome ce la faranno, perché (in ottica psicoanalitica) non esiste una terapia della psiche che non sia olistica (ma anche il cognitivismo recente penso che sia orientato verso questi lidi).
Mhuire dhùit, a chàra... Abàir thù Gaeilge?
Credo sia la risposta migliore che io abbia letto.
Per parte mia, mi pare che i terapeuti che ho conosciuto, con il tempo, si siano mossi in una direzione "olistica", pur mantenendo un forte aggancio con la teoria nella quale si sono formati.
Però non ne ho incontrato nessuno, che lavorasse da più di dieci anni, disposto a farsi uccidere per la propria teoria di riferimento. Il che a me pare un'ottima cosa.
A livello personale, sono convinto che molti aspetti propri della psicoanalisi esistano, sia pure con altri nomi, anche in altre correnti di pensiero (e, secondo me, è per questo che quasi tutte le psicoterapie funzionano).
Slàinte dhùit
Guglielmo
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Caro Char lie, forse più che l'analista ti serve una scuola di seduzione....eh eh eh
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un'esempio pratico .. :rolleyes:
YouTube - psicanalista :lookat:
:psico:
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