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Riferimento: 3 prova Caso clinico "adulti"
sul dsm-iv ho trovato che il disturbo depressivo maggiore spesso si presenta in comobidità con il disturbo di dismorfismo corporeo , e quando sono presenti entrambi, è possibile formulare tutte e due le diagnosi.Forse è questo caso? che dite? perchè cmq l'idea dei suoi difetti fisici si potrebbe spiegare con la mancanza di autostima e quindi si sente inferiore e brutta, no? oppure voi la vedete come preoccupazione eccessiva tale da creare disagio clinicamente significativo o menomazione nel funzionamento sociale, etc?
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Riferimento: 3 prova Caso clinico "adulti"
Citazione:
Originalmente inviato da
rossipsic
sul dsm-iv ho trovato che il disturbo depressivo maggiore spesso si presenta in comobidità con il disturbo di dismorfismo corporeo , e quando sono presenti entrambi, è possibile formulare tutte e due le diagnosi.Forse è questo caso? che dite? perchè cmq l'idea dei suoi difetti fisici si potrebbe spiegare con la mancanza di autostima e quindi si sente inferiore e brutta, no? oppure voi la vedete come preoccupazione eccessiva tale da creare disagio clinicamente significativo o menomazione nel funzionamento sociale, etc?
ok per l'insufficienza di sintomi di Anoressia, la ragazza è con amenorrea ma per il resto non sembrerebbe avere un disturbo specifico alimentare,magari il suo dimagrimento è dovuto alla Depressione (variazione del 5% del peso corporeo,e dovremmo esserci.). Riguardo il Dismorfismo Corporeo, io non lo escluderei. Stando al DSM IV può presentarsi in comorbidità,basta che i sensi di inadeguatezza fisica vada al di là del senso generico di autosvalutazione tipico della Depressione. E mi sembra questo il caso.
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Riferimento: 3 prova Caso clinico "adulti"
quindi si potrebbero mettere entrambe e fare ipotesi di tratatmento per entrambe, e voi che test mettereste?
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Riferimento: 3 prova Caso clinico "adulti"
ragazze ci sono anche io..non mi sto ancora esercitando sui casi perchè sono un pò indietro con lo studio :sbonk:..però vi seguo:rolleyes:!L'ultimo caso a me sembra un disturbo depressivo e metterei come diagnosi differenziale Anoressia Nervosa e Dismorfismo corporeo, il caso di Michele narcisista (anche se a me ad una prima lettura mi era sembrato paronoide :zott:, però forse è meglio metterlo come diagnosi differenziale e e il primo è disturbo borderline con associato uso di sostanze.
Non so se sia utile ma è un contributo in più :argh:
Presto metto qualche mio commento al caso..presto spero :sbonk:
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Riferimento: 3 prova Caso clinico "adulti"
Secondo me l'ipotesi diagnostica di tovaglia83 va benissimo in quanto apparentemente ad un primo sguardo può sembrare un caso di Anoressia Nervosa, ma in realtà come ben ci sottolinea,non sono soddisfatti tutti i criteri..per quanto riguarda il Dismorfismo la ragazza fa un accenno al suo naso, ai capelli ma non ci descrive una menomazione sociale a causa di un suo difetto corporeo specifico né un'esagerazione della percezione di un difetto fisico; forte è,invece,il suo senso di autosvalutazione, anedonia, annullamento tipico del Disturbo Depressivo maggiore che può colpire anche la percezione del Sé e del suo corpo..ci siamo anche con i tempi (2 mesi)..
Pertanto confermerei l'ipotesi del Disturbo Depressivo Maggiore con una diagnosi differenziale rispetto l'anoressia e il dismorfismo.
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Riferimento: 3 prova Caso clinico "adulti"
io ho un pò di difficoltà a fare la differenziale e invece quando i disturbi possono essere diagnosticate in comorbidità.... Help...
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Riferimento: 3 prova Caso clinico "adulti"
Citazione:
Originalmente inviato da
Emylee83
io ho un pò di difficoltà a fare la differenziale e invece quando i disturbi possono essere diagnosticate in comorbidità.... Help...
io credo che la differenziale vera e propria sia quando devi decidere una diagnosi che non ne permette un'altra. Es un disturbo di attacco di panico o una fobia sociale?ansia generalizzata o indotta da abuso sotanze.....la comorbidità può esserci eccome
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Riferimento: 3 prova Caso clinico "adulti"
ragazze questo è il caso su cui mi sono esercitata a scrivere un commento, volevo condividerlo con voi per suggerimenti e critiche :sbonk:
Traccia I
Michele. 28 anni, si rivolge al Centro di Salute Mentale chiedendo di uno psicologo; è accompagnato da una sorella maggiore, preoccupata dell'intenzione da lui manifestata di lasciare il lavoro. Durante il colloquio (la sorella lo aspetta, su suo invito, in sala d'attesa) appare teso, piuttosto reticente nel parlare di sé e sospettoso. E' stato assunto a lavorare da qualche mese nell'Arma dei Carabinieri e si sente molto angosciato nel portare la Pistola. Egli racconta che è stato il padre 85enne ad averlo spinto ad intraprendere la carriera militare per la quale si è dovuto trasferire in un'altra città. In seguito ad una crisi d'ansia molto forte, gli sono stati dati alcuni giorni di riposo; adesso e a casa in malattia.In precedenza aveva fatto vari lavori precari, terminati perché subentravano incomprensioni con il datore di lavoro.
Spesso si sente in ansia nei rapporti con gli altri per il timore di essere rimproverato per qualcosa.
Da sempre fa vari gesti rituali riguardanti la chiusura delle porte, delle manopole del gas e si sente costretto a ripetere tra sé e sé frasi riguardanti la combinazione tra numeri e oggetti.
Orfano di madre dall'età di 4 anni, è stato cresciuto dalle sorelle maggiori. Ha un corso di studi regolare, ha poche amicizie e una fidanzata a cui cerca di nascondere le sue ansie e i comportamenti ripetitivi: egli infatti, teme che essi potrebbero essere ritenuti strani. Nonostante ciò, egli non può fare a meno di eseguirli.
Il/la candidato/a illustri sinteticamente:
1 )Quale/i ipotesi diagnostica prenderebbe in considerazione, specificando gli aspetti del funzionamento psichico e relazionale della persona;
2) Come procederebbe nella consultazione indicando quali altri dati sarebbero necessari per:
a) avvalorare l'ipotesi diagnostica;
b) disporre di elementi utili ad avanzare ulteriori ipotesi di diagnosi differenziale.
3) di quali strumenti diagnostici intenderebbe avvalersi per raccogliere i dati di cui al punto 2);
4) quali possibili indicazioni di intervento fornirebbe, specificando:
a) se sia necessario ricorrere ad un trattamento psicoterapeutico ed eventualmente, di quale tipo;
b) la metodologia e gli obiettivi dell'intervento ritenuto più idoneo.
5) Le eventuali risorse di rete psico-sociale da attivare.
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Riferimento: 3 prova Caso clinico "adulti"
Michele si presenta al centro di salute mentale, accompagnato dalla sorella che, per sua richiesta, lo attende in sala d’attesa. Ciò che sembra emergere dal colloquio è uno stato d’animo d’ansia prima manifestato dalla sorella, sottoforma di preoccupazione per l’intenzione del fratello di lasciare il lavoro e poi dal modo di relazionarsi di Michele che si mostra teso, racconta di una crisi d’ansia dovuto al suo nuovo lavoro e a causa della quale adesso è in malattia, della sua influenza nei rapporti sociali e dell’intento di nascondere tali sensazioni alla sua ragazza. Da una prima lettura del caso e sottolineando la necessità di ulteriori approfondimenti, alcuni elementi come la presenza di gesti rituali, riguardanti la combinazione tra numeri e oggetti, i comportamenti ripetitivi, l’esigenza di metterli in atto pur riconoscendoli strani e l’influenza sui suoi rapporti sociali, affettivi e lavorativi permettono di ipotizzare la presenza di un Disturbo Ossessivo-Compulsivo. Sono presenti infatti sia pensieri ricorrenti e persistenti, riconosciuti come un prodotto della propria mente e non provenienti dall’esterno come nell’inserzione del pensiero (“si sente costretto a ripetere tra sé e sé la combinazione di numeri e oggetti”), sia compulsioni, comportamenti ripetitivi (“fa vari gesti rituali riguardanti la chiusura delle porte, delle manopole del gas”) che sembrano volti a ridurre l’ansia e il disagio provato e non finalizzati a fornire piacere o gratificazione, vengono inoltre riconosciuti come eccessivi e irragionevoli (“egli infatti, teme che essi potrebbero essere ritenuti strani. Nonostante ciò, egli non può fare a meno di eseguirli”), interferiscono con le relazioni sociali e affettive (“ha poche amicizie e una fidanzata a cui cerca di nascondere le sue ansie e i comportamenti ripetitivi”) e probabilmente anche se non viene espresso esplicitamente con il funzionamento lavorativo (dichiara l’intenzione di lasciare il lavoro per una crisi d’ansia molto forte). Interessante sarebbe indagare se la motivazione e le aspettative ad iniziare un eventuale percorso terapeutico di Michele coincidono con quelle espresse verbalmente dalla sorella o se nascondono bisogni e motivazioni più profonde. Analizzare i fattori scatenanti la sua ansia e le conseguenti compulsioni, in quanto potrebbero essere collegati simbolicamente con il disagio profondo e fornire una possibile chiave di esso. Importante potrebbe essere capire da quale minaccia il soggetto sembra difendersi e la funzione di tali sintomi nella struttura intrapsichica globale. Dalla lettura del caso il fattore scatenante sembra essere il suo nuovo lavoro, che l’ha costretto a cambiare città e che ha accettato sotto incoraggiamento del padre. Per il disagio espresso nel portare la pistola e probabilmente per altri elementi da indagare, Michele ha avuto una crisi d’ansia. Dichiara inoltre che in passato ha dovuto abbandonare altri lavori precari per incomprensioni con il datore di lavoro. Interessante sarebbe indagare la natura e l’intensità di queste incomprensioni e se si sono verificati altri episodi simili prima del caso descritto nel colloquio. Viene infatti affermato che Michele da “sempre” mette in atto vari gesti rituali, ma non viene specificato da quanto tempo e la sua interferenza nel funzionamento globale della persona. Sarebbe opportuno quindi capire se l’intensità e la gravità di essi l’hanno indotto a richiedere precedenti percorsi terapeutici, quali aspettative sono rimaste eventualmente frustrate o deluse e quali effetti hanno avuto sull’evoluzione psichica del paziente. Inoltre il contesto relazionale di Michele richiederebbe degli approfondimenti. Il soggetto dichiara di essere rimasto orfano all’età di 4 anni, di essere stato cresciuto dalle sorelle maggiori, (una delle quali l’accompagna al colloquio) e viene presentata la presenza del padre 85enne che sembra interferire sulle scelte lavorative di Michele. Indagare il modello relazionale del soggetto a tali stressor familiari, potrebbe fornirci indicazioni sul disagio manifestato nel momento in cui chiede il colloquio. Alcuni sintomi possono migliorare con il ridursi della tensione e aumentare in funzione dell’aumento di stress o del ritorno della situazione originaria precipitante che implica un peggioramento della sintomatologia. Inoltre importante sarebbe valutare le forme di adattamento familiare al disagio di Michele, per capirne la funzione e i contributi ad esso. Si potrebbe avanzare eventuale ipotesi di diagnosi differenziale per quanto riguarda il Disturbo d’ansia generalizzato, in quanto emerge una preoccupazione eccessiva comune ai due disturbi ma differente in quanto nel DOC esse non riguardano tipicamente problemi della vita reale, vengono vissute come inappropriate e sono presenti compulsioni che hanno la funzione di alleviare e regolare lo stato d’ansia del soggetto. Inoltre potrebbe essere distinto dal Dist Oss-Comp di Personalità, in quanto pur avendo elementi comuni, quest’ultimo non è caratterizzato dalla presenza di ossessioni e compulsioni, ma da un modo pervasivo di preoccupazione per ordine perfezionismo e controllo che deve iniziare entro la prima età adulta (michele mette in atto i rituali da “sempre”). Oltre ai colloqui di approfondimento ci si potrebbe avvalere anche di strumenti testo logici per fornire un’analisi globale della personalità del soggetto, quali l’MMP-II e la SCID-II.
La persona mostra un buon contatto con la realtà, riconoscendo l’eccessività e l’irrazionalità delle proprie compulsioni. Può quindi essere auspicabile una terapia con enfasi espressiva, due volte alla settimana. Una psicoterapia ad approccio psicodinamico attraverso la rielaborazione dei termini del conflitto mirerebbe a migliorare il funzionamento interpersonale del paziente e a superare le resistenze ad assumere farmaci. In base alla gravità e intensità dei sintomi si potrebbe consigliare l’invio ad uno psichiatra per la prescrizione di farmaci. Un intervento o eventualmente una psicoterapia dinamica della famiglia, qualora fosse disponibile, fornirebbe un’analisi dei fattori che aggravano, attivano o mantengono i sintomi e permetterebbe di valutare se le figure familiari possono essere utilizzate come risorse a cui agganciarsi. Per la presenza di particolari difficoltà in ambito lavorativo e sociale, sarebbe opportuno attivare contatti con l’ambito di lavoro e risorse sociali disponibili. La frequentazione di Centri Diurni all’interno del DSM del territorio, potrebbe essere utile per un riadattamento al funzionamento sociale e lavorativo.
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Riferimento: 3 prova Caso clinico "adulti"
Lo so è troppo lunga e forse avrei dovuta scriverla meglio. Mi devo esercitare anche su questo..che ne pensate? :(
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Riferimento: 3 prova Caso clinico "adulti"
riguardo la diagnosi direi che va bene,alla fine non è che ci siano moltissimi elementi e quindi mi manterrei sul cauto. Ok anche per i test.
riguardo il trattamento, ok per la terapia espressiva (eviterei il due volte alla settimana nel senso che sarei più vaga.è lo psicoterapeuta che poi decide e NOI NON SIAMO PSICOTERAPEUTI :asd: ) riguardo la necessità di un coinvolgimento familiare, parlerei di un intervento di tipo sistemico-familiare più che psicodinamico,che tra l'altro non conosco...
in generale cmq userei di più il condizionale, non mostrerei troppa sicurezza. dobbiamo uscire dall'esame di stato convinti di valere poco e con la necessità inclazante di fare le scuole di specializzazione, tenute a pagamento spesso dagli stessi prof. che ci hanno insegnato.....quindi bisogna usare un vero LOW PROFILE in questa prova :sbonk:
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Riferimento: 3 prova Caso clinico "adulti"
Citazione:
Originalmente inviato da
rossipsic
quindi si potrebbero mettere entrambe e fare ipotesi di tratatmento per entrambe, e voi che test mettereste?
ulteriori colloqui clinici + l'MMPI - II per avere un profilo più adeguato di personalità, la SCID II. altri test specifici per la depressione?
trattamento : psicoterapia di tipo cognitivo-comportamentale al fine di rivedere schemi disfunzionali nella percezione di sè,del suo corpo. inoltre psicoterapia con coinvolgimento della famiglia di tipo sistemico familiare al fine di migliorare la comunicazione interna e gli equilibri familiari.
AREE DA APPROFONDIRE: analisi della domanda e reale motiviazione della ragazza. e' inviata dal medico e si presenta al colloquio con la madre. indagherei maggiormente sui rapporti familiari,padre e madre, ma anche con i fratelli.
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Riferimento: 3 prova Caso clinico "adulti"
Citazione:
Originalmente inviato da
rosjbee
riguardo la diagnosi direi che va bene,alla fine non è che ci siano moltissimi elementi e quindi mi manterrei sul cauto. Ok anche per i test.
riguardo il trattamento, ok per la terapia espressiva (eviterei il due volte alla settimana nel senso che sarei più vaga.è lo psicoterapeuta che poi decide e NOI NON SIAMO PSICOTERAPEUTI :asd: ) riguardo la necessità di un coinvolgimento familiare, parlerei di un intervento di tipo sistemico-familiare più che psicodinamico,che tra l'altro non conosco...
in generale cmq userei di più il condizionale, non mostrerei troppa sicurezza. dobbiamo uscire dall'esame di stato convinti di valere poco e con la necessità inclazante di fare le scuole di specializzazione, tenute a pagamento spesso dagli stessi prof. che ci hanno insegnato.....quindi bisogna usare un vero LOW PROFILE in questa prova :sbonk:
Ho specificato la frequenza della terapia espressiva perchè richiede la metodologia, atrim anche io sarei stata più vaga. Riguardo al fatto che non siamo psicoterapeuti concordo ovviamente :asd:, ma qui ti richiede di ipotizzare un possibile trattamento psicoterapeutico e quale secondo te potrebbe essere il più giusto.E'ovvio che non siamo noi in quanto futuri psicologia a poter fare psicoterapia altrimenti non dovremmo scrivere nemmeno che tipo di trattamento proporre o mi sbaglio?
cosa intendi per low profile?Il mio non lo è?Troppa sicurezza e dove?Ho usato sempre il condizionale :sbonk: Grazie dei suggerimenti :Ops:
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Riferimento: 3 prova Caso clinico "adulti"
ah la psicoterapia dinamica della famiglia è quella che consiglia il Gabbard
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Riferimento: 3 prova Caso clinico "adulti"
Citazione:
Originalmente inviato da
Celeste
ah la psicoterapia dinamica della famiglia è quella che consiglia il Gabbard
ok,grazie.
i miei erano solo consigli nel senso che ho letto che bisogna essere il più prudenti possibili,e un'indicazione di quante sedute mi sembrava un azzardo, non per me , ma per la commissione. io indicherei solo che tipo di psicoterapia e basta,sarà poi lo psicoterapeuta che deciderà quanto.
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Riferimento: 3 prova Caso clinico "adulti"
http://www.ipsico.org/psicoterapia.htm
se fate disturbo per disturbo,in basso,vi dice qualcosa in più su quello che l' orientamento cognitivo comportamentale propone a livello di trattamento.....mi sembra molto utile.
DOMANDONA: ma per i disturbi di personalità,dovessero capitare, voi che trattamento consigliereste?mica facile....
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Riferimento: 3 prova Caso clinico "adulti"
Anche io la eviterei volentieri anche perchè non sono neanche sicura di quante sedute fare, ho letto che quella supportiva ne prevede di meno, mentre quella espressiva di più (questo è ciò che dice il Gabbard) e che per metodologia si intende di specificare con quale frequenza...ma io la metterò (Se..la metterò) solo se richiesta :argh:!Grazie comunque per le osservazioni..è sempre utile riflettere su mille punti :approved:
Stavo leggendo il caso che hanno postato sulla discussione esame di stato del signor di 45 anni coniugato mmm...l'hai visto?:sbonk:
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Riferimento: 3 prova Caso clinico "adulti"
ops...di quante sedute "consigliare per un eventuale" trattamento psicoterapeutico :)
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Riferimento: 3 prova Caso clinico "adulti"
Citazione:
Originalmente inviato da
rosjbee
http://www.ipsico.org/psicoterapia.htm
se fate disturbo per disturbo,in basso,vi dice qualcosa in più su quello che l' orientamento cognitivo comportamentale propone a livello di trattamento.....mi sembra molto utile.
DOMANDONA: ma per i disturbi di personalità,dovessero capitare, voi che trattamento consigliereste?mica facile....
Dipende dal tipo di disturbo. Prima di tutto decidere se dare un'enfasi espressiva o supportiva e poi indicazione di trattamento, di solito io ho messo psicoterapia dinamica individuale o di gruppo, perchè la lettura è psicodinamica e non cognitivo-comportamentale in quanto non la conosco bene
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Re: 3 prova Caso clinico "adulti"
Ciao ragazze, ho letto la discussione sull'ultimo caso e mi sono venute un paio di riflessioni
- intanto buona secondo me la parte delle risorse da attivare, sopratutto il fatto di coinvolgere l'ambiente lavorativo e l'utilizzo del centro diurno, mi sembrano ottimi spunti
- rispetto al setting e al trattamento secondo me ciò che dobbiamo scrivere e non scrivere è molto controverso.. cioè.. scrivere il numero di incontri a settimana consigliati mi pare il minimo, altrimenti alla domanda finiremmo col non rispondere proprio! anche sul trattamento trovo lo stesso problema.. è vero che non siamo psicoterapeuti, però se delle indicazioni vengono richieste credo sia bene mettere se non altro ciò che troviamo sul Falabella e anche qualcosa del Gabbard (anche se quest'ultimo forse va molto nello specifico...), naturalmente sempre cercando di individualizzare la cosa rispetto al caso proposto. Io credo che sia naturalmente fondamentale andarci cauti, e mettere tutto in modo ipotetico ed eventualmente da rivedere alla luce di nuovi elementi che emergeranno in seguito. Però appunto non vorrei rischiare di rispondere in modo incompleto.
Comunque esorto chi l'ha già fatto a darci qualche indicazione, please!!
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Riferimento: 3 prova Caso clinico "adulti"
all'esame ti viene richiesto esplicitamente quale trattamento "proporresti" per il paziente..è ovvio che non si può dire che "io" farei una psicoterapia dinamica ed esplicitare le tecniche che "io" metterei in atto ma consigliare al soggetto di intraprendere un percorso terapeutico..penso che sia chiaro (alla commissione intendo) che noi da futuri psicologici non possiamo farlo..mi sbaglio?:sbonk: Altrim è equivoca proprio la richiesta che ci viene fatta o no?:argh:
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Riferimento: 3 prova Caso clinico "adulti"
ciao a tutti :) !!!
su richiesta di tovaglia83 dico la mia, anche se ovviamente si tratta solo del mio pensiero e della mia esperienza, quindi nient'altro che di un consiglio ;)
per quanto mi riguarda, andare nel dettaglio dell'ipotesi terapeutica è eccessivo.
si tratta unicamente di
- indicare una opzione ipotetica di trattamento
- adattarla al paziente sulla base dell'ipotesi diagnostica, motivandone quindi la scelta su una base:
1) o di letteratura (es. Gabbard, studi scentifici, autori vari, insomma la letteratura esistente in merito; ad es. la paziente ha un disturbo dell'alimentazione e voi citate la letteratura che indica che per questo tipo di disturbo dà come maggiormente favorevole un approccio es. di tipo cognitivo comportamentale)
2) oppure sulla base degli elementi emergenti dal testo (es. secondo voi per quello specifico paziente sarebbe meglio un approccio psicodinamico perchè dal testo emergono conflittualità di una certa profondità per cui a vostro giudizio è più appropriato come trattamento - e riportate la parte di testo con cui motiverete questa decisione. oppure ipotizzate che il problema coinvolga il coniuge e quindi consigliate una terapia di coppia a stampo sistemico...sempre riportando la parte di testo che ve l'ha fatto pensare :) ecc. ecc. )
c'è chi si sbilancia indicando
- frequenza sedute
- costo sedute
- approssimativa durata complessiva del trattamento psicoterapeutico
per quanto mi riguarda SE NON VI VIENE RICHIESTO è un rischio spingersi così in là, anche perchè sulla carta non siete ancora neppure Psicologi, per diventare Psicoterapeuti vi ci vorranno minimo altri 4 anni di scuola di specializzazione!
inoltre il trattamento si propone sulla base di ipotesi che andranno poi aggiustate, confermate, rivalutate ecc.
infine il paziente finora non è neppure un paziente (attenti a non chiamare MAI il soggetto del caso clinico "il paziente"...non è un vostro paziente, non ancora perlomeno ;) ) ma solo il signor X o la signora Y,
inoltre non è detto che accetterà la proposta di trattamento, ecc...
quindi io ci andrei cauta, leggete bene cosa vi richiede il testo ed attenetevi solo a quello,
motivando in maniera costruttiva-chiara-precisa-concisa le vostre argomentazioni ma senza "perdervi" ;)
ovviamente, mi ripeto, il mio è solo un suggerimento :) ognuno è libero. e ricordatevi che una traccia scritta fluentemente, nei limiti richiesti, con valide e solide basi di letteratura bene argomentate non potrà farvi fallire in nessun caso!
In bocca al lupo a tutti:)
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Riferimento: 3 prova Caso clinico "adulti"
provaprovaprova
scusate ma mi hanno segnalato questa discussione come "chiusa"
ma non sono stata io :look:
ora controllo:sbonk:
rieccomi, non capisco, io la vedo aperta e riesco a scrivervi normalmente.
qualcuno di voi ha problemi nel postare in questa discussione? se si, scrivetemi!
grazie 1000 e buon proseguimento :)
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Riferimento: 3 prova Caso clinico "adulti"
no melody ora fa postare..ma come mai?
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Riferimento: 3 prova Caso clinico "adulti"
grazie Melody sia per gli ottimi consigli sia per aver risolto il problema :)!volevo chiederti una cosa..sul Falabella c'è scritto che per metodo del trattamento si intende la frequenza delle sedute e a volte è richiesto, come comportarsi in questo caso?E per setting invece che si intende?cioè vis-a-vis per esempio..a volte è richiesto anche questo
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Riferimento: 3 prova Caso clinico "adulti"
come dicevo i miei sono solo suggerimenti e il Falabella è un libro che non posso far altro che "interpretare" come voi, dandogli la mia personale lettura,
così come vi consiglio di fare senza leggere ed apprendere "passivamente" applicando ciò che c'è scritto qui o lì o - men che meno- ciò che vi dico io ;)
L'esame di Stato è una cosa seria e lo studio che richiede e la conoscenza che ne deriva devono necessariamente essere personali e personalizzati!
l'"ABC della Psicopatologia" ce l'ho davanti e, a pag. 33, riporta
"Per metodo si intende la scelta del tipo di psicoterapia (per esempio cognitivo-comportamentale, psicodinamica, sistemica) e come va condotta (per esempio con quale frequenza)."
Ora, così come suggerivo "sono solo consigli, ragionate di testa vostra" a mio avviso sarebbe bene operare una lettura non "in senso letterale" ma una lettura critica (in senso di "riflessiva") dei testi, laddove ognuno di voi oramai si sarà formato una propria cultura di tipo psicologico e sarà in grado di adattare ciò che legge a ciò che pensa, crede, sente ed ha studiato.
E' ovvio che per "metodo" s'intenda la globalità dell'orientamento a livello applicativo, ma per me è altrettanto ovvio anche che una cosa come la frequenza delle sedute vada personalizzata sulla base delle disponibilità e dei bisogni della persona specifica che abbiamo di fronte.
Credo sia questo il motivo per cui, leggendo poi le pag. successive (fino alla 41), non leggo in effetti indicazioni sulla durata e sulla frequenza dei tipi di trattamento esposti; idem non li leggo neppure nella trattazione dei disturbi, nelle pagine a venire (ho dato una scorsa veloce, ma non mi sembra ce ne siano).
Questo perchè, a mio avviso e nello specifico richiesto dall'EdS,
è surreale andare a stabilire con una persona che
- avete visto solo una volta
- non sapete neppure, di per certo, di cosa soffra
- non sapete neppure se sia effettivamente il caso di iniziare un percorso terapeutico o no
- non sapete neppure se, la persona, effettivamente accetterà di iniziare questo percorso
quante volte alla settimana e per quanto tempo sarà necessario vedervi per risolvere l'ipotetico problema in questione!
Ed allo stesso tempo neppure le linee guida del metodo stesso potranno dirvi, a priori, quanto durerà quel trattamento e quante volte sarà necessario incontrarvi per porvi fine.
E' ovvio che SE NELLA TRACCIA VE LO CHIEDONO (di ipotizzare una durata ed una frequenza) DOVETE FARLO,
(ed io vi consiglio sempre e comunque di andarci molto cauti, utilizzando verbi al condizionale, ripetendo più volte che la terapia sarà da valutare ed eventualmente riaggiustare insieme all'interno della cornice relazionale e via discorrendo...)
In questo senso vi sarà utile (in ogni caso, anzi :) ) conoscere la differenza tra psicoterapia, psicoanalisi ed i vari tipi di approcci (almeno i principali: dinamico, cognitivo...se poi a voi interessa la Bioenergetica, ad esempio, o la Gestalt, o qualsiasi altra cosa, ne conoscerete metodi e basi teoriche e li potrete liberamente scegliere; se bene argomentato e logicamente motivato qualsiasi approccio od orientamento VA BENE; è il vostro :) nessuno verrà a dirvi che uno è giusto e l'altro è sbagliato SE le argomentazioni alla base della suddetta scelta sono esaustive e fondate :) ) perchè ad esempio, come già saprete, non si può parlare di Analisi in senso classico (per l'IPA) se non si fanno almeno 3 sedute alla settimana sul divano - e quindi è chiaro che, se proporrete un'analisi, dovrete sapere che è molto diverso rispetto al proporre una psicoterapia vis-a-vis 1 vv. a settimana, nel caso in cui vi venisse richiesto dalla traccia di formulare una ipotesi di durata/frequenza. ma :look: se nei punti non ci fosse scritto, perchè arrischiarvi a fare certe dichiarazioni? :sbonk:
Ovviamente, mi ripeto, questa è solo la mia opinione.
Conosco, nella pratica clinica, alcuni psicoterapeuti che, effettivamente, dopo la prima seduta sanno già approssimare una frequenza ed una durata (anche perchè ci sono pazienti che formalmente lo richiedono!), ma
1) non è detto che la tendenza sia condivisibile da te, da me o da pinco pallino! io, di mio, sono un'anima psicodinamica ;) e non riuscirei mai a dare una data di scadenza ad un trattamento terapeutico, men che meno riuscirei ad immaginarmelo dopo il primo colloquio!
2) mi ripeto...quello è un TERAPEUTA, voi finchè non superate l'esame non siete ancora psicologi!!!
Per questo, secondo me, difficilmente vi verrà richiesto di fare un pronostico simile, ma solo di fare una ipotesi di diagnosi e di ventilare un'opzione di trattamento, solitamente avvalendovi di ulteriori strumenti di indagine e/o di affiancamento con altri professionisti e/o strutture presenti nel territorio ;)
Ovviamente comunque, ricordo che NON CI SONO INDICAZIONI UNIVERSALI che vadano più o meno bene per questo esame,
ma si tratta, a mio parere, di
- studiare a 360°
- fare propri i concetti di base, anche perché vi serviranno, se tutto va bene, nel futuro professionale
- dimostrare di aver raggiunto i precedenti due obiettivi in sede d'esame, strutturando la traccia in modo critico, bene argomentato, nè scarno nè eccessivamente "lanciato"
ergo, non essendoci caratteri di "universalmente giusto/sbagliato" nella nostra categoria, avendo ognuno il proprio personale Orientamento, effettuato il proprio percorso ed i propri studi, avendo sviluppato un certo senso critico e via discorrendo, direi che siete liberi di fare assolutamente come volete!
Per non ripetermi,
Citazione:
Originalmente inviato da
Melody82
ognuno è libero. e ricordatevi che una traccia scritta fluentemente, nei limiti richiesti, con valide e solide basi di letteratura bene argomentate non potrà farvi fallire in nessun caso!
quindi, il mio consiglio è di non lanciarvi in eccessive argomentazioni, specie se non vi vengono richieste,
ma poi ovviamente ognuno è libero, specie se vi sentite pienamente certi di ciò che state suggerendo e siete pronti ad argomentarlo come si deve!!
In bocca al lupo a tutti :)
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Riferimento: 3 prova Caso clinico "adulti"
ciao ragazze, posto un altro caso, sempre appartenente alle sessioni precedenti, cosi possiamo confrontarci...
Marcella D. ha 34 anni quando si reca per la prima volta da una psicologa del Servizio Pubblico su
invio del suo medico di famiglia, che durante una visita l'ha trovata con numerosi tagli sulle braccia e
sulle gambe che, dice Marcella, "mi faccio da sola quando sto proprio giù".
Marcella racconta di essere stata una bambina-modello, che ha reso felice i genitori e gli insegnanti
fino agli ultimi anni delle superiori. Infatti, anche quando la mamma la costrinse a studiare danza
benché lei amasse nuotare ed andare a karatè, Marcella acconsenti. Intorno ai 18 anni è stata lasciata
dal fidanzato, nonostante i suoi tentativi disperati per tenerselo accanto, e questo le ha provocato un
dolore insopportabile: "Per due anni sono stata malissimo, non riuscivo a guardarmi allo specchio, poi
mi sono detta che dovevo reagire ed ho cominciato a frequentare vari gruppi, ho cambiato spesso
ragazzo, ma nessuno mi piaceva per più di una settimana. Anche adesso quando qualcuno mi piace me
lo prendo senza problemi, tanto so che tutto dura poco". In passato è stata ricoverata per una sospetta
epatite.
Marcella riferisce di sentirsi a periodi desiderabile e simpatica, a periodi brutta, odiosa e cattiva. In
questi momenti si tagliuzza "per non sentire tutta la rabbia che ho dentro".
Un paio di volte ha rivolto questa sua aggressività contro delle colleghe di lavoro, arrivando a
picchiarle. Marcella racconta che una volta, avendole viste uscire tutte insieme dalla stanza del
Direttore, ha persino pensato che " forse chissà avrebbero potuto parlare di me per farmi licenziare"
anche se la cosa la fa sorridere. Inoltre, Marcella confessa alla psicologa che quando si sente nervosa,
arrabbiata o sola, prende la propria automobile e si fa delle corse folli anche a rischio della propria vita,
oppure fa acquisti in maniera esagerata.
I1 candidato esponga:
a) la classificazione e il referente teorico utilizzato per l'ipotesi diagnostica;
b) l'ipotesi diagnostica più rispondente ai comportamenti e alla sintomatologia espressa,
motivandola;
e) una ipotesi diagnostica differenziale, motivandola;
d) le dinamiche e i meccanismi alla base del funziomento sintomatologico del paziente;
e) gli strumenti psicodiagnostici da utilizzare
f) un'indicazione di trattamento, specificandone l'orientamento, gli obiettivi e il setting;
a domani
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Riferimento: 3 prova Caso clinico "adulti"
RAGAZZI/E per favore qualcuno che sa mi risponda: Secondo voi quali sono i punti che ci verranno chiesti? es. ipotesi diagnostica, strumenti... e poi chi sa cosa è stato richiesto nei casi clinici usciti a giugno 2010? rispondete vi prego!
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Re: 3 prova Caso clinico "adulti"
Grazie Melody per i consigli.. spero di saperli applicare!
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Riferimento: Re: 3 prova Caso clinico "adulti"
Ciao a tutti, qualcuno può farmi qualche esempio di risorse di rete psicosociali da attivare? Fino ad ora nello svolgimento dei casi clinici, non sono riuscita a trovarne nessuna da attivare e la mia risposta è sempre la stessa: non sembrerebbe obbligatorio attivare delle risorse di rete. Mi chiarite questo dubbio? Grazie a tutti di nuovo...ah...in bocca al lupo per l'8 febbraio!!!
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Riferimento: 3 prova Caso clinico "adulti"
Ciao a tutti,
vedo che vi cimentate da tempo sui casi.....io a dire il vero....ho iniziato a leggerne qualcuno da poco.....ma credo che sia giunta l'ora di provare a svolgerli....il mio timore è quello di non ricordare bene i criteri dei vari disturbi, motivo per cui sto ancora provando a memorizzare i criteri per poi cimentarmi nello svolgimento di qualche caso.
Io non ho fatto tutti i disturbi ho considerato: Dist d'ansia, somatoformi, dell'alimentazione, di personalità, schizofrenia e dist. psicotici, dell'umore, dist. sostanze.
Che dite????
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Riferimento: 3 prova Caso clinico "adulti"
grazie Melody per i consigli!:approved:
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Riferimento: 3 prova Caso clinico "adulti"
Anche io in realtà non ho finito di studiare tutti i disturbi ed alcuni penso che li leggerò solo..purtroppo!Qualcuno sa quali sono i disturbi più comuni usciti?Forse potrebbe servirci
:(! Ho difficoltà anche per gli strumenti, non riesco a ricordarli. Voi li mettete specifici per ogni disturbo e date spiegazioni del perchè li usate?
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Riferimento: 3 prova Caso clinico "adulti"
riferito al caso di rossipsic
I1 candidato esponga:
a) la classificazione e il referente teorico utilizzato per l'ipotesi diagnostica;qui direi dsm, giusto??
b) l'ipotesi diagnostica più rispondente ai comportamenti e alla sintomatologia espressa,allora, secondo me ci sono senz'altro dei tratti borderline, riguardo i comportamenti autolesionisti e l'uso di droghe, e la paura di abbandono, (nel passato accondiscendendo alle scelte dei genitori, quando si è lasciata con il ragazzo) che potrebbero far pensare anche ad un disturbo dipendente.
motivandola;
e) una ipotesi diagnostica differenziale, motivandola;distinguerei da un disturbo depressivo maggiore perchè secondo me non soddisfa i criteri
d) le dinamiche e i meccanismi alla base del funziomento sintomatologico del paziente;paura di abbandono, non sviluppata la fase evolutiva di individuazione-separazione
e) gli strumenti psicodiagnostici da utilizzareio starie sempre sui classici mmpi + proiettivi
f) un'indicazione di trattamento, specificandone l'orientamento, gli obiettivi e il setting; ristrutturazione del sè, promuovere verso una propria individuazione e separazione, lavorare sul senso di vuoto e le aspettative degli altri che si vogliono soddisfare
a domani[/QUOTE]
voi cosa dite???
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Riferimento: 3 prova Caso clinico "adulti"
Rispetto al caso di Marcella:
a)sicuramente DSM-IV tr, non so se per referente teorico qui faccia riferimento a Kernberg, quindi organizzazione borderline di personalità-->debolezza dell'io, operazioni difensive primitive, relazioni oggettuali problematiche.Fissazione evolutiva nella fase di separazione-individuazione.
b)anche secondo me Disturbo borderline di personalità: instabilità delle relazioni interpersonali, dell'immagine di sè e dell'umore, sviluppo degli affetti segnato da marcata impulsività. Evitare un reale o immaginario abbandono:"Intorno ai 18 anni è stata lasciata dal fidanzato, nonostante i suoi tentativi disperati per tenerselo accanto"; immagine di sè instabile:"Marcella riferisce di sentirsi a periodi desiderabile e simpatica, a periodi brutta, odiosa e cattiva"; comportamenti automutilanti: " numerosi tagli sulle braccia e sulle gambe che, dice Marcella, "mi faccio da sola quando sto proprio giù"; impulsività: " Anche adesso quando qualcuno mi piace me lo prendo senza problemi, tanto so che tutto dura poco","prende la propria automobile e si fa delle corse folli anche a rischio della propria vita, oppure fa acquisti in maniera esagerata"; rabbia immotivata e intensa"Un paio di volte ha rivolto questa sua aggressività contro delle colleghe di lavoro, arrivando a picchiarle"; ideazione paranoide: " forse chissà avrebbero potuto parlare di me per farmi licenziare".
c)disturbo dipendente di personalità, in comune paura dell'abbandono ma reazioni diverse. PErchè disturbo depressivo maggiore?
d) qui un pò quello che ho scritto sopra operazioni difensive primitive ecc..
e)SCID-II, MMPI-2, BPI
f) terapia supportiva-espressiva ad approccio psicodimico più trattamento farmalogico, setting??Qui lo chiede ad ex..individuale questo si intende? Integrazione dell'Io, gestione degli impulsi, costruzione di un ogg integrato costante, elaborazione tematiche abbandono, dipendenza, aggressività
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Riferimento: 3 prova Caso clinico "adulti"
Vi posto un caso che non sembra proprio facilissimo :sbonk:
Il Sig. F. 44 anni, viene inviato a una Asl di Roma per una valutazione ai fini dell'opportunità diı
affidargli il figlio sedicenne. All'interno della documentazione del tribunale risulta saliente un suo
precedente ricovero, circa tre anni prima, presso un reparto psichiatrico, per abitudini di curaı
personali cosi frequenti da inficiare -sia le relazioni personali che ii suo adattamento al contesto di lavoro.
Al primo colloquio appare molto teso, si muove nervosamente, a volte mostra sensibiliı
abbassamenti di voce. TI suo atteggiamento nei confronti dell'esaminatore è inizialmenteı
estremamente compiacente, ma in un secondo momento appare piuttosto aggressivo. F. lamenta ilı
fatto di essere stato sottoposto.a numerosi colloqui negli ultimi tempi. In particolare mostra grande
aggressività nei confronti di un precedente perito il quale, a suo dire, "aveva dei pregiudizi nei suoi
confronti". E' estremamente sospettoso e riluttante a parlare del suo privato.ı
Durante i test cognitivi mostra una considerevole quota d'ansia, rileggendo più volte gli stessi item
e le istruzioni del test. Spesso tende a giustificarsi quando ha difficoltà a rispondere a un item
attribuendo la sua esitazione a cause esterne (stress, mancanza di sonno, condizione fisica nonı
ottimale).
Nei test grafici si evidenziano continue correzioni e richiesta di utilizzo della gomma. Nel test diı
Rorscbach produce una preponderanza di risposte di dettaglio piccolo e di non buona forma Nelı
corso del colloquio emergono idee e pensieri ricorrenti e monotematici.
Sulla base dì quanto sopra esposto il candidato indichi in modo sintetico:
l) l'ipotesi diagnostica più rispondente ai comportamenti e alla sintomatologia espressa,
motivandola anche sulla base delle sue modalità di rapporto con lo psicologo;
2) i passi successivi da effettuare nella valutazione del paziente, comprese le aree da indagare e gli
eventuali strumenti psicodiagnostici da utilizzare (motivando)
3) una valutazione sulle possibilità di trattamento, specificandone l'orientamento, gli obiettivi, il setting e il modo di proporlo al paziente.
Il candidatola è invitato a rispondere a tutti i punti indicandone il numero, e fornendo per ognuno le
motivazioni delle scelte fatte.
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proposta
Ciao :rolleyes:
poichè si sta avvicinando la gran data, mi chiedevo...che ne dite, noi che svolgeremo il caso clinico, di metterci più o meno nella stessa zona?
Visto che la commissione mi è parsa abbastanza flessibile...così, giusto per una conferma nel caso dovesse servire:sbonk:
Io cmq faccio parte della M-Z ed entrerò nel varco 3:approved:
Un saluto a tutte:Ops:
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Riferimento: proposta
Ciao ragazze, come state messe con la diagnosi differenziale?io la trovo estremamente complicata, in quanto richiede la conoscenza precisa di tutti i criteri del DSM, cosa che manco i terapeuti specializzati sanno:(
Speriamo tanto siano flessibili e comprensivi:(
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Riferimento: 3 prova Caso clinico "adulti"
anche io trovo difficoltà a ricordare tutte le diagnosi differenziali e a volte anche per la diagnosi primaria, in casi in cui non è chiara!Che si fa?Come ci si comporta in questi casi?:argh::sbonk:
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Riferimento: 3 prova Caso clinico "adulti"
c)disturbo dipendente di personalità, in comune paura dell'abbandono ma reazioni diverse. PErchè disturbo depressivo maggiore?
si hai ragione celeste, ho detto una minchiata... differenziale è dipendente per la diversità di risposta all'abbandono, depressione nun c'entra nulla....